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vendemmia, vernaccia e passiti

Vendemmia, Vernaccia e Passiti, soprattutto lavoro in vigna, passione ed identità. 

Lo scorso anno sono andato a trovare Dante Duri e scrissi due righe su di lui perché i suoi vini mi erano piaciuti molto, soprattutto perché mi aveva incuriosito molto l’idea di un agricoltore che si metteva a lavorare in vigna in maniera quasi maniacale. 

Purtroppo la vendemmia era finita ma scrissi lo stesso di lui e del suo lavoro perché davvero meritevole in questo articolo qui.

Vendemmia, Vernaccia e Passiti. Dante Duri in vigna
Vendemmia, Vernaccia e Passiti. Dante Duri in vigna

Quest’anno invece sono andato a trovarlo di sorpresa e ho voluto documentare la sua dedizione alla vendemmia.

Ne è uscito fuori un video auto prodotto per Itidealia una piattaforma di cui vi parlerò più avanti ma che vi invito a conoscere.

Intanto qui di seguito metto il link al video e non nego che mi piacerebbe avere le vostre impressioni tra i commenti.

Poi è uscito fuori anche un bel pezzo su Serrapetrona, un paesino molto affascinante, noto per la sua Vernaccia rossa spumante unica in Italia e nel mondo per il suo metodo di preparazione e questo uvaggio autoctono da preservare e valorizzare.

Un luogo dove soprattutto la qualità della vendemmia dalla cura della vite fino alla selezione dei grappoli diviene sintesi di una passione che ruota attorno a questo lavoro in stretto contatto con la natura, donando agli occhi del viaggiatore, paesaggi di campagna bellissimi e ben curati. 

Qui metto anche il link al pezzo che ho scritto su Serrapetrona, sempre per Itidealia.

Buona lettura e buon fine settimana.

Di seguito qualche foto scattata a Serrapetrona, dove la Vendemmia è soprattutto passione, Vernaccia e passiti.

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piccolo viaggio tra arte e zafferano.

Queste ultime giornate calde di autunno me le sto godendo davvero.

Con il sole in faccia, percorro qualche chilometro da casa, e arrivo a Braccano, dove il sole illumina con tagli netti i murales dipinti sulle facciate delle case del borgo. 

Queste opere d’arte ogni anno sono sempre più numerose e sempre più colorate. 

Soprattutto percepisco l’aria di paese, quel senso dello stare insieme che è proprio della campagna, il volere genuino di essere comunità di persone. 

Penso a quante cose vicine ci sfuggono troppo spesso di mente, quanta meraviglia semplice si dischiude in un borgo colorato a pochi passi da dove abito. 

Sono belli anche gli itinerari da solcare continuando per la montagna dove è splendida, in questo periodo, la vista del panorama autunnale della faggeta di Canfaito, di cui ho parlato qui. Ma oggi il giro che farò sarà un altro e parte proprio da Braccano.

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Il lupo ritratto in prospettiva nell'angolo di una casa.
Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Il lupo ritratto in prospettiva nell'angolo di una casa.

Questa idea artistica di dare spazio all’arte urbana, ha permesso una nuova vita alla frazione, evitandole lo spopolamento rivestendola di colori e contenuti, accendendo anche un piccolo trend che l’ha fatta diventare una piccola meta turistica ambientale. 

Guardando ed osservando le opere, penso ad una donna, Anna Maria Tempestini, che con la sua caparbietà e la sua tenacia decisionista ruvida ma gentile, è stata perno nel far fiorire questa bellezza.

Un murales nel borghetto di Braccano realizzato del 2016
Un murales nel borghetto di Braccano realizzato del 2016

Passato il borgo colorato d’arte contemporanea, arrivo ad una strada stretta che va leggermente in salita, il sole filtra tra i rami che iniziano a spogliarsi delle foglie gialle d’autunno; raggiungo una piccola collinetta, completamente assolata, dove c’è la coltivazione dei fiori di Crocus Sativus. 

Noto subito una cosa molto affascinante, per quanto involontaria; l’esposizione della collinetta è verso il paesino, e sembra quasi che i fiori violetti che stanno sbocciando stiano lì ad osservarlo.

Quegli stessi fiori con gli stimmi aromatici rosso fuoco che Riccardo raccoglie, e che ora sono posti ad asciugare lentamente perché il loro profumo e il loro sapore, possa mantenere tutte le migliori qualità dello Zafferano di Matelica “Metelis”.  

Piccolo viaggio tra arte e zafferano: un ape che mi guarda mentre fa il suo lavoro.
Piccolo viaggio tra arte e zafferano: un ape che mi guarda mentre fa il suo lavoro.

Riccardo e Matteo sono due fratelli con una passione comune, quella per l’agricoltura di qualità. Il loro campo di zafferano si trova poco sopra la caratteristica frazione “dipinta” di Matelica. La fioritura dello zafferano già è di per se una bella esperienza, dura pochissimi giorni ma ha bisogno di un lavoro di metodologia accurata soprattutto del rispetto dei tempi di messa a dimora, e di raccolta. 

Infatti è importante rendere il terreno di coltivazione sempre morbido ed avere una buona qualità della terra e, anche l’esposizione è importante che riesca a catturare una giusta quantità di raggi solari. 

Questi luoghi riparati dalle montagne hanno tutte le caratteristiche per dare un prodotto di ottima qualità.

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Una fila di fiori pronti per essere raccolti.
Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Una fila di fiori pronti per essere raccolti.

Tuttavia per la verifica di questi aspetti legati al clima, al terreno, e alla possibilità che questo luogo sia adatto ad una tale coltura, i fratelli Gentilucci hanno fatto un lavoro di ricerca attraverso le carte storiche degli archivi notarili di Camerino, sezione di Matelica, ritrovando descrizione di una compravendita di Zafferano proveniente proprio dal territorio di Braccano risalente al 1400. Buona anche la selezione dei prodotti a base di zafferano , come la birra artigianale. Merita una menzione anche il sito internet sia per la costruzione che per la buona sezione delle ricette.

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. L'atto di compravendita della seconda metà del 1400
Piccolo viaggio tra arte e zafferano. L'atto di compravendita della seconda metà del 1400

Vista l’autorevolezza del documento, non fu difficile trovare un terreno appropriato per una futura coltivazione, e tra il 2015 e il 2016 hanno iniziato l’avventura proprio in una collina a sud est della caratteristica frazione matelicese.

Nelle mattine di fine ottobre in quel piccolo appezzamento di terreno oggi ripristinato a coltivazione di Zafferano come ai tempi di Cristoforo Colombo, si respira un aria profumata di giallo, dagli ultimi raggi caldi del sole di autunno e dal sentore aromatico degli stimmi dei fiori di zafferano pronti per essere raccolti e messi a seccare.

Un gran lavoro di tempo, pazienza ed accuratezza, un modo per ripristinare identità locale, favorendo in questo caso, un’ulteriore proposta locale come accadeva oltre 500 anni fa, a dimostrazione di una diversificata e non univoca varietà di colture agricole.  

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Il campo di zafferano in fioritura che guarda al paesino di Braccano.

Colori accesi mescolati di arte e natura, profumi decisi d’autunno conditi con il tocco nobile del profumo di Zafferano. Una mezza giornata di relax fra eleganti armonie di paesaggi e di bellezza.

Piccolo viaggio tra arte e Zafferano. Un Murales che rappresenta la preghiera e la speranza.
Piccolo viaggio tra arte e Zafferano. Un Murales che rappresenta la preghiera e la speranza.

Informazioni.

Braccano – sito internet del borghetto –

Metelis – Sito internet dell’azienda agricola – 

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Riccardo con il suo raccolto
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Osimo Sotterranea, suggestione criptica.

Osimo è una cittadina molto elegante, soprattutto nel suo centro storico dove si dirama una rete fatta di un fascino antico di vicoli ben tenuti, e vie principali aperte e abbastanza popolate. Nel suo cuore identitario si respira ancora una bella atmosfera di paese, dove non è difficile incontrare, tra negozi di brand locali e bar sempre rinnovati, anche qualche villeggiante in visita al borgo ventilato e ricco di monumenti, chiese e mostre d’arte. 

Osimo già a cielo aperto richiama la cultura dell’arte, numerose le mostre a palazzo Campana; in questo periodo ne ho trovata una su Banksy il writer anonimo famoso nel mondo per la sua arte pop contro la globalizzazione (di cui probabilmente è rimasto vittima salvo il suo anonimato), e inoltre, tempo fa un’altra mostra sulla collezione privata di Vittorio Sgarbi. Osimo, in superficie, insegue una dicotomia artistica tra tutela del passato e ricerca nel futuro dell’arte, sempre in evoluzione. 

La cittadina mi è apparsa agli occhi come in un contrasto armonico fra preservare il passato e la propria identità andando avanti verso il futuro.

Se tutto questo appare da fuori in una passeggiata fra i giardini, che consiglio di vedere ed il corso principale, la motivazione credo sia “fondamentale”, cioè legata alle sue “fondamenta”.

Per questo motivo Osimo sotterranea è suggestione criptica. Una rete di grotte, di cui visitabili al pubblico circa il 10%, si intersecano nel sottosuolo della città storica e collegando edifici e monumenti. Una rete di cunicoli interpretati nei secoli in svariati motivi, religiosi, di difesa e nascondiglio dalle guerre e gli attacchi, oppure esoterici, di iniziazione alla massoneria o della “civiltà dei lumi”.

Osimo mantiene scolpiti i suoi simboli tra sacro e profano, nei suoi cunicoli, incisi nella pietra arenaria, in uno schema di orientamento per non rimanere intrappolati nel labirinto buio e freddo delle grotte. 13 gradi costanti, per cui si consiglia una maglia anche in estate, poi il resto va da se e diviene un trasporto indietro nel tempo, da oltre 2000 anni fa, quando fu battezzata dai romani “Auximum” e anche più indietro nell’era archeologica, con il popolo dei Piceni e le prime caverne, probabilmente scavate da popolazioni provenienti dall’attuale zona del Lazio, (infatti anche Orte ed altri paesi hanno zone sotterranee molto simili e, scavate nel tufo). Il racconto delle guide di Osimoturismo gestite da Asso Osimo e soprattutto la competenza di Simona Palombarani è davvero meritevole perché coinvolgente, ed evidenzia, una passione nella ricerca dei simbolismi storici scolpiti nel sotterraneo.

Mi hanno colpito molto anche gli ingressi alle grotte, da quella del Cantinone sotto la chiesa di San Giuseppe da Copertino, la cui entrata è attraverso il mercato coperto delle erbe, e qui si ha il primo contrasto tra il vociare colorato della gente ed il silenzio cupo della grotta. Una sensazione più esoterica, invece, si respira entrando nella grotta di Piazza Dante, passando dalle cantine di Palazzo Fregonara Gallo, dove l’ingresso è quasi nascosto da due cisterne per il vino in cemento, addirittura dei primi del ‘900. Da ultimo, Grotta Riccioni che ha un percorso al suo interno molto interessante soprattutto per la simbologia templare che custodisce, ma in questo caso lo stacco al suo ingresso è dato dalla simpatica porta a serranda del locale d’ingresso che probabilmente ospitava fino a qualche anno fa una bottega artigiana. 

Osimo Sotterranea è una rete di storia fissata sulle fondamenta del paese, ha la capacità rigenerante del silenzio, un luogo senza spazio e senza tempo, un labirinto buio e silenzioso che è utile a raccogliere i sentimenti, fare proprie le suggestioni che si percepiscono visitandola. Forse è proprio per questo motivo, silenzioso e riflessivo, che sono state ultimamente meta d’ispirazione per musicisti d’oltreoceano e scrittori di “romanzi noir”. Insomma le grotte sotterranee di Osimo sono da visitare, perché oltre a scoprire ambienti storici davvero affascinanti, c’è il caso, che possa essere utile anche a ritrovar se stessi.

Info e contatti: Osimoturismo.it – AssoOsimo

Mobilità sostenibile ed elegante

C’è una frazione vicino casa mia che mi ha stupito molto. Si chiama Piane.
Fino a poco tempo fa la consideravo poco più di un incrocio con una chiesetta utilizzata giusto per qualche cerimonia religiosa oppure per qualche festa. 
Invece il piccolo borgo, nonostante gli effetti evidenti provocati dallo spopolamento, palazzi antichi lasciati come rovine di un tempo che fu, un vecchio ufficio postale ancora aperto ma con turni ridotti, ospita al suo interno alcuni spunti per una piccola visita fuori porta con qualche bella sorpresa inaspettata.
Il cartello che indica la graziosa frazione Piane di Matelica.
Il cartello che indica la graziosa frazione Piane di Matelica.
Una bicicletta speciale che luccica sul prato.
Una bicicletta speciale che luccica sul prato.
Come esempio di contrasto tra antico e moderno, proprio nel mezzo del borghetto, c’è un artigiano delle biciclette, uno di quelli che ci sanno fare con le mani per davvero. 
 
Moreno Mosciatti è un esperto di moto custom e, una decina di anni fa si è inventato un lavoro davvero originale che ha una notevole caratterizzazione artistica: la creazione di biciclette sul modello delle mitiche moto americane. 
 
Questo è uno di quei mestieri davvero originali. Certamente l’idea e lo spunto principale rievoca il mito delle moto americane, la visione di queste biciclette ci riporta senza dubbio con la mente oltre oceano, richiamano il sogno americano. 
Tuttavia proprio qui dentro questa frazione di poche anime, nel pieno cuore dell’italia centrale, in mezzo a colline sinuose di verde e di vigne, c’è un artista del ferro che non ti aspetti, uno che con stile, classe e rispetto per l’ambiente, crea vere e proprie opere d’arte. 
Lavoro di mani saldature e sapienza.
Lavoro di mani saldature e sapienza.
Moreno Mosciatti a lavoro
Moreno Mosciatti a lavoro

Moreno forgia interamente a mano i telai delle sue biciclette e le dota di un’innovazione da lui creata e brevettata; il serbatoio che ospita il vano per l’impianto elettrico e la batteria per la pedalata assistita, donando stile ed unicità ad ogni modello che può, anzi deve, rimanere unico.

Un lavoro che parte quasi interamente da zero con il modellamento del telaio, fino alla messa in strada di veri e propri capolavori di eleganza che a mio parere possono donare un grande valore aggiunto al concetto stesso della mobilità sostenibile, che oggi rappresenta un aspetto di grande importanza ed interesse.
 

Dal suo laboratorio artigiano escono fuori dei veri e propri pezzi unici e di valore artistico richiesti anche all’estero, tutti ovviamente marchiati More Cycles (link al sito).

Moreno Mosciatti e le sue More Cycles rappresentano un bel valore aggiunto a questi luoghi e potrebbero dare anche un servizio davvero importante di mobilità sostenibile. Sarebbe bello un giorno poter tornare a vivere queste campagne e riscoprirle viaggiando, magari proprio in sella a queste eccezionali biciclette elettriche, frutto dell’amore e della manualità di un artigiano ingegnoso e competente come lui.

Il viaggio fuori porta a Piane di Matelica non finisce qui, ma di questo ne parlerò sul prossimo pezzo…. Stay Tuned.

Il "particolare" di una forcella molto particolare
Il "particolare" di una forcella molto particolare
Il posteriore di una bicicletta ed il logo More Cycles.
Il posteriore di una bicicletta ed il logo More Cycles.
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Bianco Colonnata

Se dovessi assegnare un colore a Colonnata, sceglierei di sicuro il bianco, perché questo colore richiama alla mente due dei segni caratteristici di questa frazione di Carrara: il marmo ed il lardo.

Due prodotti naturali che proprio qui, in questo grazioso paesino incastonato sulle Alpi Apuane trovano una congiunzione veramente straordinaria.

Colonnata è molto graziosa e conta oltre 20 larderie. Mi sono fermato a mangiare nel ristorante Venanzio, dal nome del vecchio titolare che per oltre 40 anni è stato anche artigiano del lardo di conca. Il ristorante si trova nella piazzetta centrale del paese, ho trovato una proposta di menù molto caratteristica, con forti richiami al territorio, e qualche spunto d creatività che non guasta mai, la gentilezza e competenza dell’attuale titolare Roberto e soprattutto una pulizia evidente in tutto il locale e nello specifico nella cucina curata da Alessio l’altro titolare e cuoco, ed Anna la moglie di Roberto.

Piccola conca con il lardo del ristorante Venanzio. Stagionatura di 18 mesi, fantastico.
Piccola conca con il lardo del ristorante Venanzio. Stagionatura di 18 mesi, fantastico.
La torre del paesino di Colonnata.
La torre del paesino di Colonnata.

Quel piccolo borgo l’ho visitato in un giorno di marzo, raggiungerlo non è stato molto facile anche se è stato affascinante arrivarci passando per gli antichi cunicoli, aperti dentro la montagna dai minatori con la pala ed il piccone molti anni fa.

Purtroppo, quella via di accesso è obbligata, anche se certamente molto ammaliante nella sua scenografia disegnata dalla storia, gli abitanti e i piccoli artigiani caratteristici di quella zona ne soffrono perché la strada principale è chiusa da diverso tempo per alcuni cedimenti strutturali, e questo è di certo un motivo di sofferenza.

Lardo di Colonnata.
Un primo piatto interessante soprattutto per la pasta fresca con una farina integrale molto interessante, pomodorini, erbe e lardo
Un primo piatto interessante soprattutto per la pasta fresca con una farina integrale molto interessante, pomodorini, erbe e lardo

Tuttavia dentro al paese ho visto che in alcune botteghe c’erano operai e muratori a lavoro per restauri e manutenzioni varie, segno evidente che c’è voglia di ripartire e di esserci anche per questa ennesima stagione oramai alle porte.

Un piccolo popolo coeso nel preservare e custodire il loro “must identitario”, di certo un simbolo di diversità, quel lardo bianco come il marmo estratto da quelle montagne, che lo fa maturare, lo protegge per almeno sei mesi a quasi due anni, arricchendolo dei sapori e dei profumi peculiari di quei territori, una produzione che è simbolo di alta manualità artigianale.

Colonnata. Lo sfondo delle Alpi Apuane
Colonnata. Lo sfondo delle Alpi Apuane
Il tour del marmo, una scenografia particolare.
Il tour del marmo, una scenografia particolare.

Sullo sfondo le Alpi Apuane, da dove si ricavano i marmi più pregiati del mondo, quelli di Carrara, fra le tante cave, una antichissima datata nei primi Secoli dopo Cristo.

Questo marmo antico prende nome di marmo di Luni o Lunense perché così fu nominata dall’Impero Romano quando ne divenne colonia. Da qui provengono i marmi del Colosseo, di San Pietro e altri edifici storici importanti, oltre alle opere più eccelse di scultori ed artisti straordinari come Michelangelo Buonarroti.

Purtroppo oggi l’estrazione del marmo sta avvenendo in una maniera eccessivamente veloce tanto che sono evidenti i mutamenti che stanno trasformando addirittura i profili delle montagne, rendendo in qualche caso le cime frastagliate da squadrature geometriche e pertanto anomale, date dai tagli dei marmi, alterando in modo irreversibile l’intera forma di questi paesaggi unici.

Insomma, ho avuto l’opportunità di visitare un posto unico che vale davvero il viaggio, dove mi piacerebbe tornare per il tour dentro le cave che non ho ancora potuto fare.

Da parte mia sono sempre più convinto che questa parte d’Italia, così piena di riferimenti storico/artistici abbia bisogno di una maggiore tutela e soprattutto del rispetto per la storia che ha prodotto nei secoli.

Scorcio del paese fra i suoi vicoli.
Scorcio del paese fra i suoi vicoli.
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Viareggio è tanta roba!

In questa parte dell’Italia nella toscana settentrionale è uno slang che usano veramente in tanti per dire che quello a cui si assiste è fatto bene davvero. 

Martedì grasso ho deciso di passarlo a Viareggio per l’ultima sfilata del Carnevale più scenografico e grande d’Italia e ne è valsa la pena assolutamente. E’ stato anche il giro di boa di un percorso casuale, nato fra amici a Novembre scorso. Venne l’idea proprio a Fabio di andare a Viareggio da Silvio che abita lì. Decidemmo di partire quasi all’ultimo e lo facemmo.

A Novembre, visitammo la Cittadella del Carnevale grazie a Giuseppe un appassionato di fotografia, veramente disponibile e cordiale (ha anche un gruppo fotografico su Facebook link qui)

 

Carnevale di Viareggio. La bocca della Balena piena di incrostazioni e di rifiuti un grande messaggio ambientale.
Carnevale di Viareggio. La bocca della Balena piena di incrostazioni e di rifiuti un grande messaggio ambientale.
Frida Kalo nel carro "Adelante", uno spettacolo musicale e scenografico grandissimo.
Il carro vincitore per la 2' Categoria, con la Bonino e le sue farfalle.
Il carro vincitore per la 2' Categoria, con la Bonino e le sue farfalle.

Un posto di straordinaria creatività e artistica e artigianale. Fra i pochi artisti della cartapesta ce n’era uno particolarmente, cordiale, disponibile, ed appassionato, Jacopo Allegrucci (link al pezzo di Novembre). Dopo un giro attorno al carro in costruzione, capimmo quanto lavoro ci fosse dietro la realizzazione di un’idea che tramuta in realtà la fantasia e la mostra al pubblico, emana emozioni, nei movimenti, nelle scene e nel racconto del messaggio che trasmette.

Con una bella sensazione nel cuore, decisi che per uno dei corsi mascherati del 2019 sarei dovuto tornare per forza. Così lunedì sera ho deciso che all’indomani sarei partito per vedere l’ultimo corso mascherato.

E’ stato entusiasmante, “Ultima Biancaneve” di Allegrucci ha addirittura vinto il carnevale con il suo messaggio tra fiabesco e reale lanciando l’allarme di un ambiente che chiede aiuto e che non può più reggere un ritmo di inquinamento così stressante, incessante e tossico per la vita, e anche per l’anima.

 

Biancaneve Madrenatura morente sopra i rifiuti
Biancaneve Madrenatura morente sopra i rifiuti
Il carro "Medea" una scenografia strabiliante.
Il carro "Medea" una scenografia strabiliante.
Satira immancabile, qui Salvini, Di Maio e il premier Conte.

Quella favola antica che tutti conoscono viene riadattata e riportata tremendamente ai giorni nostri, così la strega appare da un immenso sacco di rifiuti con una maschera antigas porge la mela tossica ad una Biancaneve che è in realtà una Madre Natura bellissima seppur morente, accasciata al suolo fra le immondizie.

 

Un messaggio forte e chiaro diretto, impattante, coinvolgente, dove ho notato esplicita, la connessione con la realtà, infatti alcuni inserti nella base del carro erano bottiglie di plastica vere, vuoti di detersivi, ho scorso anche un paraurti di un’auto, rifiuti insomma messi li a descrivere la condizione realistica portata dentro al Carnevale col richiamo della fiaba, un’opera d’arte che fa riflettere e che, come le favole ha una morale forte, diretta, urla di fermarsi, di non consumarlo più questo mondo asfissiato.

"Ultima Biancaneve" il carro che ha vinto il Carnevale.
Una Maschera Isolata che mi ha colpito particolarmente, il messaggio è impattante.
Una Maschera Isolata che mi ha colpito particolarmente, il messaggio è impattante.

Ne scrivo perché credo che quel messaggio sia in piena sintonia anche con questo blog, che cerca di trovare modi, attraverso i racconti, per riflettere e smettere di correre senza motivo.

Un bellissimo Carnevale, con tanto sole, la gente allegra, una parata di innumerevoli maschere, i carri tutti davvero straordinari, soprattutto la gente piena di sorrisi autentici. 

Una città che vanta un lungo mare da favola, un posto che riesce ancora a farti sognare e credere nelle favole. Grazie per questi bei momenti.  

Viareggio al tramonto con Burlamacco in controluce. spero di tornare presto a vedere questi tramonti sul mare unici.
Viareggio al tramonto con Burlamacco in controluce. spero di tornare presto a vedere questi tramonti sul mare unici.
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Bassano, non solo Grappa

Ci sono luoghi dell’Italia che ti rendono orgoglioso di appartenere ad un Paese così ricco di storia e di orgoglio, perché guardano al futuro partendo dal passato. In questi luoghi trovi coscienza di quello che li caratterizza che li rende unici e irripetibili, consci di essere appetibili per coloro che li visitano, in modo semplice, diretto e sincero.

Per me Bassano del Grappa è uno di quei paesi in cui si attesta lo spirito di identità, fatto di pezzi di storia che hanno contribuito a farci divenire una nazione unita, grande e rispettata nel mondo.

Hemingway in un'opera in cera all'interno del museo.
Hemingway in un'opera in cera all'interno del museo.
La villa dove è posto il museo di Hemingway e della Grande Guerra.

Bassano non è solo Grappa, nonostante l’estrema professionalità, gentilezza e “savoir faire” che trovi, ad esempio, all’interno della distilleria Nardini o nei piccoli produttori di peculiarità oltre che nella cultura della distillazione, messa a sistema in un museo come quello di Poli, che ho raccontato qui.

Bassano è anche tradizione, rispetto dell’identità locale, una serie di suggestioni che richiamano alla mente luoghi, dove si intersecano storie ed emozioni che non possono far altro che rimanere impresse nella mente di chi le visita. Il museo di Hemingway e della grande guerra posto in 5 ambienti della villa dove il famosissimo scrittore statunitense si stabilì in alcune fasi della sua vita, considerando proprio quelle zone ai piedi del monte Grappa, Bassano una sua seconda casa.

E’ probabile che proprio qui iniziò a scrivere il suo celebre romanzo intitolato “Addio alle Armi”, che in Italia per un ostacolo posto dalla censura fascista trovò la possibilità di essere divulgato solo dopo la caduta del regime.

Bassano è il luogo dove il ricordo di quello che è l’Italia diviene lucido, dove c’è un’accoglienza che si apre ai visitatori con la consapevolezza di dare agli altri qualcosa che possa rimanere per se stessi le sue vie piene di riferimenti autentici alle tradizioni. Il passeggio serale sul ponte degli alpini, che ha bisogno di restauro, ha di sera una piccola “movida” di giovani intorno al cocktail bar della distilleria Nardini. Le temperature di questo periodo scoraggiano passeggiate vere e proprie ma il vin brulé o gli altri alcolici, uniti ad una buona compagnia riscaldano lo stesso, corpo e cuore.

Facciata del Comune di Bassano, con le bandiere ed il grande orologio centrale.
Caffè Danieli, particolare interno del locale.
Caffè Danieli, particolare interno del locale.

Ho potuto fare una passeggiata a Bassano in un giorno di inverno, con stupore mentre facevo colazione nel Caffè Danieli, dagli interni classici e tipici, posto sulla piazza, vicino alla chiesa, ho notato la gente seduta ai tavoli con la calma di chi si gode l’inizio della domenica. 

In questo periodo dove non ci sono molti turisti fermarsi in questo posto regala tranquillità, aggiunge motivazione a chi cerca di capire l’autenticità di ciò che si osserva, lasciandosi coinvolgere da tanta straordinaria autenticità.

Ho mangiato in uno di quei locali storici del paese, la Birreria Ottone, dove si assaggiano bocconi di una provincia vicentina orgogliosa di preservare una propria e vigorosa economia reale anche nel cibo. Ho pernottato presso Palazzo Zelosi Guest House, una bella struttura accogliente e ben gestita dalla sua Manager Silvia, soprattutto centrale, con un buon rapporto qualità/prezzo, utilissima per visitare il centro del paese.

Insomma ho potuto vedere orgoglioso, uno spaccato dell’italia fatta di consapevolezza e genuinità, di persone autentiche, gentili e con un’accoglienza spontanea e sincera che da belle sensazioni.

P.S. Per questo pezzo ringrazio Sara Panizzon per avermi guidato nei luoghi di Bassano, il suo blog si chiama Triportrek

Interno della birreria Ottone, ambiente classico e richiami di stile.
Baccalà alla Vicentina e polenta.
Baccalà alla Vicentina e polenta.
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Quando il Gilet è più usato del Bidet

Sono tornato da Parigi e faccio qualche considerazione.

Innanzitutto voglio condividere una domanda ironica che rimarrà senza risposta. Come mai il bidet nonostante sia una parola di origine francese, proprio nella sua patria non ce n’è nemmeno l’ombra?

Una cosa certa è che oltralpe non ci badano molto a trovare una risposta a questa domanda, buon per loro. Ma passiamo subito a qualche considerazione riguardo questo piccolo viaggio.

Passeggiando per Parigi, soprattutto nelle zone non eccessivamente turistiche si nota una forte attenzione alla tutela della propria cultura soprattutto dal punto di vista enogastronomico ed artistico. Mediamente ho notato che la vita a Parigi costa mediamente circa un 20% in più rispetto all’Italia. Maggiore costo che è compensato da un livello salariale che di media è probabilmente più alto oltre ad un livello maggiore di efficienza nei servizi anche se le rivolte di questi giorni che chiedono un innalzamento al minimo dei salari a circa 1300 euro sembrano comunicarci il contrario. Queste cose a mio avviso, unite al fatto di un popolo che i propri diritti quando li rivendica fa sul serio, compensano di molto il fatto che il Paese sia privo del piccolo lavabo da bagno. Chiaramente non voglio fare un’analisi statistica, i dati non sono sufficienti per poter specificare quale sia la situazione nei dettagli, ma attraverso un’occhiata veloce, qualcosa sono riuscito a vederla. In primo luogo è lampante l’idea nazionalista dei francesi, loro sono patria al di là delle diverse posizioni partitocratiche di destra o sinistra.

Questa cosa l’ho percepita molto bene e la si nota evidente nella tutela delle caratteristiche che connotano anche le loro iniziative, siano esse culturali, enogastronomiche o artistiche. Parigi è una città multietnica anche per effetto delle attività coloniali e questo non deve essere considerato un elemento di secondaria importanza anche sul livello di occupazione delle genti di duplice nazionalità. 

All'ombra della torre. Una piccola analisi di un popolo che non si fa mettere i piedi in testa facilmente.
All'ombra della torre. Una piccola analisi di un popolo che non si fa mettere i piedi in testa facilmente.
La vista dalla Torre un cannocchiale e la Senna
La vista dalla Torre un cannocchiale e la Senna

Parigi mostra con orgoglio la propria diversità, la mette a sistema e riesce a veicolare una serie di suggestioni interessanti, dal cibo a quant’altro, in un marketing diretto che evoca l’idea di un Paese che, in primo luogo, attraverso i suoi abitanti, non si svende all’Europa. In questo senso risulta naturale che al di là delle posizioni politiche, nascano proprio oltralpe i gilet gialli, perché la benzina deve rimanere ad un costo accessibile e questo è fuori da ogni dibattito. 

Simpaticamente, non me ne vogliano quei francesi che mi leggono, si potrebbe dire che ai francesi “pizzica il culo” a differenza di noi italiani che troppo spesso ricorriamo alla comodità di un bidet per farci passare sopra tranquillamente i vezzi di una classe dirigente che, troppo spesso, viene messa li per farci prendere per quel profondo prepuzio. C’è in quel paese una cultura diretta all’economia reale che non è eccessivamente vessata da balzelli spesso controproducenti come qui da noi, gli artigiani vengono percepiti come mestieri culturali da difendere, insieme alla stessa cultura del vino, dei formaggi, la frollatura delle carni, il rapporto col territorio non è vessato da eccessive attività spesso eccessivamente disciplinate e che alla fine, snaturano l’essenza territoriale delle produzioni, il concetto di terroir è qualcosa che parte dalla coscienza dei francesi e poi diviene processo produttivo. 

Qui nel Bel Paese, invece, troppo spesso in questi ultimi anni è successo e succede il contrario. 

Sono tornato in Italia con la convinzione che forse stiamo diventando purtroppo un popolo peggiore dei francesi, dove la protesta passa solo per la rete e non nei fatti come accade in questo periodo in Francia. Forse, con una più attenta vicinanza alla realtà dell’economia e della società, potremmo mantenere e rilanciare la straordinaria diversità locale di cui la nostra penisola è punteggiata e ritornare ad essere quella nazione che eravamo. 

Chissà che non sia proprio colpa del bidet se ci abbandoniamo intermittenti a questa pigrizia del non c’è più niente da fare?

Link a seguire sugli altri pezzi del mio piccolo viaggio a Parigi.

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Attorno alla Tour Eiffel, non c’è solo la Francia

Attorno alla Tour Eiffel non c’è solo la Francia. Quell’intreccio di ferri, che fu oggetto di enormi polemiche, messo in piedi per l’Expo del 1889, ma già iniziato due anni prima, rimase per oltre un trentennio l’opera più alta al mondo, simbolo della nuova civiltà nel “Vecchio Continente”. Le critiche durissime di poeti e letterati dell’epoca comunque non riuscirono a farla cadere ed oggi, la Tour Eiffel è l’indiscusso simbolo di Parigi per eccellenza. Sono arrivato alla torre passando da Rue New York costeggiandone per un tratto la Senna fino alla fiaccola della Libertà, posta sopra il tunnel de l’Alma. Da quell’incrocio simbolicamente si intersecano 3 realtà collegate e differenti; Francia, Regno Unito e Stati Uniti.

Dal Ponte la Senna, gli alberi e la Torre.
Dal Ponte la Senna, gli alberi e la Torre.

La fiaccola dove sono appoggiati i fiori a vivo ricordo del tragico incidente del 1997, in cui perse la vita una donna acclamata “Principessa del Popolo”, quella Diana di cui anche il suo nome risulta descrittivo dei tratti caratteriali, combattiva nei confronti dello status quo, la fiamma dorata sembra essere stata messa li per lei più che per il ringraziamento da parte degli USA al restauro della Statua della Libertà di New York, che fu ideata da Auguste Bartholdi insieme a Gustave Eiffel creatore dell’omonima torre. Diana sotto quel tunnel, ironia della sorte, spense la sua vita, ma di certo non il suo mito, la sua tenacia combattiva di donna fu più reale che regale; quelle foto sotto la fiaccola mi hanno richiamato alla mente la canzone di Elton Jhon “Candle in the wind”. 

Camminando di fianco alla Senna, sorpassato il Pont de L’Alma, le sfumature grigio-azzurre del fiume lasciano spazio ai colori accesi e caldi dell’autunno, un lungo viale di foglie verdi, gialle e rosse, costeggiato di palazzi interessanti ed esempi di giardini verticali, porta direttamente ai piedi del luogo simbolo di Parigi. 

Il laghetto, i salici ed il piccolo parco attorno alla torre richiamano momenti di calma e silenzio che vengono interrotti solo dal vocio dei tanti turisti che affollano in lunghe file le biglietterie d’ingresso alla torre. 

Scelgo di passare per la biglietteria con meno coda, ma devo per forza fare due livelli di scale a piedi. Oltre ad evitare la fila, vedere Parigi che si abbassa piano piano da dentro l’impalcatura del suo simbolo per eccellenza è una bellissima sensazione. 

Comunque sembra che in cima alla torre, pochi anni dopo la sua costruzione, avessero messo una stamperia che rilasciava qualsiasi tipo di certificato a chi aveva il coraggio di salire fin lassù, però dato che questa cosa si è persa nella leggenda, che non ho bisogno di certificati e, che gli scalini credo siano in totale circa più di 1700, al primo livello della torre mi tuffo dentro l’ascensore e arrivo fino alla punta.

Ci sono due biglietti per la torre, uno col quale si arriva fino a metà e l’altro che invece da l’accesso fino in cima, è inutile dirvi che una volta lì, la differenza di prezzo c’è, ma se vieni dall’Italia che fai, rimani a metà?

 

La Tour Eiffel da sotto nel contro luce di una giornata di sole
La Tour Eiffel da sotto nel contro luce di una giornata di sole
La "tour" sulla fontana di Piazza. Foto gentilmente concessa dalla collezione privata della famiglia Murani Mattozzi
La "tour" sulla fontana di Piazza. Foto gentilmente concessa dalla collezione privata della famiglia Murani Mattozzi

Al top scopro la parte più interessante della mia visita, alcuni video e tavole didascaliche che riportano descrizioni di quanto questa torre fosse stata ispiratrice d’arte e anche di tendenze e nuovi modi di “toccare il cielo”, una raccolta multimediale di vecchie e nuove foto che illustrano le “copie” della stessa torre in giro per il mondo, da Las Vegas, Tokyo, Brasilia, Riga ecc. fino a paesi più piccoli anche d’Italia. Mi ritorna in mente Matelica la città in cui vivo e sono nato, una mostra di foto antiche che facemmo in paese più di 10 anni fa chiamata Matelica d’altri tempi dove scoprimmo insieme ad alcuni amici che intorno a quegli anni ci furono un gruppo di avventori che fecero anche in paese una sorta di torre e la montarono intorno alla fontana del paese. Questa foto è della collezione di una famiglia locale. Con questo ricordo misto a quello di film o altri romanzi ispirati all’ombra della torre, imbraccio la macchina fotografica e inizio da turista a fare foto come se non ci fosse un domani e chissà che non ispiri anche me l’aria dell’autunno parigino.

 

Una passeggiata fino alla Tour Eiffel, in un giorno di sole, credo sia un ottimo consiglio soprattutto in autunno, perché gli occhi si riempiono di colori meravigliosi e si può respirare un pezzo di storia recente. 

Ma anche di sera la torre ha il suo fascino straordinario, passeggiare sotto le sue luci è davvero una bella sensazione. Brasserie, bistrot e locali di ogni genere la punteggiano, d’altronde “Parigi è sempre una buona idea”. In questa zona ho trovato per puro caso un ristorante bistrot che mi ha trattato davvero bene. Ha un ottima anatra e anche gli altri piatti sono interessanti. Buona anche la selezione dei vini e soprattutto il proprietario parla italiano, il che, non lo nascondo, fa sempre un gran piacere. Il posto si trova tra Invaldes e la Tour Eiffel, si chiama Bistrot Chez France. Buon viaggio.

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Place de la Contrescarpe, viaggio nel “savoire faire”

Contrescarpe è “savoire faire”. 

Chissà cosa penserebbe Hemingway se vedesse oggi la sua Place de la Contrescarpe? Chissà se la troverebbe “troppo turistica” oppure abbastanza mantenuta nei suoi tratti essenziali?

 

 

Mi sono posto questa domanda appena ho trovato la casa del suo soggiorno parigino, proprio vicino a quella piazza da dove parlava del freddo che, “a Parigi arriva da un giorno all’altro, senza avvisare”. Ho constatato che è ancora così.

Contrescarpe è Savoire Faire -Io sotto casa di Hemingway.
Contrescarpe è Savoire Faire - Io sotto casa di Hemingway.

Parigi allora era molto diversa, probabilmente molto meno cosmopolita di oggi ma penso che la tenacia dei francesi di sicuro sia stata molto simile ad oggi.

 

Stimo i francesi anche se non li amo molto, per il loro saper vivere la loro identità nazionale che non da peso eccessivo al “padrone di turno”.

 

In questo senso non è un caso che la traduzione di “savoire faire” sia “sapere come fare”. Non si buttano appresso ad ogni folata di vento, sono convinti di rappresentare se stessi e non blaterano soluzioni ambiziose se non supportate da una logica fattuale. 

 

Lo vedi dai loro modi di mantenere vive le tradizioni culturali. Ho assaggiato una Crepe piena di Francia, buonissima anche se quasi stomachevole perché dentro c’era la sintesi di tutto il Paese. 

 

Attraverso quei bistrot in cui si respira un romantico profumo del tempo che passa ma non muta, ci si accorge di un modo di vita differente, non migliore di quel che era il nostro, qui in Italia, anche più radicato. Ecco allora che le carni frollate diventano un elemento sostanziale della cultura gastronomica locale; si da “enfasi” a chi produce espedienti creativi valorizzando i propri elementi distintivi.

 

Forse è anche per questo motivo che la crepe nel mondo sia più conosciuta della piadina. Quell’essenza di tutela degli elementi sociali come cibo ed arte vengono valorizzati più dei supermercati aperti la domenica, sono considerati elementi propedeutici per la determinazione della propria coscienza nazionale, che qui è una cosa seria.

 

Da questo punto di vista è certo che la confusione distruttiva di una globalizzazione inutile quanto terribile viene rallentata. 

 

Credo che noi italiani dovremmo prendere esempio dalla loro tutela delle questioni territoriali.

In Italia questo senso di tutela la troviamo forse al nord verso le Dolomiti ed ai piedi del monte Grappa, e in qualche altro piccolo paese, ma ne parlerò più avanti. (Ecco il link)

 

Tornando dal mio giro intorno alla Place de la Contrescarpe, passeggiare per quelle vie, mi ha dato modo di scoprire un angolo di Parigi che sono riuscito a vivere più da curioso viaggiatore che da turista. 

 

Ecco perché alla “Contrescarpe” ho pensato al “savoire faire”, e di certo ho capito che il “saper fare” dei francesi era proprio anche di Hemingway e si mostra chiaro nel pragmatismo dei suoi scritti, non a caso, visse periodi della sua vita a Parigi ed in Italia ai piedi del monte Grappa.

 

Place de la Contrescarpe è Savoire Faire - alberi addobbati per il natale
Place de la Contrescarpe è Savoire Faire - alberi addobbati per il natale
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