IGP … e il Ciauscolo diventa PORCHE…ria!

Un maialino - Fonte Internet

Scrivo questo pezzo perché sono un consumatore di Ciauscolo. Volevo inserire un grande norcino ne ” La Pagina delle Eccellenze”. Non lo faccio per non rischiare di infrangere la legge. Infatti nella nostra bella Regione Marche si è recentemente istituita (in realtà già dal 2009 in UE, ma gli effetti si vedono adesso sui supermercati), una IGP sullo storico salume del maceratese, tradizionale soprattutto delle zone dei Sibillini, e a Visso. Purtroppo l’eccessivo “Politically Correttu… ala marchisciana” ha prodotto un disciplinare di produzione che mi ha lasciato esterrefatto.

Riporto testualmente dal disciplinare di produzione.

È consentita, nei limiti massimi previsti dalla legge, l’aggiunta di lattosio, destrosio, fruttosio, saccarosio. Tali additivi, favorendo lo sviluppo della carica batterica acidificante, sono dei coadiuvanti della fermentazione e rappresentano uno dei principali fattori di maturazione e conservazione degli alimenti fermentati. Tra gli additivi aventi funzione conservante ed antiossidante è ammesso l’utilizzo, nelle dosi di impiego consentite dalla legge, di acido L- ascorbico (E300), ascorbato di sodio (E301), nitrato di potassio (E252). È espressamente vietato l’uso di farine lattee, caseinati e altre sostanze coloranti.

Mi domando: la tradizione maceratese-vissana nel fare il Ciauscolo prevede l’aggiunta di questi additivi? Perché i piccoli produttori di Visso e gran parte della Provincia di Macerata che, guarda caso non utilizzano questi prodotti, non partecipano all’IGP? IGP non vuol dire Indicazione Geografica Protetta? Con questo disciplinare di produzione che, fra l’altro ha spesso per effetto gustativo sul prodotto a marchio, quello di mangiare una salsiccia grassa e piena di conservanti, chi si vuole proteggere in realtà? Perché è permesso fare il Ciauscolo anche a Sirolo, o Camerano, o Ancona? Queste zone non devono essere tutelate per altre cose tipo le cozze o “Moscioli del Trave”?

Altrimenti non ci si dovrebbe stupire se paradossalmente, per par condicio “i moscioli” (della storica zona del Trave in Ancona) si potessero allevare anche in montagna.

Immaginate cosa succederebbe al supermercato. “Scusi che me po’ da mezzo chilo de “moscioli” de montagna e mezzo Ciauscolo. Oh me raccomando lu ciauscolo damme quello d’Ancona o de Ascoli eh.”

La prima parte di questa scenetta è paradossale ma la seconda no. Io l’ho provato il Ciauscolo IGP, con tanto di marchio di tutela. Il mio giudizio è molto simile a quello che darei ad una salsiccia troppo salata, grossa e venuta male. Nessuna peculiarità organolettica paragonabile al Ciauscolo tradizionale! Andate al supermercato vicino casa a comperarlo anche voi poi fatevi un giro nella piazza di Visso o da uno dei tanti piccoli norcini del maceratese poi fatemi sapere qual è il migliore. Deducete voi stessi chi e cosa si protegge con questo disciplinare di produzione.

Indagando un po’ e cercando di andare a fondo ho scoperto che, la stragrande maggioranza dei migliori norcini, ovviamente piccole o piccolissime aziende, fatte salve alcune pochissime eccezioni incomprensibili, NON hanno aderito alla IGP. La spiegazione è semplice. Chi glie lo fa fare ad un piccolo artigiano di aderire ad una serie di controlli (= costi anche elevati) che non assolvono alle sue esigenze di miglioramento della produzione? In poche parole, a chi non mette altro che sale e vino come conservante, insieme ad una buona aria di montagna che fa il resto e, magari l’affumicatura al focolare, a cosa serve rispettare un disciplinare di produzione che va in tutt’altra direzione e a favore della facoltà di inserire conservanti e geografie astratte?

Detto questo, credo sia chiaro che non compro più Ciauscolo IGP, il perché non compro più nemmeno il Ciauscolo invece ve lo spiego ora. Gli scienziati dei controlli, spero che qualcuno mi smentisca, approvando quel “disciplinare di produzione”, hanno di fatto definito per legge, che è possibile chiamare “Ciauscolo IGP” solo chi è inserito nel “Consorzio di NON Tutela”

Quindi i miei acquisti li oriento presso altri nomi come “Giauscolo”, “Vissuscolo”, “Nobile di Visso” ecc.  cercando i miei produttori fidati fra quelle montagne e, sicuramente non verso il mare.

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7 commenti su “IGP … e il Ciauscolo diventa PORCHE…ria!

  1. Marco ti posso assicurare che anche i piccoli produttori artigianali fanno “buon” uso di conservanti e additivi.. come si può vedere se si legge attentamente la targhetta in alluminio in capo ad ogni ciauscolo. il vero ciauscolo di una volta non esiste più perchè nessuno alleva più il maiale per il sostentamento della famiglia.. fare il maiale ad uso commerciale impone un maggior realizzo e quindi.. tutto è lecito.. e noi ci mangiamo le scchifezze!!

  2. Ciao Marco,

    Veramente interessante questo argomento, e se non ricordo male ne avevamo già parlato…

    Bene, io non amo fare politica, ma in questo caso divento rivoluzionario… al disciplinare dovrebbe rispondere un’associazione, o un consorzio spontaneo per la TUTELA DEL CIAUSCOLO, dove, persone con buon senso, e un po di cultura, vanno davanti alle altre assiociazioni esistenti (slow food?) e “sputtananno” il disciplinare I.G.P.

    Ah, dimenticavo, siamo marchigiani… certe iniziative non attacchiscono… troppo impegniative…

    Fai qualcosa in tal senso.

  3. Mi accodo a quello che dice Fabio. Si dovrebbe fare qualcosa per far sapere che straccio di disciplinare hanno fatto per una Indicazione Geografica Protetta che protegge solo chi deve essere protetto!

  4. Riporto il testo di una email interessante mandata da una mia amica.
    “Non sono d’accordo con la nuova normativa, proporrei di dare la DOP a quei produttori che rispettano la ricetta della tradizione senza additivi, con questo tipo di coadiuvanti tecnologici: sale, pepe, aglio, vino, bacche di ginepro per l’affumicatura.
    Zona di produzione parte della Pv di Macerata, in particolare Pieve…torina, Visso, Camerino, Matelica. naturalmente con maialino marchigiano. Ovviamente non acquisterò LU CIAUSCULU IGP.”

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