Riprendere tempo da perdere!

Faggeta di Canfaito, ritrovare tempo al tramonto - M. Costarelli

Tempo al tempo.

“La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni è che non posso perdere tempo a fare cose che non mi va di fare.” Jep Gambardella – La grande bellezza.

Mi frullava in testa mentre ho acceso il pc, voleva uscire fuori questa frase, allora mi sono detto, tanto vale scriverla qui. Ora è il primo capoverso di questo pezzo. Chissà in quanti ci si riconosceranno oltre a me? Questa frase riguarda il tempo e, in un certo senso è anche uno dei motivi per cui ho iniziato a scrivere questa sorta di diario pubblico (mi riferisco a tutto il blog); credo sia strettamente vicina all’invito a smetterla di correre senza motivo, a creare problemi da risolvere, a sentirsi obbligati anche quando non ce ne sarebbe il bisogno.

E’ una frase che da quando ho visto il film di Sorrentino, accompagna spesso i miei pensieri, certo non in maniera eccessivamente pesante, dopo tutto, di anni ne ho “solo” (si fa per dire…) 38, ma spesso l’idea di perdere tempo con le cose che non appartengono al mio essere, mi assilla, mi fa sentire costretto in una specie di gabbia invisibile, dove però, sembra, che ci si debba rimanere ancorati e bloccati, per forza.

Ieri il fondo monetario ha tuonato ancora sul fatto che la crescita sia lenta, ma se facciamo due conti ad una lenta ripresa secondo i loro calcoli, corrisponde un sempre più veloce impazzimento della società, un impoverimento totale da “suv e merendine”. Allora ecco che l’appello di questo blog rimane inascoltato ma forse va bene così, mai fidarsi del popolo coglione che dorme e … fa la nanna… per usare parole alla rinfusa dalla ninnananna di Trilussa (se prendessi in prestito parole di un mio amico sarebbe …il popolo dorme e … fa la cacca, o forse fa cagare, forse più appropriato). Quelli che pensano leggendo, “ma chi gli sembra di essere a questo qui che ce l’ha con tutti ?!”, rispondo che dentro al popolo ci siamo tutti, quindi anche io, ma il mio è un ragionamento in buona fede, un’osservazione a cui non si è più abituati, e comunque non leggetemi se dovete rompere le palle.

La crescita è lenta perché siamo un gruppo di stressati, corriamo in vista di un domani che non arriva mai e quando arriva è diventato già ieri e ci accorgiamo di aver corso dentro la stessa ruota, non andando da nessuna parte, come i criceti. Ma è correndo che facciamo scelte sbrigative rendersi conto di essere indebitati, insoddisfatti, ladri, parassiti, politici corrotti, avere paura dei missili fra USA e Korea, e rispondere da bravi italiani ai missili con Razzi, che ci è rimasto bloccato giorni fa proprio in Korea del Nord (link).  Mentre corriamo sulla nostra ruotina percepiamo di avere una classe dirigente globale piena di clown ma siamo contenti perché i nostri sono comici veri, mica finti come quello coi capelli arancioni che ha copiato a Silvione per farsi eleggere. Chissà se questa può essere considerata un’eredità collaterale del neorealismo. A differenza nostra, cioè del popolo che corre senza motivo, (specifico sempre per quello di prima che continua a leggermi), questi cabarettisti, sono stati sempre fermi a mandare gli altri a far la guerra su comando magari di altri ancora, ma senza nemmeno preoccuparsi di mettere nemmeno una facciata ideologica come avveniva in passato, così per accattivarsi il volere della gente che tanto non ha tempo per i particolari, è già distratta e incattivita di suo per il tanto correre. Le ideologie sono cadute tutte quante, rimane un solo dio, il business. E noi a questa utopia stanziale di 4 furbi che fanno la guerra per gli affari in maniera spudorata, rispondiamo con la loro stessa moneta, credendo utopico tutto il resto, firmando altre rate di mutuo, sperando in quel punto e mezzo di crescita dettata dal “Dio fondo finanziario” che investe, nel frattempo i suoi proventi nell’industria bellica.

Una bella barzelletta se non fosse reale.

E’ passata da poco la Pasqua e, sui social network mi ha colpito più di tutte una frase ironica che ricordava come “la gente” scelse di salvare Barabba, e aggiungo, ha continuato ad andare a messa impettita, tutte le domeniche, in tutti i 2 mila anni successivi.

Catartico borghese, buddista, trumpista, clintoniano, renzista, cattolico, comunista, dalemiano, berlusconiano, movimentista, tuttologo, bhuddista, fascista, anche un po’ ruffiano democristiano, dall’aspetto radical chic e un po’ vintage, che sbandiera il suo apparire radicalmente conforme allo status quo, mangia una vita la Nutella ma è assolutamente contro l’olio di palma, l’uomo di oggi, per intenderci. Ecco sono tutto tranne questo. Pigro, allegro, stanco, pimpante, logorroico e sintetico, rompipalle e taciturno, artista e operaio, mesciato castano, matto riflessivo, un controsenso vivente, ma voglio rimanere ad essere altro rispetto a questo niente abbellito da “ricchi premi e cotillon”. Magari bestemmio ma non scelgo Barabba.

A tutti quelli che dal 2008 mi dicono che il FIL (Felicità Interna Lorda, link al sito dell’Istituto che la applica nel regno del Bhutan) sia una visione utopica, o al massimo un gioco di parole, chiedo perché lo stesso stato, in pochi anni sia diventato meta di viaggio, e inoltre vorrei sapere perché nessuno prova a farla qui o viverla almeno a sprazzi la sua Felicità Interna Lorda (link al pezzo, di nuovo) invece di intasare un posto in mezzo all’Asia che ha uno degli aeroporti più piccoli del mondo. A proposito se qualcuno c’è stato fisicamente, mi contatti in privato, grazie.

L’utopia del malessere è imposta da tutti quelli che si ostinano a pensare che questi isterismi frenetici siano l’unico mondo possibile, ma non è così. L’umanità è altro, non è una gara, nessuno arriva primo, giriamo intorno tutti insieme e ci muoviamo anche senza muoverci. La cosa più difficile è quella di riuscire a trovare la giusta armonia con cui farlo.

P.S. La foto d’inizio pagina non è il Bhutan ma è uno scorcio di tramonto nella faggeta di Canfaito nei pressi di Matelica. A proposito, se ci volete fare un giro questo posto è una favola, probabilmente fra le più belle foreste di faggi in Italia e non si paga nemmeno un biglietto d’ingresso per andarci, quindi tutto sommato, conviene più di una sauna o un’ora di palestra, ma se lo riempirete di cartacce quando arriverà il caldo, ci si sentirà autorizzati a mandarvi a casa a calci nel sedere !

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