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Pensieri e domande.

Quando siamo bambini tendiamo a vedere il lato semplice delle cose, spesso quello più vero.

Lo stupore, la meraviglia, l’affetto e l’amore da bambini ci rendono felici, poi quando si diventa adulti non è che ci rattristiamo, ma diamo tutto un po’ più per scontato, abbiamo altro a cui pensare, ci facciamo appiattire dall’abitudine.

Questa foto l’ho scattata qualche tempo fa a Lubiana in Slovenia durante una divertentissima vacanza con due amici miei.
Per me questa immagine è piena di significato, nemmeno a farlo apposta sopra ai bambini c’è un cuoricino disegnato.

Penso che quel giorno abbia avuto una gran bella botta di culo a immortalare sto momento qua.

Poi ho deciso di utilizzarla sul blog per la poesia sulla felicità di Camille Rv.
Perché in fondo, cos’è la felicità se non il bambino che siamo e che ci urla di farla, ogni tanto, una risata in faccia al caos della vita.

Perché cos’è la felicità? come possiamo conquistarla se non ci fermiamo ad ascoltarlo quel bambino quando ci indica la meraviglia nelle piccole cose…?
Come riusciamo a sperare che il mondo possa migliorare se, dentro di noi, non abbiamo più tempo di vederlo limpido il mondo, perché nel frattempo, siamo troppo impegnati a distruggerlo…?
Come possiamo essere felici se ogni giorno siamo presi a diventare chi non siamo?

Buona notte a tutti!
#smettiamodicorreresenzamotivo

Felici sono quelli

Il bambù, la rosa e… la tazza

Oggi pensavo al bambù che tengo sullo scaffale del bagno. Vive bene sulla stessa acqua stagnante. Il bambù è rigoglioso se l’acqua che lo nutre rimane sempre quella, non va cambiata, semmai solo aggiunta. Tempo fa ho rischiato di farlo morire perché per una settimana cambiavo sempre l’acqua che teneva ammollo le sue radici. Quell’acqua va solo rabboccata. Il bambù è una pianta dallo stile esotico ma secondo me è fortemente democristiana. Ha bisogno di rabbocchi costanti, ma non deve essere mai cambiata. Mi piace il bambù anche se preferisco, in cuor mio la bellezza estrema della rosa, oppure il profumo intenso della lavanda, o ancora l’inebriante carezza olfattiva del glicine.

A pensarci bene quella stecca verde con il ciuffetto non odora, sta li, fa arredo in bagno, è un suppellettile globalista, lo compri arricciato in qualsiasi supermercato, è parte di una bellezza standard, piatta senza emotività, stagnante come l’acqua che lo nutre. In fondo siamo tutti un po’ bambù, chiediamo tutti il cambiamento ma poi, appena ci dicono di cambiare di una virgola le nostre abitutidini, iniziamo ad appassire, ad aver paura, a pensare che forse quel che vogliamo è solo un sorso di acqua nuova. Per non rischiare di affogare pensiamo a sopravvivere, senza renderci conto che, nel frattempo, vivono gli altri al posto nostro. Siamo come il mio bambù del bagno, incazzati e ricurvi sopra la tavoletta del cesso a declamare post come se non ci fosse un domani.

Senza passato senza futuro, in mezzo ad uno stagno finto, di fronte al cesso, modellati a piacere dal potente di turno. Mi alzo dalla tazza, con glutei e quadricipiti addormentati ed indolenziti, tiro lo sciacquone, penso al prossimo commento,  mentre sogno di essere una rosa, di quelle nere, quelle che profumano l’aria. Cerco di afferrare la vita per raggiungere un angolo di felicità.

Qui sotto una delle più belle interpretazioni di Michele Placido in un film che è una fotografia puntuale del nostro Paese, e non solo.

Arriva la neve

Arriva la neve dietro offuscati occhi della gente.

Arriva piano, porta calma, dovuta, incresciosa, necessaria.

Arriva a coprire, momentanea, le ferite di una terra che trema.

Entra fredda sopra a tutto, riscalda un po’ le anime,

forzatamente rischiara i paesaggi, questo contrasto gelido genera tepore.

Eccola a coprire gli asfalti, ci avvicina alla natura, ci fa consapevoli di essere uomini.

Il gelo che scalda, che copre tutto, simbolo di candore,

per un attimo, sembra non sia accaduto niente.

Fine ed inizio, momento per pensare, capire cosa sono,

pensare cercare e capire se sono ancora capace di amare.

Meravigliarmene orgoglioso, come se fossi ancora bambino.

 

 

 

L’irrefrenabile costanza dei sogni

Si sfioravano le labbra ad occhi chiusi, come nei sogni. Più del sesso che si accendeva tra di loro, c’era quell’atmosfera di calore, di cose dolci, di un posto sicuro, ovunque. Perché in quei baci si celava il profumo dolce di casa. In qualsiasi parte del mondo se li fossero scambiati, la dolcezza di quei momenti era sublime e costante. Un momento di delicata essenza del vivere per sognare.

Mary era lì di fronte a John, in un tempo indeterminato di un posto qualunque nel mondo, consapevoli della sola volontà di riprendersi la loro vita. Ad ogni costo, inseguire quella pragmatica utopia di essere felici. In fondo, dentro quei baci erano racchiusi momenti che avrebbero lasciato un sapore indelebile nelle loro anime.

La forza di quel volersi entrambi, nonostante tutto, era irrefrenabile, accarezzava i loro cuori portandoli dentro un volo di sola andata per la felicità. Mozzafiato, la costante volontà di incrociare di nuovo i loro sguardi, dare aria ai loro gemiti, per riuscire a nutrire un’irrefrenabile voglia di respirare la vita a pieni polmoni.

times square

Hedy Lamarr ed il concetto di Fascino (…almeno per me…)

« Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobile e recitare la parte dell’oca. » – cit. di Hedy Lamarr –

Una figura particolare, un’attrice non per scelta, di sicuro una figura creativa con una vita molto convulsa, anche e soprattutto per il periodo che ha vissuto. La guerra, il cinema degli esordi e molto altro.

Originaria austriaca e naturalizzata negli USA, la sua mente creativa scoprì la possibilità di isolare i canali radiofonici.

Quindi un ruolo scientifico, la sua invenzione dei canali radio (Link) fu adottata dal governo USA sulle navi del blocco di Cuba.

 

E’ molto raro che mi metta a parlare di un “Doodle di Google”, perché ho sempre pensato che lo fanno quelli che non hanno niente da dire. In realtà oggi lo faccio perché questa figura mi ha fatto riflettere sul concetto di fascino.

Quello vero è intellettuale! Una donna può definirsi affascinante quando abbina alla capacità di “ammaliare” uno spessore di intelligenza, creatività, una volontà di essere originale e, allo stesso tempo, attraente per quello che dice e, non per come si veste. Allora la figura di un’attrice “per copertura”, come Hedy, diviene sintesi di femminilità vera.

Ed io, a pensarci bene (e qui faccio un’altra cosa che di solito non faccio mai, cioè parlare di me!), mi sono sempre invaghito o innamorato di questo tipo di donna, forte nei suoi limiti, ma intelligente, creativa, sincera e leale, poi per mancanza coerenza o di coraggio, o forse per testardaggine, spesso sono stato io a tagliare i fili. Comunque, a mente fredda, posso dire davvero che, questo tipo di donna è di gran lunga migliore degli uomini come me, sempre alla costante ricerca dell'”Isola che non c’è”.

…se stessi

 

ulivi dietro al recinto - foto di Marco Costarelli
Ulivi dietro al recinto – foto di Marco Costarelli –

Provare per un attimo a rileggersi dentro.

Trovare sentimenti in se stessi, ritrovarsi affascinati dalle piccole cose.

La bellezza della semplicità in tutta questa confusione.

Se rinasco sarò folle e caparbio,

farò dei miei sogni le mie spade e,

dei miei incubi, i miei scudi.

Mentre osservo il cielo,

il vento dei ricordi stabilizza i miei pensieri.

Osservo la tranquilla e contorta sopravvivenza degli ulivi,

quando respiro la mia terra, mi ricordo chi sono.

 

Frastuono arido

Raffaello in maschera
Raffaello in maschera

Circondati dagli stupri della bellezza, dall’assordante peso dei rapporti umani, dai social network, dalla comunicazione di massa,

ci si ritrova a rinnegare il senso leggero di un sorriso, di una risata, di quattro chiacchiere, del riflesso inestimabile di un’opera d’arte, della manualità di un mestiere, delle radici del passato.

Affannati ed in corsa per un traguardo che non c’è, si generano vizi come cancri imbevuti di malaffare,

ipocrisie nefaste che sciupano la parte buona dell’anima.

Certi di un’autorità maturata su questo terreno arido, ci si autoalimenta nella convinzione di una via falsamente giusta, come viziati da una sempre più incolmabile lacuna dell’anima.

Soffocati dalla comunicazione indotta del peggio del nostro tempo.

Rimessi a lustro da anni di inefficaci guerre di potere fra chi logora e chi si fa logorare.

Inermi in tutto ciò gli uomini divengono i nuovi schiavi dei tempi moderni.

Per rabbia e per passione!

E’ più di un anno che non scrivo in questo mio blog. Qualcosa è cambiato. Per lo più d’aspetto. Anche io sono cambiato. Mi accorgo di essere più arido di prima. Più egoista, forse anche più brutto. Inizio a innamorarmi di frivolezze, non mi sento più profondo di come invece ero prima.

Forse il problema è proprio quello di non riuscire più ad innamorarmi delle piccole cose. Forse la tragedia è proprio  quella di lasciarsi vivere invece di vivere sul serio.

Mentre la società è alla deriva il mio delirio risulta incomprensibile. Sogno più onestà d’animo, la cerco negli altri ma non la trovo in me.

Derido me stesso a volte perché mi sento disarmato e sormontato da tanti, più egoisti di me.

Alcuni dicono che il problema è che oggi inizia a fare schifo proprio la gente. Probabilmente se non voglio far parte anche io di questa merda, devo reagire mettendoci tutta la rabbia e la passione che ho!

A volte…

"A volte sax" è strano il tempo. A volte non basta una vita per fare qualcosa che apprezzi, altre volte basta un quarto d'ora.
"A volte sax" è strano il tempo. A volte non basta una vita per fare qualcosa che apprezzi, altre volte basta un quarto d'ora.

A volte spero, spero che svanisca questa voglia del tutto ad ogni costo.

A volte esigo che se la smettano certe persone a cercare ovunque soddisfazioni agli egoismi propri.

A volte sono egoista.

A volte credo, anche se alla fine poi, non ci credo neanche più.

A volte capisco che il cuore sobbalza ed è piacevole quel rincoglionimento.

A volte se fosse un infarto?

A volte rischio di rimanere instabile nella terra umida.

A volte non passo da un’altra parte.

A volte sono in hotel e non c’è via di mezzo, o sono contento, o mi frantumo i coglioni.

A volte faccio le tre con gli amici e qualcuno urla dalla finestra “E’ tardi, chiamo i carabinieri!!!”

A volte qualcuno che non c’entra nulla, da un’altra finestra risponde “…come?”

A volte mi incazzo con chi mi ruba le idee e soprattutto quando lo vengo a scoprire da solo.

A volte capita che credo in un’amicizia ma quell’amicizia è fasulla.

A volte è il contrario.

A volte sembra che è come se il mondo girasse al contrario.

A volte mi accorgo che il mondo gira davvero al contrario e io ci ho le prove!

A volte sono estremamente convinto di essere il più importante.

A volte dico ” Io so io !!!” e concludo “io … nun so’ un cazzo!”

A volte però…

… solo a volte. M. Costarelli

Questo invece è Biagio Antonacci

Siamo un territorio o siamo finti?

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Germoglio fra ingranaggi arrugginiti di Enea Francia

In un momento di crisi forte come questo, è estremamente difficoltoso tirare a campare. Si limitano le spese e si cerca di tirare avanti con la forza di volontà. Sembra che siamo costretti a lavorare per non sapere nemmeno il fine dei nostri lavori o progetti, sembra che il mondo non voglia più sentirne di andare avanti, di trovare una prospettiva. L’incentivo è verso la produzione. Tutti incentivano il produrre. E’ questo che vogliamo?

…è proprio questo quello che serve?

Dobbiamo morire dietro al risanamento di debiti perchè il valore di ciò che siamo nessuno lo quantifica?

Anche io, nel mio lavoro, sono gestore di hotel e spesso ho avuto la strana sensazione di correre senza motivo. E’ paradossale ma è proprio così. Se mantieni il contatto con le persone che ospiti, con i più empatici insturi un rapporto, se gli offri accoglienza genuina e non li tratti solo come clienti, capisci tante cose che se fossi in un mega albergo non capiresti mai.

Ho capito che la gente paga non per il servizio che gli vuoi dare te, ma per quanta voglia hai di fare quella cosa, grande o piccola che sia. Ho capito che se fai il tuo lavoro cercando di avere un rapporto genuino e diretto, inizi ad avere tante soddisfazioni, certo che i tempi sono lunghi, lunghissimi, ma qualche soddisfazione arriva. Se trasferisci emozioni e sensazioni autentiche, che ti partono dal cuore, queste valgono più di mille pubblicità.

Per far questo bisogna spegnere la TV, chiudere gli occhi e sognare, capire dove sei e chi hai intorno e soprattutto cercare di vedere cosa vuoi davvero. Ma solo se oltre a me iniziamo tutti a fare solo quello che abbia un senso, ma che sia generale e il più oggettivo possibile, solo in questo modo, ne sono convinto, questo territorio si potrà risollevare, ma soprattutto la gente inizierebbe a prendere coscienza di se stessa. Solo se iniziamo ad accorgerci tutti dell’estrema importanza delle piccole cose.

Se non ti fai prendere da un’insulsa frenesia apportata da condizionamenti esterni, riesci a motivare meglio chi lavora con te altrimenti fai solo un gran casino. Ho capito che per mostrare la tranquillità, devo essere io per primo tranquillo e sereno, ho capito che il mio mestiere è anche quello di essere una barriera reale e massiccia fra la frenesia delle masse indotta da un’economia assurda e schizzofrenica e la tranquilla vita di borgata.

Ho capito che non posso neanche predicare queste cose se poi, siccome mi accorgo che magari altri non le hanno, io prendo e li insulto. Perchè questi si chiuderanno sempre più a riccio e farei solo danni. Ho capito che il rispetto ha confini sfumati ma un centro saldo, forse il valore più alto dopo la sincerità.

Ho capito che per sognare c’è bisogno di vivere.

E chi lo dice che fra ingranaggi arrugginiti non possa germogliare niente?