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Se delle varie realtà particolari, non frega più niente a nessuno, …perché indignarsi per il TTIP ?

Era il 1974, Pasolini parla di regime della civiltà dei consumi, vedete il video poi leggete il pezzo se avete finito di struccarvi da “zombie idioti”. Questa intervista sembra fatta oggi! Ecco perché me ne frego del TTIP e di tutte le puttanate che sparano i politici. Tanto sono tutte strategie per far ingerire la pillola e far in modo che niente possa cambiare in meglio. Oggi paradossalmente occorrebbe essere “tradizionalmente anticonformisti”. 

Quella omologazione che il fascismo non è riuscito ad ottenere, il potere della civiltà dei consumi, riesce ad ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini, che l’Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato. Questa acculturazione sta distruggendo l’Italia. Quello che posso dire è che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi.

Pier Paolo Pasolini a Sabaudia, Febbraio – 1974 –

La gente che ha fatto ore di fila per vedere un padiglione dell’Expò dove ci stanno pezzi di plastica a forma di cibo, è lo specchio di una civiltà inutile. Mi domando ma un giro per i paesi vi da proprio fastidio? Parlare con i contadini, respirare l’odore delle case di un borgo, i primi camini accesi, si scopre sempre qualcosa di nuovo e trovi sicuramente una sorpresa più genuina dietro un sorriso di un anziano o di un bambino.

Dopo aver sparato 4 miccette per Halloween ed essersi tolti il trucco da “zombie rincretinito”, mi piacerebbe fare quattro passi all’aria aperta. Tanto per respirare un po’ di aria fresca e, magari, capire che la vera bellezza sta dentro i luoghi che snobbiamo di più. Un piccolo borgo, un centro storico, un pezzo di natura ancora in equilibrio con gli uomini.

Camminando per i vicoli dei paesi, non rimane quasi più nulla delle varie “realtà particolari”, le realtà che hanno caratterizzato da sempre l’Italia, sono sempre più assottigliate, e più le istituzioni e la politica parlano di agire per salvaguardarle, sempre più spesso, per colpa di ignoranze e superficialità, si scrivono normative o leggi che ne favoriscono l’effetto opposto, quindi la scomparsa. Se avete tempo, cercate di leggere cosa ci sia scritto nei disciplinari di produzione  IGP, DOP, DOCG ecc. di diversi prodotti.

La stragrande maggioranza di queste sigle sono regolate da norme che ne ammettono spesso l’utilizzo di conservanti per l’esigenza, dicono loro, di sostenere il mercato. Allora mi domando se esiste una Denominazione di Origine Protetta perché la tendenza è quella di affrontare il mercato? Tanto varrebbe scrivere “Promozionale” invece che “Protetta”. Viceversa se si vuol “proteggere” un determinato prodotto, lo stesso andrebbe reso puro dall’aggiunta di “roba chimica”.

Bisogna capire che ci sono prodotti di eccellenza e alta manualità che non devono essere fatti per il mercato ma andrebbero tutelati proprio dal mercato stesso. Andrebbero trattati al pari delle opere d’arte di un museo.

Ecco perché, in fondo, diviene ovvio che l’Organismo Mondiale della Sanità lanci l’allarme sulle carni e sugli insaccati. Quindi, da una parte le lobby della soia e multinazionali come la Monsanto che premono per una omologazione che ci porta a marcire, dall’altra le istituzioni regionali e locali che permettono di vagliare disciplinari per insaccati estremamente discutibili, dove si ammette ad esempio l’uso del salnitro o di altri conservanti, quando tradizionalmente questi non c’erano, quindi la conseguenza è che, anche il prodotto alimentare che lo contiene, per la proprietà transitiva, diventi potenzialmente cancerogeno.

Il problema non ci sarebbe se ricominciassimo a riconsiderare “le varie realtà particolari”, la straordinaria varietà dei nostri prodotti territoriali, le manualità che forse ancora sopravvivono nei piccoli borghi. Tutti questi allarmi non ci sarebbero se invece di andare al centro commerciale a stressarci tra gli scaffali, iniziassimo a camminare per le strade provinciali e per le colline e/o andassimo nei caseifici, o nelle salumerie di campagna, parlassimo ai contadini o vivessimo più a contatto con la realtà.

Se invece, tolto il trucco da zombie per Halloween, preferiamo far 50 km di autostrada per vedere l’ultimo mobile da montare all’IKEA, mangiando per pranzo un Hamburger e una bibita fresca, fanno bene a far passare il TTIP, non avremo più barriere per marcire tutto l’anno da zombie rincoglioniti e spenderemo ancora meno per comprare stronzate, mangiare schifezze e decontestualizzare completamente le nostre identità.

Buona domenica a tutti bella gente!

Una delle strade di provincia dove scorgi paesaggi che la civiltà dei consumi riduce in un poster
Una delle strade di provincia dove scorgi paesaggi che la civiltà dei consumi riduce in un poster

Italiani … siamo una manica di coglioni! (e scusate il francesismo)

spatizione Africa - fonte internet -
Spartizione Africa – fonte Internet –

Siamo una manica di coglioni! Parliamo tutti, ci facciamo le fotine su facebook, rompiamo le palle perché non ci sta bene niente e poi però ci teniamo una classe politica di persone che è raccapricciante.

Tutti contenti perché è uscito di scena Berlusconi e adesso troviamo gente anche peggio. L’italiano medio tende a votare il peggio! Si fa pigliare per il culo, ci si diverte secondo me, è masochismo, di maggioranza e di opposizione!

Se penso che l’opposizione sia Salvini o Grillo, ora come ora piango follemente.

Scrivo questo pezzo perché ho fatto una piccola riflessione poco fa riguardo alla crisi europea e ai legami di forza internazionali tra stati appartenenti all’UE.

Ho iniziato a riflettere e indagare un po’ e mi sono reso conto che dopo l’uccisione di Gheddafi il nostro Paese, l’Italia non ha più rapporti o benefit di carattere NeoColoniale da parte di nessuno stato africano.

L’ENI in Camerun è sparita del tutto, e con essa la politica energetica di Enrico Mattei (un grande visionario, mio concittadino). Personalmente ho notato, nonostante il pochissimo tempo che sono rimasto lì, che la materia prima viene presa pesantemente dai neocolonialisti che abbattono pezzi di foresta come se, …non ci fosse un domani.

Ovviamente la lingua madre li è il Francese, i camion sono tutti di una casa auto Francese fate due conti su chi porta via le materie prime e poi rompe i coglioni e chiude le frontiere a Ventimiglia! E scusate di nuovo per il francesismo!

Quindi da una parte abbiamo la “erre moscia” che porta via materie prime come fanno anche altri stati dell’Europa del nord e noi italiani, che invece non prendiamo manco le briciole, anzi spesso siamo considerati una estensione dell’Africa, fra l’altro, la placca tettonica è la stessa.

Allora in maniera democratica sarebbe una bellissima risoluzione mediatica quella di prendere posizione come Stato membro minacciando l’uscita dell’Italia dall’UE se i neo coloni non approvano interventi LEGISLATIVI presso i loro sovrani di cartone africani, di salvaguardia ambientale e di bonifica delle aree, con finanziamenti propri, cioè degli stati membri (invece di rompere le palle a Ferrero per le palme quando loro tolgono i Baobab ad esempio) l’Italia rimane in Europa altrimenti saluta cortesemente e se ne va!

L’italia sarebbe l’unica in europa nelle condizioni di regolare questa mediazione politica perché ha più credibilità della Grecia e non ha nessun rapporto con le vecchie colonie. Quindi, invece di star li a dibattere sulla moneta unica, forse, un intervento massiccio in quelle zone per “TUTELA AMBIENTALE” e non “CEMENTIFICAZIONE SELVAGGIA” ristabilirebbe un equilibrio tra tutti i paesi della cosiddetta eurozona.

Ma io per i benpensanti “vaneggio” e andassero a cagare anche i benpensanti!

Rifiuto di ritirare la scheda – Astensionismo attivo – norma di riferimento.

Viste alcune richieste di spiegazioni specifiche, riporto un estratto dalla circolare del Ministero dell’Interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali – Direzione centrale dei servizi elettorali –

Perché in Democrazia è importante far valere il proprio pensiero e non complicare il lavoro nei seggi.

Mi scuso ma ho ritirato copia cartacea solo stamattina presso il comune.

 

o) RIFIUTO DI RITIRARE LA SCHEDA
   Al fine di assicurare la speditezza e la regolarità delle operazioni di voto, si rappresenta l’esigenza che i presidenti degli uffici elettorali  di sezione vengano sensibilizzati, attraverso i sindaci, affinché sia predisposta ogni idonea misura per evitare il verificarsi di situazioni che possano rallentare la procedura di voto all’interno del seggio, con conseguenti perdite di tempo penalizzanti per gli elettori in attesa di votare e per il regolare svolgimento del procedimento elettorale.
   Si ritiene utile fornire alcune indicazioni in merito ad un’eventuale forma di astensione dal voto che possa concretizzarsi presso il seggio con il possibile rifiuto della scheda o delle schede elettorali e con eventuale richiesta di verbalizzazione di dichiarazioni di astensione, di protesta o di altro contenuto.
   Si ritiene che, in tali evenienze, il presidente del seggio -al fine di non rallentare il regolare svolgimento delle operazioni – possa prendere a verbale l’eventuale protesta dell’elettore ed il suo rifiuto di ricevere la scheda o le schede, purché la verbalizzazione sia fatta in maniera sintetica e veloce, con l’annotazione nel verbale stesso delle generalità dell’elettore, del motivo del reclamo o della protesta, allegando contestualmente anche gli eventuali scritti che l’elettore medesimo ritenesse di voler consegnare al seggio.
   Per quanto attiene alla rilevazione del numero degli elettori, si rammenta che coloro che rifiutano le schede non dovranno essere conteggiati tra i votanti della sezione elettorale, anche se il rifiuto venga esplicato in un momento successivo alla “registrazione” presso il seggio (cioè in un momento successivo a uno o più dei seguenti adempimenti: annotazione degli estremi del documento personale di riconoscimento e firma dello scrutatore nell’apposita colonna della lista elettorale sezionale a fianco del nome dell’elettore; apposizione del timbro e della data nell’apposito spazio della tessera elettorale personale; annotazione del numero della tessera stessa nell’apposito registro in dotazione al seggio, con a fianco il numero di iscrizione nella lista sezionale dell’elettore medesimo).
   All’atto del rifiuto della scheda, ove si sia provveduto a una “registrazione” dell’elettore, nei sensi anzidetti, nella lista sezionale e nel registro per l’annotazione del numero delle tessere occorrerà provvedere, nei relativi riquadrie colonne dei medesimi documenti, ad una ulteriore annotazione (ad esempio con la dicitura: “NON VOTANTE”); nel caso in cui presso il seggio si svolgano contemporaneamente più consultazioni, lo scrutatore ne prenderà nota,negli appositi riquadri stampati nel retro della pagina di copertina del registro per l’annotazione del numero di tessera elettorale: ciò, ai fini di un corretto computo del numero effettivo dei votanti per ogni singola consultazione che si svolga presso il seggio.
   Nel caso in cui il rifiuto sia precedente alle riegistrazioni di cui sopra non va apposto sulla tessera elettorale il bollo della sezione (che, ai sensi dell’art. 2, comma 3, del d.P.R. 8 settembre 2000, n. 299, certifica viceversa l’avvenuta partecipazione alla votazione).
   Su un diverso piano, ai fini degli adempimenti procedurali da attuare presso il seggio, si colloca la fattispecie di nullità delle schede di cui agli articoli 62 del D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e 50 del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570. Tali norme, infatti, prevedono l’ipotesi in cui l’elettore prenda la scheda ma non voti in cabina elettorale, facendone derivare la nullità della scheda stessa. Ciò accade quando l’elettore identificato dal seggio elettorale, al quale ha consegnato la tessera elettorale e il documento d’identità, abbia ritirato la scheda senza rifiutarla e, solo in un secondo tempo, l’abbia riconsegnata senza entrare prima in cabina. In tal caso, l’elettore dovrà essere conteggiato tra i votanti e la scheda dovrà essere dichiarata nulla e inserita nell’apposita busta secondo le istruzioni in dotazione ai seggi.