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“Felici sono quelli”

Quando Camille dal Brasile mi invia una sua poesia io sono sempre contentissimo per due motivi: il primo è che scrive in italiano meglio di me, il secondo è che le sue frasi sono leggere come il vento. Grazie.

Felici sono quelli che amano ancora.
che sanno amare per amare,
Senza pretese, 
Con buone intenzioni.

Felici sono quelli
Che donano la loro compagnia,
E si approfittano di questa, 
Per i sorrisi e gli abbracci scambiati.

Felici sono quelli,
Che non sarebbero mai rimasti al telefono in compagnia,
Non sarebbero mai scortesi,
Perché conoscono il dolce sapore di essere gentili. 

Felici sono quelli che sanno condividere. 
Che rispettano la parte dell’altro,
Che rispettano lo spazio dell’altro,
E sono consapevoli di ciò. 

Felici sono coloro che tengono in considerazione 
le parole ascoltate e quelle dette, 
Anche se in una stupida conversazione.

Felici sono quelli che sbagliano. 
Comunque, va bene… 
Riconoscono i loro errori
Con dignità.

Felici sono quelli che insegnano,
E hanno sete di imparare. 
Che “decostruiscono”, che costruiscono, 
Che ricostruiscono. 
 
Felici sono quelli,
Quelli, siamo noi.
Noi, siamo felici. 
 
Camille Relvas.

Di seguito il testo in Portoghese.

“Felizes são Aqueles”.
 
Felizes são aqueles que ainda amam. 
Que sabem amar por amar,
Despretensiosamente, 
Com boas intenções. 
 
Felizes são aqueles 
Que doam sua companhia, 
E que se aproveitam desta, 
Pelos sorrisos e abraços trocados. 
 
Felizes são aqueles, 
Que jamais ficariam ao celular em companhia, 
Jamais seriam indelicados para tanto,
Pois conhecem o doce sabor da gentileza. 
 
Felizes são aqueles que sabem dividir, 
Respeitam a parte do outro, 
Que respeitam o espaço do outro,
E sabem a importância disso. 
 
Felizes são aqueles que têm consideração
pelas palavras escutadas
E as ditas, 
Mesmo que, em uma conversa boba. 
 
Felizes são aqueles que erram, 
Mas tudo bem… 
Eles reconhecem seus erros
Com dignidade. 
 
Felizes são aqueles que ensinam, 
E têm sede de aprender 
Que desconstroem, que constroem, 
Que reconstroem. 
 
Felizes,
São aqueles,
Aqueles, somos nós
Nós, somos felizes. 
 
Camille Relvas.
La felicità sono quei bambini che giocano con tutto.
La felicità sono quei bambini che giocano con tutto.

Mi son guardato vecchio

Mi sono guardato vecchio.

Il mio riflesso da vecchio, di fronte ad uno specchio.

Ho visto rughe che ancora non erano cresciute. 

Ho voluto vedere la mia faccia da scemo 

quando sarei dovuto essere più saggio.

Mi sono guardato vecchio, veramente, 

e anche senza nostalgia, evidentemente.

Ho riflesso quella immagine sorniona, 

emozionata e malinconica dietro la porta 

celata in uno specchio della mente.

Una porta che sbatte, una donna che urla 

ma era solo il mio amare incompetente. 

Ho visto me stesso in una tavola rotonda, 

dove si era tutti uguali anche se diversi, 

ma con gli stessi ideali dati per persi.

Sarò un incubo o una speranza, 

diverrò una canzone o un’esequia, 

forse, uno scenario lugubre o divertente? 

Domande interessanti, ma io ero diventato vecchio. 

Punti interrogativi, negoziazioni facili, speranze malinconiche, 

sentimenti messi dentro ad una favola reale 

che ci fa esseri pensanti.

Sono tornato a respirare la primavera sorridente, 

senza ripensare più di tanto al tempo che passa.

Ero tornato al presente, qui ora e per sempre.

Io in montagna non sono ancora tanto vecchio. :D
Io in montagna non sono ancora tanto vecchio. 😀

Saluti dall’Eremo dei Frati Bianchi a Cupramontana.

Cupramontana è per me un posto magico dove ogni tanto trovo momenti di rifugio. Saltuariamente devo tornarci, anche solo per un’ora, vado al paese di mio padre, una parte della mia famiglia ha origini li e, quel posto lo sento come una seconda casa dove, però, non ho mai vissuto. I dintorni del paese sono pieni di fascino. L’Eremo delle Grotte o dei Frati Bianchi ne è forse la parte più ricca di significato e di spiritualità.

Il campanile dell'eremo
Il campanile dell’eremo

Proprio mio padre mi racconta dei lunedì di Pasqua della sua infanzia trascorsi lì, con la famiglia, quasi a scacciare i pensieri e le fatiche giornaliere di un dopoguerra faticoso anche se pieno di speranze. L’eremo in realtà infonde una tranquillità unica grazie allo straordinario equilibrio naturale. Una flora ricchissima, fresca nei colori e variegata di forme ed eleganze disposte in maniera magistralmente casuale. In questo contesto è facile immaginare addirittura apparizioni di Maria Vergine in una carrozza, come narrano le storie di paese.

Questo straordinario patrimonio di arte e cultura certamente con forti connotazioni cristiane è colmo di un’aurea mistica e filosofica che lo fanno apparire qualcosa in più di un luogo di culto. Facilmente raggiungibile, a poca distanza dal centro di Cupramontana, in quest’eremo è probabile che si  sia instaurata la coltura della vite, proprio a cura dei monaci dal saio bianco, che oggi con il Verdicchio dei castelli di Jesi è un vero e proprio “must” (emblema) di connotazione territoriale.

La tradizione vuole che la prima grotta sia stata  scavata da San Romualdo intorno al secolo XI, i frati dei primi insediamenti ci vivevano nelle grotte scavate da loro stessi e furono perseguitati dall’inquisizione per il loro vivere in povertà. Si hanno notizie di insediamenti fino al 1500 fino all’insediamento dei Camaldolesi, da qui il nome Eremo dei Frati Bianchi per le vesti che contraddistinguono l’ordine ecclesiastico. Il dettaglio delle fonti storiche potete trovarlo qui, descritto in maniera molto esaustiva e con puntuali riferimenti ai vari periodi storici.

L’eremo dei Frati Bianchi ad un primo sguardo ricorda un po’ la struttura varia e complessa dei sassi di Matera. In realtà andando a scoprire le funzioni ecclesiastiche e di meditazione, oltre alla conformazione geologica del luogo, le similitudini con Matera secondo me aumentano anche se, chiaramente la struttura cuprense non è enorme; tuttavia, se Matera è stata definita da UNESCO un “Paesaggio culturale” l’Eremo delle Grotte è sicuramente uno scorcio sulla profondità della mente, un posto dove passare tempo a meditare riflettere, avvicinarsi a cercare di comprendere se stessi, immersi in un equilibrio di armonie completo, un posto per risanare anima e corpo. Una passeggiata nel primo pomeriggio di un giorno di inizio primavera è un toccasana per corpo e anima.

 

L’irrefrenabile costanza dei sogni

Si sfioravano le labbra ad occhi chiusi, come nei sogni. Più del sesso che si accendeva tra di loro, c’era quell’atmosfera di calore, di cose dolci, di un posto sicuro, ovunque. Perché in quei baci si celava il profumo dolce di casa. In qualsiasi parte del mondo se li fossero scambiati, la dolcezza di quei momenti era sublime e costante. Un momento di delicata essenza del vivere per sognare.

Mary era lì di fronte a John, in un tempo indeterminato di un posto qualunque nel mondo, consapevoli della sola volontà di riprendersi la loro vita. Ad ogni costo, inseguire quella pragmatica utopia di essere felici. In fondo, dentro quei baci erano racchiusi momenti che avrebbero lasciato un sapore indelebile nelle loro anime.

La forza di quel volersi entrambi, nonostante tutto, era irrefrenabile, accarezzava i loro cuori portandoli dentro un volo di sola andata per la felicità. Mozzafiato, la costante volontà di incrociare di nuovo i loro sguardi, dare aria ai loro gemiti, per riuscire a nutrire un’irrefrenabile voglia di respirare la vita a pieni polmoni.

times square

Una luce nel buio!…esistere

Una luce nel buio... di un vicolo qualunque a Ceprano (FR) - Marco Costarelli
Una luce nel buio… di un vicolo qualunque a Ceprano (FR) – Marco Costarelli

 

La notte delle luci stanche di un centro storico deserto,

un silenzio assordante, rotto dal fruscio delle foglie mosse dal vento.

Una sera di febbraio, passeggio, solo, rifletto, sorrido e,

mi accorgo di essere tornato a stupirmi delle piccole cose.

Attorno a me qualche gatto che attraversa la strada, furtivo,

un gruppetto di amici, si fumano il domani di fronte ad un bar.

Cammino a passo lento, una serranda si chiude, ripenso al mio ieri;

ripercorro i miei ricordi, galleggio nel passato, chiudo gli occhi.

Mi scruto dentro, un flash di un bacio rubato, un sorriso sincero,

una donna innamorata, la cheesecake al limone, un coniglietto nano.

Sorrido alla mia realtà di oggi, cerco di prendere la pazzia dei saggi,

a passo lungo, torno nella mia stanza, in questa sera calda d’inverno.

Solo, scrivo, un sorso d’acqua e una sigaretta, mi addormento e…

inizio a comprendere che si esiste sempre oppure non si esiste mai!

Marco Costarelli

…se stessi

 

ulivi dietro al recinto - foto di Marco Costarelli
Ulivi dietro al recinto – foto di Marco Costarelli –

Provare per un attimo a rileggersi dentro.

Trovare sentimenti in se stessi, ritrovarsi affascinati dalle piccole cose.

La bellezza della semplicità in tutta questa confusione.

Se rinasco sarò folle e caparbio,

farò dei miei sogni le mie spade e,

dei miei incubi, i miei scudi.

Mentre osservo il cielo,

il vento dei ricordi stabilizza i miei pensieri.

Osservo la tranquilla e contorta sopravvivenza degli ulivi,

quando respiro la mia terra, mi ricordo chi sono.

 

Frastuono arido

Raffaello in maschera
Raffaello in maschera

Circondati dagli stupri della bellezza, dall’assordante peso dei rapporti umani, dai social network, dalla comunicazione di massa,

ci si ritrova a rinnegare il senso leggero di un sorriso, di una risata, di quattro chiacchiere, del riflesso inestimabile di un’opera d’arte, della manualità di un mestiere, delle radici del passato.

Affannati ed in corsa per un traguardo che non c’è, si generano vizi come cancri imbevuti di malaffare,

ipocrisie nefaste che sciupano la parte buona dell’anima.

Certi di un’autorità maturata su questo terreno arido, ci si autoalimenta nella convinzione di una via falsamente giusta, come viziati da una sempre più incolmabile lacuna dell’anima.

Soffocati dalla comunicazione indotta del peggio del nostro tempo.

Rimessi a lustro da anni di inefficaci guerre di potere fra chi logora e chi si fa logorare.

Inermi in tutto ciò gli uomini divengono i nuovi schiavi dei tempi moderni.

Trovare il senso…

Solitudine bianco e nero
Solitudine bianco e nero – foto di Enea Francia

Trovare il senso delle cose,verificare se tutto può essere allineato.

Pensare, tacere, parlare, ridere, soffrire poi rinascere.

Essere qualcosa di diverso, di irripetibile, decidere se tutto fa parte di noi stessi.

 

Riposto in un cassetto dei ricordi, quell’oggetto che ti dice chi eri, non si muove,

ti guarda in silenzio, aspetta di essere raccolto, usato, attende il tuo coraggio di bambino.

 

Fregarsene delle opinioni della gente che ti osserva

come cornacchie appese al filo della pubblica ipocrisia,

gracchianti e avide, mentre tu sei il contadino che

sta seminando al meglio il campo della vita.

 

Sentirsi un seme di quel campo, in attesa di germogliare di nuovo,

apparentemente sordo al fastidioso e stridente gracchiare degli uccellacci.

In solitudine, nell’attesa inerme che qualcosa possa sbocciare di nuovo.

Qualcosa che riesca a dare un senso al tutto.

Qualcosa che sia in grado di tracciare il solco,

per tornare a sorridere e a capire chi sono.

 

La settimana ottimistica

"Autunno" - di Enea Francia
“Autunno” – di Enea Francia –

Buona settimana a chi sorride o vuole far sorridere consapevolmente.

Buona settimana a chi si sente circondato da cretini, a chi soffre a chi fa soffrire o a chi “non riesce più a sentire niente”.

Buona settimana a chi crede ancora nel tricolore, sbiadito, stanco e portato avanti troppo spesso da incompetenti.

Buona settimana a chi sta in crisi, e siamo tanti … e siamo troppi.

Buona settimana ai galoppini a chi dice tutto e niente, a chi promuove la sua inutilità.

Buona settimana a chi sta troppo zitto e a chi parla troppo come me.

Buona settimana ai ricchi ma, soprattutto, buona settimana a chi non ha niente.

Buona settimana a chi fa l’elemosina per farsi vedere, ma di più, a chi fa del bene in silenzio.

Buona settimana agli arrampicatori sociali e soprattutto a chi si arrabatta per poter campare.

Buona settimana al Papa che oggi è l’unico che sta cercando di cambiare qualcosa.

Buona settimana ai politicanti camerieri dei potenti, ma di più a quelli che credono ancora agli ideali e ai valori.

Buona settimana alle lobby finanziarie e potentati di banchieri che alla fine se la cavano sempre, ma soprattutto,

buona settimana a chi ha il mutuo da pagare e una famiglia da mantenere, con un lavoro troppo spesso ingiustamente straziante e altalenante.

Buona settimana a chi ogni giorno riesce ad alzarsi nonostante tutto.