Amatrice, Accumoli, Arquata pezzi d’talia da ricostruire

la torre di Amatrice ed il suo corso. foto ott. 2015

la torre di Amatrice ed il suo corso. foto ott. 2015, così nei miei ricordi.



“Oh la cipolla non ce va!”

Così in una giornata come tante ogni amatriciano fiero della sua ricetta, sua perché ogni cittadino si sente figlio e padrone del suo paese, dei suoi vezzi e dei suoi bijou, regala un ‘dettaglio’ che rende un sapore unico al mondo.

Amatriciana e Griscia

Amatriciana e Griscia

A me forestiero come tanti, mi spiega che l’Amatriciana è quella con spaghetti pomodoro e guanciale…semplice ed unica ricetta come unica la terra da cui proviene ed i suoi abitanti.

Con la schiettezza della naturale volontà di sentirsi parte di una comunità radicata in modo naturale nelle proprie tradizioni. In questi luoghi il brand è un puzzle costruito senza grandi strategie di comunicazione da eccellenze territoriali che ne riflettono anche storia e cultura. A Grisciano, una frazione di Accumoli (che non so come sia ridotta oggi) grazie alla cultura dei pastori che l’hanno propagandato con la transumanza, prende il nome un altro grande piatto dell’italianità nel mondo, la ‘Griscia’ o Amatriciana bianca.

Amatrice…amatriciana… Griscia… Grisciano…ora non possono essere… “…paesi che non ci sono più!”

Perché insieme all’urlo accorato dei sindaci per il terremoto di questa notte, crollano pezzi di una identità italiana, si sbriciolano i sentimenti di tradizioni umane centenarie oltre alle case e ai monumenti.

È sconforto, per qualcosa che difficilmente puoi prevenire, per quei pezzi della storia d’italia che dovrebbero essere valorizzati e resi sempre più accoglienti, non solo per i pretesti gastronomici ma soprattutto per la straordinaria unicità del paesaggio, in perfetto equilibrio tra natura e arte.

L'Annunciazione - chiesa di Sant'Agostino

L’Annunciazione – chiesa di Sant’Agostino

Invece crollano sotto le scosse telluriche dei soliti parrucconi in chermesse il giorno dopo la catastrofe, statue di cera che si accorgono che queste piccole comunità locali sono scrigno di valori centrali della identità italiana solo quando cadono, insieme ai pianti accorati delle comunità locali, amministratori compresi, che sempre hanno chiamato attenzioni mai ricevute prima. Ci si attiva per l’emergenza, mentre cadono pezzi di storia per cui si è fatto sempre poco quando si sarebbe potuto. Con Amatrice cade non solo un simbolo culinario come l’amatriciana, ma si rischia di far passare l’idea assurda che queste zone non siano sicure da abitare.

Invece queste comunità, per senso di appartenenza ad un’unicità di paesaggio, artistico e culturale, DEVONO essere ricostruite più belle e solide di prima. Questo evento più degli altri passati, dovrà essere un motivo di slancio per ricordare che la bellezza italiana è unica e, in quanto tale, inestimabile, va tutelata e, se occorre, ricostituita tale e quale, ma più solida di prima e da subito. Perché la tutela e la valorizzazione del paesaggio scavalca ogni logica di potere economico.

Ricostruire immediatamente Amatrice, Accumoli e Arquata vuol dire ricostruire una parte essenziale della bellezza identitaria italiana, non solo gastronomica ma di modello sociale, genuino e identitario, che si avvera nella consistenza pratica delle genti che qui abitano. Importante, non da ultimo, la varietà straordinaria delle particolarità storico artistiche di questi luoghi.

Per quel che vale, il mio pensiero è un abbraccio sincero con l’augurio di tornare ad essere di nuovo la straordinaria comunità di persone che siete stati fino ad oggi.

Paesi che ci sono e rimarranno sempre, meritando il rispetto dovuto per essere autentici custodi d’importanti identità.

Boville Ernica … altro che il paese dei buoi!

Facciata della chiesa di San Michele Arcangelo e la piazza

Facciata della chiesa di San Michele Arcangelo e la piazza

Una bella scoperta della ciociaria.

Boville Ernica, veduta del paese

Boville Ernica, veduta del paese

 

Un paese con poco meno di 9000 abitanti, tra Frosinone e Cassino, dentro la Ciociaria.
Un posto di quelli che raccontano l’italia nascosta, ma sicuramente la più vera.

Boville (dal latino “Bovis Villae”, “cittadina del dio bove”) è il nome che il paese acquisì nei primi del novecento, prima era chiamata Bauco.

Boville a mio avviso, passeggiado sui vicoli di sampietrini dove si affacciano le insegne retrò e ben messe dei non tanti locali del centro storico, richiama alla mente, quei paesi bohemien, non solo per il nome che suona come un francesismo, ma per quella certa aria di calma ed eleganza che le mura riescono a trattenere.

Mosaico di Giotto

Mosaico di Giotto

Scoprendola infatti la cittadina mostra una sorta di eleganza genuina, la piazza è particolare e tiene affiancate due forme di chiese, di cui una oggi ospita, nella facciata, il monumento ai caduti della grande guerra e l’altra, è la chiesa di Michele Arcangelo. Poco lontano merita assolutamente una visita la chiesa di San Pietro Ispano con la bella cappella Simoncelli dove si trova addirittura un mosaico che raffigura un mezzo busto di angelo eseguito da Giotto.

Tornando nella piazzetta centrale del paese, all’ombra dei campanili, ad angolo con l’imbocco della via per il Comune, c’è la bottega di alta sartoria di Roberto Cervoni.

Un artigiano che merita veramente di essere raccontato per la grande accuratezza che opera nel confezionare le sue creazioni su misura prevalentemente da uomo.

Cervoni con un capo appena realizzato, dove ho lasciato gli occhi

Cervoni con un capo appena realizzato, dove ho lasciato gli occhi

Una bottega di alta scuola sartoriale, must di eleganza immersa nel centro della catena dei monti Ernici. I tanti passaggi per creare un prodotto di alta scuola artigianale, che vede committenze di altissimo profilo, ma per motivi di privacy non posso elencarle.

Molto interessante e non eccessiva anche la proposta gastronomica del territorio, dove non mancano riferimenti culinari propri della Ciociaria; merita una citazione particolare l’olio extravergine di oliva che qui si produce, Boville infatti, fa parte dell’associazione nazionale “Città dell’olio“. Vino interessante è il “Cesanese del Piglio”.
Insomma Boville Ernica è sicuramente una bella scoperta ed una tappa immancabile in un viaggio dentro la Ciociaria, oltre ad essere anche “Uno dei Borghi più belli d’Italia”
Luogo inaspettato e senza dubbio piacevole, dove si respira ancora il vento di un’Italia calma che viaggia ancora, e per fortuna, al ritmo delle sue stagioni.

p.s. ringrazio di cuore il vice Sindaco Antony Astolfi per aver contribuito con interessanti informazioni e con alcune foto.

Informazoni:

Comune, Pro Loco

Le Olimpiadi e la globalizzazione

Acqua verde piscina tuffi - fonte internet- olimpiadi

Acqua verde piscina tuffi alle olimpiadi – fonte internet

Un fil rouge anti identitario che attraversa il pianeta?

Le olimpiadi di un Paese che cerca di rincorrere il cosiddetto “primo Mondo”.

Come se il pianeta possa essere suddiviso in sottoinsiemi, per giunta, tutti uguali.

Nel 2009 dalle notizie dei giornali lo passavano come un sogno da raggiungere, oggi il Brasile, mentre gli italiani superano le 200 medaglie e i filippini diventano simpatici a tutti per i loro tuffi clamorosamente sbagliati, sta attraversando un periodo di crisi identitaria e politica molto forte. Da una parte la bellezza di Rio, rinnovata in gran parte per l’evento sportivo, e dall’altra una crisi politico-economica grandissima, dove chi alla fine ci rimette sono sempre le classi più povere. Da una parte gli sfarzi dei giochi olimpici, dall’altra le favelas povere e l’impeachment di Dilma Rousseff per cui il senato sembra aver votato a favore proprio in queste ore (notizia riportata qui dall’ANSA). Inoltre a febbraio per costruire il villaggio olimpico, è stata distrutta anche una casa della religione spirituale anche centro di integrazione degli afro-brasiliani dove opera Heloisa Helena Costa Berto, ma questo ovviamente, non ha fatto scalpore fra i media globali.

Uno stato di incertezza dopo una dominazione di oltre 13 anni del PT (Partito dei Lavoratori) che tuttavia sembra avere moltissime assonanze con il PD nostrano.

La polarizzazione della politica in queste Olimpiadi della globalizzazione, per cui ogni parte del mondo ha un suo centro destra e un suo centro sinistra che alla fine dicono e fanno le stesse cose e sembrano voler deviare il dibattito dalle esigenze reali della società.

Ma l’analisi delle congruenze politiche le lascio agli analisti della partitocrazia.

Quello che vorrei cercare di capire, o meglio, analizzare in queste righe è come mai, in ogni parte del mondo oggi ci sia questa voglia di generare incertezza. Il Brasile che fino a poco tempo fa non temeva attentati terroristici oggi si dice che rischiano, magari solo per via dei giochi, fatto sta che i media hanno iniziato la propaganda per la sicurezza, allora per logica viene da pensare che più i vari Paesi tentano di avvicinarsi al “modello economico globale”  (utopicamente? mi chiedo a questo punto) più accadono cose che disegnano, limitazioni delle libertà e crisi sempre più forti nelle classi più deboli.

Più ci si avvicina all’occidente, più la popolazione diviene sofferente, si tendono ad appiattire le diversità fra i popoli a favore di una economia che porta ad essere incredibilmente tutti uguali; “dove non è riuscito il fascismo o i governi totalitari, sta riuscendo benissimo la civiltà dei consumi” – diceva Pasolini. In sostanza si sta tutti a cercare i Pokemon dietro qualche vicolo.

Si va tutti al supermarket dove troviamo i prodotti globali, perdendo clamorosamente le identità territoriali.

Chissà se i produttori del formaggio di Minas (Quejio de Minas descritto bene qui, guarda caso sul sito di “Terra Madre” ultimo baluardo reale della tutela delle identità) stanno risentendo di questa arrampicata, non priva di impeachment, verso il mondo occidentale. Chiaramente non sarebbe giusto paragonare il Brasile all’Italia soprattutto perché diversi i territori e gli spazi antropizzati perché diversi sono semplicemente differenti i territori. Per questo motivo però mi chiedo, come mai da un punto di vista sociale ci sono tutti questi aspetti comuni? Come mai sembra che nonostante non paragonabili i due Paesi dovrebbero avere esigenze similari? Saranno mica imposte queste esigenze? A dire che tutto il mondo è paese, si rischia di cadere nel qualunquismo ma altrimenti si stagna nel globalizzante, cosa è meglio fra le due opzioni?

Correre all’impazzata verso una guerra persa in partenza.

Verso la frenesia assoluta dell’essere conformi alla tendenza globale (ho scoperto casualmente che anche i Brasile oggi è divenuto di moda aprire birrerie artigianali) Una guerra costruita nell’illusione di amalgamare tutto in un unico contenitore dominante, dove non ci sono, perché semplicemente non permesse, non si sa da chi, non credo nemmeno più tanto al fatto che questo sia voluto dalle grandi organizzazioni finanziarie, anzi a rifletterci, forse tutto è voluto semplicemente dallo spettro cretino di una società ipocrita, che si batte per idee non proprie, e non sto a farne esempi, ma estremamente superficiale e menefreghista se non addirittura discriminante verso la tutela delle differenze identitarie fra popoli o regioni nei vari Paesi. Allora mi piace pensare che quell’acqua della piscina tuffi, che dicono sia diventata verde per un problema ai filtri, alla fine ci fa riflettere sul fatto che siamo tutti diversi e non solo alle olimpiadi.

Vorrei ringraziare per questo pezzo, la mia amica Camille Relvas che vive e insegna in Brasile. Anzi mi scuso già da ora con lei se non ho messo tutte le informazioni che mi ha dato.

 

Casalvieri dentro la valle di Comino

Una parte d’Italia reale, senza mistificazioni, che canta in faccia alla crisi!

Casalvieri, tra panorami e genuinità

Casalvieri, tra panorami e genuinità

Accade a Casalvieri che, per caso, rimani assuefatto da sensazioni d’Italia vera, quella che si porta dietro ancora la genuinità dello stare insieme, in una zona d’Italia affascinante per quanto poco conosciuta in provincia di Frosinone.

Sono modi di essere ancora poco condizionati dall’accelerata utopia del modernismo.
Quasi per caso, leggo le affermazioni del Papa relative al fatto che questa non sia una guerra di religione, bensì di interessi, perché tutte le religioni aspirano alla pace.
Pace in terra agli uomini di buona volontà, insomma quelli che gli si sono addossati contro con la buona volontà di dire che è necessaria per l’occidente bulimico, una via di distrazione coloniale. La finanza non regge più l’utopia inumana del debito che ci fa schizzare tutti come pazzi incontrollati.

Notturna, campanile

Notturna, campanile

Quindi il Papa cosa dice? Mica la può dire una cosa così. Rischia di smascherare un sistema che è al collasso, poi banchieri e compagnia bella… le lobby che controllano gli stati; come si coprirebbe tutto questo? Non può arrivare il Papa e far cadere tutto ‘sto bel castello di carte! Allora via a rincarare la dose, i vassalli della propaganda per il nuovo schiavismo, i media rampanti con la bella illusione del liberismo dentro le nostre gabbie di cristallo, iniettano dosi nuove di odio, paura, controllo e, limitazioni delle libertà personali. Il popolino appare consolato perché sembra stare al sicuro, chiuso dentro il proprio recinto insieme al mangime del consumismo. Personalmente credo sempre valide le parole di Franklin, “Un popolo che rinuncia alla libertà per la sicurezza non le merita entrambi !”

Ma a Casalvieri stasera c’è gospel, in questa zona della valle di Comino c’è musica in entrambi i locali del centro storico, un territorio in crisi come tutto il frusinate, forse però fatto di gente abituata agli alti e bassi dell’economia e del potere, per una ragione storica, che li ha costretti al brigantaggio o ad emigrare fino a divenire grandi in America, quindi nonostante tutto qui, stasera è festa, perché d’estate chi può, al suo paese ci ritorna.

Nessuna ricorrenza, solo una bella serata. Marisa e Linda del ristorante “da Alessio” accolgono con la passione di chi ha il sorriso vero e sincero, stampato negli occhi, gli ospiti e quelli di passaggio per Casalvieri, come me (hanno belle camere), che di questi territori inizio a capirne, ora, l’essenza.

La piazza e l'osteria

La piazza e l’osteria

Un bel posto, dal balcone un panorama della valle di Comino che è uno spettacolo per gli occhi e la mente. La cucina genuina e raffinata, buonissimi i primi piatti e collegamenti alla tradizione culinaria del frusinate, con evidenti contaminazioni anche calabresi. Il tutto messo in equilibrio con un tocco di sapienza creativa che contraddistingue i professionisti. Un tuffo nella vita reale di chi sembra aver capito che “essere” sia meglio di “apparire”. Il mio augurio è che continuino sempre ad Essere … cosi come sono!

Per dovere di cronaca merita una citazione anche l’Osteria del tempo perso che si pone come un punto di esportazione dell’identità territoriale con il loro format esportato addirittura ad Edimburgo e Glasgow.

Info utili: Comune

www.ristorantedaalessio.it

Osteria del tempo perso

Affiliamo …gusto identitario ad Affile

Affile, la piazza

Affile, la piazza

Nella cittadina del primo miracolo di San Benedetto, un esempio di valorizzazione delle identità territoriali quindi “Affiliamo il gusto”!

In questo periodo di insicurezze, di attentati, di paure, di golpe probabilmente fasulli, di crisi finanziarie più o meno pilotate da lobby e potentati.

In questo periodo in cui, nonostante tutto, corriamo a cercare un Pokemon, dove la forma di come apparire diviene fondamentale a discapito della sostanza di come essere che, oramai, conta quasi zero.

In questo momento in cui tutte le forme sociali sembrano divenire liquide, ad uso e consumo dell’opportunità creatasi al momento.

In questo calderone instabile dove sembriamo essere immersi tutti inconsapevolmente, c’è ancora chi cerca di ancorarsi a qualcosa di reale, di sedimentato nel territorio, chi vuol sottolineare che essere consapevoli di avere una coscienza identitaria, sostanzia la forma evolutiva del nostro pensiero “globalizzato male”, migliora il nostro essere, offre spunti creativi e, fissa un punto fermo di tutela delle differenze identitarie, assolutamente non razziali, diversità che rendono vera, reale, effervescente e consistente, la volontà di scoprire e condividere i tratti molteplici di chi trasferisce, rinnovandoli, tali argomenti che altrimenti, andrebbero persi.

Ecco che allora gli esempi più interessanti provengono dai piccoli paesi, dove sicuramente gli scrigni di coscienza identitaria rimangono tali, contro tutto e, nonostante tutto.

Ad Affile accade che, uno dei primi vitigni autoctoni riconosciuti con la Denominazione di Origine Controllata, il Cesanese di Affile, sia stato rimesso in produzione circa una quindicina di anni fa da alcune cantine nate con la volontà di dar spazio oggettivo ad un’identità territoriale, che si mostrava con la volontà di riaffacciarsi per ristabilire un equilibrio di differenze più o meno sostanziali.

Allora non poteva essere più azzeccato il gioco di parole che tramuta in verbo il nome di una bella cittadina nella provincia di Roma, Affile dove si “affilano” le armi giuste, cioè quelle della conoscenza e del gusto. Proprio in quella terra di miracoli benedettini e di tradizioni identitarie, un messaggio teso a condividere e preservare la cultura locale in un bel confronto tra le identità italiane.

Un sabato all’insegna della riscoperta di pezzi di cultura enologica e gastronomica, un momento per arricchire la conoscenza di alcune eccellenze italiane.

L’evento si tiene nella giornata di domani, Sabato 23 luglio 2016

Info: Comune di Affile, pagina facebook di “Affilando il Gusto”

Manifesto

Manifesto

Meravigliarsi ancora…

Io piccolo- meravigliarsi

Io piccolo

E’ molto raro che parlo di cose personali in questo blog, tanto meno del mio passato… sta volta, però riguardando questa foto, ho fatto un eccezione.

 

A volte accade che cerco ancora di rimanere bambino, accade che quel pallone colorato ogni tanto lo andrei a riprendere, era enorme, mi dava il senso della primavera.

Si perché durante i primi caldi, ricordo che iniziavo a giocarci da solo, sul terrazzo, sul cortile di casa oppure in mezzo ai vicoli che avevano il profumo di fresco sui muri ancora umidi di pioggia appena passata.

Ricordo il sambuco ed il pino che mi sembravano colossi e che oggi non ci sono neanche più.

Ricordo i sorrisi della gente, forse più spontanea e meno frenetica; il suono del fascio di frasche dello spazzino non era frastornante come la pulitrice automatica di oggi, era un fruscio dolce e dava un tono romantico alle mattine dei primi raggi di sole caldo, che filtravano dalle persiane aperte.

Ricordo tanta più semplicità, racchiusa forse, dentro quel grande pallone colorato che non trovo più.

Ordine e disordine…

Il disordine ordinato delle reti da pesca -foto Marco Costarelli-ordine e disordine

Il disordine ordinato delle reti da pesca -foto Marco Costarelli

 

“Non a caso “caos” è l’anagramma di “cosa” e “caso”.

Questa frase, letta qualche anno fa in un libro di Luciano De Crescenzo, omonima del titolo di questo mio pezzo (e che, fra l’altro, consiglio di acquistare qui), mi accompagna ogni volta che mi perdo nei pensieri.

Ogni volta che rifletto sulle cose, ogni idea semplice o bizzarra, nasce sempre da un momento di estrema caoticità intellettuale, a volte rasentando l’assurdo e, spesso, scoprendo che tutto ritorna in ordine.

Da un caos di pensieri, l’abilità sta nel raggiungere un equilibrio racchiuso dentro quell’idea che il disordine (mentale) riesce (non sempre) a partorire.

Allora torna l’equilibrio, quasi per caso.

Oggi, attraverso questi intrecci di equilibri fragili, capisco che dovrei tuffarmi di nuovo nel caos, fra le onde delle nozioni, dei pensieri, dei ricordi, degli stimoli troppo quietati nella mente.

Nel mare calmo della ragione, attraversare la fede nel dubbio e, trovare il coraggio di nuotare sopra al caos per raggiungere la meta illuminata di un rinnovato scopo ideale.

L’artista di Fiuggi

Anna, il suo atelier e il suo cane a cui manca davvero la parola - Fiuggi

Anna, il suo atelier e il suo cane a cui manca davvero la parola – Fiuggi

Se hai il blocco e non ti riesce di continuare a dipingere, chiudi gli occhi e disegna…”

“Fantastico!” Ho sussurrato a me stesso quando Anna Maceroni mi ha detto questa frase.

Una “bottega d’arte” anche se, in questo caso sarebbe da dire “LA” Bottega d’Arte, una piccola esposizione al centro storico di una Fiuggi di inizio aprile, purtroppo semi vuota e dove, il passaggio della crisi unito ad un inadeguato coordinamento in materia turistica, hanno lasciano segni evidenti.


Una città affascinante, nonostante tutto.

Un luogo tranquillo dove comunque, non mancano incontri interessanti con persone come Anna che, prima di essere una grandissima maestra d’arte è una strepitosa  dispensa di emozioni.

Dai suoi dipinti ad olio percepisci oltre alla forza dei colori, la delicatezza leggiadra delle sfumature, un’attenzione ai toni di luci ed ombre e, soprattutto una straordinaria umanità.

Una passione quasi viscerale per i cani, il suo oramai vecchiotto sembra vivere in simbiosi con lei. Una “sorcina” convinta, seguace di un grande cantante pop italiano, Renato Zero. Dalle sue opere, traspare la voglia di raccontare cose vissute, non solo osservate. Non smette mai di intingere il pennello sulla tavolozza, si definisce iperattiva, sicuramente una bravissima mamma.

E’ stata la prima volta che ho visitato Fiuggi, una città tranquilla, dove è evidente una sorta di difficoltà a far tornare il numero dei visitatori di qualche tempo fa.

Salumi tipici e Cesanese; accortezze di selezione da parte dei gentilissimi ragazzi de "La Canestra"

Salumi tipici e Cesanese; accortezze di selezione da parte dei gentilissimi ragazzi de “La Canestra”

Di fronte alla bottega di Anna, un locale aperto da poco tempo, allo stesso tempo una “vetrina reale” dei prodotti della propria terra. “La Canestra” un piccolo posto di enogastronomia, dove la selezione accurata delle materie prime sono una regola ferrea e auto imposta, oltre alla gentilezza competente dei suoi addetti che aprono le porte della “storia del cibo locale” a chi visita per la prima volta questa cittadina. Ottima la selezione di salumi e formaggi della Ciociaria, così come mi risulta essere interessante il vino Cesanese, sia “del Piglio” che “di Affile”.

Fiuggi dopo questi incontri potrei sintetizzarla così: “intelligenza e tranquillità”.

Il riflesso stupefatto di una bellissima città in dormiveglia, dove un minimo di passione istituzionale verso il proprio territorio, la potrebbero riportare alla fama di un tempo.

Questo, mi auguro fortemente da italiano che, questo Paese, più lo conosce e più le ama, nonostante tutto.

Riina a Porta a Porta, ed è bufera… sempre la solita italietta!

Riina a Porta a Porta - fonte internet

Riina a Porta a Porta – fonte internet

Dichiarazioni al vetriolo da parte di tutti, i vertici Rai, i sindacati, tutte le sigle arrabbiatissime per la scelta della RAI.

Milioni di persone che si dichiarano indignate di quello che hanno visto su Rai Uno …”da Vespa”.

Tutti contro la mafia, ma per il resto tutti zitti, ogni giorno, succubi di uno stato criminale. E’ l’italietta che urla, impotente contro i poteri forti che impongono il pensiero unico, e con queste reazioni, ci riescono pure facilmente.

Vorrei vedere infatti quanti saranno gli incassi del libro di Riina junior, fatta la tara di tutti quelli “iperindignati” riguardo allo sdoganamento della mafia nel canale in cui paghiamo, tutti quanti un “pizzo” obbligatorio per legge e, immesso, da luglio, sulla bolletta della luce.

Ipocrisia liquida di un popolo facilmente manipolabile, stanco ed egoista, stufo addirittura, di se stesso.

Popolo manipolato dagli stessi che solo il giorno prima se la prendono con Vespa (noto ruffiano dei potenti dai tempi di Andreotti e compagnia) per l’ospitata di Riina guarda caso in concomitanza della presentazione del suo libro.

La cosa che mi fa ridere comunque è che il video promo di Riina junior ha avuto una copertura mediatica senza precedenti e la strategia commerciale di andare da Vespa per alzare il polverone mediatico ha funzionato alla grande. Ne parlano tutti; … nel bene o nel male …purché se ne parli (cit. di andreottiana memoria…).

Tutti esprimono proprie opinioni, tutti, a modo proprio, hanno contribuito a spargere la voce che il figlio del boss ha fatto un libro, e, che il libro è in vendita presso le migliori librerie. Ora, lasciamo da parte le chiacchiere dei vicini di casa, del parrucchiere che ne parla al salone, e/o delle vecchiette che cercano di approfondire i fatti nella penombra dei pianerottoli freschi dei paesini italiani. Andiamo al nocciolo della questione. Poteva essere evitata questa farsa mediatica, questa “promozione” per il boss di CosaNostra?

Certo che si, facile, mandavi in onda una replica di Don Matteo e compagnia bella e si sarebbe evitata tutta questa baraonda. Invece no, i vertici Rai e la sua presidente Maggioni (presente al meeting Bildeberg dello scorso anno, dove nessun “umano più o meno nella media può entrare”) solo a giochi fatti, ha buttato benzina sul fuoco dicendo che in effetti queste cose non si fanno. E giù altro tam tam mediatico!

Allora io penso che siamo un popolo di pecore pronte per il macello. Penso e credo fortemente che più passa il tempo e più le esigenze nascono per soddisfare i nostri capricci con cose futili, piuttosto che attraverso obiettivi concreti.

Mi spiego se i vertici italiani sono tutti sdegnati, l’ospitata perché non l’hanno bloccata a priori? … perché parlano tutti dopo? Forse questo modo è il grande indizio atto a farci notare che i mandanti siano altri? Che Falcone aveva ragione a dire che dietro le sbarre delle carceri nel maxi processo mancavano i pesci grossi? Forse l’epilogo di questa ennesima farsa mediatica ci pone di fronte al fatto che siamo tutti pedine mosse da pochissime menti criminali che sono arrivate a farci pensare solo in una direzione unica, che il disegno di uno schema di regime totalitario si sta compiendo.

Perché dopo tutti questi anni non ci si chiede chi siano stati i mandanti di tutto questo putiferio istituzionale?

Allora l’unica protesta “semi-silenziosa” che merita riconoscenza, in questo “lugubre stabbiaro” è quella di Angelica Sciacca di Catania, proprietaria di una piccola libreria, la protesta è quella di non vendere ne prenotare il libro (ecco il link qui).

manifesto della libreria - fonte internet

manifesto della libreria – fonte internet

Per il resto, io da cittadino piccolo piccolo, mi sento di lasciar volare un pensiero virtuoso a tutte le vittime di mafia e alle loro famiglie, consapevole che se abbiamo ancora un briciolo di libertà lo dobbiamo anche ai loro sacrifici e a quei pochi che, nonostante tutto questo marciume, ancora hanno la tenacia di alzare la testa!