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L’Italia è come la “Griscia”

La Griscia che i romani chiamano Gricia è un piatto di pasta che è oramai una peculiarità rappresentativa della Gastronomia popolare italiana. Tuttavia rispetto a questa pietanza caratteristica, in pochissimi ne conoscono le origini attribuendo l’origine della nascita ai Grici, mastri dell’arte bianca una specie di panettieri dei nostri giorni che si sono trasferiti a Roma e facevano in bottega questa antica ricetta. Di certo la popolarità e la fama a questa pietanza è stata data dalla capitale e dalle poesie su di essa di Aldo Fabrizi o dalle ricette di Sora Lella e altri che l’hanno resa il tipico e popolare piatto da osteria romana.

Tuttavia in Italia esiste una frazione di Accumoli che si chiama Grisciano, frazione a pochi km da Amatrice. La cittadina oggi è centro simbolico di un cratere sismico fra i più catastrofici, ampi e dirompenti che la storia ricordi. Questo piccolo borgo, che appunto si chiama Grisciano si trova al centro di tre regioni; il Lazio, l’Abruzzo e le Marche. Posto a valle è stato sicuramente un crocevia in passato dei pastori che migravano per la transumanza fra le montagne di questo spazio dell’Italia centrale. E’ quindi verosimile che la vera derivazione del piatto fatto di materie prime povere sia da attribuire a questa località, il dibattito potrebbe essere infinito ma sarebbe bello che nonostante tutto possa continuare, soprattutto perché da questa derivazione ne scaturisce, di fatto anche una filiera di produzione qualitativamente importante e fonte di sostentamento economico di queste zone. La produzione del guanciale amatriciano di cui ho avuto modo di assaggiarne in tempi non sospetti diversi tipi molto interessanti dal punto di vista organolettico.

Ecco, da un pretesto storico a grandi linee molto grossolane, ho delineato quale potrebbe essere anche un’economia basata su una storicità possibile e probabile, che tuttavia traccia il percorso sulla base di un’economia spicciola, un mercato realmente percorribile e ripristinabile per qualità di territorio, vocazione agricola specifica e soprattutto rispetto e ripristino di filiere tradizionali identitarie.

Partendo da questa logica estremamente locale, mi domando perché la rete, i media e tutti gli organi preposti a veicolare un’informazione corretta e pertinente, non si pongano nemmeno lontanamente questo obiettivo, che viceversa sarebbe il presupposto metodologico per instaurare una crescita reale e soprattutto di alto valore culturale.

Insomma, nessuno si domanda oggi come sta la Griscia o come sta Grisciano, da dove viene realmente quell’emozione che porta tedeschi, francesi e americani ad imparare a girare gli spaghetti fra i denti della forchetta, spesso facendo danni anche più gravi di quelli che stanno nelle loro economie espansionistiche. Mi domando se questo non debba più essere lo specchio dell’economia reale, allora l’economia reale che cos’è?

Sono quesiti come questo che mi danno la convinzione che il problema della crisi politica ed economica italiana sia partita dalla messa al bando di intere piccole o piccolissime filiere tradizionali, messe insieme da piccoli artigiani e agricoltori di mestiere, comunanze agrarie che, oggi nell’era di internet potrebbero vivere un nuovo rinascimento in termini di emotività indotta e alta qualità della vita, mentre si lasciano abbandonare nel vuoto di una burocrazia ingessata nella conta dello spread dettato dalle agenzie di rating.

La distruzione di queste “realtà particolari” per citare Pasolini, è la catastrofe economico/sociale della nostra Italia, comprese le sue opere d’arte i suoi talenti, dietro ad incomprensibili emergenze di formulare troppo spesso ormai disciplinari di produzioni o piani di sviluppo rurali antitetici rispetto alle vere esigenze di vita in questi luoghi, oppure dietro gli incomprensibili meccanismi delle “armonizzazioni contabili” o del pareggio di bilancio dei  comuni che se non sono crollati per una catastrofe come quella del terremoto, sono già stati svuotati da una rassegnazione intrinseca che le leggi della turbo finanza 4.0, con la complicità di classi politiche, troppo spesso inconsapevoli, hanno già contribuito a devastare.

Se non ripartiamo dalla passione per mantenere il necessario, rischiamo di vedere sempre più nero e non ci sarà nessun trattato europeo a salvarci dalla prossima ondata speculativa, e così il sogno di una migliore qualità del vivere lo potremmo gustare dalla foto stampata sul fronte del tetra-pack del discount a $ 4.99. Ma nessun luogo ritratto in quella foto avrà corrispondenza nella realtà, perché le oscillazioni imprevedibili dello spread non ce lo permetteranno.

Due luoghi che conosco dove la Griscia racconta la sua storia? La Vecchia Ruota che si trova proprio a Grisciano ed Il Picciolo di Rame  dove ho scattato la foto recentemente.

Economia impazzita e banchieri che …soffrono!

banche e prestiti - fonte internet
banche e prestiti – fonte internet- Centro studi Unimpresa –

bank-economia

Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma la situazione è seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male. Se alla Borsa si guarda come a una istituzione la cui funzione sociale appropriata è orientare i nuovi investimenti verso i canali più profittevoli in termini di rendimenti futuri, il successo conquistato da Wall Street non può proprio essere vantato tra gli straordinari trionfi di un capitalismo del laissez faire. Il che non dovrebbe meravigliare, se ho ragione quando sostengo che i migliori cervelli di Wall Street sono in verità orientati a tutt’altri obiettivi. 

(J.M. Keynes, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, 1936)

Una morte annunciata? Non sono un economista, semplicemente nutro curiosità verso le cose che accadono. Cose che accadono perché intellettuali del secolo scorso hanno predetto cosa accade se gli speculatori superano l’economia reale.

Succede che, in due parole, il vortice porta via tutto.

Per capirlo non serve essere grandi pensatori o chissà quanto intelligenti. Basta saper osservare. Guardate lo specchietto che ho inserito sopra sui dati delle sofferenze bancarie. Poi, magari perdete altro tempo per capire a chi tolgono i soldi e, tirate le somme. Il risultato sarà tanto eclatante quanto, disperatamente scontato. La classe media sparisce, i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi ma anche sempre più stupidi, oppure sempre più in malafede.

Provo a spiegare il perché.

Se è vero questo specchietto dove le sofferenze bancarie sono relative, per il 70 % a chi si fa prestare oltre 500 mila euro, è ovvio che i tassi d’interesse e le “coperture necessarie” dovrebbero essere molto maggiori se dovessero riguardare alti investimenti. La domanda che mi pongo è quindi la seguente; se il sistema bancario italiano si trova ad avere sofferenze elevate su cifre importanti, chi decide queste grandi operazioni, li fa mai due conti sulla bontà dell’investimento che mette in atto?

Se ci giriamo intorno e ci limitiamo ad osservare il territorio in cui viviamo, credo, che ognuno di noi non farà sforzi a trovare investimenti milionari fatti a dir poco con i piedi (perché dire “alla cazzo di cane” sta brutto se parli di economia), e se vai a cercare informazioni, escono sempre fuori, banchieri, famiglie blasonate e loro camerieri, cioè i politichetti del momento.

Quindi da una parte esiste il vortice della speculazione descritta da Kaynes, e questo vale per Wall Street o per i potentati globali, dall’altra, nel nostro Paese abbiamo una classe dirigente di idioti che ha giocato all’allegro imprenditorone fino adesso con i soldi delle piccole imprese italiane, per lo più artigiani o agricoltori, colpevoli solamente di essersi prostrati troppo

(perché dire “aver leccato il culo” non sta bene in un testo del genere per gli stessi motivi di cui sopra) al ragioniere scribacchino di turno che per 100 mila euro chiedeva obbligazioni o addirittura azioni (e si è visto con Banca Etruria e Banca Marche la fine che hanno fatto i piccoli azionisti); oppure se devi accendere un mutuo di 50 mila euro, comunque hai mille carte da presentare e perizie da mostrare sull’appartamento che acquisti; infine se sei un autotrasportatore o un piccolo artigiano, non ti concedono il fido ma sullo scoperto di poche centinaia di euro ti bombardano di chiamate per farti rientrare e togliendo dalle 3 alle 5 euro al giorno direttamente dal conto che nemmeno gli strozzini, quelli veri fanno così.

Poi però, sul lungo mare, vedi lo scheletro di villette che non si completeranno mai, oppure centri commerciali che spuntano come funghi con negozi semi chiusi dentro, e altre cattedrali nel deserto che nemmeno la fantasia drammatica di un bombardamento potrebbe rendere più spettrali.

Poi fallita anche la banca arrivano i decreti legge delle “new bank” (che tradotto in italiano vuol dire “salva culo”) e si ricomincia di nuovo a far girare la giostra, finché non si calmano le acque, sembra di essersi salvati, invece i segnali sono quelli della calma apparente prima dell’arrivo del vortice che, incontenibile, nel frattempo si è allargato fino a qui e porta via tutto! e poi… il buio! …come una partita di poker “il buio” dell’economia!

Giornata della terra! …e Google mi ha detto che sono un drago di Komodo

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Google ha linkato un test veloce e simpatico sull’home page del portale. E’ venuto fuori che sono un Drago di Komodo.

Ora, sul fatto che sia affamato di vita, non ho niente da eccepire, ma che mangi capre intere, dovremmo metterci d’accordo.

Sicuramente però se prendiamo l’aspetto metaforico della frase, devo ammettere che quello ci sta tutto. Ultimamente infatti sono propenso a fare figure da “capra” senza rendermene conto e, per fortuna, ancora in occasioni non lavorative.

Inoltre è palese che ci siano capre che mangerei vive, intendo tutti quegli esseri che, senza cognizione di causa parlano ed esprimono considerazioni proprie senza sapere nemmeno di cosa dicono. Di quelle ce ne sono fin troppe.

Comunque l’evento si celebra da moltissimi anni. All’inizio era il 21 marzo di ogni anno, giorno d’ingresso della primavera ma ormai da parecchi anni (credo intorno agli anni ’70, poi se cercate su internet vedete con precisione) è stata ufficializzata la data al 22 aprile. La giornata della terra è una ricorrenza istituita per far riflettere sulle tematiche ambientali e sui modi in cui poter inquinare meno. Comunque maggiori informazioni potrete trovarle qui.

http://www.earthdayitalia.org/

P.S: Dovrebbe essere ogni giorno la “Giornata della Terra”. Parola di ….Drago di Komodo… Vedi te sto faccia da Google!

Se anche fosse, cosa cambia?

Tutti affannati a preoccuparsi della fine del mondo! Tutti temono la propria pellaccia! La mia domanda è: se anche fosse così, cosa cambierebbe?

Gente!!! Guardatevi attorno, rendetevi conto che la società già è finita grazie alla rassegnazione! Egoismi all’ennesima potenza! Me ne sono accorto addirittura io che sono un egoista cronico!

Sono uscito mezz’ora fa a far due passi in centro. Era poco più che mezzanotte, per strada non c’era nessuno … ed è solo venerdì sera!! Evidentemente stanno tutti a scaldarsi il culo in casa, a seguire imperterriti la loro solitudine. Mi domando se è possibile che si sia ridotta così la società, vorrei risposte, almeno qui!

Mi chiedo se esiste ancora qualche stronzo che si fa due domande su quanto era bello stare insieme, giocare a carte dentro un bar, scherzare, ridere, dialogare, ubriacarsi e magari pure litigare! In poche parole, riuscire ad emozionarsi per le piccole cose. Possibile che non ci sia più niente di tutto questo, solo soldi e ipocrisia?

Falsità, minacce, piccolezze, fandonie e interessi propri inseguiti imperterriti, come se fossero priorità assolute!

Tutti più poveri dentro. Solo pochi più ricchi, ma solo fuori! Sono quelli che grazie al nostro egoismo solitario costruiscono palazzi o magari centrali chimiche.

Io non ci voglio credere che sia arrivata prima la fine della società rispetto alla “ipotetica” ma se sono queste le premesse, inevitabilmente già arrivata, fine del mondo. Smentitemi per favore!

Ieri sera ho assistito ad una commedia logorroica su come viene amministrato il mio paesello! Un gruppo dirigente di Amministratori  e consiglieri che a chiamarli inopportuni sarebbe fargli un complimento. Una serie di motivazioni addotte per far passare l’idea che lo sviluppo sia sinonimo di impianti insalubri che nemmeno “Cetto La Qualunque” avrebbe tanta fantasia. Unico sollievo un gruppo di opposizione concreto ma purtroppo disarmato per via di consiglieri di maggioranza esclusivamente animati dal loro senso di parte e non sicuramente dalla logica della ragione! Sembrava essere tornati al medio evo!

Mi domando come sia possibile che il resto della gente non si faccia nemmeno vedere nonostante tutta questa merda che gli viene scaricata addosso?

I fondamenti di un partito che oggi non esiste più, la DC, (…pensate non i comunisti e nemmeno i socialisti!!!), sancivano nel 1943 presso il monastero di Camaldoli i seguenti punti.

“Qualora lo Stato emani una legge ingiusta, i sudditi non sono tenuti a obbedire, ma possono essere tenuti ad attuare quanto la legge dispone per motivi superiori. Se l’oggetto della legge è immorale, cioè lede la dignità umana o è in aperto confitto con la legge di Dio, ciascuno è obbligato in coscienza a non obbedire“.

Finché nella società ci siano dei mèmbri che mancano del necessario, è dovere fondamentale della società provvedere; sia con la carità privata, sia con le istituzioni di carità private, sia con altri mezzi, compresa la limitazione della proprietà dei beni non necessari, nella misura occorrente a provvedere al bisogno degli indigenti“.

Un buon sistema economico deve evitare l’arricchimento eccessivo che rechi danno a un’equa distribuzione; e in ogni caso deve impedire che attraverso il controllo di pochi su concentramenti di ricchezza, si verifichi lo strapotere di piccoli gruppi sull’economia“.

Gente, spero che qualche fiammella accesa ancora ci sia, tenetela accesa e alimentatela, la passione, la voglia di esserci, di partecipare, di vivere sono presupposti fondamentali dell’umanità. Se li spegniamo, tanto vale davvero che il mondo finisca prima possibile!

La “Puffeconomia” ovvero l’economia dei Puffi.

(nel 2011 in programma ci sarà il film dei Puffi!!! Perchè i Puffi vanno! Approfondimenti sul film in uscita per la settembre del 2011 quiqui e soprattutto sul sito ufficiale)

Io da piccolo giocavo spesso con i Puffi. Ricordo che ogni volta che i miei nonni, i miei genitori o qualche parente me ne regalavano uno nuovo, per me era una festa. Come molti bambini degli anni ottanta ero completamente preso da tre tipologie di giocattoli soprattutto; i Puffi, i Masters e le sorpresine del Mulino Bianco. L’altro giorno sono salito nella soffitta di casa di mia nonna per rovistare fra i ricordi di un periodo, la mia infanzia che, sembra non voglia staccarsi ancora da me, (sarà la Sindrome di Peter Pan?); addirittura mi sono messo a riordinare tutti questi pupazzetti blu e a catalogarli. Non sono un vero e proprio collezionista ma, spinto da alcuni discorsi fra amici, mi sono convinto a sistemare questi miei oggetti d’infanzia. Ho fatto una ricerca in rete e mi sono accorto che paradossalmente i miei “Piccoli Puffi” sono stati proprio un buon investimento. Mi hanno fatto divertire e, non nascondo che ancora oggi, ogni tanto ci gioco ancora, inoltre non sono nemmeno calati di valore!!! Anzi qualche pezzo è aumentato di molto rispetto alla quotazione “a nuovo”. Dalle notizie trovate in rete il loro valore medio si aggira attorno ai 5 euro tranne i pezzi unici che arrivano a superare, in certi casi, anche di molto i 1000 euro. Dal divertimento nudo e crudo ho iniziato a riflettere sulla qualità dell’investimento. Ho dedotto che un Puffo in discrete condizioni mantiene il suo valore e alcuni lo accrescono addirittura in certi casi anche molto più del 200%. Quale investimento rende così oggi? Nessuno. Lo stesso discorso vale per i Masters. Chi ci avrebbe mai creduto che uno degli acquisti più proficui degli anni ottanta sarebbero stati i giocattoli? Se ci riflettiamo bene infatti  se dovessimo considerare le mode di quei tempi arriveremmo alla conclusione che comprare un’auto “superaccessoriata” o “full optional” oggi non ripagherebbe affatto la spesa. Infatti un Audi 80 ad esempio, non potrà mai essere rivenduta oggi  al prezzo con cui è stata acquistata. Solo le case e i pezzi d’arte o il cosiddetto “modernariato” reggono il passo dei Puffi o dei Masters in proporzione al valore aggiunto. Ovviamente la vendibilità di una collezione di giocattoli sarà sicuramente ridotta, tuttavia sapere di possedere pezzi che hanno un valore oggettivo oltre che affettivo è rincuorate. Quindi genitori comperate giocattoli ai vostri bambini quando indicano lo scaffale e chissà che domani non scoprirete di aver fatto anche un buon investimento.

La crisi o la ripresa?

"Giochi di Luce" di Moira e Marco Costarelli
"Giochi di Luce" di Moira e Marco Costarelli

Per questo post ringrazio Andrea per quello che ha visto in giro per il nord-est, Gionata per un commento interessante in questo blog e Paolo per una riflessione che abbiamo fatto ieri sera al telefono.

Non bastano più i soldi per comprarsi il consenso! Aumentano gli ordini nelle aziende di qualche settore specifico, soprattutto del nord-est, negli ultimi due mesi! La first Lady della Casa Bianca prenota in Spagna 60 stanze! Ci sono parecchie analogie fra il giorno d’oggi e il 1922!

Questi gli argomenti. Ora componiamo il puzzle. La notizia della ripresa nella produzione industriale negli ultimi due mesi sembra essere reale e, oltre alla conferma visiva del mio amico, anche il centro studi “Confindustria” dichiara “Accelera il recupero della produzione industriale in luglio con un aumento dell’1,2% rispetto al dato dello scorso giugno – ricordando anche che – a giugno si era avuta una variazione dell’1,1% su maggio” (dati destagionalizzati).

Il problema potrebbe essere a monte, alla produzione. Serve realmente alla società immettere sul mercato tutti questi prodotti? Bisogna capire la differenza eclatante e sottile fra due  espressioni “il benessere” e “l’Essere bene” come ha sottolineato spesso un grande giornalista economico, Carlo Cambi e dimostra tutti i giorni invece col suo lavoro di medico un mio amico in particolare. Seppure possa sembrare solo un gioco di parole, sono due concetti estremamente diversi fra loro. Il primo porta ad un’accelerazione nei consumi, esempio “Ho lo stress per il lavoro? Vado in vacanza in un centro benessere” Il secondo, invece, tende a vagliare sulla costante qualità della vita. Ridurre la frenesia dello stress quotidiano non farebbe ricadere la scelta vacanze quasi esclusivamente verso il centro benessere, semplicemente perché non ci sarebbe stress da scaricare. Ovvio che questo è solo un esempio per focalizzare il significato dei 2 termini e, soprattutto, iniziare a valutare ognuno di noi internamente, quali siano davvero le cose importanti e necessarie per vivere (e questa si che sarebbe una vera rivoluzione democratica !!!). Sarebbe la vera ripresa dalla crisi che non è esclusivamente economica ma soprattutto sociale. Quindi deve riuscirci la società, senza prendere nessun riferimento di Leader o altro, solo con la coscienza di ognuno di noi. Obama è stato eletto come il possibile uomo del cambiamento, uno di colore alla Casa Bianca, una speranza per una società in crisi ecc. Un mese fa il mondo ha criticato L’A.I. della BP che in piena emergenza per il disastro sull’oceano andava in regata. Oggi in piena recessione economica la first Lady prenota in Spagna 60 camere per le sue vacanze? Abbiamo bisogno davvero di esempi del genere o ce le sappiamo rimboccare lo stesso le maniche da soli? Lo slogan della Casa Bianca sarebbe diverso da “YES WE CAN” a “YES WEEKEND”. Quindi è vero che oggi i soldi non bastano più per comprare consenso, puoi anche essere la moglie del Presidente degli USA ma la gente queste cose non le passa facilmente. Spero tanto in una società che abbia la forza di riuscire ad essere fortemente autocritica al momento giusto. Analizzare quello che succede e non farsi portare via dalla corrente tumultuosa dello “stress” e della “frenesia” verso le cose inutili. Solo così quelle analogie del presente con il 1922  potranno dissolversi e potremo dire di essere davvero un popolo evoluto.

P.s. Spero soprattutto che non sia vero il detto “Chi vive sperando, muore ca…ndo!”

Indigeni a casa nostra

il confine con il Chiapas
il confine con il Chiapas
La Libertad
La Libertad

Una mia cara amica, Ania Pettinelli, ha mandato un pezzo molto interessante. Lo pubblico perchè oltre ad essere secondo me molto interessante si vede che è uscito dalla penna di una persona determinata.

Ania adesso si trova in Guatemala.

Le foto sono sue, sicuramente sta vivendo un’esperienza unica.

Alexander Langer parlava di conversione ecologica, di inflessibili e coraggiosi indigeni che agiscono con radicamento e responsabilità per difendere il proprio pezzetto di biosfera… erano i primi anni novanta. Oggi, in una situazione ancora più critica e preoccupante tutti siamo chiamati in causa e dobbiamo fare i conti con l’enorme debito che abbiamo negli anni contratto con l’ambiente, con le generazioni future e con quelle presenti. La crisi economica e ambientale sono il frutto delle singole scelte di ogni singolo cittadino, nessuno escluso, siamo al tempo stesso artefici e vittime di uno stile di vita consumista e obsolescente: produrre per consumare, consumare per produrre…la triste figura di un cane che si morde la coda, un circolo vizioso di autodistruzione fuori controllo. “Ma cosa posso fare io da solo?”, la domanda sorge spontanea e la risposta potrebbe essere altrettanto semplice: possiamo fare tanto. Siamo noi, come consumatori, la base e il motore di questo sistema insostenibile e autodistruttivo, le nostre scelte quotidiane di consumo possono diventare uno strumento incisivo, ognuno può fare la sua parte, nel proprio piccolo; le soluzioni ci sono già, ce ne sono tante, ma badano bene a non farcele conoscere. Gruppi di Acquisto Solidale; consumo a Km 0; abiti in tessuti naturali invece che abiti sintetici prodotti chissà dove, sfruttando chissà chi; prodotti biologici, boicottaggio di corporation e marchi con condotte socialmente irresponsabili; last minute market; banche del tempo; laboratori di autoproduzione e di recupero; orti cittadini; uno stile di vita più sobrio e attento agli sprechi; la bicicletta, anche l’idea di “Rifiuto con affetto” si colloca sulla stessa linea. Autolimitare il nostro consumo, ridurre la nostra impronta ecologica per non essere più corresponsabili delle enormi disuguaglianze dell’economia globale (“noi”, il 20% della popolazione mondiale, consumiamo l’80% delle risorse del pianeta); un’autolimitazione che non significa sacrificio ma “privilegio di non dipendere troppo dalla dotazione materiale e finanziaria,…privilegio di usare con saggezza e parsimonia l’eredità comune a tutti.” (A. Langer) In Italia tanti gruppi di cittadini si stanno organizzando per difendere il loro ambiente naturale e culturale, si sono riappropriati del loro territorio e del diritto di viverlo insieme; in molti casi c’è stata anche la risposta delle amministrazioni comunali che hanno adottato politiche di conversione

Carretera cerrada... attraversamento fiume
Carretera cerrada... attraversamento fiume

energetica, di conservazione del suolo e delle risorse naturali, di riduzione e riciclo dei rifiuti (tassazione vuoti a rendere e dell’indifferenziata). È una questione di singole scelte, anche piccole, anche graduali ma comunque importanti…da qualcheparte bisognerà pur cominciare.

Crisi generazionale… ne vogliamo parlare?

La bella rimonta del centrodestra sul centrosinistra, uno come Gheddafi dice che i partiti sono l’aborto della Democrazia. Il bello è che le sue affermazioni mi suonano condivisibili, il brutto è che lo dica lui. Il nulla proposto dalla politica allontana la gente dalle urne. La vita della gente è decisa da una oligarchia riconosciuta informalmente dalle istituzioni. I giovani dove stanno? Sono fintamente cullati dalle loro famiglie, dall’ultimo videogioco di marca, dai social network, dal sogno di una realtà virtuale propagata solo via internet. La vita è un’altra cosa. La vita è iniziare a credere nelle proprie aspirazioni reali. Avere la convinzione che internet può essere lo strumento per comunicare e condividere le proprie opinioni e le proprie ideee ma non deve sostituire il reale.  Iniziare a vivere e crearsi spazi che troppo spesso vengono traditi da una società “bulimica” eccessivamente riempita di oggetti, di prodotti industriali che ingozzano la gente, la coccola ma non la rende felice. Un mercato libero solo in apparenza che rende tutti schiavi del nulla e della propria avidità. Sembra non esistere più il concetto di società il rispetto fra la gente. Gli stessi candidati delle appena trascorse elezioni hanno affermato tutti o quasi “mi sono candidato per ecc…” quando la giusta definizione sarebbe “ho accettato la candidatura per…” la candidatura è un qualcosa che viene accettato perchè la società lo richiede, la società civile si organizza affinché possa venire eletto il proprio rappresentante, non viene autopromossa una candidatura, viene richiesta!!! Il gioco del frainteso, per cambiare il senso delle frasi. La gente si organizzava un tempo per migliorare la propria esistenza, oggi invece il problema è che sembrano non esistere più partiti di destra o di sinistra ma solo gruppi di potere organizzati che influiscono sempre più incisivamente sui nostri pensieri o sul modo di pensare della gente, sul modo di operare di ognuno di noi. In giro c’è paura del futuro, la gente allora è stanca e lasciva e non fa più nulla, si lascia andare perchè c’è incertezza su come e cosa fare, questa è la cosa peggiore e, a mio avviso davvero diabolica. Tutti oggi si dicono vicini alla gente solo a parole quando in realtà si ha la consapevolezza che non è e non sarà così. La gente non può essere lasciva, deve riorganizzarsi tornando ad esporre le proprie idee. Farsi sentire.

Io credo che oggi debba essere rivalutato l’individuo, debba essere presa in considerazione sempre di più la “persona” intesa come essere umano e non come semplice “consumatore”.

Siamo vittime di una crisi economica che parte dalle coscienze di chi “guida la carrozza”, di chi decide senza cognizione di causa, senza fiducia, senza rispetto.

Siamo schiavi del nostro egoismo in tutti i campi, andiamo dietro a chi ha di più, creiamo status simbol per la nostra finta affermazione sociale quando la società è qualcosa di astratto perchè fa contare sempre meno i valori propri del rispetto fra le persone in cambio di una compravendita insopportabile. Siamo costretti a correre dietro ad un punto di arrivo che si sposta sempre più lontano. Siamo come gli asini che inseguono la carota, la vediamo penzolarci davanti agli occhi e non ci accorgiamo di averla legata ad un bastone attaccato alla schiena. Corriamo solo per stancarci e non assaporiamo più i valori di un abbraccio, di un sentimento, di una emozione, siamo portati ad inseguire il “benessere” ma non sappiamo più cosa voglia dire “stare bene”.

Secondo me è ora di spegnere la TV e iniziare a rifondare la società in questo modo chiacchierando, riflettendo e costruendo le basi usando internet come uno strumento utile a discutere e riflettere e RINASCERE.

“…fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza…”

…voi cosa ne pensate?

Piove

Aumentano i prezzi, cala il potere d’acquisto, e sono sempre più numerose le famiglie costrette a ricorrere ai prestiti per gli acquisti dei beni di consumo: al punto che lo scorso marzo l’ammontare dei crediti al consumo si é avvicinato fortemente ai 100 miliardi di euro (97,091), con una crescita, rispetto a due anni prima, di oltre il 28%.

Girando per la rete, leggo che in molti scrivono della morsa economica, in questo stralcio di articolo che ho preso dall’Ansa si evince come oggi la nostra società sia stretta da debiti che oltre ad essere pubblici è oramai una piaga anche privata che ci accompagna nella vita di tutti i giorni. Colpisce tutti, indiscriminatamente. Si da la colpa a noi stessi, alla pubblicità, al sistema, in molti su internet parlano di signoraggio. E’ difficile determinare, secondo me, le cause di tutto questo. Ma sicuramente il sistema in cui viviamo oggi soprattutto qui in Italia, dal più piccolo Comune al grande Ministero, spesso non agevola vie risolutive semplici. Perchè tutto è estremamente macchinoso e complesso.

Eccoci tutti qui. Indebitati tutti, ma nessuna via di uscita è possibile? Io credo di si. Sta in noi nel coraggio delle azioni intraprese. Nel riuscire o quantomeno, cercare di pensare e, soprattutto, fare le cose in modo positivo e credendo in ogni cosa si porti avanti. Senza sotterfugi. Ricominciare ad essere italiani, quel popolo che ha insegnato al mondo la cultura del bello, dell’arte, la culla del Rinascimento. Ritornare ad essere un paese di Santi, Poeti e Sognatori. Un mondo che vede la soluzione economica prima di tutto, anche prima di vedere e valutare l’uomo e lo schema delle sue potenzialità di ragionamento, individuali e non individualiste, non è possibile.

Allora ricominciamo da qui. Un mio amico oggi mi ha detto: “Sono le soluzioni dei problemi piccoli che evitano le rotture insanabili”. Credo proprio che abbia ragione. Grazie Tullio.

FELICITA’ INTERNA LORDA

 

Felicità non è uguale alla crescita dell’economia italiana che sarà “quasi piatta” nei primi tre mesi del 2008 (+0,1%) per poi riprendersi in maniera “graduale ma modesta” nei trimestri successivi (+0,2%, +0,3%, +0,3%), chiudendo l’anno con un +0,7%. E’ quanto afferma la Commissione Ue nel rapporto in cui sono contenute le nuove stime sull’andamento del Pil dei principali Paesi dell’Ue.

Nel mondo non occidentalizzato, ad esempio in Bhutan, hanno un sistema di economia leggermente diverso dal nostro (fonte Wikipedia):

“Il caratteristico approccio bhutanese della massimizzazione della Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness), proposto dal re Jigme Singye Wangchuck negli anni ’70, costituisce il principio guida dello sviluppo. Forma la base per individuare la direzione da preferire alle altre e ha governato gli sforzi per il miglioramento degli standard di vita, incluso il benessere spirituale e la preservazione dei valori culturali e dell’ambiente fisico.

Il concetto proposto dal re indica che lo sviluppo è costituito da più dimensioni rispetto a quelle associate al Prodotto Interno Lordo, e che lo sviluppo dovrebbe essere considerato come un processo che cerca di aumentare la felicità piuttosto che la crescita economica. La Felicità Interna Lorda pone la persona al centro dello sviluppo riconoscendo che l’individuo ha bisogni di natura materiale, spirituale ed emozionale.

Sono cinque le tematiche o gli obiettivi che vengono considerati come potenti strumenti per dirigere il processo di cambiamento; essi includono: lo sviluppo umano, la governance, lo sviluppo equilibrato ed equo, il patrimonio culturale e la conservazione dell’ambiente.

I cinque obiettivi principali non solo rendono il concetto di Felicità Interna Lorda più concreto, ma contengono anche il principio guida a cui è stata data grande importanza per assicurare nel futuro al Paese indipendenza, sovranità e sicurezza.”

Il Pil infatti non misura tutto quello che c’è da misurare. Per esempio: se un bimbo va all’asilo, i genitori pagano il servizio della scuola e la cosa viene registrata dal Pil. Si muove denaro; se il bimbo invece sta col nonno, e ci sta bene, il Pil non lo sa. Lo stesso processo io l’ho riscontrato prorpio con la rassegna “Musica della Scuola”. Le scuole sono felici di partecipare ma gli amministratori non lo sanno o fanno finta di non sapere ! Loro spendono parole solo per mostre milionarie è ovvio !!! Per cui il tentativo di poter abbinare felicità al proprio lavoro è sempre più improbabile in generale nel nostro occidente a meno che non si inizino a considerare anche altre forme di misurazione economica avvicinabili alle attuali.

Siamo proprio sicuri che il sistema occidentale sia proprio il migliore? Dal Bhutan parte un messaggio per il mondo intero: il benessere di un Paese non dipende solo dalla quantità di merce che esce dalle fabbriche o dai soldi che girano. Ben vengano altri modi per misurare la felicità di un popolo!

P.S.: il re attuale del Bhutan si chiama Jigme Khesar Namgyal Wangchuck è nato a Thimphu il 21 febbraio del 1980. E’ il più giovane capo di stato del Pianeta. Quasi quasi chiedo asilo politico al Bhutan. In questi giorni cerco la felicità ma è sempre più facile che le cose della vita la strappi via.