L'Italia del buco. Un buco su una via di un centro storico dove in questo caso ci pensa la piuma sopra la ragnatela a donargli quasi eleganza.

L’Italia del buco

Siamo l’Italia del buco, la nazione di quelli che prima l’identità, se non fosse che poi, l’unica cosa buona diviene scannarsi su razzismo, fascismo e antifascismo, con metodiche da stadio, nessuna analisi razionale delle possibili salvaguardie territoriali, baluardi dei territori, nessuna domanda su quale sia il significato di tutela dell’identità, su quali possano essere le azioni solide e semplici per uno sviluppo locale sostenibile, dove c’entra di più la tutela della biodiversità, la tutela del patrimonio artistico e culturale e chi in questo ci lavora ma spesso viene sfruttato, sia esso bianco, giallo o nero, piuttosto che emigrante. Essere sovranisti in assenza di idee su cosa sia il concetto di sovranità popolare è sempre troppo comodo.
Ecco che allora assistiamo a scontri fantomatici tra finta destra contro finta sinistra che non presenta fatti, ragionamenti o proposte.
 
Insomma siamo disposti ad andare dietro al primo che alza la voce, se ne costruisce attorno un’aurea di protesta progressiva e strutturata solo nella sua comunicazione individuale e poi, alla resa dei conti, rimane con un pugno di mosche in mano, e fa saltare il tavolo. E’ sempre così, è il giro tondo italiano, il motivo per cui non siamo più credibili agli occhi del mondo perché i pensieri nobili o sensati vengono subissati dalle questioni di pancia, dai vuoti mentali, da nessuna lettura del territorio in termini d’identità. Ci troviamo con strade nuove spesso inutili, nessuna lettura contestuale del territorio, parliamo di democrazia e ci troviamo ad eleggere, ormai troppo spesso, “yes men” senza sostanza.
 
Siamo diventati la gente di borgata che vuole tutto ed il contrario di tutto, tifa e non pensa, ma troppo spesso, purtroppo, si accontenta di un rutto. 
Siamo sapientemente ignoranti, logorroici sostenitori di tifoserie partitocratiche, pieni di frasi patetiche come “senza se e senza ma”, “ampio respiro”, “larghe vedute” ed “aree vaste” popolate di nullità e “chi più ne ha più ne metta”. 
Nemmeno uno straccio di visione reale e a lungo termine, progetti coinvolgenti, tutto enfatizzato nell’ideologia del “fare tanto per fare”, senza nemmeno più cercare di “agire per essere efficaci”. Così tiriamo a campare dentro una gabbia di criceto, dando la colpa a tutto e al contrario di tutto, ci tiriamo dentro anche l’economia, la esasperiamo dopandola con la finanza, giochiamo in borsa se ce lo possiamo permettere, e poi, se diventiamo poveri, allora vanno bene le slot machine, che tanto vince sempre chi intuisce l’algoritmo giusto.
 
Vediamo la politica come il calcio, viviamo di tifoserie e non di metodi efficaci per “agire bene” che tanto a fare male sono buoni tutti, così finiamo per stare dietro al più furbo di turno, accreditando qualsiasi politico che ci promette un bengodi di boiate senza prospettive, contenti di marcare il cartellino, lavorare conto terzi, in una spirale sempre più fantozziana dove il ricco è progressista ed il pezzente, per controbilanciare diventa fascista o liberista, ma entrambi, depressi e contenti postano gattini rossi e neri su un Social Network il giorno dopo.
 
Intanto chi ci ruba la vita, chi fa i soldi è proprio quel social network che fattura miliardi grazie alla nostra sudditanza repressa, diviene padrone e ci tiene tutti sotto scacco mentre quel buco rimane li e non lo sistema più nessuno.
Le priorità sono sempre altre e fintamente più alte, senza logica, perdiamo le nostre radici per sfinimento, disossando avidamente, scomodando Pasolini, ogni “realtà particolare”; vediamo le risorse economiche impegnate sempre di più in massicce quantità per giustificare investimenti megalomani senza futuro.
L'Italia del buco. Un buco su una via di un centro storico dove in questo caso ci pensa la piuma sopra la ragnatela a donargli quasi eleganza.
L'Italia del buco. Un buco su una via di un centro storico dove in questo caso ci pensa la piuma sopra la ragnatela a donargli quasi eleganza.
Ma a noi che ce ne frega siamo il popolo del cazzaro rosso, verde o chissà, forse un giorno anche bianco, giallo o nero. Svendiamo piano piano tutto il paese al soldo di colpi di governo, finto nazionalismo e sovranismo ormai perduto dietro ai teatranti della politica col sottofondo delle tifoserie da stadio, senza guardare alcuna proposta, inseguendo solo il comodo tornaconto d’immagine. 

Per questo dobbiamo renderci conto che non meritiamo rappresentanza che gli italiani sono la banda del buco e che “non è difficile governarli ma inutile” e questa è l’unica cosa condivisibile da parte mia che disse il Duce.

Non si riesce a divenire società, ognuno va verso la propria e progressiva smania di egocentrismo, esasperato senza logica tanto che per avere un Presidente del Consiglio presentabile, si è dovuto sceglierlo a caso tra i “non politici”. 
Il trionfo della banda del buco, che apprezza e poi svende, che tifa e non ragiona, che esclama senza conoscere, perché tanto qualcuno che gli sta dietro a tifarlo ci rimarrà sempre, con “testa e cuore”, se non fosse che l’una è marcia e l’altro è impietrito.
 
Non riusciamo a restaurare centri storici millenari devastati da un sisma di oltre tre anni fa, non si contano quanti siano stati i soldi già spesi, ma siamo li a delegare responsabilità a chi dimostra, ormai troppo spesso incompetenza scansando serietà e pragmatismo.
Ci facciamo prendere dal senso di appartenenza a partiti post-ideologici che al massimo hanno 10 anni, e denigriamo i comunisti, i poveri, o tutti quelli che la pensano diversamente, ma andiamo tutti a messa la domenica per purificarci un’anima che non abbiamo neanche più. 
Ci guardiamo allo specchio senza osservarci, convinti che lo sgorbio sociale che siamo diventati, rappresenti il meglio dell’essere umano, mentre è la plasticità del nostro sopravvivere da parassiti, l’unica cosa che riusciamo a nascondere bene sotto al botox.
 
Siamo lobotomizzati dai post, mentre ci lasciamo mangiare la vita vera da qualche capopopolo che ci prende di pancia, perché tanto siamo così, un popolo di tifosi che tengono per la propria squadra, che vinca nonostante tutto anche se non c’è più un campionato vero, tanto tutto è virtualmente connesso e umanamente disconnesso. 
 

Va bene qualsiasi cosa in questo girone di perdenti, anche comprarsi la partita, basta che si arrivi prima avendo i numeri per vincere e governare questo Paese costruito sul “fantacalcio mercato” di una politica che ci manda tutti in fuori gioco. 

Buona vita, a tutti nonostante tutto gente, tranquilli tanto quel buco rimarrà così lo stesso. Palla al centro, sperando che non finisca in quel…buco.
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