Archivi categoria: Africa

Qualche appunto di viaggio dei momenti vissuti in Camerun

“Siamo tutti rifugiati” è stata vera.

“Siamo tutti rifugiati” è il titolo bizzarro di una mostra fotografica che ha preso spunto da un viaggio che ho fatto in Camerun con altre 3 mie ex colleghe a maggio del 2015.

Dopo tre anni da quel viaggio sono cambiate molte cose ma la caparbietà mia e di altre persone a me vicine è rimasta la stessa.

In molti dopo le scosse del terremoto del 2016 si sono ritrovati nella condizione di rifugiati e parlare di aiuti solo all’Africa, in tutta onestà, considerando le sofferenze interne che si continuano a patire qui, non sembrava opportuno.

Padre Sergio con un bambino in cura nella missione
Padre Sergio con un bambino in cura nella missione

Così in un pomeriggio d’estate nella tipografia di un mio amico d’infanzia, Enea che è rimasto rifugiato anche lui dopo le scosse di ottobre, abbiamo deciso di riproporre quell’esperienza, consapevoli però di vivere in prima persona, una realtà molto simile, quantomeno nei metodi, a quella che ho potuto vedere laggiù.

Così abbiamo deciso di preparare le parti della mostra con pezzi fatti di materiale di recupero e con le foto stampate nella sua tipografia. Ci siamo detti che se solidarietà doveva essere ci si doveva preparare ad essere sodali noi per primi. Così è stato.

Abbiamo fatto lavorare la fantasia per questo evento a budget zero, ma i risultati alla fine sono arrivati lo stesso, le persone hanno capito lo spirito dell’iniziativa ed il tutto ci ha riempito di orgoglio.

“Siamo tutti rifugiati” è stata fatta ad Esanatoglia presso le fontane di San Martino perché quelle lì sono fontane speciali che, al di là della leggenda, per cui chi beve quell’acqua s’innamora di Esanatoglia, c’è da dire che quelle sono fonti di acqua surgiva che escono direttamente da una presa di roccia sotto al paese e di certo, chi si innamora di Esanatoglia probabilmente lo fa per la sua gente veramente disponibile e cordiale.

Si è deciso di chiamare quindi per l’inaugurazione, tutti i protagonisti diretti ed indiretti di quel viaggio che ha ruotato intorno alla missione di padre Sergio Ianeselli di cui ho parlato qui prima di adesso. E’ stato davvero un onore per me poter ospitare una persona della statura di Sergio Ianeselli, per la sua coerenza, per la sua dedizione e per la sua forza d’animo, oltre che per il concetto di carità cristiana che dimostra di portare avanti coi fatti.

Ho provato un piacere immenso nel rivedere Cristiana Consalvi e Daniele Ortolani compagni romani di quel viaggio nel cuore dell’Africa. Una bella emozione sfogliare le foto ed essermi ritrovato ad Esanatoglia con le mie compagne di avventura Monia Bregallini e Santina Barboni, e non nascondo che mi ha fatto piacere anche la presenza e l’intervento di Giovanni Ciccolini che da sempre sostiene l’opera in Camerun e che promosse quel viaggio.

Una Finestra sull'Africa foto scattata a Kribi. La presentiamo io ed Enea Francia.
Una Finestra sull’Africa foto scattata a Kribi. La presentiamo io ed Enea Francia.

Grazie al sindaco Luigi Bartocci che ha creduto in questa mostra concedendo gratuitamente gli spazi e intervenendo con un saluto sincero all’inaugurazione; sono stato davvero felice di aver potuto incontrare persone molto disponibili come Debora Brugnola, Jenny Ruggeri, Michele Romani, Samuele Fratoni e Luigino Giordani oltre alla mia compagna e a mia madre che hanno dimostrato una collaborazione fattiva e concreta.

Per questo “Siamo tutti Rifugiati” ha avuto un successo oltre ogni aspettativa, per la qualità soprattutto delle persone e di quanto hanno mostrato di essere sensibili all’argomento. Il legame tra i rifugiati del centro Africa, lo sguardo di nonna Peppina, molto simile a quello di una donna pigmea fotografata laggiù un anno prima del sisma, il fatto che alla fine viviamo in tempi dove chi è più debole spesso diviene capro espiatorio dei mass media, se sta in occidente, oppure perisce inosservato se sta dentro la foresta, ed in questi casi non ci sono mai magliette colorate.

“Siamo tutti rifugiati” è stata la possibilità di creare un momento di vicende prese alla “fonte” da chi le ha vissute o le vive in prima persona, con sullo sfondo, i sorrisi di una missione che dura da 45 anni, gli occhi dei bambini, ed in platea chi quella condizione la vive in maniera più o meno traumatica dal 2016.

Grazie ad Agata Turchetti per la testimonianza su tua madre “Nonna Peppina” per tutto il mondo, che spero possa rimettersi in forze, grazie Barbara Bonifazi per la caparbietà con cui porti avanti la tua “Rinascita” agricola in quel di Sellano con lo sguardo meraviglioso rivolto verso il profilo sul cielo di una Camerino ancora tanto sofferente.

“Siamo tutti Rifugiati” ma con la speranza di ricominciare e la voglia di esserci comunque.

Sorridere Sempre
Sorridere Sempre

P.S. Chi intendesse fare donazioni alla missione di Padre Sergio Ianeselli, inserisco qui di seguito le coordinate dirette.

Intestatario: Padre Sergio Ianeselli
Causale: ‘Ex voto’
Unicredit – PIAZZA IRNERIO, 65 – ROMA 00165
IBAN: IT68C0200805037000400740294

La solidarietà che non fa notizia.

Solidarietà, questa sconosciuta. I barconi, i baracconi, i politici e gli scrittori che fanno bagarre per far parlare di loro stessi, in Italia questi sono i cialtroni che fanno notizia. La polemica sta tutta dentro al quadro generale dei barconi, delle ONG della legge sugli sbarchi, dell’Europa egoista dei razzisti e dei solidali a parole.

Aprendo i social oppure i “grandi canali d’informazione”, apprendo della bagarre tra Saviano e Salvini (e penso, ora che scrivo i loro nomi una strana assonanza…). Ascolto una serie interminabile di frasi fatte condite da insulti da entrambe le sponde, il tema gli sbarchi, le ONG e la legge sull’immigrazione e ripenso al 2015 a quando sono stato in Camerun da Padre Sergio Ianeselli, per me un’esperienza di vita importante, di cui ho parlato anche in questo blog. Un periodo in cui ho potuto conoscere una realtà completamente diversa da quella che viene filtrata e descritta dai media qui in Italia. Non ho visto nessun Bello Figo a cantare stronzate su YouTube utili solo ad enfatizzare odio di pancia nel popolino credulone.

Non ho visto nemmeno nessun Salvini, Saviano o Renzi, Berlusconi e compagnia bella a casa di quel frate che vive in modo semplice, che ha fatto la sua scelta e ha realizzato una serie interminabile di progetti culturali per cercare di emancipare un popolo, arricchirlo di cultura e altruismo senza fare il fenomeno. Grazie a quel breve periodo laggiù, ho visto che gli stronzi ci sono anche lì e pensare che un negro sia stronzo, non è un fenomeno razziale ma una costatazione identica a come accade fra i bianchi. Ho visto anche tanti bambini sordo ciechi che sapevano scrivere e leggere in francese. Ho visto il vocabolario prodotto dallo stesso Padre Sergio dal Bulu la lingua indigena, al francese e all’italiano, e questo l’ho considerato il più grande ponte fra culture diverse, questo da solo azzitterebbe in un mondo normale tutta la questione sugli scafisti. Ho visto i Pigmei e la loro vicinanza allo “spirito della foresta”, il timore nei confronti dell’uomo bianco, ho ascoltato Padre Sergio desiderare di voler rimanere con loro, nei loro villaggi, essenziali ma in fondo completi per loro se non fossero gli interessi multinazionali a deturpare la loro quiete.

Sono pochissimi 20 giorni laggiù, ma quel poco tempo mi è bastato per capire che sono le persone a far la differenza e che si, sono razzista nei confronti degli stronzi siano essi bianchi neri o di altri colori. Questo Saviano non lo dice e nemmeno Salvini. Entrambi omettono di tirare fuori la notizia che ci ha raccontato lo stesso Padre Sergio che proprio una parte deviata del WWF sta facendo la guerra ai pigmei perché vanno a caccia di specie protette e fanno così per far strada alle multinazionali che deforestano.

Ho cercato al ritorno dal viaggio di trovare qualche aiuto per aiutare i bambini di Ebolowa (i sordomuti che non hanno gli apparecchi aucustici) non ho sentito nessuno appoggiare questa idea, eppure il desiderio di portarla a termine ancora me lo tengo dentro.

Però le stronzate di Saviano e Salvini quelle ti bombardano le tempie ogni volta che torno a casa, e su quelle stronzate la gente si affanna a rispondere, commentare, i media tradizionali danno pagine su pagine.

Allora se quelli la sono due importanti, due influenti facessero loro lo stesso mio viaggio, così magari parlerebbero di altro invece che di queste stupidaggini insensate, o forse no, forse sarebbero costretti a parlare di queste stronzate lo stesso, perché altrimenti il popolo coglione non li seguirebbe, forse rimarrebbero con un pugno di mosche se iniziassero a parlare di cose serie invece che di bagarre da due lire.

Altri articoli sullo stesso tema: link

informazioni sull’attività di Padre Sergio: http://www.promhandicam.org/

Non solo chiacchiere e clandestini!

Per dare un senso solidale e vero alla festa della Repubblica, parlo di un grande italiano!

Buon 2 giugno a tutti!

Solo chiacchiere e clandestini! Siamo solo questo. In questi giorni tutta Italia parla del fenomeno dei migranti dall’Africa. Di quanti ne parlano, penso che nel continente nero (paraponziponzipo) ce ne siano stati al massimo in 3 o 4, perché altrimenti, sono arrivati lì tutti con gli occhi bendati e le orecchie tappate.

Ci sono stato per un periodo di venti giorni, (e per questo non smetterò mai di ringraziare chi me ne ha dato l’opportunità) poco per far qualcosa, ma abbastanza per rendersi conto di una cosa essenziale, cioè che non è vero che nessuno faccia niente per il continente africano. Viste le boiate di questi giorni in tv, dove tutti parlano in maniera più o meno razzista o spesso più interessata che per solidarietà, a moltissimi sfugge l’opera dei frati e delle suore. Lo dico da laico e da discreto peccatore, ma confermo e sottolineo che le opere migliori, i ponti culturali, la solidarietà la fanno, sottolineo frati e suore! Penso che in generale nel continente si faccia troppo e si faccia troppo male. Si parla sempre di chi fugge perché il problema ci riguarda da vicino, perché arrivano in Italia, e ci invadono. Quando scatta lo scandalo dei membri di ONG coinvolte nelle attraversate clandestine si apre il vaso di Pandora, sempre con le mezze verità a mezzo stampa e riaffiorano gli interessi e da bravi burattini, ricominciano con il teatro delle mezze verità.

Nel maggio del 2015 per circa 20 giorni sono stato ospite a Yaoundè la capitale del Camerun di Padre Sergio Ianeselli e della sua opera quarantennale di missione in quelle zone. In quanti sanno della sua opera quarantennale? Quanti talk show con Salvini, Renzi e compagnia dobbiamo vedere come zombie senza dire una parola di chi ha costruito il ponte più solido per quella cultura nativa, Padre Sergio ha tradotto la lingua Bulu in francese e poi in italiano e ne ha scritto un vocabolario per primo. Lo scambio può avvenire non imponendo una lingua nazionale ma comprendendo le esigenze dei popoli che c’erano prima di noi occidentali. In quanti partono da questi esempi per capire i motivi di queste nuove forme di colonialismi? Come fermiamo i processi di invasione di questi popoli se non capiamo i motivi che li portano da noi? Chi ce li spiega i motivi? Salvini? Renzi? Grillo?

Posso affermare con certezza da quanto ho visto e non me ne frega se mi credete o no, quanti istituti scolastici, collegi e strutture di servizio sanitario in quarantanni l’opera di questo frate ha potuto tirare su in questi luoghi. Padre Sergio Ianeselli dovrebbe essere un orgoglio italiano ed invece non sta nemmeno in un trafiletto di Wikipedia. Un trentinoDOC che, per primo ha aperto le porte alla comprensione lessicale con i nativi, col rispetto e la caparbietà proprie delle sue origini. Il linguaggio è la prima forma di confronto fra gli uomini. Tutto questo non passa nei media tradizionali, allora vediamo se internet funziona, chiedo di farmi aiutare da voi, pochi o tanti che mi leggete a far passare questo messaggio di cose fatte con un senso.

Un modo reale per sostenere la cooperazione internazionale e invertire la rotta degli interessi di comodo di chi fino ad ora si spartisce la torta delle materie prime e ci fa digerire le notizie che vuole, in qualche caso con la collaborazione di pezzi deviati della solidarietà internazionale. Esistono realtà come Promhandicam (link al sito) dove potete informarvi, diretta dello stesso “mon Père Sergio Ianeselli”, Agape, oppure le altre piccole realtà italiane come Agape onlus (link al sito) o spagnole che ho avuto modo di vedere e che sono direttamente coinvolte nell’opera missionaria.

Un gruppo di persone che vogliono dare una mano cooperando e non invadendo. Lo stesso Padre Sergio due anni fa mi disse a lungo che sarebbe opportuno avere imprenditori che potessero portare investimenti in Africa invece che togliere solo materie prime.

Nell’Africa centrale c’è bisogno di una regolamentazione reale della libertà personale, esiste in Camerun il divieto di fare foto in pubblico per la paura di mostrare i livelli di arretratezza per cui a mio avviso, anche il governo francese non è privo di responsabilità nel caso specifico.

Siamo stati bersagliati per due anni dalla questione dell’olio di palma quando nessuno e dico nessuno abbia mai tirato in ballo lo scempio che si sta verificando con immensi pezzi di foresta madre che viene sostituita dalla palma per rimboschimento, perché il legname dei baobab o il teak sono un business primario. In Italia il dibattito è sul prendiamoceli o mandiamoli a casa, quando invece dovrebbe essere sullo scegliere fra chi aiuta a costruire motivi per far restare le popolazioni native in Africa e chi fa lo sciacallo continuando a fare il contrario. Abbiamo ancora,orgogli nazionali che sono principalmente persone con una missione sincera in terra d’Africa, abbiamo, chi può farci sentire ancora orgogliosi di essere Italiani, al di la del credo religioso, e ve lo dice uno che non è un devoto, e quindi non sono di parte. Diamo voce in patria a questi esempi positivi oggi che ne è la festa o quel che ne rimane.

Facciamo in modo di dare un futuro a quelle terre continuamente svuotate dall’egoismo occidentale post moderno.

Non va in tivvù “Le Mon Père” come lo chiamano in Camerun, lui ha debellato la lebbra in Camerun, ma non fa comodo a nessun manager della cooperazione internazionale dare spazio a chi della propria vita ha fatto una missione sociale ancor prima che religiosa.

Lui sta con le sue scuole dei villaggi Pigmei del sud del Camerun, sta nella sua Yaoundé quasi in periferia, in un luogo che attualmente sta prendendo una veloce espansione urbana, per quanto in quelle zone il concetto di urbanizzazione sia da prendere con le pinze. Padre Sergio l’amministra, col voto di povertà dei Frati! Sta li a curare e sconfiggere la lebbra, la poliomelite, portare riso e penicilina a quei villaggi contaminati per la fame di materie prime dei mercenari d’occidente. Chi li aiuta? Io ho visto solo lui e pochi altri come lui, suor Christine Messomo dell’orfanotrofio di Sangmelima, Frate Thaddeus della struttura per sordomuti di Ebolowa che ti aprono il cuore con quegli sguardi, che ti urlano che la vita si costruisce comunque e deve essere un diritto per tutti, non una nuova tratta degli schiavi dell’era moderna.

Quindi non è vero che non esistono gli aiuti a casa loro, ci sono e vanno potenziati a discapito dei farabutti che invece, adesso paradossalmente assorbono la comunicazione di riflesso magari anche dagli scandali. Nono sono molti quelli come Padre Sergio ma ci sono e vanno sostenuti.  Allora mi domando perché questi scandali, perché mercifichiamo anche la sofferenza totale, soprattutto perché parlare di sbarchi e parti di grandi ONG corrotte per poi fregarcene completamente quando si racconta una storia esemplare?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Fate girare e soprattutto informatevi e aiutate chi se lo merita.

sogni in scatola

Sfollati che sbarcano a Lampedusa o in altri posti delle frontiere del sud. Africani deportati, emigranti voluti da popoli bulimici, occidentalismi esasperati di stati che spolpano ancora il continente nero, sotto l’ipocrisia solidale dell’Unione Europea.

Il paradosso è che in questa spartizione di materie prime non mi pare ci sia l’Italia, che è probabilmente ancora ferma a pagare il dazio al pensiero unico dell’iperliberismo del profitto ad ogni costo. Denazionalizzati per aver inventato e fatto funzionare la “terza via”, quella del dialogo con quei popoli. Che tristezza essere circondato da miopie politiche astratte, soprattutto vivendo nella terra di Enrico Mattei, che di quella via ne fu il fautore.

Siamo un’ex nazione in balia di governanti farlocchi, camerieri pilotati dall’alta finanza, che in nome di una dittatura travestita da democrazia, indossano il vestito buono della solidarietà per convenienza.

Abbiamo rimosso Gheddafi, qualche idiota lo ha voluto morto, e adesso siamo tutti a piangere per i troppi barconi che arrivano in frontiera, ora ne paghiamo tutti le conseguenze.

Siamo colpevoli volenti o nolenti di aver esportato il nostro vile modello occidentale all’equatore, abbiamo rincoglionito l’Africa con un “Occidentalis Karma” fatto di stress, tv, auto con i catalizzatori rotti, olio di palma per l’industria del cibo spazzatura e telefonini usati.

Dovremmo avvertire quei popoli che non conviene barattare la rincorsa agli “status symbol” con la pienezza di una “vita propria”.

I paesi moderni fanno la finta gara con i protocolli internazionali per abbassare le emissioni di CO2, mentre i paesi in via di sviluppo diventano immense discariche di quello che non usano più i primi. Un popolo lento per natura e concezioni di vita è stato “dopato” di modernismo per generazioni, addestrati a diventare consumatori depensanti e adesso ci si meraviglia se vengono a frotte sui barconi per invaderci. Fa paura vedere come siano nervose queste genti nelle grandi baraccopoli importate sul modello dei paesi sviluppati.

Ho disegnato un bambino al palo che si diverte. Potrebbe fare l’altalena con la leva del pozzo dell’acqua, oppure immaginare che quel travetto, possa essere trampolino di sogni; di fianco ho messo un computer che nonostante tutto è uno strumento di innovazione tecnologica prima di essere oggetto di consumo. La speranza è che sia anche uno strumento per liberare la mente da falsi miti di un occidente che non riesce nemmeno a curarsi da solo.

L’ho chiamato “Sogni in scatola”, la speranza è che la scatola tecnologica possa iniziare a servire per evolvere e non involvere l’uomo.

P.S. Grazie ad organizzazioni come www.agapeonlus.it  e all’umanità e forza di volontà di grandi persone come Padre Sergio Ianeselli www.promhandicam.org si potrebbe sul serio rimettere questi popoli sulla via di uno sviluppo sostenibile e autonomo.

Non si smette mai d’imparare…

Non si smette mai di accorgersi delle cose belle,

di uno sguardo paterno, di un discorso profondo,

….di una storia importante.

Non smetto mai di meravigliarmi delle immagini che mi regala la vita.

Le piccole cose.

Le grandi occasioni svanite, i rimpianti dei ricordi, i sogni lasciati a metà.

Non si smette mai di accorgersi di come la vita possa sbatterti la tua realtà in prima pagina.

Non è possibile negare quanto sia fondamentale respirare l’aria esternata dall’anima!

E’ improbabile quantificare il numero dei respiri di un uomo, i battiti del cuore!

Finchè non finiscono…

… i sussulti dell’anima… le cose belle!

Sfumature d’Africa a Teatro… così… per non dimenticare!

Giusto un riassunto per non dimenticare…

all’inizio dello scorso anno (2015), l’azienda Halley Informatica ha inviato una e-mail a tutti i suoi dipendenti, cercando volontari pronti a partire per una ventina di giorni alla volta del Camerun. La finalità era quella di constatare i risultati ottenuti da una missione di solidarietà cristiana aiutata dalla stessa azienda, oramai da oltre un ventennio. Io insieme ad altre 3 colleghe di lavoro siamo partiti, con non poche paure verso le insidie che ci venivano dettate da più parti, le malattie tropicali, la malaria e lo spauracchio dell’Ebola. Poi grazie soprattutto a grandi compagni di viaggio che rispondono al nome di Cristiana Consalvi, Daniele Ortolani e Francesca Cuccu, abbiamo preso le opportune indicazioni e la dose di coraggio necessario per affrontare questa esperienza.

In realtà quel viaggio per me e le altre, Monia Pecchia, Monia Bregallini, Santina Barboni si è rivelato una storia fantastica. Faticosa, toccante ma estremamente profonda. Un’occasione unica per vedere senza nessun filtro ideologico quale sia la situazione Vera e Reale di quel pezzo di Africa.

Ecco perché il titolo del racconto fotografico è stato “Africa Vera”.

Volantino "Africa Vera - Africa Nera"
Volantino “Africa Vera – Africa Nera”

Quale luogo migliore di un teatro per rappresentare la missione di un frate, Padre Sergio Ianeselli che in 40 anni ha creato un ponte fra due culture. Non tratta esclusivamente di solidarietà l’opera di questo grande uomo. L’opera di Sergio va a scavare nella cultura profonda di quei popoli, di quelle tante tribù, e, cerca di aprire veri e propri ponti di dialogo.

L’ordine dei “figli dell’Immacolata Concezione” è relativamente giovane, iniziato alla fine del 1800 dallo stesso Luigi Maria Monti con lo scopo di star vicini ai più deboli, agli ammalati e agli orfani in Italia e all’estero.

Nonostante i problemi della congregazione, a cui appartiene Padre Sergio, (sono noti a tutti i recenti scandali dell’ospedale IDI di Roma, gestito da alcuni confratelli), “Mon Perè”, come lo chiamano nella sua Africa, continua ad allargare la sua missione nonostante mille difficoltà. In tutto il Camerun, Padre Sergio è molto conosciuto per essere un grande ed importante personaggio e, anche se il suo ordine non vive, in Italia, una situazione limpida, lui, da buon trentino dalla testa dura, mantiene salda la sua immensa opera di solidarietà, di aiuto agli ammalati e ai più deboli. Ianeselli, per me, è una di quelle poche persone che hanno il coraggio di tradurre ogni azione nel “buon esempio da seguire”!

Sta lasciando il segno in quella terra rossa Sergio Ianeselli e continua a “costruire ponti fra culture”, il vero spirito della dottrina sociale della chiesa, un italiano al posto giusto che insieme all’aiuto di piccole comunità cattoliche e laiche sta facendo il lavoro che conta veramente per quelle popolazioni.

Molti anni fa ha scritto il primo ed unico vocabolario dal linguaggio indigeno parlato in tutto il sud del Camerun, il “Bulu” al francese (lingua ufficiale in Camerun) e quindi all’italiano. Questo vocabolario, presente ancora in moltissime biblioteche universitaria, è un’opera importantissima in quanto fino a quel momento non c’era nessun tipo di documento scritto che permettesse di comprendere quella lingua.

Nonostante i suoi 70 anni suonati, viaggia ancora per tutto il Camerun instancabilmente, non si contano i beni di prima necessità che periodicamente consegna o fa arrivare a chi ne ha bisogno, i pozzi che ha costruito nei villaggi di tutto il sud del Camerun, le scuole costruite in tutto il paese dove tutti possono imparare a leggere e a scrivere, è stato il primo ad interessarsi di portare la cultura anche nei villaggi sperduti dei Pigmei.

La sua opera è diventata parte integrante della cultura di quei popoli, il primo vero grande ponte interculturale fra la popolazione camerunense e quella europea.

Inoltre e non da ultimo, ha costruito ricoveri e centri specialistici per bambini malformati, poliomelitici, lebbrosi, nonostante le difficoltà ovvie in quelle zone, per offrire ospitalità, cure e istruzione ai bambini sordomuti, ciechi o comunque affetti da malformazioni.

Il racconto fotografico “Africa Vera” si è svolto presso il foyer del Teatro Comunale Piermarini di Matelica venerdì 16 ottobre scorso e il ricavato è stato interamente devoluto a Padre Sergio, in Africa. 

Per info e contatti: www.promhandicam.orgwww.agapeonlus.it

ringrazio Cristiana Consalvi per il prezioso aiuto nel redigere questo pezzo.

Africa Vera – parliamone a Teatro

Questo slideshow richiede JavaScript.

  • Africa Vera a Matelica – Africa Vera si è svolta il 16 ottobre 2015 dalle ore 18 fino alle 24 presso i nuovi locali dell’enoteca Comunale, nel Foyer del Teatro “Giuseppe Piermarini” a Matelica, l’aperitivo musicale e mostra fotografica, “Africa Nera – Africa Vera”.

Un’iniziativa che ho avuto l’onore di vivere in prima persona, sia col viaggio in Africa (ne parlo nel blog in articoli precedenti nella sezione Africa) che con i successivi bei momenti di dialogo condivisi al ritorno in Italia con i colleghi e coloro che hanno letto i pezzi che ho scritto.

Sicuramente visitando la mostra, si avrà l’opportunità di vivere un’esperienza che non sempre viene passata dai media…

Questo aperitivo/mostra fotografica è la prima sintesi di una missione, sostenuta da molti anni dall’azienda per cui lavoro Halley Informatica, che ha dato l’opportunità a me e altre mie colleghe (Monia Bregallini, Monia Pecchia e Santina Barboni) di poter fotografare in 20 giorni la grandiosa opera di “costruzione reale” di un dialogo interculturale “vero” fra popoli, iniziato oltre quarant’anni fa da Padre Sergio Ianeselli.

Ribadisco da laico che quel frate lì (Padre Sergio) è davvero una figura da seguire, al di la di ogni fede religiosa.

Per questo motivo, siamo veramente soddisfatti del fatto che Associazione Pro MatelicaComune abbiano sposato l’idea di coinvolgere i produttori di verdicchio e gastronomici locali per creare questa serata, che abbinerà momenti di convivialità e riflessione all’interno di una struttura di altissimo pregio culturale come quella del Teatro Giuseppe Piermarini.

Ovviamente l’incasso della serata verrà direttamente inviato alla missione di Padre Sergio; per maggiori dettagli www.promhandicam.org.

Un’occasione per vivere la realtà africana e dare un sostegno a popoli disagiati in maniera del tutto diretta e senza alcun filtro!

Volantino
Volantino “Africa Vera – Africa Nera”

Italiani … siamo una manica di coglioni! (e scusate il francesismo)

spatizione Africa - fonte internet -
Spartizione Africa – fonte Internet –

Siamo una manica di coglioni! Parliamo tutti, ci facciamo le fotine su facebook, rompiamo le palle perché non ci sta bene niente e poi però ci teniamo una classe politica di persone che è raccapricciante.

Tutti contenti perché è uscito di scena Berlusconi e adesso troviamo gente anche peggio. L’italiano medio tende a votare il peggio! Si fa pigliare per il culo, ci si diverte secondo me, è masochismo, di maggioranza e di opposizione!

Se penso che l’opposizione sia Salvini o Grillo, ora come ora piango follemente.

Scrivo questo pezzo perché ho fatto una piccola riflessione poco fa riguardo alla crisi europea e ai legami di forza internazionali tra stati appartenenti all’UE.

Ho iniziato a riflettere e indagare un po’ e mi sono reso conto che dopo l’uccisione di Gheddafi il nostro Paese, l’Italia non ha più rapporti o benefit di carattere NeoColoniale da parte di nessuno stato africano.

L’ENI in Camerun è sparita del tutto, e con essa la politica energetica di Enrico Mattei (un grande visionario, mio concittadino). Personalmente ho notato, nonostante il pochissimo tempo che sono rimasto lì, che la materia prima viene presa pesantemente dai neocolonialisti che abbattono pezzi di foresta come se, …non ci fosse un domani.

Ovviamente la lingua madre li è il Francese, i camion sono tutti di una casa auto Francese fate due conti su chi porta via le materie prime e poi rompe i coglioni e chiude le frontiere a Ventimiglia! E scusate di nuovo per il francesismo!

Quindi da una parte abbiamo la “erre moscia” che porta via materie prime come fanno anche altri stati dell’Europa del nord e noi italiani, che invece non prendiamo manco le briciole, anzi spesso siamo considerati una estensione dell’Africa, fra l’altro, la placca tettonica è la stessa.

Allora in maniera democratica sarebbe una bellissima risoluzione mediatica quella di prendere posizione come Stato membro minacciando l’uscita dell’Italia dall’UE se i neo coloni non approvano interventi LEGISLATIVI presso i loro sovrani di cartone africani, di salvaguardia ambientale e di bonifica delle aree, con finanziamenti propri, cioè degli stati membri (invece di rompere le palle a Ferrero per le palme quando loro tolgono i Baobab ad esempio) l’Italia rimane in Europa altrimenti saluta cortesemente e se ne va!

L’italia sarebbe l’unica in europa nelle condizioni di regolare questa mediazione politica perché ha più credibilità della Grecia e non ha nessun rapporto con le vecchie colonie. Quindi, invece di star li a dibattere sulla moneta unica, forse, un intervento massiccio in quelle zone per “TUTELA AMBIENTALE” e non “CEMENTIFICAZIONE SELVAGGIA” ristabilirebbe un equilibrio tra tutti i paesi della cosiddetta eurozona.

Ma io per i benpensanti “vaneggio” e andassero a cagare anche i benpensanti!

Riorganizzare i propri pensieri

Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense
Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense

Ci sono quei momenti dove occorre riorganizzarsi dentro.

Vedere cosa si ha, cosa si sente e poi proseguire.

Certamente sarebbe tutto più facile se la società permettesse interscambi di interessi culturali più agevoli e meno ipocriti, ma più si va avanti e più viene mercificato tutto, anche la cultura è presa come pretesto del “saper bene comunicare per vendere meglio”.

Anche gli africani del Camerun nelle città (baraccopoli più o meno organizzate da strade e viottoli) corrono tutti, hanno il cellulare macchina (sfasciata ma marciante) e girano, corrono a loro modo, vivono in baracche e si stressano, mentre io pensavo e riflettevo sul concetto di tempo circolare africano che porta l’individuo ad una interconnessione, dove vale più il viaggio rispetto alla destinazione, sinceramente quando li vedo in moto o in macchina girare attorno una rotatoria, costruita dai coloni occidentali anni addietro, penso e non li capisco, corrono verso una maniera di essere occidentali, che è la peggiore, quella del vivere per consumare, una mentalità fasulla ed anche in declino.

Evidenti note di contrasto in una civiltà come quella ho visto ne denotano l’arretratezza di pensiero in generale, che in fin dei conti è un’arretratezza mentale di origine controllata dal liberismo occidentale.

Quindi tutti, in qualche modo siamo portati a venderci o svenderci, senza sapere, spesso, per cosa oppure per chi…ma l’importante è correre, senza fiato, vendere, tutti a programmare il domani senza mai vivere oggi.

Correre forte? No…in realtà quel che cerco io è sicuramente un’altra storia.

Pigmei…una società parallela

Questo slideshow richiede JavaScript.

14 maggio, Djoum, Camerun.

Stanno nei villaggi. La loro casa di rami intrecciati e foglie di palma e banano si chiama Angulum.
Il capo villaggio è la figura di riferimento dell’intera comunità. Il più anziano, quindi reputato il più saggio.
I villaggi più interessanti, qui in Camerun, sono all’estremo sud.
Per incontrarli bisogna andare dentro la foresta, oltre la città di Djoum, che non è collegata al resto del Paese con una vera e propria strada come la intendiamo noi dei paesi cosiddetti ‘sviluppati’.
140 km di sterrato in mezzo alla foresta equatoriale, sempre più vicini al parallelo centrale che divide il mondo tra nord e sud. L’estremo centro del nostro pianeta. I saliscendi di terra rossa disegnano percorsi quasi impossibili. Ho avuto la fortuna di passarli in auto, con le mie compagne di avventure, in un off-road che chiamarlo impegnativo è davvero riduttivo.
In questo caso da laico, ammetto, che qui, forse, la Provvidenza Divina ci sia venuta in soccorso, oltre ovviamente ai consigli su come guidare di Padre Sergio che, con Lei, sembra lavorarci gomito a gomito.
‘Il Don’ come lo chiamiamo noi, che per 40 anni ha seguito i Pigmei, ne ha imparato le tradizioni la lingua, ha tradotto la lingua dei Betì, ‘il bulu’ fino a scriverne un vocabolario specifico che oggi è uno dei rarissimi documenti a preservare questa tradizione linguistica che prima era solo orale oltre ad identificare molti vocaboli del più arcaico linguaggio pigmeo dei ‘bakà’.

Lungo il viaggio parliamo dello spirito di condivisione di queste genti, mi viene spontaneo chiedere il significato della parola ‘Ubuntu’…mi risponde che non è ‘bulu’ ma ‘swahili’, una lingua composta da alcuni grammatici anglosassoni ad inizio del secolo scorso, un insieme di più lingue bantù locali della costa ad ovest del continente.
Quindi ‘condividere’, in ‘bulu’ si dice ‘bo akap’ e anche nei Pigmei è un concetto inversamente proporzionale all’occidentalizzazione e all’arrivo del denaro, di alcol e consumi importati dall’uomo moderno che stanno aumentando i livelli di egoismo disperdendo valori ancora praticati. Tuttavia le missioni cattoliche e anche laiche (zercaylejos ne è una spagnola che abbiamo visto operare tramite Ginebra Penā, una loro volontaria) in questi luoghi, cercano per lo più di curare le infezioni (perché incapaci di curarsi da soli con rimedi naturali) e tutelare la propria identità, instaurando piccole scuole per le basi di un dialogo con il resto del mondo.

La deforestazione e le attività estrattive intense, stanno evidentemente plasmando questa parte di Africa, un popolo che, purtroppo, sta acquisendo il peggio dell’Occidente dal neo colonialismo intercontinentale, che ne amplifica gli aspetti negativi, e fa abbandonare a queste genti le proprie caratteristiche umane di convivenza armoniosa con la natura equatoriale.

Entrando a contatto con i Pigmei, spontanee si presentano le domande sul senso della vita, se siamo noi ‘civilizzati’ che lo abbiamo perso, se questi popoli abbiano bisogno di evolversi o, se sia realmente possibile una ‘terza via’ dove si cresce reciprocamente soprattutto nella ricerca di una prospettiva dentro ognuno di noi.

Sicuramente se ci fossero meno speculazioni e visioni distorte di questa parte di mondo, tutto sarebbe più facilmente comprensibile.