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Africa Vera – parliamone a Teatro

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  • Africa Vera a Matelica – Africa Vera si è svolta il 16 ottobre 2015 dalle ore 18 fino alle 24 presso i nuovi locali dell’enoteca Comunale, nel Foyer del Teatro “Giuseppe Piermarini” a Matelica, l’aperitivo musicale e mostra fotografica, “Africa Nera – Africa Vera”.

Un’iniziativa che ho avuto l’onore di vivere in prima persona, sia col viaggio in Africa (ne parlo nel blog in articoli precedenti nella sezione Africa) che con i successivi bei momenti di dialogo condivisi al ritorno in Italia con i colleghi e coloro che hanno letto i pezzi che ho scritto.

Sicuramente visitando la mostra, si avrà l’opportunità di vivere un’esperienza che non sempre viene passata dai media…

Questo aperitivo/mostra fotografica è la prima sintesi di una missione, sostenuta da molti anni dall’azienda per cui lavoro Halley Informatica, che ha dato l’opportunità a me e altre mie colleghe (Monia Bregallini, Monia Pecchia e Santina Barboni) di poter fotografare in 20 giorni la grandiosa opera di “costruzione reale” di un dialogo interculturale “vero” fra popoli, iniziato oltre quarant’anni fa da Padre Sergio Ianeselli.

Ribadisco da laico che quel frate lì (Padre Sergio) è davvero una figura da seguire, al di la di ogni fede religiosa.

Per questo motivo, siamo veramente soddisfatti del fatto che Associazione Pro MatelicaComune abbiano sposato l’idea di coinvolgere i produttori di verdicchio e gastronomici locali per creare questa serata, che abbinerà momenti di convivialità e riflessione all’interno di una struttura di altissimo pregio culturale come quella del Teatro Giuseppe Piermarini.

Ovviamente l’incasso della serata verrà direttamente inviato alla missione di Padre Sergio; per maggiori dettagli www.promhandicam.org.

Un’occasione per vivere la realtà africana e dare un sostegno a popoli disagiati in maniera del tutto diretta e senza alcun filtro!

Volantino
Volantino “Africa Vera – Africa Nera”

Riorganizzare i propri pensieri

Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense
Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense

Ci sono quei momenti dove occorre riorganizzarsi dentro.

Vedere cosa si ha, cosa si sente e poi proseguire.

Certamente sarebbe tutto più facile se la società permettesse interscambi di interessi culturali più agevoli e meno ipocriti, ma più si va avanti e più viene mercificato tutto, anche la cultura è presa come pretesto del “saper bene comunicare per vendere meglio”.

Anche gli africani del Camerun nelle città (baraccopoli più o meno organizzate da strade e viottoli) corrono tutti, hanno il cellulare macchina (sfasciata ma marciante) e girano, corrono a loro modo, vivono in baracche e si stressano, mentre io pensavo e riflettevo sul concetto di tempo circolare africano che porta l’individuo ad una interconnessione, dove vale più il viaggio rispetto alla destinazione, sinceramente quando li vedo in moto o in macchina girare attorno una rotatoria, costruita dai coloni occidentali anni addietro, penso e non li capisco, corrono verso una maniera di essere occidentali, che è la peggiore, quella del vivere per consumare, una mentalità fasulla ed anche in declino.

Evidenti note di contrasto in una civiltà come quella ho visto ne denotano l’arretratezza di pensiero in generale, che in fin dei conti è un’arretratezza mentale di origine controllata dal liberismo occidentale.

Quindi tutti, in qualche modo siamo portati a venderci o svenderci, senza sapere, spesso, per cosa oppure per chi…ma l’importante è correre, senza fiato, vendere, tutti a programmare il domani senza mai vivere oggi.

Correre forte? No…in realtà quel che cerco io è sicuramente un’altra storia.

Giornata della terra! …e Google mi ha detto che sono un drago di Komodo

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Google ha linkato un test veloce e simpatico sull’home page del portale. E’ venuto fuori che sono un Drago di Komodo.

Ora, sul fatto che sia affamato di vita, non ho niente da eccepire, ma che mangi capre intere, dovremmo metterci d’accordo.

Sicuramente però se prendiamo l’aspetto metaforico della frase, devo ammettere che quello ci sta tutto. Ultimamente infatti sono propenso a fare figure da “capra” senza rendermene conto e, per fortuna, ancora in occasioni non lavorative.

Inoltre è palese che ci siano capre che mangerei vive, intendo tutti quegli esseri che, senza cognizione di causa parlano ed esprimono considerazioni proprie senza sapere nemmeno di cosa dicono. Di quelle ce ne sono fin troppe.

Comunque l’evento si celebra da moltissimi anni. All’inizio era il 21 marzo di ogni anno, giorno d’ingresso della primavera ma ormai da parecchi anni (credo intorno agli anni ’70, poi se cercate su internet vedete con precisione) è stata ufficializzata la data al 22 aprile. La giornata della terra è una ricorrenza istituita per far riflettere sulle tematiche ambientali e sui modi in cui poter inquinare meno. Comunque maggiori informazioni potrete trovarle qui.

http://www.earthdayitalia.org/

P.S: Dovrebbe essere ogni giorno la “Giornata della Terra”. Parola di ….Drago di Komodo… Vedi te sto faccia da Google!

Il problema non è il risultato del voto, ma l’ipocrisia.

Piazza che vai, vita che trovi
Con la curiosità di un bambino – foto di Marco Costarelli

Ho scritto un pezzo riguardo gli esiti delle elezioni, una risposta a chi per strada mi ferma e mi critica riguardo al mio rifiuto della scheda elettorale.

Ho scritto di un popolo che non ha il coraggio di protestare, di alzare la testa perché troppo coinvolto dentro le sue false debolezze.

Ho scritto di un trentasettenne capo del Governo che ha la fiducia di chi è oramai artefatto in usi, costumi e gesti, ed al quale fa specchio una serie di sindaci eletti con lo stesso suo modo di infondere (in)sicurezze virtuali.

Volevo far passare la colpa al mondo, sulla scia della frase di George Orwell “Un popolo che elegge corrotti, impostori ladri e traditori non è vittima. E’ complice”.

Poi mi sono visto allo specchio ed ho riflettuto sulla mia vita, le mie scelte passate. Poi ho risposto al cellulare, ho visto la PlayStation spenta in sala di fianco al tv a led 3D e mi sono detto. “Ma che cazzo scrivo? Alla fine sono come tutti gli altri, magari solo un po’ più masochista.” Mi sono chiesto che senso avesse riportare una lamentela come se io fossi qualcos’altro rispetto al sistema.

Io faccio parte di questo ordine di cose, quindi che cambia se critico ma non faccio più niente per cambiarle? Che senso ha se non cambio io per primo?

Ho cancellato tutto!

Ho ripensato a quando, qualche anno fa, arrancavo per arrivare alla fine del mese, però mi sentivo ripagato dal sorriso di un gruppo di bambini e di ragazzi in cui ci vedevo la voglia di esserci, di esprimere le proprie convinzioni, incanalare nel verso giusto le emozioni. Riuscivo quasi a sentire i loro animi, mi sentivo parte di un processo di crescita sana. Nutrivano una freschezza contagiosa. Sentivo che quel ruolo conquistato a forza, era utile ed poteva essere esemplare per migliorare gli altri. Oggi no. Per carità sono più tranquillo economicamente, ho il posto e lo stipendio (finché dura) a fine mese e forse, anche 80 euro in più, ma posso dire onestamente con me stesso di essere felice? Dico che campo nel costante tentativo, a volte mal riuscito di frenare le emozioni. Ma forse la felicità è qualcosa di altro. E’ nella dolce freschezza di un abbraccio, un sentimento del cuore, un gesto che ti scalda l’anima che proviene da una frase, da uno sguardo di affetto, da una risata.

Forse ho solo paura che quella freschezza la stia perdendo piano piano per rincorrere una sicurezza “beffarda” anche io come gli altri.

Poi però ti capitano delle magie inaspettate, qualcuno che quel colore acceso negli occhi ancora ce l’ha, identico a quello che vedevo negli sguardi di quei bambini tempo fa, quella brillantezza iridescente che hai solo quando fai le cose in cui credi.

Per un attimo sono tornato a crederci, a credere nella possibilità di riconquistare più umanità, di riprendermi la voglia di dimostrare che cambiare il mondo in meglio in fondo non sia poi così impossibile.

Forse la vera rivoluzione sta nell’abbattere il potere dell’ipocrisia.

 

Un bel ricordo

Lightman di Enea Francia
Lightman di Enea Francia

Oggi posto un messaggio che mi ha inviato un amico con cui non ci vediamo da tanto tanto tempo. Lo metto perchè mi ha fatto capire che il tempo in certi casi non conta. In realtà è anche un semplice mio modo per ringraziarlo.

Abbello!!! Alcune cose cambiano …

…io provo a rimanere lo stesso

…anche se i 20 kg in più che mi porto dietro dicono il contrario!

… cmq la pensi abbiamo avuto un infanzia ed un’adolescenza troppo belle e felici!!!

E quando gira meno bene è giusto ripensare a quei momenti dove bastava poco …un pallone da bsket

…un giro in motorino

…un piatto di pasta in campagna da te

…un risotto con i mirtilli (se non sbaglio) un piatto di penne alla vodka

… una chiacchierata sotto l’ombrello

… un freno a mano con le gomme nuove

… insomma ne abbiamo fatte di robbe e siamo ancora qua a dimostrare che qualcuno si sbagliava… si può ancora essere felici con poco a volte basta un pensiero ed una risata

… ed agli altri possiamo ancora dire

“NON CAPITE UN CAZZO VOI !!”
a presto un abbraccio xxx

…never mind !

“Hai bisogno di qualcosa ? Posso esserti utile ?” – “…no grazie, …never mind!”

Così da un po’ di tempo a questa parte inizio le mie mattinate ogni mattina, mentre preparo le colazioni, qui in hotel. Lui un cliente speciale che però è diventato col tempo un mio amico. E’ di origine italiana, anzi proprio un treiese, emigrato tanto tempo fa verso il continente, in Australia a Melbourne per cercare fortuna. Un maestro orafo treiese che lavorava a Treia, ha portato via con se la sua passione tanti anni fa. Non capite che strano effetto possa fare ad un altro marchigiano come me, il poter sentire quel suono strano di accenti e pronuncia, una contaminazione linguistica di marchigiano misto all’inglese.

Una situazione a tratti quasi surreale che è un misto fra orgoglio di essere nato in questa terra e voglia di rivincita. Quella rivincita repressa di un paese, anzi di una provincia intera ancora troppo intrisa di piccole storture e d’invisibilità, ma che grazie a gente come lui, che nel suo campo ce l’ha fatta, ti rende l’orgoglio e quel “… never mind” sinonimo di una modestia reale, di una solidità d’animo propria di molti in questa terra, ti riempie il cuore di speranza e da coraggio. Sono le cose semplici spesso a celare dietro grandi passioni. In questo caso il post è per ringraziarlo di essere stato con noi qui all’Hotel Grimaldi per rivedere una Treia cambiata ma uguale a se stessa, affascinante, equilibrata, strana e controversa. Grazie Franco per avermi dato coraggio.

Grazie per essere ritornato qui. In certi casi mi sento davvero orgoglioso di essere marchigiano.

Grazie Franco