Montmartre quartiere d’arte

Montmartre - Place du Tertre di giorno

Parigi – Montmartre. Con l’aereo scesi a Charles de Gaulle e fra RER e Metro, si arriva a Montmartre. La curiosità di quel posto mi assaliva in tutto il viaggio. L’idea d’incontrare quegli artisti con l’ombrellino, incrociare i ritrattisti lungo i piccoli vialetti che circondano la basilica del Sacro Cuore, fermarsi a visionare le tecniche di pittura, i tipi di pennelli, le spatole oppure gli altri oggetti usati per dare un significato al colore: il senso di creare arte. 

Montmartre è la genuinità di Parigi, i suoi artisti, alcuni fantastici, sono quelli che rappresentano, il senso più romantico di vivere l’esperienza dell’arte. In questa piazza sono passati artisti del calibro di Pissarro, Steinlen, Modigliani, Picasso ed altri ancora, l’essenza dell’artista in piazza con l’ombrellino non indica minor valore, ne aumenta il verso romantico. Un’emozione per gli occhi, se un’opera riesce a trasmettermi, sincerità, intuizione e conoscenza della tecnica per me acquista valore insieme a quella genuinità improvvisa e mai improvvisata di voler fissare su qualsiasi supporto qualcosa che riesca a trasmettere emozioni e sentimenti, ritorna utile nell’arte, impronta un pezzo di se stessi verso il pubblico. 

 

Montmartre e la sua place du Tertre è stata per me un’iniezione di spunti creativi, un tuffo nel passato, un richiamo alla Belle Epoque alla spensierata ricerca di nuove avanguardie fino ai covi d’intellettuali che hanno donato nuova linfa al mondo di cui però continuerò a parlare in un altro pezzo. A Montmartre ci ho passeggiato due volte di sera appena arrivato, ed in tarda mattinata. Due stupori diversi. La prima volta quella serale, dopo aver costeggiato il Sacro Cuore ho raggiunto la piazzetta, c’erano seduti non più di una decina di artisti per lo più chi faceva ritratti. Da lontano uno di loro mi dice: “italiano vuoi un ritratto?” – io sbalordito perché stavo pure zitto in quel momento, gli domando – “Come l’hai capito che sono italiano?” – “ce l’avete scritto in faccia che siete italiani, voi …italien!” poi mi sorride e si volta salutandomi. Anche io sorrido e continuo, di certo quel momento lì ha avuto la sua valenza immateriale, di stupore, sorriso, battute. In quel momento, anche quelle emozioni sono state una forma d’arte. A pensarci bene avrei dovuto fermarmi e tornare e farmi fare quel ritratto che mi avrebbe ricordato e forse, chissà avrebbe aumentato anche il suo valore nel tempo. Continuando la passeggiata tra vicoli e bistrò, la chiesa del Sacro Cuore era ancora aperta. Bella maestosa, da quella collinetta che domina e protegge Parigi. Se Montmartre sotto certi aspetti ricorda la nostra Trastevere, quella basilica è il balcone del Gianicolo. Guarda Parigi con gli occhi di una madre, è un messaggio di pace evidente e rigenerante. 

Montmartre di sera l’ho notata tranquilla e cordiale ma attenzione perché tutti avvertono di stare attenti al portafogli, e forse anche Maurice Leblanc ne sarà stato ispirato quando ha inventato Lupin.

Quando sono tornato di giorno, Montmartre era un’emozione diversa, fatta di luce e di un autunno ancora caldo anche se per poco. I colori accesi delle foglie gialle e rosse, le famose vigne che danno un tocco romantico ad un quartiere già unico e sinuoso. Le piccole botteghe aperte sono piene di visitatori, non solo turisti, anche autenticità. I ritrattisti ti fermano per le piccole viuzze acciottolate ed altri ancora sono in place du Tertre insieme agli artisti di paesaggio, di figure  fantastiche o di astratti. Un vecchio pittore ha appena terminato da poco 4 piccole tele ad olio fatte a spatola, l’odore dei colori e la luce d’autunno rende unico questo luogo, colmo ancora di grande autenticità. Sembra che qui la globalizzazione sia stata in qualche modo fermata dalla creatività, rimango attratto da un astrattista che sembrava impazzire sopra i suoi acquerelli, getta acqua sul cartoncino e la toglie con frenesia, più avanti, altre opere di altri artisti che rimandavano il pensiero indietro nel tempo, agli inizi del secolo scorso. Intrecci di passato, presente e futuro donano continuità all’essenza dell’arte.

Le vigne a Montmartre - I toni rossi delle foglie di Vite
Montmartre - Sapori semplici di tradizione Francese
Montmartre - Sapori semplici di tradizione Francese

Vicino alla piazzetta una piccola locanda da fuori abbastanza anonima e di certo non pulitissima ma, una volta dentro sembra tornare indietro di 100 anni, l’inizio del ‘900. Posateria d’argento e costi molto equilibrati per essere a Parigi, buon vino rosso, selezione di formaggi interessante e un arrosto d’oca davvero equilibrato di casa, di rispetto per la tradizione. Oltre al cibo interessante anche i clienti sembrano calati in una gestualità che ricorda molto quella gentilezza ereditata dalla étiquette e dal costume di quegli anni. 

Montmartre - Le Vieux Chalet un posto davvero interessante
Montmartre - Le Vieux Chalet un posto davvero interessante
Paul dietro al bancone è stato davvero gentilissimo
Paul dietro al bancone è stato davvero gentilissimo

Un altro locale molto interessante si chiama “Le Caulaincourt” e si trova nella zona omonima. Mi ha servito Paul (foto a sinistra) con molta cortesia e professionalità dato che il mio francese risulta di fatto inesistente. Accenno a questo locale perché è stato aperto da pochi mesi ed è un gruppo di ragazzi a gestirlo. Mi è sembrato molto interessante il richiamo alla tradizione parigina. Buono anche l’abbinamento con i vini soprattutto nel rapporto qualità prezzo.

Terrina di oca, cipolla rossa e salsa, piatto molto equilibrato e interessante
Terrina di oca, cipolla rossa e salsa, piatto molto equilibrato e interessante
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3 commenti su “Montmartre quartiere d’arte

  1. Montmartre mi riporta sempre indietro con la mente alla mia prima volta nella capitale francese, in occasione del viaggio scolastico di fine anno, subito prima degli esami di maturità… Montmartre mi riporta anche a quel ritratto che un artista di strada mi fece proprio a Place du Tertre e che probabilmente conservo ancora nel fondo di qualche cassetto, nella casa dei miei genitori.
    Da allora sono tornato molte volte a Parigi e molte volte sono tornato a calpestare il suolo di Montmartre, ma non ho più avvertito nell’aria quella magia che aleggiava quella prima volta allorquando, con l’entusiasmo dei mie diciott’anni, aprivo il mio cuore al cuore dell’Europa. Forse Montmartre non è cambiata da allora, forse non cambiano i luoghi, ma giorno dopo giorno cambiamo un po’ noi, perdiamo gradualmente l’innocenza della nostra prima giovinezza e ci trasformiamo in viaggiatori di lungo corso, sempre più esigenti, critici e smaliziati.
    Oggi, leggendo il tuo articolo, ho riprovato dopo tanti anni quell’antica emozione di un tempo… ed è per questo che ti ringrazio cordialmente.

    1. Sono felice di averti fatto passare questa sensazione. Sui luoghi posso dirti che anche quelli cambiano, ma ce ne sono alcuni che un po’ della loro identità la mantengono. Grazie per essere passato, un abbraccio

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