La paura di creare.

Sicurezze instabili. L'ho fatto ad Aquarello, matita e china.

Essere creativi oggi sembra quasi un problema, essere se stessi pare che sia pericoloso, dare un senso al proprio ‘io’ costruendo qualcosa di originale, risulta provocante all’anticonformismo ‘regolato’ dal sistema.

Animali ‘social’ col disagio verso chi ci sta intorno nel reale, magari sotto il raggio di due metri. Una società perfettamente in linea col pensiero unico, anarchici e rivoluzionari ma solo dentro al recinto dorato della coscienza di massa.

Creatività e talento permessi esclusivamente come oggetto di ritorni personali immediati. Per quanto mi riguarda, si esprime arte quando arriva quella carica dentro che urla, implorando di uscire fuori ed essere immortalata in un dipinto, in una ricetta, in una foto, oppure in uno scritto.

Fare le cose se e solo se arriva l’ispirazione, genuina, spontanea, artistica e mai artefatta. Nel momento in cui si crea non ci si deve sentire obbligati a far cose per forza, ma si cerca di essere liberi a mostrare e condividere parti di se stessi con gli altri.

Fare rotta verso il molo più impervio, quello della propria vita.

L’mmagine che ho scelto per il pezzo è un acquerello, china e matita, che in maniera astratta, cerca di illustrare l’instabilità del vivere contemporaneo, di avere e, soprattutto mantenere una casa, cercare di enfatizzare ai limiti del ridicolo, l’immagine decorosamente fittizia dell’uomo che lavora, corre e vaga alla ricerca di qualcosa che il più delle volte non arriva.

Io ci vedo queste cose qui, per voi magari saranno solo scarabocchi.

2 commenti su “La paura di creare.

  1. È vero, il creativo di oggi altro non è che un abile valutatore dei bisogni e delle reazioni emotive della massa. Bisogna uscir fuori, essere se stessi, senza paura delle conseguenze. Anche gli impressionisti, in fondo furono derisi e ora tutti i musei del mondo si contendono le loro opere! Bello l’acquarello, a me però non sembra proprio astratto…

    1. Ahahaha infatti un senso lo si percepisce… forse più surreale che astratto. Ci stavo pensando in effetti agli impressionisti mentre scrivevo. Grazie Silvia!

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