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Le parole che non scrivo.

Le parole che non scrivo non sono solo bestemmie, spesso quello che non scrivo, sono le cose più profonde.

Certe volte le frasi non riesco a metterle sul foglio perché mi rimangono incastrate dentro l’anima, e poi mica è facile scastrarle, specie se sono attimi, che se non li prendi al volo, non li ritrovi più.

Quello che non scrivo lo tengo per me, è una forma di gelosia, qualcosa che voglio far rimanere in me stesso, tenermi dentro l’emozione di un attimo, che quando è passata si porta via anche il pensiero che l’ha procurata e non me la ricordo più. Dovrei prendere appunti, ma come fai a fermare i sentimenti…

Le frasi rimaste dentro sono quelle profonde che riempiono l’anima, sono gli sguardi disillusi dei bambini che giocano. Le frasi che ti rimangono dentro al cuore sono come barche sull’oceano. Vaga speranza di riuscire a tacere quando occorre, perché il silenzio diventi assordante in mezzo a tutte le notizie, di economie fasulle, pubblicità progresso, politici corrotti e personaggi di cartongesso che solo a guardarli sbriciolano da soli.

Le parole che non scrivo sono gusto e pigrizia. Un senso di libertà nel non dire ciò che voglio, non dare quel piacere effimero a chi non merita di accaparrarsi i miei pensieri, seppur semplici, ma di certo solo miei. Le parole sono quelle che regalo e più o meno tutte mi vengono dal cuore, sia quelle corrette che quelle tremendamente sgrammaticate.

Il senso di libertà nel raccontare cose semplici o complesse, pur sempre antri di vita, sguardi che osservano il mondo; scrivo ciò che voglio per chi mi legge, senza particolari strategie o particolari regole e prescrizioni di consulenti, venditori, ruffiani, portaborse o galoppini.

Scrivo quando voglio della mia ruota che gira a volte molto piano altre volte più forte. Mi distraggo dal mondo mentre inizio la mia storia, mi confondo dentro un mistero strano, una riflessione appagante, una cazzata oppure un’ingiustizia. Il mio scrivere è la voglia di dare un senso a quel che vivo. Un momento di libertà che oggi è così e domani forse cambia.

Vorrei poter trovare il tempo per starci più appresso a queste parole, vorrei trovare il tempo per coltivare la bellezza dei momenti, dipingerla coi colori di una bella giornata, raccontarla e dedicarmi solo alle cose belle, solo quelle che abbiano un senso almeno per me.

Vorrei smettere io per primo di correre senza motivo, ma è probabile che proprio per quel che non dico, per pigrizia e svogliatezza, spesso mi ritrovo ad essere un criceto dentro una ruota che gira troppo veloce per potersi muovere sul serio.

E’ ora di rallentare e ricominciare a mettere a fuoco gli scopi, puntarci dritto con passo lento ma deciso, mentre tutti gli altri corrono, corrono, corrono e chissà dove andranno…

 

Terra Madre vs Figli di P…

Andare piano, cercare di riflettere è il senso di questo blog che ho iniziato con l’intento di cercare, per quanto possibile, di non trascurare il senso VERO del vivere osservando e comprendendo quello che mi trovo ad avere attorno.

La voglia di tornare a credere nella gente, condividere la sostanza delle identità locali prima della “forma” possibile del marketing. Evitare consulenze inutili e chiacchiere sempre troppo politiche.

Odio gli “sbicchieramenti” dei “fu” grandi vini, detesto gli elogi aggettivati in piatti sintetici, preferisco una porchetta ben fatta alla schizzinosa “mise en place”. Mi piace quando trovo, negli allevatori, contadini ed artigiani, piccoli bottegai e fruttivendoli, quella genuinità che non sa di sorriso finto da “starlette” di boutique, o modella new age. Preferisco l’incandescenza della lampadina impolverata di una casa di campagna, al bianco freddo del neon. Preferisco chi riconosce la “Terra Madre” ai figli di puttana.

Fra la genuinità che c’è in un vaffanculo dato oppure anche ricevuto, e la ruffianeria del “politically correct”, la prima opzione, anche se volgare, la preferisco alla grandissima.

Domenica pensavo di sentirmi come un pesce fuor d’acqua, a Gualdo credevo di avere di fronte il gruppo dei prescelti a commiato della morente cucina di tradizione, i consulenti dell’immagine di una storia passata, maestri del gusto di tradizioni ormai morte dietro al saluto del sindaco, la passerella degli assessori sotto i portici crollati di una politica asettica e inconcludente che mantiene in vita con la flebo al braccio la devota riconoscenza alla partitocrazia degli interessi, di posti di potere, poltrone e scambi di favore.

Invece no, ho visto un gruppo di gente motivata, interessata nel voler rimarcare la propria volontà di esserci, conoscere e sostenere chi oggi ha più bisogno di aiuto in maniera seria, non pretestuosa, una volontà propositiva. Un gruppo di produttori intenzionati ad esserci per voler rinascere consapevoli della necessità di ricevere risposte concrete. Per quanto mi riguarda, ho voluto contribuire per raccontare, semplicemente cose vissute, osservate e che spero di trasmettere per come le ho percepite io.

Spero nella volontà di volere mettere in primo luogo le persone, chi questi luoghi cerca di farli sopravvivere vivendoli, spesso in maniera viscerale come gli allevatori, i casari e i norcini che questi posti li presidiano sempre e comunque. Ho potuto sentire nelle parole di quella gente un’estrema voglia di voler esserci e non farsi prendere in giro da chi gli racconta la favoletta del faremo, vedremo e poi ne discuteremo.

Spero che questo sia motivo vero di rinascita, dopo un anno e tutte le stupidaggini partorite dalle istituzioni, ci sia la volontà di dare un segno di svolta, prendersi la responsabilità di ricucire l’aspetto di una comunità che stringe i denti ogni giorno, prima che sia troppo tardi davvero. Sono contento della bella giornata di aver visto un accenno di speranza in chi la stava perdendo ed un sentimento sincero da chi ho potuto conoscere, ho visto soprattutto persone, che oggi più che mai, hanno bisogno di ritrovare certezze per continuare ad essere se stesse.

Oggi che l’imperativo è correre, il suo opposto, la lentezza riflessiva, dovrebbe trovare lo spazio che merita in maniera semplice ma, allo stesso tempo, dirompente. Allora facciamo le cose che abbiano senso prima di iniziare a correre, qualsiasi sia la direzione, respiriamo e, soprattutto cerchiamone il senso, dentro le piccole cose, magari impariamo dai resilienti bistrattati dalla logica insensata di regole da rifare, ma gli unici rimasti a rispettare sul serio i ritmi lenti della “Terra Madre”; sensazioni che abbiamo il dovere di riuscire a preservare, con il coraggio e la voglia di perseguire azioni concrete, prima che chiacchiere, insieme a chi ci crede ancora nell’essere “uomo in armonia con la natura”. Avere la volontà di un rapporto più stretto con essa, fatto di tempi, stagioni e di quella “saggezza” romantica, semplice e allo stesso tempo sofisticata, riflessa nei sorrisi malinconici ma sinceri di chi, nonostante tutto, ancora spera, vive e sorride in faccia all’ipocrisia di una tecno-burocrazia che ci obbliga a nuovi schiavi da supermarket, omologati in un’utopica visione schizofrenica del vivere (in)civile.

Tutelare la gente che crede nella possibilità di perseguire questi scopi, ci migliora tutti perché ci rende consapevoli di quello che mangiamo. Ieri a Gualdo ho visto la fiammella della speranza, soprattutto negli occhi dei piccoli produttori che hanno vissuto e stanno vivendo la disgrazia infinita del sisma, a tratti avendo tutti contro, o peggio, vicini solo a parole.

Tuttavia quella luce accesa negli occhi fa trasparire una speranza ancora viva, il sorriso franco di chi presidia questi elementi di cultura primaria si fa elemento distintivo di quella gente che sa la differenza che c’è tra l’inutilità del campanilismo e l’estrema necessità di una forte tutela degli aspetti d’identità territoriali, armonia nella cura del paesaggio, sapienza agricola, uno sguardo dentro l’anima.

Un momento opportuno per rialzare la testa e tornare a vivere.

p.s. Quel paesaggio elegante, illuminato dal sole d’autunno che ho visto tornando a casa, poco fuori Gualdo mi ha fatto capire l’estrema necessità che c’è nell’ascoltarlo, condividerne la straordinaria e semplice convivenza non invasiva con tutte quelle persone semplici che nei tempi sono riusciti a capirne l’essenza.

Boadas, a Barcellona i Cocktails nella storia

Tra una dedica di Mirò, una foto con attori di ieri e di oggi, un locale di pochi metri quadrati nella fatidica Rambla di Barcellona, stile retrò, dove la tradizione è un assioma ormai legato alla grande esperienza nel saper miscelare liquori di altissimo pregio.

Dalla Boteguita del Medio a Cuba all’inizio del secolo scorso, inventando, di fatto, il famoso Mjito, a Barcellona, “Boadas Cocktail” è una consuetudine storica per i Catalani che amano il buon bere. In questa vera e propria “bottega del saper fare”, immerse in un turbinio di opere d’arte di un recente passato, si trovano tracce inconfondibili del suo fondatore; Miguel Boadas che ne ha aperto i battenti nel lontano 1933, a seguito di una altrettanto interessante quanto avventurosa esperienza a Cuba, dove in precedenza era già divenuto l’anima del cocktail facendo parlare addirittura Hemingway  dei Daiquiri del “Floridita”, e dei Mojito da lui (Hemingway in persona) nella creativa e di avanguardia “Boteguita del Medio”. In entrambe quei locali della “Habana de Cuba” Miguel ha accresciuto e affinato la sua professionalità, creando equilibri di sapori fino a poco prima sconosciuti per poi tornare in patria aprendo il cult dei cocktail bar di Barcellona.

L’anima creativa e allo stesso tempo tradizionale è rimasta una costante stupefacente del Boadas, portato avanti nella linea della tradizione dei professionisti nel saper fare Cocktail, divenendo di fatto, da parecchi anni, una vera e propria istituzione di Barcellona. Personalmente posso dire che l’equilibrio che ho trovato nei gusti delle miscele preparate al momento in questo locale, mi hanno stupito, specialmente quelle con il Whisky.

Un’esperienza che consiglio a tutti quelli che si trovano a fare un giro per la Rambla di Barcellona.

Il Bancone del Boadas
Il Bancone del Boadas
Sorseggiando un cocktail, con Paolo e Ginepra
Sorseggiando un cocktail, con Paolo e Ginepra

Un viaggio nei sapori per il quale devo ringraziare il mio amico Paolo e soprattutto, una gran bella persona, conosciuta in Camerun, una vera artista che riesce a coniugare immagine e sostanza in modo maestoso, la mia amica Ginepra che ci ha “raccontato” questo pezzo di storia della sua Catalunya.

Giornata della terra! …e Google mi ha detto che sono un drago di Komodo

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Google ha linkato un test veloce e simpatico sull’home page del portale. E’ venuto fuori che sono un Drago di Komodo.

Ora, sul fatto che sia affamato di vita, non ho niente da eccepire, ma che mangi capre intere, dovremmo metterci d’accordo.

Sicuramente però se prendiamo l’aspetto metaforico della frase, devo ammettere che quello ci sta tutto. Ultimamente infatti sono propenso a fare figure da “capra” senza rendermene conto e, per fortuna, ancora in occasioni non lavorative.

Inoltre è palese che ci siano capre che mangerei vive, intendo tutti quegli esseri che, senza cognizione di causa parlano ed esprimono considerazioni proprie senza sapere nemmeno di cosa dicono. Di quelle ce ne sono fin troppe.

Comunque l’evento si celebra da moltissimi anni. All’inizio era il 21 marzo di ogni anno, giorno d’ingresso della primavera ma ormai da parecchi anni (credo intorno agli anni ’70, poi se cercate su internet vedete con precisione) è stata ufficializzata la data al 22 aprile. La giornata della terra è una ricorrenza istituita per far riflettere sulle tematiche ambientali e sui modi in cui poter inquinare meno. Comunque maggiori informazioni potrete trovarle qui.

http://www.earthdayitalia.org/

P.S: Dovrebbe essere ogni giorno la “Giornata della Terra”. Parola di ….Drago di Komodo… Vedi te sto faccia da Google!

Se anche fosse, cosa cambia?

Tutti affannati a preoccuparsi della fine del mondo! Tutti temono la propria pellaccia! La mia domanda è: se anche fosse così, cosa cambierebbe?

Gente!!! Guardatevi attorno, rendetevi conto che la società già è finita grazie alla rassegnazione! Egoismi all’ennesima potenza! Me ne sono accorto addirittura io che sono un egoista cronico!

Sono uscito mezz’ora fa a far due passi in centro. Era poco più che mezzanotte, per strada non c’era nessuno … ed è solo venerdì sera!! Evidentemente stanno tutti a scaldarsi il culo in casa, a seguire imperterriti la loro solitudine. Mi domando se è possibile che si sia ridotta così la società, vorrei risposte, almeno qui!

Mi chiedo se esiste ancora qualche stronzo che si fa due domande su quanto era bello stare insieme, giocare a carte dentro un bar, scherzare, ridere, dialogare, ubriacarsi e magari pure litigare! In poche parole, riuscire ad emozionarsi per le piccole cose. Possibile che non ci sia più niente di tutto questo, solo soldi e ipocrisia?

Falsità, minacce, piccolezze, fandonie e interessi propri inseguiti imperterriti, come se fossero priorità assolute!

Tutti più poveri dentro. Solo pochi più ricchi, ma solo fuori! Sono quelli che grazie al nostro egoismo solitario costruiscono palazzi o magari centrali chimiche.

Io non ci voglio credere che sia arrivata prima la fine della società rispetto alla “ipotetica” ma se sono queste le premesse, inevitabilmente già arrivata, fine del mondo. Smentitemi per favore!

Ieri sera ho assistito ad una commedia logorroica su come viene amministrato il mio paesello! Un gruppo dirigente di Amministratori  e consiglieri che a chiamarli inopportuni sarebbe fargli un complimento. Una serie di motivazioni addotte per far passare l’idea che lo sviluppo sia sinonimo di impianti insalubri che nemmeno “Cetto La Qualunque” avrebbe tanta fantasia. Unico sollievo un gruppo di opposizione concreto ma purtroppo disarmato per via di consiglieri di maggioranza esclusivamente animati dal loro senso di parte e non sicuramente dalla logica della ragione! Sembrava essere tornati al medio evo!

Mi domando come sia possibile che il resto della gente non si faccia nemmeno vedere nonostante tutta questa merda che gli viene scaricata addosso?

I fondamenti di un partito che oggi non esiste più, la DC, (…pensate non i comunisti e nemmeno i socialisti!!!), sancivano nel 1943 presso il monastero di Camaldoli i seguenti punti.

“Qualora lo Stato emani una legge ingiusta, i sudditi non sono tenuti a obbedire, ma possono essere tenuti ad attuare quanto la legge dispone per motivi superiori. Se l’oggetto della legge è immorale, cioè lede la dignità umana o è in aperto confitto con la legge di Dio, ciascuno è obbligato in coscienza a non obbedire“.

Finché nella società ci siano dei mèmbri che mancano del necessario, è dovere fondamentale della società provvedere; sia con la carità privata, sia con le istituzioni di carità private, sia con altri mezzi, compresa la limitazione della proprietà dei beni non necessari, nella misura occorrente a provvedere al bisogno degli indigenti“.

Un buon sistema economico deve evitare l’arricchimento eccessivo che rechi danno a un’equa distribuzione; e in ogni caso deve impedire che attraverso il controllo di pochi su concentramenti di ricchezza, si verifichi lo strapotere di piccoli gruppi sull’economia“.

Gente, spero che qualche fiammella accesa ancora ci sia, tenetela accesa e alimentatela, la passione, la voglia di esserci, di partecipare, di vivere sono presupposti fondamentali dell’umanità. Se li spegniamo, tanto vale davvero che il mondo finisca prima possibile!

… ricordi…

Quanti ricordi, quante riflessioni, bei momenti. Le frasi di questo pezzo oggi mi si addicono in modo davvero particolare. Momenti passati con un amico, un artista vero, uno che, l’ho potuto vedere nella sua naturale emozione artistica prima di affrontare il pubblico, riesce a dare emozioni reali a tutti, grandi e piccoli.

Allora oggi dopo due anni gli faccio una dedica sul mio blog.

A te che sogni e fai sognare con i tuoi musical, a te che passi dall’essere Pinocchio a Peter Pan fino a Robin Hood (musical in uscita per la prossima stagione) tutto a passo di danza ritmo e canzoni. Voglio dirti che sei un artista vero, uno di quelli che meritano il palcoscenico e altro. Uno che ha ancora dentro la voglia di esprimersi, di dare un sorriso alla gente che lo guarda, intrattenere in maniera davvero coinvolgente e professionale. Uno che trasmette emozioni dirette e sincere soprattutto ai ragazzi merita il successo che ha. Oggi, tu non lo sai, ma trovando questo pezzo, per caso in rete, mi hai tirato su il morale. Grazie per questo a te. Grazie Manuel Frattini.