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Macerata Underground

Macerata il classico contrasta l'underground...

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Lo stemma in piazza della Libertà.

Devo ammettere che è qualche tempo che non faccio più un giro per il centro di Macerata e fino a poco tempo fa non sarei nemmeno voluto più tornare anche se si trova a meno di tre quarti d’ora di macchina da dove vivo. 

Sono stato preso dallo sconforto che penso abbia attraversato parecchi maceratesi di provincia, che vedendola sempre così tranquilla come cittadina hanno pensato che non solo il terremoto ma anche “tutto il resto” doveva accanirsi in poco tempo.

In realtà la cronaca l’ha tragicamente resa nota in tutta Italia modificandone enormemente lo status di “paesotto di provincia”, spesso con alcuni amici ci si domandava perché fosse divenuta popolare solo “la casalinga di Voghera” e non altrettanto la “Vergara di Macerata”. 

La cosa più estrema di Macerata stava nella comicità di Max Giusti con MC Silvano e la sua “Magerata violenda” che ogni volta che ne risento o ne rivedo spezzoni, mi piego dalle risate, anche se è stata  profetica questa comicità per il capoluogo di Provincia.

Hanno ricordato la tremenda strage avvenuta tempo fa ancora irrisolta e io l’altro giorno, quando passeggiavo per il centro ho respirato quel sapore un po’ underground di una comunità che vorrebbe rinascere col proprio orgoglio e di un paese che nonostante questi contrasti, fra paura e passione, ancora vive in una distesa calma, spero non solo apparente.

Insomma, tragedie a parte, controllo dell’immigrazione di cui tralascio opinioni per evitare strumentalizzazioni, Macerata col suo sapore underground, o meglio “andergraunde” (in inglese maccheronico dialettale) contrasta col classico anche nello stile delle sue forme architettoniche, ma diviene intrigante agli occhi dei forestieri. 

La crisi l’ha toccata a fondo, si vedono anche al centro locali, anche storici con su il cartello “vendesi” o “affittasi” e questo è abbastanza avvilente. Ma l’aria era pulita e ho visto sorrisi.

Macerata futurista, con le opere del maestro Ivo Pannaggi, Macerata cinquecentesca della storia di Padre Matteo Ricci il più grande missionario in Cina, Macerata di chi spara e chi ha paura, fascista-antifascista, democristiana, devota a Maria. Macerata dei contrasti andrebbe vissuta e analizzata a fondo perché molto più profonda di un accento dialettale.

Il sottopasso dei "Cancelli" che sorpassa i "confini"
L'ingresso dello storico caffè Venanzetti

Questa cittadina in fondo è un mix di bellezza, dentro ai suoi contrasti, sbattuta fra la politica inconcludente degli slogan e la voglia di fare tipica dei marchigiani ruvidi e solidi che vivono qui.

L’impressione underground ce l’hai imboccando la strada per il centro passando proprio dal sottopasso dei Cancelli come un contrasto di quelli potenti e strutture dei palazzi antichi e le geometrie impattanti del sottosuolo. 

Da li capisci che non è più soltanto un paese ma diviene centro multiculturale, che sta aprendo le porte al mondo mentre fa il lavoro più difficile, quello di rimanere autentica nella sua identità. 

Forse sta tutta qui la sfida di questa gente, che sa di stare sul filo di un’emancipazione confusa dalla globalizzazione e la consapevolezza che senza mantenere autenticità e tradizione si rischia di diventare nulli o al massimo rimanere solamente un capro espiatorio per l’Italia.

Ieri Macerata era così, tranquilla ed elegante. Aveva quel suo contrasto underground con tutti quei murales (ne ho contati davvero molti in giro tra il centro storico e la periferia) che sembra una “vergara con i tatuaggi”. Sacro e profano, classico e moderno. 

Bianco e nero, nobile e plebea, elegante e grezza, le mie sensazioni a pelle.

Come i marchigiani quelli veri, a cui occorrono più di cinque minuti per farsi la prima impressione dove loro non sorridono ma ti guardano spesso diffidenti per poi però scoprire un grande altruismo. 

Forse a volte anche troppo esagerato, ma sinonimo di persone dall’aspetto ruvido ma con il cuore buono. 

In piazza l’orologio dei tempi al posto della lapide a Vittorio Emanuele II. La fattura è del 1571 dei maestri orologiai Giulio Lorenzo Maria e Ippolito Ranieri. Sotto la supervisione scientifica del museo Galileo di Firenze è stato di fatto ricostruito dal maestro orologiaio Alberto Gorla mentre le statue dell’edicola e del quadrante sono state realizzate da Opera Laboratori Fiorentini. 

Un bel colpo d’occhio, e di certo un’attrattiva azzeccata per chi la visita. 

Spulla un wine bar interessante perché abbinato alla vendita di materiale per belle arti, ci ho comprato alcuni acrilici e bevuto un caffè.
La torre civica e l'ingresso del teatro Lauro Rossi

Lo Sferisterio nato per l’antico gioco del Pallone col Bracciale ed oggi, grazie anche a quel muro eretto per il rimbalzo della palla, è uno dei teatri lirici con l’acustica migliore e, sicuramente fra i più grandi ed affascinanti d’Europa; ma per gli appassionati di teatro  merita una visita anche il Lauro Rossi, di Piazza della Libertà.

Fra un paio di pizze e qualche pausa in questo mio pomeriggio lento, passo avanti al caffè Venanzetti, senza dubbio storico per questa città. 

Mi stupisco della bella selezione di arte moderna nella galleria Ferretti, torno verso i cancelli e mi fermo poco prima, un piccolo locale con alcuni dischi in vinile in buon ordine su un contenitore, sicuramente un luogo vintage, aperto da pochissimo, al massimo una settimana. 

Mi lascio ispirare dalla gentilezza del proprietario, mi consiglia un 33 giri di Candi Staton del 1980, un Rhythm and Blues un po’ funky. 

Ecco quel suono li a casa mi ha ricordato questo pomeriggio di bei contrasti inaspettati.

Il negozio dei vinili

Alcune foto fugaci del pomeriggio, spero che vi piacciano.

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Amare la terra, nonostante tutto.

Questo fine settimana si è conclusa la Rassegna Agricola del Centro Italia, ci ho fatto un giro e, devo dire che ho appreso una bella lezione. Ho imparato a capire da dove inizia un sorriso. Semplice, genuino, ruvido ma fatto col cuore. Ho sentito la spontaneità di quella gente che lavora la terra e che sa quanto vale stargli appresso, senza delegare, con addosso tutta la responsabilità di cercare di tirare fuori il meglio dalla loro fatica.

Si perché stare in mezzo al campo è faticoso ed è ovvio quindi, che debba almeno riuscire a farti vivere egregiamente. “La terra è di chi la lavora”, mi tornano in mente le parole dell’anziano presidente contadino dell’Uruguay Josè Mujica, che ha reso giustizia ad un settore come quello agricolo, troppo disprezzato fino a poco tempo fa. Ho visto nei volti degli agricoltori una nuova consapevolezza, che sta nell’orgoglio di concepire il proprio lavoro come una missione di libertà. Una presa di coscienza sulle piccole colture intese come nicchie fondamentali del tessuto agricolo.

Show cooking spazio Coldiretti
Lo Show cooking nello spazio Coldiretti tenuto da Marco Pacella.

Gente solida animata anche da un sano e allegro menefreghismo endemico (molto caratteristico da queste parti) che li porta a far spallucce spesso sui discorsi insensati dei politicanti, perché in fin dei conti, si deve andare avanti lo stesso, con la consapevolezza che comunque il proprio futuro dipende da quanto si riesce a fare, troppo spesso da soli. Nitida è la voglia di portare avanti la propria identità anche se spesso scoraggiata da tutta la centrifuga finanziaria, che come gli avvoltoi ruota attorno a tutti ma che, si spera in questo ambiente di piccole realtà, quindi sano per lo più, possa rimanere ancora marginale. I giovani con speranza e tanta voglia, si mettono in moto per ridare linfa vitale al tessuto agricolo, lampante è la certezza di voler essere dipendenti esclusivamente delle proprie radici e ricominciare a coltivarle.

Ce ne sono ancora tanti di buoni contadini in questa provincia, molti di loro esperti di tecniche agricole e non più chini solamente a lavorare la terra, ma impegnati, con passione a ripristinare il valore proprio della ruralità, che non c’entra nulla con l’agricoltura intensiva e che, soprattutto, non guarda solo al profitto come unica missione d’impresa, ma è attento a preservarne “in primis” la biodiversità. Purtroppo il sistema di oggi non riconosce ancora adeguatamente il valore di questa gente, ed è un peccato, perché saranno queste le realtà del futuro. L’economia buona dei prodotti della terra, che dovranno ritrovare faticosamente la loro naturale connotazione territoriale.

Luca Tombesi e il gruppo di giornalisti/fotografi/agricoltori di #ripartidaisibillinipress
Luca Tombesi e il gruppo di giornalisti/fotografi/agricoltori di #ripartidaisibillinipress

Certamente degna di nota l’iniziativa ideata da Luca Tombesi #ripartidaisibillini e #ripartidaisibillinipress, hashtag da seguire perché già subito dopo le prime scosse di terremoto, ha radunato in maniera volontaria una serie di blogger, fotografi e influencers, arrivando, quest’anno a coinvolgere anche le principali testate nazionali, attraverso il racconto di storie che hanno descritto gli eroi del necessario, con il merito di tenere alta l’attenzione mediatica su queste zone.

Per quanto mi riguarda, ciò che ho cercato di imparare a comprendere da questa rassegna è stato il sorriso genuino dei contadini, quelli che ti fanno sentire come a casa, che non cercano di venderti nulla, ma condividono quello che hanno nella maniera più naturale possibile e questa, è la sensazione più bella.

Uno splendido esemplare di Frisone col suo cavaliere
Uno splendido esemplare di Frisone col suo cavaliere

Il settore agricolo del maceratese, specialmente nell’entroterra, rimane comunque uno dei pochi, che nonostante la crisi, il terremoto e una burocrazia asfissiante, sembra reggere ancora, anche perché in certe zone è l’unica risorsa da mettere in gioco e per questo va protetta con le unghie e con i denti, sostenendo il più possibile la ripresa di colture identitarie che sono la principale possibilità di rilancio di questi luoghi.

“I partigiani fanno il danno e tagliano la corda, i contadini rimangono sul posto e pagano.” Ernest Hamingway

 

Terra Madre vs Figli di P…

Andare piano, cercare di riflettere è il senso di questo blog che ho iniziato con l’intento di cercare, per quanto possibile, di non trascurare il senso VERO del vivere osservando e comprendendo quello che mi trovo ad avere attorno.

La voglia di tornare a credere nella gente, condividere la sostanza delle identità locali prima della “forma” possibile del marketing. Evitare consulenze inutili e chiacchiere sempre troppo politiche.

Odio gli “sbicchieramenti” dei “fu” grandi vini, detesto gli elogi aggettivati in piatti sintetici, preferisco una porchetta ben fatta alla schizzinosa “mise en place”. Mi piace quando trovo, negli allevatori, contadini ed artigiani, piccoli bottegai e fruttivendoli, quella genuinità che non sa di sorriso finto da “starlette” di boutique, o modella new age. Preferisco l’incandescenza della lampadina impolverata di una casa di campagna, al bianco freddo del neon. Preferisco chi riconosce la “Terra Madre” ai figli di puttana.

Fra la genuinità che c’è in un vaffanculo dato oppure anche ricevuto, e la ruffianeria del “politically correct”, la prima opzione, anche se volgare, la preferisco alla grandissima.

Domenica pensavo di sentirmi come un pesce fuor d’acqua, a Gualdo credevo di avere di fronte il gruppo dei prescelti a commiato della morente cucina di tradizione, i consulenti dell’immagine di una storia passata, maestri del gusto di tradizioni ormai morte dietro al saluto del sindaco, la passerella degli assessori sotto i portici crollati di una politica asettica e inconcludente che mantiene in vita con la flebo al braccio la devota riconoscenza alla partitocrazia degli interessi, di posti di potere, poltrone e scambi di favore.

Invece no, ho visto un gruppo di gente motivata, interessata nel voler rimarcare la propria volontà di esserci, conoscere e sostenere chi oggi ha più bisogno di aiuto in maniera seria, non pretestuosa, una volontà propositiva. Un gruppo di produttori intenzionati ad esserci per voler rinascere consapevoli della necessità di ricevere risposte concrete. Per quanto mi riguarda, ho voluto contribuire per raccontare, semplicemente cose vissute, osservate e che spero di trasmettere per come le ho percepite io.

Spero nella volontà di volere mettere in primo luogo le persone, chi questi luoghi cerca di farli sopravvivere vivendoli, spesso in maniera viscerale come gli allevatori, i casari e i norcini che questi posti li presidiano sempre e comunque. Ho potuto sentire nelle parole di quella gente un’estrema voglia di voler esserci e non farsi prendere in giro da chi gli racconta la favoletta del faremo, vedremo e poi ne discuteremo.

Spero che questo sia motivo vero di rinascita, dopo un anno e tutte le stupidaggini partorite dalle istituzioni, ci sia la volontà di dare un segno di svolta, prendersi la responsabilità di ricucire l’aspetto di una comunità che stringe i denti ogni giorno, prima che sia troppo tardi davvero. Sono contento della bella giornata di aver visto un accenno di speranza in chi la stava perdendo ed un sentimento sincero da chi ho potuto conoscere, ho visto soprattutto persone, che oggi più che mai, hanno bisogno di ritrovare certezze per continuare ad essere se stesse.

Oggi che l’imperativo è correre, il suo opposto, la lentezza riflessiva, dovrebbe trovare lo spazio che merita in maniera semplice ma, allo stesso tempo, dirompente. Allora facciamo le cose che abbiano senso prima di iniziare a correre, qualsiasi sia la direzione, respiriamo e, soprattutto cerchiamone il senso, dentro le piccole cose, magari impariamo dai resilienti bistrattati dalla logica insensata di regole da rifare, ma gli unici rimasti a rispettare sul serio i ritmi lenti della “Terra Madre”; sensazioni che abbiamo il dovere di riuscire a preservare, con il coraggio e la voglia di perseguire azioni concrete, prima che chiacchiere, insieme a chi ci crede ancora nell’essere “uomo in armonia con la natura”. Avere la volontà di un rapporto più stretto con essa, fatto di tempi, stagioni e di quella “saggezza” romantica, semplice e allo stesso tempo sofisticata, riflessa nei sorrisi malinconici ma sinceri di chi, nonostante tutto, ancora spera, vive e sorride in faccia all’ipocrisia di una tecno-burocrazia che ci obbliga a nuovi schiavi da supermarket, omologati in un’utopica visione schizofrenica del vivere (in)civile.

Tutelare la gente che crede nella possibilità di perseguire questi scopi, ci migliora tutti perché ci rende consapevoli di quello che mangiamo. Ieri a Gualdo ho visto la fiammella della speranza, soprattutto negli occhi dei piccoli produttori che hanno vissuto e stanno vivendo la disgrazia infinita del sisma, a tratti avendo tutti contro, o peggio, vicini solo a parole.

Tuttavia quella luce accesa negli occhi fa trasparire una speranza ancora viva, il sorriso franco di chi presidia questi elementi di cultura primaria si fa elemento distintivo di quella gente che sa la differenza che c’è tra l’inutilità del campanilismo e l’estrema necessità di una forte tutela degli aspetti d’identità territoriali, armonia nella cura del paesaggio, sapienza agricola, uno sguardo dentro l’anima.

Un momento opportuno per rialzare la testa e tornare a vivere.

p.s. Quel paesaggio elegante, illuminato dal sole d’autunno che ho visto tornando a casa, poco fuori Gualdo mi ha fatto capire l’estrema necessità che c’è nell’ascoltarlo, condividerne la straordinaria e semplice convivenza non invasiva con tutte quelle persone semplici che nei tempi sono riusciti a capirne l’essenza.

Più giù, più su… Cargiù !

Lì Cargiù sono ancora qua! Con tutto lo “shabby-chic” di cui siamo circondati, che poi spesso sa di finto come gli chef-designer che lo preparano, con tutta la pasta “home-made”, la sfoglia plastica stile “italian ravioli tricolours” e compagnia bella, oggi vi racconto una ricetta che ho rubacchiato dalle mie nonne e poi reinventato a modo mio; una bella sfoglia di pasta fresca tirata con il mattarello, anzi “lu stennerellu de nonna” originale e pesante e… già sentito sulla schiena (e questo è vintage puro), lì Cargiù sono la sintesi non artefatta ma, semmai “fatta ad Arte”; modi, metodi ed insegnamenti delle mie nonne.

Ho preso spunto, ho cercato elementi di tradizione e prodotti qui attorno, ci ho messo un po’ di creatività, cercando di tirare fuori il massimo da ingredienti semplici, e non so voi, ma io qui ci vedo un pasto tanto rock, come la musica di Vasco, perfetta dal vivo perché in estremo equilibrio sobria di quella follia armoniosa, melodie di sapore leggere ma intramontabili come il profumo della domenica mattina. E qua la ricetta la suono io con la tavola e “lu stennerellu”.

Mia nonna diceva sempre che per la pasta occorreva un uovo a testa, il che è abbondante, quindi io vi do le dosi indicative, e voi, se volete rifare la ricetta, regolatevi a piacere, magari senza esagerare perché “lu troppu struppia” e “lu troppu pocu… boh?” comunque ci siamo capiti.

  • Ingredienti per 4 persone …su per giù.
    Per la pasta
    – 4 uova
    – Qualche “iumella” di farina*  (400 gr. dovrebbero bastare ma compratene un kg, che poi la dovete mettere a fontana sulla “spianatora” per l’impasto della sfoglia)
    Per il ripieno
    – 400 gr. di ricotta di pecora se Sopravvissana è top (anche qui vale la regola de “…quarghe iumella e poi te regoli”)
    – “Du’ ciancatelle”, 50gr. c.a, de parmigiano e pecorino grattugiato, se pecorino di sopravvissana… che ve lo dico a fa.
    – Un trito di erbe aromatiche dove ci sia anche maggiorana e, altre due erbette che, anche se legali non ve le dico manco sotto tortura.
    – Un uovo
    – Noce moscata “justu na grattata” (anche la cannella ma “stetece a recchie”)
    – Sale e pepe q.b.
    Per il sugo
    – Burro, ricotta salata, acqua della pasta e un po’ di lardo
    – Sedano, carota, cipolla e aglietto fresco,
    – Buccia di limone

    ripieno, ricotta, uovo, formaggi, erbe
    ripieno

farina* se macinata a pietra o di grano tenero “0” o anche “1” a me piace molto ma le mie nonne avevano la fissa per la “00”

uova e farina
uova e farina

Mettete la farina e le uova come in foto e con l’aiuto di una forchetta iniziate a fare l’impasto, facendo attenzione a non rompere i bordi fatti con la farina altrimenti “impestate” tutta la “taula”.

Quando l’impasto inizia a prendere consistenza iniziate ad impastare con le mani aggiungendo la farina “un po’ alla orda”, e quando la pasta diventa omogenea tagliatela in due o tre parti (in foto l’ho tagliata in due).

Iniziate a stendere la pasta co “lu stennerellu”, cercando di creare una forma circolare alla sfoglia. Per questo potete cercare di avvolgere la pasta sul mattarello e provare “lo schiaffo”, che però se pensate che sia bondage, lasciate perdere e stendete direttamente con la “machinetta”.

A questo punto, mescolate tutti gli ingredienti dell’impasto in maniera omogenea su “na cuccumella” (un piatto cupo) poi prendete un coppapasta o una tazza e fate la sfoglia a rondelle (vd. foto), posate il ripieno al centro, e richiudete con l’aiuto di una forchetta.

massa della pasta
massa della pasta

 

Sennerellu e sfoja
Stennerellu e sfoja

Alla fine i Cargiù o Calcioni devono assomigliare a quelli della foto in basso.

Nel frattempo che porterete ad ebollizione abbondante acqua salata, prendete una padella (se di rame e stagno siete “na figata”), e fate leggermente soffriggere carota, sedano e un po’ di cipolla sul burro e aggiungete ricotta salata e acqua di cottura della pasta, che avrete nel frattempo buttato nell’acqua a bollitura.

Dopo circa 6, 7 minuti scolate la pasta e versatela nel sugo, con la buccia di limone grattugiata, l’aglietto fresco e un po’ di maggiorana, fate saltare la pasta in padella e poi preparate i piatti decorando con la scorza di limone rimasta e le altre erbette.

 

In preparazione
In preparazione

Mezzaluna di pasta, ripiena con ricotta, strepitosa se fresca e di “Pecora Sopravvissana” che io acquisto da questi piccoli produttori qui: ScolasticiPastorello di Cupi

Cargiù o Calcioni pronti da cuocere
pronti da cuocere

Ce ne sono parecchie di varianti e di storie sui Calcioni, non sempre serviti come primo piatto, ad esempio a Treia, la tradizione vuole che siano dal sapore dolce-salato ed esiste un rituale che li vuole richiusi con la chiave di San Patrizio, e se volete andare consiglio Maggio che fanno la sagra. Una versione tradizionale e simile esiste anche a Serra San Quirico.

Qualche link di approfondimento istituzionale a seguire

Calcione di Treia – Li cargiù

L’OMS, il TTIP? Stasera Bistecca, “ciauscolo” e caffè !

L’OMS spara una notizia ovvia quanto interpretabile: la carne è cancerogena! Risposta: Stigranc… non ce li metti?

Pressioni legate al mercato internazionale, la comunicazione diviene isterica e, tra la gente scoppia il panico!

Sto riflettendo anche sul fatto che qualcuno tempo fa mi ha chiesto se ce l’avessi col mondo! Non ce l’ho col mondo, ma sono convinto che, forse, sono tra i pochi rimasti sani di mente. E mi viene da ringraziare mia mamma per avermi fatto nascere, più che intelligente e bello (stereotipi conformisti) “simpatico” (dicono) ma, soprattutto, “curioso”!

Allora ecco perché voglio correre il rischio di farmi prendere un tumore da cibo!

Allora salame, fiorentina da un chilo, caffè e sigaretta! Si perché alla faccia delle organizzazioni che tutelano la salute cercando di farci marcire col tofu, la soia e altre porcherie “veganchimiche di importazione” (tacci loro), io voglio morire, ma lo faccio con stile, nella mia maniera, “tradizionalmente anticonformista!”

“Tradizionale” perché se mangio salame non comprerò mai un ciauscolo IGP, (perdonate la mia innata maceratesità) ma vado dal mio salumiere di fiducia e pretendo che dentro non ci siano additivi come il salnitro (nitrato di potassio ammesso a disciplinare, ecco il link), ma solo sale aglio e vino! (Di questo ne parlai nell’ormai lontano 2010 quando fecero la porcheria di stilare un disciplinare di produzione IGP che ha destabilizzato tutte le piccole produzioni di qualità…ecco il link al pezzo per quelli che vogliono… approfondire).

Perché sono i conservanti industriali che rendono un prodotto cancerogeno, sono i mangimi dei prodotti che andiamo a comprare contenti sotto costo al supermercato che ci ammazzano e, non serviva l’OMS a ribadirlo!

Siamo schiavi della comunicazione globale, tutti quanti. Ci fanno parlare di 4 cose e basta. Perché è ovvio che alle multinazionali serve una società che marcisca piano piano senza identità, senza sapore! Allora io invece di marcire, preferisco morire godendo, con gusto! Nel frattempo che ci prendiamo il coccolone per la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, vediamo che Europa e America stanno trattando il TTIP, ossia la possibilità di farci invadere, senza nessuna barriera doganale, di prodotti standard industriali. Allora sarà sempre più difficile rincorrere la qualità della carne allevata ad esempio allo stato brado e non in batteria, perché accordi di intercambio, come appunto il TTIP, favoriscono tutti i prodotti da supermercato.

Alla fine li vorrei proprio vedere quelli che cercano il Km zero al supermercato.

Ma comunque, personalmente, io stasera una bella bistecca di razza bovina marchigiana l’ho messa sulla brace calda, ci ho abbinato un verdicchio che sta in cantina dal 2007, è di Coloccini di Staffolo, di sicuro in vigna lui non ha messo più del verde rame. Poi un rosso del 2010 Onorio di Maraviglia, una favola.

Per finire un caffé ristretto (visto che l’OMS dice che i prossimi referti cancerogeni sembrano riguardare proprio il caffè) e per finire una buona Lucky Strike, per “….rendermi conto di quanto le maledirai ….” ché almeno faccio contento anche Vasco Rossi.

Il buon cibo è cultura identitaria, è la manipolazione commerciale delle Holding che, proprio nel generare caos e frenesia, disorientano volutamente la gente facendoci diventare alieni in casa nostra, qualunque essa sia. Ecco il mio anticonformismo tradizionale!

P.S.: I prodotti e le aziende, come sempre, non sono state inserite a scopi promozionali, ma per meriti raggiunti nella mia scala di valutazione personale!

A confronto dei nostri politicanti, Pinocchio è un dilettante!

Pinocchio almeno è un bambino burattino simpatico ! - fonte internet -
Pinocchio almeno è un bambino burattino simpatico ! – fonte internet –

Lui è il più sincero. Siamo alla vigilia di una tornata elettorale per le Amministrative della Provincia fra le più scabrose mai viste prima d’ora. I candidati sono fotocopiati a tavolino dai partiti maggiori PD e PDL. Pensiamo solo che il candidato presidente del PD era, solo un anno fa, il vicepresidente della giunta di Centro Destra !

Solo questo dato fa letteralmente rabbrividire! Su gli altri 3 “nuovi candidati” non voglio esprimermi.

Quello che mi fa più venire il volta stomaco però è il modo in cui i giornali riportano le notizie. Leggo oggi su un quotidiano, addirittura in prima pagina, un articolo riguardo l’assemblea pubblica che ho organizzato venerdì a Chiarino insieme a Carlo, Luigino e Marco a sostegno degli alluvionati. La cosa è nata da un discorso fatto tra di noi un paio di settimane fa. Ci siamo trovati in accordo sulle tematiche da portare a conoscenza del pubblico e abbiamo deciso di chiamare quanta più gente possibile all’assemblea, invitando i rappresentanti delle istituzioni e dando, solamente in conclusione, la parola a quanti politici avessero voluto intervenire!

Abbiamo scelto questa formula perché l’assemblea aveva come finalità principale e prioritaria quella di stimolare la gente toccata dall’alluvione a far rompere il battibecco fatto di ricorsi e contro-ricorsi fra enti territoriali (lo scaricabarile) e viceversa puntare sul come e dove reperire PROVVIDENZE e RISARCIMENTI invece di finanziamenti a tasso agevolato al fine di risarcire i danni causati a cittadini e imprese dall’alluvione! Infatti in assemblea abbiamo portato l’elenco dei progetti finanziati dall’UE alla Regione Marche con l’80% a fondo perduto!!! Ci sono nell’elenco cose davvero paradossali come l’allestimento di un fantomatico museo del camoscio o di un parco per la pace per cui l’UE (cioè tutti noi, non solo cittadini italiani ma anche europei) ha stanziato centinaia di migliaia di euro!!!

Questa lista insieme a quella degli impegni presi dalla passata Amministrazione Provinciale (quindi attuali leader  PD – DPL) sono stati all’ordine del giorno. La speranza di noi organizzatori era quella di raccogliere quante più testimonianze di disagiati fosse possibile; e a dire il vero di gente che è intervenuta ce n’è stata molta. Secondo obiettivo era quello di raccogliere almeno una presa d’atto della situazione da parte delle istituzioni che però non c’è stata! Il rappresentante della Regione Marche ha mandato una giustificazione e gli interventi dei presenti mi sono apparsi stizziti per aver appreso di un convegno di tal natura. Ho avvertito lo stesso comportamento da parte delle associazioni di categoria presenti.

Il paradosso però è stato che oggi in quella prima pagina del giornale che non voglio manco citare, sembrava che l’assemblea di Chiarino l’avessero organizzata loro! Il giornalista mica ha riportato i dati che abbiamo tirato fuori e che ho riassunto prima, si è limitato a dire che “dare prestiti per quanto agevolati è sbagliato in caso di calamità” riportando le parole di un presidente di associazione di categoria (e mi viene da dire …la scoperta dell’acqua calda) e poi facendo la carellata dei politici presenti. Questo secondo me non è RIPORTARE LA NOTIZIA!

Personalmente questa cosa mi ha amareggiato e fatto anche un po’ arrabbiare da cittadino che si è adoperato per cercare di dare la propria solidarietà a chi è stato colpito da una calamità più umana che naturale, dato anche che in assemblea tutti hanno concordato sul fatto che non sia stata la pioggia eccezionale a causare l’allagamento ma una serie di concause riconducibili alla cattiva manutenzione degli argini fluviali!

Quindi da una parte i politici riciclati, dall’altra questo metodo nel riportare le notizie, viviamo nel paradosso!

Io spero sempre nella società civile che di solito dorme finché non viene toccato il proprio orticello! Ora che l’orticello l’hanno allagato, vogliamo far qualcosa?

La pagina delle eccellenze: Ragione e passione del Cavalier Bertini

Dionisio Bertini e i suoi chicchi di "Quarantino"
Dionisio Bertini e i suoi chicchi di "Quarantino"

Lungo la strada che collega le montagne al mare, nell’entroterra maceratese, si trova l’azienda agricola che è anche, come naturale per la maggior parte degli agricoltori, casa e “rifugio” da una vita frenetica. Andare a trovare Dionisio e Ileana significa trovarsi a casa propria. Lui, con l’entusiasmo di un ragazzino, dopo anni trascorsi dietro una scrivania ha deciso di dedicarsi alla coltivazione dei 7 ettari di terreno della proprietà nel cuore della Provincia di Macerata. Orzo mondo perlato di un’antica varietà marchigiana riscoperta proprio dal Cavalier Dionisio, si perché nel frattempo ha ricevuto questo onore al merito, ma lui, Dionisio, non se ne vuole vantare. Dicevo, l’orzo è stato valutato dall’istituto della nutrizione di Ancona come uno dei migliori orzi mondi italiani, anche per la sua proprietà di abbassare il colesterolo e la glicemia nel sangue. “Mitica” la farina di granturco “Quarantino del Maceratese”, riconosciuta come prodotto tradizionale dalla regione Marche: la granella è selezionata a mano, ed è composta dalla miscela di due antiche varietà locali, una gialla, l’altra rossa, proposta anche con l’aggiunta di porcini secchi del Parco dei Monti Sibillini. Da non dimenticare poi i ceci dalla buccia sottile e morbida, particolarmente veloci da cuocere previo ammollo il giorno prima, la cicerchia delle colline maceratesi (ingrediente principe di molte zuppe tradizionali), il farro perlato. Poi ultimissima novità, “il caffè della nonna”, un mix di orzo tostato e caffè preparato con l’utilizzo dell’orzo coltivato dalla piccola azienda agraria. Produzioni limitate per garantire qualità assoluta. Un mestiere affrontato con la ragionevolezza del tecnico e la passione nel cuore.

Azienda Agraria Cav. D. Bertini & I. Monti – C.da Santa Maria in Selva Treia-MC-

T. +39. 0733561137  – M. +39. 3381120437

Come le lavatrici, diamo il meglio a 90 gradi!

lavatrice 90° - fonte internet -
lavatrice 90° – fonte internet –

Nel territorio in cui vivo ho scoperto perché abbiamo prodotto per anni lavatrici! Perché noi abitanti, come le lavatrici, diamo il meglio a novanta gradi!

Voglio sottoscriverlo qui. Noi viviamo in uno dei posti più belli d’Italia per contesto paesaggistico, per longevità, per la storia e  per l’arte. Purtroppo siamo una manica di rintronati e non ce ne rendiamo conto. Siamo tutti intenti a giocare a chi lo mette lì dietro al prossimo senza capire che, poi alla fine, sempre li lo andiamo a prendere tutti. Un lavaggio a ciclo completo! Sembra la “Sagra dell’Inculata”, sperando che qualche proloco non mi prenda alla lettera organizzandola davvero. La tutela delle identità territoriali sono di fatto solo parole nei convegni. Non c’è una manifestazione che sia adeguata al contesto in cui si svolge. Qualora lo fosse ha 10 mila problemi logistici organizzativi. Oppure al massimo, dura 3 anni!

Non esiste una proposta per i turisti che arrivano sulle nostre zone. La maggior parte degli hotel registrano ancora le prenotazioni sull’agenda. Le parole “gestionale” o “internet” sono sconosciute. Gli affitti degli stabili per le gestioni sono alle stelle. Ho impiegato 10 anni della mia vita a trovare una specializzazione nel mestiere di “Promotore del Territorio”, ho gestito un hotel per 3 anni, ho creato e scritto progetti per manifestazioni che stavano avendo risultati se mi avessero dato modo di continuare a portarle avanti seguendo solamente gli scritti. Ho iniziato a vedere risultati, le idee iniziavano a portare gente anche dall’estero. Invece di ricevere sostegno da parte della cosidetta “classe dirigente” ho trovato muri di gomma indistruttibili, frasette di circostanza, e spallucce. Sono stato reputato colpevole per avere accolto gente! Colpevole per aver sognato un territorio aperto e disposto all’accoglienza! Colpevole per aver fatto iniziative importanti sia da un punto di vista culturale che economico! Addirittura c’è qualcuno che scimmiottando parti dei miei progetti fa addirittura finta di non riconoscermi nemmeno più, oggi! Vabbé sono preconcetto io! Sono da isolare, sono da non considerare! Sono un border-line! Un mezzo matto! Attenzione!

Fraseggi a parte! Col pezzo di oggi non ho intenzione di dirvi “Passate le vacanze in Italia” come fa qualcuno in TV, voglio solamente cercare di stimolare il ragionamento della gente che vorrà riflettere, che avere una programmazione turistica in queste zone vuol dire avere anche una possibile nuova economia! Continuare a dire “ma come ce pensi che da noi se po’ fa turismo!” Aiuta solo gli arrivisti a speculare su progetti fasulli che non hanno ne capo ne coda! Quindi smettiamola di essere come le nostre lavatrici!

Capito gente?

La fabbrica dei contenuti!

“Sai che c’è?”

“No, che c’è?”

“Mancano i contenuti in politica e in tutto il resto e, alla gente dei problemi reali non gli frega nulla e se cerchi di mettere contenuti dentro ‘sti scatoloni vuoti arriva prima o poi qualcuno o qualcosa che te li piglia e te li porta via. Siamo destinati ad essere le vittime del nostro egoismo e, non solo in politica. Comunque tu hai sempre il sorriso più bello del mondo”

Ricorsi vinti, politici per le poltrone, politici per gli ideali. Quanti sono i contenuti? Quali sono?

A un anno dalle elezioni in Provincia di Macerata le cose più interessanti sono state fatte in questi 4 giorni stando a quello che si legge sui giornali di oggi. Infatti il ricorso al Consiglio di Stato vinto dalla Lega delle Autonomie Municipali sembra avere dato i suoi frutti. Soldi per i cassintegrati, rete informatica provinciale (Sinp) estesa anche per la prefettura, lavori di manutenzione lungo il fiume Chienti… inoltre l’opinione pubblica che inizia a risvegliarsi (n.d.a.: fate commenti).

Una cosa mi da fastidio, il fatto che ci sia l’attacco diretto da parte dei partiti tradizionali, a chi è nato, io ho inteso così il movimento LAM, al di fuori dagli schieramenti per portare qualche contenuto in più nello scenario politico locale. Per dare credito ad una zona montana effettivamente depauperata di tutto, dall’Acqua all’Università, per cercare di riportare la gente ad occuparsi della “P”olitica di tutti i giorni, la Politica dalla “P” maiuscola, quella politica che oggi invece è solo schermo della partitocrazia tradizionale e non tocca assolutamente la gente. Una possibilità democratica di decidere ridata finalmente alle persone normali e non solo ai politici di professione. Tuttavia questa cosa sembra non essere considerata per niente, completamente offuscata, reclusa, messa in secondo piano dai costi di una nuova tornata elettorale.

Quanto costa la democrazia? La democrazia ha un valore indescrivibile, non si può mettere sul piano economico il diritto al voto! Tanto più è vergognoso quando questo “costo” viene tirato in ballo da chi avrebbe il diritto-dovere di difendere e tutelare i valori democratici!

Io adesso spero che oltre a parlare solo del costo della democrazia, sia importante ricominciare a considerare cosa proporre in alterantiva a questo vuoto. Credo che se vogliamo uscirne fuori dalla crisi, il vuoto debba essere colmato. Se non viene colmato dai partiti, lo farà, per forza di cose, la gente.

Crisi generazionale… ne vogliamo parlare?

La bella rimonta del centrodestra sul centrosinistra, uno come Gheddafi dice che i partiti sono l’aborto della Democrazia. Il bello è che le sue affermazioni mi suonano condivisibili, il brutto è che lo dica lui. Il nulla proposto dalla politica allontana la gente dalle urne. La vita della gente è decisa da una oligarchia riconosciuta informalmente dalle istituzioni. I giovani dove stanno? Sono fintamente cullati dalle loro famiglie, dall’ultimo videogioco di marca, dai social network, dal sogno di una realtà virtuale propagata solo via internet. La vita è un’altra cosa. La vita è iniziare a credere nelle proprie aspirazioni reali. Avere la convinzione che internet può essere lo strumento per comunicare e condividere le proprie opinioni e le proprie ideee ma non deve sostituire il reale.  Iniziare a vivere e crearsi spazi che troppo spesso vengono traditi da una società “bulimica” eccessivamente riempita di oggetti, di prodotti industriali che ingozzano la gente, la coccola ma non la rende felice. Un mercato libero solo in apparenza che rende tutti schiavi del nulla e della propria avidità. Sembra non esistere più il concetto di società il rispetto fra la gente. Gli stessi candidati delle appena trascorse elezioni hanno affermato tutti o quasi “mi sono candidato per ecc…” quando la giusta definizione sarebbe “ho accettato la candidatura per…” la candidatura è un qualcosa che viene accettato perchè la società lo richiede, la società civile si organizza affinché possa venire eletto il proprio rappresentante, non viene autopromossa una candidatura, viene richiesta!!! Il gioco del frainteso, per cambiare il senso delle frasi. La gente si organizzava un tempo per migliorare la propria esistenza, oggi invece il problema è che sembrano non esistere più partiti di destra o di sinistra ma solo gruppi di potere organizzati che influiscono sempre più incisivamente sui nostri pensieri o sul modo di pensare della gente, sul modo di operare di ognuno di noi. In giro c’è paura del futuro, la gente allora è stanca e lasciva e non fa più nulla, si lascia andare perchè c’è incertezza su come e cosa fare, questa è la cosa peggiore e, a mio avviso davvero diabolica. Tutti oggi si dicono vicini alla gente solo a parole quando in realtà si ha la consapevolezza che non è e non sarà così. La gente non può essere lasciva, deve riorganizzarsi tornando ad esporre le proprie idee. Farsi sentire.

Io credo che oggi debba essere rivalutato l’individuo, debba essere presa in considerazione sempre di più la “persona” intesa come essere umano e non come semplice “consumatore”.

Siamo vittime di una crisi economica che parte dalle coscienze di chi “guida la carrozza”, di chi decide senza cognizione di causa, senza fiducia, senza rispetto.

Siamo schiavi del nostro egoismo in tutti i campi, andiamo dietro a chi ha di più, creiamo status simbol per la nostra finta affermazione sociale quando la società è qualcosa di astratto perchè fa contare sempre meno i valori propri del rispetto fra le persone in cambio di una compravendita insopportabile. Siamo costretti a correre dietro ad un punto di arrivo che si sposta sempre più lontano. Siamo come gli asini che inseguono la carota, la vediamo penzolarci davanti agli occhi e non ci accorgiamo di averla legata ad un bastone attaccato alla schiena. Corriamo solo per stancarci e non assaporiamo più i valori di un abbraccio, di un sentimento, di una emozione, siamo portati ad inseguire il “benessere” ma non sappiamo più cosa voglia dire “stare bene”.

Secondo me è ora di spegnere la TV e iniziare a rifondare la società in questo modo chiacchierando, riflettendo e costruendo le basi usando internet come uno strumento utile a discutere e riflettere e RINASCERE.

“…fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza…”

…voi cosa ne pensate?