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Siamo tutti Tolo tolo

Siamo tutti Tolo Tolo, ultimamente sembra che sia il primo argomento, tutti parlano di questo film, tutti a scagliare fantomatiche recensioni pro e contro l’immigrazione o peggio ancora sui contenuti del film.

Ne voglio parlare anche io perché credo di poterlo fare a ragione e con una visione imparziale rispetto a fatti e contenuti.

Sui contenuti del film sono convinto che sia un capolavoro e non m’interessano le opinioni dei sovranisti, dei globalisti e anche dei terrapiattisti. 

“Tolo tolo” significa “solo solo” è una frase che pronuncia il bambino Dudù quando Checco gli impara a nuotare, fa ridere e fa riflettere, pensate a quanti bambini sono soli, sperduti e non solo in Africa e non solo per via della miseria (vedi link).

E’ un film straordinario per il filone di cui fa parte per un motivo principale, porta in scena contenuti seri con un taglio semplice e comico, rivelando la forza dell’umanità che risiede nella volontà di voler essere solidali tra ultimi, compresi gli attacchi di “fascismo”.

Non si mette mai d'imparare...- non mi ricordo di chi sia la foto fatta in Camerun... ma è bellissima, forse Santina Barboni, Monia Bregallini o Monia Pecchia
Non si mette mai d'imparare...- non mi ricordo di chi sia la foto ma è bellissima, forse Santina Barboni, Monia Bregallini o Monia Pecchia

Inoltre fa un’analisi specifica dell’italiano medio in modo imparziale ed oggettiva, oramai uomo perso e preso dietro i suoi slogan da partito politico, debiti per fantomatiche scelte farlocche, ne coglie la vera essenza del dramma degli ultimi, che siamo tutti noi che non ci rendiamo conto oramai quello che siamo diventati. Schiavi di un finto lusso, pagato a rate, principali artefici di una società immaginaria ed immaginifica che ci imbruttisce e ci rende una macchietta comica e surreale.

Tolo Tolo ha fatto discutere e ha riempito le sale perché ha avuto il coraggio di spiattellarci in faccia quel che siamo, un popolo di gente persa che nn sogna più, tira a campare dietro i propri egoismi, l’invidia la completa assenza di sogni o idee innovative che hanno dato la forza a questo Paese di essere unico al mondo.

Io sono andato a vederlo due volte addirittura e sono stato contento del successo che ha avuto, mi ha fatto ridere e piangere allo stesso tempo e l’ho trovato molto interessante e geniale.

 

Tutti i bambini di Ebolowa
Tutti i bambini di Ebolowa

Con Enea ci siamo detti alla fine del film scherzando che avremmo voluto noi la siae da Checco, in effetti gli stessi argomenti li abbiamo riportati in passato in due mostre fotografiche, una dal titolo “Africa Nera Africa Vera” svoltasi al teatro Piermarini di Matelica (link al pezzo) e l’altra dal titolo “Siamo tutti rifugiati” poco dopo il sisma, presso le Fontane di San Martino ad Esanatoglia (link al pezzo), riportando immagini di un viaggio che feci insieme ad altre 3 ex colleghe, grazie all’azienda dove ho lavorato fino allo scorso anno e confrontandone le espressioni comuni con i nostri paesi pieni (ancora purtroppo) di senzatetto, a dimostrazione di quanto siano simili le condizioni di vita quando accade un dramma, che sia di guerra o di altro genere. 

Forse non a caso ho incontrato Giovanni all’ingresso e forse per gli stessi motivi narrati nel film la stessa Halley informatica è impegnata da sempre ad aiutare e sostenere l’opera di una missione del padre concezionista Sergio ianeselli. Lo fa in sordina al riparo dei riflettori, ma con un segno concreto e diretto, sostenendo la cosa più preziosa per l’emancipazione di una società, l’approccio alla cultura che è l’unico e vero modo di aiutare questa gente a casa loro. Sono nate così e così si sono sviluppate diverse realtà scolastiche in quei territori Sub-Sahariani. 

Le strutture ricettive universitarie di Padre Sergio Ianeselli
Le strutture ricettive universitarie di Padre Sergio Ianeselli

Segui i link a seguire sulla missione.

Per maggiori informazioni o contatti DIRETTI.

Promhandicam – sito ufficiale

Agape onlus – sito ufficiale

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Scrivo – Escrevo

Questo pezzo, che mi ha mandato qualche giorno fa Camille, rispecchia molto anche il mio stato d’animo.

Secondo me è una bella poesia e, soprattutto, racconta i motivi per cui spesso decidiamo di prendere un foglio bianco e adornarlo di parole, pensieri, azioni e, perché no, fantasie.

Per questo ve lo propongo, buona lettura, grazie Camille.

"Scrivo" - Camille Relvas nel suo mare del Brasile
"Scrivo" - Camille Relvas nel suo mare del Brasile

"Escrevo"

Quando algo dá errado 
Ou alguém me magoa
Fico decepcionada, claro
Choro também, muito. 
 
Mas, escrevo!
 
Escrevo 
Porque não posso suportar 
Porque os sentimentos têm um porquê
Porque nada é em vão. 
 
Escrevo 
Porque tenho coragem
Porque tenho coração 
Porque a vida não pode ser pequena! 
 
Escrevo 
Porque alimento o bem
Porque aconteça o que acontecer, 
Sempre há algo de positivo. 
 
Escrevo
E cada amanhecer 
Se torna único, 
Esplêndido, libertador. 
 
Escrevo
Sinto 
Amadureço 
Me purifico. 
 
Escrevo
E tudo se transforma.
 
Camille Relvas.

"Scrivo"

Quando qualcosa va storto
O qualcuno mi fa male
Mi deludo, ovviamente 
Piango anche, molto.
 
Ma scrivo!
 
Scrivo
Perché non posso fare altrimenti 
Perché i sentimenti hanno una ragione di essere 
Perché nulla è invano. 
 
Scrivo
Perché ho il coraggio
Perché ho un cuore
Perché la vita non può essere piccola!
 
Scrivo
Perché nutro il bene
Perché qualunque cosa accada,
C’è sempre qualcosa di positivo.
 
Scrivo
E ogni alba
Diventa unica, 
Splendida, liberatoria.
 
Scrivo
Sento 
Cresco
Mi purifico.
 
Scrivo
E tutto si trasforma. 
 
Camille Relvas.

Altri testi di Camille nei link a seguire

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Giro di vite e vigneti bruciati

Vivo in un paese che forse non ha mai avuto un rapporto di stretta connessione e di orgoglio tra prodotti e territorio.
Il concetto di filiera forse proprio per eccesso di individualismo è stato sempre un problema astratto. Da qualche anno a questa parte mi domando spesso, quando vado a mangiare in un ristorante, ma anche quando faccio la spesa dal bottegaio o al supermercato, da dove arrivi il cibo che mangio o il vino che bevo. D’altronde chi non si pone mai queste domande, quasi tutto il marketing ci bombarda di km-0 e altre strategie.
Sui vini, locali però ho sempre avuto una discreta fiducia, vivo in mezzo ad un luogo di produzione che è giudicato di “eccellenza nazionale e internazionale” al di là di ogni ragionevole dubbio, fino a poco tempo fa mi fidavo soprattutto di quello che bevevo perché locale ci sono le vigne sai chi lì produce e come.
Ultimamente però sto iniziando ad osservare diverse questioni riguardo alla mentalità con cui si produce e si propone il vino di eccellenza locale, il verdicchio, che mi sollevano altrettante domande. 
Si perché stanno accadendo fatti che, se in un primo momento avevo intenzione di tenere per me, e riporli in quell’account mentale dei “chissà”, oggi penso sia opportuno, viceversa discuterli insieme o magari solo portarli alla luce.
I recinti che delineano la nuova strada passano sopra uno dei primi vigneti della DOC Verdicchio di Matelica
I recinti che delineano la nuova strada passano sopra uno dei primi vigneti della DOC Verdicchio di Matelica
Quindi per chi vorrà leggere, senza preconcetti, per ragionarci sopra, anche smentire motivatamente, oppure, questione più probabile, cercare una soluzione, purché sia realistica.
 
Mi domando in sostanza il motivo per il quale, dopo anni di tutela e salvaguardia dell’uvaggio autoctono “verdicchio di Matelica” perché proprio nel periodo in cui il mondo (o parte di esso) volge gli occhi proprio a Matelica, con premi e recensioni da parte delle testate più “autorevoli” del settore, passa del tutto inosservata l’estirpazione e la “messa al rogo” di una delle prime e principali zone vocate alla produzione di questo vino autoctono, il verdicchio di Matelica? 

Vi racconto i fatti. Ieri sono stato contattato dalla proprietaria di questi terreni la quale essendo contraria da anni all’esproprio di quei pezzi di terreno, la stessa era molto allarmata per via  di interventi di taglio e bruciatura dei tralci di vite da parte di gruppi autorizzati alla realizzazione della nuova strada pedemontana. 
Viti tralciate
Viti tralciate
Premetto che la titolare di suddetti terreni è da diversi anni che si batte contro l’attuale percorso della strada. Al di là di pacifici interessi di parte relativi a eventuali e mancati pagamenti della parte di terreno espropriata, stiamo parlando, vale la pena di ripeterlo e sottolinearlo, di una delle prime zone di produzione del Verdicchio, viti piantate forse, addirittura prima della nascita della DOC, un patrimonio di biodiversità che andrebbe bruciato per dare spazio ad una strada, che intanto inizia ma poi siamo proprio sicuri se terminerà ? 
Se il gruppo di società fa capo alla stessa struttura che sta operando fra Borgo Tufico e Serra San Quirico, che oramai ha più l’aspetto di un’incompiuta piuttosto che di un cantiere aperto, siamo certi che non stiamo regalando pezzi di vocazione territoriale per niente? 
Quello che mi fa nascere diversi interrogativi è come mai tutto passa tranquillamente in sordina, come mai non si è creata nel tempo una catena di solidarietà attorno a questa situazione a dir poco imbarazzante?
Viti estirpate e arse.
Viti estirpate e arse.
Mi domando perché l’Amministrazione Comunale, le associazioni ambientalistiche, l’associazione dei produttori del Verdicchio, Slow food, l’Istituto di Tutela Vini delle Marche non intervengano a scudo, tutela della biodiversità ed interesse dell’azienda agricola proprietaria del terreno? 
 
Perché nel frattempo e viceversa, sembrano essere tutti coesi fra produttori locali rispetto all’iter per togliere addirittura il nome Verdicchio dalla Denominazione di Origine Controllata? Come verrà stilato il nuovo disciplinare di produzione? Quali saranno gli “scienziati” coinvolti a questo iter, gli stessi dei disciplinari flop scritti negli ultimi anni? 

Quando si inizierà a fare una politica vera e più sostanziale verso la tutela, lo sviluppo sostenibile dell’identità di questo territorio, senza blasoni e falsi miti? 
Attendo risposte mentre le viti stanno bruciando. 
Mi dispiace solo pensando a tutto questo, che forse, dovrò smettere di bere… il “Verdicchio di Matelica”. 

Altro articolo sull’argomento su “Itidealia” – link qui –

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Buon Natale a tutti, o quasi.


Auguri a quelli che odiano e non si danno pace
Auguri a quelli che pensano troppo,
A quelli che sperano in un futuro migliore.
Auguri ai bambini ed agli illusi di ogni età.
Auguri ai saggi ed agli anziani,
Auguri ai poveri ma ricchi di spirito.
Auguri a tutti quelli che hanno coraggio.
Auguri agli schietti, ai costanti ed agli infermi.
Auguri a chi fa sesso ma fa anche l’amore,
Auguri a chi lavora con dignità e passione.
Auguri ai politici, ma un po’ meno ai politicanti.
Auguri a chi spera in qualcosa di meglio.
Auguri a chi fa la cacca ma non dice stronzate.
Auguri di buon Natale anche agli esclusi.
Ai prepotenti, ai falsi, agli ipocriti… quelli no
Per primi gli invidiosi di ogni razza,
gli auguri sono per tutti tranne che per loro.
Per il resto… Buon Natale.

Buon Natale a tutti - Il mio Presepe
Buon Natale a tutti – Il mio Presepe
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Melting Pot e identità

Il Melting Pot è inevitabile, sta alle persone e alle istituzioni dove esse risiedono la possibilità, il dovere civico e morale di promulgare regole, leggi e metodi utili a scegliere quali siano i valori da salvaguardare per preservare la propria identità, la propria tradizione e darne modo di poterla promuovere preservandone la propria economia e se possibile rilanciarla su scala globale.

Anni fa si parlava di pensiero locale ed azione globale, oggi tutto questo non si accenna nemmeno più, sembra essere divenuto anacronistico. Oggi la questione in gioco sembra essere solo a riguardo di idee passate, a mio avviso, che fanno da traino alla “bile” peggiore del popolo, quelli che spesso celano le proprie ignoranze buttandola in baruffa, una guerra verbale dove gli unici a rimetterci sono quelli che cercano i fatti e i problemi da risolvere.

Melting Pot e identità: le differenze non stanno bene solo nella parete del salone.
Melting Pot e identità: le differenze non stanno bene solo nella parete del salone.
Il compito per salvaguardare e far uscire da questo guado infinito tutta la società civile non è facile ma di certo atteggiamenti di guerriglia verbale non aiutano e le soluzioni, spero che passino attraverso scelte oculate ed utili ad emancipare le persone e ad accompagnare le comunità verso il domani, evitandone la loro dispersione, ed in molti casi, il proprio sradicamento soprattutto se involontario.
Io qualche idea la salvaguardo a mie spese per un mio senso di libertà e spero di utilità sociale, da qualche anno, quando ne ho voglia e tempo sul mio blog.
 
Tutto il resto, le pulsioni di odio, le estreme contrapposizioni fra neo fascisti e antifascisti, sono tutte questioni estremamente anacronistiche!
Chiamateli strumenti utili al manovratore o al mercato, ma la sostanza non manca è il rigurgito della bile repressa di una società che ha perso il suo orizzonte, che ingoia il sopruso quotidiano, mette la testa sotto terra e poi lo trasforma in odio, paritetico da una parte e dall’altra.
 
Il pericolo che vedo più imminente è che la gente di oggi vive per dogmi, e non sfama più la sua curiosità, internet sta diventando una Bibbia dove vince chi urla di più o imposta la strategia migliore. Da piattaforma democratica di scambio dei contenuti, a trampolino di lancio per il successo degli urlatori seriali.
 
Poi la società civile imbarbarisce e diventa irragionevole e tende ad estremizzare tutto. Per questi motivi trovo molto interessante il post scritto su Itidealia. Vi invito a leggerlo, è scritto molto bene e soprattutto la narrazione è di un uomo che gran parte della sua vita l’ha passata viaggiando.
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Vorrei…

Vorrei vedere le labbra accendersi nell’allegria,

il giorno splendere di luce nuova sui tuoi capelli,

 

vorrei essere mille volte capace di capire le persone,

capire me stesso, riuscire a farmi piacere questa faccia.

 

Vorrei volare, specchiarmi dentro agli occhi del mondo,

veleggiare sopra le onde leggere della felicità.

 

Vorrei essere me stesso anche quando mi vergogno,

divorare la pigrizia e farne uno scudo di energia.

 

Vorrei dimenticare tutto e tornare ad essere nuovo,

infiammare l’animo di quelli che hanno un ideale spento.

 

Vorrei sorridere alla vita vestendomi di coraggio,

salire sopra il punto più alto per urlare che esisto.

 

Vorrei chiudere gli occhi per tornare a sognare.

 

Posso farlo, non manca niente occorre essere.

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vendemmia, vernaccia e passiti

Vendemmia, Vernaccia e Passiti, soprattutto lavoro in vigna, passione ed identità. 

Lo scorso anno sono andato a trovare Dante Duri e scrissi due righe su di lui perché i suoi vini mi erano piaciuti molto, soprattutto perché mi aveva incuriosito molto l’idea di un agricoltore che si metteva a lavorare in vigna in maniera quasi maniacale. 

Purtroppo la vendemmia era finita ma scrissi lo stesso di lui e del suo lavoro perché davvero meritevole in questo articolo qui.

Vendemmia, Vernaccia e Passiti. Dante Duri in vigna
Vendemmia, Vernaccia e Passiti. Dante Duri in vigna

Quest’anno invece sono andato a trovarlo di sorpresa e ho voluto documentare la sua dedizione alla vendemmia.

Ne è uscito fuori un video auto prodotto per Itidealia una piattaforma di cui vi parlerò più avanti ma che vi invito a conoscere.

Intanto qui di seguito metto il link al video e non nego che mi piacerebbe avere le vostre impressioni tra i commenti.

Poi è uscito fuori anche un bel pezzo su Serrapetrona, un paesino molto affascinante, noto per la sua Vernaccia rossa spumante unica in Italia e nel mondo per il suo metodo di preparazione e questo uvaggio autoctono da preservare e valorizzare.

Un luogo dove soprattutto la qualità della vendemmia dalla cura della vite fino alla selezione dei grappoli diviene sintesi di una passione che ruota attorno a questo lavoro in stretto contatto con la natura, donando agli occhi del viaggiatore, paesaggi di campagna bellissimi e ben curati. 

Qui metto anche il link al pezzo che ho scritto su Serrapetrona, sempre per Itidealia.

Buona lettura e buon fine settimana.

Di seguito qualche foto scattata a Serrapetrona, dove la Vendemmia è soprattutto passione, Vernaccia e passiti.

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Pensieri e domande.

Quando siamo bambini tendiamo a vedere il lato semplice delle cose, spesso quello più vero.

Lo stupore, la meraviglia, l’affetto e l’amore da bambini ci rendono felici, poi quando si diventa adulti non è che ci rattristiamo, ma diamo tutto un po’ più per scontato, abbiamo altro a cui pensare, ci facciamo appiattire dall’abitudine.

Questa foto l’ho scattata qualche tempo fa a Lubiana in Slovenia durante una divertentissima vacanza con due amici miei.
Per me questa immagine è piena di significato, nemmeno a farlo apposta sopra ai bambini c’è un cuoricino disegnato.

Penso che quel giorno abbia avuto una gran bella botta di culo a immortalare sto momento qua.

Poi ho deciso di utilizzarla sul blog per la poesia sulla felicità di Camille Rv.
Perché in fondo, cos’è la felicità se non il bambino che siamo e che ci urla di farla, ogni tanto, una risata in faccia al caos della vita.

Perché cos’è la felicità? come possiamo conquistarla se non ci fermiamo ad ascoltarlo quel bambino quando ci indica la meraviglia nelle piccole cose…?
Come riusciamo a sperare che il mondo possa migliorare se, dentro di noi, non abbiamo più tempo di vederlo limpido il mondo, perché nel frattempo, siamo troppo impegnati a distruggerlo…?
Come possiamo essere felici se ogni giorno siamo presi a diventare chi non siamo?

Buona notte a tutti!
#smettiamodicorreresenzamotivo

Felici sono quelli

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piccolo viaggio tra arte e zafferano.

Queste ultime giornate calde di autunno me le sto godendo davvero.

Con il sole in faccia, percorro qualche chilometro da casa, e arrivo a Braccano, dove il sole illumina con tagli netti i murales dipinti sulle facciate delle case del borgo. 

Queste opere d’arte ogni anno sono sempre più numerose e sempre più colorate. 

Soprattutto percepisco l’aria di paese, quel senso dello stare insieme che è proprio della campagna, il volere genuino di essere comunità di persone. 

Penso a quante cose vicine ci sfuggono troppo spesso di mente, quanta meraviglia semplice si dischiude in un borgo colorato a pochi passi da dove abito. 

Sono belli anche gli itinerari da solcare continuando per la montagna dove è splendida, in questo periodo, la vista del panorama autunnale della faggeta di Canfaito, di cui ho parlato qui. Ma oggi il giro che farò sarà un altro e parte proprio da Braccano.

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Il lupo ritratto in prospettiva nell'angolo di una casa.
Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Il lupo ritratto in prospettiva nell'angolo di una casa.

Questa idea artistica di dare spazio all’arte urbana, ha permesso una nuova vita alla frazione, evitandole lo spopolamento rivestendola di colori e contenuti, accendendo anche un piccolo trend che l’ha fatta diventare una piccola meta turistica ambientale. 

Guardando ed osservando le opere, penso ad una donna, Anna Maria Tempestini, che con la sua caparbietà e la sua tenacia decisionista ruvida ma gentile, è stata perno nel far fiorire questa bellezza.

Un murales nel borghetto di Braccano realizzato del 2016
Un murales nel borghetto di Braccano realizzato del 2016

Passato il borgo colorato d’arte contemporanea, arrivo ad una strada stretta che va leggermente in salita, il sole filtra tra i rami che iniziano a spogliarsi delle foglie gialle d’autunno; raggiungo una piccola collinetta, completamente assolata, dove c’è la coltivazione dei fiori di Crocus Sativus. 

Noto subito una cosa molto affascinante, per quanto involontaria; l’esposizione della collinetta è verso il paesino, e sembra quasi che i fiori violetti che stanno sbocciando stiano lì ad osservarlo.

Quegli stessi fiori con gli stimmi aromatici rosso fuoco che Riccardo raccoglie, e che ora sono posti ad asciugare lentamente perché il loro profumo e il loro sapore, possa mantenere tutte le migliori qualità dello Zafferano di Matelica “Metelis”.  

Piccolo viaggio tra arte e zafferano: un ape che mi guarda mentre fa il suo lavoro.
Piccolo viaggio tra arte e zafferano: un ape che mi guarda mentre fa il suo lavoro.

Riccardo e Matteo sono due fratelli con una passione comune, quella per l’agricoltura di qualità. Il loro campo di zafferano si trova poco sopra la caratteristica frazione “dipinta” di Matelica. La fioritura dello zafferano già è di per se una bella esperienza, dura pochissimi giorni ma ha bisogno di un lavoro di metodologia accurata soprattutto del rispetto dei tempi di messa a dimora, e di raccolta. 

Infatti è importante rendere il terreno di coltivazione sempre morbido ed avere una buona qualità della terra e, anche l’esposizione è importante che riesca a catturare una giusta quantità di raggi solari. 

Questi luoghi riparati dalle montagne hanno tutte le caratteristiche per dare un prodotto di ottima qualità.

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Una fila di fiori pronti per essere raccolti.
Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Una fila di fiori pronti per essere raccolti.

Tuttavia per la verifica di questi aspetti legati al clima, al terreno, e alla possibilità che questo luogo sia adatto ad una tale coltura, i fratelli Gentilucci hanno fatto un lavoro di ricerca attraverso le carte storiche degli archivi notarili di Camerino, sezione di Matelica, ritrovando descrizione di una compravendita di Zafferano proveniente proprio dal territorio di Braccano risalente al 1400. Buona anche la selezione dei prodotti a base di zafferano , come la birra artigianale. Merita una menzione anche il sito internet sia per la costruzione che per la buona sezione delle ricette.

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. L'atto di compravendita della seconda metà del 1400
Piccolo viaggio tra arte e zafferano. L'atto di compravendita della seconda metà del 1400

Vista l’autorevolezza del documento, non fu difficile trovare un terreno appropriato per una futura coltivazione, e tra il 2015 e il 2016 hanno iniziato l’avventura proprio in una collina a sud est della caratteristica frazione matelicese.

Nelle mattine di fine ottobre in quel piccolo appezzamento di terreno oggi ripristinato a coltivazione di Zafferano come ai tempi di Cristoforo Colombo, si respira un aria profumata di giallo, dagli ultimi raggi caldi del sole di autunno e dal sentore aromatico degli stimmi dei fiori di zafferano pronti per essere raccolti e messi a seccare.

Un gran lavoro di tempo, pazienza ed accuratezza, un modo per ripristinare identità locale, favorendo in questo caso, un’ulteriore proposta locale come accadeva oltre 500 anni fa, a dimostrazione di una diversificata e non univoca varietà di colture agricole.  

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Il campo di zafferano in fioritura che guarda al paesino di Braccano.

Colori accesi mescolati di arte e natura, profumi decisi d’autunno conditi con il tocco nobile del profumo di Zafferano. Una mezza giornata di relax fra eleganti armonie di paesaggi e di bellezza.

Piccolo viaggio tra arte e Zafferano. Un Murales che rappresenta la preghiera e la speranza.
Piccolo viaggio tra arte e Zafferano. Un Murales che rappresenta la preghiera e la speranza.

Informazioni.

Braccano – sito internet del borghetto –

Metelis – Sito internet dell’azienda agricola – 

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Riccardo con il suo raccolto
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La petriola, cantina d’arte

La Petriola è una cantina dell’arte perché c‘è quell’atmosfera bohemien in quell’angolo di piazza Mattei, che rimane la parte più bella ed elegante, per quanto ancora ferita e con tutti i segni intatti di quell’evento catastrofico e naturale di 3 anni fa.

La petriola, cantina d'arte. un opera esposta all'ingresso.
La petriola, cantina d'arte. un opera esposta all'ingresso.

C’è quell’atmosfera calma di accoglienza verso ogni bellezza, che sia essa una forma d’arte, musicale o pittorica, è uno di quei luoghi che stimola il pensiero. Insomma una formula azzeccata quella di Daria e Carla, perché ricca di riferimenti al territorio.

E’ un locale che richiama un po’ la formula del Bistrot francese, ma deriva da una tradizione estremamente locale, quella delle cantine. 

La Petriola, cantina d'arte. Un'opera esposta.
La Petriola, cantina d'arte. Un'opera esposta.

Le cantine come in ogni paese erano piccoli luoghi di “ristoro” antesignani dei bar, dove la gente andava per un bicchiere di vino nelle pause di lavoro o al ritorno dai campi. 

 

Mio nonno e mio zio mi hanno sempre raccontato con molta simpatia la cantina di Marietta, che stava proprio in fondo al vicolo di casa nei pressi di porta Campamante. 

La Petriola, cantina d'arte. Saletta con mostra.
La Petriola, cantina d'arte. Saletta con mostra.

Conosceva tutti i suoi clienti, teneva diversi tipi di vino, qualcuno anche “annacquato” per quelli che erano solito alzare troppo il gomito. Quello delle cantine era lo specchio di una società rurale, più povera ma serena e lavoratrice. Forse lo specchio più reale del paese. Per questi motivo mi piace bere ogni tanto e responsabilmente per quanto possibile, un bicchiere da “La Petriola”. Innanzitutto il nome, che significa “imbuto” in dialetto matelicese, ed è stato ideato, non a caso da un grande artigiano e musicista locale, Roberto Dolce (di cui ho già parlato qui). 

 

La Petriola, cantina d'arte. Riflessi artistici allo specchio
La Petriola, cantina d'arte. Riflessi artistici allo specchio

Inoltre, e questo ne raddoppia il valore di una sosta, ora cioè durante il periodo di vendemmia c’è la contaminazione dell’arte di un pittore locale, Mauro Falcioni, che si sta affermando meritatamente in Italia, con i suoi gatti immaginari che fanno riflettere, e sono un viatico per comprendere la psiche umana ed il nostro essere interiore. Mauro ha sempre disegnato con costanza fin da bambino, ricordo le sue immagini fantasy che rifiniva quasi ogni mattina sull’autobus per andare a scuola. Disegna e dipinge da sempre, tra una battuta e l’altra, sotto quel berretto a coppola crea momenti immaginari fiabeschi che, appunto come le favole, trasferiscono una morale ed aiutano a riflettere.

La Petriola, cantina d'arte. L'artista Mauro Falcioni.
La Petriola, cantina d'arte. L'artista Mauro Falcioni.

Sorriso intelligente, occhi buoni che mirano comportamenti e li immagazzinano in sensazioni trasferiti su tela, Mauro riesce a dare forma così all’immaginario, lo dipinge in un racconto che stimola il pensiero e ci da la possibilità, per un attimo di riconsiderare quel che siamo.

In questo bistrot nostrano, che richiama in se le caratteristiche di genuinità del nostro territorio, si respira soprattutto l’aria fresca di un’identità locale certamente di Provincia ma di sicuro non provinciale.

I vini, quasi tutti di territorio, sono sempre accompagnati da un buffet che ha sempre un costante richiamo alla tradizione, riadattata chiaramente al finger food, ma per quanto possibile con un occhio votato creativamente all’essenza territoriale, senza mai tralasciare le contaminazioni; in questo senso è assolutamente da provare la sangria di Verdicchio.

La Petriola cantina d'arte. Codamozza è ormai la mascotte del locale.
La Petriola cantina d'arte. Codamozza è ormai la mascotte del locale.

Insomma in quell’angolo di Matelica c’è da più di un anno, c’è un piccolo spazio di vita, che per effetto del succo della vite, accomuna un po’ tutti i matelicesi, dall’artista all’impiegato, passando per l’imprenditore ed il medico. Inoltre da lì si può anche vedere la piazza da un punto di vista differente, non solo per prospettiva e spazi, ma anche per un’altra angolatura della mente.

La Petriola, cantina d'arte. La piazza di Matelica.
La Petriola, cantina d'arte. La piazza di Matelica.
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…smettiamo di correre senza motivo!

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