Amare la terra, nonostante tutto.

Esemplare di Razza Marchigiana

Questo fine settimana si è conclusa la Rassegna Agricola del Centro Italia, ci ho fatto un giro e, devo dire che ho appreso una bella lezione. Ho imparato a capire da dove inizia un sorriso. Semplice, genuino, ruvido ma fatto col cuore. Ho sentito la spontaneità di quella gente che lavora la terra e che sa quanto vale stargli appresso, senza delegare, con addosso tutta la responsabilità di cercare di tirare fuori il meglio dalla loro fatica.

Si perché stare in mezzo al campo è faticoso ed è ovvio quindi, che debba almeno riuscire a farti vivere egregiamente. “La terra è di chi la lavora”, mi tornano in mente le parole dell’anziano presidente contadino dell’Uruguay Josè Mujica, che ha reso giustizia ad un settore come quello agricolo, troppo disprezzato fino a poco tempo fa. Ho visto nei volti degli agricoltori una nuova consapevolezza, che sta nell’orgoglio di concepire il proprio lavoro come una missione di libertà. Una presa di coscienza sulle piccole colture intese come nicchie fondamentali del tessuto agricolo.

Show cooking spazio Coldiretti
Lo Show cooking nello spazio Coldiretti tenuto da Marco Pacella.

Gente solida animata anche da un sano e allegro menefreghismo endemico (molto caratteristico da queste parti) che li porta a far spallucce spesso sui discorsi insensati dei politicanti, perché in fin dei conti, si deve andare avanti lo stesso, con la consapevolezza che comunque il proprio futuro dipende da quanto si riesce a fare, troppo spesso da soli. Nitida è la voglia di portare avanti la propria identità anche se spesso scoraggiata da tutta la centrifuga finanziaria, che come gli avvoltoi ruota attorno a tutti ma che, si spera in questo ambiente di piccole realtà, quindi sano per lo più, possa rimanere ancora marginale. I giovani con speranza e tanta voglia, si mettono in moto per ridare linfa vitale al tessuto agricolo, lampante è la certezza di voler essere dipendenti esclusivamente delle proprie radici e ricominciare a coltivarle.

Ce ne sono ancora tanti di buoni contadini in questa provincia, molti di loro esperti di tecniche agricole e non più chini solamente a lavorare la terra, ma impegnati, con passione a ripristinare il valore proprio della ruralità, che non c’entra nulla con l’agricoltura intensiva e che, soprattutto, non guarda solo al profitto come unica missione d’impresa, ma è attento a preservarne “in primis” la biodiversità. Purtroppo il sistema di oggi non riconosce ancora adeguatamente il valore di questa gente, ed è un peccato, perché saranno queste le realtà del futuro. L’economia buona dei prodotti della terra, che dovranno ritrovare faticosamente la loro naturale connotazione territoriale.

Luca Tombesi e il gruppo di giornalisti/fotografi/agricoltori di #ripartidaisibillinipress
Luca Tombesi e il gruppo di giornalisti/fotografi/agricoltori di #ripartidaisibillinipress

Certamente degna di nota l’iniziativa ideata da Luca Tombesi #ripartidaisibillini e #ripartidaisibillinipress, hashtag da seguire perché già subito dopo le prime scosse di terremoto, ha radunato in maniera volontaria una serie di blogger, fotografi e influencers, arrivando, quest’anno a coinvolgere anche le principali testate nazionali, attraverso il racconto di storie che hanno descritto gli eroi del necessario, con il merito di tenere alta l’attenzione mediatica su queste zone.

Per quanto mi riguarda, ciò che ho cercato di imparare a comprendere da questa rassegna è stato il sorriso genuino dei contadini, quelli che ti fanno sentire come a casa, che non cercano di venderti nulla, ma condividono quello che hanno nella maniera più naturale possibile e questa, è la sensazione più bella.

Uno splendido esemplare di Frisone col suo cavaliere
Uno splendido esemplare di Frisone col suo cavaliere

Il settore agricolo del maceratese, specialmente nell’entroterra, rimane comunque uno dei pochi, che nonostante la crisi, il terremoto e una burocrazia asfissiante, sembra reggere ancora, anche perché in certe zone è l’unica risorsa da mettere in gioco e per questo va protetta con le unghie e con i denti, sostenendo il più possibile la ripresa di colture identitarie che sono la principale possibilità di rilancio di questi luoghi.

“I partigiani fanno il danno e tagliano la corda, i contadini rimangono sul posto e pagano.” Ernest Hamingway

 

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