Archivi categoria: Viaggio Artigiano

Viaggio Artigiano è la storia ciclica di persone uniche. Talenti spesso nascosti schivi per lo più verso i meccanismi di promozione frenetica del mondo contemporaneo.

Talenti straordinari dietro il velo di una grande umiltà d’animo.

Storie di persone, che creano specifiche autenticità. Manufatti che sprigionano sensazioni.

Quando la bellezza della creazione manuale diviene passione per il proprio mestiere. Missione di vita.

La straordinaria diversità e l’inestimabile senso di bellezza racchiusa in manufatti di valore perché unici.

In questo settore del blog ho raccolto alcuni degli artigiani che ho potuto conoscere. Persone umili e di talento, un unico filo conduttore che li lega.

La straordinaria passione che infondono nel loro Mestiere.

piccolo viaggio tra arte e zafferano.

Queste ultime giornate calde di autunno me le sto godendo davvero.

Con il sole in faccia, percorro qualche chilometro da casa, e arrivo a Braccano, dove il sole illumina con tagli netti, i murales dipinti sulle facciate delle case del borgo. 

Queste opere d’arte ogni anno sono sempre più numerose e sempre più colorate. 

Soprattutto percepisco l’aria di paese, quel senso dello stare insieme che è proprio della campagna, il volere genuino di essere comunità di persone. 

Penso a quante cose vicine ci sfuggono troppo spesso di mente, quanta meraviglia semplice si dischiude in un borgo colorato a pochi passi da dove abito. 

Che belli gli itinerari da solcare anche continuando per la montagna dove diviene splendida in questo periodo la vista del panorama autunnale della faggeta di Canfaito, di cui ho parlato qui.

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Il lupo ritratto in prospettiva nell'angolo di una casa.
Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Il lupo ritratto in prospettiva nell'angolo di una casa.

Questa idea artistica di dare spazio all’arte urbana, ha permesso una nuova vita alla frazione, evitandole lo spopolamento rivestendola di colori e contenuti, accendendo anche un piccolo trend che l’ha fatta diventare una piccola meta turistica ambientale. 

Guardando ed osservando le opere, penso ad una donna, Anna Maria Tempestini, che con la sua caparbietà e la sua tenacia decisionista ruvida ma gentile, è stata perno nel far fiorire questa bellezza.

Un murales nel borghetto di Braccano realizzato del 2016
Un murales nel borghetto di Braccano realizzato del 2016

Passato il borgo colorato d’arte contemporanea, arrivo ad una strada stretta che va leggermente in salita, il sole filtra tra i rami che iniziano a spogliarsi delle foglie gialle d’autunno; raggiungo una piccola collinetta, completamente assolata, dove c’è la coltivazione dei fiori di Crocus Sativus. 

Noto subito una cosa molto affascinante, per quanto involontaria; l’esposizione della collinetta è verso il paesino, e sembra quasi che i fiori violetti che stanno sbocciando stiano lì ad osservarlo.

Quegli stessi fiori con gli stimmi aromatici rosso fuoco che Riccardo raccoglie, e che ora sono posti ad asciugare lentamente perché il loro profumo e il loro sapore, possa mantenere tutte le migliori qualità dello Zafferano di Matelica “Metelis”.  

Piccolo viaggio tra arte e zafferano: un ape che mi guarda mentre fa il suo lavoro.
Piccolo viaggio tra arte e zafferano: un ape che mi guarda mentre fa il suo lavoro.

Riccardo e Matteo sono due fratelli accomunati da una passione comune, quella per l’agricoltura di qualità. Il loro campo di zafferano si trova poco sopra la caratteristica frazione “dipinta” di Matelica. La fioritura dello zafferano già è di per se una bella esperienza, dura pochissimi giorni ma ha bisogno di un lavoro di metodologia accurata soprattutto del rispetto dei tempi di messa a dimora, e di raccolta. 

Infatti è importante rendere il terreno di coltivazione sempre morbido ed avere una buona qualità della terra e, anche l’esposizione è importante che riesca a catturare una giusta quantità di raggi solari. 

Questi luoghi riparati dalle montagne hanno tutte le caratteristiche per dare un prodotto di ottima qualità.

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Una fila di fiori pronti per essere raccolti.
Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Una fila di fiori pronti per essere raccolti.

Tuttavia per la verifica di questi aspetti legati al clima, al terreno, e alla possibilità che questo luogo sia adatto ad una tale coltura, i fratelli Gentilucci hanno fatto un lavoro di ricerca attraverso le carte storiche degli archivi notarili di Camerino, sezione di Matelica, ritrovando descrizione di una compravendita di Zafferano proveniente proprio dal territorio di Braccano risalente al 1400. Buona anche la selezione dei prodotti a base di zafferano , come la birra artigianale. Merita una menzione anche il sito internet sia per la costruzione che per la buona sezione delle ricette.

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. L'atto di compravendita della seconda metà del 1400
Piccolo viaggio tra arte e zafferano. L'atto di compravendita della seconda metà del 1400

Vista l’autorevolezza del documento, non fu difficile trovare un terreno appropriato per una futura coltivazione, e tra il 2015 e il 2016 hanno iniziato l’avventura proprio in una collina a sud est della caratteristica frazione matelicese.

Nelle mattine di fine ottobre in quel piccolo appezzamento di terreno oggi ripristinato a coltivazione di Zafferano come ai tempi di Cristoforo Colombo, si respira un aria profumata di giallo, dagli ultimi raggi caldi del sole di autunno e dal sentore aromatico degli stimmi dei fiori di zafferano pronti per essere raccolti e messi a seccare.

Un gran lavoro di tempo, pazienza ed accuratezza, un modo per ripristinare identità locale, favorendo in questo caso, un’ulteriore proposta locale come accadeva oltre 500 anni fa, a dimostrazione di una diversificata e non univoca varietà di colture agricole.  

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Il campo di zafferano in fioritura che guarda al paesino di Braccano.

Colori accesi mescolati di arte e natura, profumi decisi d’autunno conditi con il tocco nobile del profumo di Zafferano. Una mezza giornata di relax fra eleganti armonie di paesaggi e di bellezza.

Piccolo viaggio tra arte e Zafferano. Un Murales che rappresenta la preghiera e la speranza.
Piccolo viaggio tra arte e Zafferano. Un Murales che rappresenta la preghiera e la speranza.

Informazioni.

Braccano – sito internet del borghetto –

Metelis – Sito internet dell’azienda agricola – 

Piccolo viaggio tra arte e zafferano. Riccardo con il suo raccolto
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Castelluccio e nient’altro.

La voglia di chi ama questo paese lo tiene in vita, per questa gente è Castelluccio e nient’altro. Gli sguardi malinconici dei produttori che espongono i loro prodotti dentro a quello che rimane di un paese egualmente fantastico per i suoi altipiani e le sue suggestioni, ma che, altrimenti, sarebbe il fantasma di se stesso. Scomodamente adagiato sul disfacimento di una ricostruzione pigra, un’emergenza interminabile che non da soluzioni, ma espone macerie su macerie, fisiche, sociali ed umane.

 

Castelluccio e nient'altro - Pian Perduto
Castelluccio e nient'altro - Pian Perduto
Castelluccio e nient'altro - Sullo sfondo il Paese.
Castelluccio e nient'altro - Sullo sfondo il Paese.

 

L’ho raggiunta domenica partendo da Matelica, il mio paese, dove iniziano a vedersi i primi segni del terremoto 2016 che poi, diventano sempre più evidenti per la strada che conduce a Castelraimondo e a Camerino, col suo centro storico dai contorni di una skyline medievale, che all’imbrunire, rimane ombra di se stessa, sdraiata e dormiente sul niente declinato all’ennesima politica.

Continuo verso Muccia, passo alcune sistemazioni di emergenza, poi Pieve Torina, completamente trasferita in una piccola “new town” poco distante al centro storico che fu. Stessa immagine per Visso dove gli artigiani coraggiosi, (link anche qui) per fortuna loro, rianimano il paese con storie di ordinaria tenacia, perché quella è gente solida di montagna.

Vado avanti fino a Castel Sant’Angelo sul Nera, il centro storico è ancora impraticabile, è zona rossa. Per fortuna però, la strada per Castelluccio, ha i cancelli aperti oggi, ci sono motociclisti e appassionati di montagna per la strada, c’è la consapevolezza della gente che non dimentica e queste meraviglie, le viene a visitare comunque.

 

 

Castelluccio e nient'altro - Da sempre ci sono queste scritte sulla piazza bassa del paese
Castelluccio e nient'altro - Da sempre ci sono queste scritte sulla piazza bassa del paese
Castelluccio e nient'altro - Il cartello con le mille etichette di chi è arrivato fin qui da tutto il mondo.
Castelluccio e nient'altro - Il cartello con le mille etichette di chi è arrivato fin qui da tutto il mondo.

I sensi unici alternati e scanditi da semafori interminabili, danno l’idea della catastrofe che fu e di quanto sia difficoltoso ricostruire anche parti di strada dove la terra ha dimostrato tutta la sua furia. Dopo le curve, quasi arrivati sulla piana, uno sbalzo della strada oramai sistemato, da l’idea di quanto sia stato il distacco fra le faglie che, anche se in qualche modo sono state ripristinate con catrame e cemento, sul manto stradale, continuano ad evidenziare, disarmante l’immagine della violenza che la Terra abbia dato di se stessa, nel muoversi, in quei giorni d’inferno, di quasi tre anni fa.

Pian perduto si apre nel suo chiarore estivo dopo la salita e i disastri, che per un momento, non mostrano altre cicatrici a cambiarne il panorama.

Castelluccio è lassù a determinare un confine nitido tra i due altipiani, sembra intatta, immobile e sorniona. 

Si arriva sulla piazzetta, c’è il mercato degli agricoltori, consegnatari di una identità culturale ruvida e forte, mansueta e coraggiosa. Le bancarelle espongono i frutti di questa terra. La lenticchia, la Roveja ed altri legumi, descritti con quella devozione rispettosa verso le fasi del tempo e per il lavoro che si dedica alla loro raccolta.

Castelluccio e nient'altro - Strozzapreti Roveja e Barbaia.
Castelluccio e nient'altro - Strozzapreti Roveja e Barbaia.
Castelluccio e nient'altro - Pappardelle alla Castellucciana.
Castelluccio e nient'altro - Pappardelle alla Castellucciana.

Decido di fermarmi in una delle osterie del nuovo “Deltaplano” una struttura che ospita la maggior parte delle locande che stavano prima dentro al paese. Al di la delle critiche e dell’erbetta su quel tetto, che sembra non voler crescere mai, sopra quello stabile nuovo, almeno i locali trovano un tetto dove lavorare.

Non ci riesco a non chiedere perché si costruisca da nuovo invece di riprendere subito quelle costruzioni storiche, che in qualche caso, hanno retto bene anche sopra gli epicentri; è la domanda di tutti e la risposta di nessuno.

Mangiamo alla locanda “Lu socciu”, strozzapreti con la roveja e la barbaia di maiale e pappardalle alla Castellucciana. Due primi fantastici. Materie prime di alta tradizione abbinate a una creatività semplice ma efficace annaffiate da un buon mezzo litro di vino rosso. 

 

 

Castelluccio e nient'altro - Lilly che guarda gli ospiti.
Castelluccio e nient'altro - Lilly che guarda gli ospiti.
Castelluccio e nient'altro - La fetta di torta. Bottega in piedi sotto al paese, prodotti buonissimi.
Castelluccio e nient'altro - La fetta di torta. Bottega in piedi sotto al paese, prodotti buonissimi.

Arriva Lilly. Lei è la cagnolina di tutti li attorno al “deltaplano”, si fa il giro dei bar e dei ristoranti. Sembra stanca nell’osservare, forse ha qualche anno e di cose anche lei ne ha viste tante, ma è vispa e di sicuro tutto quello che succede in quei posti lei lo sa, ma lo tiene per se. Mi ha colpito anche un passerotto che è ospite fisso della locanda mi racconta il cameriere, è sempre lo stesso, quasi che aiuta per pulire. Lavora col sorriso la gente in quei locali, acceso e reale di chi ancora sa che può recuperare le proprie radici. Sono schietti, ci credono a voler rinascere, loro, ed è bello davvero passare del tempo in quei posti e soprattutto in estate.

Castelluccio e nient'altro - Ruderi in attesa di ricostruzione.
Castelluccio e nient'altro - Ruderi in attesa di ricostruzione.
Castelluccio e nient'altro - Panorama
Castelluccio e nient'altro - Panorama

Non nascondono nervosismi giustificati contro una classe dirigente completamente inadeguata vista l’estrema lungaggine di una ricostruzione che ancora non c’è. Il bancomat al Deltaplano non lo hanno ancora collegato, non si sa il perché. La locandiera però è gentile e anche adeguata alle nuove tecnologie, quindi mi da comunque la possibilità di pagare elettronicamente, è la prima volta in Italia che pago con Paypal. E’ stato un pomeriggio paradossalmente edificante. Torno al paese, o quello che ne è rimasto, arrivo in una bottega, che sembra, dalla struttura, una fetta di torta di quelle che rimangono, alla fine di una festa, con tutte le briciole attorno. Il proprietario mi spiega che lo ha rinforzato quel locale a sue spese, prima del 2016, è rimasto in piedi solo lui; intorno, briciole di altre macerie. Porto a casa ricotta, salumi e biscottini. 

Torno a casa con la contentezza di aver visitato luoghi devastati ma popolati da persone semplici e coraggiose. Sono fiducioso, prima o poi questa gente riuscirà. Lo vedo, è stampato negli occhi di quella gente dove c’è Castelluccio e nient’altro.

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Visso in Rinascita

L’altro giorno è stata inaugurata la struttura “NeroGiardini” e “CariVerona” a Visso e questa è una bella notizia. Un gesto di solidarietà da parte di un imprenditore marchigiano che si è sentito in dovere di aiutare contribuendo a far rinascere un gruppo di artigiani e commercianti, un bel gesto, il secondo a Visso dopo i fatti del sisma 2016, perché una cosa simile denominata “La compagnia dei maestri artigiani” (link al sito) fu fatta costruire qualche mese fa dal gruppo Loro Piana insieme ad una cordata di 34 aziende. Giorgio un maestro norcino acclamato in Italia, ha ritrovato provvisoriamente la sua casa e la sua bottega, dopo un anno passato in  trasferta a Matelica (link al racconto) infatti, è tornato a far salumi nella sua Visso.

Una panoramica delle "strutture gemelle" inaugurate a Visso.
Una panoramica delle "strutture gemelle" inaugurate a Visso.

Per un territorio martoriato dal terremoto che si è portato dietro, oltre allo sciame sismico, anche uno sciame di burocrazia, sciacallaggi più o meno evidenti, il conseguente spopolamento, la depressione delle persone, in molti casi, l’abbandono forzato di questi luoghi, le due strutture oggi sono evidentemente il segno di una ripresa lenta, ma che ridà per lo meno un tetto ed una dignità a tutte quelle botteghe artigianali e commerciali che fino a pochi giorni fa stavano ancora dentro sedi provvisorie, furgoncini attrezzati come quello di Ambra e Stefano che conosco e di cui ho parlato (link al pezzo) e quello di Giuseppe Tarragoni un artista dei salumi insieme a sua moglie che ancora sognano la loro bottega prossima a via del Bargello, nel centro storico di Visso ancora e per molto, zona rossa.

L’inaugurazione è avvenuta domenica mattina, per caso o per volontà, è stata anche la domenica delle Palme. Motivi di Rinascita, voglia di restare per far tornare a vivere questi luoghi, farli ricrescere, nonostante tutto e nonostante un sistema di obblighi e vincoli spesso in eccessiva contraddizione fra loro.

L'ortolano dei Sibillini nella nuova struttura "NeroGiardini" di Visso.
L'ortolano dei Sibillini nella nuova struttura "NeroGiardini" di Visso.

Questa “Domenica delle Palme” per me è stata significativa. Ho potuto notare negli occhi della gente una contentezza spontanea, la volontà di tornare a sognare e crederci ancora in quelle radici da cui provengono.

Un albero pieno di fiocchi, di ovetti e di colori sovrasta il prato che sta crescendo fra le due “strutture gemelle” appena inaugurate e che sono state donate per l’esattezza, una da “NeroGiardini” e l’altra da “CariVerona”,  si percepisce il richiamo alla pace, alla coesione, ed anche un rinnovato senso di fratellanza di cui oggi se ne sente quanto mai il bisogno. Il senso della Pasqua, della Primavera, della Rinascita.

Se andrete a visitare queste nuove botteghe di Visso, non aspettatevi un classico “centro commerciale”, perché non troverete alcun sorriso obbligato, ma respirerete una felicità genuina, come quella che ho annusato domenica, semplice e ruvida di chi fa le cose con il cuore e di certo non guarda molto l’apparenza. Il risultato si vede nei prodotti offerti e nei rapporti che divengono sinceri per forza di cose.

Andateci a Visso a fare un giro fuori porta che fa più bene a voi che a loro.

Il Bancone recuperato da Giuseppe Tarragoni e sua moglie della "Salumeria Pettacci" con a prima vista il "Fiore di Finocchio" nella nuova struttura "CariVerona" a Visso.
Il Bancone recuperato da Giuseppe Tarragoni e sua moglie della "Salumeria Pettacci" con a prima vista il "Fiore di Finocchio" nella nuova struttura "CariVerona" a Visso.

Anche se non entrerete più dentro quel paesino grazioso e fiabesco perché è ancora zona rossa, troverete lo stesso la spontaneità genuina di chi lentamente torna a far rivivere questi luoghi. Vedrete un territorio fatto di artigiani, oggi, dislocati ancora fuori dal centro storico ma pieni di storie e di identità da condividere. Gente ruvida ma di parola, con la voglia di tornare ad essere se stessi, con la nostalgia di quel borgo, certo, ma in tutti quanti, la costanza nel voler ricominciare, che oggi è ancora più forte di prima.  

Prima della "Zona Rossa" a Visso.
Prima della "Zona Rossa" a Visso.
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Dolce, Suono, Ideale

Dentro il borghetto di Piane, la frazione di Matelica, appena uscito dalla bottega di Moreno e, su suo consiglio, esco e mi reco verso una casa a pochi metri, trovo un piccolo cancello in legno con un’insegna dove c’è scritto GrooveMaster, alcuni vasi e altri piccoli oggetti sobri, ma che comunicano in maniera inconfondibile che dietro quel cancello ci abita un artista.


Suono e poco dopo si affaccia dalla finestra Roberto, che subito con un sorriso davvero spontaneo e sornione, mi dice di entrare perché con piacere vorrebbe raccontarmi la sua storia, che poi scopro essere il suo sogno di sempre e la sua passione.


Lui dal 1995 suona, ripara e sistema bassi elettrici e mi confida che da tantissimo tempo aveva l’idea e la volontà di farli da zero, iniziare dal pezzo di legno grezzo fino a realizzare lo strumento finito, creando una sua linea, che si potesse distinguersi dai soliti cloni che si trovano in commercio.

Ingresso della Casa/Bottega di Roberto Dolce
Ingresso della Casa/Bottega di Roberto Dolce
Curve sinuose dei pezzi in attesa di assemblaggio
Curve sinuose dei pezzi in attesa di assemblaggio

Dentro la sua piccola stanza, tra i disegni e gli strumenti da lavoro, intravedo le forme di alcuni dei pezzi che crea. Gli elementi completi, soprattutto, descrivono la sua mano inconfondibile, quella di un artista che si fa artigiano per cercare di avvicinarsi il può possibile alla sua visione dello strumento perfetto, quasi “ideale”.


In effetti da qualche anno ci riesce benissimo a creare bassi elettrici professionali di altissimo pregio, tanto che la voce di stima come Liutaio si è già sparsa in Italia, anche se, per rispetto e stima degli altri grandi Maestri Liutai italiani, lui ama definirsi più semplicemente “artigiano della musica”.

Un disegno di Basso Elettrico firmato Roberto Dolce.
Un basso da completare dove Roberto ha intarsiato 3 cerchietti a simboleggiare il tricolore italiano e vero Made in Italy

Non conoscevo molto bene Roberto, ma posso dire davvero che la visita del suo laboratorio mi ha stupito sul serio.
I bassi sono composti da diversi tipi di legno che conferiscono linee eleganti e particolari. Tutti sono veri e propri capolavori costruiti completamente a mano, alcuni costruiti sul legno pieno, mentre altri, addirittura con le camere tonali che definiscono al meglio il suono che si vuole ottenere dallo strumento diminuendo, allo stesso tempo, il peso che grava sulle spalle del musicista ed è valore aggiunto e soprattutto un elemento che caratterizza l’alta manualità dell’artista che li produce. Gli strumenti che Roberto costruisce variano dai classici 4 corde a bassi senza tasti fino a “mostri” pluricorda e multiscala fino a 7/9 corde. Ho avuto la possibilità anche di vedere un personale tendicorda in alluminio aeronautico ed ottone che sta ultimando per rendere del tutto unici i modelli del suo brand GrooveMaster.

Tendicorda prototipo progettato e realizzato da Roberto.
Tendicorda prototipo progettato e realizzato da Roberto.
Basso in costruzione con le camere tonali, assemblato con diversi tipi di legno che danno un aspetto ed una eleganza unica allo strumento.
Basso in costruzione con le camere tonali, assemblato con diversi tipi di legno che danno un aspetto ed una eleganza unica allo strumento.

Dalle parole di Roberto si percepisce la passione con cui produce questi strumenti, l’amore incondizionato per la musica è certamente l’elemento primario che rende attraenti i suoi strumenti a musicisti affermati che hanno segnato parti importanti della storia musicale italiana suonata dal vivo degli ultimi 40 anni come il bassista della PFM Patrick Djivas, che da indiscrezioni dell’ultimo momento, sembra suonerà con lo strumento che Roberto ha costruito x lui alla chiusura del tour attuale della PFM

Dentro la casa bottega di Roberto si avverte palese l’animo swing, la sua passione per l’arte della musica profuma l’atmosfera di Rock anche senza il giradischi acceso.

Roberto Dolce e una sua creazione "GrooveMaster"
Roberto Dolce e una sua creazione "GrooveMaster"
Un basso che inizia a prendere forma.
Un basso che inizia a prendere forma.

Roberto seleziona i legni per i suoi bassi in maniera maniacale, utilizza Ebano, Sequoia, mogano,Acero,e per quanto riguarda le parti elettroniche si affida a fidati partner artigiani italiani,sempre x mantenere quanto più possibile lo strumento altamente esclusivo.

Insomma Roberto Dolce per me è stata una grande bella scoperta, orgoglio marchigiano e di “Made in Italy” reale. 

Inoltre posso dire che Piane è uno di quei borghi che non ti aspetti, una bella boccata d’aria, di natura e di arte ai piedi del monte San Vicino.

Modelli completi o in via di completamento
Modelli completi o in via di completamento
Particolare di un basso pronto per essere suonato.
Particolare di un basso pronto per essere suonato.

Maggiori informazioni sul sito internet GrooveMasterlab

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Mobilità sostenibile ed elegante

C’è una frazione vicino casa mia che mi ha stupito molto. Si chiama Piane.
Fino a poco tempo fa la consideravo poco più di un incrocio con una chiesetta utilizzata giusto per qualche cerimonia religiosa oppure per qualche festa. 
Invece il piccolo borgo, nonostante gli effetti evidenti provocati dallo spopolamento, palazzi antichi lasciati come rovine di un tempo che fu, un vecchio ufficio postale ancora aperto ma con turni ridotti, ospita al suo interno alcuni spunti per una piccola visita fuori porta con qualche bella sorpresa inaspettata.
Il cartello che indica la graziosa frazione Piane di Matelica.
Il cartello che indica la graziosa frazione Piane di Matelica.
Una bicicletta speciale che luccica sul prato.
Una bicicletta speciale che luccica sul prato.
Come esempio di contrasto tra antico e moderno, proprio nel mezzo del borghetto, c’è un artigiano delle biciclette, uno di quelli che ci sanno fare con le mani per davvero. 
 
Moreno Mosciatti è un esperto di moto custom e, una decina di anni fa si è inventato un lavoro davvero originale che ha una notevole caratterizzazione artistica: la creazione di biciclette sul modello delle mitiche moto americane. 
 
Questo è uno di quei mestieri davvero originali. Certamente l’idea e lo spunto principale rievoca il mito delle moto americane, la visione di queste biciclette ci riporta senza dubbio con la mente oltre oceano, richiamano il sogno americano. 
Tuttavia proprio qui dentro questa frazione di poche anime, nel pieno cuore dell’italia centrale, in mezzo a colline sinuose di verde e di vigne, c’è un artista del ferro che non ti aspetti, uno che con stile, classe e rispetto per l’ambiente, crea vere e proprie opere d’arte. 
Lavoro di mani saldature e sapienza.
Lavoro di mani saldature e sapienza.
Moreno Mosciatti a lavoro
Moreno Mosciatti a lavoro

Moreno forgia interamente a mano i telai delle sue biciclette e le dota di un’innovazione da lui creata e brevettata; il serbatoio che ospita il vano per l’impianto elettrico e la batteria per la pedalata assistita, donando stile ed unicità ad ogni modello che può, anzi deve, rimanere unico.

Un lavoro che parte quasi interamente da zero con il modellamento del telaio, fino alla messa in strada di veri e propri capolavori di eleganza che a mio parere possono donare un grande valore aggiunto al concetto stesso della mobilità sostenibile, che oggi rappresenta un aspetto di grande importanza ed interesse.
 

Dal suo laboratorio artigiano escono fuori dei veri e propri pezzi unici e di valore artistico richiesti anche all’estero, tutti ovviamente marchiati More Cycles (link al sito).

Moreno Mosciatti e le sue More Cycles rappresentano un bel valore aggiunto a questi luoghi e potrebbero dare anche un servizio davvero importante di mobilità sostenibile. Sarebbe bello un giorno poter tornare a vivere queste campagne e riscoprirle viaggiando, magari proprio in sella a queste eccezionali biciclette elettriche, frutto dell’amore e della manualità di un artigiano ingegnoso e competente come lui.

Il viaggio fuori porta a Piane di Matelica non finisce qui, ma di questo ne parlerò sul prossimo pezzo…. Stay Tuned.

Il "particolare" di una forcella molto particolare
Il "particolare" di una forcella molto particolare
Il posteriore di una bicicletta ed il logo More Cycles.
Il posteriore di una bicicletta ed il logo More Cycles.
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Bianco Colonnata

Se dovessi assegnare un colore a Colonnata, sceglierei di sicuro il bianco, perché questo colore richiama alla mente due dei segni caratteristici di questa frazione di Carrara: il marmo ed il lardo.

Due prodotti naturali che proprio qui, in questo grazioso paesino incastonato sulle Alpi Apuane trovano una congiunzione veramente straordinaria.

Colonnata è molto graziosa e conta oltre 20 larderie. Mi sono fermato a mangiare nel ristorante Venanzio, dal nome del vecchio titolare che per oltre 40 anni è stato anche artigiano del lardo di conca. Il ristorante si trova nella piazzetta centrale del paese, ho trovato una proposta di menù molto caratteristica, con forti richiami al territorio, e qualche spunto d creatività che non guasta mai, la gentilezza e competenza dell’attuale titolare Roberto e soprattutto una pulizia evidente in tutto il locale e nello specifico nella cucina curata da Alessio l’altro titolare e cuoco, ed Anna la moglie di Roberto.

Piccola conca con il lardo del ristorante Venanzio. Stagionatura di 18 mesi, fantastico.
Piccola conca con il lardo del ristorante Venanzio. Stagionatura di 18 mesi, fantastico.
La torre del paesino di Colonnata.
La torre del paesino di Colonnata.

Quel piccolo borgo l’ho visitato in un giorno di marzo, raggiungerlo non è stato molto facile anche se è stato affascinante arrivarci passando per gli antichi cunicoli, aperti dentro la montagna dai minatori con la pala ed il piccone molti anni fa.

Purtroppo, quella via di accesso è obbligata, anche se certamente molto ammaliante nella sua scenografia disegnata dalla storia, gli abitanti e i piccoli artigiani caratteristici di quella zona ne soffrono perché la strada principale è chiusa da diverso tempo per alcuni cedimenti strutturali, e questo è di certo un motivo di sofferenza.

Lardo di Colonnata.
Un primo piatto interessante soprattutto per la pasta fresca con una farina integrale molto interessante, pomodorini, erbe e lardo
Un primo piatto interessante soprattutto per la pasta fresca con una farina integrale molto interessante, pomodorini, erbe e lardo

Tuttavia dentro al paese ho visto che in alcune botteghe c’erano operai e muratori a lavoro per restauri e manutenzioni varie, segno evidente che c’è voglia di ripartire e di esserci anche per questa ennesima stagione oramai alle porte.

Un piccolo popolo coeso nel preservare e custodire il loro “must identitario”, di certo un simbolo di diversità, quel lardo bianco come il marmo estratto da quelle montagne, che lo fa maturare, lo protegge per almeno sei mesi a quasi due anni, arricchendolo dei sapori e dei profumi peculiari di quei territori, una produzione che è simbolo di alta manualità artigianale.

Colonnata. Lo sfondo delle Alpi Apuane
Colonnata. Lo sfondo delle Alpi Apuane
Il tour del marmo, una scenografia particolare.
Il tour del marmo, una scenografia particolare.

Sullo sfondo le Alpi Apuane, da dove si ricavano i marmi più pregiati del mondo, quelli di Carrara, fra le tante cave, una antichissima datata nei primi Secoli dopo Cristo.

Questo marmo antico prende nome di marmo di Luni o Lunense perché così fu nominata dall’Impero Romano quando ne divenne colonia. Da qui provengono i marmi del Colosseo, di San Pietro e altri edifici storici importanti, oltre alle opere più eccelse di scultori ed artisti straordinari come Michelangelo Buonarroti.

Purtroppo oggi l’estrazione del marmo sta avvenendo in una maniera eccessivamente veloce tanto che sono evidenti i mutamenti che stanno trasformando addirittura i profili delle montagne, rendendo in qualche caso le cime frastagliate da squadrature geometriche e pertanto anomale, date dai tagli dei marmi, alterando in modo irreversibile l’intera forma di questi paesaggi unici.

Insomma, ho avuto l’opportunità di visitare un posto unico che vale davvero il viaggio, dove mi piacerebbe tornare per il tour dentro le cave che non ho ancora potuto fare.

Da parte mia sono sempre più convinto che questa parte d’Italia, così piena di riferimenti storico/artistici abbia bisogno di una maggiore tutela e soprattutto del rispetto per la storia che ha prodotto nei secoli.

Scorcio del paese fra i suoi vicoli.
Scorcio del paese fra i suoi vicoli.
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Quella “cooperativa che sa di paese.

L'ingresso del supermercato di paese sotto la loggia di piazza Mattei in restauro
L'ingresso del supermercato di paese sotto la loggia di piazza Mattei in restauro

Sarà l’odore dei salumi nostrani veri, quelli messi in mostra appena arrivi, oppure l’accoglienza fatta di tanta genuinità ancora tipica per fortuna in queste zone dell’entroterra, ma dentro quel supermercato io respiro ancora il profumo della tradizione.

Quella che un tempo era chiamata “Cooperativa di consumo Avanti”, di stampo sicuramente socialista e probabilmente in auge dai primi anni del novecento, rimase tale a Matelica fino agli anni ’60 quando Antonio Palombi un norcino, un artigiano che in quell’epoca si diede anche al commercio, come fecero in tanti a quei tempi, rilevò la piccola cooperativa per aprire un piccolo negozio di circa 70 metri quadri, dove principalmente si vendevano alimentari sfusi.

Antonio col passar del tempo, fece crescere quella piccola attività la ingrandì e divenne addirittura insignito dell’attestazione di “Cavaliere della Repubblica”, i suoi salumi furono apprezzati anche da Papa Giovanni Paolo Secondo.

Antonio Palombi mentre tagliava un prosciutto e l'attestato di Cavaliere della Repubblica
Antonio Palombi mentre tagliava un prosciutto e l'attestato di Cavaliere della Repubblica

Insaccati locali, formaggi, vini, e prodotti del territorio, la “cooperativa de piazza”, che oggi mantiene ancora quella conoscenza antica del “Saper Fare”, ha una buonissima selezione enogastronomica, questo la rende, a mio avviso un piccolo baluardo di difesa della tradizione.

Il punto vendita oggi fa parte della catena Coal, i prodotti esposti al bancone evidenziano una qualità selezionata in maniera accurata e sapiente.

Tuttavia a mio avviso è la salumeria che la fa da padrona, ed è anche uno dei motivi per cui ci tengo a parlare di questa realtà, è infatti negli insaccati che ritrovi il sapore ed il profumo delle case di una volta, i salumi morbidi del territorio maceratese, i ciauscoli che non usano più quel nome perché, come si sa, l’adesione all’IGP oggi per chi produce qualità risulta essere sconveniente, c’è una devianza del concetto di “terroir” da molti anni, ma quei prodotti sono senza conservanti e si mantengono con solo sale, vino che nello specifico, vista la zona, è verdicchio di Matelica.

Soprattutto però quel che è rimasta è la stagionatura antica, con l’affumicatura al camino, fra muri di locali antichi che danno “respiro” durante la maturazione degli insaccati.

Questo aspetto è molto importante dal punto di vista dell’unicità territoriale soprattutto a seguito delle scosse del terremoto del 2016, quando i muri di pietra, magari arenaria e di stanze col camino risultano essercene sempre meno, ma è quell’ambiente di tradizione e autenticità che arricchisce il prodotto con una serie di valori che lo fanno allacciare in maniera inequivocabile al territorio in cui viene prodotto, e questo risulta evidente poi al palato.

La macelleria dove ci sono Patrizia e Marcello, espone un’eccellente selezione di carni con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Meritano nota le salsicce nostrane con l’aglio e i tagli di carne bovina da fare alla fiorentina da 3 o 4 dita di spessore (T-bone) che sono a volte sapientemente frollate, e di cui sono un consumatore abitudinario, anche se, c’è da dire che in questa zona la clientela generalmente non sia ancora propensa ad una lunga frollatura della carne bovina, purtroppo. Il livello di selezione delle carni però risulta è davvero elevato e tutte provengono da allevamenti italiani. L’auspicio che faccio sempre è quello di riuscire a ripristinare una filiera corta, mantenendo la qualità delle carni, rinsaldando e ricucendo una cultura di territorio autentica anche se oggi, questo sembra esser sempre più difficile.

I salumi Morbidi sottovuoto, i soli conservanti sono sale e vino, fatti alla vecchia maniera.
I salumi Morbidi sottovuoto, i soli conservanti sono sale e vino, fatti alla vecchia maniera.

La cosa che colpisce di più quando faccio spesa in quel negozio è il fatto che in realtà non abbia nulla del supermercato perché quello che si respira è lo spirito di paese. Un senso di coinvolgimento che rievoca lo stare insieme, certo non mancano le chiacchiere, anche quelle sono di casa, soprattutto in un luogo dove gli abitanti si conoscono più o meno tutti. Un sapore di autenticità locale tramandato oggi da tutta la famiglia Palombi, da Maurizio a sua moglie Lara sino ai figli Michele e Riccardo e tutto lo staff: Emanuele, Aldo, Caterina, Isabella, Marcellino e Patrizia. Il simbolo di appartenenza a certi luoghi si nota anche quando si insegue la tradizione, nonostante tutto ed è una forma di cultura viva anche questa.

Lara mentre mi sta servendo il pane che sembra un "giocoliere"
Lara mentre mi sta servendo il pane che sembra un "giocoliere"

Info: Alimentari “Palombi Antonio” – piazza E. Mattei 11 – 62024 – Matelica – tel. 0737.86323

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In viaggio con gli occhi di Venus.

Chissà cosa avrà pensato la piccola Venus mentre affrontava questa avventura in diversi stati insieme a me ed Andrea?

Elegante, contenta, sorniona, allegra, vivace ma ubbidiente, Venus sembra una piccola principessa, è stata bravissima durante questo viaggio verso la Serbia, il suo sguardo attento disegna sentimento, descrive emozioni, in un certo senso, è prolisso di espressioni che ti guidano ad osservare le piccole cose, quelle che di solito, noi umani, presi dalla fretta, siamo troppo avvezzi a tralasciare.

Molto probabilmente non dimenticherò con facilità quel momento in cui si è affacciata dal muretto lungo il fiume Danubio ad osservare, quasi meravigliata, il panorama del fiume sovrastato, sulla sponda opposta, dalla maestosa eleganza gotica del palazzo del Parlamento Ungherese.

Venus sembra proprio quanto di più vicino all’uomo, un cane possa trasmettere.

Il merito di una selezione di razza, fatta di una conoscenza specifica e speciale sulle caratteristiche della specie, mantengono identità alla razza canina, danno carattere e stabilità emotiva, sicurezza e dolcezza.

Merito principale è dell’allevatore che vive in simbiosi con loro, fa una scelta di vita coraggiosa, mista a passione, conoscenza ma soprattutto amore. Selezionare il cane perfetto non vuol dire creare chissà quali alchimie o genetiche particolari, non ha nulla a che fare con l’idea “ariana” della perfezione, è solo passione, costanza e conoscenza delle varie genealogie di cane, allenamento, e continua ricerca (se volete avere maggiori informazioni link all’allevamento DINADOB).

Per questo siamo arrivati fino in Serbia per migliorare e mantenere, preservare e far progredire una biodiversità canina nel modo più naturale, con l’accoppiamento volontario. Un atto d’amore dove l’uomo guida il suo migliore amico a migliorare la sua progenie ed in cambio viene supportato ogni giorno a casa, per compagnia, lavoro, utilità e anche per difesa.

Venus che osserva il panorama sulla sponda del Danubio.
Venus che osserva il panorama sulla sponda del Danubio.
Io e Andrea, sul Ponte delle catene, a Budapest, durante il viaggio di ritorno.
Io e Andrea, sul Ponte delle catene, a Budapest, durante il viaggio di ritorno.

Venus è un Dobermann di due anni e mezzo ed io in questo viaggio sono stato chiamato dal mio amico d’infanzia Andrea per fargli compagnia e raccontare quale fosse il significato di vivere insieme ad un Dobermann oggi, con uno sguardo esterno osservare, capire e comprendere.

Tanto è il lavoro che c’è dietro all’allevare un cucciolo di cane, soprattutto è ardua e consapevole la scelta di vita che si compie nel momento in cui si decide di viverci in simbiosi con questa fantastica specie. Il Dobermann purtroppo è stato spesso al centro di molte discussioni in passato, perché davano l’idea di essere troppo aggressivi, eccessivamente instabili. Mi sono reso conto invece, che oggi, proprio questa specie risulta essere di grande stabilità emotiva ed equilibrio caratteriale, grazie a tutti gli esami caratteriali, il lavoro sul campo, gli allenamenti e l’osservazione, la vicinanza all’animale, fanno di questa specie. una delle migliori al mondo.

 

Venus mi ha fatto anche capire però che il Dobermann non è per tutti, come ogni cane del resto.

Questo viaggio mi ha insegnato quanto amore ci sia dietro la cura di un animale, i sacrifici ed il coraggio di farne una missione di vita. In Serbia a Gornji Milanovac abbiamo incontrato Branko e Evgenia allevatori anche loro. Sono stato molto colpito dalla loro identica passione nel vivere in simbiosi con i loro cuccioli, la stessa di Andrea anche se a migliaia di chilometri di distanza.

Cena con Branko ed Evgenia a Gornij Milanovac in Serbia.
Cena con Branko ed Evgenia a Gornij Milanovac in Serbia.

Subito si è percepita la bellezza di un’intesa attraverso la passione per i cani che è scaturita in un’amicizia, fatta, in primo luogo, di conoscenza e rispetto per gli animali.

Ho provato una bella sensazione anche nel ritorno in Italia, dove ho potuto conoscere altri componenti dell’Associazione di tutela della razza AIAD, una realtà che tiene legate le persone da un aspetto fondamentale, l’amore per questo genere di cani, persone diverse unite da una passione straordinariamente autentica, fatta di amore e solidarietà verso questa specie di cani esemplare.

Un viaggio che mi ha insegnato che la dolcezza e la competenza migliorano il mondo. Attraverso lo sguardo di Venus, dei suoi atteggiamenti quotidiani, dai più semplici ai più complessi, ne ho avuto conferma ogni giorno.

Maggiori informazioni: sito internet ufficiale – Pagina Facebook: Allevamento DINADOB

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Il Viaggio di Poli: grappa, sogno e cuore.

A proposito di sogni, qualche giorno fa ne ho visitato uno che si è realizzato, è il sogno di Poli.

Poco prima di Natale sono stato in visita alla distilleria Poli a Schiavon (VI) e di certo le parole che mi sono rimaste impresse sono state quelle di Leonardo che è stato un’ottima guida per le sale della distilleria raccontando la storia di come è nata questa tradizione agricola ed artigianale che oggi è un orgoglio per l’Italia.

Mi ha detto questo Lorenzo alla fine del giro in distilleria. “Sono stato in Sud Africa fino a un paio di anni fa, avevo aperto un locale laggiù, sono ritornato perché mi sono reso conto che c’è tanto da fare qui in Italia e se ci rendessimo conto della straordinaria ricchezza del nostro Paese non avremmo timore di nessuna crisi.”

E’ questa la cosa che mi rimbalza in mente da quando sono uscito da lì ed è per questo che oggi voglio fare un piccolo regalo ad una famiglia di mastri distillatori che sono un esempio di produzione di eccellenza in Italia e di una esatta comunicazione, che avviene attraverso il racconto sincero e semplice di quel che sono.

La mia curiosità per questa azienda deriva da due fattori, il primo è che mi piace la grappa, il secondo, che mi ha dato lo spunto ad andare proprio da Poli è stata la fiction “Di Padre in figlia”, trasmessa lo scorso anno in RAI (link).

Una scena della fiction RAI "Di padre in figlia". Fonte Internet.
Una scena della fiction RAI "Di padre in figlia". Fonte Internet.
Dentro la distilleria Poli, in visita alle caldaie. Qui la foto è mia.
Dentro la distilleria Poli, in visita alle caldaie. Qui la foto è mia.

Mi affascinava, come a molti certamente, l’idea di visitare una location reale di un set televisivo, sperando di raggiungere suggestioni simili a quella della TV. Accade che da Poli la realtà sia più interessante della finzione, infatti nella fiction si racconta di un viaggio in moto, fatto da una ragazza e quel viaggio in moto è stato fatto davvero, ma da uno dei figli di Giovanni Poli, Toni. L’azienda racconta molto di lui; padre di Jacopo ed Andrea, mi hanno colpito le caratteristiche di un uomo del fare, non molto avvezzo agli affari, ma di certo molto indirizzato verso il rispetto dell’identità, un uomo che seguiva i suoi sogni. Scelse di andare controcorrente e fregarsene della moda, degli impianti di distillazione a ciclo continuo e aumentare invece il numero delle caldaiette in distilleria (creando quel set spettacolare usato anche nella fiction) e mantenendo alta la qualità della grappa di famiglia, inseguendo un traguardo effimero che la costanza, la caparbietà di tutta la famiglia ha reso reale e fruibile. Solo una persona piena di un’eccezionale curiosità ed ingegno, a mio avviso, avrebbe potuto lasciare questa eredità. Intraprese un viaggio attraverso l’Europa, in moto per giorni e dopo aver solcato le strade delle principali città europee, si spinse fino a Capo Nord, arrivandoci nel 1951 in sella ad una Moto Guzzi Airone, con quei pochi strumenti di emergenza che c’erano all’epoca riassumibili in poco più di qualche cacciavite e 317 mila Lire. Il viaggio durò più di un anno ed al ritorno, (come succede nella fiction, per chi l’ha vista), il padre Giovanni che di fatto non ebbe più notizie dal momento della partenza, non c’erano i social a quel tempo, decise di organizzare una festa coinvolgendo tutto il paese di Schiavon.

Il cappello di paglia ricorda il primo lavoro di Giobatta, il capostipite di Poli, fondatore della DIstilleria.
Il cappello di paglia ricorda il primo lavoro di Giobatta, il capostipite di Poli, fondatore della DIstilleria.
Moto Guzzi "Airone" usata per il grand Tour di Toni in Europa., nel 1951 e nel 1953.
Moto Guzzi "Airone" usata per il grand Tour di Toni in Europa., nel 1951 e nel 1953.

Visitare Poli insomma non è solo andare a vedere una storia di una famiglia di distillatori, ma anche respirare uno spaccato di vita Italiana, fatto di persone, un distillato del cuore di questo territorio.

In quell’azienda non respiri solo i profumi ottimi di un distillato eccezionale, dove “testa e coda” sono assolutamente scartati per imbottigliare solo il cuore, soprattutto si resta inebriati da spaccati di vita vissuta, storie di operai e collaboratori, feste e perché no, anche sbronze, momenti di vita e di lavoro, ma anche e soprattutto la voglia di esserci per mantenere e rilanciare la propria identità.

Uscendo dalla visita, dopo l’assaggio di tutte le grappe nella sala degustazione (la visita vale, credetemi), ho pensato che Leonardo, riguardo alla straordinaria ricchezza da valorizzare che abbiamo in Italia, ha decisamente ragione da vendere.

 

Ho voluto parlare di Poli, per questo, per la straordinaria semplicità, l’accuratezza comunicativa che c’è in azienda, non ci sono particolari espedienti di fantasia o di scenografia, tutto è messo al posto giusto, con eleganza e senso di utilità.

Poli è una fantastica realtà, fatta di perseveranza, è un sogno condiviso in primo luogo col territorio e poi con chi lo visita. Il più grande valore aggiunto di quel posto, è il senso del viaggio, come ha fatto Toni, partire per ritornare ad essere consapevoli di come rendere migliore la propria terra.

 

 

Maggiori informazioni – poligrappa.com

Una parte dell'immensa collezione delle grappe mignon all'interno del Museo della Grappa Poli a Bassano.
Una parte dell'immensa collezione delle grappe mignon all'interno del Museo della Grappa Poli a Bassano.
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Viareggio, il Carnevale, non solo cartapesta.

Il carnevale di Viareggio non è solo cartapesta, è creatività artistica. E’ qualcosa che si prepara durante tutto l’anno. 

Cultura artigianale reale; la cartapesta la puoi modellare attraverso il calco oppure “in diretta” sul telaio come si faceva una volta.


Nato a fine ‘800 il periodo che oltralpe definirono della “Bell’Epoque”, la sua maschera di riferimento è il “Burlamacco”, il carnevale di Viareggio è importante in Italia anche e soprattutto a mio avviso, per aver dato lustro all’altissima sapienza artigianale ed artistica di mettere in pratica la capacità di sviluppo, anche in grandezza di bozzetti che si trasformano in grandi sculture in movimento, prendono vita, sono manufatti che, muovendosi descrivono storie e raccontano la società. 

Oggi per Viareggio il carnevale è simbolo della propria identità e lo custodisce in uno scrigno di saperi unici al mondo, che si chiama “La cittadella”. Luce negli occhi dei bambini, riflessione di pensiero per i più grandi. 

Tutto è artistico, tutto è fatto a mano e straordinariamente curato direttamente dagli artisti che producono le opere. Ecco cosa mi ha colpito e perché questo “fuori stagione” per me è stato molto interessante.

 

Viareggio il Carnevale; Burlamacco e il cartellone del Carnevale 2019

Qualche giorno fa sono stato proprio a Viareggio con un paio di amici Fabio e Silvio che ringrazio per l’ospitalità e per alcuni segreti che mi ha dato proprio Silvio sulla cucina di mare.

Due giorni per me al quanto inaspettati, visto il periodo ed il luogo. Mi sono trovato a visitare la cittadella del Carnevale con una guida d’eccezione, Giuseppe Baglini, un fotografo per passione, e nel contempo, una persona davvero disponibile, amante della sua Viareggio, ci ha spiegato come sia nato il Carnevale più spettacolare d’Italia, alla fine del 1800 da un gruppo di amici in un bar che erano stanchi delle eccessive imposte dell’epoca.

Abbiamo fatto visita ai cantieri dove sono già in preparazione i carri, un’immersione nell’arte e nel pensiero, Giuseppe ci ha raccontato la formula di questo evento storico. 

I carri che partecipano al concorso sono divisi in gruppi di “Prima categoria” quelli più grandi che vanno fino a 40 mt di altezza, e poi ci sono quelli di “Seconda Categoria” di dimensioni ridotte rispetto ai primi; inoltre, sfilano in concorso i gruppi mascherati e le maschere isolate, che possono essere anche fuori concorso (maggiori informazioni sul sito ufficiale, ecco il link). 

Abbiamo fatto il giro delle opere in costruzione, alcune abbiamo potuto visitarle fortunatamente grazie al consenso degli artisti e degli operatori. Penso che andare da soli in “Cittadella” non sia un buon consiglio.

Ho fatto il pieno di emozioni. Sarebbe da ritornarci a Viareggio tra febbraio e marzo, quando apriranno le sfilate dei carri. Grazie a Giuseppe ho potuto conoscere in maniera del tutto casuale, Jacopo Allegrucci, uno degli artisti dei carri di Prima Categoria. Mi ha descritto e spiegato l’idea che sta allestendo sul suo carro. 

Una rappresentazione in chiave fiabesca del possibile collasso della natura. “L’ultima Biancaneve” si chiama l’opera che sfilerà nella via del carnevale il prossimo anno. Di questo carro mi ha fatto riflettere sia il titolo che tutto il tema ambientale raccontato dal progetto. La strega è sintesi della meschinità del genere umano che si sta avvelenando da solo, la mela, più che avvelenata l’ho intesa proprio marcita sotto i veleni del consumo a tutti i costi. 

Un messaggio chiaramente d’impatto dal titolo fiabesco ma che fa riflettere anche se non è ottimista perché la strega brutta e cattiva, questa volta uccide a suon di rifiuti una “Biancaneve-Madre Natura” bellissima ma purtroppo morente.

Descrivo questo carro perché ne ho potuto vedere l’allestimento ed ho incontrato una grande disponibilità, che mi ha stupito sul serio, da parte dell’artista Jacopo Allegrucci, e spero anche che possa portare a casa un ottimo risultato anche perché il fatto che stesse proprio dentro al cantiere a fare i pezzi per la sua opera, è segno di una grande cultura artigianale del lavoro. 

Queste vere e proprie opere d’arte sono il frutto di saperi e maestrie artistiche ed artigianali da tutelare perché rappresentano il cuore e l’anima del Carnevale, dove ognuno fa la sua parte in maniera coesa e coerente col resto del gruppo. 

Inoltre le opere in cantiere a leggerle dal sito, sono tutte molto interessanti. Ho dato un’occhiata ai temi proposti dei carri già pubblicati dalla Fondazione del Carnevale, sono diversi e permeati a far riflettere sul senso di comunità e di società si premette una grande edizione. 

Davvero un percorso interessante, un grande senso di apertura culturale e mentale, avere l’opportunità di lavorare nell’arte, di far riflettere la gente, farla pensare è motivo di dialogo, apertura ed approfondimento dei temi, discussione e stimolo a migliorare la società e a capire dove stiamo andando.

La sera Viareggio è stata interessante anche se era novembre. Alcuni locali aperti con buona musica dal vivo ci hanno fatto fare le ore piccole. Un bel fine settimana. Sopratutto una gran voglia di tornare per la sfilata dei carri del prossimo anno. I corsi del 2019 sfileranno nelle giornate di 9, 17 e 23 Febbraio e 3 e 5 marzo 2019. 

La cittadella del Carnevale è animata di eventi e descrizioni anche durante il periodo dei preparativi per il Carnevale ed hanno una pagina FB dove si possono trovare video ed eventi. Un bel lavoro, ecco il link Carnevale di Viareggio.

Maggiori informazioni:sito ufficiale del CARNEVALE DI VIAREGGIO

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