Il Picciolo di Rame

Picciolo di Rame - Silvano Scalzini appoggiato sulla pietra del vecchio frantoio

Al Picciolo di Rame di Vestignano una frazione di Caldarola nelle Marche, nonostante le scosse che ancora ogni tanto riportano alla mente quei giorni terribili di un anno fa, è la tenacia che fa andare avanti e continuare a sperare gli artigiani, anche quelli del gusto come Silvano di cui vi parlo oggi, perché non si può definirlo un ristoratore, ma anzi un artigiano di bottega, un pezzo di cultura identitaria come le altre “botteghe artigiane” di altri settori, che sono il cuore pulsante della tradizione italiana, mai come oggi sole contro il mondo, specie in centro Italia.

Voglio parlare di Silvano Scalzini ed il suo ex frantoio diventato istituzione della cucina tradizionale maceratese. La voglia di ricordare chi siamo, l’orgoglio di provenire da una terra che seppur martoriata, sempre seconda nelle pagine dei grandi media, rispecchia ancora in molte sue piccole parti, l’autenticità fatta di persone che ripercorrono gli aspetti di questa tradizione, rinnovandola nella consapevolezza che sono quei gesti prima o poi, a divenire i piloni di rinforzo ad una società in costante spopolamento ed oggi resa ancora più fragile per gli effetti devastanti della natura. Quindi parlo di Silvano perché merita di essere raccontato per il lavoro che svolge, per la passione che infonde nell’essere punto fermo di una identità che non può essere infranta, dimenticata e magari domani, solo rimpianta perché relegata nei racconti di un libro.

Silvano dal 2000 lo trovi li nel suo frantoio che diventa istituzione popolate di tutela gastronomica e boccascena per la sua opera prima che trasmette, ogni volta ai suoi ospiti, la sua autorevolezza semplice, i suoi racconti su come ha trovato questa o quella ricetta ottocentesca, il modo con cui ha preparato il sugo, perché il ragù qui non è la stessa cosa. Nelle 12 portate, servite nell’ambientazione medievale del frantoio con le sedie a tre pioli, i runner di lino e cotone che adornano la tavola di legno massello, arrivano tutti i capisaldi della cucina maceratese: I frascarelli, i cargiù, la roveja, piatti dimenticati che prendono la giusta rivalutazione in una cucina, quella di Silvano appunto, che con la sapiente maestria del cuoco che impara dalla “vergara” senza distorcere la tradizione ma semmai enfatizzandola nella sua purezza, si stacca dai fornelli (grazie anche alla vera Vergara sua mamma ed il suo promettente aiuto cuoco) e racconta i suoi piatti come esperienze di viaggio, come una ricerca viva fra i ricordi e fra quegli angoli dei Sibillini che ancora racchiudono scrigni di purezza gastronomica reale.

Da Silvano ci vai solo se prenoti prima, la sua cucina è fatta di materie fresche ed esclusivamente locali, non ha menù ma rappresenta un estratto gustativo completo della tradizione maceratese. Silvano è il custode di una sapienza che si rischiava di perdere ancora prima delle scosse, la sua “Bottega” è il laboratorio che preserva i sapori e le tecniche che stiamo dimenticando, per la frenesia stressante a rincorrere il tempo in una cena frugace da fast food, o fra i conti salati per una creatività, spesso fittizia degli “chef da show”.

In questo senso Silvano Scalzini per me è il cuoco sapiente che racconta la semplicità dei suoi gesti in cucina; li ha acquisiti quei gesti grazie alla curiosità di uno sguardo attento, che non sbircia ma osserva, ed è per questo che riesce ad essere se stesso, trasferendo ai suoi ospiti, l’emozione di assistere e condividere con lui tutti i dodici atti del suo spettacolo gastronomico.

 

Il Picciolo di Rame – Loc. Castello di Vestignano – Highlights info row image 348 331 6588

6 commenti su “Il Picciolo di Rame

  1. Bello leggere di questi artigiani della buona cucina! Non mi piacciono le rielaborazioni cervellotiche degli chef di moda, i cibi spettacolo, che navigano ormai freddi in piatti enormi, circondati da “perle” di pesto o schiuma di mozzarella. La schiuma di mozzarella non è una mia invenzione, mi è stata servita, lo giuro!

    1. …il fatto che siamo inondati da fenomeni di cucina ‘di moda’, dal ‘food porn’ alle divagazioni astratte dello ‘street food’, danno oramai l’impressione di uno strappo troppo forzato alla continuità, al contesto degli usi propri e più in generale il non rispetto della conoscenza dei mestieri, luoghi…paesaggio e quindi tuona come un calcio verso tutta quella serie di persone che ne compongono la filiera. Massimo rispetto invece per quegli artisti che rappresentano le eccezioni

    1. È proprio vero. Il contrario invece è disarmante…purtroppo sono tante le persone scontente di quello che fanno, ultimamente ci rifletto molto anche io se sia il caso o meno di iniziare a cambiare e trovare una MIA strada… chissà staremo a vedere. Ti abbraccio.

      1. Siamo assuefatti al mediocre, è brutto dirlo, e non ce ne accorgiamo più…tranne quando come in questo caso troviamo un ‘ eccellenza …
        Anche io ci penso spesso su di me per prima e penso che forse dovrei essere io la prima a essere l’esempio…
        Ci sto lavorando…

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