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Osimo Sotterranea, suggestione criptica.

Osimo è una cittadina molto elegante, soprattutto nel suo centro storico dove si dirama una rete fatta di un fascino antico di vicoli ben tenuti, e vie principali aperte e abbastanza popolate. Nel suo cuore identitario si respira ancora una bella atmosfera di paese, dove non è difficile incontrare, tra negozi di brand locali e bar sempre rinnovati, anche qualche villeggiante in visita al borgo ventilato e ricco di monumenti, chiese e mostre d’arte. 

Osimo già a cielo aperto richiama la cultura dell’arte, numerose le mostre a palazzo Campana; in questo periodo ne ho trovata una su Banksy il writer anonimo famoso nel mondo per la sua arte pop contro la globalizzazione (di cui probabilmente è rimasto vittima salvo il suo anonimato), e inoltre, tempo fa un’altra mostra sulla collezione privata di Vittorio Sgarbi. Osimo, in superficie, insegue una dicotomia artistica tra tutela del passato e ricerca nel futuro dell’arte, sempre in evoluzione. 

La cittadina mi è apparsa agli occhi come in un contrasto armonico fra preservare il passato e la propria identità andando avanti verso il futuro.

Se tutto questo appare da fuori in una passeggiata fra i giardini, che consiglio di vedere ed il corso principale, la motivazione credo sia “fondamentale”, cioè legata alle sue “fondamenta”.

Per questo motivo Osimo sotterranea è suggestione criptica. Una rete di grotte, di cui visitabili al pubblico circa il 10%, si intersecano nel sottosuolo della città storica e collegando edifici e monumenti. Una rete di cunicoli interpretati nei secoli in svariati motivi, religiosi, di difesa e nascondiglio dalle guerre e gli attacchi, oppure esoterici, di iniziazione alla massoneria o della “civiltà dei lumi”.

Osimo mantiene scolpiti i suoi simboli tra sacro e profano, nei suoi cunicoli, incisi nella pietra arenaria, in uno schema di orientamento per non rimanere intrappolati nel labirinto buio e freddo delle grotte. 13 gradi costanti, per cui si consiglia una maglia anche in estate, poi il resto va da se e diviene un trasporto indietro nel tempo, da oltre 2000 anni fa, quando fu battezzata dai romani “Auximum” e anche più indietro nell’era archeologica, con il popolo dei Piceni e le prime caverne, probabilmente scavate da popolazioni provenienti dall’attuale zona del Lazio, (infatti anche Orte ed altri paesi hanno zone sotterranee molto simili e, scavate nel tufo). Il racconto delle guide di Osimoturismo gestite da Asso Osimo e soprattutto la competenza di Simona Palombarani è davvero meritevole perché coinvolgente, ed evidenzia, una passione nella ricerca dei simbolismi storici scolpiti nel sotterraneo.

Mi hanno colpito molto anche gli ingressi alle grotte, da quella del Cantinone sotto la chiesa di San Giuseppe da Copertino, la cui entrata è attraverso il mercato coperto delle erbe, e qui si ha il primo contrasto tra il vociare colorato della gente ed il silenzio cupo della grotta. Una sensazione più esoterica, invece, si respira entrando nella grotta di Piazza Dante, passando dalle cantine di Palazzo Fregonara Gallo, dove l’ingresso è quasi nascosto da due cisterne per il vino in cemento, addirittura dei primi del ‘900. Da ultimo, Grotta Riccioni che ha un percorso al suo interno molto interessante soprattutto per la simbologia templare che custodisce, ma in questo caso lo stacco al suo ingresso è dato dalla simpatica porta a serranda del locale d’ingresso che probabilmente ospitava fino a qualche anno fa una bottega artigiana. 

Osimo Sotterranea è una rete di storia fissata sulle fondamenta del paese, ha la capacità rigenerante del silenzio, un luogo senza spazio e senza tempo, un labirinto buio e silenzioso che è utile a raccogliere i sentimenti, fare proprie le suggestioni che si percepiscono visitandola. Forse è proprio per questo motivo, silenzioso e riflessivo, che sono state ultimamente meta d’ispirazione per musicisti d’oltreoceano e scrittori di “romanzi noir”. Insomma le grotte sotterranee di Osimo sono da visitare, perché oltre a scoprire ambienti storici davvero affascinanti, c’è il caso, che possa essere utile anche a ritrovar se stessi.

Info e contatti: Osimoturismo.it – AssoOsimo

Terra Madre vs Figli di P…

Andare piano, cercare di riflettere è il senso di questo blog che ho iniziato con l’intento di cercare, per quanto possibile, di non trascurare il senso VERO del vivere osservando e comprendendo quello che mi trovo ad avere attorno.

La voglia di tornare a credere nella gente, condividere la sostanza delle identità locali prima della “forma” possibile del marketing. Evitare consulenze inutili e chiacchiere sempre troppo politiche.

Odio gli “sbicchieramenti” dei “fu” grandi vini, detesto gli elogi aggettivati in piatti sintetici, preferisco una porchetta ben fatta alla schizzinosa “mise en place”. Mi piace quando trovo, negli allevatori, contadini ed artigiani, piccoli bottegai e fruttivendoli, quella genuinità che non sa di sorriso finto da “starlette” di boutique, o modella new age. Preferisco l’incandescenza della lampadina impolverata di una casa di campagna, al bianco freddo del neon. Preferisco chi riconosce la “Terra Madre” ai figli di puttana.

Fra la genuinità che c’è in un vaffanculo dato oppure anche ricevuto, e la ruffianeria del “politically correct”, la prima opzione, anche se volgare, la preferisco alla grandissima.

Domenica pensavo di sentirmi come un pesce fuor d’acqua, a Gualdo credevo di avere di fronte il gruppo dei prescelti a commiato della morente cucina di tradizione, i consulenti dell’immagine di una storia passata, maestri del gusto di tradizioni ormai morte dietro al saluto del sindaco, la passerella degli assessori sotto i portici crollati di una politica asettica e inconcludente che mantiene in vita con la flebo al braccio la devota riconoscenza alla partitocrazia degli interessi, di posti di potere, poltrone e scambi di favore.

Invece no, ho visto un gruppo di gente motivata, interessata nel voler rimarcare la propria volontà di esserci, conoscere e sostenere chi oggi ha più bisogno di aiuto in maniera seria, non pretestuosa, una volontà propositiva. Un gruppo di produttori intenzionati ad esserci per voler rinascere consapevoli della necessità di ricevere risposte concrete. Per quanto mi riguarda, ho voluto contribuire per raccontare, semplicemente cose vissute, osservate e che spero di trasmettere per come le ho percepite io.

Spero nella volontà di volere mettere in primo luogo le persone, chi questi luoghi cerca di farli sopravvivere vivendoli, spesso in maniera viscerale come gli allevatori, i casari e i norcini che questi posti li presidiano sempre e comunque. Ho potuto sentire nelle parole di quella gente un’estrema voglia di voler esserci e non farsi prendere in giro da chi gli racconta la favoletta del faremo, vedremo e poi ne discuteremo.

Spero che questo sia motivo vero di rinascita, dopo un anno e tutte le stupidaggini partorite dalle istituzioni, ci sia la volontà di dare un segno di svolta, prendersi la responsabilità di ricucire l’aspetto di una comunità che stringe i denti ogni giorno, prima che sia troppo tardi davvero. Sono contento della bella giornata di aver visto un accenno di speranza in chi la stava perdendo ed un sentimento sincero da chi ho potuto conoscere, ho visto soprattutto persone, che oggi più che mai, hanno bisogno di ritrovare certezze per continuare ad essere se stesse.

Oggi che l’imperativo è correre, il suo opposto, la lentezza riflessiva, dovrebbe trovare lo spazio che merita in maniera semplice ma, allo stesso tempo, dirompente. Allora facciamo le cose che abbiano senso prima di iniziare a correre, qualsiasi sia la direzione, respiriamo e, soprattutto cerchiamone il senso, dentro le piccole cose, magari impariamo dai resilienti bistrattati dalla logica insensata di regole da rifare, ma gli unici rimasti a rispettare sul serio i ritmi lenti della “Terra Madre”; sensazioni che abbiamo il dovere di riuscire a preservare, con il coraggio e la voglia di perseguire azioni concrete, prima che chiacchiere, insieme a chi ci crede ancora nell’essere “uomo in armonia con la natura”. Avere la volontà di un rapporto più stretto con essa, fatto di tempi, stagioni e di quella “saggezza” romantica, semplice e allo stesso tempo sofisticata, riflessa nei sorrisi malinconici ma sinceri di chi, nonostante tutto, ancora spera, vive e sorride in faccia all’ipocrisia di una tecno-burocrazia che ci obbliga a nuovi schiavi da supermarket, omologati in un’utopica visione schizofrenica del vivere (in)civile.

Tutelare la gente che crede nella possibilità di perseguire questi scopi, ci migliora tutti perché ci rende consapevoli di quello che mangiamo. Ieri a Gualdo ho visto la fiammella della speranza, soprattutto negli occhi dei piccoli produttori che hanno vissuto e stanno vivendo la disgrazia infinita del sisma, a tratti avendo tutti contro, o peggio, vicini solo a parole.

Tuttavia quella luce accesa negli occhi fa trasparire una speranza ancora viva, il sorriso franco di chi presidia questi elementi di cultura primaria si fa elemento distintivo di quella gente che sa la differenza che c’è tra l’inutilità del campanilismo e l’estrema necessità di una forte tutela degli aspetti d’identità territoriali, armonia nella cura del paesaggio, sapienza agricola, uno sguardo dentro l’anima.

Un momento opportuno per rialzare la testa e tornare a vivere.

p.s. Quel paesaggio elegante, illuminato dal sole d’autunno che ho visto tornando a casa, poco fuori Gualdo mi ha fatto capire l’estrema necessità che c’è nell’ascoltarlo, condividerne la straordinaria e semplice convivenza non invasiva con tutte quelle persone semplici che nei tempi sono riusciti a capirne l’essenza.

Restauro artistico, nobile recupero della storia

Abituati alla vita frenetica di oggi, dove la maggior parte di noi corre senza capire nemmeno il perché, nell’atrio di una “casa-museo” con una collezione ricchissima, sicuramente fra le più interessanti dell’intera Regione Marche, e d’Italia, oggi purtroppo non senza i problemi annessi e connessi del sisma che lo ha reso inagibile, si scopre, una parte importante dell’essere uomo. Fino a poco tempo fa era la possibilità di trovare un senso di calma fra le espressioni d’arte, un motivo per rifocillarsi dai ritmi frenetici della vita quotidiana.

Entrando nel porticato mesta, quasi nascosta, la piccola bottega di una giovane artista, Angela Allegrini. Una restauratrice di opere d’arte sicuramente unica nei suoi modi di fare eleganti, creativi e nella sua innata professionalità. Entrando in bottega il primo bel contrasto che palese si mostra agli occhi è la superbia eleganza dei suoi restauri. Ricordo qualche anno fa di una Madonna col Bambino del ‘700 attribuita al “Brandi”, imponente ed elegante che Angela ha riportato alla luce con la pazienza e la minuziosità di una professione che puoi affrontare solo se alla professionalità aggiungi una passione accorata, intima nell’animo. Era un’opera imponente, sapientemente “medicata” da questa “piccola” ma grande “dottoressa” dell’arte.

Angela ha conseguito il diploma di Laurea presso l’Istituto per l’Arte ed il Restauro di Palazzo Spinelli a Firenze. Per 4 anni ha poi lavorato presso ditte Urbinate specializzate in lavori di restauro in esclusiva per le soprintendeze ai beni storici artistici di gran parte delle regioni italiane. Dal 2007 ha deciso di mettere a disposizione il suo mestiere alla città in cui è nata. Nella sua bottega esegue restauri di opere importanti provenienti anche da altre zone d’Italia, sono convinto che avere in casa un artigiana-artista come lei sia un orgoglio per tutti i matelicesi. Un’arte nobile quella del restauro artistico.

Un particolare di bottega
Un particolare di bottega

Fra le opere ridate alla luce Angela conta il “Monumento ai Caduti” presso i Giardini Pubblici commissionato dal Lions Club, diverse tele di Nature Morte settecentesche attribuite allo “Spadino”, opere di illustri ritrattisti del passato come “Raffaele Fidanza”, restauri di affreschi in chiese importanti, e non da ultimo il ripristino della bella carrozza di Mons. V.F. Piersanti presso la stessa “casa museo”. Una poliedrica, vivace e giovane artista del restauro. La sapienza di un mestiere nobile nella sua importanza culturale, di grande responsabilità nella conservazione di pezzi unici della storia dell’arte. Uno di quei mestieri che sono un fondamentale contributo al ripristino della “cultura del bello” oggi quanto mai importante nel nostro bel Paese ferito, ma da sempre, fervido esempio per il mondo intero. Comunque quando a far questi mestieri si trovano professionisti, giovani, capaci, responsabili, allegri e pimpanti come Angela si riaccende la speranza.

Uscendo dalla bottega, l’augurio è quello di vedere ripristinata presto la possibilità di fare una visita a “Casa Piersanti” e poter solcare di nuovo quel portone importante, per respirare a pieni polmoni l’essenza storico-artistica di questa parte del maceratese. Oggi Angela è una restauratrice artistica, che persegue il suo talento a ricucire gli strappi che le scosse hanno prodotto. Oggi più che mai, credo la sua passione dovrà trovare la possibilità di essere espressa, perché oggi di questo tipo di “saperi” se ne ha estremo bisogno.

Angela Allegrini “Vita per l’Arte” – 62024 Matelica (MC)

t.+39.338.1095752 – www.vitaperlarte.it

Pulp Sisma (2) Il festival degli orrori!

-parte seconda-antipopolare (qui la parte prima)
Aiuti in playback e canzoni dal vivo. L’aiuto che si proclama ma non si vede. Sindaci sull’orlo della disperazione nelle zone colpite dal sisma. Una sovraesposizione mediatica ma solo “per sentito dire”, al soldo del pensiero unico per una terra che non c’è più. Crozza stavolta la spara grossa sull’irpef degli aiuti per i terremotati.
La zona franca dovrebbe essere lontano da Sanremo!
Mentre fuori da qui il nulla, alle porte di Camerino, tra poco potranno metterci un cartello con scritto “the End” perché scrivere “da qui si va per le città dolenti” sarebbe scomodare poesia aulica che un ammasso di analfabeti funzionali, eccetto l’Università, non potrebbe mai capire.
Tutti guardano Sanremo mentre Michele s’impicca senza provare nemmeno ad arrivare “nel mezzo del cammin della sua vita”, già perso da anni nella selva oscura della precarietà obsoleta, di una civiltà idiota che dal divano della sala ti dice di startene zitto perché balla Ricky Martin.
Nella prigione dorata, di un sistema a senso unico, se non paghi l’irpef sei uno sfigato perché non contribuisci all’ennesimo stipendio inutile al parlamentare fancazzista di turno. Però stiamo tutti zitti che Albano stecca, non ha più la voce, è invecchiato come quel sindaco che urla imprecazioni contro istituzioni farlocche ma potenti e anche contro il suo popolo coglione che gli chiede raccomandazioni, che, anche se senza casa si fa sempre più suddito di una democrazia strappata dall’ennesima droga televisiva, che mostra scintillante tutta l’ipocrisia della società dove rischiamo di soffocare. “Meglio Sanremo della politica!” senti dire nei commenti dei bar rimasti aperti, la Raggi è “depensante” anche per Grillo mentre parla con Sgarbi e poi chiede di smentirlo, chissà se sarebbe tornata utile una polizza sulla vita anche alla mamma che urlava scappando di casa in quella serata di pioggia a fine ottobre mentre veniva giù tutto.
Allora vai con l’essemmesse solidale perché fa figo essere elemosinanti da divano, totalmente ipocriti, in questo teatro dell’assurdo pieno di matasse talmente intrecciate che non ha più senso districare.
M’impongo di scrivere la mia incomprensione perché forse non ci arrivo a capirle le cose, ci ho provato anche ieri a capire qualcosa, ma a dir la verità sono rimasto sulla tazza del cesso per mezz’ora, solo, a riflettere quanto faccia cagare questo sistema ingolfato su se stesso. Alla fine ho evacuato e quanto vorrei evacuare da qui. Voglio lasciarlo scritto qui, nel mio diario digitale, il fatto che non riesco più a dare un senso ai controsensi che vedo ogni giorno.
Ho sentito che canta anche Gigi, è stato a Civitanova a fine anno, vicino ma non troppo, al cratere della catastrofe naturale più grande da due secoli. Tutti cantano Sanremo anche gli animali, tranne quelli senza stalla, rimasti gelati sotto la neve, mi viene in mente l’asino che canta la promo di questa “sagra nazionale della canzone italiana”. Quanti super ospiti nel cratere della sciagura, che qualcuno vorrebbe farci anche un programma, “l’isola dei terremotati”, ma preferirei “roulotte da incubo”, anche se Errani non ha proprio il piglio di Gordon Ramsey. Il contributo per l’autonoma sistemazione sembra che non sia ancora arrivato a nessuno, mentre l’emblema del dipendente modello che da 30 anni non ha preso nemmeno un giorno di malattia, sta li scintillante sul palco dell’Ariston a consacrare l’imperialismo travestito da democrazia e lo share ha raggiunto il 50% facendo saltare il jackpot della raccolta pubblicitaria a mamma Rai.
Sui social la mia foto di Accumoli di circa un anno e mezzo fa è diventata un pezzo unico, non l’ho mai nemmeno stampata, l’ho fatta prima che quel posto venisse giù e fosse conosciuto dal resto del mondo dopo la sua caduta, eppure una società di gente attenta a quel che mangia, almeno la frazione di Grisciano avrebbe dovuto conoscerla da prima dello scorso anno, almeno dai radical chic Eataliani, perchè la Griscia nasce lì, invece niente, anche se la mangiano tutti senza nemmeno sapere da dove deriva.
Sei visite del capo dello stato sui luoghi della catastrofe. Parole di sostegno per una forza esortativa come dice lui, verso un transatlantico di rovine. A sentire le dichiarazioni di alcuni senatori come D’anna, sembra quasi che questa vicinanza si traduca in  semplice noia e voglia di prendere e iniziare con l’up-load del vaffanculo, ossia i calci nel culo.
Tutto il resto è noia, canta: Franco Califano che non c’è più, purtroppo, a differenza dell’immenso mare di politica inconcludente in uno stato che proclama e poi non fa nulla, ingessato verso pseudo debiti di istituti finanziari antitetici alla coerenza sociale, nessuno che sappia cosa fare, tutti invocano elemosina e volontariato mentre sembra che l’appalto per le casette di legno l’abbia vinto gente vicina a “mafia capitale” e che costino più delle case nuove che non arriveranno mai come mai sembra finisca questa chermesse di lustrini in tv, proclami e sorrisi falsi.
Zitti che tra poco cantano gli Zero Assoluto, ma non è il gruppo, è quello che sta accadendo qui vicino a me. Io ho spento la tv, questa prigionia è asfissiante, questo paese non merita la cultura e la bellezza di cui è invaso!

La comunicazione contro!

La totale mancanza di conoscenza reale dei disagi nelle zone terremotate è evidente nelle risposte istituzionali o similari, si percepisce chiara e nitida la desolante ignoranza politica motivata da una partitocrazia inutile, che pone basi esclusive di discordia e taglia in due la società; il popolo e l’elite. Sarebbe la sceneggiatura di un film comico o di un nuovo ‘Pulp Fiction’ tanto per scomodare Tarantino (scrissi un pezzo tempo fa intitolato pulp sisma) ma è tragedia reale per tante, troppe persone.

Da quella specie di delibera regionale con cui si obbligava i comuni a controllare e dichiarare abusivi i moduli provvisori fatti in autonomia dagli stessi terremotati, ai contributi per autonoma sistemazione che di fatto, credo, nessuno ne abbia visto ancora il becco di un quattrino, era percepibile un segnale netto d’incapacità istituzionale anche nella forma di comunicazione imboccata da certi dirigenti che hanno mostrato addirittura le loro contrarietà verso chi, senza chiedere nulla sta cercando di rendersi utile. Allora ecco gli “specialist” a libro paga per progetti di marketing turistico della stessa Regione via a commentare come manco fossero Zuckerberg, che la neve porta engagement dai loro uffici riscaldati dai soldi di tutti, postando foto di Urbino innevata o altre maestose bellezze statiche su Instagram e, pontificando tra loro, cercando motivazioni mediatiche, scrivendo su Facebook come si possano considerare elementi di profilatura interessanti gli “i like” messi nella pagina Marche Tourism da profili asiatici.

Ora con tutto il rispetto per chi lavora di turismo vero ed ha rapporti diretti con chi visita queste zone, mi chiedo come sia possibile che la Regione Marche possa tenere a libro paga collaboratori di questa enorme inutilità. E non venite a parlare di tecnicismi mediatici perché sono stupidaggini in questo momento, pure e semplici prese per il culo come la maggior parte delle azioni di promozione messe in atto da enti disastrosi come la Regione. Mettere una foto della ‘Moretta di Fano’ o anche del ‘Ciauscolo’ in un sito istituzionale avrebbe senso se questo ricordasse un progetto, un evento, sostenesse un principio, portasse con se un contenuto, o facesse leva su uno spazio emozionale concreto!

Ma il post di una bella foto rimane solo fine a se stesso e ti fa raccogliere i “mi piace” dei nostalgici o da quelle ‘profilature’ asiatiche che non credo siano assolutamente interessanti per il mercato turistico regionale, con tutto il rispetto per il Bangladesh o similari.

Comunque, lasciamo da parte il lato tecnico, facciamo il punto su come si rivolge questa gente verso coloro che si propongono di sostenere le popolazioni colpite.
Gesti di dissenso, di negatività, di ‘non serve’, di ‘non fatelo’, ‘le Marche non sono solo il terremoto’. Invece di far leva sul “venite a vedere come siamo messi e aiutateci a rimettere insieme le nostre economie e le nostre comunità”, questi sciacalli mediatici, pagati dalle tasse di tutti, questi apparati inutili della comunicazione turistica regionale ti dicono che le Marche sono altro e non sono solo terremoto. Senza vergogna, immedesimati completamente nel ruolo che hanno.

Allora io propongo che i soldi stanziati per questi pseudo professionisti inutili, siano immediatamente distribuiti agli sfollati che rappresentano identità reali, siano megafoni per quei piccoli ma grandi sindaci che ogni giorno cercano di farsi ascoltare, per gli allevatori martoriati che erano, sono e saranno i veri motivi di viaggio, rappresentando una realtà vera, viva e non virtuale. Si dovrebbe raccontare quello che si vive con la lealtà di immagini che, se occorre, possono essere anche crude, ma sicuramente vere e spesso allegre nonostante tutto, come i cuori aperti della gente di montagna, anche e soprattutto nella disgrazia che si sta vivendo.

Altro che foto inutili o pubblicità di cieli limpidi in tv che in questo periodo sono utili solo come tornaconto da mostrare ai politici idioti di turno!

Quindi Ceriscioli e compagnia, rendetevi conto chi siete e chi avete attorno!

p.s. guardate bene la foto, l’ho scattata a Camerino dopo la scossa di Ottrobre, manco a farlo apposta c’erano i Forestali in prima linea. Meritano rispetto queste persone!

Che te piasse un corbo

Un’espressione dialettale delle zone del centro Italia, quelle del terremoto, che in alcuni paesi del maceratese è un modo anche per mostrarsi stupiti, a volte, addirittura usato in termini affettivi. A pensarci bene è il contrario esatto dell’espressione cinematografica western del vecchietto fuori casa che esclama: ‘Che mi venga un colpo se quello non è il vecchio Sam!’

Strani questi del centro Italia, ti mandano i colpi per affetto, ‘grezzi come le scorze de cerqua’ (altra espressione tipica), ignoranti come i somari, ma tutto sommato, gente di cuore.

A Charlie Ebdo però un colpo non so quanto glielo manderei in modo affettuoso per i disegni che fa. A certi francesi non basta dimostrare la loro becera ignoranza sui punti di contatto tra le zone terremotate ed il loro modo di vivere con la pasta scotta di contorno alla carne, o la baguette sottobraccio che prende del sudore d’ascelle.
A questi qui se gli ricordi che hanno per simbolo nazionale, un mega condono edilizio, magari si offendono pure. Magari nemmeno conoscono il Ciauscolo di Visso questi francesi anomali, non so se lo sanno che è un salume con aspetti storici comuni per la sua spalmabilità molto simile ad alcuni patè. A quei francesi come Charlie Ebdo non serve dire che dimostrano ignoranza paritaria a quella dei media italiani o forse, superiore. Falsi satiri affini l’establishment, usano ironia pungente contro i deboli.
A questi europeisti di comodo non occorre ricordare che il problema dell’instabilità africana, la Libia ecc. era stato risolto da un italiano nato in questi luoghi del terremoto che aveva fondato con Eni, un nuovo modo di vedere il mercato delle materie prime, solidale e non speculativo, a differenza di quanto fanno oggi i nuovi coloni, che portano via materie prime in cambio di briciole ed immigrati.

A quelli come Charlie occorre ricordare solo che i terremotati hanno molti trattori, conoscono l’agricoltura perché vivono a contatto con essa, sono espressione reale del ‘terroir’ che spesso in Francia è sovraesposto. Questa parte d’Italia è semplice e alla mano ma è meglio non farli incazzare. Quindi Charlie la satira indirizzala verso i potenti, la satira si fa per questo e, se il messaggio di quella vignetta intendesse enfatizzare quanta inefficienza abbia mostrato lo stato italiano in queste sciagure, avresti pure ragione!

Charlie siamo sotto carnevale il periodo più satirico dell’anno, non fare la satira coi morti falla contro i potenti inetti che governano sia in Italia che in Francia, Charlie vieni nelle nostre zone tra qualche giorno, ti facciamo vedere come ci prendiamo per il culo in Italia, pensa facciamo delle vignette talmente grandi che si muovono e girano pure sopra i carri trainati da trattori come questo qua sopra.

Charlie però ‘famo a capicce’ che sennò la vignetta a non rimane solo una vignetta.

Ah, un’ultima cosa Charlie, Je suis … che te piasse un corbo!
Con affetto! Marco

A proposito di abusi
A proposito di abusi

Ho fatto un sogno… antisismico!

Ho fatto un sogno, di quelli a colori, di quelli che dicono, ci siano più probabilità che si avverino.

Ho sognato un premier in visita di corsa nelle zone stese, affamate, distrutte, colpite, lasciate sole allo sbando senza più nessuna economia da cui ripartire.

Ho sognato Sindaci, che di solito si battono per i loro campanilismi, o storie di politica locale essere uniti dimostrando di non essere i soliti galoppini, perché scossi, resi genuini, magari anche più onesti, a testa alta tutti a resistere. Muri gentili ma solidi, contro i soliti poteri forti!

Di fronte alla propaganda contro una democrazia già fragile perché minata nella sua essenza di società, questo muro di persone rette e coraggiose, persone per bene si erigevano, almeno nel sogno con grandi pretese! E soprattutto con tre domande e una considerazione.

1- “Come ricreiamo la società e l’economia spezzata della montagna, con tutti gli sfollati che stanno al mare?”

2- “Perché i senzatetto che provvedono a sistemarsi autonomamente sono abbandonati due volte, una quando vagano a cercare una roulotte o un container, due, quando scoprono che gli aiuti decorrono dai sopralluoghi di inagibilità vidimati dal sindaco e non dalla data della catastrofe? Così perdono anche un mese.”

3- “Perché non si vedono ancora le urbanizzazioni per i villaggi di casette di legno visto che già nevica?”

…poi la considerazione conseguente…

– “Sandro Pertini, grande padre costituente, 48 ore dopo l’irpinia aveva già, ‘sfanculato’ il Governo – si diceva proprio così nel mio sogno – denunciando le mancanze del post terremoto, Mattarella non lo ha fatto, quindi, lei dovrebbe ritenersi molto fortunato ad andare in quel paese di ‘Sordiana’ memoria solo tra pochi giorni quando l’Italia, se non è del tutto marcita, si recherà in massa alle urne a votare NO perché, lei signor presidente, e tutto il suo governo, ha perso una grande opportunità, quella di essere esempio di cambiamento concreto, dimostrando una Europa forte nei valori sociali in grado di meritare la fiducia del suo popolo. La prova più eccezionale avviene di fronte ad una catastrofe come questa, invece lei e la sua compagnia ha deciso di abbandonarci tutti e continuare a prenderci per il culo! Ma stia sereno, che non ha considerato, stavolta, l’effetto boomerang al ciauscolo!”

Poi mi sono svegliato! Fuori nevicava, la gente sorrideva, come se non fosse mai successo niente!

Credo che ci sia bisogno mai come ora di unità della gente per far ripartire questi posti, l’allusione ai Sindaci nel sogno come persone rette e per bene, vale anche in molti casi nella vita reale, anche se non in tutti. So che in molti di loro hanno fatto e stanno facendo l’impossibile per mantenere in vita questi paesi straziati. Per questo vanno ringraziati veramente!

La gente solida!

Era una giornata calda di settembre dello scorso anno. L’aria frizzante dei pomeriggi di inizio autunno nelle zone di alta collina. Stavo a Pievebovigliana presso il Convento di San Francesco che adesso, credo, abbia più di qualche crepa, ma che presto, spero, torni a rivivere per quel bellissimo luogo che è stato.

In quella bella occasione ho conosciuto Alberta Paggi assessore del comune, con il piglio di una mamma più che di un politico. Un bellissimo evento, mi avevano chiamato per fare da speaker e reinventarmi una sorta di “Show Cooking” che poi è diventata una grande risata collettiva.

Ricordo il coro del Trentino che era in trasferta proprio lì, qualche turista, e un calore come quello di casa anche se non conoscevo nessuno.

Io li a parlare e cercando di strappare sorrisi alla gente, con la speranza di riuscire a far passare anche qualche contenuto d’identità culinaria, reinventando, insieme a Dino Casoni i piatti con gli ingredienti della tradizione antica di queste zone. A colpi di battute, nel descrivere cosa fosse la “Finocchiella” piuttosto che il “Ciauscolo” ai trentini che erano li, ho conosciuto un cuoco che oggi meriterebbe l’appellativo di Chef con la “C” maiuscola, non fosse altro che per la sua tenacia. Dino è il cuoco del Ristorante Hotel Carnevali di Muccia. Lo stabile è un pezzo di storia recente, la struttura è quella di un vecchio Motel Agip, tra i primi fatti costruire da un grande mio concittadino, Enrico Mattei. Oggi, quel luogo degli anni sessanta, ha seri problemi legati alle fortissime scosse di fine ottobre.

Ho rivisto Dino poco meno di una settimana fa e, la prima cosa che ha fatto è stata quella di sorridermi, con un uno di quei sorrisi spontanei, sinceri e diretti che fa la gente che ti vuole bene, quando ti incontra inaspettatamente. Muccia è un luogo fantasma, le persone rimaste sono pochissime, Dino ha preso in affitto un tendone davanti al suo locale, lì ha spostato provvisoriamente il bar per mantenere un minimo di servizio a chi si ferma in zona. Quel sorriso mi ha descritto oggettivamente la forza del suo carattere.

La caparbietà di voler ripartire nonostante oggi supplisca ad un’esigenza di carattere sociale, civile e morale, quella di ridare una “piazza provvisoria” a chi è rimasto in quel paese ferito. I sopralluoghi, per lo meno in via ufficiale, ancora non ci sono stati, assurdo mi è parso il vedere cosi tante pattuglie attorno a quella stazione di servizio, nessuna pattuglia però assegnata ad un sopralluogo sulla struttura per dichiararne lo stato effettivo di inagibilità, per accelerare la ripartenza di un punto nevralgico per la gente di questi luoghi. Non mi interessa montar polemica sui tempi e i modi lenti di un “ricominciare” così affannato, anzi ne vorrei cogliere gli aspetti involontariamente positivi rispetto ad apparati istituzionali inconcludenti, e soffermarmi solo a dire che, per fortuna qualcuno, un’anima ancora ce l’ha.

Per tutto il resto, questo è il terremoto dell’abbandono a se stessi, dove l’unico vanto in una catastrofe così grande, lo si può scovare proprio dietro il sorriso della gente come Dino, che, sono sicuro, ripartirà anche più forte di prima. Con queste due righe, per testimonianza e voglia di speranza, mando a lui e a quelli come lui un abbraccio grande, perché nonostante tutto, la voglia di ripartire è veemente.

Possiamo rinfrancare la voglia di rialzarsi grazie ad un sorriso di speranza come quello dello Chef Dino Casoni e della sua famiglia.

p.s. nella foto un selfie che ci siamo fatti quella bella giornata. Io Dino, Stefano, Alberta e tutta l’altra gente.

La mafia della stupidità

Continuano le scossette di magra intensità, piccole, numerose e silenti ci fanno capire che viviamo un momento di instabilità totale. Dalle istituzioni alle famiglie, tutti indistintamente. Il terremoto dovrebbe farci capire che la società deve essere riequilirata. Invece no. Continuano le scosse dentro gli animi di chi, una casa lesionata già ce l’ha.

È l’apoteosi dello scandalo nella evidente continuità di una utopica visione del mondo unilaterale e iperliberista. Dove il mercato è padrone e noi da cittadini siamo catapultati a consumatori nella più becera visione degli schiavi moderni.

In maniera inequivocabile e con le mazzate dei politici e leader locali che, da, ogni ordine e grado imperano dictact su come sia meglio fare. Mai una parola sulla libertà di deciderselo da soli il proprio futuro. Un futuro di instabilità totale dove nessuna “protezione civile” può arrivare e che nessun social può descrivere.

L’idea di tenere tutto sotto controllo, mai come adesso è completamente svanita sui continui movimenti della terra. È ora di riconsiderare l’uomo nella sua integrità fisica e morale. Riconsiderare l’idea che la gente è tale perché ha un intelletto proprio e la semplicità complessa di combattere per continuare a vivere la propria storia. Per questo il Governo sbaglia nel perseverare a voler mandare tutti al mare. Perché interrompere le economie agricole di alta collina o montagna, mandando tutti in ‘vacanza forzata’ è una stronzata dettata solo da un’ipocrisia politica di stampo regionale. Dovrebbe essere resa reato perseguibile civilmente se non a livello penale!

Comprendere queste cose è presupposto fondamentale per interventi massicci atti a ricostruire ‘in primis’ intere comunità. Un esempio è Gagliole, un piccolo paesino del maceratese che, anche se non abbia avuto evidenti crolli sulle strutture edilizie, vive una dimensione di sfiducia enorme verso tutti gli apparati istituzionali, oggi ho parlato con Mauro Riccioni, il sindaco ‘a gratis’ di questo piccolissimo comune terremotato.

il sindaco Mauro Riccioni
il sindaco Mauro Riccioni

Un avvocato mio amico, salito alla ribalta per il fatto di aver urlato al mondo di fare il sindaco senza ricevere indennità di mandato, l’ultimo comunista vero. Una cosa inconcepibile nell’economia di mercato. Encomiabile per i suoi cittadini fino a prima del sisma.

Dopo le scosse l’ho visto solo, più di prima. Tanto che nella sua voce non ho più sentito l’idea pacata, per quanto decisa di un uomo con una propria coscienza civica, ma solo la fragilità di non riuscire a mantenere gli impegni ad una società indebolita dalla paura di perdere tutto e rimanere abbandonata a se stessa. Mauro, che in tempi normali urlava contro un sistema fatto di utopie liberiste, oggi l’ho visto impaurito, iperattivo sul fronte scatenato della volontà di ricucire una comunità fatta di uomini e donne sfiduciati dal timore di cosa sarà il domani, encomiabile, ma non nego dubbi su come avverrà questa ricostruzione ‘la quiete dopo la tempesta’.

Intravedo nitido il senso di disorientamento su come andare avanti domani. Proposte e sacrifici a sperare in un futuro migliore ed identitario. Cammino difficile, pieno di motivazioni, nonostante la Regione, il ministero e il mondo della burocrazia che si fa spazio dentro uno sciame sismico di aiuti promessi ma che non arrivano mai. Unico modo per urlare al mondo che esistiamo, quello di farci sentire coesi e determinati a voler far continuare ad essere le nostre comunità. Siamo un popolo fatto di uomini e donne che dovrebbero unirsi nel continuare a respirare questi territori. Nonostante tutto e tutti. Ora è il momento della calma e della riflessione cose in cui i marchigiani si perdono spesso. Ma è anche il tempo di essere comunità, anche se impaurita, dimostrare di essere gente che vuole ricominciare a viverli di nuovo questi paesaggi.

In sostanza è una guerra contro la mafia della stupidità, umana, politica e sociale. Se non la vinciamo, meritiamo tutte le catastrofi che abbiamo!

Per questo, forza e coraggio!

Benvenuti nel Pulp Sisma!

‘Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.’

In questo periodo è la frase che ci diciamo sempre quando ci incontriamo con un mio amico. Un pezzo di Bibbia reinventato e fatto pronunciare da Quentin Tarantino a uno dei suoi personaggi di ‘Pulp Fiction’ prima di premere il grilletto. Tutti ricorderanno questi passaggi del film.

Inequivocabili mi tornano in mente queste scene nel rivedere le immagini in tv o le notizie dei tg, perché oggi più che mai, danno spazi esagerati a questioni futili o di riflesso; per contro, scorgo quello stato di incertezza tra tutta la gente che vedo intorno a me. È una situazione ‘pulp’ corollata di zone rosse, avamposti di pattuglia in paesi devastati e resi deserti dalle scosse di giorni fa ma che ancora continuano, con tanto di autoblindo delle forze dell’ordine, che almeno ci sono, in assetto antisciacallaggio.

È una caotica routine su come far ripartire l’economia stracciata di una zona prevalentemente agricola e artigianale. È una corsa a rimettere al loro posto le chiese e forse, anche le case, dimenticando, forse troppo, di ricucire nel frattempo, le società identitarie che quasi abbandonate, ancora resistono in questi luoghi. Il sentore è che, sopra alle difficoltà di chi imperterrito continua a far quel che può in questi posti disgraziati, ci sia uno Stato che non vede l’ora che i montanari testardi abbandonino tutto per regalare il territorio a lobby di comodo, allora si che la tragedia avrà il suo effetto conclusivo. Tra le foto degli ori e gli affreschi chic negli interni della Trump tower, non vedo nessuna allegoria al pastore che cerca in ogni modo di rimanere vicino al suo gregge di pecore sopravissane, già minacciate da tempo da problemi di estinzione, mentre è questo che accade oggi sulle alture di Cupi o di Castelsantangelo sul Nera. Non vedo, nei discorsi delle varie o avariate domeniche di spettacolo, nessuno come quei norcini che, anche se rimasti senza niente, stanno cercando in tutti i modi di riparare il prima possibile (trovandone di simili nel frattempo) le cantine di stagionatura dei ciauscoli per cercare di garantire una continuità a pezzi di cultura che valgono quanto un’opera d’arte. Vedo tanta finzione negli occhi impauriti dei miei compaesani che troppo spesso vacillano, io compreso dietro un’insensata routine.

In questa situazione pulp, nel frattempo che i vari cuochi stellati o Farinetti imbacuccati si sono riempiti la bocca di amatriciane solidali, non ho mai notato alcuno citare Giampiero, l’unico a cucinare la Griscia a Grisciano la frazione di Accumoli dove è nata questa tradizione. Lui in mezzo alle macerie ci si è trovato a lottare ed il giorno dopo quel 24 agosto, aiutava la protezione civile a montare le tende nel giardino del suo ristorante. Chissà se oggi ha ancora la forza di combattere per quel pezzo di identità. In questo ‘pulp sisma’ di enunciazioni paradossali di Errani che sembra aver detto che se fossimo giapponesi saremmo tutti evacuati, c’è per fortuna qualche sindaco che spera almeno di riuscire a far continuare a vivere il forno del paese o che allestisce i campi per ospitare i moduli abitativi provvisori, che fino a ieri non erano sicuri. A Gagliole, sotto le crepe della rocca medievale, l’ultimo sindaco comunista d’italia urla al mondo che quel paesino ce la farà a risorgere.

Ai proclami del ‘ricostruiremo tutto com’era’, in questa situazione paradossale è la tigna di montagna degli allevatori, contadini, norcini e artigiani l’unica a non essere deviata e distorta dalla… ‘tirannia degli uomini malvagi e potenti’. Solo loro col coraggio delle azioni intelligenti stanno reggendo le botte della burocrazia dopo le scosse. Per fortuna che esistono perché altrimenti grosse fette di identità territoriale sparirebbero e rimarrebbe solo ‘il grandissimo sdegno’ continuando con pulp fiction, qui oggi c’è un mare di gente che ‘non è mai stata così lontano dallo stare bene!’