Felicità sociale, questa sconosciuta.

Foto di Gino Crescoli da Pixabay
Due pensieri sul concetto di Felicità sociale.
 
Diversi anni fa mi imbattei in un concetto particolare relativo al processo di cambiamento e visione del concetto stesso di “crescita sociale” congiunta con il benessere del “popolo”.
Questioni da prendere in considerazione specialmente oggi e che avrebbero un impatto molto positivo soprattutto riguardo all’uscita dalla crisi provocata da questa “Pandemia”. 
Per questo, c’è necessità di contributi diretti alle persone, come entità fisiche che non possono essere inquadrati solo come lavoratori o consumatori. Bisogna tornare ad avere una considerazione basata sulla vita piuttosto che sul quadro economico in cui veniamo tutti inseriti.
 
Sono cinque le tematiche o gli obiettivi che vengono considerati come potenti strumenti per dirigere il processo di cambiamento; essi includono: lo sviluppo umano, la governance, lo sviluppo equilibrato ed equo, il patrimonio culturale e la conservazione dell’ambiente.
Foto di Igor Link da Pixabay
Foto di Igor Link da Pixabay
“I cinque obiettivi principali non solo rendono il concetto di Felicità Interna Lorda più concreto, ma contengono anche il principio guida a cui è stata data grande importanza per assicurare nel futuro al Paese indipendenza, sovranità e sicurezza.
 
Il Pil infatti non misura tutto quello che c’è da misurare. Per esempio: se un bimbo va all’asilo, i genitori pagano il servizio della scuola e la cosa viene registrata dal Pil. Si muove denaro; se il bimbo invece sta col nonno, e ci sta bene, il Pil non lo sa.”
 
Foto di Bessi da Pixabay
Foto di Bessi da Pixabay
Lo stesso processo lo riscontrai anni fa con la rassegna “Musica della Scuola”. Le scuole erano felici di partecipare ma gli amministratori o la classe dirigente, non hanno mai capito fino in fondo quale fosse il valore di un momento di confronto fra realtà scolastiche provenienti da altre parti della Penisola, non hanno mai considerato l’introduzione diretta di risorse, “know how” individuale e qualità del rapporto sociale generato. 
 
La crescita di quell’iniziativa fu comunque evidente nel lungo periodo! Il paradosso è che oggi, viceversa i valori vengono paradossalmente centrifugati dentro schemi indotti dalla frenesia dell’iper consumo dove tutto ha un prezzo ma niente acquisisce vero valore, tutto viene preso per scontato insieme all’uscita dalla “Pandemia” pertanto l’idea di emancipare una società attraverso lo scambio e il confronto delle persone in quanto tali non è nemmeno preso in considerazione.
 
Paradossalmente però il tentativo di poter abbinare la felicità al proprio lavoro è sempre più improbabile, questa cosa è lampante da anni, basta girarsi intorno e chiedere quanto la gente sia soddisfatta di quello che fa. 
 
In generale in tutto l’occidente la situazione credo sia similare, pertanto occorre iniziare a riconsiderare altre forme di misurazione economica avvicinabili alle attuali. Il paradosso è che questi concetti sembra averli capiti adesso in parte addirittura la Germania attivando ausili a fondo perduto diretti alle persone fisiche. 

Il benessere di un Paese non dipende solo dalla quantità di merce che esce dalle fabbriche o dai soldi che girano. Ben vengano altri modi per misurare la felicità di un popolo. Ma ricordiamoci che il primo modo è quello di ridurre al minimo le disparità sociali. Di certo oggi, è invece l’aspetto più trascurato.

Chiudo con una domanda. Siamo proprio sicuri che il sistema occidentale sia proprio il migliore? 

Di seguito alcuni link in cui ho trattato l'argomento in precedenza.
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