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Favara “Farm Cultural invidia Park”

Perché, secondo me, la “Farm Cultural Park” è il parco dell’invidia.
Al Farm Cultural Park di Favara hanno tolto i nastri da qualche giorno, ma la riflessione resta sul senso di vera diversità. Passeggiando per Favara questa sensazione l’ho provata forte e chiara. Ho avvertito l’idea colorata di far rivivere un centro che, altrimenti, sarebbe stato non certo fiorente.

La vicenda sui sigilli alla “fattoria culturale” l’ho appresa come la creazione di una vittima dell’invidia a chi spicca per intuito e creatività, altrimenti altre ragioni non si trovano per descrivere quei sigilli messi lì con tanta ignoranza. E’ da tempo che tengo in serbo questo pezzo, almeno 20 giorni, oggi dopo i fatti di Barcellona, ed il terremoto di Ischia, l’ho trovato molto attuale, quei nastri bianchi e rossi delimitano la zona di afflusso della gente in un caso, e li separa dalle macerie dall’altro, certamente tesi a contenere i rischi per le persone, ma di certo la preclusione degli spazi resta, così come lo stupro dei propri tenori di vita, il terreno fertile del terrorismo è l’ignoranza, non la conoscenza.

Ecco che in caso di attentato quei sigilli delimitano zone di sicurezza o di indagine, nei casi di disastri naturali delimitano le macerie, che nella mia regione Marche ancora stanno li, ma nel caso di Favara non ho smesso di chiedermi a cosa siano servite.

I nastri di plastica non possono fermare la conoscenza se questa poggia solida sul terreno della propria identità.

Abbiamo dormito presso il bed and breakfast “Casa Natia” e siamo stati davvero accolti in maniera spettacolare.

Quando ho appreso dei sigilli alla farm il primo sentimento che ho avuto è stato quello di incredulità di fronte a tanta stupidità. Non c’è più spazio per gli spunti creativi per quelli artistici. Abito in mezzo al cratere del terremoto che è pieno di stronzate burocratiche come quelle capitate al Comune di Favara , ormai ci siamo abituati; i giornali da noi non parlano di arsenali trovati in casa della gente come riportato in un giornale l’altro giorno, ma siamo pieni lo stesso di arsenali di rassegnazione, tanto che non facciamo nemmeno notizia.

Questa corsa all’omologazione assolda sempre soldati pronti a livellare l’assoluto standard di mediocrità della gente, riduce tutto ad un centro commerciale. Ho letto quella scritta “Fuck” ripetuta più volte alle pareti della farm, aggiungeteci “market” che manca.

Manca anche l’idea di richiamare nella farm contesti identitari propri della sicilia. Al B&B mi ha raccontato la proprietaria che suo marito agronomo sta impiantando nuovi campi di sementi autoctone e questo potrebbe essere un tassello da aggiungere al percorso di Favara, (che almeno lì è partito) questo potrebbe essere un collegamento diretto al museo della mandorla sito nel centro storico, richiamandolo all’interno della zona di riqualificazione urbana, oppure potrebbe essere l’estensione della stessa Farm fino al museo.

Tuttavia posso dire che questo aspetto di Favara è stato per me la risposta urlata per ampliare la dignità riconquistata di un centro storico che ha bisogno di interventi, in certi casi essenziali, perché fuori dalla “Farm” si vedono palazzi che oggi tra Lazio e Marche starebbero in zona rossa.

Mi ha commosso la storia raccontatami da Antonio Liotta sulla motivazione di Andrea Bartoli e sua moglie Florinda di dare un futuro possibile ai propri bambini senza rinunciare alle proprie radici.

Antonio Liotta l’ho conosciuto per caso, poco dopo la visita alla mostra di architettura giapponese esposta al museo, e posso dire che la sua figura mi ha subito ispirato un senso di grande umiltà nella passione di trasferire il senso di alta cultura per cui è nato questo quartiere magico di Favara, uomo di alto spessore culturale che però trasferisce con umiltà e onore al senso di ospitalità tipico dei Siciliani che danno lustro a tutta l’isola.

Allo stesso modo ho trovato la mostra sull’architettura giapponese molto interessante, ma la critico per l’esasperato uso degli spazi ristretti che sembra essere ricorrente nel futuro prossimo, ma la “farm” non ha bisogno di esempi su architetture che ottimizzino gli spazi, Favara io penso che abbia bisogno di questo parco culturale per contrastare lo spopolamento, quindi dovrebbe interpretare i motivi di ampliamento, trasformare in esempi di bellezza quel disuso che ha intorno, rinfrescandolo e abbellendolo.

La riqualificazione urbana di Favara dovrebbe essere modello per altri posti con i loro centri in stato di abbandono, spazi vuoti da riempire, tenendo a mente il collegamento col territorio.

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Meno “food” e più “giacimenti gastronomici”, l’idea di “arancina meccanica” mi è parsa simpatica, semplice e geniale, un gioco di parole ben fatto che accosta globale e locale. Cercare i punti di unicità nella terra che ha la più elevata differenziazione agricola del mondo e difficoltà enormi a preservarla. Avere la consapevolezza che la cultura architettonica passi per il dialogo stretto con il territorio e che la comunicazione istituzionale siano di aiuto e non di ostacolo al divenire di maggiori e migliori spazi di rinnovamento.

Sotto certi aspetti “Farm Cultural Park” di Favara mi ha ricordato l’esperienza di Isaiah Zagar (di cui ho scritto qui) e del suo giardino magico a Philadelphia. Per Favara la sua “fattoria” è già molto di più perché ne è fulcro e riferimento per tutto il paese.

Per questa responsabilità che il parco porta con se, i nastri, facendo una battuta, li avrebbero dovuti mettere alle parole “buon food” che ho letto al posto di “buon mangiare” intraducibile nei fatti per inglesi o americani.

Il difetto che ho trovato io nella vostra “fattoria” se posso permettermi, è il poco spazio che avete dato proprio alla Fattoria stessa, al CIBO della SICILIA, all’AGNELLO pasquale, all’artigiano, all’agricoltore di giacimenti identitari, questo non vuol dire fare una cosa da Pro Loco ma connettersi in maniera specifica a quel luogo, che se poi andiamo a vedere dal latino il significato di “pro Loco” è proprio questo.

Nella versione italiana del sito la parola “buon food” non si può leggere, ecco allora a tal proposito, un punto di ripartenza per me sarebbe cambiare FUCK con FANCULO e FOOD con MANGIO SICILIANO, forse avreste più legacci di oggi, forse in tanti capirebbero la parolaccia esplicita, ma avreste di sicuro un mondo di unicità di cui parlare, come quell’opera intitolata “il gusto lungo di Messina” che è un capolavoro di arte contemporanea. Nella vostra “fattoria della cultura” sareste di certo più invidiati di oggi dalle burocrazie, avreste di sicuro ancora altra gente di poco valore contro di voi, ma sareste pronti a rafforzare quel baluardo di connessione tra identità e creatività che la “fattoria” dovrebbe essere.

Fate togliere quel velo di burocrazia alle vostre ali. Tuttavia, per me che sono uno dei tanti, “Cultural Farm” è stata un’esperienza entusiasmante.

L’opera d’arte che fa da copertina al pezzo si intitola ‘Cui Prodest’ ed è dell’artista MoMò Calascibetta. Info: artmomo.com

informazioni su tutto il ‘Farm cultural Park’: sito internet

Ripartendo dai MESTIERI.

– ‘Giorgio ce l’hai una bella fiorentina che stasera non vedo l’ora d’accenne lu focu e scallà la griglia’
– ‘oh Marco non me roppe che lo sai che non ce l’ho!’ –
– ‘Si mbriacu, quella che è….?’
– ‘Questa mica è la fiorentina, è la marchigiana, te la fo una fetta da un chilo e due….?’
– ‘Giorgio fai cacà …questa è marchigiana vera o finta?’
– ‘è estera …vene da la Pieve!’ –
– ‘Beh Pievebovigliana mica è Visso so dieci chilometri ohhh ….Ahahahaha!’
-‘Oh Marco vattela a pià nder saccu, damme retta senti che robba che è!’-

Questi sono più o meno i dialoghi tra me e lui quando passo a Visso.

Giorgio Calabrò è uno dei migliori norcini d’Italia.
Uno che con estrema semplicità, quasi tiene celata la sua maestria, la passione, l’attaccamento alla propria terra, anche una certa dose di furbizia da montanaro, ma soprattutto la sapienza e la caparbietà di chi vuole migliorarsi per rendere, da sempre, e molto prima del terremoto, vivibile e migliore un paesaggio stupendo come quello di Visso, nella tutela di quei valori semplici ma fondamentali, specchio di una diversità che, oggi più che mai, dobbiamo salvaguardare. Valori culturali, d’identità gastronomiche, chiavi fondamentali per iniziare a ricostruire questi luoghi, e lui lo faceva molto prima di una catastrofe come questa.

Io riparto da Giorgio perché in quei locali dove stagionava i ciauscoli, insaccati senza tutti quei nitrati consentiti e, affumicati a legna, si trovava ad essere bersaglio, di disciplinari di produzione fatti in maniera criminale che hanno esteso la zona di produzione di una identità dei Sibillini, fino al mare, (cercate l’igp del ciauscolo), che per compiacere i metodi industriali, quasi dovevano essere bandite le antiche cantine di stagionatura, come se tutti conservanti ammessi, avessero effetti minori sulla salute dei consumatori.
Riparto da Giorgio che nonostante tutto utilizza solo sale e maestria per mantenere i suoi prodotti, e ha resistito a quella catastrofe prima della catastrofe, reinventandosi il “Vissuscolo” per rimarcare costanza identitaria ad un patrimonio comune di tutti i vissani e tutti i marchigiani.
Voglio ripartire da Giorgio perché ha ridato nome al ciauscolo, lui come pochi altri norcini di quelle zone, senza perdersi d’animo, cercando di spiegare come si fa un prodotto della tradizione anche quando, gli organi competenti, con l’introduzione del marchio di qualità hanno fallito clamorosamente nell’istituzione di quel tipo di tutela che ha fatto danni molto prima del sisma.
Vorrei che sia lui l’esempio di come rialzarsi oggi, che non ha più niente, ma che il mestiere, quello non glielo toglie nessuno, ha retto i colpi, tanti anche prima del sisma, è stato un elemento di promozione per il territorio, citato dal Financial Times, oltre che dalle migliori guide gastronomiche italiane. Lui sta li con la semplicità furba di chi riesce con orgoglio a vivere con un territorio stupendo quanto insidioso. Io sto con Calabrò perché è simpatico, semplice e, dopo avermi detto che non aveva più niente per lavorare, sorridendo ha aggiunto, che però quel cartello col maiale che avevo disegnato è rimasto li. Sto con lui e anche con Renato, un salumiere macellaio di Matelica che lo ha subito ospitato per segno di rispetto della grande manualità di questo artigiano.

Era una questione quasi morale per me andare a Visso proprio in questo periodo e passare da lui, minimo per un paio di salami, la bistecca o un pezzo di lonza oppure per le sue novità. Era Visso e, respiravo l’aria fresca degli odori della montagna d’autunno, quel profumo dolce e acre dei camini accesi con davanti i ciauscoli a stagionare. Giorgio oggi li, come altri, non ha più niente. Tutto è zona rossa.

L’Italia è il popolo dei mestieri e oggi dobbiamo ricominciare a mettercelo in testa, per forza, non fosse altro che per contrastare gli effetti più insensati della globalizzazione che sta rendendo impossibile la salvaguardia di quanto, ancora riesca a dare senso identitario al nostro vivere.
Allora sono esempi da seguire sia Giorgio che Renato, che lo ha ospitato a casa sua perché quel mestiere lo condividono nonostante le macerie o la concorrenza, continuano a lavorare per migliorare sempre di più la loro qualità artigianale, dimostrando una solidarietà nei fatti e non nelle chiacchiere.

Per questi motivi l’assurdità più cieca ed insensata della politica di oggi è quella di lasciar morire nell’apatia queste economie di montagna, già devastate ancora prima del terremoto. I marchi, le illusioni di tranquillità fittizie della casa perfetta in stile “mulino” ci dovrebbero far riflettere invece su quanto sia importante ritrovare, viceversa, il senso della conoscenza delle persone e della fiducia nel loro ‘saper fare’.
Da una tragedia come il terremoto infatti, stanno rinascendo fra le macerie, cose fantastiche proprio tra chi questo senso del fare ce l’ha dentro e quindi se ne frega di sbandierarlo ai 4 venti.

Giorgio Calabrò è uno dei maestri della norcineria delle marche e oggi a pieno titolo, dopo il terremoto, dell’Italia intera. Cerca una cantina a mattoni, per continuare la tradizione, nonostante abbia perso la casa, la macelleria, i locali di stagionatura ed è ospitato a Matelica dal suo amico salumiere Renato. Una cantina di quelle di una volta oggi stra bersagliate dalle varie normative sanitarie con cui poi compongono disciplinari di produzione che fatti così stabilizzano la produzione industriale dei prodotti, ma non la loro qualità intrinseca. La “qualità”, quella parola non quantificabile a pieno da nessuno slogan, ma colma di umanità perché permeata di un sapore vero e genuino, quello della creatività umana e della continua ricerca nel migliorarsi.

Allora oggi dovremmo essere tutti come loro, Giorgio e Renato, due persone che nell’umiltà della produzione artigianale ancora sono attaccati alla sostanza dei valori, quelli veri, quelli che sono evidenti in un sorriso avanti ad una fetta di ciauscolo ed un bicchiere di verdicchio.

Vi lascio i recapiti per acquistare i loro prodotti, non ne rimarrete delusi.
Macelleria Fantasy di Bartocci Renato Tel. 0737.83348
Orario dal Lun. al Sab. dalle 8:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00

“A” come Affile….scorcio dell’Italia

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Il primo miracolo di San Benedetto è avvenuto proprio qui, nell’antica Eufide, oggi Affile.

Il miracolo sarebbe, secondo le cronache di San Gregorio, quello di aver riparato un “vaglio” (probabilmente un setaccio di coccio) rotto accidentalmente dalla sua nutrice Cirilla. Il gesto è avvenuto presumibilmente nei locali di questa chiesa dalle origini paleocristiane, come testimoniato anche da alcuni affreschi che ritraggono il santo con la nutrice, Cirilla appunto, originaria secondo Gregorio Magno Proprio di Affile (anticamente, Eufide o Effide – maggiori informazioni le avete in questo testo -link- inviatomi dal Vice Sindaco del Comune)

Sembra un miracolo, invece, che, in questo borgo, interessante sotto molti aspetti, arroccato in posizione dominante sopra la valle dell’Aniene e con le tipiche caratteristiche di un piccolo paesino dell’italia centrale, si sia riusciti a ripristinare, dopo anni, la coltivazione di un vino raro ed unico, prodotto con uve dell’omonimo vitigno autoctono, il Cesanese di Affile.

In questo luogo infatti, accade che nel 2001 per opera di questa cantina Vini Raimondo, vengono reimpiantati e messi a dimora due ettari di Cesanese di Affile e negli anni successivi viene creata la prima etichetta. Dopo oltre trent’anni dall’avvenuto riconoscimento della DOC (1973 c.a.) ed anche a seguito di una tradizione millenaria di questa uva a bacca nera, unica, sicuramente coltivata con la metodicità monastica della “regola” Benedettina fra le colline di alberi tagliati, le “Caese” di Affile, viene “salvato”, da una probabile estinzione, un pezzo importante dell’identità di questi territori ai confini con la Capitale. Oggi le cantine che producono vino Cesanese di Affile sono tre (le altre due sono Formiconi e “Colline di Affile”), oltre sicuramente a chi lo produce ancora in casa, da sempre e per tradizione delle famiglie del posto.

Ho assaggiato il “Cisinianum” di Formiconi e devo dire che ne sono rimasto piacevolmente soddisfatto.

Tuttavia di Affile si può dire che appena si entra nella parte antica del borgo, si rimane pervasi di quella spontanea autenticità delle cose semplici, dove trovi un’atmosfera di genuina coscienza di un tempo che scorre lento, in un ambiente abbastanza accogliente, fatto da gente semplice ma non ingenua.

Con le premesse di essere un evento molto interessante, a seguito di una prima edizione molto riuscita nel 2014 a fine luglio, una manifestazione chiamata “AFFILando… il Gusto”; in sintesi, una rassegna di aziende artigiane di gastronomia, e di cantine, provenienti da gran parte della Penisola, per un weekend nelle piazze e nelle vie di questo Borgo accogliente e fresco d’estate; inoltre un’occasione costruita intelligentemente sulle basi reali del marketing territoriale, caso raro in Italia, oltre al riacceso interesse verso il Cesanese di Affile.

In sintesi un scorcio vero dell’Italia, sicuramente tutto da scoprire.

P.s. Per questo pezzo ringrazio il vice Sindaco Giampiero Frosoni per le foto, la passione che mette lavorando per l’interesse comune e, per la bella idea avuta insieme ad Alessandro Gemmellaro e le associazioni del posto, Proloco, consiglio giovani, Fisar ecc, con cui, insieme, sono riusciti ad organizzare l’evento “AFFILando… il Gusto”

…Barbie copia la realtà!

La gamma della nuova Barbie - fonte internet
La gamma della nuova Barbie – fonte internet –

La celebre bambola della Mattel si troverà presto nella versione “curvy”, “tall”, “petit” e già il TIME le dedica la copertina; a mio avviso fa proprio bene. Sicuramente si tratta di un’intuizione per aumentare le vendite, ma in un mondo sempre più uniformato dall’immagine plasticata delle bambole, se il must di questa disillusione cerca spunto dalla realtà, lascia un messaggio importante su come, in fin dei conti, i sogni migliori (compresi quelli dell’idea di bellezza) sono quelli che si fanno ad occhi aperti, quelli che ci proiettano nella vita vera.

la copertina del TIME - fonte internet -
la copertina del TIME – fonte internet –

Alla faccia dei grandi manager della moda che si affannano nella ricerca delle tante modelle plasticate stile “Barbie” appunto così ricercate fino ad oggi, ma che a seguito di questa operazione della Mattel, dovranno, gioco forza, riconsiderare l’umanità come esempio su cui ricominciare  a disegnare nuovi modelli, tralasciando la perfezione utopica dello “standard plasticato”.

Mi auguro che le giovani donne e le ragazzine, quelle suscettibili alle mode o alle tendenze, possano prendere spunto da questa mossa commerciale (ma non per questo meno importante anche da un punto di vista sociale), e finalmente accettarsi come sono. Per le altre, quelle meno suscettibili alla bellezza evanescente, quelle realiste del tipo “pizza e birra” che se ne fregano dello stile Barbie, forse oggi quasi la maggioranza, per quella fascia di mercato lì, penso che l’augurio di diventare “nuove clienti” se lo faccia proprio la Mattel.

L’idea di creare una bambola che non sia più uno stereotipo irraggiungibile (se non chirurgicamente), ma, viceversa, più vicina alla donna reale, più bassa, più alta oppure più grassa, lancia inequivocabilmente un messaggio di diversità da accettare, dove risulta chiaro che la vera bellezza sta nel sapersi mostrare agli altri nella propria unicità di donne e perché no, anche di uomini*. 

Con buona pace di chi è ancora alla ricerca spasmodica della razza “ariana”!

*(… un Ken o BigGIM con la pancetta o col pelo naturale…ancora non lo hanno tirato fuori, …ma servirebbe per gli stessi motivi…anzi… forse al giorno d’oggi anche più di Barbie)

Sfumature d’Africa a Teatro… così… per non dimenticare!

Giusto un riassunto per non dimenticare…

all’inizio dello scorso anno (2015), l’azienda Halley Informatica ha inviato una e-mail a tutti i suoi dipendenti, cercando volontari pronti a partire per una ventina di giorni alla volta del Camerun. La finalità era quella di constatare i risultati ottenuti da una missione di solidarietà cristiana aiutata dalla stessa azienda, oramai da oltre un ventennio. Io insieme ad altre 3 colleghe di lavoro siamo partiti, con non poche paure verso le insidie che ci venivano dettate da più parti, le malattie tropicali, la malaria e lo spauracchio dell’Ebola. Poi grazie soprattutto a grandi compagni di viaggio che rispondono al nome di Cristiana Consalvi, Daniele Ortolani e Francesca Cuccu, abbiamo preso le opportune indicazioni e la dose di coraggio necessario per affrontare questa esperienza.

In realtà quel viaggio per me e le altre, Monia Pecchia, Monia Bregallini, Santina Barboni si è rivelato una storia fantastica. Faticosa, toccante ma estremamente profonda. Un’occasione unica per vedere senza nessun filtro ideologico quale sia la situazione Vera e Reale di quel pezzo di Africa.

Ecco perché il titolo del racconto fotografico è stato “Africa Vera”.

Volantino "Africa Vera - Africa Nera"
Volantino “Africa Vera – Africa Nera”

Quale luogo migliore di un teatro per rappresentare la missione di un frate, Padre Sergio Ianeselli che in 40 anni ha creato un ponte fra due culture. Non tratta esclusivamente di solidarietà l’opera di questo grande uomo. L’opera di Sergio va a scavare nella cultura profonda di quei popoli, di quelle tante tribù, e, cerca di aprire veri e propri ponti di dialogo.

L’ordine dei “figli dell’Immacolata Concezione” è relativamente giovane, iniziato alla fine del 1800 dallo stesso Luigi Maria Monti con lo scopo di star vicini ai più deboli, agli ammalati e agli orfani in Italia e all’estero.

Nonostante i problemi della congregazione, a cui appartiene Padre Sergio, (sono noti a tutti i recenti scandali dell’ospedale IDI di Roma, gestito da alcuni confratelli), “Mon Perè”, come lo chiamano nella sua Africa, continua ad allargare la sua missione nonostante mille difficoltà. In tutto il Camerun, Padre Sergio è molto conosciuto per essere un grande ed importante personaggio e, anche se il suo ordine non vive, in Italia, una situazione limpida, lui, da buon trentino dalla testa dura, mantiene salda la sua immensa opera di solidarietà, di aiuto agli ammalati e ai più deboli. Ianeselli, per me, è una di quelle poche persone che hanno il coraggio di tradurre ogni azione nel “buon esempio da seguire”!

Sta lasciando il segno in quella terra rossa Sergio Ianeselli e continua a “costruire ponti fra culture”, il vero spirito della dottrina sociale della chiesa, un italiano al posto giusto che insieme all’aiuto di piccole comunità cattoliche e laiche sta facendo il lavoro che conta veramente per quelle popolazioni.

Molti anni fa ha scritto il primo ed unico vocabolario dal linguaggio indigeno parlato in tutto il sud del Camerun, il “Bulu” al francese (lingua ufficiale in Camerun) e quindi all’italiano. Questo vocabolario, presente ancora in moltissime biblioteche universitaria, è un’opera importantissima in quanto fino a quel momento non c’era nessun tipo di documento scritto che permettesse di comprendere quella lingua.

Nonostante i suoi 70 anni suonati, viaggia ancora per tutto il Camerun instancabilmente, non si contano i beni di prima necessità che periodicamente consegna o fa arrivare a chi ne ha bisogno, i pozzi che ha costruito nei villaggi di tutto il sud del Camerun, le scuole costruite in tutto il paese dove tutti possono imparare a leggere e a scrivere, è stato il primo ad interessarsi di portare la cultura anche nei villaggi sperduti dei Pigmei.

La sua opera è diventata parte integrante della cultura di quei popoli, il primo vero grande ponte interculturale fra la popolazione camerunense e quella europea.

Inoltre e non da ultimo, ha costruito ricoveri e centri specialistici per bambini malformati, poliomelitici, lebbrosi, nonostante le difficoltà ovvie in quelle zone, per offrire ospitalità, cure e istruzione ai bambini sordomuti, ciechi o comunque affetti da malformazioni.

Il racconto fotografico “Africa Vera” si è svolto presso il foyer del Teatro Comunale Piermarini di Matelica venerdì 16 ottobre scorso e il ricavato è stato interamente devoluto a Padre Sergio, in Africa. 

Per info e contatti: www.promhandicam.orgwww.agapeonlus.it

ringrazio Cristiana Consalvi per il prezioso aiuto nel redigere questo pezzo.

Buongiorno a chi vorrebbe volare!

buongiorno

Buongiorno a tutta quella falsa ‘bella gente’ che mi fa ridere inconsapevolmente.

Ai galoppini di ogni partito, a quelli che hanno pensieri surrogati da altri.
…….a chi posta frasi virgolettate (come me adesso…) per avere il ‘suo quarto d’ora di popolarità’.
……a tutta quella ‘bella gente’ che oltre all’apparenza non ha niente.
……a chi se ne frega della foresta equatoriale, va in giro col suv, ma fa la differenziata ‘porta a porta’ e col cazzo che ti risponde se gli chiedi dove buttare il giallo quando parti da casa il lunedì e torni il venerdì.
Buongiorno a chi fa le cose per autocelebrazione costruendo il proprio marketing dell’ipocrisia, con tutti li sotto, ad applaudire l’ennesima presa per i fondelli …pedalando!

Buongiorno al presidente della Repubblica che fa gli auguri a tutti e dice che i terroristi e gli evasori fiscali sono al pari dei delinquenti, ma dimentica di sottolineare che lo stato sta in partnership con loro.

Buongiorno ai falsi, quelli che costruiscono il proprio niente sul sentito dire, a quelli che si sentono superiori a tutti, ma dimenticano di non valere un cazzo.
Buongiorno a chi nasconde la verità dietro quattro scribacchini corrotti.
Buongiorno ai leccaculo di ogni razza, paese e colore.
Buongiorno a tutta quella gente senz’anima che eviterei palesemente di incontrare per strada ma che saluto qui per educazione.

A tutti gli altri invece…quelli di un messaggio scritto col cuore se stanno lontano, gli amici veri che ti dicono le cose in faccia, le persone che aiutano il prossimo senza dirlo, quelle persone pronte a sorridere e a farti sorridere.

Gli Artisti di vita… chi costruisce ogni giorno il proprio capolavoro.
Quelle persone che credono o hanno creduto in te nonostante tutto…
A questa parte di umanità qui… non auguro nessun buongiorno… perché vorrei incontrarle anche solo per un abbraccio, so che in certi casi è difficile, ma spero con il cuore che SOLO per queste persone, ogni giorno sia fantastico!

Italietta di sempre. Le solite domande e qualche risposta.

Luciano Fabro, L'Italia d'Oro, 1971, 92 x 45 cm, bronzo dorato
Luciano Fabro, L’Italia d’Oro, 1971, 92 x 45 cm, bronzo dorato – fonte internet

Questa è l’Italia. L’Italia di “sempre gli stessi!” …piddini, forzisti o destron(z)i, gente che odia Renzi salvo poi tirargli le campagne elettorali.

L’Italia di chi da una parte fa finta di essere populista, e dall’altra tiene allegramente solo alla propria immagine.

Quante email non risposte ho inviato a quel comico di Genova, perché lo credevo davvero iniziatore di un processo di costruzione di contenuti che nei movimenti fin’ora non c’è mai stato. Gran bella cosa la “democrazia diretta” tanto quanto è utopica l’uguaglianza fra tutti gli uomini.

Questa è l’Italia dei tanti galoppini a favore del re di turno, che si chiami Berlusconi, Renzi, o Andreotti (pace all’anima sua) non importa, basta che per governare acquisisca un po’ di ipocrisia. Si faccia in modo, sempre per governare, di far finta di cambiare tutto affinché possa rimanere tutto com’è.

Questa è l’Italia di chi, quando uno vince, tutti gli vanno appresso, questa, l’Italia dei leccaculi.

Ma io in questa Italia qui non ci voglio credere, viste le conseguenze devastanti prodotte dal “leccaculismo” da oltre venti anni.

Non voglio credere più a chi se ne frega del prossimo, ma anche a chi sta con le pezze al culo e però a votare nemmeno ci va più (che almeno per rispetto della democrazia, faccia astensionismo attivo come ho fatto io).

Non ci voglio credere ai falsi comunisti, falsi europeisti e ai camerieri delle banche o a quelle lobbies internazionali che ci tengono inchiodati in TV o sui social network.

Vorrei capire cosa si sia inceppato in questa Italia comprata da 80 euro al mese, vorrei sapere se è un paese normale quello che permette senza problemi alla FIAT di chiudere i battenti qui per fondersi e trasferirsi oltre oceano. Mi domando a quante famiglie indigenti dobbiamo arrivare prima di cambiare rotta? Quanti nuovi schiavi, ricattati per uno stipendio da chi ricopre incarichi manageriali nonostante non capisca un cazzo? Vorrei capire dove sia finita l’Italia dei talenti, degli artisti, dell’intuito creativo, della voglia di credere nel territorio. Voglio capire dove sono finiti o se ci siano mai stati gli italiani!

Dove sta il comune sentire di una società che vorrebbe solo far ritornare a funzionare di nuovo le cose che ora non vanno più? Perché non renderci finalmente conto, senza parlare di tante stronzate che siamo nati dentro un lembo di terra che per una botta di culo è il migliore del pianeta? Se non ci diamo risposte da soli a queste domande, continueremo a devastarci, allora diviene inutile criticare una DOP oppure un ponte dopo che se ne sposa il progetto. Occorre ricominciare a costruire la società “pre – occuparsi” della cosa pubblica, occuparsene prima per non vedere fatte cazzate poi.

Non voglio credere ad un’Italia piena di gente per cui è normale avere una sanità di molto peggiore rispetto agli anni 70, in cui l’unica cosa che è andata aumentando a discapito dei servizi, sono i costi, e che se poni la questione drastica di un riequilibrio immediato, ti guardano come se fossi matto, ribadendo di non scherzare. Non si rendono conto che cosi facendo son loro a far ridere.

Voglio vivere in un Paese più coerente con se stesso, dove si dovrebbe pretendere che prima di tagliare le province e accorpare i comuni sotto i 5 mila abitanti, si dovrebbe pensare a chiudere e, lo ribadisco CHIUDERE DEFINITIVAMENTE le regioni (nate solamente negli anni 70 con flop su tutta la linea; dalla Sanità ridotta al colabrodo che è adesso, al Turismo in forte calo negli ultimi anni e, non solo per ragioni di contrazioni economiche sfavorevoli) inoltre prioritariamente si dovrebbero ridurre in maniera drastica i ministeri e tutti quegli enti che non hanno collegamento diretto con i cittadini normali.

Comitato donne contro le industrie Insalubri di prima classe RIR

Liberiamo l'aria- striscione creato da Angela Allegrini e da me
Liberiamo l’aria- striscione creato da Angela Allegrini e da me.

Pubblico volentieri ed orgogliosamente il seguente comunicato del gruppo delle donne contrarie alle industrie insalubri. Una lettera scritta da chi è mosso dal cuore e non da ambizioni partitocratiche.

Lo condivido in pieno.

Sono contento delle loro posizioni concrete ma distanti, entusiasta del fatto che ci siano ancora persone di “valore” che non si fanno comperare.

Un richiamo ad una parentesi della società locale, specchio di quella nazionale.

 

ELEZIONI COMUNALI A MATELICA, OVVERO L’ESERCIZIO DELLA DOPPIEZZA

 

Siamo un piccolo gruppo di donne, quelle che a suo tempo si sono fatte promotrici, chiamandone altre a raccolta, della battaglia di piazza contro le R.I.R..

Quelle che si sono battute fortemente per organizzare la manifestazione che ha visto sfilare tante e tante persone per le vie di Matelica e che, per raggiungere questo obiettivo, hanno dovuto anche lottare con chi, all’interno del gruppo, era scettico sulla riuscita o riteneva più opportuno lasciare il passo ai politici “di professione”, temendo che sarebbero stati danneggiati da un eventuale flop.

Questa sinergia è andata purtroppo scemando nel momento in cui sono emerse più chiaramente posizioni diverse rispetto al modo di porsi nei confronti di una prosecuzione dell’impegno, in vista delle elezioni amministrative.

Qualche faccia di chi si dichiarava allora poco incline ad occuparsi in prima persona della politica cittadina, optando per una azione di solo supporto esterno, ora possiamo vederla su manifesti elettorali.

Noi, dal canto nostro, abbiamo deciso di aderire ad un progetto che è stato chiamato “Aria Nuova Matelica”.

Il nome non è molto originale, ma sarebbe stato il male minore rispetto alla assoluta mancanza di “originalità” di alcuni suoi componenti.

Abbiamo dovuto, nostro malgrado, scoprire che il “nuovo”, da qualcuno tanto sbandierato, nascondeva invece la più totale conformità alle vecchie detestabili regole della politica: la doppiezza, il voltafaccia, se non il premeditato infiltraggio teso a scompaginare.

La nostra buona fede e la nostra fiducia sono state carpite da chi si è servito di noi, in qualche caso forse per “sdoganarsi” e rivendersi poi ad un offerente migliore, e in un altro da chi giurava e spergiurava di voler condurre una strenua lotta contro l’attuale  “governance”, per andare infine a rifugiarsi scodinzolando proprio nella tana del lupo.

Tardiva crisi di identità o preordinata strategia per confondere e indebolire gli oppositori ?

Se la seconda ipotesi fosse quella giusta non c’è che dire, complimenti, prova d’attore magistrale !

E complimenti comunque anche a coloro i quali hanno accettato, dando esempio di grande magnanimità, di dare “asilo politico” nella propria lista a chi poco prima si dichiarava loro acerrimo nemico, in prima fila nella battaglia contro R.I.R. e biogas !

Evidentemente la lealtà e la coerenza non sono di questo mondo e c’è chi, pur di conquistarsi l’agognata poltroncina, è disposto ad abiurare a cuor leggero i buoni propositi per salire sul carro del presunto vincitore.

Ma si sa, in politica tutto è permesso e la politica è sporca…o è sporco chi la pratica…?

Noi crediamo ancora nello spirito di “Aria Nuova”, nella partecipazione diretta di persone cosiddette “comuni” alla gestione della Cosa Pubblica, nel diritto di poter decidere in piena libertà, esercitando un confronto trasparente, quali vie percorrere per lo sviluppo della città in cui viviamo.

Non neghiamo che avremmo voluto che un po’ di questo spirito entrasse nell’aula consiliare, ma questo si è scontrato da una parte con gli “incidenti di percorso” di cui sopra, e dall’altra con la diffidenza atavica verso “l’autogestione”.

Si potrebbe presumere che per molti sia più comodo demandare, prendere ordini da chi si ritiene più forte e più utile ai fini personali, svendendosi per poche briciole, precludendo così qualsiasi processo di cambiamento, a scapito di tutta la comunità.

Noi donne di “Aria Nuova” abbiamo deciso di non barattare la nostra dignità e il nostro libero pensiero.

Abbiamo perso l’opportunità di incidere dall’interno, ma non ci schiereremo mai con chi ha finora determinato uno scadimento della vita cittadina ad ogni livello, e continueremo a rimanere vigili ed impegnate.

Quel che in questo frangente possiamo fare è invitare a scegliere andando oltre le apparenze e gli apparati e le convenienze personali, per spezzare la rete di clientele che avviluppa la città, aprendo così un varco da cui far spirare finalmente una gradevole brezza di rinnovamento.

Destra, Sinistra, Centro, 5 Stelle … c’era una volta il Rinascimento.

"Confused" di Enea Francia
“Confused” di Enea Francia

Un conto sono le buone intenzioni, altro conto è però far le cose fatte bene. Altrimenti cadere nell’approssimazione è un attimo.

Quando serve e, soprattutto quando ho voglia, torno ad occuparmi di quello che succede in Italia, dicendo la mia su questo blog, prendendo spunto e presupposti dal paese in cui vivo, che, come la maggior parte dei paesi d’Italia, vive una contraddizione in termini. Grandiose prospettive sbandierate da tutti quanti e poi un gran vuoto amministrativo ed il nulla assoluto in termini pratici.

Se qui vuoi costruire il tuo futuro, devi andartene altrove. In Italia oggi purtroppo è così. Destra, Sinistra, Centro, 5 Stelle e poi… la vita reale che spesso è proprio tutta un’altra cosa.

Ho votato alle ultime elezioni il Movimento 5 Stelle a differenza degli anni precedenti che avevo fatto astensionismo attivo. Dal 2008 mi recavo puntualmente al seggio e rifiutavo la scheda elettorale con la seguente motivazione espressa: “Nessuno dei candidati mi rappresenta!” Chissà quanti politici eletti hanno letto questa motivazione. In teoria il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto farlo, in realtà non ci credo tanto.

Poi la “droga Grillo” mi ha preso la mano, forse perché è più vecchio di me ma con il blog lui ci ha saputo fare a differenza mia, forse perché un po’ invidio la sua fama, forse per stima perché è un gran comunicatore, o per disillusione, forse perché mio nonno si chiamava Peppe e qui in paese, Matelica in provincia di Macerata, era soprannominato Grillino. Non so quale motivo più di altri mi abbia indotto a votare il Movimento 5 Stelle, fatto sta che l’ho votato. Questo blog ha il rimando al suo da quando è nato (dal 2008 quindi), anche se, devo dire purtroppo lui con me lo scambio link non lo ha fatto mai. Gli ho spedito anche qualche email in tempi non sospetti sia a lui che a Travaglio ma non ho mai avuto risposte. Ma comunque nutro ancora una grossa stima per i personaggi che sono. Ovviamente sempre secondaria a quella che nutro per mio nonno anche se non c’è più.

A seguito in realtà, sempre qualche anno fa, ho anche approcciato la possibilità di creare un gruppo 5 Stelle locale, poi però avevo cose da chiudere per la vecchia piccola cooperativa che gestivo e non ho più fatto nulla, forse anche per colpa della mia pigrizia o della mia paura di volermi mettere in gioco o forse della mia poca diplomazia politica, …vai un po’ a capire cosa mi diceva la testa in quel momento.

Comunque il gruppo lo hanno organizzato lo stesso altri e io ho partecipato a qualche riunione dopo un po’ di tempo. Forse ho sbagliato approccio ma dalla nascita del movimento locale ho visto tanti proclami, pochi contenuti anche molto deboli e tanta antipatia. Ero arrivato ad un certo punto a stimare Grillo e contrariamente mandare a fanculo la sua base per quello che scrivevano e per come lo scrivevano. Tuttavia è qualche tempo che i locali mi stanno piacevolmente sorprendendo.

In questa zona si sta attuando la più grande devastazione territoriale al solo fine di speculare per interessi privati e di alcun ausilio alla società che a dispetto delle altre organizzazioni partitocratiche, quella del movimento è l’unica finora a venire d’accordo con me nei tre punti seguenti, sono d’accordo con me, che valgo uno come tutti gli altri, ma non seguo gli stereotipi e cerco di ragionare con la mia testa.

– Varianti che permettono insediamenti di aziende R.I.R. (Aziende a rischio di incidente rilevante). Queste varianti sono state fatte dall’attuale Amministrazione senza nemmeno progetti di massima per il tipo di produzioni da eventualmente ospitare!

– Una centrale a BioGas da poco meno di un mega al centro del territorio di produzione del prodotto agricolo di eccellenza, il Verdicchio di Matelica DOC. Che probabilmente verserebbe digestato nel fiume Esino come riportato da un’inchiesta interessante fatta principalmente credo, da una loro attivista di nome Daria.

– Grazie ad una legge spudorata che di fatto riconversiona il nome (e solo quello!) dei rifiuti speciali in combustibile utile alla produzione di cemento, a 8 chilometri di distanza, il paese limitrofo Castelraimondo, sono nati altri comitati spontanei di cittadini contrari a questo assurdo legislativo.

L’unica forza politica che si sta mostrando solidale al “vicinato”, e contraria non a prescindere, ma con documentazione appropriata alla centrale BioGas, e contraria non da ultimo all’insediamento di Industrie R.I.R. sia stata solo questa fazione. Per questo li ho trovati interessanti e hanno iniziato a riprendere credibilità.

Purtroppo oggi la mia coscienza mi va in stallo quando cerco di capire cosa fanno Senatori e Deputati eletti dal movimento quando non salgono sui tetti.

Lasciando da parte il fatto che ritengo stupido lottare per l’accorpamento dei comuni sotto i 1000 abitanti e l’abolizione delle province poiché i tagli vanno iniziati dai ministeri alle regioni e non viceversa dato che Province e Comuni sono gli unici enti rimasti anche se sempre meno ma ancora un po’ a contatto con i cittadini. Inoltre se esistono ancora le strade provinciali si dovrebbe dar la possibilità di farle asfaltare da chi ne ha la competenza, cioè le province. Ma non mi voglio soffermare su questo argomento che merita un approfondimento specifico, voglio puntualizzare l’attenzione su due punti che hanno preso la mia attenzione pochi giorni fa.

Primo punto. Poco meno di 3 mesi fa ho acquistato una Mercedes SLK 200 Kompressor usata, che ho pagato meno di 5 mila euro. Leggo un loro disegno di legge o mozione sul sito ufficiale ( link ) dove propongono di regolare le multe in base alla potenza del mezzo con cui si commette l’infrazione al codice della strada. A parte che la mia è stata l’ultima Mercedes 200 con motore 2000 cc (oggi sono di cilindrata 1800 fino al modello 250) quindi mi piacerebbe avere un cimelio tra 6 anni da iscrivere ASI, ma poi pago già quasi 500 euro di bollo annui che è rapportato alla potenza e io ho un reddito comune sotto i 20mila euro annui, chiedo se faccio un’infrazione io perché devo pagare più di uno che ha la smart ? Perché so’ più figo quando mi scattano l’autovelox, o quando parcheggio in doppia fila ?

Secondo punto. Sul sito dei componenti di camera e senato M5S leggo della loro vittoria rispetto alla riforma sulla tassa rifiuti che verrà proporzionata alla quantità di rifiuti prodotta e non solo alla metratura. Chiedo; hanno letto gli stessi che i gap attuabili dai Comuni per le utenze non domestiche sulle tabelle ministeriali della TARES prevedono, a conti fatti, riduzioni per le banche e gli uffici e aumenti anche di 6 o addirittura 8 volte tanto per fruttivendoli, fiorai, bar ristoranti e alimentari? Perché non hanno fatto una battaglia su questo? Lo sanno inoltre che credo sia passato un emendamento che dovrebbe riportare di fatto tutto a com’era prima con la maggiorazione 30 centesimi metroquadro solamente per le spese indivisibili per l’anno corrente? Perché la chiamano vittoria questa?

Oggi, viste le proposte e molti dei contenuti, credo con franchezza di poter affermare che tanto bene non ha fatto Grillo a suo tempo a non inserire il mio link presso il suo blog magari certe cose io come altri cittadini comuni le avrei portate avanti in maniera diversa. Ma lasciando da parte il mio personale senso di protagonismo, voglio ribadire la mia condizione di uomo libero da determinati schemi partitocratici di ogni tipo. Convinto che, e su questo vado d’accordo con M5S, le battaglie si possono vincere sulla logica dei contenuti.

Nonostante siamo ridotti così, con una crisi devastante, speranze affievolite anche da chi dovrebbe darsi una svegliata, quando penso che in questi luoghi è nato il Rinascimento mi tremano i polsi e non posso smettere di crederci ancora di vivere in un grande Paese.

“Essere umano” oppure “apparire umano”? Questo è il problema!

Uomo Vitruviano - fonte internet
Uomo Vitruviano – fonte internet

Vivo in una società di ipocrisia dove non c’è più differenza tra affetto, affettato e interesse!
Tutto gira attorno ad emozioni indotte. Nessuno vede più la straordinaria bellezza che germoglia dentro le piccole cose! Credo in sostanza, che siamo talmente bombardati da emozioni indotte che non sappiamo più distinguere cosa sia prioritario e cosa no.
Se domattina non esistesse più il “concetto di denaro”, cosa fareste? Io è un po’ di tempo che mi pongo questa domanda incessantemente. Sono arrivato alla conclusione che, forse, avere coscienza di ciò che siamo prescinde qualsiasi forma di rapporto umano, che sia esso professionale o di amicizia.

Oggi mi è capitato di riflettere su come e quanto siano deboli, insicuri e labili i rapporti umani che si vengono a costruire fra le persone. Quanto siano superficiali i discorsi anche “tecnici” che vengono intrapresi. Viviamo un momento storico che, secondo me, manca di fiducia nell’uomo e nella sua intelligenza e creatività artistica. Tutto per effetto di uno schema economico che viene preso come pretesto per far continuare un sistema che, seppur abbia evidentemente mostrato i suoi fallimenti da anni, purtroppo ancora viene pompato da chi si sta arricchendo galleggiando in questo mare di povertà intellettiva e intellettuale.

Fateci caso, la centralità di tutto non sta più nell’essere umano ma nella sua immagine, tanto che si potrebbe cambiare nome, da “essere umano” ad “apparire umano”. Tutto questo è veramente deprimente, andiamo incontro all’autodistruzione per questa sorta di “egoismo infinito e collettivo”, dove alla fine l’obiettivo non è nemmeno più soddisfare se stessi, ma alimentare la propria immagine “di tendenza” verso la società. Un egoismo “conto terzi” pompato da messaggi pubblicitari, da ogni tipo di marketing, utile tanto a soddisfare quanto più ad allontanarci dalla ricerca della felicità. Non si ha più rispetto degli ultimi, la necessità prioritaria è quella del lavoro ad ogni costo, fregandosene altamente del concetto stesso di lavoro, della dignità o l’onestà intellettuale con cui viene svolto. Così si tira a campare e non si vive. Io personalmente sogno di vivere.