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Sogno Coraggio

Sogno coraggio, che è quello che manca a molti oggi, forse a tutti.

Ultimamente incontro parecchia gente dirmi che faccio bene a scrivere quello che penso, gli rispondo, se posso, con un grazie, ma non lo dico mai a nessuno che quello che cerco anche io, in realtà, è il coraggio. Scrivo per coerenza, motivazione e sentimento, e soprattutto perché questo mi aiuta a trovare la forza per andare avanti, avere un senso per non andar correndo senza motivo. Ma il coraggio anche e soprattutto di scrivere quello che penso, lo cerco più in me stesso che negli altri, senza paure e senza pretese.

 

In questo terzo anno dopo le scosse attorno a me vedo quella che prima era caparbietà, tramutarsi in furbizia, spirito di sopravvivenza, l’idea di cercare modi per sopravvivere, facendosi furbi invece che intelligenti.

Così rimane tutto fermo, immobile, distrutto, sepolto sotto il chiacchiericcio dei politici e dei media.

Allora mi chiedo come possa non essere evidente questa mancanza di coraggio la mancanza di unità fra le persone, mi chiedo perché obiettivi comuni e semplici diventano i più improbabili da perseguire? Perché ci rassegniamo all’utopico e dimentichiamo l’ovvio? L’ovvio in primo luogo di ricominciare a credere nella persona sul serio e non attraverso gli slogan.

 

Spesso ultimamente arrivo alla conclusione che siamo diventati un Paese di instancabili sognatori da telenovela o da reality.

L’effetto è quello e, psicologicamente ci fa bene perché catartico, quasi ci conforta vedere un Salvini oppure un Renzi o un Di Maio che dicono tutto ed il contrario di tutto. Fanno la politica delle larghe vedute da slogan di 3 secondi; un controsenso in termini. 

Ma noi ci affezioniamo, come abbiamo fatto 20 anni con Silvione oppure con il “sempreverde” sindaco di paese. Siamo fatti così, ci piace urlare alla luna, e poi fare spallucce di fronte al potente di turno, autogiustificandoci con un “come fai a non volergli bene?”

Sono sempre più convinto che siamo un popolo di sognatori rassegnati, avere queste figure imperfette ci piace, ci evita di pensare, ma possiamo criticarle, aumentandone la loro popolarità (“purché se ne parli”) e poi sono confortanti, perché possiamo dire che sono un po’ come noi e di rassicuriamo dentro a questo pensiero.

Sogno Coraggio. Questa farfalla l'altro giorno ha spiccato il volo dal terrazzo, ha trovato il coraggio di volare.
Sogno Coraggio. Questa farfalla l'altro giorno ha spiccato il volo dal terrazzo, ha trovato il coraggio di volare.

Pensando alle figure del governo mi viene da dire che uno come Conte per l’italiano medio sia troppo perfetto, ed alla fine ci avrebbe deluso come tutti, quindi tanto vale che sia andata così, lasciamoli direttamente perdere quelli che ambiscono ad essere migliori ad essere migliori nei modi e negli atteggiamenti, affoghiamo nella nostra mediocrità assoluta, perché è meglio chi ci fa ragionare di pancia, il burattino, il fenomeno da discoteca, l’ignorante. Siamo adulatori del correre senza obiettivi, motivazioni e finalità, programmiamo esistenze subordinate a “si” di comodo, fino al punto di arrivare, a nostra insaputa a declinare “democrazia” in “dittatura per pigrizia”. Allora ci meritiamo l’aumento di tutte le imposte, la guerra del Fondo Monetario e tutte le misure lacrime e sangue perché ci adagiamo nel nostro individualismo da “supermercato” ed essere presi a calci nel culo ci fa bene.

 

Noi italiani siamo un popolo di sognatori senza coraggio, me compreso, la media che osservo è quella di chi ti dice di andare avanti, tanto la società ci mette un secondo a dirti che sei matto e a lasciarti a piedi oppure a darti del matto rubandoti le idee cambiare idea e perseguire quello che è più comodo. Lasciare a piedi è facile, disattendere è d’obbligo e porta consenso paradossalmente, lo stesso vale quando si cerca di scimmiottare l’idea di qualcun altro, perché dobbiamo essere tutti mediocri allo stesso livello, burocrati del nulla in un Paese che ha perso coscienza di se stesso.

 

Quindi seguendo questa linea diventa ovvio che l’Amazzonia, la Siberia oppure l’Africa (qui quanto ho visto) non faccia nemmeno notizia, parlarne è una cosa da radical chic. Nel piccolo diviene ovvio che le strade del centro storico con l’asfalto buttato a sfregio sopra ai sampietrini siano meglio di niente, perché non conviene risanare la bellezza, costa troppo impegno, meglio costruire strade nuove, magari inutili che non ti portano da nessuna parte.

 

Fa più comodo rimanere camaleontici e sempre gli stessi dietro agli altri, dietro agli slogan sulla crisi di governo, e su chi viene prima (ma prima di chi?), ma siamo fatti così.

In fondo anche quello che ci sta attorno tendiamo a dimenticarlo, guardate la ricostruzione dopo il terremoto, continuiamo a correre dentro la gabbia del criceto, incazzati ma senza proposte, senza curiosità di sperimentare altrimenti, non ci chiediamo più se dietro un’etichetta ci sia un contenuto di valore, tanto ci fidiamo perché ci sta la scritta sul cartello. 

Superficiali senza Essere per la troppa smania di avere, dimentichiamo di vivere l’oggi a forza di cercare un domani che non arriva mai.

 

Accattoni del marketing, facinorosi dell’apparenza. Voglio raccattare coraggio, spero nel sogno, che ci volete fare…? sono fatto così, buona vita.

Sogno coraggio anche da solo, grazie !

Sogno Coraggio. Eccola la farfalla, mentre dispiega le ali poco prima di volare via.
Sogno Coraggio. Eccola la farfalla, mentre dispiega le ali poco prima di volare via.

Il bambù, la rosa e… la tazza

Oggi pensavo al bambù che tengo sullo scaffale del bagno. Vive bene sulla stessa acqua stagnante. Il bambù è rigoglioso se l’acqua che lo nutre rimane sempre quella, non va cambiata, semmai solo aggiunta. Tempo fa ho rischiato di farlo morire perché per una settimana cambiavo sempre l’acqua che teneva ammollo le sue radici. Quell’acqua va solo rabboccata. Il bambù è una pianta dallo stile esotico ma secondo me è fortemente democristiana. Ha bisogno di rabbocchi costanti, ma non deve essere mai cambiata. Mi piace il bambù anche se preferisco, in cuor mio la bellezza estrema della rosa, oppure il profumo intenso della lavanda, o ancora l’inebriante carezza olfattiva del glicine.

A pensarci bene quella stecca verde con il ciuffetto non odora, sta li, fa arredo in bagno, è un suppellettile globalista, lo compri arricciato in qualsiasi supermercato, è parte di una bellezza standard, piatta senza emotività, stagnante come l’acqua che lo nutre. In fondo siamo tutti un po’ bambù, chiediamo tutti il cambiamento ma poi, appena ci dicono di cambiare di una virgola le nostre abitutidini, iniziamo ad appassire, ad aver paura, a pensare che forse quel che vogliamo è solo un sorso di acqua nuova. Per non rischiare di affogare pensiamo a sopravvivere, senza renderci conto che, nel frattempo, vivono gli altri al posto nostro. Siamo come il mio bambù del bagno, incazzati e ricurvi sopra la tavoletta del cesso a declamare post come se non ci fosse un domani.

Senza passato senza futuro, in mezzo ad uno stagno finto, di fronte al cesso, modellati a piacere dal potente di turno. Mi alzo dalla tazza, con glutei e quadricipiti addormentati ed indolenziti, tiro lo sciacquone, penso al prossimo commento,  mentre sogno di essere una rosa, di quelle nere, quelle che profumano l’aria. Cerco di afferrare la vita per raggiungere un angolo di felicità.

Qui sotto una delle più belle interpretazioni di Michele Placido in un film che è una fotografia puntuale del nostro Paese, e non solo.

Chi rimette a noi i nostri debiti?

Chi rimette i nostri debiti? Me lo domando dall’altro giorno, non so perché ma ad un certo punto sono andato in fissa per cercare di trovare una spiegazione a quella frase del Padre Nostro che dice “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Da discreto bestemmiatore e laico dubbioso ma che, nel contempo, della curiosità ne fa ragione di vita cercando significati e qualche risposta, mi sono imbattuto in una parabola, quella del “re buono e del servo spietato”, dove, in sostanza, il re condona interamente enormi debiti al servo, che a sua volta, viceversa ne chiede comunque la riscossione verso i suoi debitori.

Ora mettiamo il caso improbabile, ma non impossibile, che il “re buono” siano i grandi gruppi finanziari e “il servo spietato” i politici. Lo so che molti penseranno adesso che non esistono “re buoni”, ma se ci pensate il debito pubblico dei paesi del terzo mondo è stato azzerato, i governanti hanno continuato lo stesso a svendere materie, prime, ricchezze fino a far rimanere poveri lo stesso i loro popoli. Quindi mettiamo il caso che la banca centrale o il fondo monetario per primi dovessero mostrare magnanimità verso il popolo cercando di sanare il debito pubblico. Chi garantirebbe che i politici eletti rimettano sul serio il debito verso noi cittadini, abbassando i costi dei servizi e marchette connesse, senza chiedere indietro i soldi lo stesso?

Tra qualche giorno andremo a votare e io mi sono fatto un’opinione chiara e netta quest’anno. Se non farò astensionismo attivo per l’ennesima volta, (pubblicai una norma di riferimento tempo fa, link qui, mi raccomando di non creare problemi ai seggi, soprattutto quest’anno che il voto ha meccanismi elettronici di convalida) metterò la croce su chi ha dimostrato fattivamente di rimettere i debiti con intelligenza e caparbietà, agendo nella tutela della pubblica amministrazione. Sono le persone intelligenti e caparbie quelle in grado di migliorare le cose perché a cambiarle solamente, soprattutto in peggio, sono bravi tutti.

Quindi quando mi recherò al seggio il 4 marzo, esprimerò il mio voto sulla base del significato racchiuso in quelle parole, perché dietro c’è nascosto un principio di economia semplice e al contempo rivoluzionario ma di estrema solidarietà.

Consiglio questo metodo come terapia anche a tutti quelli che la domenica mattina vanno a messa e chissà che non scoprano di essere addirittura estremisti.

Fabrizio De Andrè scrisse una canzone intitolata “Preghiera di Gennaio” che in una strofa recita così:

Signori benpensanti spero non vi dispiaccia

se in cielo in mezzo ai Santi Dio, fra le sue braccia

soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte

che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte.

 

Matelica-cratere… domande parlando del più e del… Priori

Matelica-cratere sismico.

Ieri sera martedì, 12 settembre 2017, nella splendida cornice del teatro Piermarini  a Matelica ho avuto modo di assistere ad una farsa dai tratti tragicomici. Ho visto un sindaco, un cosiddetto “giovane” della politica locale (anche se vecchio nei modi di intrattenere la gente del pubblico, non più di 100 persone trattate da manuale di marketing relazionale, come se avessero 5 anni) destreggiarsi romanzescamente su dove posizionare gli edifici “nuovi” di scuola e caserma, in vista delle provvidenze solidali degli sms post sisma.

Premetto che abito in mezzo al cratere sismico più vasto che la storia contemporanea possa ricordare, quindi mi permetto di formulare semplici domande che nella platea teatrale di ieri sera non hanno avuto risposta perché la gente, quella vera non era presente perché completamente rassegnata al proprio destino. Tuttavia e nonostante tutto voglio porgere a questi benpensanti le stesse domande, con l’obiettivo di avere risposte scritte semplici ma efficaci da parte degli stessi addetti ai lavori.

Ad un anno dal sisma che ha provocato il più ampio cratere che la storia dal 1800 ad oggi l’Italia abbia mai ricordato, è possibile che le soluzioni politiche possano intervallarsi ad un andirivieni di rimpalli di responsailità incomprensibili?

E’ mai possibile che si possa assistere ad una logica incomprensibile di scaricabarili istituzionali a tutti i livelli? La regione non ci ascolta la provincia è cattiva ecc.?

Perché non avete dato priorità alla pubblica incolumità prima delle attività produttive?

Perché non avete chiesto a voce UNANIME che venissero quantomeno sospesi i benefit dei funzionari di area vasta?

Chiedo alle istituzioni comunali se vi pare attendibile avere un rendiconto di completa indecisione su dove porre in essere l’eventuale nuova scuola, ancora in bilico su un’ipotetica compravendita/esproprio di lotti di terreno individuati “sperando-e qui cito le parole del sindaco all’assemblea pubblica- ad un’eventuale soluzione pacifica e senza ricorsi del cedente”?

Mi chiedo se dei settecento sfollati si sia presa oggettiva considerazione a riguardo di un futuro VIVIBILE in questi luoghi? Nello specifico, qual è la possibile prospettiva di sviluppo per chi decide di cercare di rimanere in queste zone devastate dalla sciagura più grande che questa nazione abbia conosciuto dal dopo guerra?

Ieri sera a teatro ho assistito ad una bagarre di possibili soluzioni inique che ha NASCOSTO quasi completamente le esigenze di una comunità sconvolta da una tragedia immane rispetto a gente che per fortuna non è morta ma non ha più un tetto dove dormire, 700 sfollati solo a Matelica che è stata parzialmente colpita dal sisma, in giro sento racconti di persone impaurite senza più nessuna speranza sul sostegno di istituzioni dormienti, e chi amministra la COSA PUBBLICA che fa? Si sofferma in maniera aleatoria su prospettive indiziali e soluzioni probabili da qui a chissà quando? Avete un’idea, di come ricostruire la comunità? Se si, rispondete in buona fede.

Ieri sera ho assistito ad un dubbio amletico basato esclusivamente su dove posizionare la probabile nuova scuola, e la probabile nuova caserma e lo stabile del Comune, senza nemmeno accennare ad una prospettiva rispetto ad esempio ai costi di gestione che una scuola “duplicato” possa rappresentare per la comunità.

Allora vi chiedo se c’è un’idea su come far rinascere la comunità matelicese del futuro?

Chiedo al sindaco se abbia mai pensato o quantomeno valutato il livello di rassegnazione in cui versano gli sfollati che non hanno più un tetto proprio dove dormire la notte?

La tua amministrazione sindaco ha mai pensato che, vista la situazione emergenziale in cui si trova il comune, sia giunto il momento di cercare una via di emergenza per ripristinare la sanità pubblica di cui per LEGGE chi amministra ne è tutore e responsabile? E’ possibile che nel cratere del sisma non sia nemmeno possibile avere un pronto soccorso utile agli infartuati, è possibile che sia nel 2017 una gara ad ostacoli capire quando è aperto il reparto di radiografia?

Questi argomenti non dovrebbero essere prioritari ed inoppugnabili nella GESTIONE EMERGENZIALE?

E’ possibile che debba essere condivisa con il “popolo” la diatriba su chi paga i 50 euro dell’esercizio pubblico della camera mortuaria?

Inoltre vorrei ricordare che fra gli sfollati c’è chi si è pagato di tasca propria il container e lo ha messo davanti la propria abitazione perché nessuno a tempo debito lo aveva soccorso, questo esempio di intraprendenza sarà giudicato abusivo al pari di un evasore in ottemperanza della delibera regionale che da questa disposizione a tutti i comuni del cratere oppure vi opporrete seriamente a questa bestialità amministrativa?

E ancora, perché continuano ad arrivare le bollette della TAssa RIfiuti che è un’imposta comunale? L’avete sospesa per l’emergenza sismica oppure no?

Perché il sussidio per l’autonoma sistemazione arriva agli sfollati in maniera intermittente e perché per le attività autonome-artigianali si procede con i controlli solo adesso e non, viceversa, prima di averne concesso il contributo?

Perché non vi opponete all’eccessiva burocrazia che scoraggia ulteriormente chi vuole ripristinare la propria abitazione addirittura, in molti casi, ponendoli in conflitti d’interesse se i propri familiari sono titolari dell’impresa edile che la casa di proprietà l’ha costruita?

Inoltre, avendo la zona marchigiana un collante politico che arriva fino alla seconda e terza carica dello stato che fanno parte tutti dello stesso partito politico, sia la stessa presidente della camera dei deputati Laura Boldrini che il presidente del consiglio Paolo Gentiloni della zona del cratere sismico, rispettivamente Matelica e Tolentino, ed inoltre la regione Marche è della stessa bandiera insieme alla soppressa provincia, oltre alla gran parte dei comuni del sisma, perché la situazione mostra dei ritardi incomprensibili? Qual’è la visione del vostro partito in merito all’emergenza nazionale?

Sperando in una risposta, non so fino a che punto esaustiva, porgo distinti saluti ma non molto.

Pulp Sisma – parte terza –

Pulp sisma 3: Samuel Jakson a Forte dei Marmi scambiato per profugo, i terremotati al mare scambiati per vacanzieri. Per il resto …silenzi fra i boschi.

Ci mancava solo Samuel Jackson scambiato da profugo insieme a Magic Johnson a Forte dei Marmi, per indicare quasi profetico questo titolo. Forse nemmeno Tarantino riuscirebbe a rendere così “Pulp” la situazione reale di queste “zone rosse”.

Allora ecco la parte terza che sicuramente sarà velata, coperta come le altre due parti prima di questa, dalla comunicazione locale e nazionale, perché va sopra le righe di un sistema che vuole la gente appiattita a se stessa, che non deve avere interferenze affinché l’omologazione delle masse possa compiersi.

E’ proprio “il cammino dell’uomo timorato”, riprendendo un passaggio recitato nel film dallo stesso Jackson, che sembra dover percorrere la gente di questa italia, presa di mira da troppe frasi fatte e tante situazioni lasciate volutamente a metà.

Occorrono… silenzi sul sisma, altrimenti uscirebbero fuori i discorsi seri sui diritti fondamentali dell’uomo, primo fra tutti, quello di avere una casa, calpestati come carta straccia dai galoppini dei partiti a suon di propaganda istituzionale sui nuovi progetti di centri commerciali nelle località del cratere, piste di atterraggio di fianco a monumenti di pregio storico artistico, o addirittura di alberghi, che potrebbero trovare nuove caratterizzazioni per celare il fatto di essere, altrimenti, dichiarati per quello che sono in realtà, eco-mostri oramai vecchi e da smantellare.

Leggevo in un articolo di qualche testata, come questo sia stato il sisma dove i riflettori si sono spenti nel modo più veloce, quasi istantaneo. Di cosa avrebbero dovuto parlare i grandi strumenti di comunicazione di massa? Della più grande concentrazione di lecchini impiegati nel centro italia? Parlare di questo terremoto ribalterebbe la concezione stessa del “politically correct” che vige nella classe politica dei palazzi del potere (soprattutto nelle Regioni), parlare del sisma del centro Italia li metterebbe automaticamente alla gogna dei media, i quali, se prendesse piede una comunicazione fattuale delle stupidaggini fatte fin qui, non potrebbero far altro che giustificare il dissenso popolare verso la più grande schiera di incompetenti e ruffiani che compongono la macchina pubblica italiana, e trovano luogo a partire dalle regioni, mi dispiace dirlo solo per quei pochissimi e rari casi di quella gente che lavora anche bene.

Hanno dimostrato la loro incapacità a far qualsiasi cosa e di produrre, a distanza di un anno dal terremoto, il niente cosmico. Se aggiungiamo che la seconda e la terza carica dello Stato hanno origini in queste zone, fra l’altro anche allineate nello stesso partito di governo, sai che bella figura internazionale ci farebbe l’Italia.

Se ne parlassero i media, come verrebbe spiegato alla casalinga di Voghera che il mese scorso la stessa regione Marche, che è dello stesso colore del partito di governo, proponeva di fare la pista ciclabile dall’entroterra alla costa? Oppure che qualche mese fa gli pseudo influencer di instagram, ovviamente pagati dalle risorse dell’ente, quasi contrastavano snobbandole, invece che sostenere le iniziative nate, per proprio conto da gruppi di persone autogestite, perché terremotate anche loro? Se finalmente i grandi media iniziassero a fare il loro lavoro, quale sarebbe la giustificazione riguardo alle casette consegnate, che sono solo 42 delle oltre 2 mila richieste? Che risposte si darebbero se a parlare fossero quei sindaci dei piccoli paesini che non hanno più la tessera del PD e forse qualcuno non l’ha avuta mai, vista la strafottenza di sbilanciamento politico verso altre esigenze? Come raccontare la resilienza dei piccoli borghi a questa parte di manager dove la partitocrazia è solo una scusa per immergersi nella logica della “società dei consumi” per fare affari ad ogni costo fregandosene ampiamente delle “piccole identità particolari” come le chiamava Pasolini, intellettuale, guarda caso di sinistra, ampiamente inascoltato oggi se non per la sua questione sessuale, usata come strategia di divagazione dai contenuti veri, di cui intanto, solo per una specifica di contenuto, ne metto un link.

Come giustificherebbe proprio il PD questo diniego aberrante delle proprie radici culturali, se dovesse venire a galla la questione morale del terremoto? Io penso che i grandi media nazionali non possono parlare dei terremotati, perché questo implicherebbe di andare a fondo su come vengono fatti gli investimenti, sul possibile recupero delle identità territoriali, completamente ancora disatteso per evidenti e più grandi interessi speculativi da come appaiono le notizie e i progetti sulla stampa locale, rispetto al tentativo di conservare le caratterizzazioni agricole che questi luoghi, nonostante tutto, ancora preservano, grazie alla caparbietà dei loro abitanti.

Purtroppo a questi radical chic dell’ultima ora sembra proprio che non interessi niente di tutto questo perché di disturbo alle loro eventuali manovre, quindi, per ovvi motivi va coperto. Celato, chiuso dietro la nebbia di possibili finanziamenti a tasso agevolato per zittire anche quei 4 rompi balle rimasti, con leggine di comodo per serrare il discorso a chi la vedrebbe molto più semplice di come sembra essere ora la ricostruzione; si potrebbe concludere immediatamente la ricostruzione, con uno schema di rimborsi, ben controllati ed immediati a chi presenta il lavoro a regola d’arte ed in stato di avanzamento. Si produrrebbero imprese locali, rifiorirebbe l’economia distrutta in pochi giorni.

Invece no, via con le negazioni palesi dei diritti fondamentali, avere subito ed in via prioritaria un tetto dove vivere non è evidentemente la priorità, anche se la tecnologia lo permette e le istituzioni avrebbero l’obbligo di far questo, mettere un tetto sopra la testa di chi non ce l’ha, anche se provvisorio ma immediato e che non costi 80 mila euro, che è l’altro vero schifo assoluto, lo fanno passare come non prioritario, e stanno tutti zitti.

Nessun ragionamento sui fatti e sulle priorità, solo il balletto delle nomine dei consulenti, che vanno e che vengono, si riapre puntualmente, la bagarre fra la politica dei sindaci e gli enti “superiori” con i primi, che hanno, in molti casi, l’attenuante di trovarsi in prima linea schiacciati tra l’incudine e il martello, a combattere una logica sprezzante riguardo qualsiasi elemento di umanità.

A Visso, a Castel Sant’Angelo sul Nera, come ad Ussita o nei mille paesini distrutti dalla natura, la società viene devastata da una classe dirigente che li fa spostare, allo stesso modo di quanto succede in Africa equatoriale dove si impone ai Pigmei di spostare i propri villaggi per far spazio alla deforestazione con logiche di leggi o di ordinanze molto simili fra loro. Basterebbe aprire gli occhi per capire quanto si stia completamente sbagliando rotta.

Qui il terremoto ha preparato il campo a tutti quegli affaristi che hanno bisogno di spazi per agire, demoralizzare gli ultimi rimasti in loco, è il succo amaro di una schiera di gente targata da un sentimento ideologico esclusivamente vessato a fare soldi che non c’entra nulla con i resilienti: è la voglia di auto celebrazione personale che cavalca silenziosa la disperazione degli sfollati, con buona pace di tutta quella sinistra della “questione morale”, della “casa per tutti” e della tutela delle “realtà particolari”.

Ecco che allora le dimissioni di Curcio e di Errani erano prevedibili perché questa, spero tanto sia una bolla destinata a scoppiare, meglio se in maniera apartitica, e che soprattutto, non potrà rimanere celata per molto tempo ancora, nonostante ci si provi con tutti questi …silenzi fra i boschi, a proposito di nomine.

Spero che da questa situazione Pulp, chi oggi ne sta subendo le conseguenze ne possa uscire fuori dall’incubo al più presto, specialmente gli artigiani di montagna, che non credo si piegheranno per molto tempo ancora a questa fatiscenza amministrativa perché prima o poi, direbbe Samuel Jackson, “… la giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno…”

 

Chi si fosse persa la prima e la seconda parte, a seguire inserisco i link.

Pulp Sisma  – parte prima –

Pulp Sisma; il festival degli orrori – parte seconda –

 

 

sogni in scatola

Sfollati che sbarcano a Lampedusa o in altri posti delle frontiere del sud. Africani deportati, emigranti voluti da popoli bulimici, occidentalismi esasperati di stati che spolpano ancora il continente nero, sotto l’ipocrisia solidale dell’Unione Europea.

Il paradosso è che in questa spartizione di materie prime non mi pare ci sia l’Italia, che è probabilmente ancora ferma a pagare il dazio al pensiero unico dell’iperliberismo del profitto ad ogni costo. Denazionalizzati per aver inventato e fatto funzionare la “terza via”, quella del dialogo con quei popoli. Che tristezza essere circondato da miopie politiche astratte, soprattutto vivendo nella terra di Enrico Mattei, che di quella via ne fu il fautore.

Siamo un’ex nazione in balia di governanti farlocchi, camerieri pilotati dall’alta finanza, che in nome di una dittatura travestita da democrazia, indossano il vestito buono della solidarietà per convenienza.

Abbiamo rimosso Gheddafi, qualche idiota lo ha voluto morto, e adesso siamo tutti a piangere per i troppi barconi che arrivano in frontiera, ora ne paghiamo tutti le conseguenze.

Siamo colpevoli volenti o nolenti di aver esportato il nostro vile modello occidentale all’equatore, abbiamo rincoglionito l’Africa con un “Occidentalis Karma” fatto di stress, tv, auto con i catalizzatori rotti, olio di palma per l’industria del cibo spazzatura e telefonini usati.

Dovremmo avvertire quei popoli che non conviene barattare la rincorsa agli “status symbol” con la pienezza di una “vita propria”.

I paesi moderni fanno la finta gara con i protocolli internazionali per abbassare le emissioni di CO2, mentre i paesi in via di sviluppo diventano immense discariche di quello che non usano più i primi. Un popolo lento per natura e concezioni di vita è stato “dopato” di modernismo per generazioni, addestrati a diventare consumatori depensanti e adesso ci si meraviglia se vengono a frotte sui barconi per invaderci. Fa paura vedere come siano nervose queste genti nelle grandi baraccopoli importate sul modello dei paesi sviluppati.

Ho disegnato un bambino al palo che si diverte. Potrebbe fare l’altalena con la leva del pozzo dell’acqua, oppure immaginare che quel travetto, possa essere trampolino di sogni; di fianco ho messo un computer che nonostante tutto è uno strumento di innovazione tecnologica prima di essere oggetto di consumo. La speranza è che sia anche uno strumento per liberare la mente da falsi miti di un occidente che non riesce nemmeno a curarsi da solo.

L’ho chiamato “Sogni in scatola”, la speranza è che la scatola tecnologica possa iniziare a servire per evolvere e non involvere l’uomo.

P.S. Grazie ad organizzazioni come www.agapeonlus.it  e all’umanità e forza di volontà di grandi persone come Padre Sergio Ianeselli www.promhandicam.org si potrebbe sul serio rimettere questi popoli sulla via di uno sviluppo sostenibile e autonomo.

Ho fatto un sogno… antisismico!

Ho fatto un sogno, di quelli a colori, di quelli che dicono, ci siano più probabilità che si avverino.

Ho sognato un premier in visita di corsa nelle zone stese, affamate, distrutte, colpite, lasciate sole allo sbando senza più nessuna economia da cui ripartire.

Ho sognato Sindaci, che di solito si battono per i loro campanilismi, o storie di politica locale essere uniti dimostrando di non essere i soliti galoppini, perché scossi, resi genuini, magari anche più onesti, a testa alta tutti a resistere. Muri gentili ma solidi, contro i soliti poteri forti!

Di fronte alla propaganda contro una democrazia già fragile perché minata nella sua essenza di società, questo muro di persone rette e coraggiose, persone per bene si erigevano, almeno nel sogno con grandi pretese! E soprattutto con tre domande e una considerazione.

1- “Come ricreiamo la società e l’economia spezzata della montagna, con tutti gli sfollati che stanno al mare?”

2- “Perché i senzatetto che provvedono a sistemarsi autonomamente sono abbandonati due volte, una quando vagano a cercare una roulotte o un container, due, quando scoprono che gli aiuti decorrono dai sopralluoghi di inagibilità vidimati dal sindaco e non dalla data della catastrofe? Così perdono anche un mese.”

3- “Perché non si vedono ancora le urbanizzazioni per i villaggi di casette di legno visto che già nevica?”

…poi la considerazione conseguente…

– “Sandro Pertini, grande padre costituente, 48 ore dopo l’irpinia aveva già, ‘sfanculato’ il Governo – si diceva proprio così nel mio sogno – denunciando le mancanze del post terremoto, Mattarella non lo ha fatto, quindi, lei dovrebbe ritenersi molto fortunato ad andare in quel paese di ‘Sordiana’ memoria solo tra pochi giorni quando l’Italia, se non è del tutto marcita, si recherà in massa alle urne a votare NO perché, lei signor presidente, e tutto il suo governo, ha perso una grande opportunità, quella di essere esempio di cambiamento concreto, dimostrando una Europa forte nei valori sociali in grado di meritare la fiducia del suo popolo. La prova più eccezionale avviene di fronte ad una catastrofe come questa, invece lei e la sua compagnia ha deciso di abbandonarci tutti e continuare a prenderci per il culo! Ma stia sereno, che non ha considerato, stavolta, l’effetto boomerang al ciauscolo!”

Poi mi sono svegliato! Fuori nevicava, la gente sorrideva, come se non fosse mai successo niente!

Credo che ci sia bisogno mai come ora di unità della gente per far ripartire questi posti, l’allusione ai Sindaci nel sogno come persone rette e per bene, vale anche in molti casi nella vita reale, anche se non in tutti. So che in molti di loro hanno fatto e stanno facendo l’impossibile per mantenere in vita questi paesi straziati. Per questo vanno ringraziati veramente!

La mafia della stupidità

Continuano le scossette di magra intensità, piccole, numerose e silenti ci fanno capire che viviamo un momento di instabilità totale. Dalle istituzioni alle famiglie, tutti indistintamente. Il terremoto dovrebbe farci capire che la società deve essere riequilirata. Invece no. Continuano le scosse dentro gli animi di chi, una casa lesionata già ce l’ha.

È l’apoteosi dello scandalo nella evidente continuità di una utopica visione del mondo unilaterale e iperliberista. Dove il mercato è padrone e noi da cittadini siamo catapultati a consumatori nella più becera visione degli schiavi moderni.

In maniera inequivocabile e con le mazzate dei politici e leader locali che, da, ogni ordine e grado imperano dictact su come sia meglio fare. Mai una parola sulla libertà di deciderselo da soli il proprio futuro. Un futuro di instabilità totale dove nessuna “protezione civile” può arrivare e che nessun social può descrivere.

L’idea di tenere tutto sotto controllo, mai come adesso è completamente svanita sui continui movimenti della terra. È ora di riconsiderare l’uomo nella sua integrità fisica e morale. Riconsiderare l’idea che la gente è tale perché ha un intelletto proprio e la semplicità complessa di combattere per continuare a vivere la propria storia. Per questo il Governo sbaglia nel perseverare a voler mandare tutti al mare. Perché interrompere le economie agricole di alta collina o montagna, mandando tutti in ‘vacanza forzata’ è una stronzata dettata solo da un’ipocrisia politica di stampo regionale. Dovrebbe essere resa reato perseguibile civilmente se non a livello penale!

Comprendere queste cose è presupposto fondamentale per interventi massicci atti a ricostruire ‘in primis’ intere comunità. Un esempio è Gagliole, un piccolo paesino del maceratese che, anche se non abbia avuto evidenti crolli sulle strutture edilizie, vive una dimensione di sfiducia enorme verso tutti gli apparati istituzionali, oggi ho parlato con Mauro Riccioni, il sindaco ‘a gratis’ di questo piccolissimo comune terremotato.

il sindaco Mauro Riccioni
il sindaco Mauro Riccioni

Un avvocato mio amico, salito alla ribalta per il fatto di aver urlato al mondo di fare il sindaco senza ricevere indennità di mandato, l’ultimo comunista vero. Una cosa inconcepibile nell’economia di mercato. Encomiabile per i suoi cittadini fino a prima del sisma.

Dopo le scosse l’ho visto solo, più di prima. Tanto che nella sua voce non ho più sentito l’idea pacata, per quanto decisa di un uomo con una propria coscienza civica, ma solo la fragilità di non riuscire a mantenere gli impegni ad una società indebolita dalla paura di perdere tutto e rimanere abbandonata a se stessa. Mauro, che in tempi normali urlava contro un sistema fatto di utopie liberiste, oggi l’ho visto impaurito, iperattivo sul fronte scatenato della volontà di ricucire una comunità fatta di uomini e donne sfiduciati dal timore di cosa sarà il domani, encomiabile, ma non nego dubbi su come avverrà questa ricostruzione ‘la quiete dopo la tempesta’.

Intravedo nitido il senso di disorientamento su come andare avanti domani. Proposte e sacrifici a sperare in un futuro migliore ed identitario. Cammino difficile, pieno di motivazioni, nonostante la Regione, il ministero e il mondo della burocrazia che si fa spazio dentro uno sciame sismico di aiuti promessi ma che non arrivano mai. Unico modo per urlare al mondo che esistiamo, quello di farci sentire coesi e determinati a voler far continuare ad essere le nostre comunità. Siamo un popolo fatto di uomini e donne che dovrebbero unirsi nel continuare a respirare questi territori. Nonostante tutto e tutti. Ora è il momento della calma e della riflessione cose in cui i marchigiani si perdono spesso. Ma è anche il tempo di essere comunità, anche se impaurita, dimostrare di essere gente che vuole ricominciare a viverli di nuovo questi paesaggi.

In sostanza è una guerra contro la mafia della stupidità, umana, politica e sociale. Se non la vinciamo, meritiamo tutte le catastrofi che abbiamo!

Per questo, forza e coraggio!

Benvenuti nel Pulp Sisma!

‘Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.’

In questo periodo è la frase che ci diciamo sempre quando ci incontriamo con un mio amico. Un pezzo di Bibbia reinventato e fatto pronunciare da Quentin Tarantino a uno dei suoi personaggi di ‘Pulp Fiction’ prima di premere il grilletto. Tutti ricorderanno questi passaggi del film.

Inequivocabili mi tornano in mente queste scene nel rivedere le immagini in tv o le notizie dei tg, perché oggi più che mai, danno spazi esagerati a questioni futili o di riflesso; per contro, scorgo quello stato di incertezza tra tutta la gente che vedo intorno a me. È una situazione ‘pulp’ corollata di zone rosse, avamposti di pattuglia in paesi devastati e resi deserti dalle scosse di giorni fa ma che ancora continuano, con tanto di autoblindo delle forze dell’ordine, che almeno ci sono, in assetto antisciacallaggio.

È una caotica routine su come far ripartire l’economia stracciata di una zona prevalentemente agricola e artigianale. È una corsa a rimettere al loro posto le chiese e forse, anche le case, dimenticando, forse troppo, di ricucire nel frattempo, le società identitarie che quasi abbandonate, ancora resistono in questi luoghi. Il sentore è che, sopra alle difficoltà di chi imperterrito continua a far quel che può in questi posti disgraziati, ci sia uno Stato che non vede l’ora che i montanari testardi abbandonino tutto per regalare il territorio a lobby di comodo, allora si che la tragedia avrà il suo effetto conclusivo. Tra le foto degli ori e gli affreschi chic negli interni della Trump tower, non vedo nessuna allegoria al pastore che cerca in ogni modo di rimanere vicino al suo gregge di pecore sopravissane, già minacciate da tempo da problemi di estinzione, mentre è questo che accade oggi sulle alture di Cupi o di Castelsantangelo sul Nera. Non vedo, nei discorsi delle varie o avariate domeniche di spettacolo, nessuno come quei norcini che, anche se rimasti senza niente, stanno cercando in tutti i modi di riparare il prima possibile (trovandone di simili nel frattempo) le cantine di stagionatura dei ciauscoli per cercare di garantire una continuità a pezzi di cultura che valgono quanto un’opera d’arte. Vedo tanta finzione negli occhi impauriti dei miei compaesani che troppo spesso vacillano, io compreso dietro un’insensata routine.

In questa situazione pulp, nel frattempo che i vari cuochi stellati o Farinetti imbacuccati si sono riempiti la bocca di amatriciane solidali, non ho mai notato alcuno citare Giampiero, l’unico a cucinare la Griscia a Grisciano la frazione di Accumoli dove è nata questa tradizione. Lui in mezzo alle macerie ci si è trovato a lottare ed il giorno dopo quel 24 agosto, aiutava la protezione civile a montare le tende nel giardino del suo ristorante. Chissà se oggi ha ancora la forza di combattere per quel pezzo di identità. In questo ‘pulp sisma’ di enunciazioni paradossali di Errani che sembra aver detto che se fossimo giapponesi saremmo tutti evacuati, c’è per fortuna qualche sindaco che spera almeno di riuscire a far continuare a vivere il forno del paese o che allestisce i campi per ospitare i moduli abitativi provvisori, che fino a ieri non erano sicuri. A Gagliole, sotto le crepe della rocca medievale, l’ultimo sindaco comunista d’italia urla al mondo che quel paesino ce la farà a risorgere.

Ai proclami del ‘ricostruiremo tutto com’era’, in questa situazione paradossale è la tigna di montagna degli allevatori, contadini, norcini e artigiani l’unica a non essere deviata e distorta dalla… ‘tirannia degli uomini malvagi e potenti’. Solo loro col coraggio delle azioni intelligenti stanno reggendo le botte della burocrazia dopo le scosse. Per fortuna che esistono perché altrimenti grosse fette di identità territoriale sparirebbero e rimarrebbe solo ‘il grandissimo sdegno’ continuando con pulp fiction, qui oggi c’è un mare di gente che ‘non è mai stata così lontano dallo stare bene!’

Riina a Porta a Porta, ed è bufera… sempre la solita italietta!

Riina a Porta a Porta - fonte internet
Riina a Porta a Porta – fonte internet

Dichiarazioni al vetriolo da parte di tutti, i vertici Rai, i sindacati, tutte le sigle arrabbiatissime per la scelta della RAI.

Milioni di persone che si dichiarano indignate di quello che hanno visto su Rai Uno …”da Vespa”.

Tutti contro la mafia, ma per il resto tutti zitti, ogni giorno, succubi di uno stato criminale. E’ l’italietta che urla, impotente contro i poteri forti che impongono il pensiero unico, e con queste reazioni, ci riescono pure facilmente.

Vorrei vedere infatti quanti saranno gli incassi del libro di Riina junior, fatta la tara di tutti quelli “iperindignati” riguardo allo sdoganamento della mafia nel canale in cui paghiamo, tutti quanti un “pizzo” obbligatorio per legge e, immesso, da luglio, sulla bolletta della luce.

Ipocrisia liquida di un popolo facilmente manipolabile, stanco ed egoista, stufo addirittura, di se stesso.

Popolo manipolato dagli stessi che solo il giorno prima se la prendono con Vespa (noto ruffiano dei potenti dai tempi di Andreotti e compagnia) per l’ospitata di Riina guarda caso in concomitanza della presentazione del suo libro.

La cosa che mi fa ridere comunque è che il video promo di Riina junior ha avuto una copertura mediatica senza precedenti e la strategia commerciale di andare da Vespa per alzare il polverone mediatico ha funzionato alla grande. Ne parlano tutti; … nel bene o nel male …purché se ne parli (cit. di andreottiana memoria…).

Tutti esprimono proprie opinioni, tutti, a modo proprio, hanno contribuito a spargere la voce che il figlio del boss ha fatto un libro, e, che il libro è in vendita presso le migliori librerie. Ora, lasciamo da parte le chiacchiere dei vicini di casa, del parrucchiere che ne parla al salone, e/o delle vecchiette che cercano di approfondire i fatti nella penombra dei pianerottoli freschi dei paesini italiani. Andiamo al nocciolo della questione. Poteva essere evitata questa farsa mediatica, questa “promozione” per il boss di CosaNostra?

Certo che si, facile, mandavi in onda una replica di Don Matteo e compagnia bella e si sarebbe evitata tutta questa baraonda. Invece no, i vertici Rai e la sua presidente Maggioni (presente al meeting Bildeberg dello scorso anno, dove nessun “umano più o meno nella media può entrare”) solo a giochi fatti, ha buttato benzina sul fuoco dicendo che in effetti queste cose non si fanno. E giù altro tam tam mediatico!

Allora io penso che siamo un popolo di pecore pronte per il macello. Penso e credo fortemente che più passa il tempo e più le esigenze nascono per soddisfare i nostri capricci con cose futili, piuttosto che attraverso obiettivi concreti.

Mi spiego se i vertici italiani sono tutti sdegnati, l’ospitata perché non l’hanno bloccata a priori? … perché parlano tutti dopo? Forse questo modo è il grande indizio atto a farci notare che i mandanti siano altri? Che Falcone aveva ragione a dire che dietro le sbarre delle carceri nel maxi processo mancavano i pesci grossi? Forse l’epilogo di questa ennesima farsa mediatica ci pone di fronte al fatto che siamo tutti pedine mosse da pochissime menti criminali che sono arrivate a farci pensare solo in una direzione unica, che il disegno di uno schema di regime totalitario si sta compiendo.

Perché dopo tutti questi anni non ci si chiede chi siano stati i mandanti di tutto questo putiferio istituzionale?

Allora l’unica protesta “semi-silenziosa” che merita riconoscenza, in questo “lugubre stabbiaro” è quella di Angelica Sciacca di Catania, proprietaria di una piccola libreria, la protesta è quella di non vendere ne prenotare il libro (ecco il link qui).

manifesto della libreria - fonte internet
manifesto della libreria – fonte internet

Per il resto, io da cittadino piccolo piccolo, mi sento di lasciar volare un pensiero virtuoso a tutte le vittime di mafia e alle loro famiglie, consapevole che se abbiamo ancora un briciolo di libertà lo dobbiamo anche ai loro sacrifici e a quei pochi che, nonostante tutto questo marciume, ancora hanno la tenacia di alzare la testa!