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Scrivo – Escrevo

Questo pezzo, che mi ha mandato qualche giorno fa Camille, rispecchia molto anche il mio stato d’animo.

Secondo me è una bella poesia e, soprattutto, racconta i motivi per cui spesso decidiamo di prendere un foglio bianco e adornarlo di parole, pensieri, azioni e, perché no, fantasie.

Per questo ve lo propongo, buona lettura, grazie Camille.

"Scrivo" - Camille Relvas nel suo mare del Brasile
"Scrivo" - Camille Relvas nel suo mare del Brasile

"Escrevo"

Quando algo dá errado 
Ou alguém me magoa
Fico decepcionada, claro
Choro também, muito. 
 
Mas, escrevo!
 
Escrevo 
Porque não posso suportar 
Porque os sentimentos têm um porquê
Porque nada é em vão. 
 
Escrevo 
Porque tenho coragem
Porque tenho coração 
Porque a vida não pode ser pequena! 
 
Escrevo 
Porque alimento o bem
Porque aconteça o que acontecer, 
Sempre há algo de positivo. 
 
Escrevo
E cada amanhecer 
Se torna único, 
Esplêndido, libertador. 
 
Escrevo
Sinto 
Amadureço 
Me purifico. 
 
Escrevo
E tudo se transforma.
 
Camille Relvas.

"Scrivo"

Quando qualcosa va storto
O qualcuno mi fa male
Mi deludo, ovviamente 
Piango anche, molto.
 
Ma scrivo!
 
Scrivo
Perché non posso fare altrimenti 
Perché i sentimenti hanno una ragione di essere 
Perché nulla è invano. 
 
Scrivo
Perché ho il coraggio
Perché ho un cuore
Perché la vita non può essere piccola!
 
Scrivo
Perché nutro il bene
Perché qualunque cosa accada,
C’è sempre qualcosa di positivo.
 
Scrivo
E ogni alba
Diventa unica, 
Splendida, liberatoria.
 
Scrivo
Sento 
Cresco
Mi purifico.
 
Scrivo
E tutto si trasforma. 
 
Camille Relvas.

Altri testi di Camille nei link a seguire

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Le parole che non scrivo.

Le parole che non scrivo non sono solo bestemmie, spesso quello che non scrivo, sono le cose più profonde.

Certe volte le frasi non riesco a metterle sul foglio perché mi rimangono incastrate dentro l’anima, e poi mica è facile scastrarle, specie se sono attimi, che se non li prendi al volo, non li ritrovi più.

Quello che non scrivo lo tengo per me, è una forma di gelosia, qualcosa che voglio far rimanere in me stesso, tenermi dentro l’emozione di un attimo, che quando è passata si porta via anche il pensiero che l’ha procurata e non me la ricordo più. Dovrei prendere appunti, ma come fai a fermare i sentimenti…

Le frasi rimaste dentro sono quelle profonde che riempiono l’anima, sono gli sguardi disillusi dei bambini che giocano. Le frasi che ti rimangono dentro al cuore sono come barche sull’oceano. Vaga speranza di riuscire a tacere quando occorre, perché il silenzio diventi assordante in mezzo a tutte le notizie, di economie fasulle, pubblicità progresso, politici corrotti e personaggi di cartongesso che solo a guardarli sbriciolano da soli.

Le parole che non scrivo sono gusto e pigrizia. Un senso di libertà nel non dire ciò che voglio, non dare quel piacere effimero a chi non merita di accaparrarsi i miei pensieri, seppur semplici, ma di certo solo miei. Le parole sono quelle che regalo e più o meno tutte mi vengono dal cuore, sia quelle corrette che quelle tremendamente sgrammaticate.

Il senso di libertà nel raccontare cose semplici o complesse, pur sempre antri di vita, sguardi che osservano il mondo; scrivo ciò che voglio per chi mi legge, senza particolari strategie o particolari regole e prescrizioni di consulenti, venditori, ruffiani, portaborse o galoppini.

Scrivo quando voglio della mia ruota che gira a volte molto piano altre volte più forte. Mi distraggo dal mondo mentre inizio la mia storia, mi confondo dentro un mistero strano, una riflessione appagante, una cazzata oppure un’ingiustizia. Il mio scrivere è la voglia di dare un senso a quel che vivo. Un momento di libertà che oggi è così e domani forse cambia.

Vorrei poter trovare il tempo per starci più appresso a queste parole, vorrei trovare il tempo per coltivare la bellezza dei momenti, dipingerla coi colori di una bella giornata, raccontarla e dedicarmi solo alle cose belle, solo quelle che abbiano un senso almeno per me.

Vorrei smettere io per primo di correre senza motivo, ma è probabile che proprio per quel che non dico, per pigrizia e svogliatezza, spesso mi ritrovo ad essere un criceto dentro una ruota che gira troppo veloce per potersi muovere sul serio.

E’ ora di rallentare e ricominciare a mettere a fuoco gli scopi, puntarci dritto con passo lento ma deciso, mentre tutti gli altri corrono, corrono, corrono e chissà dove andranno…

 

Ninna nanna dei coglioni fino alla fame! … bonanotte!

A volte mi chiedo per chi scrivo, poi ho ascoltato questo video sopra di Proietti che recita “Ninna nanna di Trilussa” che mi sono detto “allora lui per chi scriveva se non per se stesso?” Quindi mi sono rimesso a scrivere.

Forse sono un coglione anche io che continuo quando la maggior parte della gente si è sempre schierata dietro al “forte” di turno. Poi tutti che cerchiamo i poteri forti, li andiamo a cercare senza nemmeno considerare che li alimentiamo noi, li creiamo noi, li sosteniamo noi, tutti noi. Loro si animano della rassegnazione popolare, nel dire “ma almeno s’è fa qualcosa”, nel “vabbè che ce voi fa?” davanti all’ennesimo comizio del politico con la faccia da cretino che arriva a guidare il Paese o i paesi (con la “p” maiuscola o minuscola cambia poco). Gli diamo ossigeno rassegnandoci al dirigente di turno in un’azienda qualsiasi che non ti da risposte ma spesso agevola il complicarsi di un problema fino ad arrivare, ad esempio a trasferire una multinazionale come la Fiat che so… a Detroit ?

Poi c’è l’alternativa politica. Quella di sempre, quella senza proposte intelligenti, progetti o spirito di collaborazione per attivare soluzioni possibili. Quelli che vivono di frasi fatte tipo “l’Italia potrebbe vivere solo di turismo”. Ho fatto un patto con me stesso e il prossimo che sento dire questa frase lo prendo a calci in culo. Pensate che è stata utilizzata da tutti i governi democristiani, probabilmente è di stampo andreottiano, ripetuta ogni volta che si andava allargando un cantiere industriale a scapito di qualche spiaggia del sud Italia.

Altra frase di merda è quella che dice “dobbiamo sostenere il km zero” oppure promuovere i “prodotti tipici”. Sul  “non significato” della parola “prodotti tipici”, nemmeno ci perdo tempo. Invece è interessante analizzare la puttanata del km zero! Spiegatemi che vuol dire no? Se sei di fianco ad una zona industriale che vuoi coltivare? Oppure quei geni “politically correct” che nelle mense dei bambini metterebbe solo prodotti IGP, DOC o DOP, in pratica solo formaggi, salumi e vino, e a leggere l’ottanta per cento dei disciplinari di produzione si preferirebbe andare a mangiare 8 giorni su sette al “mc drive”. Quindi per non essere solo critici ma costruttivi non sarà ora che qualche sapientone “movimentista”, “sindacalista” o “neo-anticonformista”, “Hypster” o “politichetto de borgata”, iniziasse a pretendere investimenti seri su progetti interessanti per la tutela REALE delle “identità locali”, dei “giacimenti gastronomici o artigianali”, conservazione delle “cultivar” ?(che di sto passo ne rimangono solo quelle delle culture massive). Oppure creazione e promozione di eventi fatti con criterio senza scimmiottature o prese di posizione per semplice lesa maestà da quelche politicaio o polisempronio? Altrimenti come si esce dalla crisi in questa nazione?

Dice: “Ma tu basta che parli e poi che fai?” – risposta – “Io in passato ho fatto molte cose a favore di questo, mi sarebbe piaciuto continuare in quel lavoro che era prioritariamente la mia passione! Non ho potuto per una questione di marchette! Politichetta e puttanai vari! Ma i risultati io a casa li ho portati sempre, con i progetti che ho messo in atto, basta che scorriate indietro e qualcosa troverete anche qui sul blog! Ah sono tutti ancora buoni!”

Oggi l’oligarchia politico/dirigenziale non vuole sviluppare progetti innovativi, perché la classe dirigente si è auto formata grazie anche alla gente che tendenzialmente è sempre più cogliona, segue il coglione che urla di più, non ragiona le soluzioni, ma tifa addirittura per la divisione partitocratica che alla fine non dice assolutamente una “beneamata minchia!”

Ecco allora che il senso delle istituzioni non può che disgregarsi dietro la totale complicità del popolo coglione, che se tale rimane, è inutile che si lamenta.