fbpx

Quattro passi a Passignano

Passignano sta lì adagiata sulla riva destra del lago Trasimeno, è raccolta in una tranquilla atmosfera di paese. 

 

E’ facile da li innamorarsi dei tramonti dolci, oppure rimanere semplicemente ammaliati dalla dolcezza delle sue acque.

 

Sembra sia il riposo mesto da una danza leggera, fatta di piccoli passi, immersa nella natura, stravaganza e dolcezza, ispiratrice di versi e di canzoni, proprio in questo lido ha preso spunto Franco Migliacci per il testo della canzone interpretata successivamente da Fred Bongusto “Una rotonda sul mare” che contribuì anche alla visione poetica di un altro luogo dolcemente inebriante della costa adriatica, Senigallia.

Quattro passi a Passignano a prima sera.
Quattro passi a Passignano a prima sera.

Questi spazi, curati e ben tenuti, regalano sensazioni di tranquillità, il vento leggero accarezza i pensieri, rilassa. 

Il tramonto sul lago fa risplendere di luce gli occhi di chi sa guardare la semplicità fantastica di una luce che si accende di toni rossi fra le nuvole, pensieri confusi e precisi trovano spazi di felicità in questo ambiente straordinario.

Proprio in questo luogo, non a caso c’è l’ambiente giusto per i tanti uccelli che vengono a svernare, caratterizzandone la vita faunistica anche nella stagione fredda, a volte sono visibili addirittura i fenicotteri rosa.

 

Tramonto sul lago Trasimeno
Tramonto sul lago Trasimeno

La passeggiata nel lungo lago di questo borgo è stata allungata e resa percorribile fino ed oltre ai vecchi Hangar della SAI, dove venivano costruiti gli aeroplani nel periodo delle guerre mondiali.

 

Tornando verso il borgo, il centro storico risulta delicatamente vivido, le vetrine delle ceramiche e delle terrecotte d’autore sono la nota di colore che si alternano fra le edicole e le verande dei bar, eleganti creando l’atmosfera per una serata passata con dolcezza e in tranquillità.

 

La torre dell’orologio, bella e complessa costruzione del XIII secolo è fra gli ultimi edifici ad abbandonare la luce del sole, insieme alla rocca, quell’orologio inizia gli ultimi rintocchi della sera, il paese cambia volto, ma rimane tranquillo, qualche gruppetto fa l’aperitivo nei bar, do uno sguardo al lago, che riflette le luci dei lampioni, in lontananza l’isola maggiore sembra scomparire al buio.

La passeggiata che arriva fino alla vecchia zona Hangar del SAI
La passeggiata che arriva fino alla vecchia zona Hangar del SAI

Piano piano la passeggiata si spopola e gli unici suoni sono quelli delle barchette, ormeggiate, e delle macchine di passaggio. 

 

Inizia a riposare Passignano, come una bella donna elegante convinta del suo fascino, decisa e sensuale, capisco perché la chiamano proprio la “Perla del Trasimeno”, me ne torno a casa con una bella sensazione.

I contrasti del tramonto sul lago trasimeno
I contrasti del tramonto sul lago trasimeno
Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Facebook Comments

“Gigli Opera Festival” e quell’aria poetica di paese.

Recanati sabato era vestita di luce sobria, la classica “referina” di paese di collina, ma di certo un paese diverso da molti altri, un “natio borgo selvaggio” che nel bene e nel male rispecchia il suo artista e poeta più discusso e studiato di tutti i tempi, Giacomo Leopardi.

 

In un’atmosfera che ne racchiude tutti i contrasti, ho respirato questa cittadina a pieni polmoni, non tanto e non solo per quell’aria pungente di prima sera, ma anche per l’atmosfera elegante che hanno le sue vie e la sua piazza.

Recanati, la piazza e la torre antica
Recanati, la piazza e la torre antica

Quel borgo è ispiratore di emozioni poetiche, l’ho inteso ed annusato in quel sabato sera tranquillo, dall’atmosfera paesana circondata da una bella eleganza mantenuta nei suoi palazzi storici, contrastata da un senso dell’accoglienza ruvido e genuino che caratterizza da sempre la tempra dei paesi marchigiani.
Recanati è anche la città che racchiude il senso pratico della musica, una parte della grande industria musicale italiana di qualità trova sede proprio in questo luogo.

 

La prima del “Gigli Opera Festival” mi ha positivamente emozionato, per il suo senso di rendere popolare la lirica, che nasce da sensazioni appunto popolari, e per questo motivo, ho deciso di rendergli omaggio qui, con questo racconto.

La facciata del teatro "Persiani"
La facciata del teatro "Persiani"

Quest’anno ricorrono i 130 anni dalla nascita di Beniamino Gigli, che nacque a Recanati il 20 Marzo del 1890.

Il tenore fece il suo debutto il 26 novembre del 1920 al Metropolitan di New York con “Mefistofele”, già diretto addirittura da Arturo Toscanini alla Scala di Milano due anni prima. 

 

Questa presenza oltre oceano, segnò la continuazione della tradizione lirica Italiana in ambito internazionale, e aprì il sipario di questo artista straordinario e riconosciuto come icona dell’opera in ambito mondiale. Il tenore di “Mamma” è stato un interprete formidabile, consacrando e dando continuità a quelle sonorità musicali di cui noi italiani dovremmo essere consapevoli affettivamente prima ancora che culturalmente. 

 

L’opera è nata grazie alla straordinaria passione di artisti che hanno cercato nel tempo di creare un qualcosa che si avvicinasse alla purezza più assoluta, alla capacità umana, artistica e tecnica di produrre armonie immortali come poche altre sinfonie o stili musicali sono riusciti mai a fare. 

 

Per questo la Lirica è forse qualcosa in più della musica, è sensazione e ricerca dell’altrove partendo da fatti terreni. In questo senso la scelta del maestro Riccardo Serenelli di debuttare in questo “Gigli Opera Festival – 2020” proprio con la Boheme di Puccini è stata una mossa molto sensata.

B. Gigli in un ritratto nel teatro Persiani.
B. Gigli in un ritratto nel teatro Persiani.

Le storie intrecciate di un poeta ed un pittore, abitanti nella stessa soffitta, e due donne, una Mimì la protagonista malata e docile, innamorata di Rodolfo il poeta e l’altra Musetta, una donna piena di vita e di vizi più o meno condivisibili, contestualizzano da diversi punti di vista i sogni e la ricerca di qualcosa che possa allargare il senso della vita, colmandola di gesti umani, non a caso immateriali e sublimi, propri dello stile appunto Bohemien degli artisti di soffitta nella Parigi dell’ottocento. 

Una storia che racconta la vita e la sublima attraverso l’opera, lo stile di Puccini che con le sue musiche introduce uno stile che fu poi ripreso per le colonne sonore dei film, come ha sottolineato bene lo stesso direttore Serenelli.

Molto coinvolgente l’aspetto del racconto narrato ed interposto nei cambi scena alla fine di ogni atto, insieme al coinvolgimento del pubblico con i cantanti, tutti giovani e bravissimi che cantano scendendo a volte dal palco, segno palese che ogni espressione teatrale può essere di tutti. Inoltre, in un periodo dove la musica sembra non produrre più niente di interessante, l’anticonformismo e la professionalità con cui ho assistito a quest’opera mi ha avvicinato alla Lirica, per il taglio reso alle emozioni e la qualità anche delle musiche dell’orchestra del “Decimino Gigli”. 

Usciti dal teatro Persiani, l’aria si era riscaldata, anche la “referina” era sparita, la piazza dove è centrale la statua di Leopardi, all’ombra della “torre antica”, sembrava luccicare, la gente nei bar, facevano da cornice ad un tranquillo ritorno a casa.

L'inchino degli artisti e l'orchestra.
L'inchino degli artisti e l'orchestra.

Adesso invece, mentre scrivo, alzo il coperchio del giradischi, sopra al fruscio di fondo le note senza tempo di una lirica di tanto tempo fa, grazie “GOF”, forse oggi capisco meglio il valore dell’opera lirica.

La prossima data sarà il 20 marzo 2020  con “Tosca” –
Ecco il link con i contatti – “Villa Incanto” –

Locandina del "Gigli Opera Festival" -2020 -
Locandina del "Gigli Opera Festival" -2020 -
Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Facebook Comments

Stranezze e Stravaganze

Quante sono le cose per cui vale la pena agire?

Quante volte ci arrivano in mente dubbi su cosa sia meglio fare?

A volte mi capita di rimanere spesso in balia di me stesso delle mie indecisioni, che cerco involontariamente di coprire, forse troppo, con la parte ruvida del mio carattere.

Ultimamente mi rendo conto spesso dei miei errori, allora cerco di modificarmi per quel che posso, ma una cosa non tollero con me stesso e con gli altri, le stravaganze e le stranezze buttate li a caso, come se fossero cose da fare tanto per farle.

Ho spesso rinunciato sia professionalmente che affettivamente a ingoiare bocconi amari con la speranza che se accettassi questo o quell’altro compromesso, forse il domani sarebbe stato migliore, ma il domani è anche adesso che scrivo, e questo momento, appena avrò finito sarà inevitabilmente passato.

Intelligenza Umana Artificiale. Profilo dove scendono circuiti misti a capelli, la bocca è spezzata, inutile.
Intelligenza Umana Artificiale. Profilo dove scendono circuiti misti a capelli, la bocca è spezzata, inutile.

Non credo di aver mai vissuto alla giornata, ma nel rispetto di me stesso e degli altri, nei limiti del possibile e finché avesse un senso, in qualche modo il mio fare.

Non so e non credo di esserci sempre riuscito, è probabile che di errori ne abbia commessi a milioni, e ne farò altrettanti in futuro, quel che è certo però, è che ho imparato che la vita devo prenderla di petto, dando il giusto peso a tutte le stranezze e a tutte le stravaganze, ma solo per non affogare, con la consapevole convinzione di vivere in un mondo che sembra volere per forza attrarti nella palude della stupidità.

Ho sempre cercato, spesso sbagliando, di fare la cosa più giusta per me e anche per gli altri.

Il mare d'inverno, aiuta a riflettere sempre
Il mare d'inverno, aiuta a riflettere sempre

Una cosa che non capisco è perché sembra così tanto difficile salvaguardare gli obiettivi che ci si propone di raggiungere.

Troppo spesso infatti, il sentimento che provo e che vedo attorno, è quello di sprofondare in un pantano di distrazioni, più o meno indotte, che in un certo senso annebbiano la strada, la rendono meno percorribile, finché a rimetterci sono sempre i sentimenti per la gente a cui vuoi bene, quelli che rendono emozionanti le piccole cose, attimi che se presi con la giusta emotività sono speciali perché fermano il tempo.

Lo rendono più lieve, ti infondono il coraggio di andare avanti.

 

 

In un mondo dove è sempre più difficile trovare la strada giusta, specialmente per le persone normali, essere se stessi, comprendere un obiettivo, alzare la testa per capire chi si è veramente, forse, diviene la cosa più difficile, ma anche la più giusta da fare.

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Facebook Comments

Che sia, Semplicemente…

Oggi per il fine settimana sono molto contento di aver ricevuto la poesia di Camille Relvas.  

E’ una bellissima descrizione sull’amore, quello che cerchiamo, spesso invano di raggiungere tutti.

Buona lettura.

Foto di giadarossi da Pixabay
Foto di giadarossi da Pixabay

Versione originale in Portoghese

“Que Seja Apenas”

Que seu coração seja leve como o meu:
Pronto a aceitar
Livre para transbordar
Corajoso para amar.

Que seja um esperar feliz
Detalhe do tempo e da distância
Que não haja dúvidas entre nós
Que o silêncio seja de paz.

Que seja o ciúme um bobo
Que vem para “sacudir” as nossas vidas
Um cuidar zeloso
Pensamentos vazios…

Que seja um querer recíproco
Tempestade e calmaria
Desentendimento e diálogo
Paixão cega e perdão.

Que seja agora, tempo de comemorar
De olhar nos olhos e brindar
Com sorrisos nos lábios
Momento, e significado.

Amor e desejo.
Que seja você,
Que seja eu.

Camille Relvas

Che sia, Semplicemente - L'autrice Camille Relvas
Che sia, Semplicemente - L'autrice Camille Relvas

Versione in italiano.

“Che Sia Semplicemente…”

 

Che il tuo cuore sia leggero come il mio:

Pronto ad accettare

Libero di traboccare

Coraggioso di amare

 

Che sia un’attesa felice

Dettagli del tempo e della distanza

Che non ci siano dubbi tra di noi

Che il silenzio sia di pace.

 

Che la gelosia sia una cosa stupida

Quella che viene a “scuotere” le nostre vite

Un solo eccesso di egoismo

E pensieri vuoti…

 

Che il desiderio sia reciproco

Tempesta e tranquillità

Disaccordo e dialogo

Passione cieca e perdono.

 

Che sia tempo di festeggiare

Guardare negli occhi e brindare

Con un sorriso sulle labbra

Momento e significato.

 

Amore e desiderio.

Lascia che sia te,

Lascia che sia io.

 

Camille Relvas

 

Facebook Comments

quando “l’importante è la salute”

Ieri ho partecipato al banchetto organizzato al mercato del mio paese Matelica, per la campagna di sensibilizzazione “L’importante è la salute” promossa dal Centro Sociale Fabbri di Fabriano.

 

Inizialmente avevo delle perplessità nell’adesione a questa campagna, mi sono chiesto e ci siamo chiesti se fosse una questione di strumentalizzazione politica in ordine a quanto imposto in materia di gestione sanitaria, invece ho notato che l’idea proposta è quella di dissentire in via esclusiva dall’idea di togliere i servizi ridotti male e già poco presenti sul territorio, per creare ospedali provinciali dove i pazienti andrebbero ad essere trattati esclusivamente come numeri. 

 

Ho notato cioè l’idea di intervenire politicamente questo è ovvio per il semplice motivo che, volenti o nolenti, tutto è politica, costruire una sanità basata sul cambiamento radicale dei sistemi che l’hanno caratterizzata negli anni, non solo si è dimostrato che diverrebbe estremamente dispendioso in termini di investimento pubblico, ma risulta già catastrofico nell’azione e nella gestione della qualità servita ai pazienti.

 

Pertanto l’idea di promuovere una campagna rivolta ad evidenziare l’aspetto estremamente politico della materia sanitaria, creando volantini a forma di scheda di voto, ma nel contempo distaccata da tutti gli schieramenti politici obbligandoli a parlare, a proporre alternative valide, cercando di far accendere il dibattito sulla questione sanità nelle Marche, e ci aggiungerei dentro al cratere del sisma peggiore degli ultimi 300 anni.

Questo a mio avviso è l’atto civico più importante e democratico lanciato dai ragazzi del Fabbri che hanno avuto la coscienza di stimolare un dibattito centrando i contenuti, schierandosi contro la polarizzazione delle strutture ospedaliere, della tendenza dei mega poli della salute che dovrebbero essere completamente e ripensati e rivisti anche perché il rischio di creare cattedrali nel deserto è molto alto, specialmente adesso in un momento in cui la difficoltà sociale più grande è quella di riempire di contenuti molti contenitori vuoti.

Anche la scelta chiara e netta di schierarsi contro le attuali linee politiche regionali è apprezzabile, perché utile a dare una scossa a chi amministra, cercando di stimolarlo ad aprire gli occhi verso le reali esigenze del territorio, sul diritto di poter nascere vicino casa, che per quanto mi riguarda, visto anche il livello di tecnologia a cui siamo arrivati, trovo che sia l’emblema dell’assurdo far passare per motivi economici la chiusura dei punti nascita specie se pensiamo che fino a 50 anni fa si nasceva addirittura dentro casa. 

Se la gente non fa più figli è perché semplicemente non si sente di metterli al mondo in una società che vive di SPAESAMENTO. Mi sono domandato sempre come possa essere considerato non economico nascere dove si vive. 

Nascere fisicamente dove si vive dovrebbe essere un diritto fondamentale intoccabile, anche perché determina univocamente un orgoglio di appartenenza, infonde la volontà di affermare compiutamente che quel Paese è casa, da questo principio che dovrebbe essere ritenuto fondamentale ne scaturiscono tutti gli altri, come si fa a tagliar corto sulla questione dei costi a farla passare come l’unica motivazione di sussistenza nell’azione pubblico-amministrativa. 

Questi aspetti, questi argomenti non possono essere rilegate nelle voci di passività del bilancio pubblico perché tutti i fattori economici che ruotano attorno ed i benefici sociali indiretti non possono essere percepiti all’attivo del bilancio pubblico, ma ci sono e devono essere considerati altrimenti non ha senso l’azione amministrativa, autoregoliamoci nell’anarchia del mercato globale, ma ne stiamo osservando bene gli effetti proprio in questo periodo, pieno di contenitori nemmeno tanto stabili (vedi SAE ecc) e di slogan, ma completamente vuoto di contenuti. 

La politica ha il dovere di indurre il sentimento di resilienza altrimenti ottiene l’effetto opposto, sgretola identità e crea desolazione civica e dirama il tessuto sociale. In questa palude, gli unici ad averne giovamento possono essere solo gli sciacalli. Il messaggio per me che di figli non ne ho, dovrebbe essere questo. Costruire una coscienza sociale capace di possedere orgogliosa la propria identità e non indotta ad averne una esclusivamente a forza di slogan, capace di capire quali siano i motivi per cui si decide di amare il posto in cui si vive e non obbligati a viverci per esigenze forzate da presupposti economici, nascere non è tutto ma è già un presupposto da cui partire per mantenere coscienza in ciò che si è. 

Orgogliosamente paesani invece che squallidamente provinciali. Questa dovrebbe essere la visione, il resto sono solo chiacchiere e speculazioni più o meno politicizzate. Purtroppo di tutto questo, fatta la tara dello “status quo”, non vedo molte alternative, quindi è bene alzar la testa avendo bene in mente gli scopi. Ma almeno qualcuno che stimola il ragionamento c’è.

Per maggiori informazioni sulla campagna “L’importante è la salute”, potete contattare i seguenti indirizzi:  

– Laboratorio Sociale Fabbri link alla Pagina Facebook – e.mail:  laboratoriosocialefabbri@inventati.org

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Facebook Comments

Green new deal… de noantri!

Mentre siamo in mezzo alla crisi sociale, economica ed ambientale più grande e devastante degli ultimi anni, sembra che ancora non ci basti e affondiamo la lama in uno squarcio letale per il territorio.

Una situazione di alto rischio sociale che dovrebbe minare le coscienze del popolo ma, nei fatti, ce ne freghiamo tutti perché l’essenziale è risparmiare 5 minuti …semmai questo avverrà.

Ecco cosa siamo diventati, un popolo devastato che non si chiama nemmeno più come tale. Guidati e abbindolati da un gruppo di sciacalli che si fanno fama su Facebook con le chiacchiere, la comunicazione e le puttanate politiche di chi l’unico slogan che segue è “prima me stesso” ed immersi in questo brodo acido di ipocrisia, sciogliamo quelle poche certezze rimaste.

La certezza di una collina che naturalmente e per questione di fortuna, ci ha dato la possibilità di scoprire che quei luoghi sono adatti alla coltivazione della vite, dopo 50 anni di tutele acclamate e mai seguite da nessuno.

Sopra quei filari si intersecano storie di contadini per lo più, fattori, viti e vita sociale, ormai in stato di devastazione totale per una strada che, forse farà la fine del raddoppiamento delle gallerie dopo Albacina, in perenne stato di avanzamento lavori. Peccato che in fondo di questo non freghi niente a nessuno, peccato che continuiamo a postare sardine, cagnolini e gattini sui post, peccato che invece di alzare la testa per l’ennesimo furto agricolo perpetuato dalla speculazione politica ed economica, rimaniamo addirittura infastiditi quando qualcuno cerca di deviare la discussione su quei temi caldi, che riguardano tutti perché SONO DI TUTTI.

"Green New Deal de noantri" - Vigneti tra Mistrianello e Sainale dove passerà forse la nuova strada. Foto concessa da Claudia Bernardini
"Green New Deal de noantri" - Vigneti tra Mistrianello e Sainale dove passerà forse la nuova strada. Foto concessa da Claudia Bernardini

Ma noi niente, rimaniamo coerenti fra i nostri stress, i nostri bei mutui, subiamo la ritorsione speculativa, avvolti nella nebbia dei nostri egocentrismi. Allora accade che brindiamo al Verdicchio ai premi ricevuti, alle recensioni positive degli esperti, ma ci bendiamo gli occhi se intanto, una strada che forse nemmeno vedrà mai la sua alba, passa sopra ai vigneti più vecchi coltivati con quella vite che era fino a ieri identità di tutto il territorio. Allora ecco che quei filari vengono estirpati, bruciati, quel che è peggio, cambiando destinazione d’uso a tutto il terreno, facendo spazio ad un futuro inutile che ci porta ad essere marionette addestrate a correre senza motivo, ma va bene così, per la maggior parte di voi, tanto è solo una vigna.

Qualcuno mi ha detto al precedente articolo che il problema non esiste perché la strada occorre, ma possibile che spostarla di 10 metri non è passato per la testa a nessuno?

Poi la proprietaria ha un esproprio ma ancora non ha preso un euro da questa assurdità. Può accadere a tutti una situazione del genere ma finché non tocca a qualcuno nello specifico, nessuno si muove in soccorso dell’altro, così veniamo comprati pezzo dopo pezzo, da chiunque, coi sorrisi amari di chi si diverte nostalgico dietro il finto lusso dei revival, rimanendo sempre più soli.

Ma ce ne freghiamo, mica tocca gli affari nostri quella strada, lasciamo soli quelli che hanno avuto la sfiga di doversi trovare in mezzo a questo gioco al danno più grave, nessun politico eletto che se ne occupi o se ne preoccupi, tanto a che serve, e soprattutto per quale interesse elettorale? La strada serve a tutti, qualcuno dovrà pur rimetterci, eccola la sintesi, ecco a chi deleghiamo la gestione della “cosa pubblica”. Complimenti vivissimi. 

Nel frattempo però la notizia è che i soldi della ricostruzione post sisma si utilizzeranno in milioni di euro utili a rifare praticamente nuova qualche fabbrica da sempre tracotante di politica e leggi ad hoc. L’inciucio che non finisce mai, con la connivenza di tutti, visto che di questo nessuno ne parla nonostante i social network. Il “green new deal” che tradotto significa letteralmente “nuovo affare verde”, anche se al verde si vedono solo i conti delle persone oneste, quelle che lavorano abbassando la testa anche se dovrebbero alzarla, per dire che esiste, che il futuro si stabilisce con la coerenza delle cose da fare e non con questo tipo di avversioni quasi intimidatorie.

 Alla fine però che ve ne frega, ci rimettono in pochi e voi potrete continuare a farvi i selfie e sbattervene le palle, tanto il popolo è coglione e continuerà a leccarvi il culo, finché dura.

...altri articoli sull'argomento

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Facebook Comments

Siamo tutti Tolo tolo

Siamo tutti Tolo Tolo, ultimamente sembra che sia il primo argomento, tutti parlano di questo film, tutti a scagliare fantomatiche recensioni pro e contro l’immigrazione o peggio ancora sui contenuti del film.

Ne voglio parlare anche io perché credo di poterlo fare a ragione e con una visione imparziale rispetto a fatti e contenuti.

Sui contenuti del film sono convinto che sia un capolavoro e non m’interessano le opinioni dei sovranisti, dei globalisti e anche dei terrapiattisti. 

“Tolo tolo” significa “solo solo” è una frase che pronuncia il bambino Dudù quando Checco gli impara a nuotare, fa ridere e fa riflettere, pensate a quanti bambini sono soli, sperduti e non solo in Africa e non solo per via della miseria (vedi link).

E’ un film straordinario per il filone di cui fa parte per un motivo principale, porta in scena contenuti seri con un taglio semplice e comico, rivelando la forza dell’umanità che risiede nella volontà di voler essere solidali tra ultimi, compresi gli attacchi di “fascismo”.

Non si mette mai d'imparare...- non mi ricordo di chi sia la foto fatta in Camerun... ma è bellissima, forse Santina Barboni, Monia Bregallini o Monia Pecchia
Non si mette mai d'imparare...- non mi ricordo di chi sia la foto ma è bellissima, forse Santina Barboni, Monia Bregallini o Monia Pecchia

Inoltre fa un’analisi specifica dell’italiano medio in modo imparziale ed oggettiva, oramai uomo perso e preso dietro i suoi slogan da partito politico, debiti per fantomatiche scelte farlocche, ne coglie la vera essenza del dramma degli ultimi, che siamo tutti noi che non ci rendiamo conto oramai quello che siamo diventati. Schiavi di un finto lusso, pagato a rate, principali artefici di una società immaginaria ed immaginifica che ci imbruttisce e ci rende una macchietta comica e surreale.

Tolo Tolo ha fatto discutere e ha riempito le sale perché ha avuto il coraggio di spiattellarci in faccia quel che siamo, un popolo di gente persa che nn sogna più, tira a campare dietro i propri egoismi, l’invidia la completa assenza di sogni o idee innovative che hanno dato la forza a questo Paese di essere unico al mondo.

Io sono andato a vederlo due volte addirittura e sono stato contento del successo che ha avuto, mi ha fatto ridere e piangere allo stesso tempo e l’ho trovato molto interessante e geniale.

 

Tutti i bambini di Ebolowa
Tutti i bambini di Ebolowa

Con Enea ci siamo detti alla fine del film scherzando che avremmo voluto noi la siae da Checco, in effetti gli stessi argomenti li abbiamo riportati in passato in due mostre fotografiche, una dal titolo “Africa Nera Africa Vera” svoltasi al teatro Piermarini di Matelica (link al pezzo) e l’altra dal titolo “Siamo tutti rifugiati” poco dopo il sisma, presso le Fontane di San Martino ad Esanatoglia (link al pezzo), riportando immagini di un viaggio che feci insieme ad altre 3 ex colleghe, grazie all’azienda dove ho lavorato fino allo scorso anno e confrontandone le espressioni comuni con i nostri paesi pieni (ancora purtroppo) di senzatetto, a dimostrazione di quanto siano simili le condizioni di vita quando accade un dramma, che sia di guerra o di altro genere. 

Forse non a caso ho incontrato Giovanni all’ingresso e forse per gli stessi motivi narrati nel film la stessa Halley informatica è impegnata da sempre ad aiutare e sostenere l’opera di una missione del padre concezionista Sergio ianeselli. Lo fa in sordina al riparo dei riflettori, ma con un segno concreto e diretto, sostenendo la cosa più preziosa per l’emancipazione di una società, l’approccio alla cultura che è l’unico e vero modo di aiutare questa gente a casa loro. Sono nate così e così si sono sviluppate diverse realtà scolastiche in quei territori Sub-Sahariani. 

Le strutture ricettive universitarie di Padre Sergio Ianeselli
Le strutture ricettive universitarie di Padre Sergio Ianeselli

Segui i link a seguire sulla missione.

Per maggiori informazioni o contatti DIRETTI.

Promhandicam – sito ufficiale

Agape onlus – sito ufficiale

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Facebook Comments

Buon Natale a tutti, o quasi.


Auguri a quelli che odiano e non si danno pace
Auguri a quelli che pensano troppo,
A quelli che sperano in un futuro migliore.
Auguri ai bambini ed agli illusi di ogni età.
Auguri ai saggi ed agli anziani,
Auguri ai poveri ma ricchi di spirito.
Auguri a tutti quelli che hanno coraggio.
Auguri agli schietti, ai costanti ed agli infermi.
Auguri a chi fa sesso ma fa anche l’amore,
Auguri a chi lavora con dignità e passione.
Auguri ai politici, ma un po’ meno ai politicanti.
Auguri a chi spera in qualcosa di meglio.
Auguri a chi fa la cacca ma non dice stronzate.
Auguri di buon Natale anche agli esclusi.
Ai prepotenti, ai falsi, agli ipocriti… quelli no
Per primi gli invidiosi di ogni razza,
gli auguri sono per tutti tranne che per loro.
Per il resto… Buon Natale.

Buon Natale a tutti - Il mio Presepe
Buon Natale a tutti – Il mio Presepe
Facebook Comments

Scrivo – Escrevo

Questo pezzo, che mi ha mandato qualche giorno fa Camille, rispecchia molto anche il mio stato d’animo.

Secondo me è una bella poesia e, soprattutto, racconta i motivi per cui spesso decidiamo di prendere un foglio bianco e adornarlo di parole, pensieri, azioni e, perché no, fantasie.

Per questo ve lo propongo, buona lettura, grazie Camille.

"Scrivo" - Camille Relvas nel suo mare del Brasile
"Scrivo" - Camille Relvas nel suo mare del Brasile

"Escrevo"

Quando algo dá errado 
Ou alguém me magoa
Fico decepcionada, claro
Choro também, muito. 
 
Mas, escrevo!
 
Escrevo 
Porque não posso suportar 
Porque os sentimentos têm um porquê
Porque nada é em vão. 
 
Escrevo 
Porque tenho coragem
Porque tenho coração 
Porque a vida não pode ser pequena! 
 
Escrevo 
Porque alimento o bem
Porque aconteça o que acontecer, 
Sempre há algo de positivo. 
 
Escrevo
E cada amanhecer 
Se torna único, 
Esplêndido, libertador. 
 
Escrevo
Sinto 
Amadureço 
Me purifico. 
 
Escrevo
E tudo se transforma.
 
Camille Relvas.

"Scrivo"

Quando qualcosa va storto
O qualcuno mi fa male
Mi deludo, ovviamente 
Piango anche, molto.
 
Ma scrivo!
 
Scrivo
Perché non posso fare altrimenti 
Perché i sentimenti hanno una ragione di essere 
Perché nulla è invano. 
 
Scrivo
Perché ho il coraggio
Perché ho un cuore
Perché la vita non può essere piccola!
 
Scrivo
Perché nutro il bene
Perché qualunque cosa accada,
C’è sempre qualcosa di positivo.
 
Scrivo
E ogni alba
Diventa unica, 
Splendida, liberatoria.
 
Scrivo
Sento 
Cresco
Mi purifico.
 
Scrivo
E tutto si trasforma. 
 
Camille Relvas.

Altri testi di Camille nei link a seguire

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Facebook Comments

Giro di vite e vigneti bruciati

Vivo in un paese che forse non ha mai avuto un rapporto di stretta connessione e di orgoglio tra prodotti e territorio.
Il concetto di filiera forse proprio per eccesso di individualismo è stato sempre un problema astratto. Da qualche anno a questa parte mi domando spesso, quando vado a mangiare in un ristorante, ma anche quando faccio la spesa dal bottegaio o al supermercato, da dove arrivi il cibo che mangio o il vino che bevo. D’altronde chi non si pone mai queste domande, quasi tutto il marketing ci bombarda di km-0 e altre strategie.
Sui vini, locali però ho sempre avuto una discreta fiducia, vivo in mezzo ad un luogo di produzione che è giudicato di “eccellenza nazionale e internazionale” al di là di ogni ragionevole dubbio, fino a poco tempo fa mi fidavo soprattutto di quello che bevevo perché locale ci sono le vigne sai chi lì produce e come.
Ultimamente però sto iniziando ad osservare diverse questioni riguardo alla mentalità con cui si produce e si propone il vino di eccellenza locale, il verdicchio, che mi sollevano altrettante domande. 
Si perché stanno accadendo fatti che, se in un primo momento avevo intenzione di tenere per me, e riporli in quell’account mentale dei “chissà”, oggi penso sia opportuno, viceversa discuterli insieme o magari solo portarli alla luce.
I recinti che delineano la nuova strada passano sopra uno dei primi vigneti della DOC Verdicchio di Matelica
I recinti che delineano la nuova strada passano sopra uno dei primi vigneti della DOC Verdicchio di Matelica
Quindi per chi vorrà leggere, senza preconcetti, per ragionarci sopra, anche smentire motivatamente, oppure, questione più probabile, cercare una soluzione, purché sia realistica.
 
Mi domando in sostanza il motivo per il quale, dopo anni di tutela e salvaguardia dell’uvaggio autoctono “verdicchio di Matelica” perché proprio nel periodo in cui il mondo (o parte di esso) volge gli occhi proprio a Matelica, con premi e recensioni da parte delle testate più “autorevoli” del settore, passa del tutto inosservata l’estirpazione e la “messa al rogo” di una delle prime e principali zone vocate alla produzione di questo vino autoctono, il verdicchio di Matelica? 

Vi racconto i fatti. Ieri sono stato contattato dalla proprietaria di questi terreni la quale essendo contraria da anni all’esproprio di quei pezzi di terreno, la stessa era molto allarmata per via  di interventi di taglio e bruciatura dei tralci di vite da parte di gruppi autorizzati alla realizzazione della nuova strada pedemontana. 
Viti tralciate
Viti tralciate
Premetto che la titolare di suddetti terreni è da diversi anni che si batte contro l’attuale percorso della strada. Al di là di pacifici interessi di parte relativi a eventuali e mancati pagamenti della parte di terreno espropriata, stiamo parlando, vale la pena di ripeterlo e sottolinearlo, di una delle prime zone di produzione del Verdicchio, viti piantate forse, addirittura prima della nascita della DOC, un patrimonio di biodiversità che andrebbe bruciato per dare spazio ad una strada, che intanto inizia ma poi siamo proprio sicuri se terminerà ? 
Se il gruppo di società fa capo alla stessa struttura che sta operando fra Borgo Tufico e Serra San Quirico, che oramai ha più l’aspetto di un’incompiuta piuttosto che di un cantiere aperto, siamo certi che non stiamo regalando pezzi di vocazione territoriale per niente? 
Quello che mi fa nascere diversi interrogativi è come mai tutto passa tranquillamente in sordina, come mai non si è creata nel tempo una catena di solidarietà attorno a questa situazione a dir poco imbarazzante?
Viti estirpate e arse.
Viti estirpate e arse.
Mi domando perché l’Amministrazione Comunale, le associazioni ambientalistiche, l’associazione dei produttori del Verdicchio, Slow food, l’Istituto di Tutela Vini delle Marche non intervengano a scudo, tutela della biodiversità ed interesse dell’azienda agricola proprietaria del terreno? 
 
Perché nel frattempo e viceversa, sembrano essere tutti coesi fra produttori locali rispetto all’iter per togliere addirittura il nome Verdicchio dalla Denominazione di Origine Controllata? Come verrà stilato il nuovo disciplinare di produzione? Quali saranno gli “scienziati” coinvolti a questo iter, gli stessi dei disciplinari flop scritti negli ultimi anni? 

Quando si inizierà a fare una politica vera e più sostanziale verso la tutela, lo sviluppo sostenibile dell’identità di questo territorio, senza blasoni e falsi miti? 
Attendo risposte mentre le viti stanno bruciando. 
Mi dispiace solo pensando a tutto questo, che forse, dovrò smettere di bere… il “Verdicchio di Matelica”. 

Altro articolo sull’argomento su “Itidealia” – link qui –

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Facebook Comments

…smettiamo di correre senza motivo!

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com