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La mafia della stupidità

Continuano le scossette di magra intensità, piccole, numerose e silenti ci fanno capire che viviamo un momento di instabilità totale. Dalle istituzioni alle famiglie, tutti indistintamente. Il terremoto dovrebbe farci capire che la società deve essere riequilirata. Invece no. Continuano le scosse dentro gli animi di chi, una casa lesionata già ce l’ha.

È l’apoteosi dello scandalo nella evidente continuità di una utopica visione del mondo unilaterale e iperliberista. Dove il mercato è padrone e noi da cittadini siamo catapultati a consumatori nella più becera visione degli schiavi moderni.

In maniera inequivocabile e con le mazzate dei politici e leader locali che, da, ogni ordine e grado imperano dictact su come sia meglio fare. Mai una parola sulla libertà di deciderselo da soli il proprio futuro. Un futuro di instabilità totale dove nessuna “protezione civile” può arrivare e che nessun social può descrivere.

L’idea di tenere tutto sotto controllo, mai come adesso è completamente svanita sui continui movimenti della terra. È ora di riconsiderare l’uomo nella sua integrità fisica e morale. Riconsiderare l’idea che la gente è tale perché ha un intelletto proprio e la semplicità complessa di combattere per continuare a vivere la propria storia. Per questo il Governo sbaglia nel perseverare a voler mandare tutti al mare. Perché interrompere le economie agricole di alta collina o montagna, mandando tutti in ‘vacanza forzata’ è una stronzata dettata solo da un’ipocrisia politica di stampo regionale. Dovrebbe essere resa reato perseguibile civilmente se non a livello penale!

Comprendere queste cose è presupposto fondamentale per interventi massicci atti a ricostruire ‘in primis’ intere comunità. Un esempio è Gagliole, un piccolo paesino del maceratese che, anche se non abbia avuto evidenti crolli sulle strutture edilizie, vive una dimensione di sfiducia enorme verso tutti gli apparati istituzionali, oggi ho parlato con Mauro Riccioni, il sindaco ‘a gratis’ di questo piccolissimo comune terremotato.

il sindaco Mauro Riccioni
il sindaco Mauro Riccioni

Un avvocato mio amico, salito alla ribalta per il fatto di aver urlato al mondo di fare il sindaco senza ricevere indennità di mandato, l’ultimo comunista vero. Una cosa inconcepibile nell’economia di mercato. Encomiabile per i suoi cittadini fino a prima del sisma.

Dopo le scosse l’ho visto solo, più di prima. Tanto che nella sua voce non ho più sentito l’idea pacata, per quanto decisa di un uomo con una propria coscienza civica, ma solo la fragilità di non riuscire a mantenere gli impegni ad una società indebolita dalla paura di perdere tutto e rimanere abbandonata a se stessa. Mauro, che in tempi normali urlava contro un sistema fatto di utopie liberiste, oggi l’ho visto impaurito, iperattivo sul fronte scatenato della volontà di ricucire una comunità fatta di uomini e donne sfiduciati dal timore di cosa sarà il domani, encomiabile, ma non nego dubbi su come avverrà questa ricostruzione ‘la quiete dopo la tempesta’.

Intravedo nitido il senso di disorientamento su come andare avanti domani. Proposte e sacrifici a sperare in un futuro migliore ed identitario. Cammino difficile, pieno di motivazioni, nonostante la Regione, il ministero e il mondo della burocrazia che si fa spazio dentro uno sciame sismico di aiuti promessi ma che non arrivano mai. Unico modo per urlare al mondo che esistiamo, quello di farci sentire coesi e determinati a voler far continuare ad essere le nostre comunità. Siamo un popolo fatto di uomini e donne che dovrebbero unirsi nel continuare a respirare questi territori. Nonostante tutto e tutti. Ora è il momento della calma e della riflessione cose in cui i marchigiani si perdono spesso. Ma è anche il tempo di essere comunità, anche se impaurita, dimostrare di essere gente che vuole ricominciare a viverli di nuovo questi paesaggi.

In sostanza è una guerra contro la mafia della stupidità, umana, politica e sociale. Se non la vinciamo, meritiamo tutte le catastrofi che abbiamo!

Per questo, forza e coraggio!

Boadas, a Barcellona i Cocktails nella storia

Tra una dedica di Mirò, una foto con attori di ieri e di oggi, un locale di pochi metri quadrati nella fatidica Rambla di Barcellona, stile retrò, dove la tradizione è un assioma ormai legato alla grande esperienza nel saper miscelare liquori di altissimo pregio.

Dalla Boteguita del Medio a Cuba all’inizio del secolo scorso, inventando, di fatto, il famoso Mjito, a Barcellona, “Boadas Cocktail” è una consuetudine storica per i Catalani che amano il buon bere. In questa vera e propria “bottega del saper fare”, immerse in un turbinio di opere d’arte di un recente passato, si trovano tracce inconfondibili del suo fondatore; Miguel Boadas che ne ha aperto i battenti nel lontano 1933, a seguito di una altrettanto interessante quanto avventurosa esperienza a Cuba, dove in precedenza era già divenuto l’anima del cocktail facendo parlare addirittura Hemingway  dei Daiquiri del “Floridita”, e dei Mojito da lui (Hemingway in persona) nella creativa e di avanguardia “Boteguita del Medio”. In entrambe quei locali della “Habana de Cuba” Miguel ha accresciuto e affinato la sua professionalità, creando equilibri di sapori fino a poco prima sconosciuti per poi tornare in patria aprendo il cult dei cocktail bar di Barcellona.

L’anima creativa e allo stesso tempo tradizionale è rimasta una costante stupefacente del Boadas, portato avanti nella linea della tradizione dei professionisti nel saper fare Cocktail, divenendo di fatto, da parecchi anni, una vera e propria istituzione di Barcellona. Personalmente posso dire che l’equilibrio che ho trovato nei gusti delle miscele preparate al momento in questo locale, mi hanno stupito, specialmente quelle con il Whisky.

Un’esperienza che consiglio a tutti quelli che si trovano a fare un giro per la Rambla di Barcellona.

Il Bancone del Boadas
Il Bancone del Boadas
Sorseggiando un cocktail, con Paolo e Ginepra
Sorseggiando un cocktail, con Paolo e Ginepra

Un viaggio nei sapori per il quale devo ringraziare il mio amico Paolo e soprattutto, una gran bella persona, conosciuta in Camerun, una vera artista che riesce a coniugare immagine e sostanza in modo maestoso, la mia amica Ginepra che ci ha “raccontato” questo pezzo di storia della sua Catalunya.