Paesi emarginati

Fiori e panni stesi di un paese come tanti
Fiori e panni stesi di un paese come tanti
Fiori e panni stesi di uno dei paesi come tanti

Diseredati della propria cultura, dal fascismo dell’ideologia liberista, spurgati dal loro fascino identitario e armonico. I borghi sono svuotati della loro consistenza immateriale al soldo di qualcosa di irreale inconsistente, vuoti a perdere delle memorie passate irrecuperabili.

Una quantità di bellezze stuprate dalla subdola egemonia di inconsistenti bisogni indotti, inutilmente promossi da una intraducibile parola, il marketing. Questa parola infatti se usata male crea mostri inutili, accrocchi inverosimili di storie inutili.

Tornare a credere delle cose per cui vale credere. Recuperare coscienza identitaria.

Perché è impossibile vivere senza aver coscienza che la società sia la naturale circostanza di un circuito radicato nelle tradizioni.

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10 commenti su “Paesi emarginati

  1. Bell’articolo!
    È vero che il marketing può essere una parola intraducibile e molto spesso la si usa a sproposito.
    Però fa riferimento alla vendita e in molti casi far conoscere e “vendere” tradizioni e cultura locale può essere davvero importante per quei piccoli centri dove si respira ancora un’atmosfera autentica.

    1. Brava… Infatti ho detto se male usata… in quanti sanno applicare bene le leve del marketing territoriale… ad esempio…?
      Guarda le sagre… sono fatte sulla logica del meglio fa a cazzo di cane piuttosto che nn fa niente… con tutto il seguito di stronzate che si portano appresso…

  2. Ehehehehe discorso complesso…è chiaramente un peccato dare per morto quello che i nostri nonni hanno costruito: in nome di cosa poi…però è altrettanto vero che (purtroppo) oramai la società corre ad altre velocità per cui molte cose si perdono…se ci pensi però è sempre accaduto…

    1. Si ma oggi accade ad alta velocità… accade anche avverando la trasformazione sociale pronosticata dal ‘regime dei consumi’ di Pasolini anni fa. Insomma secondo me stiamo andando a ‘tutta callara’ verso un precipizio infinito… per me dovremmo frenare o scappare da sto tugurio…

  3. Si Marco, caro amico, purtroppo si perdono di vista le piccole cose belle e semplici della vita, ormai è “tutto in vendita.” Comunque non si può ignorare tutta la soggettività umana. Resistiamo!

  4. Diseredati si….ma non i borghi,le persone. I borghi sono li, saranno sempre li, immobili e carichi di cultura tradizione e storia, in attesa, di chi quel vuoto a perdere non lo vuole gettare, di chi se lo tiene stretto, ma soprattutto di chi lo condivide con gli altri. Questi vuoti a perdere saranno il sogno, o la leggenda, di chi sta affogando in un mondo individualista e frenetico.

    1. Bella anche se forse troppo romanzata come cosa… guarda gli scempi che fanno ai centri storici o quanto si spopolano a favore di un ammucchiata tremenda dentro città come ad esempio Roma o Milano che nn reggono affatto l’impatto perché non concepite come metropoli moderne.

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