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Boadas, a Barcellona i Cocktails nella storia

Tra una dedica di Mirò, una foto con attori di ieri e di oggi, un locale di pochi metri quadrati nella fatidica Rambla di Barcellona, stile retrò, dove la tradizione è un assioma ormai legato alla grande esperienza nel saper miscelare liquori di altissimo pregio.

Dalla Boteguita del Medio a Cuba all’inizio del secolo scorso, inventando, di fatto, il famoso Mjito, a Barcellona, “Boadas Cocktail” è una consuetudine storica per i Catalani che amano il buon bere. In questa vera e propria “bottega del saper fare”, immerse in un turbinio di opere d’arte di un recente passato, si trovano tracce inconfondibili del suo fondatore; Miguel Boadas che ne ha aperto i battenti nel lontano 1933, a seguito di una altrettanto interessante quanto avventurosa esperienza a Cuba, dove in precedenza era già divenuto l’anima del cocktail facendo parlare addirittura Hemingway  dei Daiquiri del “Floridita”, e dei Mojito da lui (Hemingway in persona) nella creativa e di avanguardia “Boteguita del Medio”. In entrambe quei locali della “Habana de Cuba” Miguel ha accresciuto e affinato la sua professionalità, creando equilibri di sapori fino a poco prima sconosciuti per poi tornare in patria aprendo il cult dei cocktail bar di Barcellona.

L’anima creativa e allo stesso tempo tradizionale è rimasta una costante stupefacente del Boadas, portato avanti nella linea della tradizione dei professionisti nel saper fare Cocktail, divenendo di fatto, da parecchi anni, una vera e propria istituzione di Barcellona. Personalmente posso dire che l’equilibrio che ho trovato nei gusti delle miscele preparate al momento in questo locale, mi hanno stupito, specialmente quelle con il Whisky.

Un’esperienza che consiglio a tutti quelli che si trovano a fare un giro per la Rambla di Barcellona.

Il Bancone del Boadas
Il Bancone del Boadas
Sorseggiando un cocktail, con Paolo e Ginepra
Sorseggiando un cocktail, con Paolo e Ginepra

Un viaggio nei sapori per il quale devo ringraziare il mio amico Paolo e soprattutto, una gran bella persona, conosciuta in Camerun, una vera artista che riesce a coniugare immagine e sostanza in modo maestoso, la mia amica Ginepra che ci ha “raccontato” questo pezzo di storia della sua Catalunya.

Orte che non ti aspetti!

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Orte stupisce.

Un posto che per molti (me compreso) ha rappresentato e sicuramente ancora è solo erroneamente un casello di collegamento autostradale per la via di Roma. In realtà la parte antica, il borgo di Orte è un agglomerato di bellezza e storia identitaria.

Uno dei territori della Tuscia viterbese, caratterizzati dagli arroccamenti di naturali depressioni geografiche, colline di tufo innalzate verso il cielo, naturali scrigni identitari nel cuore di un Paese come la nostra Italia, che in questi luoghi riassume la sua essenza.

La familiarità con cui ti accolgono i paesani di Orte è speciale, quell’odore di fresco, che si respira nelle case e nei palazzi ricchi di storie centenarie, è una dolce e piacevole sensazione. La genuinità dei suoi operatori turistici, che trasferiscono reale passione nel trasmettere questi luoghi. Calorosa e genuina l’accoglienza anche all’interno dei cosiddetti “uffici preposti”. E’ difficile che ultimamente io scriva di città o paesi che incontro, perché troppo spesso, purtroppo, c’è poco da scrivere. Orte è diversa, perché mi ha fatto percepire la volontà di far rifiorire e custodire la propria identità, nonostante la crisi, tesori nascosti come la parte sotterranea, sono stati da poco riaperti e resi visitabili grazie anche e soprattutto alla caparbietà di volontari, siano essi amministratori che cittadini comuni. Quando l’ho visitata, ho potuto osservarne il fascino sotterraneo; lunghi e stretti cunicoli che tagliano invisibili il centro storico, “il Prosciutto”, chiamano così i paesani il loro centro storico, per la particolare conformazione oblunga che ricorda la “coscia” del maiale.

Opere interessanti punteggiano l’interno della città vecchia, sollevata e allo stesso tempo protetta da maestosi tronconi di roccia che la innalzano con discreta eleganza, colonne naturali a protezione dei canoni di una millenaria bellezza italiana.

Orte antica vanta una continuità di vita dalla fine dell’età del Bronzo (XII sec. a.C.) fino ai giorni nostri. Nel corso di quasi 2500 anni di vita, sono state ricavate la rete di rifornimento idrico (cunicoli, cisterne, pozzi) e di evacuazione delle acque reflue, i magazzini, i depositi, le cantine, le stalle, le colombaie, alcuni vani di abitazione, i laboratori artigianali (per la lavorazione di lana e canapa), i lavatoi, le fontane, i triclini estivi, i vivai e i luoghi di delizie di giardini privati.
Un itinerario guidato riunisce i luoghi di maggiore interesse culturale dove il visitatore viene condotto alla scoperta di questi monumenti del sottosuolo urbano.

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Per info e prenotazioni (a cura dell’Ass. Culturale Veramente Orte)

Cell. 348.7672750
E-mail: visitaorte2@gmail.com

(Per questo pezzo voglio ringraziare in particolar modo il sindaco di Orte Moreno Polo, l’instancabile Luca Riccardi. Grazie a Patrizio per la selezione delle foto che ho scattato)