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quando “l’importante è la salute”

Ieri ho partecipato al banchetto organizzato al mercato del mio paese Matelica, per la campagna di sensibilizzazione “L’importante è la salute” promossa dal Centro Sociale Fabbri di Fabriano.

 

Inizialmente avevo delle perplessità nell’adesione a questa campagna, mi sono chiesto e ci siamo chiesti se fosse una questione di strumentalizzazione politica in ordine a quanto imposto in materia di gestione sanitaria, invece ho notato che l’idea proposta è quella di dissentire in via esclusiva dall’idea di togliere i servizi ridotti male e già poco presenti sul territorio, per creare ospedali provinciali dove i pazienti andrebbero ad essere trattati esclusivamente come numeri. 

 

Ho notato cioè l’idea di intervenire politicamente questo è ovvio per il semplice motivo che, volenti o nolenti, tutto è politica, costruire una sanità basata sul cambiamento radicale dei sistemi che l’hanno caratterizzata negli anni, non solo si è dimostrato che diverrebbe estremamente dispendioso in termini di investimento pubblico, ma risulta già catastrofico nell’azione e nella gestione della qualità servita ai pazienti.

 

Pertanto l’idea di promuovere una campagna rivolta ad evidenziare l’aspetto estremamente politico della materia sanitaria, creando volantini a forma di scheda di voto, ma nel contempo distaccata da tutti gli schieramenti politici obbligandoli a parlare, a proporre alternative valide, cercando di far accendere il dibattito sulla questione sanità nelle Marche, e ci aggiungerei dentro al cratere del sisma peggiore degli ultimi 300 anni.

Questo a mio avviso è l’atto civico più importante e democratico lanciato dai ragazzi del Fabbri che hanno avuto la coscienza di stimolare un dibattito centrando i contenuti, schierandosi contro la polarizzazione delle strutture ospedaliere, della tendenza dei mega poli della salute che dovrebbero essere completamente e ripensati e rivisti anche perché il rischio di creare cattedrali nel deserto è molto alto, specialmente adesso in un momento in cui la difficoltà sociale più grande è quella di riempire di contenuti molti contenitori vuoti.

Anche la scelta chiara e netta di schierarsi contro le attuali linee politiche regionali è apprezzabile, perché utile a dare una scossa a chi amministra, cercando di stimolarlo ad aprire gli occhi verso le reali esigenze del territorio, sul diritto di poter nascere vicino casa, che per quanto mi riguarda, visto anche il livello di tecnologia a cui siamo arrivati, trovo che sia l’emblema dell’assurdo far passare per motivi economici la chiusura dei punti nascita specie se pensiamo che fino a 50 anni fa si nasceva addirittura dentro casa. 

Se la gente non fa più figli è perché semplicemente non si sente di metterli al mondo in una società che vive di SPAESAMENTO. Mi sono domandato sempre come possa essere considerato non economico nascere dove si vive. 

Nascere fisicamente dove si vive dovrebbe essere un diritto fondamentale intoccabile, anche perché determina univocamente un orgoglio di appartenenza, infonde la volontà di affermare compiutamente che quel Paese è casa, da questo principio che dovrebbe essere ritenuto fondamentale ne scaturiscono tutti gli altri, come si fa a tagliar corto sulla questione dei costi a farla passare come l’unica motivazione di sussistenza nell’azione pubblico-amministrativa. 

Questi aspetti, questi argomenti non possono essere rilegate nelle voci di passività del bilancio pubblico perché tutti i fattori economici che ruotano attorno ed i benefici sociali indiretti non possono essere percepiti all’attivo del bilancio pubblico, ma ci sono e devono essere considerati altrimenti non ha senso l’azione amministrativa, autoregoliamoci nell’anarchia del mercato globale, ma ne stiamo osservando bene gli effetti proprio in questo periodo, pieno di contenitori nemmeno tanto stabili (vedi SAE ecc) e di slogan, ma completamente vuoto di contenuti. 

La politica ha il dovere di indurre il sentimento di resilienza altrimenti ottiene l’effetto opposto, sgretola identità e crea desolazione civica e dirama il tessuto sociale. In questa palude, gli unici ad averne giovamento possono essere solo gli sciacalli. Il messaggio per me che di figli non ne ho, dovrebbe essere questo. Costruire una coscienza sociale capace di possedere orgogliosa la propria identità e non indotta ad averne una esclusivamente a forza di slogan, capace di capire quali siano i motivi per cui si decide di amare il posto in cui si vive e non obbligati a viverci per esigenze forzate da presupposti economici, nascere non è tutto ma è già un presupposto da cui partire per mantenere coscienza in ciò che si è. 

Orgogliosamente paesani invece che squallidamente provinciali. Questa dovrebbe essere la visione, il resto sono solo chiacchiere e speculazioni più o meno politicizzate. Purtroppo di tutto questo, fatta la tara dello “status quo”, non vedo molte alternative, quindi è bene alzar la testa avendo bene in mente gli scopi. Ma almeno qualcuno che stimola il ragionamento c’è.

Per maggiori informazioni sulla campagna “L’importante è la salute”, potete contattare i seguenti indirizzi:  

– Laboratorio Sociale Fabbri link alla Pagina Facebook – e.mail:  laboratoriosocialefabbri@inventati.org

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Marche’s CUP (Centro Unico di Prenotazione)

Di seguito un pezzo di Sandro Carucci sulla situazione dei Centri Unici di Prenotazione. Quando la politica accresce i problemi!

“Finisce quell’interminabile odiosa prassi per la quale tu chiami e nessuno risponde e magari i telefoni sono intasati,…..qui no!” queste le parole dell’ assessore alla sanità della regione Marche Almerino Mezzolani, alla presentazione del nuovo Centro Unico Prenotazioni Regionale, qualche giorno prima della sua attuazione.

Un po’ troppo ottimista……..?

Il nuovo CUP regionale è stato avviato il 13 settembre scorso, dopo qualche giorno di sospensione delle prenotazione per prestazioni sanitarie, con la disattivazione del vecchio sistema allo scopo di far spazio al nuovo. Le grandi manovre non hanno portato ai risultati previsti e hanno avuto effetti disastrosi sull’utenza.

Si sono riscontrate immense difficoltà a prenotare alcune prestazioni.

Molti utenti si sono ritrovati presso le strutture con appuntamenti dati in contemporanea ad altri utenti, causa la sovrapposizione delle prenotazioni.

Molte prenotazioni effettuate prima dell’attuazione del nuovo sistema sono risultate perse (immaginate chi era in lista da mesi…..).

Problemi di origine tecnica hanno causato gravi difficoltà nella chiusura delle casse o nell’incassare alcuni pagamenti allo sportello.

Il numero verde del call center non è riuscito a far fronte alle chiamate, risultando quasi sempre occupato e quindi impossibilitato a prenotare, creando non pochi problemi alle persone anziane che hanno difficoltà a spostarsi, costrette nel migliore dei casi, per chi ne ha la possibilità, a rivolgersi a parenti o conoscenti.

L’ass. Mezzolani ha riferito che nel primo giorno sono arrivate più di 120mila telefonate, quando a regime dovremmo averne 60mila in un mese. Consapevoli del fatto che difficilmente uno telefona al cup solo per divertirsi……non sarà che sono stati fatti grossolani errori di comunicazione ed informazione riguardanti l’utilizzo del numero verde?

La spesa complessiva prevista per il servizio del CUP  regionale è di circa 12 milioni di euro e a questa cifra si andranno a sommare le spese fatte per affrontare le problematiche esistenti create dal servizio stesso.

Per il personale addetto agli sportelli e all’utilizzo del nuovo sistema operativo (principalmente basato su sistema informatico),  non è stata prevista alcuna formazione e non è stato previsto nemmeno il loro affiancamento a personale specializzato con funzioni, almeno nei primi giorni, di supporto tecnico.

Le difficoltà da parte del personale sono aumentate per l’assenza di filtri che potessero impedire l’errore umano in fase di prenotazione.

In una sorta di foga propagandistica si è deciso di smantellare il vecchio sistema e di immetterne uno nuovo, in tutta la regione, senza nessun passaggio intermedio. In una fase iniziale si sarebbe dovuto prevedere un inserimento graduale con l’attivazione del nuovo CUP in parallelo a quello vecchio, oppure con l’attivazione in porzioni di territorio più piccole, ad esempio in due o tre zone territoriali, consentendo l’espansione del sistema in tutta la regione solo dopo aver risolto le problematiche verificatesi in fase sperimentale.

Per cronaca riportiamo la notizia che l’avvocatura regionale ha bocciato il San Salvatore per appalto non rispettato e forse si andrà verso la revoca dello stesso, ma a differenza di molti non chiediamo la testa di nessuno, anche perché in un sistema sanitario dove i dirigenti, che dovrebbero essere tecnici assunti secondo noi tramite bando concorsuale, vengono nominati in base all’ appartenenza a partiti politici o alle correnti degli stessi sulla base “dell’equa spartizione delle poltrone”, saremmo degli sciocchi a credere che verrebbero colpiti i veri responsabili.

Circa un mese fa il Presidente della regione Spacca riferendosi al CUP unico regionale affermò: “Ci sarà un abbattimento dei tempi che riguardano le liste d’attesa”.

Su questo argomento ci sentiamo in obbligo di fare un po’ d’informazione in contrapposizione alla solita propaganda. I parametri che influiscono sulla lunghezza delle liste d’attesa sono 3:

1)     il numero delle richieste di prestazione che è in relazione alle necessità della popolazione.

2) la quantità e la qualità dei mezzi tecnici e diagnostici presenti nelle strutture.

3) la quantità, l’efficienza e la distribuzione ( anche su turni lavorativi) del personale all’interno delle strutture.

La centralizzazione in fase di prenotazione favorisce solo l’equiparazione delle liste d’attesa su territorio regionale, sulla base della disponibilità di spostamento dell’utenza. Facciamo un esempio per essere più chiari: un utente della zona costiera vuol prenotare una visita specialistica a Civitanova M.  dove sarebbe costretto ad aspettare due mesi, ma l’operatore informa il richiedente che la stessa prestazione potrebbe riceverla a San Severino M. entro un mese, così il cittadino che ha disponibilità di spostamento assottiglia una lista per incrementarne un’altra.

Concludiamo con un po’ d’ironia (dettata dall’amarezza), affermando che l’abbattimento delle liste d’attesa potrebbe realmente verificarsi nei casi in cui, stremato dalla difficoltà nel prenotare, il cittadino rinunci alla prestazione o decida di rivolgersi a strutture private.

Sandro Carucci