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Benvenuti nel Pulp Sisma!

‘Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.’

In questo periodo è la frase che ci diciamo sempre quando ci incontriamo con un mio amico. Un pezzo di Bibbia reinventato e fatto pronunciare da Quentin Tarantino a uno dei suoi personaggi di ‘Pulp Fiction’ prima di premere il grilletto. Tutti ricorderanno questi passaggi del film.

Inequivocabili mi tornano in mente queste scene nel rivedere le immagini in tv o le notizie dei tg, perché oggi più che mai, danno spazi esagerati a questioni futili o di riflesso; per contro, scorgo quello stato di incertezza tra tutta la gente che vedo intorno a me. È una situazione ‘pulp’ corollata di zone rosse, avamposti di pattuglia in paesi devastati e resi deserti dalle scosse di giorni fa ma che ancora continuano, con tanto di autoblindo delle forze dell’ordine, che almeno ci sono, in assetto antisciacallaggio.

È una caotica routine su come far ripartire l’economia stracciata di una zona prevalentemente agricola e artigianale. È una corsa a rimettere al loro posto le chiese e forse, anche le case, dimenticando, forse troppo, di ricucire nel frattempo, le società identitarie che quasi abbandonate, ancora resistono in questi luoghi. Il sentore è che, sopra alle difficoltà di chi imperterrito continua a far quel che può in questi posti disgraziati, ci sia uno Stato che non vede l’ora che i montanari testardi abbandonino tutto per regalare il territorio a lobby di comodo, allora si che la tragedia avrà il suo effetto conclusivo. Tra le foto degli ori e gli affreschi chic negli interni della Trump tower, non vedo nessuna allegoria al pastore che cerca in ogni modo di rimanere vicino al suo gregge di pecore sopravissane, già minacciate da tempo da problemi di estinzione, mentre è questo che accade oggi sulle alture di Cupi o di Castelsantangelo sul Nera. Non vedo, nei discorsi delle varie o avariate domeniche di spettacolo, nessuno come quei norcini che, anche se rimasti senza niente, stanno cercando in tutti i modi di riparare il prima possibile (trovandone di simili nel frattempo) le cantine di stagionatura dei ciauscoli per cercare di garantire una continuità a pezzi di cultura che valgono quanto un’opera d’arte. Vedo tanta finzione negli occhi impauriti dei miei compaesani che troppo spesso vacillano, io compreso dietro un’insensata routine.

In questa situazione pulp, nel frattempo che i vari cuochi stellati o Farinetti imbacuccati si sono riempiti la bocca di amatriciane solidali, non ho mai notato alcuno citare Giampiero, l’unico a cucinare la Griscia a Grisciano la frazione di Accumoli dove è nata questa tradizione. Lui in mezzo alle macerie ci si è trovato a lottare ed il giorno dopo quel 24 agosto, aiutava la protezione civile a montare le tende nel giardino del suo ristorante. Chissà se oggi ha ancora la forza di combattere per quel pezzo di identità. In questo ‘pulp sisma’ di enunciazioni paradossali di Errani che sembra aver detto che se fossimo giapponesi saremmo tutti evacuati, c’è per fortuna qualche sindaco che spera almeno di riuscire a far continuare a vivere il forno del paese o che allestisce i campi per ospitare i moduli abitativi provvisori, che fino a ieri non erano sicuri. A Gagliole, sotto le crepe della rocca medievale, l’ultimo sindaco comunista d’italia urla al mondo che quel paesino ce la farà a risorgere.

Ai proclami del ‘ricostruiremo tutto com’era’, in questa situazione paradossale è la tigna di montagna degli allevatori, contadini, norcini e artigiani l’unica a non essere deviata e distorta dalla… ‘tirannia degli uomini malvagi e potenti’. Solo loro col coraggio delle azioni intelligenti stanno reggendo le botte della burocrazia dopo le scosse. Per fortuna che esistono perché altrimenti grosse fette di identità territoriale sparirebbero e rimarrebbe solo ‘il grandissimo sdegno’ continuando con pulp fiction, qui oggi c’è un mare di gente che ‘non è mai stata così lontano dallo stare bene!’

…forse il problema è che fa schifo la gente.

 

Il problema è che fa schifo la gente? - Ore 21.00 Palazzo Ottoni -  Matelica
Il problema è che fa schifo la gente? – Ore 21.00 Palazzo Ottoni – Matelica

E’ straordinario quando nasce quasi per caso una sorta di feeling tra le persone che condividono argomenti che partono da basi comuni.

Almeno questo è il sentore che ho avuto quando, due settimane fa, ho contattato Alfonso Luigi Marra. Un personaggio senza dubbio discusso, sicuramente però una persona, fra le poche che rimanda coerenza di contenuti nella sua opera di Avvocato, politico e scrittore.

Forse uno dei pochi personaggi di Pensiero rimasti in Italia.

In realtà la motivazione del convegno che venerdì faremo presso la sala convegni “M. Boldrini” di Palazzo Ottoni a Matelica Ore 21.00, parte da una considerazione fatta realmente da 4 amici, non al bar ma avanti You Tube, fra un video e l’altro di propaganda politica locale e nazionale, fra un confronto, sempre in video, tra i grandi personaggi della storia italiana, e le marionette di oggi.

E’ sbalorditivo notare come Enrico Mattei nelle interviste della tv in bianco e nero degli anni sessanta, senza effetti speciali, ne possa uscire 100 volte meglio di Renzi, Alfano e compagnia bella di oggi. Le dichiarazioni di Benito Livigni e altri che hanno addotto prove relativamente ai mandanti di lobby di alta finanza rispetto l’uccisione del primo e ultimo “imprenditore” di stato, Enrico Mattei, un grandissimo uomo, oltre che mio concittadino.

Dai grandi uomini delle istituzioni di un tempo ai buffoni di corte di oggi. Nel nazionale come nel locale. Galoppini senza argomenti, senza la volontà di arrivare a contenuti costruttivi, ma solo in continua propaganda elettorale.

Anche oggi, anche nel frattempo che non ci sono quasi più negozi nei centri storici, a due mesi delle elezioni, le vetrine vuote si stanno riempiendo di manifesti di gente più o meno scontata, che non vende nulla se non se stessa, idee scopiazzate o, nella più interessante delle ipotesi, personalismi di alleanze inutili e senza logica.

E la gente osserva passiva la morte del pensiero e delle idee, soffocate dalla colla e la carta dei faccioni promettenti cambiamenti finti, …come l’euro.

Mistificatori di realtà spesso pretenziosi, non di conoscere, ma di arrivare in cima alla piramide delle proprie ambizioni. Gente, che quando ci parli, non ammette mai i propri errori, inconsapevoli di farne molti di più delle persone normali come me.

Per questo è importante riattivare la mente, ricominciare a riflettere dalle piccole cose, per migliorare se stessi e forse, attraverso se stessi, la società.  Quindi vi aspetto venerdì sera insieme a Paolo Liberati e Alfonso Luigi Marra.

Ecco cosa succede, perchè non ne parla nessuno

Le identità locali sono beni da coltivare e mantenere, ma sono fragili e diseconomiche. Un campo di un ettaro coltivato a granturco Quarantino a Treia rende un sesto di quanto possa rendere un campo coltivato a mais. Se coltivi grano di qualità Iervecella come succede a Recanati, anzichè  comprare cultivar dalle multinazionali, hai meno resa e più lavoro sul campo. Ma quelle sono cultivar da proteggere, perchè sono pezzi della nostra tradizione. A Fiuminata una pasticceria ha trovato l’intersezione di ingredienti giusti e calibrati per dare unicità ad un rinnovato valore enogastronomico identitario alla Crescia Sfogliata che rischiava di fatto l’estinzione. Sono parti della nostra cultura, sono anche fattori economici. Serve un riequilibrio, serve meno stress e più tempo per cercare spazi utili a riscoprire quello che è buono e quello che non lo è. Serve tempo per noi, per vivere meglio. Invece ti stringono in morse assurde.

La cosa più assurda di tutte però resta la seguente. Se uno cerca nel ristorante proprio di proporre queste cose, a prezzi umani, raccontandole ai clienti o anche alle istituzioni, viene preso spesso per un rompic… dai locali ma non dai viaggiatori o dai turisti stranieri.

Un giovane trentenne è un bamboccione, un pezzo da scartare uno da modellare secondo la coscienza dei grandi, o presunti tali dalla classe dirigente di oggi. Quelli che hanno svenduto la società alle banche, hanno gettato via i valori dei partiti tradizionali in politica dettati in Italia da Giolitti, De Gasperi, Togliatti, Sturzo, creando i “cartelli elettorali” o hanno trasformato in “manageriali” le missioni aziendali di imprenditori visionari e pragmatici come Mattei, Olivetti, Ferrari ecc..

Il marketing della politica e delle aziende oggi impoverisce la società, crea un sistema parallelo fatto solo di interessi esclusivi, di ricerca del fatturato, una società logora di valori perchè continuamente bombardata da messaggi assurdi, promozioni inutili e quant’altro. Un sistema economico che vacilla, e che semplicemente dovrebbe solo frenare.

Il problema è: “come la freni una macchina in corsa senza freni?”

Con la politica che ci manda tutti in discoteca o a raccontare le barzellette in piazza sponsorizzando percorsi illusori fatti solo per essere evidentemente e continuamente presi in giro? Non credo proprio. Dobbiamo iniziare a ricostruire la società e lo facciamo solo assieme, non delegando più le scelte ad altri, cercando di fare squadra, riflettere e dialogare, riprendere coscienza dei valori in ogni situazione. In Butan hanno avvicinato al parametro del “Prodotto Interno Lordo” la “Felicità Interna Lorda”. Un modo per umanizzare l’economia, che quantifica le merci ma non riuscirà mai a considerare la persona.

Io, nel mio piccolo ci provo anche se è estremamente difficile. Ma sono convinto che se non lo faccio, contribuisco a dare spazio a chi intimamente crede che la persona, l’essere umano può essere mercificato, non vale più nulla. La schiavitù prende forme moderne di controllo. Se non si sta attenti anche Internet può diventare una gigantesca arma a doppio taglio.

La proposta oggi non esiste, non esiste più, e la gente ne è intimamente consapevole e rassegnata. E’ una truffa ai danni della società, un appello dei falsi protagonisti, tuttologi o presunti tali che si appigliano al nulla pur di strapparti un voto.

In USA è successo un fatto storico, lo stato acquista una parte rilevante di GM che sta chiudendo i battenti. L’economia fordista sta velocemente esaurendo i suoi colpi. Siamo palesemente tutti schiavi delle banche e dei loro camerieri, la cosa grave è che nessuno lo dice più, siamo tutti assillati dall’ansia di dover fare qualcosa a ogni costo.

Ma per chi o per che cosa ?

Perchè dobbiamo essere afflitti da un sistema del debito che ci rende tutti schiavi?

Perchè viviamo in questa grande ipocrisia?

Perchè più si parla della persona, del valore della creatività umana e si vedono sempre meno artisti o artigiani in giro?  Perchè chi cerca di far sorridere, far riflettere o pensare debba essere continuamente messo al bando? Messo da parte escluso?

Forse sono solo mie paure, ipocrisie di uno che il mondo non lo capisce. Ma se il mondo deve diventare completamente governato dall’interesse, dal sistema del denaro invece che dalla passione, dalla creatività, dalla meritocrazia, dalla ricerca e dalla fantasia, io a questo mondo qua, se continua così, non ci credo più.

La CRISI “globale” …voluta ?

(trad.: I saldi finiscono oggi!)

Ho trattato precedentemente in un post la “Felicità Interna Lorda”. Il FIL che in Butan hanno inserito come parametro non precisamente contabilizzabile, ma di rilevanza economica. Oggi girando per la rete un “Graffito” di un artista contemporaneo inglese Banksy (vedi foto) mi ha fatto tornare diretto a quel pezzo di tempo fa. In più c’è un aggravante. Oggi tutto il mondo sta in crisi. La crisi è dovuta a diversi fattori ci dicono gli economisti. Tutti sanno ma pochi e attentissimi a comunicarlo nei media tradizionali,  danno la colpa alle banche o all’intero sistema di controllo sull’economia. Gli Istituti di Credito, che in realtà sono società intente esclusivamente al profitto, parlano di possibili soluzioni, danno le statistiche ma crescono comunque ogni anno. Anni addietro un “Grande”, John Fitzgerald Kennedy firmò un emendamento sotto il nome Ordine Esecutivo 11110. Questa cosa aveva la finalità di impedire alla Federal Reserve Bank di prestare soldi a interesse al Governo degli Stati Uniti. Era il 4 Giugno del 1963. Con un colpo di penna, il presidente Kennedy dichiarò che la Federal Reserve, di proprietà di privati, sarebbe presto fallita. Quest’Ordine Esecutivo non è mai stato abrogato, corretto o superato da nessun Ordine Esecutivo successivo. In poche parole, è ancora valido. Però non è mai più stato applicato dopo la morte del Presidente, avvenuta guardacaso il 22 Novembre dello stesso anno a Dallas. Gli effetti sono stati che lo stato, inteso come “l’insieme dei cittadini”, poteva iniziare a stampare in proprio le banconote, senza farsele prestare dalle banche centrali e ad interesse, come succede oggi.

A quanti interessa questa cosa? Beh, io credo che applicando questa norma contro il signoraggio bancario, si potrebbe anche pensare di uscire fuori dalla crisi subito.

Comunque più passa il tempo e più mi rendo conto che alla gente, in generale oggi non interessa questa cosa. E’ più importante che durino una settimana di più i saldi o che scenda di prezzo, che so, l’iPhone, perchè quello è uno “status simbol” della serie “non ce l’hai? Sei un pezzente”.

Forse non è questa la felicità ? Forse questo sistema che non contabilizza i sentimenti è da cambiare o almeno frenare ? Forse dovremo iniziare a dire; “non ne ho bisogno”, ricominciare a risparmiare e non investire in stronzate ? Forse nei rapporti, nella solidarietà e nelle idee è intrinseca la “felicità” ? Che ne dite?

Ok vi lascio con una frase sua (di JFK) detta il 10 giugno del 1963.

Ma che genere di pace intendo, e che genere di pace voglio: non certo una pax americana, imposta al mondo dalle armi americane. […] quello che fondamentalmente ci accomuna è che tutti abitiamo questo piccolo pianeta, respiriamo tutti la stessa aria, abbiamo tutti a cuore il futuro dei nostri figli, e siamo tutti mortali. E, ovunque siamo, dobbiamo tutti, nella vita di ogni giorno, essere all’altezza dell’antichissimo credo secondo cui pace e libertà vanno di pari passo.

(Ovviamente questo pezzo è frutto di una ricerca fatta in rete e fra i miei appunti)

P.S. Un amico mio macellaio un giorno mi ha detto: <<“Le Vergare” (donne casalinghe robuste marchigiane) non ci stanno più, li comunisti so’ spariti, quindi li Vincisgrassi (timballo di pasta maceratese) li magnate in bianco! >>