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Terra Madre vs Figli di P…

Andare piano, cercare di riflettere è il senso di questo blog che ho iniziato con l’intento di cercare, per quanto possibile, di non trascurare il senso VERO del vivere osservando e comprendendo quello che mi trovo ad avere attorno.

La voglia di tornare a credere nella gente, condividere la sostanza delle identità locali prima della “forma” possibile del marketing. Evitare consulenze inutili e chiacchiere sempre troppo politiche.

Odio gli “sbicchieramenti” dei “fu” grandi vini, detesto gli elogi aggettivati in piatti sintetici, preferisco una porchetta ben fatta alla schizzinosa “mise en place”. Mi piace quando trovo, negli allevatori, contadini ed artigiani, piccoli bottegai e fruttivendoli, quella genuinità che non sa di sorriso finto da “starlette” di boutique, o modella new age. Preferisco l’incandescenza della lampadina impolverata di una casa di campagna, al bianco freddo del neon. Preferisco chi riconosce la “Terra Madre” ai figli di puttana.

Fra la genuinità che c’è in un vaffanculo dato oppure anche ricevuto, e la ruffianeria del “politically correct”, la prima opzione, anche se volgare, la preferisco alla grandissima.

Domenica pensavo di sentirmi come un pesce fuor d’acqua, a Gualdo credevo di avere di fronte il gruppo dei prescelti a commiato della morente cucina di tradizione, i consulenti dell’immagine di una storia passata, maestri del gusto di tradizioni ormai morte dietro al saluto del sindaco, la passerella degli assessori sotto i portici crollati di una politica asettica e inconcludente che mantiene in vita con la flebo al braccio la devota riconoscenza alla partitocrazia degli interessi, di posti di potere, poltrone e scambi di favore.

Invece no, ho visto un gruppo di gente motivata, interessata nel voler rimarcare la propria volontà di esserci, conoscere e sostenere chi oggi ha più bisogno di aiuto in maniera seria, non pretestuosa, una volontà propositiva. Un gruppo di produttori intenzionati ad esserci per voler rinascere consapevoli della necessità di ricevere risposte concrete. Per quanto mi riguarda, ho voluto contribuire per raccontare, semplicemente cose vissute, osservate e che spero di trasmettere per come le ho percepite io.

Spero nella volontà di volere mettere in primo luogo le persone, chi questi luoghi cerca di farli sopravvivere vivendoli, spesso in maniera viscerale come gli allevatori, i casari e i norcini che questi posti li presidiano sempre e comunque. Ho potuto sentire nelle parole di quella gente un’estrema voglia di voler esserci e non farsi prendere in giro da chi gli racconta la favoletta del faremo, vedremo e poi ne discuteremo.

Spero che questo sia motivo vero di rinascita, dopo un anno e tutte le stupidaggini partorite dalle istituzioni, ci sia la volontà di dare un segno di svolta, prendersi la responsabilità di ricucire l’aspetto di una comunità che stringe i denti ogni giorno, prima che sia troppo tardi davvero. Sono contento della bella giornata di aver visto un accenno di speranza in chi la stava perdendo ed un sentimento sincero da chi ho potuto conoscere, ho visto soprattutto persone, che oggi più che mai, hanno bisogno di ritrovare certezze per continuare ad essere se stesse.

Oggi che l’imperativo è correre, il suo opposto, la lentezza riflessiva, dovrebbe trovare lo spazio che merita in maniera semplice ma, allo stesso tempo, dirompente. Allora facciamo le cose che abbiano senso prima di iniziare a correre, qualsiasi sia la direzione, respiriamo e, soprattutto cerchiamone il senso, dentro le piccole cose, magari impariamo dai resilienti bistrattati dalla logica insensata di regole da rifare, ma gli unici rimasti a rispettare sul serio i ritmi lenti della “Terra Madre”; sensazioni che abbiamo il dovere di riuscire a preservare, con il coraggio e la voglia di perseguire azioni concrete, prima che chiacchiere, insieme a chi ci crede ancora nell’essere “uomo in armonia con la natura”. Avere la volontà di un rapporto più stretto con essa, fatto di tempi, stagioni e di quella “saggezza” romantica, semplice e allo stesso tempo sofisticata, riflessa nei sorrisi malinconici ma sinceri di chi, nonostante tutto, ancora spera, vive e sorride in faccia all’ipocrisia di una tecno-burocrazia che ci obbliga a nuovi schiavi da supermarket, omologati in un’utopica visione schizofrenica del vivere (in)civile.

Tutelare la gente che crede nella possibilità di perseguire questi scopi, ci migliora tutti perché ci rende consapevoli di quello che mangiamo. Ieri a Gualdo ho visto la fiammella della speranza, soprattutto negli occhi dei piccoli produttori che hanno vissuto e stanno vivendo la disgrazia infinita del sisma, a tratti avendo tutti contro, o peggio, vicini solo a parole.

Tuttavia quella luce accesa negli occhi fa trasparire una speranza ancora viva, il sorriso franco di chi presidia questi elementi di cultura primaria si fa elemento distintivo di quella gente che sa la differenza che c’è tra l’inutilità del campanilismo e l’estrema necessità di una forte tutela degli aspetti d’identità territoriali, armonia nella cura del paesaggio, sapienza agricola, uno sguardo dentro l’anima.

Un momento opportuno per rialzare la testa e tornare a vivere.

p.s. Quel paesaggio elegante, illuminato dal sole d’autunno che ho visto tornando a casa, poco fuori Gualdo mi ha fatto capire l’estrema necessità che c’è nell’ascoltarlo, condividerne la straordinaria e semplice convivenza non invasiva con tutte quelle persone semplici che nei tempi sono riusciti a capirne l’essenza.

Fotografie e pinzillacchere. “Atmosfere e dettagli” nelle “Visioni particolari” di Sara, di Enea, e del baratro della politichetta locale.

 

"La via delle Stelle" di - Enea Francia -
"La via delle Stelle" di - Enea Francia -

 

Due ragazzi, fotografi per passione allestiscono una mostra nel contenitore culturale “Ottobre piovono Libri”. Un invito formulato loro dalla biblioteca Comunale “Bigiaretti” di Matelica organizzatrice dell’evento. Orgoglio dei due giovani artisti alla richiesta di collaborazione “istituzionale” in un interessante contesto intellettuale. A mio avviso quella di inserire, “proprio quelle foto” in un contesto letterario è stata davvero una scelta azzeccata perché dietro quelle immagini ci sono vere e proprie storie. “Atmosfere” che raccontano le passioni dei due artisti, il loro modo di vedere e raccontare il mondo nei “dettagli” immortalati in quelle immagini. Tecniche intelligenti di ricerca fotografica come lo “star trails”, fotografare il movimento delle stelle comunicando l’impercettibile ma inevitabile scorrere del tempo. Il dettaglio delle emozioni suscitate da un paesaggio piuttosto che da una  Ducati d’epoca, orgoglio di un’italianità che andava, un tempo, incontro ai “contenuti innovativi” nei progetti, piuttosto che arroccarsi dietro l’aspetto meramente commerciale come si fa oggi. Enea ha descritto tutto questo, e Sara con l’eleganza, la sensibilità  e l’intelligenza propria di una donna ha messo a fuoco i “particolari” intrinseci nelle sue “visioni”. Cose, persone, animali e gesti che circondano lei e, gran parte della società di oggi.

 

"Closed" di - Sara Noè -
"Closed" di - Sara Noè -

 

Un grosso lucchetto che rappresenta la condizione dell’uomo imprigionato nella sua fragile e sterile esteriorità; oggetti che esprimono nella loro estrema casualità, equilibri di una eleganza straordinaria ed un allestimento estremamente sobrio ma assolutamente significativo come la volontà di appendere le opere con mollette di legno a richiamare i panni stesi in attesa del “vento” dei visitatori. Io questi contenuti e molti altri che non sto a descrivere, li ho trovati fra le foto di Enea e Sara, presenti con i loro lavori a palazzo Ottoni, credo, fino a lunedì prossimo, (anche se spero che allunghino il periodo).

Emozioni e storie, raccolte in quelle immagini e completamente calpestate dai fatti che vengo a raccontare di seguito. Venerdì scorso viene inaugurata la mostra, sabato con stupore di tutti (sembra sia rimasta stupita anche la bibliotecaria), viene preparata la sala per un banchetto, il raduno dei quarantenni, autorizzato dal Sindaco, fuori ovviamente dal contesto letterario dell’intera manifestazione che comprende ovviamente anche presentazioni di libri ecc. Per tutta la giornata di sabato l’accessibilità alla sala è stata lesa dalla presenza di tavoli e successivamente, durante la cena, il banchetto si presentava aperto solo agli iscritti. Leggo stamattina sul Resto del Carlino che esponenti dell’opposizione hanno denunciato l’utilizzo di luoghi pubblici per scopi privati, (denuncia condivisibile) e che la mostra sia stata semidistrutta (baggianata incredibile) formulando, nei fatti, un invito seppur implicito a non andare a vedere il lavoro gratuito di questi due artisti e delle loro foto perché oramai “semidistrutto”.

Essere prima invitati in via istituzionale con la presenza in cartellone, poi snobbati da un banchetto, ed infine  letteralmente dati per “semi-distrutti” sui giornali credo che non sia stata una bella sensazione per Enea e Sara. Io invito tutti ad andare a visitare queste opere presso palazzo Ottoni perché le foto ancora ci sono, non sono andate distrutte, la cosa grave è che, ancora una volta, per semplice e pura ignoranza di quasi tutta la classe politica (di destra e di sinistra,  di gran parte della maggioranza e dell’opposizione) sono stati messi in secondo piano i contenuti e la possibilità di riflettere, con una critica sui contenuti espressi da chi con quelle foto ha voluto esprimere la volontà di raccontare “qualcosa”. Un qualcosa a cui la classe dirigente oramai ha rinunciato del tutto arroccandosi nella bulimia del gossip di giornata, che probabilmente credono più redditizio in termini di immagine rispetto al considerare i contenuti di chi, a differenza loro, ha ancora qualche cosa da raccontare, magari con delle immagini, magari, per il semplice gusto di farlo.