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…Barbie copia la realtà!

La gamma della nuova Barbie - fonte internet
La gamma della nuova Barbie – fonte internet –

La celebre bambola della Mattel si troverà presto nella versione “curvy”, “tall”, “petit” e già il TIME le dedica la copertina; a mio avviso fa proprio bene. Sicuramente si tratta di un’intuizione per aumentare le vendite, ma in un mondo sempre più uniformato dall’immagine plasticata delle bambole, se il must di questa disillusione cerca spunto dalla realtà, lascia un messaggio importante su come, in fin dei conti, i sogni migliori (compresi quelli dell’idea di bellezza) sono quelli che si fanno ad occhi aperti, quelli che ci proiettano nella vita vera.

la copertina del TIME - fonte internet -
la copertina del TIME – fonte internet –

Alla faccia dei grandi manager della moda che si affannano nella ricerca delle tante modelle plasticate stile “Barbie” appunto così ricercate fino ad oggi, ma che a seguito di questa operazione della Mattel, dovranno, gioco forza, riconsiderare l’umanità come esempio su cui ricominciare  a disegnare nuovi modelli, tralasciando la perfezione utopica dello “standard plasticato”.

Mi auguro che le giovani donne e le ragazzine, quelle suscettibili alle mode o alle tendenze, possano prendere spunto da questa mossa commerciale (ma non per questo meno importante anche da un punto di vista sociale), e finalmente accettarsi come sono. Per le altre, quelle meno suscettibili alla bellezza evanescente, quelle realiste del tipo “pizza e birra” che se ne fregano dello stile Barbie, forse oggi quasi la maggioranza, per quella fascia di mercato lì, penso che l’augurio di diventare “nuove clienti” se lo faccia proprio la Mattel.

L’idea di creare una bambola che non sia più uno stereotipo irraggiungibile (se non chirurgicamente), ma, viceversa, più vicina alla donna reale, più bassa, più alta oppure più grassa, lancia inequivocabilmente un messaggio di diversità da accettare, dove risulta chiaro che la vera bellezza sta nel sapersi mostrare agli altri nella propria unicità di donne e perché no, anche di uomini*. 

Con buona pace di chi è ancora alla ricerca spasmodica della razza “ariana”!

*(… un Ken o BigGIM con la pancetta o col pelo naturale…ancora non lo hanno tirato fuori, …ma servirebbe per gli stessi motivi…anzi… forse al giorno d’oggi anche più di Barbie)

Meme, i fenomeni on line…

Oggi gli eventi seguono vorticosamente le tendenze. Se una cosa piace, dopo pochissimo tempo diventa globale. Dal particolare al globale in un baleno. Il bello della rete è anche questo. Tutti appena vedono una cosa che piace on-line la riportano, la linkano, ne parlano. Questo susseguirsi di azioni a catena si chiama Meme. In parole più tecniche
<<un meme è “un’unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale>>

Riporto un sito che cerca di raccoglierne alcuni (clikka qui).

IL MELAFONINO “iPhone”

(i-phone smontato, l’ho trovato in rete)

In giro dopo l’uscita dell’i-phone si legge di tutto. File interminabili ai negozi, gente accampata per la notte. Sul giornale di oggi leggo che addirittura qualcuno ha aspettato l’apertura dei centri commerciali munito di tenda e viveri. Tutti i giornali parlano di sindrome da “melafonino”.

In uno dei giornali di oggi leggo però un interessante articolo di Cecchi Paone che commenta questa sindrome dicendo che questo fenomeno è un po’ paragonabile alla gente che continuava incauta a ballare sul Titanic mentre stava per affondare”. Il senso del pezzo è il seguente; in un periodo in cui tutti (proprio tutti) lamentano lo stato di crisi spaventosa che stiamo attraversando, c’è chi, per “seguire la tendenza”, corre a fare code per comprare un i-phone, di cui (la stragrande maggioranza probabilmente) potrebbe fare tranquillamente a meno.

Io credo che, senza usare mezzi termini, in generale la gente spende € 500.00 euro per un i-phone non per necessità, ma per essere di moda, è disposta ad indebitarsi anche perchè il sistema glielo permette. In fondo siamo liberi di farlo, fino a che non arriva l’esattore a portarci via tutto. Credo che la responsabilità delle azioni non appartenga più alla gente comune perchè così fa comodo ai gruppi bancari che girano tassi d’interesse paurosi per l’acquisto rateale delle cose. Il prezzo del liberismo e la stupidità delle masse. Allora che differenza c’è fra le migliaia di persone che vivono per addobbare l’auto o per comperare le scarpe e il fenomeno delle code per l’i-phone ?  Non sono populista in questa mia considerazione, quindi, se qualcuno si offende perchè si ritrova come oggetto della mia critica, faccia pure, francamente me ne infischio. La corsa all’acquisto dell’i-phone è la dimostrazione di un popolo di rincretiniti dall’inutile e dalle tendenze. Mi ci metto pure io che potrei avere scritto un altro pezzo invece di dare peso a fenomeni di massa come questo.

Ma la gente, secondo me, va anche educata, e questa è responsabilità della classe dirigente che non può utilizzarla solo come consumatori, concedere prestiti senza garanzie per fare (che ne so?) la vernice micallizzata all’automobile, o comprarsi appunto l’i-phone, e poi, alla fine dei conti, mazzarli d’interessi e renderli schiavi di tassi esorbitanti.

Comunque vi lascio con un consiglio, per chi non si può permettere il telefonino di ultima generazione.

Se proprio non resistete al richiamo del melafonino prendete l’immagine, stampatela ritagliate la parte tratteggiata, prendete della colla vinilica, versatela sulle linguette e richiudete l’immagine a mo di scatolina.  Fate asciugare la colla e avrete il vostro i-phone fatto in casa !

C’è una controindicazione, con questo sistema non si può navigare fra i siti porno…