Archivi tag: natura

Solstizio d’Inverno in percentuale

Oggi è il solstizio d’inverno ma le percentuali sono molto basse. Sembra quasi che il Padreterno, Madre Natura o chi per loro dovessero verificare come sia lo spread per far cambiare stagione. Il mondo non vive in base ad esigenze economiche, gira finché non si stanca di sopportarci senza tenere conto del deficit delle democrazie o di altri regimi più o meno popolari o populisti che cercano di orientare gli scenari economici.

Questa storia delle percentuali del 2,4% e del 2.04% mi ha stancato sul serio.

Nella fattispecie ho paura che dietro a tutto questo ci sia, da una parte la solita politichetta italiana che gioca a dadi con l’Europa e, dall’altra, una serie di gruppi finanziari affamati di speculazioni. 
In mezzo, incastrata come in una morsa da meccanico, c’è l’economia reale, fatta di piccole e piccolissime realtà che fanno fatica a decollare come le startup, o che continuano a scomparire come le botteghe artigiane, perché prese in giro in modo incessante da un sistema sempre più convinto di poter fare a meno di tutto e tutti.
Facciamo un giro nei piccoli paesi morenti per renderci conto di come continuano a spopolarsi, poi andiamo a vedere come ‘scoppiano’ in tutti i sensi le grandi città. 

Quante iniziative inutili vengono finanziate alla carlona, in special modo se parlano di salvaguardia dei piccoli territori, quanti sono i progetti di rilancio che funzionano in tutta la penisola…? 

A furia di chiacchierare di Europa, di Pil, di deficit e di crescita, stiamo perdendo ‘valore reale’ ogni giorno, e questo valore perso non si recupera più, perché si chiama “abilità manuale” e si declina nella sapienza di “saper fare prodotti di qualità”. Ma a forza di fasciarci la testa per imparare ad usare una stampante 3d, non si trovano più prodotti durevoli e soprattutto Mestieri (con la M maiuscola) come i tornitori, gli stagnini, i sarti oppure i muratori professionisti che non vengono nemmeno considerati (su questi ultimi, vedi ricostruzione post “PulpSisma”). Tutto diventa sempre più approssimativo, fatto di corsa, fatto male, deve durare poco, dobbiamo correre. 
 

Il paradosso è che tutto quello che ci danno a bere, alla maggior parte della massa sta bene, perché è ammaestrata ormai, oppure demotivata e compra tutto quello che fa tendenza anche se non vale un cazzo. 

La stessa cosa vale per il cibo. Guardate la miriade di cultivar che stiamo perdendo, siamo sicuri di averne così tante ancora?

Ho paura quando vedo un prodotto ‘di nicchia’ in un supermercato perché, anche se costa come l’oro, non può reggere il sistema elevato di produzione in numeri da scaffale.

Da qualche tempo mi sono preso la briga di leggermi alcuni disciplinari di produzione DOP, IGP ecc… (chi mi conosce sa bene la mia estrema criticità all’IGP del Ciauscolo, metto il link ad un mio articolo di molto tempo fa), dopo un po’ che vado avanti a leggerne gli articoli, mi prende sul serio la voglia di bere il detersivo per i piatti e, vi assicuro, che non sono autolesionista, quindi magari opto per una “coca cola” almeno so di non sapere cosa bevo….

Oggi tutto viene reso estremamente immateriale e liquido da un capitalismo fatto di soli utili e da una politica che guarda esclusivamente l’immagine. 
Sembra che non ci sia più spazio per chi tenta di essere pragmatico nel risolvere questioni in molti casi anche estremamente semplici da sistemare, che magari, aiuterebbero a sopravvivere senza debiti o ansie. 

Cazzo oggi sono andato da un artigiano, uno bravo che il suo lavoro lo sa fare, sembrava fosse esaurito dietro una serie interminabile di questioni burocratiche. 
Per me è da questa stupida corsa all’immagine inutile ed utopica che derivano tutti i problemi di Pil deficit e di altra economia che non riguarda la sopravvivenza dignitosa delle persone ma solo il loro apparire belli fuori e vuoti dentro, per galleggiare in una società omologata e omologante.

Spesso quando finisco a pensare a queste cose qui, alzo lo sguardo, vedo la mattera in cucina che è di fine ottocento e mi rendo conto che è il mobile più antico della stanza e che però il suo lavoro di mobile lo fa meglio di tutti gli altri arredi più giovani e anche ‘componibili’. 
Non sono un economista e non voglio neanche esserlo, ma sono convinto che il consumo a tutti i costi sia l’unica delle ideologie che continuiamo a perseguire, di sicuro è anche l’unica più catastrofica ed inattuabile. Smettiamo di correre senza motivo prima che sia troppo tardi. Intanto il Natale arriva lo stesso insieme con la corsa accorata allo shopping, mentre dentro al significato di quella “Grotta” non ci guarda più nessuno, se non per farci speculazione di bassa politica.
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche giorno fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche giorno fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche tempo fa
Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

La Canapiglia e il Porciglione… un bel libro per ragazzi!

La copertina del libro
La copertina del libro

Un insieme di racconti scritti da un autore ambientalista, intento a sottolineare, durante la presentazione del libro di non potersi definire un vero scrittore ma che, al contrario per la qualità dei messaggi contenuti nei suoi testi, dovrebbe riceverne l’appellativo a pieno titolo.

Una mano convintamente animalista scorre fra le frasi di un libro di storie adatto sicuramente ai ragazzi e dedito anche a far riflettere i genitori. Roberto Cola ha ritirato fuori dal cassetto le sue fiabe costruite con una buona dose di fantasia come si conviene ad un libro di storie per bambini.

Ogni racconto è  accompagnato dalle illustrazioni serene e gradevoli nella loro spontanea leggerezza di una sognatrice poliedrica come Ania Pettinelli. L’intera pubblicazione per la qualità dei messaggi emanati dal testo e per la sua composizione illustrativa ricorda la maniera usata da Saint Exupery, ne “Il piccolo principe”. Dal libro, introdotto lo scorso sabato 15 gennaio presso la biblioteca Comunale di Matelica, dalla dott.ssa Alessandra Vitanzi, escono fuori animali parlanti, come la “Giraffa dal collo corto” che deve abituarsi a brucare l’erba per sopravvivere ed adattarsi alla sua condizione anomala; simpatica e riflessiva anche la storia di “Simone il piccione viaggiatore”, trasportatore di dispacci dall’animo pacifista, il quale nel leggerne casualmente uno sulla guerra, decide di non consegnarlo, evitando così anche il conflitto.

Una serie di storie semplici, leggere ma nel contempo riflessive, con lo scopo di trasmettere al lettore, sia esso bambino o adulto un messaggio di civiltà e rispetto per la natura. Non poteva che essere così il testo di un autore che nella vita reale presta opera volontaria in un canile addirittura presiedendolo, risultando quindi impegnato ogni giorno nella tutela degli animali.

Visitate anche il blog del Rifugio Colle Altino

Fotografie e pinzillacchere. “Atmosfere e dettagli” nelle “Visioni particolari” di Sara, di Enea, e del baratro della politichetta locale.

 

"La via delle Stelle" di - Enea Francia -
"La via delle Stelle" di – Enea Francia –

 

Due ragazzi, fotografi per passione allestiscono una mostra nel contenitore culturale “Ottobre piovono Libri”. Un invito formulato loro dalla biblioteca Comunale “Bigiaretti” di Matelica organizzatrice dell’evento. Orgoglio dei due giovani artisti alla richiesta di collaborazione “istituzionale” in un interessante contesto intellettuale. A mio avviso quella di inserire, “proprio quelle foto” in un contesto letterario è stata davvero una scelta azzeccata perché dietro quelle immagini ci sono vere e proprie storie. “Atmosfere” che raccontano le passioni dei due artisti, il loro modo di vedere e raccontare il mondo nei “dettagli” immortalati in quelle immagini. Tecniche intelligenti di ricerca fotografica come lo “star trails”, fotografare il movimento delle stelle comunicando l’impercettibile ma inevitabile scorrere del tempo. Il dettaglio delle emozioni suscitate da un paesaggio piuttosto che da una  Ducati d’epoca, orgoglio di un’italianità che andava, un tempo, incontro ai “contenuti innovativi” nei progetti, piuttosto che arroccarsi dietro l’aspetto meramente commerciale come si fa oggi. Enea ha descritto tutto questo, e Sara con l’eleganza, la sensibilità  e l’intelligenza propria di una donna ha messo a fuoco i “particolari” intrinseci nelle sue “visioni”. Cose, persone, animali e gesti che circondano lei e, gran parte della società di oggi.

 

"Closed" di - Sara Noè -
"Closed" di – Sara Noè –

 

Un grosso lucchetto che rappresenta la condizione dell’uomo imprigionato nella sua fragile e sterile esteriorità; oggetti che esprimono nella loro estrema casualità, equilibri di una eleganza straordinaria ed un allestimento estremamente sobrio ma assolutamente significativo come la volontà di appendere le opere con mollette di legno a richiamare i panni stesi in attesa del “vento” dei visitatori. Io questi contenuti e molti altri che non sto a descrivere, li ho trovati fra le foto di Enea e Sara, presenti con i loro lavori a palazzo Ottoni, credo, fino a lunedì prossimo, (anche se spero che allunghino il periodo).

Emozioni e storie, raccolte in quelle immagini e completamente calpestate dai fatti che vengo a raccontare di seguito. Venerdì scorso viene inaugurata la mostra, sabato con stupore di tutti (sembra sia rimasta stupita anche la bibliotecaria), viene preparata la sala per un banchetto, il raduno dei quarantenni, autorizzato dal Sindaco, fuori ovviamente dal contesto letterario dell’intera manifestazione che comprende ovviamente anche presentazioni di libri ecc. Per tutta la giornata di sabato l’accessibilità alla sala è stata lesa dalla presenza di tavoli e successivamente, durante la cena, il banchetto si presentava aperto solo agli iscritti. Leggo stamattina sul Resto del Carlino che esponenti dell’opposizione hanno denunciato l’utilizzo di luoghi pubblici per scopi privati, (denuncia condivisibile) e che la mostra sia stata semidistrutta (baggianata incredibile) formulando, nei fatti, un invito seppur implicito a non andare a vedere il lavoro gratuito di questi due artisti e delle loro foto perché oramai “semidistrutto”.

Essere prima invitati in via istituzionale con la presenza in cartellone, poi snobbati da un banchetto, ed infine  letteralmente dati per “semi-distrutti” sui giornali credo che non sia stata una bella sensazione per Enea e Sara. Io invito tutti ad andare a visitare queste opere presso palazzo Ottoni perché le foto ancora ci sono, non sono andate distrutte, la cosa grave è che, ancora una volta, per semplice e pura ignoranza di quasi tutta la classe politica (di destra e di sinistra,  di gran parte della maggioranza e dell’opposizione) sono stati messi in secondo piano i contenuti e la possibilità di riflettere, con una critica sui contenuti espressi da chi con quelle foto ha voluto esprimere la volontà di raccontare “qualcosa”. Un qualcosa a cui la classe dirigente oramai ha rinunciato del tutto arroccandosi nella bulimia del gossip di giornata, che probabilmente credono più redditizio in termini di immagine rispetto al considerare i contenuti di chi, a differenza loro, ha ancora qualche cosa da raccontare, magari con delle immagini, magari, per il semplice gusto di farlo.