L’Italia è come la “Griscia”

Griscia

La Griscia che i romani chiamano Gricia è un piatto di pasta che è oramai una peculiarità rappresentativa della Gastronomia popolare italiana. Tuttavia rispetto a questa pietanza caratteristica, in pochissimi ne conoscono le origini attribuendo l’origine della nascita ai Grici, mastri dell’arte bianca una specie di panettieri dei nostri giorni che si sono trasferiti a Roma e facevano in bottega questa antica ricetta. Di certo la popolarità e la fama a questa pietanza è stata data dalla capitale e dalle poesie su di essa di Aldo Fabrizi o dalle ricette di Sora Lella e altri che l’hanno resa il tipico e popolare piatto da osteria romana.

Tuttavia in Italia esiste una frazione di Accumoli che si chiama Grisciano, frazione a pochi km da Amatrice. La cittadina oggi è centro simbolico di un cratere sismico fra i più catastrofici, ampi e dirompenti che la storia ricordi. Questo piccolo borgo, che appunto si chiama Grisciano si trova al centro di tre regioni; il Lazio, l’Abruzzo e le Marche. Posto a valle è stato sicuramente un crocevia in passato dei pastori che migravano per la transumanza fra le montagne di questo spazio dell’Italia centrale. E’ quindi verosimile che la vera derivazione del piatto fatto di materie prime povere sia da attribuire a questa località, il dibattito potrebbe essere infinito ma sarebbe bello che nonostante tutto possa continuare, soprattutto perché da questa derivazione ne scaturisce, di fatto anche una filiera di produzione qualitativamente importante e fonte di sostentamento economico di queste zone. La produzione del guanciale amatriciano di cui ho avuto modo di assaggiarne in tempi non sospetti diversi tipi molto interessanti dal punto di vista organolettico.

Ecco, da un pretesto storico a grandi linee molto grossolane, ho delineato quale potrebbe essere anche un’economia basata su una storicità possibile e probabile, che tuttavia traccia il percorso sulla base di un’economia spicciola, un mercato realmente percorribile e ripristinabile per qualità di territorio, vocazione agricola specifica e soprattutto rispetto e ripristino di filiere tradizionali identitarie.

Partendo da questa logica estremamente locale, mi domando perché la rete, i media e tutti gli organi preposti a veicolare un’informazione corretta e pertinente, non si pongano nemmeno lontanamente questo obiettivo, che viceversa sarebbe il presupposto metodologico per instaurare una crescita reale e soprattutto di alto valore culturale.

Insomma, nessuno si domanda oggi come sta la Griscia o come sta Grisciano, da dove viene realmente quell’emozione che porta tedeschi, francesi e americani ad imparare a girare gli spaghetti fra i denti della forchetta, spesso facendo danni anche più gravi di quelli che stanno nelle loro economie espansionistiche. Mi domando se questo non debba più essere lo specchio dell’economia reale, allora l’economia reale che cos’è?

Sono quesiti come questo che mi danno la convinzione che il problema della crisi politica ed economica italiana sia partita dalla messa al bando di intere piccole o piccolissime filiere tradizionali, messe insieme da piccoli artigiani e agricoltori di mestiere, comunanze agrarie che, oggi nell’era di internet potrebbero vivere un nuovo rinascimento in termini di emotività indotta e alta qualità della vita, mentre si lasciano abbandonare nel vuoto di una burocrazia ingessata nella conta dello spread dettato dalle agenzie di rating.

La distruzione di queste “realtà particolari” per citare Pasolini, è la catastrofe economico/sociale della nostra Italia, comprese le sue opere d’arte i suoi talenti, dietro ad incomprensibili emergenze di formulare troppo spesso ormai disciplinari di produzioni o piani di sviluppo rurali antitetici rispetto alle vere esigenze di vita in questi luoghi, oppure dietro gli incomprensibili meccanismi delle “armonizzazioni contabili” o del pareggio di bilancio dei  comuni che se non sono crollati per una catastrofe come quella del terremoto, sono già stati svuotati da una rassegnazione intrinseca che le leggi della turbo finanza 4.0, con la complicità di classi politiche, troppo spesso inconsapevoli, hanno già contribuito a devastare.

Se non ripartiamo dalla passione per mantenere il necessario, rischiamo di vedere sempre più nero e non ci sarà nessun trattato europeo a salvarci dalla prossima ondata speculativa, e così il sogno di una migliore qualità del vivere lo potremmo gustare dalla foto stampata sul fronte del tetra-pack del discount a $ 4.99. Ma nessun luogo ritratto in quella foto avrà corrispondenza nella realtà, perché le oscillazioni imprevedibili dello spread non ce lo permetteranno.

Due luoghi che conosco dove la Griscia racconta la sua storia? La Vecchia Ruota che si trova proprio a Grisciano ed Il Picciolo di Rame  dove ho scattato la foto recentemente.

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2 commenti su “L’Italia è come la “Griscia”

  1. E tutti corrono appresso ai soldi piuttosto che al mangiare sano e genuino almeno fermarsi un attimo mentre si mangia e assaporare e gustare ciò che di mangia invece corrono anche mentre mangiano cibo da discount a 4.99 perché l’essenziale sembra a quanto pare non perdere tempo ed evidentemente mangiare significa perdere tempo
    Fa comodo per il mercato è una giungla senza quartiere
    La globalizzazione sta uccidendo queste identità

    1. Uccide queste realtà la globalizzazione e i tecnici arruolati da un regime di lecchini di mercato. L’idea che ci sia competenza in queste materie è relegato a vili opinioni di mercato. Grazie per essere passato nel mio blog.

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