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Ancona, quando il sole tramonta ad Est.

C’è una zona di Ancona dove il sole tramonta sul mare dando l’idea che si nasconda ad Est. E’ strano perché notoriamente sull’Adriatico il sole in quel punto ci sorge, almeno sulla costa italiana, perché esposta a Levante.

In realtà si tratta di una sorta di “inganno” geografico, perché ad osservarla bene, quel tratto di costa si arriccia verso nord, proprio dove sorge la città, formando un golfo che ha il suo porto, per questo motivo l’impressione è che, in alcuni luoghi di Ancona, il sole scenda sul mare.

Una bella sensazione, quella del tramonto che si può notare da alcune zone del porto, raggiungibili percorrendo le strade del centro all’imbrunire fino ad attraversare il teatro delle Muse ed il palazzo della Rai.

Ancona, quando il sole tramonta ad Est - San Ciriaco al tramonto
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - San Ciriaco al tramonto
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - San Ciriaco di giorno
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - San Ciriaco di giorno

In quelle ore, quando il sole illumina i palazzi, saluta San Ciriaco il duomo, colorandolo di un arancio acceso, l’aperitivo o la cena da queste parti, danno la vera dimensione marinara di una città timida e sorniona, che non si scopre ma si fa osservare.

Si accendono di luce calda le navi da crociera, insieme ai cantieri di colossi in costruzione dietro l’arco di Traiano, che appena superato, da accesso ad un piccolo percorso sopra le vecchie mura del porto, inusuale, stretto e caratteristico. 

La passeggiata in questi luoghi del capoluogo marchigiano è fatta di un miscuglio di semplicità complesse e momenti che appagano i sensi; l’odore del mare, il frastuono leggero delle onde, i rumori dei ferri che cigolano mossi dal vento e dall’acqua enfatizzano tutto l’ambiente, colorando di emozioni i pensieri. 

In una giornata di sole un giro in questi luoghi è rigenerante, si può arrivare fino alla Mole ma è consigliabile fare il percorso a piedi perché l’area è portuale.

Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Arco di Traiano con sullo sfondo il duomo.
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Arco di Traiano con sullo sfondo il duomo.
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Tramonto sui trabocchi
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Tramonto sui trabocchi

Uscendo dal porto e mirando verso nord, si arriva alla zona dei trabocchi verso Palombina e Falconara, una zona anche questa da vivere e soprattutto da scoprire perché ricolma di suggestioni intrinseche che non si notano a primo impatto. Un panorama che rimane nascosto e speciale perché tagliato, costretto e ristretto dalla strada e dalla ferrovia che nascondono queste palafitte scenografiche e vegliarde ancora in piedi, dove si pescava e forse in qualche caso ancora vengono presi i frutti più autentici dell’Adriatico. 

Al tramonto, la zona dei trabocchi è spettacolare, e c’è un locale che sintetizza il panorama, coniugando semplicità e buona materia in cucina. Si chiama “la Vecchia Pesca”, una palafitta sul mare, un ambiente dove il tramonto emana suggestioni semplici e spettacolari, dove è possibile vedere il silenzio del mare rotto solo dal rumore delle onde, sul piccolo molo frangiflutti che si staglia parallelo agli altri trabocchi, infuocati dal rosso del sole che scende.

Ancona, quando il sole tramonta ad Est - trabucco al tramonto
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - trabucco al tramonto
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Tramonto sui Trabocchi
Ancona, quando il sole tramonta ad Est - Tramonto sui Trabocchi

Un posto per pensare e per star bene nella semplice e creativa esperienza gastronomica dorica, interpretata bene dal cuoco del locale Stefano. In questa palafitta, circondata da mare, c’è pensiero e senso di libertà, chiaro è il richiamo alla semplicità della tradizione, le raguse (frutti di mare tipici di Ancona) al sugo con il finocchietto, per me sono un must interpretato alla perfezione e rispecchiano i modi di fare lenti e concreti, un piatto che viene preparato nel rispetto del tempo, un fuoco lento acceso fin dalla mattina presto. Semplicità e simpatica accoglienza in un posto invaso della luce del tramonto e dal profumo del mare. Il panorama, la semplice e diretta accoglienza di Nino e di tutto lo staff è esemplificativa della schiettezza di un casa sospesa sul mare, che rispecchia la naturalezza, forse un po’ scomposta, ma sempre autentica, degli anconetani. 

 

 

Insomma già a colpo d’occhio la prima sorpresa è quella di vedere il sole che tramonta ad est, poi la curiosità spinge a trovare un mondo di bellezza, panorami e genuinità che colorano l’animo di bei pensieri, e li coniuga verso il senso di cercare sempre la nota positiva nelle piccole cose.

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Visso in Rinascita

L’altro giorno è stata inaugurata la struttura “NeroGiardini” e “CariVerona” a Visso e questa è una bella notizia. Un gesto di solidarietà da parte di un imprenditore marchigiano che si è sentito in dovere di aiutare contribuendo a far rinascere un gruppo di artigiani e commercianti, un bel gesto, il secondo a Visso dopo i fatti del sisma 2016, perché una cosa simile denominata “La compagnia dei maestri artigiani” (link al sito) fu fatta costruire qualche mese fa dal gruppo Loro Piana insieme ad una cordata di 34 aziende. Giorgio un maestro norcino acclamato in Italia, ha ritrovato provvisoriamente la sua casa e la sua bottega, dopo un anno passato in  trasferta a Matelica (link al racconto) infatti, è tornato a far salumi nella sua Visso.

Una panoramica delle "strutture gemelle" inaugurate a Visso.
Una panoramica delle "strutture gemelle" inaugurate a Visso.

Per un territorio martoriato dal terremoto che si è portato dietro, oltre allo sciame sismico, anche uno sciame di burocrazia, sciacallaggi più o meno evidenti, il conseguente spopolamento, la depressione delle persone, in molti casi, l’abbandono forzato di questi luoghi, le due strutture oggi sono evidentemente il segno di una ripresa lenta, ma che ridà per lo meno un tetto ed una dignità a tutte quelle botteghe artigianali e commerciali che fino a pochi giorni fa stavano ancora dentro sedi provvisorie, furgoncini attrezzati come quello di Ambra e Stefano che conosco e di cui ho parlato (link al pezzo) e quello di Giuseppe Tarragoni un artista dei salumi insieme a sua moglie che ancora sognano la loro bottega prossima a via del Bargello, nel centro storico di Visso ancora e per molto, zona rossa.

L’inaugurazione è avvenuta domenica mattina, per caso o per volontà, è stata anche la domenica delle Palme. Motivi di Rinascita, voglia di restare per far tornare a vivere questi luoghi, farli ricrescere, nonostante tutto e nonostante un sistema di obblighi e vincoli spesso in eccessiva contraddizione fra loro.

L'ortolano dei Sibillini nella nuova struttura "NeroGiardini" di Visso.
L'ortolano dei Sibillini nella nuova struttura "NeroGiardini" di Visso.

Questa “Domenica delle Palme” per me è stata significativa. Ho potuto notare negli occhi della gente una contentezza spontanea, la volontà di tornare a sognare e crederci ancora in quelle radici da cui provengono.

Un albero pieno di fiocchi, di ovetti e di colori sovrasta il prato che sta crescendo fra le due “strutture gemelle” appena inaugurate e che sono state donate per l’esattezza, una da “NeroGiardini” e l’altra da “CariVerona”,  si percepisce il richiamo alla pace, alla coesione, ed anche un rinnovato senso di fratellanza di cui oggi se ne sente quanto mai il bisogno. Il senso della Pasqua, della Primavera, della Rinascita.

Se andrete a visitare queste nuove botteghe di Visso, non aspettatevi un classico “centro commerciale”, perché non troverete alcun sorriso obbligato, ma respirerete una felicità genuina, come quella che ho annusato domenica, semplice e ruvida di chi fa le cose con il cuore e di certo non guarda molto l’apparenza. Il risultato si vede nei prodotti offerti e nei rapporti che divengono sinceri per forza di cose.

Andateci a Visso a fare un giro fuori porta che fa più bene a voi che a loro.

Il Bancone recuperato da Giuseppe Tarragoni e sua moglie della "Salumeria Pettacci" con a prima vista il "Fiore di Finocchio" nella nuova struttura "CariVerona" a Visso.
Il Bancone recuperato da Giuseppe Tarragoni e sua moglie della "Salumeria Pettacci" con a prima vista il "Fiore di Finocchio" nella nuova struttura "CariVerona" a Visso.

Anche se non entrerete più dentro quel paesino grazioso e fiabesco perché è ancora zona rossa, troverete lo stesso la spontaneità genuina di chi lentamente torna a far rivivere questi luoghi. Vedrete un territorio fatto di artigiani, oggi, dislocati ancora fuori dal centro storico ma pieni di storie e di identità da condividere. Gente ruvida ma di parola, con la voglia di tornare ad essere se stessi, con la nostalgia di quel borgo, certo, ma in tutti quanti, la costanza nel voler ricominciare, che oggi è ancora più forte di prima.  

Prima della "Zona Rossa" a Visso.
Prima della "Zona Rossa" a Visso.
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Quella “cooperativa che sa di paese.

L'ingresso del supermercato di paese sotto la loggia di piazza Mattei in restauro
L'ingresso del supermercato di paese sotto la loggia di piazza Mattei in restauro

Sarà l’odore dei salumi nostrani veri, quelli messi in mostra appena arrivi, oppure l’accoglienza fatta di tanta genuinità ancora tipica per fortuna in queste zone dell’entroterra, ma dentro quel supermercato io respiro ancora il profumo della tradizione.

Quella che un tempo era chiamata “Cooperativa di consumo Avanti”, di stampo sicuramente socialista e probabilmente in auge dai primi anni del novecento, rimase tale a Matelica fino agli anni ’60 quando Antonio Palombi un norcino, un artigiano che in quell’epoca si diede anche al commercio, come fecero in tanti a quei tempi, rilevò la piccola cooperativa per aprire un piccolo negozio di circa 70 metri quadri, dove principalmente si vendevano alimentari sfusi.

Antonio col passar del tempo, fece crescere quella piccola attività la ingrandì e divenne addirittura insignito dell’attestazione di “Cavaliere della Repubblica”, i suoi salumi furono apprezzati anche da Papa Giovanni Paolo Secondo.

Antonio Palombi mentre tagliava un prosciutto e l'attestato di Cavaliere della Repubblica
Antonio Palombi mentre tagliava un prosciutto e l'attestato di Cavaliere della Repubblica

Insaccati locali, formaggi, vini, e prodotti del territorio, la “cooperativa de piazza”, che oggi mantiene ancora quella conoscenza antica del “Saper Fare”, ha una buonissima selezione enogastronomica, questo la rende, a mio avviso un piccolo baluardo di difesa della tradizione.

Il punto vendita oggi fa parte della catena Coal, i prodotti esposti al bancone evidenziano una qualità selezionata in maniera accurata e sapiente.

Tuttavia a mio avviso è la salumeria che la fa da padrona, ed è anche uno dei motivi per cui ci tengo a parlare di questa realtà, è infatti negli insaccati che ritrovi il sapore ed il profumo delle case di una volta, i salumi morbidi del territorio maceratese, i ciauscoli che non usano più quel nome perché, come si sa, l’adesione all’IGP oggi per chi produce qualità risulta essere sconveniente, c’è una devianza del concetto di “terroir” da molti anni, ma quei prodotti sono senza conservanti e si mantengono con solo sale, vino che nello specifico, vista la zona, è verdicchio di Matelica.

Soprattutto però quel che è rimasta è la stagionatura antica, con l’affumicatura al camino, fra muri di locali antichi che danno “respiro” durante la maturazione degli insaccati.

Questo aspetto è molto importante dal punto di vista dell’unicità territoriale soprattutto a seguito delle scosse del terremoto del 2016, quando i muri di pietra, magari arenaria e di stanze col camino risultano essercene sempre meno, ma è quell’ambiente di tradizione e autenticità che arricchisce il prodotto con una serie di valori che lo fanno allacciare in maniera inequivocabile al territorio in cui viene prodotto, e questo risulta evidente poi al palato.

La macelleria dove ci sono Patrizia e Marcello, espone un’eccellente selezione di carni con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Meritano nota le salsicce nostrane con l’aglio e i tagli di carne bovina da fare alla fiorentina da 3 o 4 dita di spessore (T-bone) che sono a volte sapientemente frollate, e di cui sono un consumatore abitudinario, anche se, c’è da dire che in questa zona la clientela generalmente non sia ancora propensa ad una lunga frollatura della carne bovina, purtroppo. Il livello di selezione delle carni però risulta è davvero elevato e tutte provengono da allevamenti italiani. L’auspicio che faccio sempre è quello di riuscire a ripristinare una filiera corta, mantenendo la qualità delle carni, rinsaldando e ricucendo una cultura di territorio autentica anche se oggi, questo sembra esser sempre più difficile.

I salumi Morbidi sottovuoto, i soli conservanti sono sale e vino, fatti alla vecchia maniera.
I salumi Morbidi sottovuoto, i soli conservanti sono sale e vino, fatti alla vecchia maniera.

La cosa che colpisce di più quando faccio spesa in quel negozio è il fatto che in realtà non abbia nulla del supermercato perché quello che si respira è lo spirito di paese. Un senso di coinvolgimento che rievoca lo stare insieme, certo non mancano le chiacchiere, anche quelle sono di casa, soprattutto in un luogo dove gli abitanti si conoscono più o meno tutti. Un sapore di autenticità locale tramandato oggi da tutta la famiglia Palombi, da Maurizio a sua moglie Lara sino ai figli Michele e Riccardo e tutto lo staff: Emanuele, Aldo, Caterina, Isabella, Marcellino e Patrizia. Il simbolo di appartenenza a certi luoghi si nota anche quando si insegue la tradizione, nonostante tutto ed è una forma di cultura viva anche questa.

Lara mentre mi sta servendo il pane che sembra un "giocoliere"
Lara mentre mi sta servendo il pane che sembra un "giocoliere"

Info: Alimentari “Palombi Antonio” – piazza E. Mattei 11 – 62024 – Matelica – tel. 0737.86323

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Il Viaggio di Poli: grappa, sogno e cuore.

A proposito di sogni, qualche giorno fa ne ho visitato uno che si è realizzato, è il sogno di Poli.

Poco prima di Natale sono stato in visita alla distilleria Poli a Schiavon (VI) e di certo le parole che mi sono rimaste impresse sono state quelle di Leonardo che è stato un’ottima guida per le sale della distilleria raccontando la storia di come è nata questa tradizione agricola ed artigianale che oggi è un orgoglio per l’Italia.

Mi ha detto questo Lorenzo alla fine del giro in distilleria. “Sono stato in Sud Africa fino a un paio di anni fa, avevo aperto un locale laggiù, sono ritornato perché mi sono reso conto che c’è tanto da fare qui in Italia e se ci rendessimo conto della straordinaria ricchezza del nostro Paese non avremmo timore di nessuna crisi.”

E’ questa la cosa che mi rimbalza in mente da quando sono uscito da lì ed è per questo che oggi voglio fare un piccolo regalo ad una famiglia di mastri distillatori che sono un esempio di produzione di eccellenza in Italia e di una esatta comunicazione, che avviene attraverso il racconto sincero e semplice di quel che sono.

La mia curiosità per questa azienda deriva da due fattori, il primo è che mi piace la grappa, il secondo, che mi ha dato lo spunto ad andare proprio da Poli è stata la fiction “Di Padre in figlia”, trasmessa lo scorso anno in RAI (link).

Una scena della fiction RAI "Di padre in figlia". Fonte Internet.
Una scena della fiction RAI "Di padre in figlia". Fonte Internet.
Dentro la distilleria Poli, in visita alle caldaie. Qui la foto è mia.
Dentro la distilleria Poli, in visita alle caldaie. Qui la foto è mia.

Mi affascinava, come a molti certamente, l’idea di visitare una location reale di un set televisivo, sperando di raggiungere suggestioni simili a quella della TV. Accade che da Poli la realtà sia più interessante della finzione, infatti nella fiction si racconta di un viaggio in moto, fatto da una ragazza e quel viaggio in moto è stato fatto davvero, ma da uno dei figli di Giovanni Poli, Toni. L’azienda racconta molto di lui; padre di Jacopo ed Andrea, mi hanno colpito le caratteristiche di un uomo del fare, non molto avvezzo agli affari, ma di certo molto indirizzato verso il rispetto dell’identità, un uomo che seguiva i suoi sogni. Scelse di andare controcorrente e fregarsene della moda, degli impianti di distillazione a ciclo continuo e aumentare invece il numero delle caldaiette in distilleria (creando quel set spettacolare usato anche nella fiction) e mantenendo alta la qualità della grappa di famiglia, inseguendo un traguardo effimero che la costanza, la caparbietà di tutta la famiglia ha reso reale e fruibile. Solo una persona piena di un’eccezionale curiosità ed ingegno, a mio avviso, avrebbe potuto lasciare questa eredità. Intraprese un viaggio attraverso l’Europa, in moto per giorni e dopo aver solcato le strade delle principali città europee, si spinse fino a Capo Nord, arrivandoci nel 1951 in sella ad una Moto Guzzi Airone, con quei pochi strumenti di emergenza che c’erano all’epoca riassumibili in poco più di qualche cacciavite e 317 mila Lire. Il viaggio durò più di un anno ed al ritorno, (come succede nella fiction, per chi l’ha vista), il padre Giovanni che di fatto non ebbe più notizie dal momento della partenza, non c’erano i social a quel tempo, decise di organizzare una festa coinvolgendo tutto il paese di Schiavon.

Il cappello di paglia ricorda il primo lavoro di Giobatta, il capostipite di Poli, fondatore della DIstilleria.
Il cappello di paglia ricorda il primo lavoro di Giobatta, il capostipite di Poli, fondatore della DIstilleria.
Moto Guzzi "Airone" usata per il grand Tour di Toni in Europa., nel 1951 e nel 1953.
Moto Guzzi "Airone" usata per il grand Tour di Toni in Europa., nel 1951 e nel 1953.

Visitare Poli insomma non è solo andare a vedere una storia di una famiglia di distillatori, ma anche respirare uno spaccato di vita Italiana, fatto di persone, un distillato del cuore di questo territorio.

In quell’azienda non respiri solo i profumi ottimi di un distillato eccezionale, dove “testa e coda” sono assolutamente scartati per imbottigliare solo il cuore, soprattutto si resta inebriati da spaccati di vita vissuta, storie di operai e collaboratori, feste e perché no, anche sbronze, momenti di vita e di lavoro, ma anche e soprattutto la voglia di esserci per mantenere e rilanciare la propria identità.

Uscendo dalla visita, dopo l’assaggio di tutte le grappe nella sala degustazione (la visita vale, credetemi), ho pensato che Leonardo, riguardo alla straordinaria ricchezza da valorizzare che abbiamo in Italia, ha decisamente ragione da vendere.

 

Ho voluto parlare di Poli, per questo, per la straordinaria semplicità, l’accuratezza comunicativa che c’è in azienda, non ci sono particolari espedienti di fantasia o di scenografia, tutto è messo al posto giusto, con eleganza e senso di utilità.

Poli è una fantastica realtà, fatta di perseveranza, è un sogno condiviso in primo luogo col territorio e poi con chi lo visita. Il più grande valore aggiunto di quel posto, è il senso del viaggio, come ha fatto Toni, partire per ritornare ad essere consapevoli di come rendere migliore la propria terra.

 

 

Maggiori informazioni – poligrappa.com

Una parte dell'immensa collezione delle grappe mignon all'interno del Museo della Grappa Poli a Bassano.
Una parte dell'immensa collezione delle grappe mignon all'interno del Museo della Grappa Poli a Bassano.
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Piccadilly, il gelato di Senigallia

Piccadilly non è solo un famoso incrocio di Londra, ma viceversa, dagli anni settanta è sinonimo di gelateria artigianale di qualità a Senigallia. La gelateria infatti è stata operativa nel centro storico della famosa città dalla “spiaggia di velluto”, e si è trasferita da poco più di una decina di anni sul lungomare.

Orlando Volpini, sta li in via degli Abruzzi e da sempre produce gelato artigianale con la maestria di uno che il mestiere lo conosce e ne fa propri gli aspetti autentici di ricerca, tradizione ed innovazione. Sono un suo cliente da circa 3 anni quando, nei fine settimana si va al mare in quella zona. Lo voglio raccontare perché è uno di quegli artigiani che credono in quello che fanno e si vede da come accoglie i suoi clienti, dai gusti particolari che ha saputo tirar fuori da questa sua piccola gelateria. Il gusto “Spiaggia di Velluto” è ad esempio emblema di ricerca delle materie prime, che ha ricevuto diversi riconoscimenti perché è una particolare prelibatezza a base di pesca, esclusivamente di Montelabbate e amaretti della locale pasticceria San Martino; sapori che richiamano la bella stagione, materie prime scelte con accortezza da lui, la creatività di inventare gusti ispirati ai luoghi limitrofi, il gelato dedicato ai sassi neri, la spiaggia della vicina Portonovo di Ancona, un gusto sta volta a base di una crema fondente inventata da lui.

bancone delle Cremolate
Piccadilly, bancone delle Cremolate.

Poi ci sono le “cremolate” che meritano davvero una citazione perché sono specialità ghiacciate che darebbero filo da torcere in termini di gusto addirittura anche alla famosa “granita siciliana”. Per intenderci nelle Marche e soprattutto in questa zona non è molto in uso la granita fatta con l’utilizzo di materie prime fresche, mentre Orlando è stato di sicuro il primo a Senigallia, forse in tutta la Regione Marche ad introdurre in questo dolce semplice una sapiente selezione di materie prime, che donano alla consistenza del prodotto una gradevole cremosità; a mio avviso è buonissima la cremolata ai fichi, che fra l’altro sono molto usati in tutto l’anconetano, ed oltre che nelle confetture, vengono messi anche nei dolci di tradizione come il “lonzino di fico”, peculiare della Vallesina e, da qualche anno anche presidio slow food.

Inoltre le particolarità di questa piccola gelateria non mancano nemmeno avanti alla macchina del caffè;

Caffè con crema fredda di latte scremato
Caffè speciale.

infatti è molto interessante a mio avviso il caffè con la crema fredda, ottenuta dal latte scremato, un’idea semplice ma molto piacevole per gli amanti dei caffè speciali e che ricorda un po’ il “caffè padovano” o il “marocchino”, ma che lascia ben distinto il sapore del caffè sotto alla crema di latte fredda, enfatizzandone il contrasto fra caldo e freddo.

Per la qualità dei prodotti, la simpatia e la voglia di rinnovare la tradizione, mentre si fanno due passi sul lungomare, una pausa al Piccadilly è proprio quello che ci vuole, non sarete nel cuore di Londra ma scoprirete di sicuro gelati e altre prelibatezze fatte col cuore.

info: Gelateria Piccadilly Mare

Fattoria Duri …come la vendemmia.

Arrivare nelle terre di Dante Duri è una meraviglia per gli occhi. Certo ci sono ancora le ferite aperte del terremoto ben visibili, la ricostruzione lenta, la zona colpita è la più ampia d’Italia, ma la natura colma lo stesso questo assurdo con la sua bellezza superlativa. ll territorio è quello di San Severino Marche, quasi al confine con il comune di Serrapetrona, la frazione si chiama Colleluce, un nome che descrive a meraviglia l’enfasi visiva del luogo.

La campagna, le vigne, la natura.
La campagna, le vigne, la natura.

Sono andato a trovarlo qualche settimana fa, il tempo non era dei migliori, si stava mettendo aria di pioggia, ma la vista delle colline era comunque fantastica, quel verde intenso di fine primavera risultava brillante lo stesso, dietro ai vigneti, di fianco al suo casolare, tutto era ed è natura. Per prima mi viene incontro mamma Anna una Vergara, di quelle autentiche, lo specchio di un’identità agricola che dovrebbe essere patrimonio culturale italiano, il sorriso acceso, lo sguardo concreto, ruvido e genuino, lo zinale, il fazzoletto in testa e la “parannanza”, mi da il benvenuto mentre sale dal fianco esterno del casolare, probabilmente era li ad osservare qualche animale o verificare che sia tutto apposto, perché in campagna c’è sempre qualcosa da fare e lei, guardinga, lo sa bene.

Anna la Vergara autentica
Anna, mamma di Dante, la Vergara autentica.

Poco dopo scende Dante, e mi dice subito di seguirlo che vuol farmi vedere la cantina. E’ interrata. Un segno di rispetto per l’ambiente e un modo per far maturare meglio il vino. entriamo e subito a destra vedo un torchio in legno di quelli manuali con alcune parti smontate, . Gli chiedo se quel torchio stia li solo per bellezza, ma con sorpresa mi risponde di no. Lo usa a pieno regime per la vendemmia, poi mi sorride, gli rispondo con una battuta sul fatto che ora ho ancora più chiaro il significato del suo cognome e lui mi ripete, – Sai volevo fare delle magliette con la scritta “Duri a Vendemmiare”- ribatto – chissà che Bruce Willis non ne prenda spunto per un remake di “Die Hard”.-

Usciamo e andiamo a far due passi in vigna, lo seguo finché non ci fermiamo d’avanti ad una vite di Garofanata, ne sono rimaste poche in giro ma sono ottime perché insieme alla malvasia servivano per arricchire il bouquet del vino. Dante merita il racconto perché il suo vino è in stretta relazione con il lavoro nei campi del padre, cerca di migliorare la tecnica in cantina, dove ha una stanza per gli appassimenti, tuttavia il grosso del lavoro lo fa in vigna, seleziona e pulisce tutti i grappoli, poi vendemmia.

Il bianco è un misto di uve Garofanata, Malvasia e Trebbiano. Un agricoltore e vignaiolo Settempedano nella DOC di Serrapetrona e, per una scelta di tutela identitaria, ha voluto ricavare parte del suo vino da antichi filari (vigne di circa 60 anni) e che persegue l’idea, anticonformista per quella zona, di vinificare vini fermi usando per lo più uve di Vernaccia nera, rigorosamente selezionate a mano. Il suo lavoro verte principalmente sulla diffusione e conoscenza di questo vitigno inconfondibile nel bouquet di aromi e profumi, il livello minimale di solfiti ed il tasso alcolico sui 13° contribuisce alla sua gradevolezza complessiva. Gli aspetti organolettici li lascio agli esperti veri, il mio è un racconto di viaggio, fatto di rispetto per la terra, per gli uomini che la lavorano e per quello che riescono a tirarci fuori. Dante Duri attraverso i suoi vini, rinsalda continuità con la tradizione agricola.

Nel video di Patrizia MilianiCarloandrea Gerosa, la selezione dei grappoli e la vendemmia in cassette.

Info: fattoriaduri.com

“Soave” come il castello, il paese, il vino.

Soave come il castello. Custodito da Mauro Nicolai che con passione guida anche i viandanti raccontando i momenti storici più particolari e le varie stanze della rocca scaligera.

Mauro Nicolai nel cortile del castello
Mauro Nicolai ed io nel cortile del castello.

La bella sensazione di essere accolto nella concreta semplicità con cui lui descrive momenti storici vissuti in quel castello; la stanza di Dante Alighieri nel suo periodo di soggiorno a Verona, la torre di guardia da dove venivano condannati e gettati banditi oppure gli oppositori, fino alla decisione di Cansignorio della Scala di ampliare la cinta muraria per permettere una fortificazione completa di tutto il paese, poiché le sole mura della rocca principale non bastavano, nei momenti di assalto, ad ospitare tutti gli abitanti che negli anni, intorno a quel mastio difensivo, avevano formato un villaggio abbastanza numeroso. Quel che rimane impresso di questo luogo, oltre al fatto di essere uno dei pochi paesi ancora completi di tutto il perimetro della cinta muraria, è il senso di familiarità e gentilezza spontanea, che ho potuto apprezzare un po’ in tutto il borgo.

Stele Camuzzoni
Stele Camuzzoni

La proprietà oggi è ancora della famiglia Camuzzoni, infatti nel 1892 il senatore del Regno Giulio Camuzzoni decise di rilevarlo per restaurarlo con il preciso intento di lasciare ai posteri una completa sensazione di immersione nel periodo medievale.

Soave come il paese (e quindi i suoi abitanti). E’ apprezzabile la cura messa nel coltivare bellezza; la noti sui balconi delle case del centro, la pulizia per le strade e quel senso di freschezza genuina tipica dell’atmosfera prealpina elevata dal plus della cinta muraria che ne segna i perimetri elevando tutto il paese in un unicum di calma e straordinari scorci fiabeschi. Per questo motivo passeggiare per il centro storico è un piacere che può durare da mezz’ora a tutta una giornata, parecchie sono le enoteche, tutte ovviamente fornitissime di ogni peculiarità locale, un intarsio di piccole botteghe caratteristiche e particolari e, anche diversi ristoranti, alcuni molto interessanti dove quella bellezza si tramuta in gusto.

Stradina fra i filari
Stradina fra i filari

Soave come il vino, (anzi i suoi vini e le sue cantine). Ottimi vini bianchi, la famosa doc che prende il nome appunto dal paese, ma anche ottimi rossi, perché questo territorio incrocia gran parte della vocazione vitivinicola della Valpolicella, quindi l’Amarone che qui viene prodotto risulta, in molti casi, di gran livello. Sono stato a Soave qualche settimana fa, in un giro che ha fatto tappa anche al Vinitaly; in qualche cantina del paese ho potuto vedere bandiere affisse con l’iniziativa “Vinitaly and the city”, scoprendo una pregevole iniziativa portata avanti insieme ai paesi di Valeggio e Bardolino che hanno creato momenti atti a veicolare il pubblico che in quei giorni ha fatto visita in massa a questa colossale manifestazione. Una bella idea per attuare il

Statua e merli.
Statua e merli.

concetto di “Terroir”. Fra l’altro ho scoperto che a breve si terrà proprio la festa medievale del Vino Bianco di Soave (informazioni link pagina fb Proloco)

Soave mi ha dato la bella impressione di essere un luogo dove le sue mura riescono ancora a preservare la propria identità ma le sue porte la condividono col mondo.

Informazioni: Ufficio turismo e Proloco

Numana e il cibo di strada che non è “street-food”

Numana è certamente uno dei più affascinanti paesi marinari del centro Italia. Dal porto, uno dei più caratteristici della Regione Marche, il paese si arrampica selle pendici del monte Conero e ne diventa quasi una “vedetta naturale”. Un luogo che vive di mare e lo scruta lasciandosi cullare dalla sua brezza decisa. Ci sono stato qualche giorno fa, con i primi tepori di inizio primavera, poca gente in giro, ma l’aria gradevole, ti fa percepire il profumo dei fiori appena sbocciati; come fiori nuovi anche le botteghe rianimano il paese dopo l’inverno. Non c’è il pieno di turisti, è per me il periodo migliore per vivere questo paese. Ci incamminiamo verso via Flaminia di fianco al municipio, dopo il bar Morelli.

Fernando Ricci all'opera
Fernando Ricci all’opera

Da qui lo spunto di scrivere per via dell’interessante triade di locali che con sorpresa abbiamo trovato. La pescheria Ricci, dove il mare è protagonista, il pescato fresco del peschereccio dei fratelli di Fernando, che ormai da qualche generazione scruta questa parte di adriatico ma che solo da un paio di anni serve lui in questa pescheria, dove, durante il fine settimana il pesce lo cuoce anche davanti ai tuoi occhi. Sul web è di moda chiamarlo street food, ma in questo caso, secondo me, vuol dire invece ridare spazio alla tradizione di questi posti. Con la sapienza dei pescatori di mestiere, Fernando spina i pesci, poi li frigge e, dentro hanno ancora tutto il sapore del mare.

Più avanti invece, un piccolo negozio di alimentari, con qualche tavolino a seguito, una

Danny Palimieri e suo padre Paolo dietro al bancone
Danny Palimieri e suo padre Paolo dietro al bancone

selezione di prodotti, questa volta di terra, salumi, vini ricercati fra alcune delle etichette più interessanti di tutta la Regione. Danny serve anche ai tavoli, ci sediamo su uno sgabello in un’alzata vicino la vetrina, mi racconta il menù del giorno, una scoperta è stata per me la mozzarella di bufala marchigiana. Un allevamento, dell’entroterra con elementi davvero interessanti dal punto di vista organolettico, complice l’aria e le colline di queste terre, trovarla qui è sintomo di una buona ricerca di qualità nella selezione dei prodotti. La bottega di “Delizie Marchigiane” si è spostata, dopo una ventina d’anni, da Sirolo a Numana la scorsa estate, racconta Daniela la madre di Danny, che mi confida di contarci molto nell’idea di voler dar vetrina ad una terra meravigliosa e ancora, per fortuna, punteggiata di tante piccole realtà piene di sapori genuini e di ottima qualità. Ci alziamo sazi perché di localini ne abbiamo fatti già due, Danny ci indica un altro locale dove fanno la carne che si trova subito dopo la bottega.

Ce lo ripromettiamo per la prossima uscita “fuori porta”. Intanto torniamo verso il centro, dopo una camminata breve, prendiamo un caffè al bar Morelli, mi salta l’occhio alla macchina dei frullatori che ha 4 bracci.

frullatore a 4 braccia
frullatore a 4 braccia

Ripenso inevitabilmente al frullatore a 5 lame che vendeva Ray Kroc quando conobbe i fratelli Mc Donald, in molti avrete visto “The Founder”. Quindi mi viene da chiedere a Chiara, la barista che con l’eleganza nostrana di queste parti, mi racconta della perseveranza della proprietà del bar a non farsi mai ingannare dalla chimera del gelato fatto con le polverine, al contrario invece, di quanto accade nell’idea di “fast food” raccontata anche in quel film.

La macchina per il gelato è ancora li, in bella mostra, un sinonimo di qualità in mostra ai clienti. Mi faccio spazio per un cono, mi consiglia a ragione, di assaggiare il pistacchio. Non me ne pento assolutamente. Tutto racconta della perseveranza di un buon rapporto soprattutto con la qualità del cibo, anche in un gelato. Insomma in quella passeggiata mangereccia e avvenuta in maniera del tutto casuale, rifletto sulla volontà che inevitabilmente si fa tendenza nel ripristino della tradizione. In quella via di Numana, ci sono alcuni piccoli artigiani che credono nella loro terra e nel loro mare, e soprattutto lo fanno con rispetto, per questo vale la pena di raccontarli.

Il bar Morelli e via Flaminia
Il bar Morelli e via Flaminia

Torno a casa con un pensiero fisso in testa: il senso di bellezza è del tutto contrario all’idea di industrializzazione selvaggia soprattutto nel cibo. La via giusta di certo sta proprio nel rispetto di chi lo produce e la sapienza di chi lo prepara. Per questo ho scritto queste due righe. A Numana quel senso di accoglienza genuina e non esasperatamente “turistica”, nelle giornate di inizio primavera, l’ho trovato.

 

Info e link: Bar Gelateria Morelli, Delizie Marchigiane, Ricci pescato & Fritto

Quando il “pane” contiene “passione” diventa il “Pane di Gagliole”

“Pane” e “passione” sono due parole simili perché una sta dentro l’altra anche se ha il doppio delle lettere.
Per Vanni e Katiuscia fornai del Pane di Gagliole, questa passione inizia 15 anni fa esatti. Nel 2003, proprio nel periodo a cavallo tra i mesi di Marzo e Aprile, i due giovani decidono di rilevare un forno storico li di certo sin dagli anni 70, nel comune di Gagliole appunto. Inizia così la loro avventura che in 15 anni li ha portati ad essere una delle più interessanti aziende artigianali di prodotti da forno della zona.

pizza di Pasqua
pizza di Pasqua

L’interesse per questa seppur piccola attività artigianale, si deduce dalla specifica elevazione qualitativa dei prodotti offerti, dalla costante ricerca delle migliori materie prime e da come tutto questo si sintetizza al palato di chi gusta questi prodotti.
Il segreto sta nello straordinario equilibrio degli ingredienti messi nei prodotti di questo forno molto particolare, si riassume nella volontà costante nel rinnovare la base tradizionale costruendoci sopra una specifica addizione di materie prime, quasi totalmente locali, grani e cereali miscelati in maniera sapiente che ampliano l’offerta dei prodotti e ne affinano intelligentemente le qualità; in questi prodotti non è esagerato notare la volontà di migliorarsi quotidiana. Le miscele di grano italiano selezionate da un mulino delle vicinanze, nel piccolo paese di Barbara (AN).

Ascoltare Vanni descrivere le 5 fasi di lavorazione del suo panettone, che nel giro degli ultimi due anni ha ricevuto diversi riconoscimenti a livello nazionale, nel luccichio degli occhi che racconta silente l’orgoglio di chi ha fatto della propria passione il suo mestiere, è l’ingrediente nascosto che riduce a zero le fatiche che ci sono dietro la gestione di un forno artigianale. La custodia gelosa della base lievitante del pane, il lievito madre che ritorna in auge perché è frutto di un’eredità sopratutto culturale inestimabile che racconta tradizioni artigianali antiche dei paesi del centro/sud Italia. Parliamo di tradizione con Vanni, della pizza di Pasqua, quella dolce dove ha cercato di personalizzarne la ricetta senza stravolgerla, ma rendendo l’impasto molto soffice ed il dolce in linea con il sapore tradizionale di queste zone. Katiuscia intanto mi racconta il suo caffè mentre lo prepara.

L’idea dell’angolo di pasticceria di prodotti da forno rende il locale quasi un bistrò. Io ripenso a mia nonna quando mi raccontava che da giovane andava con i vassoi verso il forno, dove un tempo c’era una specie di gara fra le “vergare” a chi facesse la pizza più buona e più “lievita”. Il bancone del pane è ricco di tante cose, anche non esclusivamente marchigiane; mi vanno gli occhi sulla frisella che seppur di origine calabra, l’ha rivisitata rendendola friabile.

Nel frattempo si fa l’ora di pranzo, ci lasciamo con una stretta di mano, Vanni mi dice che se dovessi avere qualche idea, lui prova a farci qualcosa, non so perché gli rispondo che ho l’elicriso in terrazzo e chissà se forse può essere buono per qualcosa. Sorridiamo, mi lascia una pizza di Pasqua che come le cose buone finisce subito. Sono da pochissimo tempo passati 15 anni per il forno di Vanni e Katiuscia Valci 15 anni di crescita artigianale, semplice e appassionata tra Gagliole e Matelica. Auguri.

Katiuscia sorridente dietro al bancone
Katiuscia, sorridente dietro al bancone

Info: Il Pane di Gagliole

Carbonara mia

La carbonara mia, l’ho preparata ieri sera solo per me. Gli ho fatto la foto e sinceramente, mi ero detto ieri di non raccontarla che tanto oggi è il #carbonaraday e quindi tutti ne avrebbero parlato. Poi è successo che oggi sto in viaggio, in camion con il mio amico d’infanzia Andrea, l’ho accompagnato per un tragitto verso Novara, un po’ lunghetto per un inizio weekend, infatti si ritorna a casa domani. Allora scrivo, anzi scriviamo, lo spunto è proprio il suo, anche perché stiamo con due tramezzini, sfigati come noi, da mezzogiorno. Ogni tanto parliamo del più e del meno nel viaggio di ritorno, e di cose da dire ce ne sono tantissime, perché è un sacco di tempo che non stiamo tutta una intera giornata insieme.

Ci è saltato in mente il periodo in cui si stava in cucina come aiuto cuochi da un nostro amico, un pub di Macerata dove ci usciva fuori una carbonara di quelle pesanti, in due versioni “normale” e “camionista” da circa 2 etti, la preparavamo insieme, adesso si sta assieme lo stesso ma digiuni sul camion. Io tengo appresso questa foto ricordo della carbonara di ieri. Quindi, abbiate pazienza, mentre noi passiamo Abbiate grasso, ma s’è deciso di condividere il “ricordo della carbonara” anche con voi. Quindi di seguito la ricetta di come l’ho fatta ieri, che poi dovrebbe essere il “metodo classico” fatta la tara delle critiche romane che per compassione capiranno, che è un ricordo e che non prima di domani potrà esse replicato, visto il viaggio e gli orari. Quindi, magari, sparate consigli che saranno certamente ben accetti.

Padella di rame stagnata, cucchiaio di olio EVO, soffriggere il guanciale precedentemente tagliato a “fiammifero”, poi una volta che è diventato croccante si toglie dalla padella. Chiaramente tutto questo lo si fa mentre si è messa a bollire la pentola di acqua salata per la pasta, che se sono spaghetti trafilati in bronzo, in asciugatura lenta e di grano Senatore Cappelli è il top del top. Nel frattempo, in una ciotola vanno mescolati i rossi d’uovo con il pecorino (dei Sibillini perché sto nelle marche e si conosco i produttori), se troppo densa, un po’ di acqua di cottura della pasta e il pepe. Pronta la pasta, scolata, va saltata un attimo da sola in padella insieme a parte del guanciale (ci ho aggiunto qualche punta di asparago di montagna, che non c’entra niente con la carbonara purista, ma altrimenti sarebbero andati a male). Mantecati gli spaghetti, spento il fuoco, mi raccomando la padella non deve scottare, mettete il composto, mescolate e servite.

Buona giornata della carbonara a tutti, noi oggi ve lasciamo il ricordo de ieri, anche se, forse stasera una “trattoriola” camionista alla fine la troviamo lo stesso 😀