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Le parole che non scrivo sul foglio bianco di una "lettera22"

Le parole che non scrivo non sono solo bestemmie, spesso quello che non scrivo, sono le cose più profonde.

Certe volte le frasi non riesco a metterle sul foglio perché mi rimangono incastrate dentro l’anima, e poi mica è facile scastrarle, specie se sono attimi, che se non li prendi al volo, non li ritrovi più.

Quello che non scrivo lo tengo per me, è una forma di gelosia, qualcosa che voglio far rimanere in me stesso, tenermi dentro l’emozione di un attimo, che quando è passata si porta via anche il pensiero che l’ha procurata e non me la ricordo più. Dovrei prendere appunti, ma come fai a fermare i sentimenti…

Le frasi rimaste dentro sono quelle profonde che riempiono l’anima, sono gli sguardi disillusi dei bambini che giocano. Le frasi che ti rimangono dentro al cuore sono come barche sull’oceano. Vaga speranza di riuscire a tacere quando occorre, perché il silenzio diventi assordante in mezzo a tutte le notizie, di economie fasulle, pubblicità progresso, politici corrotti e personaggi di cartongesso che solo a guardarli sbriciolano da soli.

Le parole che non scrivo sono gusto e pigrizia. Un senso di libertà nel non dire ciò che voglio, non dare quel piacere effimero a chi non merita di accaparrarsi i miei pensieri, seppur semplici, ma di certo solo miei. Le parole sono quelle che regalo e più o meno tutte mi vengono dal cuore, sia quelle corrette che quelle tremendamente sgrammaticate.

Il senso di libertà nel raccontare cose semplici o complesse, pur sempre antri di vita, sguardi che osservano il mondo; scrivo ciò che voglio per chi mi legge, senza particolari strategie o particolari regole e prescrizioni di consulenti, venditori, ruffiani, portaborse o galoppini.

Scrivo quando voglio della mia ruota che gira a volte molto piano altre volte più forte. Mi distraggo dal mondo mentre inizio la mia storia, mi confondo dentro un mistero strano, una riflessione appagante, una cazzata oppure un’ingiustizia. Il mio scrivere è la voglia di dare un senso a quel che vivo. Un momento di libertà che oggi è così e domani forse cambia.

Vorrei poter trovare il tempo per starci più appresso a queste parole, vorrei trovare il tempo per coltivare la bellezza dei momenti, dipingerla coi colori di una bella giornata, raccontarla e dedicarmi solo alle cose belle, solo quelle che abbiano un senso almeno per me.

Vorrei smettere io per primo di correre senza motivo, ma è probabile che proprio per quel che non dico, per pigrizia e svogliatezza, spesso mi ritrovo ad essere un criceto dentro una ruota che gira troppo veloce per potersi muovere sul serio.

E’ ora di rallentare e ricominciare a mettere a fuoco gli scopi, puntarci dritto con passo lento ma deciso, mentre tutti gli altri corrono, corrono, corrono e chissà dove andranno…

 

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Perché questo blog

Questo blog è nato per la passione di assaporare, vivere e mettere a frutto esperienze, di cose, di luoghi ma soprattutto di persone, che ho potuto incontrare, percorsi che ho battuto, da solo o insieme ad altra gente.

Sono appassionato di arte, ogni tanto dipingo, “invento” oggetti, qualche cimelio provo a restaurarlo.

La mia passione grande che provo a condividere in questo blog, è quella del racconto anche attraverso le immagini.

Ho una grande passione per la cucina di territorio e per i prodotti identitari e rispetto chi, senza ipocrisie li tutela, perché sono una grande forma d’arte.

Sono in grado di stilare progetti e strategie di comunicazione integrata, conosco i meccanismi del Marketing Territoriale, perché è lo strumento con cui riuscire a condividere al meglio l’unicità che hanno determinati paesi, luoghi e paesaggi, che spesso visito per meravigliarmi della loro essenza semplice e straordinaria.

Ho redatto progetti importanti che hanno raggiunto gli obiettivi prefissati.

Ho la ferma convinzione che le “identità particolari” siano qualcosa di prezioso da tutelare e proteggere finché saremo in tempo a farlo.

La tecnologia ci da la possibilità di essere tutti più connessi, ma troppo spesso oramai, ci fa dimenticare la sostanza delle piccole cose, dove si cela, viceversa, la bellezza e la forza meravigliosa del racconto.

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