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Siamo tutti terroristi… sine qua non

Terroristi di noi stessi, una pagina bianca di sentimenti inutili, sprazzi di vita buttati nel cesso dietro ai condizionamenti di un marketing versato su tutto, anche sulla spiritualità che abbiamo oramai delegato agli smartphone e di cui siamo schiavi inconsapevoli.

Si sopravvive sotto gli egoismi di paesi sfrattati, svuotati dentro, morti nello spirito di una identità storica surclassata dagli slogan delle vetrine imponenti dei centri commerciali aperti di domenica.

Siamo le pecore del consumismo, schiavi vogliosi di miti irraggiungibili, vuoti dentro la falsa sicurezza di lavori fatui, scatole nere di sopravvivenza marcia.

Siamo una società colma di terrore, maschere piene di falsi altruismi, in preda al panico del non essere, viviamo una vita dietro la rincorsa affannata di ciò che non ci apparterrà mai.

Vittime e carnefici pronti a puntare il dito contro il diverso, verso il male altrui, coltiviamo il razzismo, senza mai provare a guardare il marcio che abbiamo dentro noi stessi. Il male, per noi risiede nei diversi, senza specificare mai che i cretini stanno tra i neri, i bianchi, i gialli e sono tutti marroni dentro… ma non come la cioccolata.

Siamo noi quella gente che fa schifo, si azzuffa nelle piazze e se ne frega di regalare un sorriso. Si incazza per il fallo, il calcio di rigore, il semaforo rosso, l’autovelox e le cose che non funzionano, pieni di stress, sempre pronti a parlare di arte storia e cultura apprezzandola per sentito dire, senza coglierne internamente le emozioni per cui è stata progettata, trattiamo l’arte e la creatività allo stesso modo della rata del mutuo che scade, strumenti per rinfrescare il nostro status symbol, per celare il nulla che abbiamo dentro. Abbiamo abbandonato la creatività per inseguire la logica di una vita di agi fasulli che ci porta lo stress di una tecnologia incontrollabile e subdola.

Abbiamo la pubblicità fin sotto al culo, le immagini di condizionamento ci riempiono le giornate, ma ci sta bene così. Siamo pieni di fard, lamette e tatuaggi per essere anticonformisti nella folla che alla fine se ne frega dei nostri appunti sulla pelle. Viviamo per apparire anche verso il nostro spirito, ce ne freghiamo della natura, ma facciamo i vegani, siamo contro l’olio di palma, ma ogni anno rinnoviamo il parquet di teak o la cucina iper accessoriata per sentirci più vivi nella nostra caparbietà all’indebitamento.

Andiamo a messa perché così si deve fare e poi lasciamo sempre più soli gli anziani perché tanto alla casa di cura hanno tinteggiato di fresco le pareti. Diventiamo ambientalisti per dare un senso alla nostra vita senza preoccuparci di essere invasi dagli stessi rifiuti che contribuiamo ad ammucchiare. Tendiamo all’auto giustificazione col sorrisetto fasullo, su tutto, non ammettiamo mai una volontà non conforme con quello che vuole la società.

Siamo quelli che critichiamo, abbiamo paura di chi si fa esplodere perché stiamo implodendo, finti e sfiniti dentro una società che è piena di mezzi e priva di scopi.

Siamo terroristi della vita, indissoluti e scaltri a prendercela con tutti quelli che non la pensano come noi, perché alla fine nessuno riflette più, in pochissimi sentono chi parla per quello che dice e non per chi è o per chi rappresenta. Lecchiamo il culo al più potente con la smania di poter avere una briciola in cambio, di raggiungere il punto più vicino alla vetta di una vita vissuta per sentito dire.

Non riusciamo più ad avere uno spirito critico, usciamo per confrontarci, ci parliamo per cortesia e non per volontà, si portano i figli verso una vita piena di attività, in piscina, in palestra, a tennis, basket, calcio, calcetto e religione, poi ci si meraviglia se da maggiorenni sono stanchi di non aver vissuto.

Scoppiano le guerre sante, scaturite da altri cretini come noi che per deficienza totale, invece di riflettere, segue dogmi inutili di devianze religiose, ma infondo ci importa di striscio, perché siamo impegnati a correre anche se non ce n’è bisogno.

Viviamo un surrogato di vita che ci auto imponiamo in questa società dei consumi, siamo schiavi felici di una modernizzazione imposta e subita. Ci celiamo dietro una chat oppure dietro un monitor per fare a gara su chi è più coglione.

Ce ne freghiamo di scoprire e conoscere il mondo perché ci basta vederlo ma non riusciamo più a viverlo.

Viviamo programmati da step innaturali che ci rendono zombie inutili che percorrono strade impossibili con la cretinaggine e l’ipocrisia di esseri che hanno perso la volontà di riflettere.

Siamo il popolo dell’immaginario che diviene realtà, personaggi che non cercano più nemmeno l’autore perché la società decide per loro e guai ad andare contro senso.

Tutti ammaestrati da modi di vita comuni e avvicendati tra loro. Tutti attaccati al guadagno, alla carriera, allo stress, ai tranquillanti, agli psicofarmaci e anche alla cocaina. Siamo bombe ad orologeria pronte ad esplodere in noi stessi al primo sussulto, alla prima paura, al primo fiato di vento.

Siamo quelli che dibattono per i diritti degli omosessuali anche se non arrivano a pagare il mutuo a fine mese. Siamo quelli di tendenza. La tendenza ad autodistruggersi.

Siamo sulla buona strada, la buona scuola, i buoni vaccini, i buoni prodotti tipici, le buone maniere, le buone prassi, i buonisti, i buoni pasto, la buona vita avvelenata che spero di cambiare prima di essere sommersi da tutto questo buono schifo.

Buona Pasqua… più di sempre!

Buona Pasqua a chi ti fa ridere, alle lacrime di gioia, alle piccole cose belle.

Buona Pasqua ai miei genitori che se mi guardo dentro, quanto mi hanno dato nella vita.

Buona Pasqua ai parenti, agli ex colleghi e a quelli attuali.

Buona Pasqua a quelli che mi vogliono bene, quelli che mi stimano e quelli che… si però anche no…

Buona Pasqua a chi non vedo da molto, qualcuno rimane nel cuore e qualche altro invece no.

Buona Pasqua a chi è musulmano, induista, animista, buddhista, laico e comunista. Buona Pasqua a chi ha il cuore tenero; a chi è stronzo invece no.

Buona Pasqua ai timidi agli ottimisti, ai sinceri, agli audaci, ai paurosi, ai nerd e ai timidi, buona Pasqua ai vincenti e ai perdenti. Agli ipocriti invece no!

Buona Pasqua a quelli costanti, li invidio, buona Pasqua ai creativi, ai disobbedienti, agli ultimi e buona Pasqua anche ai miscredenti. Ai falsi e agli indifferenti invece no.

Buona Pasqua a chi amo e a chi ho amato, buona Pasqua ai miei egoismi, che, spero di riuscire a mettere da parte un giorno o l’altro.

Buona Pasqua a chi crede che la sofferenza di quello lì nel quadro gche ho dipinto circa dieci anni fa), sia un esempio di altruismo universale prima che una predica cristiana solo domenicale.

Buona Pasqua a chi preferisce la ‘Felicità interna lorda’ al ‘Prodotto interno lordo’ e non sorride ignaro pensando che sia solo un gioco di parole, perché non lo è! (link)

Buona Pasqua a chi l’Italia ripudia la guerra, e a chi ‘…però le bombe possono essere utili…’, invece no! Perché la cosa peggiore non è la paura di morire, ma avere la colpa di non vedere più rifiorire una rosa.

Buona Pasqua a chi secrede lo merita, buona Pasqua, forse, anche a me.

Solidarietà ai Francesi… colpiti soprattutto “Libertà, Fraternità ed Uguaglianza” rifletto su Enrico Mattei!

Enrico Mattei e Giorgio La Pira -fonte internet -
Enrico Mattei e Giorgio La Pira -fonte internet –

L’unico obiettivo raggiunto da questa ondata di terrore è la sospensione dei concetti di “Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza”. Non a caso a mio avviso, è stata colpita proprio Parigi.

Ma possibile che, solo a me e pochissimi altri, sembra, che l’unico obiettivo raggiunto, da questi attentati, sia proprio questo?

Praticamente nessuno ha posto l’accento sulle condizioni estreme di chi in quelle terre ci vive; di come sono le giornate della povera gente in Medio Oriente o in Africa, da anni, sicuramente troppi.

Mi pongo troppe domande in questo periodo su quanto sia strumentalizzata la comunicazione politica.

Sarà che da bambino sono cresciuto nel ricordo di un concittadino che in Medio Oriente e in Africa ha creato l’unico vero miracolo italiano, dando l’esempio al mondo di come si possa cooperare nei fatti, anche da petrolieri, con uno spirito cooperativo. Per modello di cooperazione, tralascio quelle organizzazioni che prendono i soldi dallo stato per dare ausilio ad extracomunitari sbarcati come rifugiati, prendo altresì a riferimento chi è stato esempio concreto di sviluppo comune, di uno sfruttamento delle risorse energetiche utili per la crescita pacifica dei popoli, senza l’avarizia propria delle lobby internazionali.

L’ENI di Enrico Mattei lasciava il 75%  degli utili ai paesi che avevano giacimenti. Garantiva un utile più alto delle “sette sorelle” americane che avevano coniato il concetto del “fifty fifty” (50 e 50) favorendo la crescita di tutte le popolazioni, arricchendo nel contempo l’Italia e coinvolgendo nella stessa crescita anche i paesi fornitori di materie prime, scongiurandone la rivolta con pretesti religiosi che celano da sempre in maniera del tutto evidentemente, quelli economici. Erano gli anni 50 e Mattei metteva in pratica i concetti di Fratellanza, Libertà ed Eguaglianza, quello che altri dopo di lui hanno subito nascosto sotto al tappeto.

Mi chiedo se la Francia, e mi riferisco all’istituzione statale, nelle sue ex colonie d’Africa per quanto tempo ha messo in pratica i valori propri dei suoi Padri Fondatori? Quanta libertà e quanta uguaglianza siano state esportate in quegli stati coloniali? Sono stati esportati di più i valori reali d’occidente o sono state importate più materie prime?

Per questi motivi credo sia utile parlare forte della politica economica internazionale inventata e messa in pratica in quegli anni proprio da Enrico Mattei, chiedendo, da italiani ai Francesi, di verificare bene quanto ancora il suo stato si stia impegnando a favorire condizioni la vita umane in Africa e in Medio Oriente e quanta cultura, solidarietà e welfare, stia lasciando ai popoli che sfrutta, sicuramente molto più dell’Italia, che dalla guerra non ha tratto storicamente grossi profitti.

(guardate il video)

 

Ricercare di rideterminare i valori di “Uguaglianza Libertà e Fratellanza” è la strada giusta da percorrere nel terreno di un’Europa politica ancora da costruire.

Le frange ISIS si assottigliano solo se si costruisce un dialogo reale con i paesi sfruttati, nemmeno più da aziende statali ma da lobby che oggi controllano le stesse nazioni da cui derivano, con la complicità di un sistema politico inetto, capace solo di sparare boiate mediatiche senza mai risolvere nulla.

Notte tempo, i francesi hanno bombardato la città di Raqqa considerata la capitale dell’ISIS, con diverse pressioni anche verso Assad che per aver chiesto indipendenza viene considerato un tiranno da tutto l’occidente (… e pensare che uno identico a Fabio Fazio possa essere un tiranno fa sorridere)

Scongiurare il dilagare di una guerra sanguinosa è l’unica strada da perseguire, almeno per noi italiani, che in quelle terre non abbiamo nulla da guadagnare direttamente.

Con la caduta di Gheddafi non ci sono più rapporti post coloniali, di fatto per l’Italia, personalmente chiederei proprio ad ENI, oggi se, nonostante le “nuove” scoperte fatte in Egitto, con questa situazione di crisi internazionale, sono maggiori i profitti dei giacimenti o vi è un calo?

Quindi penso sia indispensabile ricominciare a parlare di politica economica di solidarietà internazionale. Lo chiedo a quelli che, spero, raccolgano il mio invito, iniziando dagli amministratori delle città di Aqualagna e Matelica, le fondazioni su Enrico Mattei del territorio, i veterani SNAM e ENI; sono convinto che dare risalto proprio alla politica economica di quegli anni, possa essere un contributo essenziale per rielaborare il concetto di “rapporti di sviluppo internazionali” attraverso la raccolta di informazioni da parte di chi ha vissuto questo periodo, i portavoce di un modo di fare economia reale, non solo finanziaria, che è stato l’unico in grado di far risollevare intere popolazioni compresa l’Italia.

Visto che tutto è in mano alla comunicazione, diamo voce a questi concetti reali che hanno funzionato fino agli anni sessanta, e che ci hanno fatto crescere tutti a pari livello.

Affinché “Eni’s Way” possa tornare ad essere una frase di senso compiuto oltre che uno slogan.

Facciamo un forum sull’economia di sviluppo “solidale” di Mattei, facciamo parlare Benito Li Vigni, portiamo testimonianze e ricordi di metodi politici come quelli di Giorgio La Pira, cristiano convinto, era stimato anche da Imam Musulmani; parliamo di Vanoni o altri uomini delle istituzioni del tempo, poniamoci domande su quanto sia impossibile vivere in questo liberismo sfrenato.

Partiamo quindi dal basso, proprio da quei comuni che ogni anno portano il fiore sulla tomba di Enrico Mattei, per i quali sicuramente ci sarebbe un grande accrescimento culturale, ancor prima di un aumento degli arrivi turistici, vista la tremenda attualità del tema. Approfondire quelle gesta da un punto di vista culturale economico e sociologico, ne risulterebbe un beneficio per l’Italia ed il resto d’Europa, forse il mondo intero sarebbe chiamato a svegliarsi da questo torpore voluto da chi, in questo terrore, trae profitti.

Chiamiamo i mass media tradizionali e se non ci ascoltano, comunichiamo tutto col passaparola, faremo una comunicazione a macchia d’olio perché questi concetti, spero, non interessino agli imbecilli!

E’ importante per il mondo, ribadire la nostra cultura occidentale di pace, di libero culto e di pensiero, pretendendo esclusivamente che siano chiari a tutti i concetti di “Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza”, oggi se ne ha bisogno più di sempre!

L’Europa muta, il mediterraneo in fiamme, nessuno però parla di Mattei

Foto del Raìs bruciata - Fonte Internet -
Foto del Raìs bruciata - Fonte Internet -

1955 – Enrico Mattei ruppe il cartello petrolifero delle 7 sorelle americane offrendo all’Iran non più il 50-50 classico dello schema anglosassone, ma il 75%, trattenendo per l’ENI il 25%. Fu accusato dal New York Times di avere rotto gli equilibri del mercato dei prodotti petroliferi scavalcando gli interessi di grandi compagnie petrolifere e compromesso futuri equilibri politici.

Oggi il mediterraneo è in fiamme e l’Europa è muta, ed il costo del carburante è alle stelle. Non so voi ma io vivo nel dubbio che, stremati, quei popoli, fra le invasioni di profughi in Tunisia, (altro paese in rivolta) gli esodi verso i confini della Libia, e gli sbarchi a Lampedusa, arrivino ad organizzarsi e far blocco contro chi, esclusa la parentesi Mattei, ha fatto affari sottraendo materie prime per decenni, pilotando talvolta sostegni o delegittimazioni di regimi autoritari al solo scopo di aumentare “approvvigionamenti di benessere” a discapito di chi, però oggi l’alternativa se la sta creando.

Credo che una gran parte di questo benessere di cui ci siamo vantati fino ad oggi, viziato dalle forze del mercato, lo dobbiamo anche anche a cittadini sfruttati e che oggi nonostante tutto ci chiedono solo solidarietà. In questo scenario facilmente comprensibile non si può rimanere muti, e impassibili perché un atteggiamento del genere non farebbe altro che accelerare inevitabilmente il declino dell’occidente come lo intendiamo oggi.

Dovremmo pretendere azioni solidali con queste genti che vogliono una loro libertà, una loro democrazia.

Perché nel nostro egoismo non possiamo continuare a pensare questi popoli come extracomunitari da 3° mondo, o “lava vetri” del futuro, perché non sarà questo l’epilogo della dignità di questi stati. Dobbiamo e possiamo riflettere sui fatti da cittadini, possiamo iniziare da qui, dall’Italia, dalle terre del Rinascimento, dell’arte e della cultura, da dove Mattei ha attinto in passato forza lavoro cominciando il primo processo di globalizzazione ed esportazione di “Know How” imprenditoriale e solidale nel rispetto dei ruoli e degli uomini.

Facciamo qualcosa prima che si apra questo “Vaso di Pandora”

Orgoglio e porcherie !

Noi sentiamo che altri paesi anelano alla libertà e alla giustizia e sappiamo che soffrono e muoiono per esse … Le tradizionali barriere costruite per la difesa degli interessi particolari, o anche solo giustificati da un’angusta visione del mondo, dovranno cadere nel riconoscimento dell’identica e universale parità dei diritti degli uomini alla vita e al benessere. Storicamente la competizione fra i popoli che si è venuta trasferendo dal terreno strettamente politico a quello economico, può e deve rimanere una competizione pacifica. Essa impone però l’esclusione di ogni forma di ricatto o di intimidazione e non è compatibile con le ingerenze indebite dei paesi economicamente più forti nella vita interna di quelli più deboli. Bisogna fare in modo che il colonialismo, ormai universalmente condannato, sia soltanto un triste ricordo, un triste ricordo del passato, e non resista o cerchi di sopravvivere sotto diverse ma non meno gravose forme.

Enrico Mattei, discorso di Torino del 1 ottobre 1961

Un uomo che ha vissuto nella mia cittadina per diversi anni prima di fondare la più grande impresa energetica italiana. L’imprenditore dello stato, certamente uno che ha contribuito alla crescita economica e al “miracolo italiano” del dopo guerra.

Il suo modo di operare, la coerenza, la sua visione politica oggi sicuramente annebbia tutti i dirigenti contemporanei. La sua visione realistica di una possibile convivenza dimostrata coi paesi arabi, lo ha portato a morire in un attentato aereo. Essere italiani oggi vuol dire anche seguire le possibili rotte tracciate da visionari italiani, sicuramente più realisti degli ipocriti di oggi. Quando sento i talk show in TV parlare di rifinanziamento ai nostri soldati in missione di pace, quando leggo di ex ministri che non sanno chi gli ha pagato la casa, o di ministri in carica che spendono 3 o 4 parole di cordoglio per ragazzi morti in una terra straniera e poi però in fretta specificare e chiarire posizioni sul calcio italiano, oppure glissare su argomenti scottanti e magari dire “domani ne parliamo del format di questo programma che contesto perchè non equilibrato nelle rappresentanze…” , oppure assistere nel mio piccolo alla tragedia di intere famiglie strozzate dalla crisi (anche io fra l’altro non ho un euro, ma la mia famiglia mi aiuta) e vedere una classe dirigente esibire i propri lussi fregandosene di chi sta peggio, anzi emettendo ordinanze assurde allo scopo di far chiudere magari baristi onesti.

Soprattutto quando assisto a questo sonno profondo e questa ansia depressiva dell’intera società, capisco perchè oggi non si parla più di questo grande matelicese.

Probabilmente non c’è più posto per i veri grandi uomini. Queste porcherie sono il segno del vero declino sociale a cui, può e deve rispondere solo ed esclusivamente la società civile nelle proprie forme di partecipazione alla vita pubblica.