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Ancona, quando il sole tramonta ad Est.

C’è una zona di Ancona dove il sole tramonta sul mare dando l’idea che si nasconda ad Est. E’ strano perché notoriamente sull’Adriatico il sole in quel punto ci sorge, almeno sulla costa italiana, perché esposta a Levante.

In realtà si tratta di una sorta di “inganno” geografico, perché ad osservarla bene, quel tratto di costa si arriccia verso nord, proprio dove sorge la città, formando un golfo che ha il suo porto, per questo motivo l’impressione è che, in alcuni luoghi di Ancona, il sole scenda sul mare.

Una bella sensazione, quella del tramonto che si può notare da alcune zone del porto, raggiungibili percorrendo le strade del centro all’imbrunire fino ad attraversare il teatro delle Muse ed il palazzo della Rai.

Ancona, quando il sole tramonta ad Est - San Ciriaco al tramonto
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - San Ciriaco al tramonto
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - San Ciriaco di giorno
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - San Ciriaco di giorno

In quelle ore, quando il sole illumina i palazzi, saluta San Ciriaco il duomo, colorandolo di un arancio acceso, l’aperitivo o la cena da queste parti, danno la vera dimensione marinara di una città timida e sorniona, che non si scopre ma si fa osservare.

Si accendono di luce calda le navi da crociera, insieme ai cantieri di colossi in costruzione dietro l’arco di Traiano, che appena superato, da accesso ad un piccolo percorso sopra le vecchie mura del porto, inusuale, stretto e caratteristico. 

La passeggiata in questi luoghi del capoluogo marchigiano è fatta di un miscuglio di semplicità complesse e momenti che appagano i sensi; l’odore del mare, il frastuono leggero delle onde, i rumori dei ferri che cigolano mossi dal vento e dall’acqua enfatizzano tutto l’ambiente, colorando di emozioni i pensieri. 

In una giornata di sole un giro in questi luoghi è rigenerante, si può arrivare fino alla Mole ma è consigliabile fare il percorso a piedi perché l’area è portuale.

Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Arco di Traiano con sullo sfondo il duomo.
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Arco di Traiano con sullo sfondo il duomo.
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Tramonto sui trabocchi
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Tramonto sui trabocchi

Uscendo dal porto e mirando verso nord, si arriva alla zona dei trabocchi verso Palombina e Falconara, una zona anche questa da vivere e soprattutto da scoprire perché ricolma di suggestioni intrinseche che non si notano a primo impatto. Un panorama che rimane nascosto e speciale perché tagliato, costretto e ristretto dalla strada e dalla ferrovia che nascondono queste palafitte scenografiche e vegliarde ancora in piedi, dove si pescava e forse in qualche caso ancora vengono presi i frutti più autentici dell’Adriatico. 

Al tramonto, la zona dei trabocchi è spettacolare, e c’è un locale che sintetizza il panorama, coniugando semplicità e buona materia in cucina. Si chiama “la Vecchia Pesca”, una palafitta sul mare, un ambiente dove il tramonto emana suggestioni semplici e spettacolari, dove è possibile vedere il silenzio del mare rotto solo dal rumore delle onde, sul piccolo molo frangiflutti che si staglia parallelo agli altri trabocchi, infuocati dal rosso del sole che scende.

Ancona, quando il sole tramonta ad Est - trabucco al tramonto
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - trabucco al tramonto
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Tramonto sui Trabocchi
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Tramonto sui Trabocchi

Un posto per pensare e per star bene nella semplice e creativa esperienza gastronomica dorica, interpretata bene dal cuoco del locale Stefano. In questa palafitta, circondata da mare, c’è pensiero e senso di libertà, chiaro è il richiamo alla semplicità della tradizione, le raguse (frutti di mare tipici di Ancona) al sugo con il finocchietto, per me sono un must interpretato alla perfezione e rispecchiano i modi di fare lenti e concreti, un piatto che viene preparato nel rispetto del tempo, un fuoco lento acceso fin dalla mattina presto. Semplicità e simpatica accoglienza in un posto invaso della luce del tramonto e dal profumo del mare. Il panorama, la semplice e diretta accoglienza di Nino e di tutto lo staff è esemplificativa della schiettezza di un casa sospesa sul mare, che rispecchia la naturalezza, forse un po’ scomposta, ma sempre autentica, degli anconetani. 

 

 

Insomma già a colpo d’occhio la prima sorpresa è quella di vedere il sole che tramonta ad est, poi la curiosità spinge a trovare un mondo di bellezza, panorami e genuinità che colorano l’animo di bei pensieri, e li coniuga verso il senso di cercare sempre la nota positiva nelle piccole cose.

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Overshoot day. Risorse finite.

Oggi è l’Overshoot Day, abbiamo finito le risorse, ne parlavo anni fa (qui), ed oggi cosa è cambiato? 

Solo che ne parlano tutti e che avviene un mese prima rispetto a 10 anni fa.

 

Viviamo in un pianeta che non ci regge più e questo non è difficile da capire. In chiave ambientale si comprendono anche le migrazioni, spesso provocate da deforestazione selvaggia, istituzioni nate per proteggere le diverse identità locali di paesi come l’Africa che invece di promuovere e produrre uno sviluppo lento e sensato per quei popoli, ne vengono fuori con il peggio di quello che ha prodotto proprio l’occidente.

 

L’idea verde di un’economia legata ai fabbisogni oggi è di fatto ridotta alle chiacchiere. 

Nonostante internet e le grandi opportunità di messa in rete delle informazioni sulle identità locali, rappresentate dalla biodiversità, la possibilità reale di lavorare tutti e lavorare meno è rimasto uno slogan, il business della rincorsa alla produzione e alla crescita mettono in secondo piano la sostenibilità reale dell’ambiente.

 

Si fanno le cose in nome di un’efficienza che troppo spesso ormai, si può tradurre in deficienza.

 

Non occorre arrivare fino in Africa per capire come si stiano appiattendo le varie diversità locali, come stiamo distruggendo le micro economie locali, basta solo visitare i paesini spopolati d’Italia, come viene gestita ad esempio l’acqua pubblica, sempre più privata e sempre più diretta a soddisfare i fabbisogni di metropoli caotiche e imbarbarite.

 

Guardiamo i paesi colpiti dal sisma 2016, mi ha colpito l’altro giorno un mio amico di Visso a cui ho chiesto se avesse pane cotto a legna, mi ha risposto, che li è rimasta solo la legna, ma che allo stesso tempo non la possono nemmeno più bruciare perché non esistono più i forni a legna.

 

 

Prima della
Prima della "Zona Rossa" a Visso.
una porta dietro al niente o al tutto
una porta dietro al niente o al tutto

Questa esclamazione mi ha letteralmente spiazzato, sembra impossibile che una società di montagna possa reggersi senza la legna da ardere, eppure oggi è così non ci sono più le case coi camini e questo non è un vantaggio per l’equilibrio ambientale di quei luoghi. 

 

E’ un segno anche questo di come tutta quella economia naturale in equilibrio con quei posti, è saltata, sostituita da moduli abitativi provvisori che non hanno bisogno di spiegazioni.

 

Allora in maniera volutamente provocatoria, penso che servirebbe una “start up” che faccia iniziare ad usare la testa a quanti abbiano smesso di farla funzionare, sedotti dal niente di un consumismo fasullo, fatto solo di compravendita, speculativa, eccessiva ed esasperante.

 

Un parassitismo umano senza logica, cultura, fantasia, rispetto di tradizione ed etica. Intanto acceleriamo sempre di più seduti nel vagone “sgarrupato” e mal ridotto di questo treno in corsa col motore in fuori giri, su rotaie arrugginite dal nostro chiedere senza mai dare.

 

Sembra girare sempre più veloce questa centrifuga che ci porta verso il baratro naturale. 

 

Non occorrono tanti accorgimenti per capire che questa purtroppo è la realtà. Fatta la tara dei vari mutamenti climatici in atto, e dei post inutili sui social, forse anche miei, mi sono sempre reso conto di quanto sia inutile, oggi, il meccanismo di sovra produzione in atto nel mondo. 

Carnevale di Viareggio. La bocca della Balena piena di incrostazioni e di rifiuti un grande messaggio ambientale.
Carnevale di Viareggio. La bocca della Balena piena di incrostazioni e di rifiuti un grande messaggio ambientale.
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche tempo fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche tempo fa

Favoriamo con la nostra competizione giornaliera asfissiante la creazione di un divario sociale fatto da pochi ricchissimi e sempre più poveracci, intimoriti da uno “status quo” alienante che disarma e annienta, per cui da una parte la noia e dall’altra la fame, divengono sempre più spesso questioni fatali.

 

Un gioco al massacro delle materie prime che sono finite, terminate, le stiamo sfruttando in debito. 

 

Secondo il Global footprint network (link) stiamo consumando le risorse per il 75 per cento in più di quelle che la terra riesce a rigenerare, occorrerebbero di fatto 1,75 pianeti terra per soddisfare il consumo di risorse che consumiamo ogni anno. Siamo parassiti del pianeta e non ce ne rendiamo conto. 

 

Perché questo, secondo alcuni è ancora l’unico modo di vivere possibile, l’unica via dell’esistere, l’iper consumo; criceti in gabbia o rane bollite.

 

E’ incredibile come questo aspetto di economia distorta su scala globale, che porta a sprechi insensati sia paradossalmente ancora idolatrato come unico modus vivendi di una popolazione globale che sta soffocando per colpa dell’economia della competizione che si è imposta da sola. 

 

Siamo le vittime delle offerte speciali, degli sconti del supermarket del tutto e subito, senza nessun interesse per il domani, come se fossimo in fondo, tutti coscienti di non averlo per niente un futuro domani.

Overshoot day. A Fiastra colpisce come l'arte sia esempio di collaborazione tra uomo e natura.
Overshoot day. A Fiastra colpisce come l'arte sia esempio di collaborazione tra uomo e natura.
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Il bel Tempo di Fiastra.

Il bel tempo di Fiastra lo noti dal sole che accende il lago di uno spicchio di cielo.

L’altro giorno mi contatta Agata una figlia dell’ormai famosa nonna d’Italia, Peppina Fattori dicendomi che Lunedì avrebbero iniziato le demolizioni dei palazzi inagibili a San Martino dove è tornata finalmente sua madre, per tutti, Nonna Peppina (ulteriori post qui e qui). 

 

Decido di partire perché seguire la questione solo quando tutti ne parlano è facile ma è bene interessarsi anche quando soprattutto quando i riflettori si spengono. 

 

Vado e la situazione che trovo, nei fatti è la stessa di quando nonna Peppina iniziò il suo calvario burocratico e mediatico, con l’unica differenza che l’ultra novantenne, succube di una delle strumentalizzazioni mediatico-politiche più grandi del dopo sisma, è tornata nella sua “casetta” e finalmente nella sua San Martino. 

 

Tuttavia le demolizioni lunedì le hanno rinviate, con ulteriore allungamento dei tempi, siamo a 3 anni dal sisma e questa gente ormai ci è abituata, queste foto sono quello che ho visto andando sul posto.

San Martino di Fiastra - La casetta di Legno di Nonna Peppina
San Martino di Fiastra - La casetta di Legno di Nonna Peppina
San Martino di Fiastra - Striscioni per la ricostruzione.
San Martino di Fiastra - Striscioni per la ricostruzione.
San Martino di Fiastra - L'ingresso alla "Zona Rossa"
San Martino di Fiastra - L'ingresso alla "Zona Rossa"

Decido di proseguire perché il tempo è buono, bella luce e bei colori, arrivo a Fiegni dove mi fermo dietro una piccola chiesetta chiusa perché inagibile anche se non vedo le impalcature di sostegno, comunque prendo un panino con la lonza locale e il pecorino di Cupi, un sapore fantastico, veloce da spettacolo puro.

 

Continuo verso il lago, sul belvedere che lo domina tutto, una meraviglia di acque limpide e calme, quiete e speranza, la natura immutata e spettacolare che mantiene intatto lo splendore di se stessa anzi lo esalta per chi sa coglierne la sua essenza. 

 

Qualcuno a riva con i piedi a bagno ma nessuno più in la della riva perché, si sa, le acque del lago sono calme e pericolose.

Lago di Fiastra - Punto Panoramico attrezzato.
Lago di Fiastra - Punto Panoramico attrezzato.
Lago di Fiastra - Panorama
Lago di Fiastra - Panorama
Lago di Fiastra - Azzurro delle acque contornate dalla Collina
Lago di Fiastra - Azzurro delle acque contornate dalla Collina

Arrivo fino a Fiastra, lo faccio seguendo la strada di Fiegni. 

 

Vedo una piccola abazia di campagna, curatissima, quasi fantastica, fiori, lavanda, edere ben tenute, una chiesetta di campagna fatta erigere intorno al 1200 un luogo di riferimento per la zona perché la struttura è importante,e chiaramente riconducibile a quel periodo, le due navate asimmetriche la rendono unica e particolare, anche se la mancanza di una terza navata sottrae parziale maestosità alla facciata, la presenza delle case abitate del Parroco e della “corte”, compensano l’idea romantica di un luogo dove ancora tutto esiste, è vitale e rigoglioso.

Quei cortili con le chiavi appese ai portoni ne sono la testimonianza, una spontaneità di accoglienza locale, viva e vegeta, il segno di un’italianità semplice ed elegante, che ancora è chiara in quei vasi e tra quei piccoli angoli suggestivi e ben curati da chi li abita. 

 

Quella chiesetta è intitolata al Beato Ugolino (maggiori Info in questo sito).

Lago di Fiastra - Beato Ugolino ed il lago sul fondo
Lago di Fiastra - Beato Ugolino ed il lago sul fondo
Fiastra - Chiesa del Beato Ugolino
Fiastra - Chiesa del Beato Ugolino
Fiastra - Chiesa del Beato Ugolino, interno

Continuo verso il lago, ma non mi fermo, proseguo su fino al paese di Fiastra, arrivo nella zona delle prime SAE, dei servizi, la caserma, i bar, una farmacia, la banca, tutti nei conteiners, la voglia di ricostruire affissa su striscioni immobili, pesanti dell’ormai troppa inconcludenza decisionale con cui si è gestita questa storia del sisma. 

Mi hanno colpito i sorrisi malinconici ma sinceri che ho visto, la gente che ci crede ancora. Incrocio per caso un mio amico che sta prendendo l’acqua da una fontanella, ci scambiamo due battute, e vado via. 

Per questo è importante che oggi ci sia stato bel tempo a Fiastra, perché la natura rimane la prima fonte di bellezza e di richiamo in queste terre e la gente che questi posti li abita, di sicuro lo sa, e quando c’è il sole, sorride lo stesso.

Fiastra - La natura e l'uomo formano un albero
Fiastra - La natura e l'uomo formano un albero
Fiastra - L'incrocio di entrata al paese con le attività e gli uffici sulle SAE
Fiastra - L'incrocio di entrata al paese con le attività e gli uffici sulle SAE

Maggiori Informazioni: Comune di Fiastra sito istituzionale

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Miseria e Nobiltà tra Matelica e Cuba

Questi pensieri sono stati pensati e scritti lo scorso Venerdì sera da me e dal mio amico Sandro Carucci, dopo una bella passeggiata sul corso di Matelica, respirando un po’ Cuba. Buona lettura.

Matelica Encuentro - Piazza E.Mattei
Matelica Encuentro - Piazza E.Mattei
Matelica Encuentro - Piazza Garibaldi
Matelica Encuentro - Piazza Garibaldi
Sampietrini instabili, fontana spenta, transenne e una ricostruzione che va sempre più a rilento. 
Quei tavoli eleganti che sanno di kitch, dietro alle transenne, un gruppo di inghirlettati ad una festa di piazza, fumo negli occhi.
Un banchetto di charme plasticato in una piazza che nel resto dell’anno è deserta, vuota, povera di sentimento, di spirito e di vitalità. 
Un gemellaggio di fumo, fuoco fatuo di una società ormai solo volta all’apparenza. È questa la prima immagine di contrasto che ho notato salendo in quella piazza chiamata col nome di chi oltre 60 fa, fu tra i principali protagonisti del miracolo italiano, la più grande e pragmatica opera di rilancio sociale e di cooperazione internazionale. 
Contrasta, dicevo sotto le impalcature di monumenti perennemente in restauro, questo finto-glamour, pieno di niente ma travestito da tutto. 
Emozioni costruite male, un concerto che inizia a mezzanotte, l’idea di un gemellaggio senza connessione tra culture.
Ma salendo verso il corso, l’aria cambia si fa popolare, gli artigiani locali sono i piccoli scrigni di identità che si mettono in mostra e si mescolano con le musiche e i cibi di Cuba.
Ripenso alla piazza, in cui ritorno indietreggiando di qualche metro. 
Fantastico aggrappandomi alla mia immaginazione, quella di un uomo che ha letto e studiato questa meravigliosa isola chiamata Cuba e che sente di amarla pur col cruccio di non averla mai potuta visitare. 
Faccio viaggiare la mente, fino a pensare: e se tutto fosse stato organizzato nei minimi dettagli a disegnare una cronistoria ben precisa…?! 
Partendo da piazza la Cuba di Batista, dove chi gestiva il potere si ritrovava “spocchiosamante” ad ostentar il proprio benessere, in faccia al popolo, che relegato solo di fuori di certe cerchie, maturava la rivoluzione che non sarebbe tardata a venire…ed eccola! 
Basta fare qualche passo sul corso principale, per allontanare la decadenza classista ed immergersi in quella Cuba che rinasce riscoprendosi allegra, forte della sua ricchezza culturale. 
Pronta a gettarsi e mescolarsi nell’internazionalità che alcuni han da sempre, cercato di negargli. Il tempo scorre all’avanzar dei miei passi; concerti, artisti, vecchi giochi di bambini, sorrisi e, via via, scompaiono anche le esasperazioni di eleganze posticce. 
La passeggiata si fa allegra e coinvolgente, riconosco tra le bancarelle, qualche artigiano e qualche amico. 
Trovo idee interessanti in questo spazio sociale tra Cuba e l’Italia, è lo scambio vero, fatto di semplicità e di costume, ma senza maschere, con i prodotti e i produttori delle due diverse culture a confronto. 
Senza tanti fronzoli, solo genuinità e voglia di condividere le proprie diversità. In questa parte del paese si snoda la fetta più importante dell’evento serale durante l’Encuentro fra l’Havana e Matelica. 
Tra le musiche popolari, vedi identità a confronto, ritrovi il senso di una società che prima sembra immagine e poi si rivela sostanza di argomenti coniugati in prodotti e produttori ben selezionati, insomma la volontà di condividere quel che si è. 
Le due facce di questa passeggiata in un venerdì caldo di inizio luglio mi hanno fatto immergere dentro una storia, che per caso o per volontà, è forse la sintesi della società in cui viviamo; quella dello “status symbol” da una parte, per cui sei per quel che appari, e quella della genuinità e della solidità di chi dimostra di essere quello che è perché porta con sé il suo lavoro, che poi è anche il suo bagaglio culturale, tramandato da generazioni e tradizioni. 
L’importanza di questo evento forse è proprio questa, ci fa capire un po’ come siamo, la sintesi delle classi sociali divise da transenne più mentali che fisiche. 
Da una parte la Miseria e dall’altra la Nobiltà, ma non mi sento di dire dove si trovi esattamente l’una e l’altra, dico solo che ho passato una bella serata con una gran voglia di andare a Cuba.
Matelica - Cuba
Matelica - Cuba
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Osimo Sotterranea, suggestione criptica.

Osimo è una cittadina molto elegante, soprattutto nel suo centro storico dove si dirama una rete fatta di un fascino antico di vicoli ben tenuti, e vie principali aperte e abbastanza popolate. Nel suo cuore identitario si respira ancora una bella atmosfera di paese, dove non è difficile incontrare, tra negozi di brand locali e bar sempre rinnovati, anche qualche villeggiante in visita al borgo ventilato e ricco di monumenti, chiese e mostre d’arte. 

Osimo già a cielo aperto richiama la cultura dell’arte, numerose le mostre a palazzo Campana; in questo periodo ne ho trovata una su Banksy il writer anonimo famoso nel mondo per la sua arte pop contro la globalizzazione (di cui probabilmente è rimasto vittima salvo il suo anonimato), e inoltre, tempo fa un’altra mostra sulla collezione privata di Vittorio Sgarbi. Osimo, in superficie, insegue una dicotomia artistica tra tutela del passato e ricerca nel futuro dell’arte, sempre in evoluzione. 

La cittadina mi è apparsa agli occhi come in un contrasto armonico fra preservare il passato e la propria identità andando avanti verso il futuro.

Se tutto questo appare da fuori in una passeggiata fra i giardini, che consiglio di vedere ed il corso principale, la motivazione credo sia “fondamentale”, cioè legata alle sue “fondamenta”.

Per questo motivo Osimo sotterranea è suggestione criptica. Una rete di grotte, di cui visitabili al pubblico circa il 10%, si intersecano nel sottosuolo della città storica e collegando edifici e monumenti. Una rete di cunicoli interpretati nei secoli in svariati motivi, religiosi, di difesa e nascondiglio dalle guerre e gli attacchi, oppure esoterici, di iniziazione alla massoneria o della “civiltà dei lumi”.

Osimo mantiene scolpiti i suoi simboli tra sacro e profano, nei suoi cunicoli, incisi nella pietra arenaria, in uno schema di orientamento per non rimanere intrappolati nel labirinto buio e freddo delle grotte. 13 gradi costanti, per cui si consiglia una maglia anche in estate, poi il resto va da se e diviene un trasporto indietro nel tempo, da oltre 2000 anni fa, quando fu battezzata dai romani “Auximum” e anche più indietro nell’era archeologica, con il popolo dei Piceni e le prime caverne, probabilmente scavate da popolazioni provenienti dall’attuale zona del Lazio, (infatti anche Orte ed altri paesi hanno zone sotterranee molto simili e, scavate nel tufo). Il racconto delle guide di Osimoturismo gestite da Asso Osimo e soprattutto la competenza di Simona Palombarani è davvero meritevole perché coinvolgente, ed evidenzia, una passione nella ricerca dei simbolismi storici scolpiti nel sotterraneo.

Mi hanno colpito molto anche gli ingressi alle grotte, da quella del Cantinone sotto la chiesa di San Giuseppe da Copertino, la cui entrata è attraverso il mercato coperto delle erbe, e qui si ha il primo contrasto tra il vociare colorato della gente ed il silenzio cupo della grotta. Una sensazione più esoterica, invece, si respira entrando nella grotta di Piazza Dante, passando dalle cantine di Palazzo Fregonara Gallo, dove l’ingresso è quasi nascosto da due cisterne per il vino in cemento, addirittura dei primi del ‘900. Da ultimo, Grotta Riccioni che ha un percorso al suo interno molto interessante soprattutto per la simbologia templare che custodisce, ma in questo caso lo stacco al suo ingresso è dato dalla simpatica porta a serranda del locale d’ingresso che probabilmente ospitava fino a qualche anno fa una bottega artigiana. 

Osimo Sotterranea è una rete di storia fissata sulle fondamenta del paese, ha la capacità rigenerante del silenzio, un luogo senza spazio e senza tempo, un labirinto buio e silenzioso che è utile a raccogliere i sentimenti, fare proprie le suggestioni che si percepiscono visitandola. Forse è proprio per questo motivo, silenzioso e riflessivo, che sono state ultimamente meta d’ispirazione per musicisti d’oltreoceano e scrittori di “romanzi noir”. Insomma le grotte sotterranee di Osimo sono da visitare, perché oltre a scoprire ambienti storici davvero affascinanti, c’è il caso, che possa essere utile anche a ritrovar se stessi.

Info e contatti: Osimoturismo.it – AssoOsimo

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Mi son guardato vecchio

Mi sono guardato vecchio.

Il mio riflesso da vecchio, di fronte ad uno specchio.

Ho visto rughe che ancora non erano cresciute. 

Ho voluto vedere la mia faccia da scemo 

quando sarei dovuto essere più saggio.

Mi sono guardato vecchio, veramente, 

e anche senza nostalgia, evidentemente.

Ho riflesso quella immagine sorniona, 

emozionata e malinconica dietro la porta 

celata in uno specchio della mente.

Una porta che sbatte, una donna che urla 

ma era solo il mio amare incompetente. 

Ho visto me stesso in una tavola rotonda, 

dove si era tutti uguali anche se diversi, 

ma con gli stessi ideali dati per persi.

Sarò un incubo o una speranza, 

diverrò una canzone o un’esequia, 

forse, uno scenario lugubre o divertente? 

Domande interessanti, ma io ero diventato vecchio. 

Punti interrogativi, negoziazioni facili, speranze malinconiche, 

sentimenti messi dentro ad una favola reale 

che ci fa esseri pensanti.

Sono tornato a respirare la primavera sorridente, 

senza ripensare più di tanto al tempo che passa.

Ero tornato al presente, qui ora e per sempre.

Io in montagna non sono ancora tanto vecchio. :D
Io in montagna non sono ancora tanto vecchio. 😀
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Visso in Rinascita

L’altro giorno è stata inaugurata la struttura “NeroGiardini” e “CariVerona” a Visso e questa è una bella notizia. Un gesto di solidarietà da parte di un imprenditore marchigiano che si è sentito in dovere di aiutare contribuendo a far rinascere un gruppo di artigiani e commercianti, un bel gesto, il secondo a Visso dopo i fatti del sisma 2016, perché una cosa simile denominata “La compagnia dei maestri artigiani” (link al sito) fu fatta costruire qualche mese fa dal gruppo Loro Piana insieme ad una cordata di 34 aziende. Giorgio un maestro norcino acclamato in Italia, ha ritrovato provvisoriamente la sua casa e la sua bottega, dopo un anno passato in  trasferta a Matelica (link al racconto) infatti, è tornato a far salumi nella sua Visso.

Una panoramica delle "strutture gemelle" inaugurate a Visso.
Una panoramica delle "strutture gemelle" inaugurate a Visso.

Per un territorio martoriato dal terremoto che si è portato dietro, oltre allo sciame sismico, anche uno sciame di burocrazia, sciacallaggi più o meno evidenti, il conseguente spopolamento, la depressione delle persone, in molti casi, l’abbandono forzato di questi luoghi, le due strutture oggi sono evidentemente il segno di una ripresa lenta, ma che ridà per lo meno un tetto ed una dignità a tutte quelle botteghe artigianali e commerciali che fino a pochi giorni fa stavano ancora dentro sedi provvisorie, furgoncini attrezzati come quello di Ambra e Stefano che conosco e di cui ho parlato (link al pezzo) e quello di Giuseppe Tarragoni un artista dei salumi insieme a sua moglie che ancora sognano la loro bottega prossima a via del Bargello, nel centro storico di Visso ancora e per molto, zona rossa.

L’inaugurazione è avvenuta domenica mattina, per caso o per volontà, è stata anche la domenica delle Palme. Motivi di Rinascita, voglia di restare per far tornare a vivere questi luoghi, farli ricrescere, nonostante tutto e nonostante un sistema di obblighi e vincoli spesso in eccessiva contraddizione fra loro.

L'ortolano dei Sibillini nella nuova struttura "NeroGiardini" di Visso.
L'ortolano dei Sibillini nella nuova struttura "NeroGiardini" di Visso.

Questa “Domenica delle Palme” per me è stata significativa. Ho potuto notare negli occhi della gente una contentezza spontanea, la volontà di tornare a sognare e crederci ancora in quelle radici da cui provengono.

Un albero pieno di fiocchi, di ovetti e di colori sovrasta il prato che sta crescendo fra le due “strutture gemelle” appena inaugurate e che sono state donate per l’esattezza, una da “NeroGiardini” e l’altra da “CariVerona”,  si percepisce il richiamo alla pace, alla coesione, ed anche un rinnovato senso di fratellanza di cui oggi se ne sente quanto mai il bisogno. Il senso della Pasqua, della Primavera, della Rinascita.

Se andrete a visitare queste nuove botteghe di Visso, non aspettatevi un classico “centro commerciale”, perché non troverete alcun sorriso obbligato, ma respirerete una felicità genuina, come quella che ho annusato domenica, semplice e ruvida di chi fa le cose con il cuore e di certo non guarda molto l’apparenza. Il risultato si vede nei prodotti offerti e nei rapporti che divengono sinceri per forza di cose.

Andateci a Visso a fare un giro fuori porta che fa più bene a voi che a loro.

Il Bancone recuperato da Giuseppe Tarragoni e sua moglie della "Salumeria Pettacci" con a prima vista il "Fiore di Finocchio" nella nuova struttura "CariVerona" a Visso.
Il Bancone recuperato da Giuseppe Tarragoni e sua moglie della "Salumeria Pettacci" con a prima vista il "Fiore di Finocchio" nella nuova struttura "CariVerona" a Visso.

Anche se non entrerete più dentro quel paesino grazioso e fiabesco perché è ancora zona rossa, troverete lo stesso la spontaneità genuina di chi lentamente torna a far rivivere questi luoghi. Vedrete un territorio fatto di artigiani, oggi, dislocati ancora fuori dal centro storico ma pieni di storie e di identità da condividere. Gente ruvida ma di parola, con la voglia di tornare ad essere se stessi, con la nostalgia di quel borgo, certo, ma in tutti quanti, la costanza nel voler ricominciare, che oggi è ancora più forte di prima.  

Prima della "Zona Rossa" a Visso.
Prima della "Zona Rossa" a Visso.
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Dolce, Suono, Ideale

Dentro il borghetto di Piane, la frazione di Matelica, appena uscito dalla bottega di Moreno e, su suo consiglio, esco e mi reco verso una casa a pochi metri, trovo un piccolo cancello in legno con un’insegna dove c’è scritto GrooveMaster, alcuni vasi e altri piccoli oggetti sobri, ma che comunicano in maniera inconfondibile che dietro quel cancello ci abita un artista.


Suono e poco dopo si affaccia dalla finestra Roberto, che subito con un sorriso davvero spontaneo e sornione, mi dice di entrare perché con piacere vorrebbe raccontarmi la sua storia, che poi scopro essere il suo sogno di sempre e la sua passione.


Lui dal 1995 suona, ripara e sistema bassi elettrici e mi confida che da tantissimo tempo aveva l’idea e la volontà di farli da zero, iniziare dal pezzo di legno grezzo fino a realizzare lo strumento finito, creando una sua linea, che si potesse distinguersi dai soliti cloni che si trovano in commercio.

Ingresso della Casa/Bottega di Roberto Dolce
Ingresso della Casa/Bottega di Roberto Dolce
Curve sinuose dei pezzi in attesa di assemblaggio
Curve sinuose dei pezzi in attesa di assemblaggio

Dentro la sua piccola stanza, tra i disegni e gli strumenti da lavoro, intravedo le forme di alcuni dei pezzi che crea. Gli elementi completi, soprattutto, descrivono la sua mano inconfondibile, quella di un artista che si fa artigiano per cercare di avvicinarsi il può possibile alla sua visione dello strumento perfetto, quasi “ideale”.


In effetti da qualche anno ci riesce benissimo a creare bassi elettrici professionali di altissimo pregio, tanto che la voce di stima come Liutaio si è già sparsa in Italia, anche se, per rispetto e stima degli altri grandi Maestri Liutai italiani, lui ama definirsi più semplicemente “artigiano della musica”.

Un disegno di Basso Elettrico firmato Roberto Dolce.
Un basso da completare dove Roberto ha intarsiato 3 cerchietti a simboleggiare il tricolore italiano e vero Made in Italy

Non conoscevo molto bene Roberto, ma posso dire davvero che la visita del suo laboratorio mi ha stupito sul serio.
I bassi sono composti da diversi tipi di legno che conferiscono linee eleganti e particolari. Tutti sono veri e propri capolavori costruiti completamente a mano, alcuni costruiti sul legno pieno, mentre altri, addirittura con le camere tonali che definiscono al meglio il suono che si vuole ottenere dallo strumento diminuendo, allo stesso tempo, il peso che grava sulle spalle del musicista ed è valore aggiunto e soprattutto un elemento che caratterizza l’alta manualità dell’artista che li produce. Gli strumenti che Roberto costruisce variano dai classici 4 corde a bassi senza tasti fino a “mostri” pluricorda e multiscala fino a 7/9 corde. Ho avuto la possibilità anche di vedere un personale tendicorda in alluminio aeronautico ed ottone che sta ultimando per rendere del tutto unici i modelli del suo brand GrooveMaster.

Tendicorda prototipo progettato e realizzato da Roberto.
Tendicorda prototipo progettato e realizzato da Roberto.
Basso in costruzione con le camere tonali, assemblato con diversi tipi di legno che danno un aspetto ed una eleganza unica allo strumento.
Basso in costruzione con le camere tonali, assemblato con diversi tipi di legno che danno un aspetto ed una eleganza unica allo strumento.

Dalle parole di Roberto si percepisce la passione con cui produce questi strumenti, l’amore incondizionato per la musica è certamente l’elemento primario che rende attraenti i suoi strumenti a musicisti affermati che hanno segnato parti importanti della storia musicale italiana suonata dal vivo degli ultimi 40 anni come il bassista della PFM Patrick Djivas, che da indiscrezioni dell’ultimo momento, sembra suonerà con lo strumento che Roberto ha costruito x lui alla chiusura del tour attuale della PFM

Dentro la casa bottega di Roberto si avverte palese l’animo swing, la sua passione per l’arte della musica profuma l’atmosfera di Rock anche senza il giradischi acceso.

Roberto Dolce e una sua creazione "GrooveMaster"
Roberto Dolce e una sua creazione "GrooveMaster"
Un basso che inizia a prendere forma.
Un basso che inizia a prendere forma.

Roberto seleziona i legni per i suoi bassi in maniera maniacale, utilizza Ebano, Sequoia, mogano,Acero,e per quanto riguarda le parti elettroniche si affida a fidati partner artigiani italiani,sempre x mantenere quanto più possibile lo strumento altamente esclusivo.

Insomma Roberto Dolce per me è stata una grande bella scoperta, orgoglio marchigiano e di “Made in Italy” reale. 

Inoltre posso dire che Piane è uno di quei borghi che non ti aspetti, una bella boccata d’aria, di natura e di arte ai piedi del monte San Vicino.

Modelli completi o in via di completamento
Modelli completi o in via di completamento
Particolare di un basso pronto per essere suonato.
Particolare di un basso pronto per essere suonato.

Maggiori informazioni sul sito internet GrooveMasterlab

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Mobilità sostenibile ed elegante

C’è una frazione vicino casa mia che mi ha stupito molto. Si chiama Piane.
Fino a poco tempo fa la consideravo poco più di un incrocio con una chiesetta utilizzata giusto per qualche cerimonia religiosa oppure per qualche festa. 
Invece il piccolo borgo, nonostante gli effetti evidenti provocati dallo spopolamento, palazzi antichi lasciati come rovine di un tempo che fu, un vecchio ufficio postale ancora aperto ma con turni ridotti, ospita al suo interno alcuni spunti per una piccola visita fuori porta con qualche bella sorpresa inaspettata.
Il cartello che indica la graziosa frazione Piane di Matelica.
Il cartello che indica la graziosa frazione Piane di Matelica.
Una bicicletta speciale che luccica sul prato.
Una bicicletta speciale che luccica sul prato.
Come esempio di contrasto tra antico e moderno, proprio nel mezzo del borghetto, c’è un artigiano delle biciclette, uno di quelli che ci sanno fare con le mani per davvero. 
 
Moreno Mosciatti è un esperto di moto custom e, una decina di anni fa si è inventato un lavoro davvero originale che ha una notevole caratterizzazione artistica: la creazione di biciclette sul modello delle mitiche moto americane. 
 
Questo è uno di quei mestieri davvero originali. Certamente l’idea e lo spunto principale rievoca il mito delle moto americane, la visione di queste biciclette ci riporta senza dubbio con la mente oltre oceano, richiamano il sogno americano. 
Tuttavia proprio qui dentro questa frazione di poche anime, nel pieno cuore dell’italia centrale, in mezzo a colline sinuose di verde e di vigne, c’è un artista del ferro che non ti aspetti, uno che con stile, classe e rispetto per l’ambiente, crea vere e proprie opere d’arte. 
Lavoro di mani saldature e sapienza.
Lavoro di mani saldature e sapienza.
Moreno Mosciatti a lavoro
Moreno Mosciatti a lavoro

Moreno forgia interamente a mano i telai delle sue biciclette e le dota di un’innovazione da lui creata e brevettata; il serbatoio che ospita il vano per l’impianto elettrico e la batteria per la pedalata assistita, donando stile ed unicità ad ogni modello che può, anzi deve, rimanere unico.

Un lavoro che parte quasi interamente da zero con il modellamento del telaio, fino alla messa in strada di veri e propri capolavori di eleganza che a mio parere possono donare un grande valore aggiunto al concetto stesso della mobilità sostenibile, che oggi rappresenta un aspetto di grande importanza ed interesse.
 

Dal suo laboratorio artigiano escono fuori dei veri e propri pezzi unici e di valore artistico richiesti anche all’estero, tutti ovviamente marchiati More Cycles (link al sito).

Moreno Mosciatti e le sue More Cycles rappresentano un bel valore aggiunto a questi luoghi e potrebbero dare anche un servizio davvero importante di mobilità sostenibile. Sarebbe bello un giorno poter tornare a vivere queste campagne e riscoprirle viaggiando, magari proprio in sella a queste eccezionali biciclette elettriche, frutto dell’amore e della manualità di un artigiano ingegnoso e competente come lui.

Il viaggio fuori porta a Piane di Matelica non finisce qui, ma di questo ne parlerò sul prossimo pezzo…. Stay Tuned.

Il "particolare" di una forcella molto particolare
Il "particolare" di una forcella molto particolare
Il posteriore di una bicicletta ed il logo More Cycles.
Il posteriore di una bicicletta ed il logo More Cycles.
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Inseguire la Felicità

Oggi è la giornata mondiale della felicità. Proclamata dall’Onu nel 2012, questo giorno non cade a caso proprio il 20 marzo durante l’equinozio di Primavera.

Voglio dedicare due righe alla felicità perché la diamo troppo spesso per scontata ma in realtà non lo è affatto.

Ci sono guerre nel mondo praticate dall’ipocrisia, ci sono falsi miti, vengono sconfitti gli ideali dalle logiche della convenienza, sembra che per vivere bene oggi bisogna essere solamente furfanti, ladri, delinquenti e comunque mai se stessi.

Se cerchi la parola felicità su google come primo risultato in assoluto viene fuori il brano di Albano, proprio lui che la cantava la felicità, è stato messo al bando dall’Ucraina come personaggio non gradito. Al di là del contenuto di questa notizia, dove non voglio entrar nel merito, visto il risalto mediatico ed il gossip che ha avuto, quello che stride, a mio avviso è che oggi sembriamo essere messi da parte se ci operiamo anche solo a cercare di essere felici.

Sembra che tutto debba incardinarsi in regole precise, dentro un marketing della vita che ci sdoppia col nostro apparire, per cui diviene sempre più difficile tornare ad essere se stessi.

L’oggi convertito nell’apparenza ad ogni costo, senza cercare nemmeno più di essere quello che siamo, con i difetti, gli errori e magari qualche virtù. 

Catalogare è la parola d’ordine, sorridere sempre, fare finta di essere allegri, gioiosi, tenaci, mentre essere autentici non è una voce in catalogo e questo per me non va bene.

Felicità. I primi tulipani in terrazzo
Felicità. I primi tulipani in terrazzo

C’è tanta rassegnazione in giro, nonostante la tecnologia che avanza, noi uomini sembriamo avere sempre più paura. 

Forse l’interconnessione nevrotica che c’è nel mondo genera cortocircuiti strani che ci fanno vedere solo il peggio di quello che siamo, ma sono sicuro, che in fondo, questa proiezione alla fine sia solo fittizia che la vita non sia poi così come siamo portati a credere, piena di stress, di ansie e falsi sorrisi, perché se ci pensiamo bene, siamo noi a impacchettarcela così il più delle volte.

Ci fanno credere che gli obblighi siano indispensabili per vivere meglio, senza considerare quali sono invece i risultati positivi delle azioni che facciamo ogni giorno. Così siamo pronti a vivere per girare sempre inconsapevoli dentro la stessa ruota manco fossimo criceti. Chi cerca attimi di libertà magari nelle piccole cose, quelle che trovi dentro un sorriso sincero, un abbraccio sentito, viene additato come una specie di outsider, uno fuori luogo, uno da emarginare, al massimo “un fannullone” citando De Andrè.

Invece sapete cosa penso? La felicità è l’unica azione di ricerca individuale per cui vale la pena vivere, magari anche solo per avvicinarla e chissà forse raggiungerla, non esistono ricette di mercato, filantropi o santoni, in questa ricerca ci siamo solo noi stessi.

Cercare di fare il minor male possibile, il rispetto verso il prossimo, la franchezza e la gratitudine sincera forse sono l’unico motivo per essere davvero se stessi e sorridere alla vita.

Smettere di lasciarsi invasare da frivolezze inutili è il modo per vivere degnamente. Smettiamo di correre senza motivo tornando ad essere autentici e meno di plastica prima che sia troppo tardi per tentare di essere felici.

P.s. Scrissi un altro articolo su questo argomento tempo fa, ecco il link.

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…smettiamo di correre senza motivo!

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