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sogni in scatola

Sfollati che sbarcano a Lampedusa o in altri posti delle frontiere del sud. Africani deportati, emigranti voluti da popoli bulimici, occidentalismi esasperati di stati che spolpano ancora il continente nero, sotto l’ipocrisia solidale dell’Unione Europea.

Il paradosso è che in questa spartizione di materie prime non mi pare ci sia l’Italia, che è probabilmente ancora ferma a pagare il dazio al pensiero unico dell’iperliberismo del profitto ad ogni costo. Denazionalizzati per aver inventato e fatto funzionare la “terza via”, quella del dialogo con quei popoli. Che tristezza essere circondato da miopie politiche astratte, soprattutto vivendo nella terra di Enrico Mattei, che di quella via ne fu il fautore.

Siamo un’ex nazione in balia di governanti farlocchi, camerieri pilotati dall’alta finanza, che in nome di una dittatura travestita da democrazia, indossano il vestito buono della solidarietà per convenienza.

Abbiamo rimosso Gheddafi, qualche idiota lo ha voluto morto, e adesso siamo tutti a piangere per i troppi barconi che arrivano in frontiera, ora ne paghiamo tutti le conseguenze.

Siamo colpevoli volenti o nolenti di aver esportato il nostro vile modello occidentale all’equatore, abbiamo rincoglionito l’Africa con un “Occidentalis Karma” fatto di stress, tv, auto con i catalizzatori rotti, olio di palma per l’industria del cibo spazzatura e telefonini usati.

Dovremmo avvertire quei popoli che non conviene barattare la rincorsa agli “status symbol” con la pienezza di una “vita propria”.

I paesi moderni fanno la finta gara con i protocolli internazionali per abbassare le emissioni di CO2, mentre i paesi in via di sviluppo diventano immense discariche di quello che non usano più i primi. Un popolo lento per natura e concezioni di vita è stato “dopato” di modernismo per generazioni, addestrati a diventare consumatori depensanti e adesso ci si meraviglia se vengono a frotte sui barconi per invaderci. Fa paura vedere come siano nervose queste genti nelle grandi baraccopoli importate sul modello dei paesi sviluppati.

Ho disegnato un bambino al palo che si diverte. Potrebbe fare l’altalena con la leva del pozzo dell’acqua, oppure immaginare che quel travetto, possa essere trampolino di sogni; di fianco ho messo un computer che nonostante tutto è uno strumento di innovazione tecnologica prima di essere oggetto di consumo. La speranza è che sia anche uno strumento per liberare la mente da falsi miti di un occidente che non riesce nemmeno a curarsi da solo.

L’ho chiamato “Sogni in scatola”, la speranza è che la scatola tecnologica possa iniziare a servire per evolvere e non involvere l’uomo.

P.S. Grazie ad organizzazioni come www.agapeonlus.it  e all’umanità e forza di volontà di grandi persone come Padre Sergio Ianeselli www.promhandicam.org si potrebbe sul serio rimettere questi popoli sulla via di uno sviluppo sostenibile e autonomo.

Solidarietà ai Francesi… colpiti soprattutto “Libertà, Fraternità ed Uguaglianza” rifletto su Enrico Mattei!

Enrico Mattei e Giorgio La Pira -fonte internet -
Enrico Mattei e Giorgio La Pira -fonte internet –

L’unico obiettivo raggiunto da questa ondata di terrore è la sospensione dei concetti di “Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza”. Non a caso a mio avviso, è stata colpita proprio Parigi.

Ma possibile che, solo a me e pochissimi altri, sembra, che l’unico obiettivo raggiunto, da questi attentati, sia proprio questo?

Praticamente nessuno ha posto l’accento sulle condizioni estreme di chi in quelle terre ci vive; di come sono le giornate della povera gente in Medio Oriente o in Africa, da anni, sicuramente troppi.

Mi pongo troppe domande in questo periodo su quanto sia strumentalizzata la comunicazione politica.

Sarà che da bambino sono cresciuto nel ricordo di un concittadino che in Medio Oriente e in Africa ha creato l’unico vero miracolo italiano, dando l’esempio al mondo di come si possa cooperare nei fatti, anche da petrolieri, con uno spirito cooperativo. Per modello di cooperazione, tralascio quelle organizzazioni che prendono i soldi dallo stato per dare ausilio ad extracomunitari sbarcati come rifugiati, prendo altresì a riferimento chi è stato esempio concreto di sviluppo comune, di uno sfruttamento delle risorse energetiche utili per la crescita pacifica dei popoli, senza l’avarizia propria delle lobby internazionali.

L’ENI di Enrico Mattei lasciava il 75%  degli utili ai paesi che avevano giacimenti. Garantiva un utile più alto delle “sette sorelle” americane che avevano coniato il concetto del “fifty fifty” (50 e 50) favorendo la crescita di tutte le popolazioni, arricchendo nel contempo l’Italia e coinvolgendo nella stessa crescita anche i paesi fornitori di materie prime, scongiurandone la rivolta con pretesti religiosi che celano da sempre in maniera del tutto evidentemente, quelli economici. Erano gli anni 50 e Mattei metteva in pratica i concetti di Fratellanza, Libertà ed Eguaglianza, quello che altri dopo di lui hanno subito nascosto sotto al tappeto.

Mi chiedo se la Francia, e mi riferisco all’istituzione statale, nelle sue ex colonie d’Africa per quanto tempo ha messo in pratica i valori propri dei suoi Padri Fondatori? Quanta libertà e quanta uguaglianza siano state esportate in quegli stati coloniali? Sono stati esportati di più i valori reali d’occidente o sono state importate più materie prime?

Per questi motivi credo sia utile parlare forte della politica economica internazionale inventata e messa in pratica in quegli anni proprio da Enrico Mattei, chiedendo, da italiani ai Francesi, di verificare bene quanto ancora il suo stato si stia impegnando a favorire condizioni la vita umane in Africa e in Medio Oriente e quanta cultura, solidarietà e welfare, stia lasciando ai popoli che sfrutta, sicuramente molto più dell’Italia, che dalla guerra non ha tratto storicamente grossi profitti.

(guardate il video)

 

Ricercare di rideterminare i valori di “Uguaglianza Libertà e Fratellanza” è la strada giusta da percorrere nel terreno di un’Europa politica ancora da costruire.

Le frange ISIS si assottigliano solo se si costruisce un dialogo reale con i paesi sfruttati, nemmeno più da aziende statali ma da lobby che oggi controllano le stesse nazioni da cui derivano, con la complicità di un sistema politico inetto, capace solo di sparare boiate mediatiche senza mai risolvere nulla.

Notte tempo, i francesi hanno bombardato la città di Raqqa considerata la capitale dell’ISIS, con diverse pressioni anche verso Assad che per aver chiesto indipendenza viene considerato un tiranno da tutto l’occidente (… e pensare che uno identico a Fabio Fazio possa essere un tiranno fa sorridere)

Scongiurare il dilagare di una guerra sanguinosa è l’unica strada da perseguire, almeno per noi italiani, che in quelle terre non abbiamo nulla da guadagnare direttamente.

Con la caduta di Gheddafi non ci sono più rapporti post coloniali, di fatto per l’Italia, personalmente chiederei proprio ad ENI, oggi se, nonostante le “nuove” scoperte fatte in Egitto, con questa situazione di crisi internazionale, sono maggiori i profitti dei giacimenti o vi è un calo?

Quindi penso sia indispensabile ricominciare a parlare di politica economica di solidarietà internazionale. Lo chiedo a quelli che, spero, raccolgano il mio invito, iniziando dagli amministratori delle città di Aqualagna e Matelica, le fondazioni su Enrico Mattei del territorio, i veterani SNAM e ENI; sono convinto che dare risalto proprio alla politica economica di quegli anni, possa essere un contributo essenziale per rielaborare il concetto di “rapporti di sviluppo internazionali” attraverso la raccolta di informazioni da parte di chi ha vissuto questo periodo, i portavoce di un modo di fare economia reale, non solo finanziaria, che è stato l’unico in grado di far risollevare intere popolazioni compresa l’Italia.

Visto che tutto è in mano alla comunicazione, diamo voce a questi concetti reali che hanno funzionato fino agli anni sessanta, e che ci hanno fatto crescere tutti a pari livello.

Affinché “Eni’s Way” possa tornare ad essere una frase di senso compiuto oltre che uno slogan.

Facciamo un forum sull’economia di sviluppo “solidale” di Mattei, facciamo parlare Benito Li Vigni, portiamo testimonianze e ricordi di metodi politici come quelli di Giorgio La Pira, cristiano convinto, era stimato anche da Imam Musulmani; parliamo di Vanoni o altri uomini delle istituzioni del tempo, poniamoci domande su quanto sia impossibile vivere in questo liberismo sfrenato.

Partiamo quindi dal basso, proprio da quei comuni che ogni anno portano il fiore sulla tomba di Enrico Mattei, per i quali sicuramente ci sarebbe un grande accrescimento culturale, ancor prima di un aumento degli arrivi turistici, vista la tremenda attualità del tema. Approfondire quelle gesta da un punto di vista culturale economico e sociologico, ne risulterebbe un beneficio per l’Italia ed il resto d’Europa, forse il mondo intero sarebbe chiamato a svegliarsi da questo torpore voluto da chi, in questo terrore, trae profitti.

Chiamiamo i mass media tradizionali e se non ci ascoltano, comunichiamo tutto col passaparola, faremo una comunicazione a macchia d’olio perché questi concetti, spero, non interessino agli imbecilli!

E’ importante per il mondo, ribadire la nostra cultura occidentale di pace, di libero culto e di pensiero, pretendendo esclusivamente che siano chiari a tutti i concetti di “Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza”, oggi se ne ha bisogno più di sempre!

L’Europa muta, il mediterraneo in fiamme, nessuno però parla di Mattei

Foto del Raìs bruciata - Fonte Internet -
Foto del Raìs bruciata - Fonte Internet -

1955 – Enrico Mattei ruppe il cartello petrolifero delle 7 sorelle americane offrendo all’Iran non più il 50-50 classico dello schema anglosassone, ma il 75%, trattenendo per l’ENI il 25%. Fu accusato dal New York Times di avere rotto gli equilibri del mercato dei prodotti petroliferi scavalcando gli interessi di grandi compagnie petrolifere e compromesso futuri equilibri politici.

Oggi il mediterraneo è in fiamme e l’Europa è muta, ed il costo del carburante è alle stelle. Non so voi ma io vivo nel dubbio che, stremati, quei popoli, fra le invasioni di profughi in Tunisia, (altro paese in rivolta) gli esodi verso i confini della Libia, e gli sbarchi a Lampedusa, arrivino ad organizzarsi e far blocco contro chi, esclusa la parentesi Mattei, ha fatto affari sottraendo materie prime per decenni, pilotando talvolta sostegni o delegittimazioni di regimi autoritari al solo scopo di aumentare “approvvigionamenti di benessere” a discapito di chi, però oggi l’alternativa se la sta creando.

Credo che una gran parte di questo benessere di cui ci siamo vantati fino ad oggi, viziato dalle forze del mercato, lo dobbiamo anche anche a cittadini sfruttati e che oggi nonostante tutto ci chiedono solo solidarietà. In questo scenario facilmente comprensibile non si può rimanere muti, e impassibili perché un atteggiamento del genere non farebbe altro che accelerare inevitabilmente il declino dell’occidente come lo intendiamo oggi.

Dovremmo pretendere azioni solidali con queste genti che vogliono una loro libertà, una loro democrazia.

Perché nel nostro egoismo non possiamo continuare a pensare questi popoli come extracomunitari da 3° mondo, o “lava vetri” del futuro, perché non sarà questo l’epilogo della dignità di questi stati. Dobbiamo e possiamo riflettere sui fatti da cittadini, possiamo iniziare da qui, dall’Italia, dalle terre del Rinascimento, dell’arte e della cultura, da dove Mattei ha attinto in passato forza lavoro cominciando il primo processo di globalizzazione ed esportazione di “Know How” imprenditoriale e solidale nel rispetto dei ruoli e degli uomini.

Facciamo qualcosa prima che si apra questo “Vaso di Pandora”

Orgoglio e porcherie !

Noi sentiamo che altri paesi anelano alla libertà e alla giustizia e sappiamo che soffrono e muoiono per esse … Le tradizionali barriere costruite per la difesa degli interessi particolari, o anche solo giustificati da un’angusta visione del mondo, dovranno cadere nel riconoscimento dell’identica e universale parità dei diritti degli uomini alla vita e al benessere. Storicamente la competizione fra i popoli che si è venuta trasferendo dal terreno strettamente politico a quello economico, può e deve rimanere una competizione pacifica. Essa impone però l’esclusione di ogni forma di ricatto o di intimidazione e non è compatibile con le ingerenze indebite dei paesi economicamente più forti nella vita interna di quelli più deboli. Bisogna fare in modo che il colonialismo, ormai universalmente condannato, sia soltanto un triste ricordo, un triste ricordo del passato, e non resista o cerchi di sopravvivere sotto diverse ma non meno gravose forme.

Enrico Mattei, discorso di Torino del 1 ottobre 1961

Un uomo che ha vissuto nella mia cittadina per diversi anni prima di fondare la più grande impresa energetica italiana. L’imprenditore dello stato, certamente uno che ha contribuito alla crescita economica e al “miracolo italiano” del dopo guerra.

Il suo modo di operare, la coerenza, la sua visione politica oggi sicuramente annebbia tutti i dirigenti contemporanei. La sua visione realistica di una possibile convivenza dimostrata coi paesi arabi, lo ha portato a morire in un attentato aereo. Essere italiani oggi vuol dire anche seguire le possibili rotte tracciate da visionari italiani, sicuramente più realisti degli ipocriti di oggi. Quando sento i talk show in TV parlare di rifinanziamento ai nostri soldati in missione di pace, quando leggo di ex ministri che non sanno chi gli ha pagato la casa, o di ministri in carica che spendono 3 o 4 parole di cordoglio per ragazzi morti in una terra straniera e poi però in fretta specificare e chiarire posizioni sul calcio italiano, oppure glissare su argomenti scottanti e magari dire “domani ne parliamo del format di questo programma che contesto perchè non equilibrato nelle rappresentanze…” , oppure assistere nel mio piccolo alla tragedia di intere famiglie strozzate dalla crisi (anche io fra l’altro non ho un euro, ma la mia famiglia mi aiuta) e vedere una classe dirigente esibire i propri lussi fregandosene di chi sta peggio, anzi emettendo ordinanze assurde allo scopo di far chiudere magari baristi onesti.

Soprattutto quando assisto a questo sonno profondo e questa ansia depressiva dell’intera società, capisco perchè oggi non si parla più di questo grande matelicese.

Probabilmente non c’è più posto per i veri grandi uomini. Queste porcherie sono il segno del vero declino sociale a cui, può e deve rispondere solo ed esclusivamente la società civile nelle proprie forme di partecipazione alla vita pubblica.