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Castelluccio e nient’altro.

La voglia di chi ama questo paese lo tiene in vita, per questa gente è Castelluccio e nient’altro. Gli sguardi malinconici dei produttori che espongono i loro prodotti dentro a quello che rimane di un paese egualmente fantastico per i suoi altipiani e le sue suggestioni, ma che, altrimenti, sarebbe il fantasma di se stesso. Scomodamente adagiato sul disfacimento di una ricostruzione pigra, un’emergenza interminabile che non da soluzioni, ma espone macerie su macerie, fisiche, sociali ed umane.

 

Castelluccio e nient'altro - Pian Perduto
Castelluccio e nient'altro - Pian Perduto
Castelluccio e nient'altro - Sullo sfondo il Paese.
Castelluccio e nient'altro - Sullo sfondo il Paese.

 

L’ho raggiunta domenica partendo da Matelica, il mio paese, dove iniziano a vedersi i primi segni del terremoto 2016 che poi, diventano sempre più evidenti per la strada che conduce a Castelraimondo e a Camerino, col suo centro storico dai contorni di una skyline medievale, che all’imbrunire, rimane ombra di se stessa, sdraiata e dormiente sul niente declinato all’ennesima politica.

Continuo verso Muccia, passo alcune sistemazioni di emergenza, poi Pieve Torina, completamente trasferita in una piccola “new town” poco distante al centro storico che fu. Stessa immagine per Visso dove gli artigiani coraggiosi, (link anche qui) per fortuna loro, rianimano il paese con storie di ordinaria tenacia, perché quella è gente solida di montagna.

Vado avanti fino a Castel Sant’Angelo sul Nera, il centro storico è ancora impraticabile, è zona rossa. Per fortuna però, la strada per Castelluccio, ha i cancelli aperti oggi, ci sono motociclisti e appassionati di montagna per la strada, c’è la consapevolezza della gente che non dimentica e queste meraviglie, le viene a visitare comunque.

 

 

Castelluccio e nient'altro - Da sempre ci sono queste scritte sulla piazza bassa del paese
Castelluccio e nient'altro - Da sempre ci sono queste scritte sulla piazza bassa del paese
Castelluccio e nient'altro - Il cartello con le mille etichette di chi è arrivato fin qui da tutto il mondo.
Castelluccio e nient'altro - Il cartello con le mille etichette di chi è arrivato fin qui da tutto il mondo.

I sensi unici alternati e scanditi da semafori interminabili, danno l’idea della catastrofe che fu e di quanto sia difficoltoso ricostruire anche parti di strada dove la terra ha dimostrato tutta la sua furia. Dopo le curve, quasi arrivati sulla piana, uno sbalzo della strada oramai sistemato, da l’idea di quanto sia stato il distacco fra le faglie che, anche se in qualche modo sono state ripristinate con catrame e cemento, sul manto stradale, continuano ad evidenziare, disarmante l’immagine della violenza che la Terra abbia dato di se stessa, nel muoversi, in quei giorni d’inferno, di quasi tre anni fa.

Pian perduto si apre nel suo chiarore estivo dopo la salita e i disastri, che per un momento, non mostrano altre cicatrici a cambiarne il panorama.

Castelluccio è lassù a determinare un confine nitido tra i due altipiani, sembra intatta, immobile e sorniona. 

Si arriva sulla piazzetta, c’è il mercato degli agricoltori, consegnatari di una identità culturale ruvida e forte, mansueta e coraggiosa. Le bancarelle espongono i frutti di questa terra. La lenticchia, la Roveja ed altri legumi, descritti con quella devozione rispettosa verso le fasi del tempo e per il lavoro che si dedica alla loro raccolta.

Castelluccio e nient'altro - Strozzapreti Roveja e Barbaia.
Castelluccio e nient'altro - Strozzapreti Roveja e Barbaia.
Castelluccio e nient'altro - Pappardelle alla Castellucciana.
Castelluccio e nient'altro - Pappardelle alla Castellucciana.

Decido di fermarmi in una delle osterie del nuovo “Deltaplano” una struttura che ospita la maggior parte delle locande che stavano prima dentro al paese. Al di la delle critiche e dell’erbetta su quel tetto, che sembra non voler crescere mai, sopra quello stabile nuovo, almeno i locali trovano un tetto dove lavorare.

Non ci riesco a non chiedere perché si costruisca da nuovo invece di riprendere subito quelle costruzioni storiche, che in qualche caso, hanno retto bene anche sopra gli epicentri; è la domanda di tutti e la risposta di nessuno.

Mangiamo alla locanda “Lu socciu”, strozzapreti con la roveja e la barbaia di maiale e pappardalle alla Castellucciana. Due primi fantastici. Materie prime di alta tradizione abbinate a una creatività semplice ma efficace annaffiate da un buon mezzo litro di vino rosso. 

 

 

Castelluccio e nient'altro - Lilly che guarda gli ospiti.
Castelluccio e nient'altro - Lilly che guarda gli ospiti.
Castelluccio e nient'altro - La fetta di torta. Bottega in piedi sotto al paese, prodotti buonissimi.
Castelluccio e nient'altro - La fetta di torta. Bottega in piedi sotto al paese, prodotti buonissimi.

Arriva Lilly. Lei è la cagnolina di tutti li attorno al “deltaplano”, si fa il giro dei bar e dei ristoranti. Sembra stanca nell’osservare, forse ha qualche anno e di cose anche lei ne ha viste tante, ma è vispa e di sicuro tutto quello che succede in quei posti lei lo sa, ma lo tiene per se. Mi ha colpito anche un passerotto che è ospite fisso della locanda mi racconta il cameriere, è sempre lo stesso, quasi che aiuta per pulire. Lavora col sorriso la gente in quei locali, acceso e reale di chi ancora sa che può recuperare le proprie radici. Sono schietti, ci credono a voler rinascere, loro, ed è bello davvero passare del tempo in quei posti e soprattutto in estate.

Castelluccio e nient'altro - Ruderi in attesa di ricostruzione.
Castelluccio e nient'altro - Ruderi in attesa di ricostruzione.
Castelluccio e nient'altro - Panorama
Castelluccio e nient'altro - Panorama

Non nascondono nervosismi giustificati contro una classe dirigente completamente inadeguata vista l’estrema lungaggine di una ricostruzione che ancora non c’è. Il bancomat al Deltaplano non lo hanno ancora collegato, non si sa il perché. La locandiera però è gentile e anche adeguata alle nuove tecnologie, quindi mi da comunque la possibilità di pagare elettronicamente, è la prima volta in Italia che pago con Paypal. E’ stato un pomeriggio paradossalmente edificante. Torno al paese, o quello che ne è rimasto, arrivo in una bottega, che sembra, dalla struttura, una fetta di torta di quelle che rimangono, alla fine di una festa, con tutte le briciole attorno. Il proprietario mi spiega che lo ha rinforzato quel locale a sue spese, prima del 2016, è rimasto in piedi solo lui; intorno, briciole di altre macerie. Porto a casa ricotta, salumi e biscottini. 

Torno a casa con la contentezza di aver visitato luoghi devastati ma popolati da persone semplici e coraggiose. Sono fiducioso, prima o poi questa gente riuscirà. Lo vedo, è stampato negli occhi di quella gente dove c’è Castelluccio e nient’altro.

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Cinepanettonizzati … per fortuna o purtroppo!…è politica?

L'Italia disegnata dagli alberi a Castelluccio di Norcia, sprazzi di BelPaese - foto MarcoCoastarelli-politica
L’Italia disegnata dagli alberi a Castelluccio di Norcia, sprazzi di BelPaese – foto MarcoCostarelli

La Korea del Nord qualche giorno fa ha testato una bomba nucleare miniaturizzata (leggi notizia ANSA). Il motivo dichiarato sembra essere di difesa verso eventuali attacchi degli Stati Uniti o di vari altri oppressori. Obama ha dichiarato che, questa è una prova di forza inaccettabile da parte della Corea del Nord e ha chiesto un coinvolgimento internazionale per circondarli.

Il Presidente del Consiglio italiano invece, ha affermato di aver riso dall’inizio alla fine durante la proiezione del film di Zalone. (articolo)….in tema di politica quindi…..

A dirla tutta questa dichiarazione è la risposta finale di un’intervista uscita sul quotidiano “La Stampa” che vi invito a leggere (link), e che, siccome sulle altre considerazioni di politica non ci ho capito una mazza, perché io sono ignorante, ho riportato solo quello di cui ho capito, quindi che Checco fa ridere; ma leggete l’intervista anche voi che poi si fa la conta di tutti gli ignoranti come me che non capiscono le risposte.

Da quel poco che capisco però, per fortuna o purtroppo, l’Italia non mi sembra aver preso posizioni particolari riguardo le varie guerre in corso, tranne quella solita, che per ovvi motivi non sto qui a spiegare (se non la capite da soli togliete la “s” a “spiegare”, se ancora non l’avete capita, andate aff… e poi non venite a dire – “ahhh ecco cosa voleva dire!” -).

Spero tanto che, con la ripartenza del campionato, i politici tornino a parlare di calcio, almeno forse, siamo salvi, invece che …Salvini.

Tanto la politica estera ce la fa Papa Francesco, unico serio e “libero pensatore” (virgolettato per ovvi motivi religiosi, i suoi) che ci sia rimasto in Italia, con lui  siamo sicuri che nei posti dove si prendono le decisioni, divulga e predica la Pace. Pensandoci bene però, tecnicamente è estero anche lui, è argentino (anche se di origini italiane), vive e lavora presso lo stato della Città del Vaticano.

Comunque io da ignorante laico, gli darei carta bianca nel parlare con i rappresentanti degli altri Stati per conto dell’Italia. Si dai, l’Italia quello stato di simpaticoni, tutto mezzo sgarrupato che sta intorno al Vaticano.

Buona ragione a tutti!