Archivi categoria: globalizzazione e identità

Mobilità sostenibile ed elegante

C’è una frazione vicino casa mia che mi ha stupito molto. Si chiama Piane.
Fino a poco tempo fa la consideravo poco più di un incrocio con una chiesetta utilizzata giusto per qualche cerimonia religiosa oppure per qualche festa. 
Invece il piccolo borgo, nonostante gli effetti evidenti provocati dallo spopolamento, palazzi antichi lasciati come rovine di un tempo che fu, un vecchio ufficio postale ancora aperto ma con turni ridotti, ospita al suo interno alcuni spunti per una piccola visita fuori porta con qualche bella sorpresa inaspettata.
Il cartello che indica la graziosa frazione Piane di Matelica.
Il cartello che indica la graziosa frazione Piane di Matelica.
Una bicicletta speciale che luccica sul prato.
Una bicicletta speciale che luccica sul prato.
Come esempio di contrasto tra antico e moderno, proprio nel mezzo del borghetto, c’è un artigiano delle biciclette, uno di quelli che ci sanno fare con le mani per davvero. 
 
Moreno Mosciatti è un esperto di moto custom e, una decina di anni fa si è inventato un lavoro davvero originale che ha una notevole caratterizzazione artistica: la creazione di biciclette sul modello delle mitiche moto americane. 
 
Questo è uno di quei mestieri davvero originali. Certamente l’idea e lo spunto principale rievoca il mito delle moto americane, la visione di queste biciclette ci riporta senza dubbio con la mente oltre oceano, richiamano il sogno americano. 
Tuttavia proprio qui dentro questa frazione di poche anime, nel pieno cuore dell’italia centrale, in mezzo a colline sinuose di verde e di vigne, c’è un artista del ferro che non ti aspetti, uno che con stile, classe e rispetto per l’ambiente, crea vere e proprie opere d’arte. 
Lavoro di mani saldature e sapienza.
Lavoro di mani saldature e sapienza.
Moreno Mosciatti a lavoro
Moreno Mosciatti a lavoro

Moreno forgia interamente a mano i telai delle sue biciclette e le dota di un’innovazione da lui creata e brevettata; il serbatoio che ospita il vano per l’impianto elettrico e la batteria per la pedalata assistita, donando stile ed unicità ad ogni modello che può, anzi deve, rimanere unico.

Un lavoro che parte quasi interamente da zero con il modellamento del telaio, fino alla messa in strada di veri e propri capolavori di eleganza che a mio parere possono donare un grande valore aggiunto al concetto stesso della mobilità sostenibile, che oggi rappresenta un aspetto di grande importanza ed interesse.
 

Dal suo laboratorio artigiano escono fuori dei veri e propri pezzi unici e di valore artistico richiesti anche all’estero, tutti ovviamente marchiati More Cycles (link al sito).

Moreno Mosciatti e le sue More Cycles rappresentano un bel valore aggiunto a questi luoghi e potrebbero dare anche un servizio davvero importante di mobilità sostenibile. Sarebbe bello un giorno poter tornare a vivere queste campagne e riscoprirle viaggiando, magari proprio in sella a queste eccezionali biciclette elettriche, frutto dell’amore e della manualità di un artigiano ingegnoso e competente come lui.

Il viaggio fuori porta a Piane di Matelica non finisce qui, ma di questo ne parlerò sul prossimo pezzo…. Stay Tuned.

Il "particolare" di una forcella molto particolare
Il "particolare" di una forcella molto particolare
Il posteriore di una bicicletta ed il logo More Cycles.
Il posteriore di una bicicletta ed il logo More Cycles.
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Bianco Colonnata

Se dovessi assegnare un colore a Colonnata, sceglierei di sicuro il bianco, perché questo colore richiama alla mente due dei segni caratteristici di questa frazione di Carrara: il marmo ed il lardo.

Due prodotti naturali che proprio qui, in questo grazioso paesino incastonato sulle Alpi Apuane trovano una congiunzione veramente straordinaria.

Colonnata è molto graziosa e conta oltre 20 larderie. Mi sono fermato a mangiare nel ristorante Venanzio, dal nome del vecchio titolare che per oltre 40 anni è stato anche artigiano del lardo di conca. Il ristorante si trova nella piazzetta centrale del paese, ho trovato una proposta di menù molto caratteristica, con forti richiami al territorio, e qualche spunto d creatività che non guasta mai, la gentilezza e competenza dell’attuale titolare Roberto e soprattutto una pulizia evidente in tutto il locale e nello specifico nella cucina curata da Alessio l’altro titolare e cuoco, ed Anna la moglie di Roberto.

Piccola conca con il lardo del ristorante Venanzio. Stagionatura di 18 mesi, fantastico.
Piccola conca con il lardo del ristorante Venanzio. Stagionatura di 18 mesi, fantastico.
La torre del paesino di Colonnata.
La torre del paesino di Colonnata.

Quel piccolo borgo l’ho visitato in un giorno di marzo, raggiungerlo non è stato molto facile anche se è stato affascinante arrivarci passando per gli antichi cunicoli, aperti dentro la montagna dai minatori con la pala ed il piccone molti anni fa.

Purtroppo, quella via di accesso è obbligata, anche se certamente molto ammaliante nella sua scenografia disegnata dalla storia, gli abitanti e i piccoli artigiani caratteristici di quella zona ne soffrono perché la strada principale è chiusa da diverso tempo per alcuni cedimenti strutturali, e questo è di certo un motivo di sofferenza.

Lardo di Colonnata.
Un primo piatto interessante soprattutto per la pasta fresca con una farina integrale molto interessante, pomodorini, erbe e lardo
Un primo piatto interessante soprattutto per la pasta fresca con una farina integrale molto interessante, pomodorini, erbe e lardo

Tuttavia dentro al paese ho visto che in alcune botteghe c’erano operai e muratori a lavoro per restauri e manutenzioni varie, segno evidente che c’è voglia di ripartire e di esserci anche per questa ennesima stagione oramai alle porte.

Un piccolo popolo coeso nel preservare e custodire il loro “must identitario”, di certo un simbolo di diversità, quel lardo bianco come il marmo estratto da quelle montagne, che lo fa maturare, lo protegge per almeno sei mesi a quasi due anni, arricchendolo dei sapori e dei profumi peculiari di quei territori, una produzione che è simbolo di alta manualità artigianale.

Colonnata. Lo sfondo delle Alpi Apuane
Colonnata. Lo sfondo delle Alpi Apuane
Il tour del marmo, una scenografia particolare.
Il tour del marmo, una scenografia particolare.

Sullo sfondo le Alpi Apuane, da dove si ricavano i marmi più pregiati del mondo, quelli di Carrara, fra le tante cave, una antichissima datata nei primi Secoli dopo Cristo.

Questo marmo antico prende nome di marmo di Luni o Lunense perché così fu nominata dall’Impero Romano quando ne divenne colonia. Da qui provengono i marmi del Colosseo, di San Pietro e altri edifici storici importanti, oltre alle opere più eccelse di scultori ed artisti straordinari come Michelangelo Buonarroti.

Purtroppo oggi l’estrazione del marmo sta avvenendo in una maniera eccessivamente veloce tanto che sono evidenti i mutamenti che stanno trasformando addirittura i profili delle montagne, rendendo in qualche caso le cime frastagliate da squadrature geometriche e pertanto anomale, date dai tagli dei marmi, alterando in modo irreversibile l’intera forma di questi paesaggi unici.

Insomma, ho avuto l’opportunità di visitare un posto unico che vale davvero il viaggio, dove mi piacerebbe tornare per il tour dentro le cave che non ho ancora potuto fare.

Da parte mia sono sempre più convinto che questa parte d’Italia, così piena di riferimenti storico/artistici abbia bisogno di una maggiore tutela e soprattutto del rispetto per la storia che ha prodotto nei secoli.

Scorcio del paese fra i suoi vicoli.
Scorcio del paese fra i suoi vicoli.
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Viareggio è tanta roba!

In questa parte dell’Italia nella toscana settentrionale è uno slang che usano veramente in tanti per dire che quello a cui si assiste è fatto bene davvero. 

Martedì grasso ho deciso di passarlo a Viareggio per l’ultima sfilata del Carnevale più scenografico e grande d’Italia e ne è valsa la pena assolutamente. E’ stato anche il giro di boa di un percorso casuale, nato fra amici a Novembre scorso. Venne l’idea proprio a Fabio di andare a Viareggio da Silvio che abita lì. Decidemmo di partire quasi all’ultimo e lo facemmo.

A Novembre, visitammo la Cittadella del Carnevale grazie a Giuseppe un appassionato di fotografia, veramente disponibile e cordiale (ha anche un gruppo fotografico su Facebook link qui)

 

Carnevale di Viareggio. La bocca della Balena piena di incrostazioni e di rifiuti un grande messaggio ambientale.
Carnevale di Viareggio. La bocca della Balena piena di incrostazioni e di rifiuti un grande messaggio ambientale.
Frida Kalo nel carro "Adelante", uno spettacolo musicale e scenografico grandissimo.
Il carro vincitore per la 2' Categoria, con la Bonino e le sue farfalle.
Il carro vincitore per la 2' Categoria, con la Bonino e le sue farfalle.

Un posto di straordinaria creatività e artistica e artigianale. Fra i pochi artisti della cartapesta ce n’era uno particolarmente, cordiale, disponibile, ed appassionato, Jacopo Allegrucci (link al pezzo di Novembre). Dopo un giro attorno al carro in costruzione, capimmo quanto lavoro ci fosse dietro la realizzazione di un’idea che tramuta in realtà la fantasia e la mostra al pubblico, emana emozioni, nei movimenti, nelle scene e nel racconto del messaggio che trasmette.

Con una bella sensazione nel cuore, decisi che per uno dei corsi mascherati del 2019 sarei dovuto tornare per forza. Così lunedì sera ho deciso che all’indomani sarei partito per vedere l’ultimo corso mascherato.

E’ stato entusiasmante, “Ultima Biancaneve” di Allegrucci ha addirittura vinto il carnevale con il suo messaggio tra fiabesco e reale lanciando l’allarme di un ambiente che chiede aiuto e che non può più reggere un ritmo di inquinamento così stressante, incessante e tossico per la vita, e anche per l’anima.

 

Biancaneve Madrenatura morente sopra i rifiuti
Biancaneve Madrenatura morente sopra i rifiuti
Il carro "Medea" una scenografia strabiliante.
Il carro "Medea" una scenografia strabiliante.
Satira immancabile, qui Salvini, Di Maio e il premier Conte.

Quella favola antica che tutti conoscono viene riadattata e riportata tremendamente ai giorni nostri, così la strega appare da un immenso sacco di rifiuti con una maschera antigas porge la mela tossica ad una Biancaneve che è in realtà una Madre Natura bellissima seppur morente, accasciata al suolo fra le immondizie.

 

Un messaggio forte e chiaro diretto, impattante, coinvolgente, dove ho notato esplicita, la connessione con la realtà, infatti alcuni inserti nella base del carro erano bottiglie di plastica vere, vuoti di detersivi, ho scorso anche un paraurti di un’auto, rifiuti insomma messi li a descrivere la condizione realistica portata dentro al Carnevale col richiamo della fiaba, un’opera d’arte che fa riflettere e che, come le favole ha una morale forte, diretta, urla di fermarsi, di non consumarlo più questo mondo asfissiato.

"Ultima Biancaneve" il carro che ha vinto il Carnevale.
Una Maschera Isolata che mi ha colpito particolarmente, il messaggio è impattante.
Una Maschera Isolata che mi ha colpito particolarmente, il messaggio è impattante.

Ne scrivo perché credo che quel messaggio sia in piena sintonia anche con questo blog, che cerca di trovare modi, attraverso i racconti, per riflettere e smettere di correre senza motivo.

Un bellissimo Carnevale, con tanto sole, la gente allegra, una parata di innumerevoli maschere, i carri tutti davvero straordinari, soprattutto la gente piena di sorrisi autentici. 

Una città che vanta un lungo mare da favola, un posto che riesce ancora a farti sognare e credere nelle favole. Grazie per questi bei momenti.  

Viareggio al tramonto con Burlamacco in controluce. spero di tornare presto a vedere questi tramonti sul mare unici.
Viareggio al tramonto con Burlamacco in controluce. spero di tornare presto a vedere questi tramonti sul mare unici.
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Bassano, non solo Grappa

Ci sono luoghi dell’Italia che ti rendono orgoglioso di appartenere ad un Paese così ricco di storia e di orgoglio, perché guardano al futuro partendo dal passato. In questi luoghi trovi coscienza di quello che li caratterizza che li rende unici e irripetibili, consci di essere appetibili per coloro che li visitano, in modo semplice, diretto e sincero.

Per me Bassano del Grappa è uno di quei paesi in cui si attesta lo spirito di identità, fatto di pezzi di storia che hanno contribuito a farci divenire una nazione unita, grande e rispettata nel mondo.

Hemingway in un'opera in cera all'interno del museo.
Hemingway in un'opera in cera all'interno del museo.
La villa dove è posto il museo di Hemingway e della Grande Guerra.

Bassano non è solo Grappa, nonostante l’estrema professionalità, gentilezza e “savoir faire” che trovi, ad esempio, all’interno della distilleria Nardini o nei piccoli produttori di peculiarità oltre che nella cultura della distillazione, messa a sistema in un museo come quello di Poli, che ho raccontato qui.

Bassano è anche tradizione, rispetto dell’identità locale, una serie di suggestioni che richiamano alla mente luoghi, dove si intersecano storie ed emozioni che non possono far altro che rimanere impresse nella mente di chi le visita. Il museo di Hemingway e della grande guerra posto in 5 ambienti della villa dove il famosissimo scrittore statunitense si stabilì in alcune fasi della sua vita, considerando proprio quelle zone ai piedi del monte Grappa, Bassano una sua seconda casa.

E’ probabile che proprio qui iniziò a scrivere il suo celebre romanzo intitolato “Addio alle Armi”, che in Italia per un ostacolo posto dalla censura fascista trovò la possibilità di essere divulgato solo dopo la caduta del regime.

Bassano è il luogo dove il ricordo di quello che è l’Italia diviene lucido, dove c’è un’accoglienza che si apre ai visitatori con la consapevolezza di dare agli altri qualcosa che possa rimanere per se stessi le sue vie piene di riferimenti autentici alle tradizioni. Il passeggio serale sul ponte degli alpini, che ha bisogno di restauro, ha di sera una piccola “movida” di giovani intorno al cocktail bar della distilleria Nardini. Le temperature di questo periodo scoraggiano passeggiate vere e proprie ma il vin brulé o gli altri alcolici, uniti ad una buona compagnia riscaldano lo stesso, corpo e cuore.

Facciata del Comune di Bassano, con le bandiere ed il grande orologio centrale.
Caffè Danieli, particolare interno del locale.
Caffè Danieli, particolare interno del locale.

Ho potuto fare una passeggiata a Bassano in un giorno di inverno, con stupore mentre facevo colazione nel Caffè Danieli, dagli interni classici e tipici, posto sulla piazza, vicino alla chiesa, ho notato la gente seduta ai tavoli con la calma di chi si gode l’inizio della domenica. 

In questo periodo dove non ci sono molti turisti fermarsi in questo posto regala tranquillità, aggiunge motivazione a chi cerca di capire l’autenticità di ciò che si osserva, lasciandosi coinvolgere da tanta straordinaria autenticità.

Ho mangiato in uno di quei locali storici del paese, la Birreria Ottone, dove si assaggiano bocconi di una provincia vicentina orgogliosa di preservare una propria e vigorosa economia reale anche nel cibo. Ho pernottato presso Palazzo Zelosi Guest House, una bella struttura accogliente e ben gestita dalla sua Manager Silvia, soprattutto centrale, con un buon rapporto qualità/prezzo, utilissima per visitare il centro del paese.

Insomma ho potuto vedere orgoglioso, uno spaccato dell’italia fatta di consapevolezza e genuinità, di persone autentiche, gentili e con un’accoglienza spontanea e sincera che da belle sensazioni.

P.S. Per questo pezzo ringrazio Sara Panizzon per avermi guidato nei luoghi di Bassano, il suo blog si chiama Triportrek

Interno della birreria Ottone, ambiente classico e richiami di stile.
Baccalà alla Vicentina e polenta.
Baccalà alla Vicentina e polenta.
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Pomeriggio a Camerino

Sabato è stato un giorno insolito ma particolarmente emozionante.
Ho potuto assistere ad una bella inaugurazione di un gruppo di gente che, subito dopo le scosse, si è data da fare con coraggio e senza tregua nel soccorrere chi era rimasto senza niente da un minuto all’altro.

Dopo le scosse di quell’ottobre tremendo, tutto il centro storico del paese è stato reso inagibile ed è ancora zona rossa presidiata dall’esercito. 
Tuttavia per quel centro storico deserto si è accesa una piccola fiammella di speranza grazie a questa gente piena di tenacia, alla voglia di voler tornare ad essere una comunità coesa nei valori sociali dello stare insieme e nella tutela delle proprie identità culturali.
 
Poco fuori dalla zona rossa si è inaugurata a Camerino la nuova sede dell’associazione “Io non crollo”, erano presenti il parroco, gli associati, alcuni simpatizzanti e qualche giornalista.
Il momento dell'inaugurazione dei nuovi locali in centro.
Il momento dell'inaugurazione dei nuovi locali in centro.

Ho potuto parlare con Andrea uno dei fondatori oltre che amico e vecchio compagno di liceo, mi ha raccontato di quanto lavoro hanno dovuto affrontare dopo le scosse, quanta tenacia sia occorsa per andare incontro alle prime emergenze, le prime riunioni fatte tra le brandine nelle stanze messe a disposizione dal Comitato Universitario Sportivo, oppure nella sede del Consorzio dei trasporti Contram che ospita ancora il comune. 
La sua compagna Caterina, da subito dopo le scosse ha organizzato un coordinamento per sostenere ed aiutare gli allevatori, perché nei mesi successivi al sisma erano quelli che avevano più bisogno di aiuto e di presidio, gli animali non sarebbero potuti sopravvivere se lasciati a loro stessi; inoltre tutto il gruppo si è attivato nell’affiancamento alla protezione civile e nelle varie raccolte fondi in giro per l’Italia. Mi hanno raccontato anche dell’idea in via di realizzazione di un polo che possa essere anche centro di aggregazione per tutte le associazioni del paese, ho percepito nei loro racconti la voglia di tornare ad essere comunità unica via utile per tentare di rimarginare le crepe portate dal terremoto e da una conseguente burocrazia asfissiante. 

Speranza e senso di comunità sono state richiamate anche dal presidente Claudio Enrico Cingolani durante l’inaugurazione benedetta dal parroco. Un paio di ore felici, trascorse con la voglia di riaccendere la speranza per un futuro ritorno in quel bel centro storico ferito gravemente, oggi ancora deserto, impraticabile e vuoto. Andrea e Caterina in questo futuro ci credono sul serio e trasmettono grande forza d’animo. In mezzo a tutto quel trambusto hanno concepito un bambino stupendo di tre mesi, con un nome che richiama la voglia di volare. 

In tutta questa gente ho visto tenacia e speranza, la voglia di tornare ad esserci, non arrendersi e comunque ripartire. 
Inizio della "zona rossa" verso la piazza dietro al duomo
Inizio della "zona rossa" verso la piazza dietro al duomo
Foto e maglietta autografata, alcuni momenti dell'associazione "Io non Crollo"
Foto e maglietta autografata, alcuni momenti dell'associazione "Io non Crollo"
Scendendo verso valle quasi a sera, si accendevano verso valle luci di quartieri nuovi, alcuni con le Soluzioni Abitative di Emergenza ed altri invece veri e propri quartieri in costruzione. E’ il segno chiaro che i camerinesi vogliono rimanere nel loro paese, mantenere le proprie identità, consapevoli che quella storia centenaria, può fare la differenza anche per il futuro.

La curiosità mi ha fatto decidere di fermarmi un attimo al “Sottocorte Village”, un luogo costruito in pochissimo tempo, fortemente voluto dal Sindaco, dove si sono trasferiti, pochi mesi fa, tutti i commercianti del centro, la struttura che prende il nome dalla corte dei Da Varano, sita nella piazza del duomo di Camerino, approssimata in un nome solo “SOTTOCORTE” da tutti gli studenti che li si trovavano dopo lezione, o per semplice cazzeggio  con l’affaccio di un balcone, che nelle giornate limpide offre una vista spettacolare.

Oggi in quella struttura che sostituisce il centro, anche se mancano richiami di storia e di panorami, c’è ancora quella genuina ospitalità dei negozianti, che mi ha colpito favorevolmente. Anche se è evidente la nostalgia per il loro centro storico, perché l’aspetto è quello di un centro commerciale moderno, dentro è completamente diverso, non c’è un supermercato, ma l’insieme di tutti i piccoli artigiani, commercianti e bottegai del centro, un insieme di identità locali.
 
Curioso di alcune bottiglie di vetro, di bella fattura, scorse dalla vetrina, entro in una di queste botteghe, il proprietario mi dice che le ha trovate nel suo magazzino in centro che ora è inagibile, hanno ancora il prezzo in lire, decido di acquistarle, penso tra me e me che questi vetri sono intatti nonostante due terremoti nel corso di 20 anni, oggetti sopravvissuti, li porto via avendone cura, saluto ed esco.
Il negozio di fiori, piante e altro all'ingresso del "Sottocorte Village"
Il negozio di fiori, piante e altro all'ingresso del "Sottocorte Village"
Le bottiglie di vetro che ho acquistato già profumano di ricordi.
Più avanti vedo una bella esposizione di piantine, un negozio di fiori, piante ed altro come recita il biglietto da visita, al bancone Giorgio con un sorriso sincero, la simpatia generosa e tipica di queste genti è pronto a descrivere tutto quello che espone, è di fatto impossibile uscire da li senza sorridere. Con semplicità e naturalezza, scambiamo due battute, sullo scaffale vedo che in un angolo c’è anche lo scaffale con la pasta e altri generi alimentari, allora compro la maggiorana, il basilico ma anche la pasta di Camerino Hammurabi, un grano molto pregiato, selezionato da un gruppo di biologi locali. Il richiamo alla biodiversità è diretto, al lavoro e alla volontà di mantenere le caratteristiche proprie di questi territori.
 
Quel luogo che a prima vista sembra essere un centro commerciale, dentro conserva ancora il cuore della piazza di Paese.
Questo pomeriggio mi ha fatto vedere un paese mutato nel suo aspetto, che ha ancora molte ferite da ricucire ma che può contare ancora nello spirito di comunità dei suoi abitanti.
Sarebbe bello tornarci più spesso.
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Quella “cooperativa che sa di paese.

L'ingresso del supermercato di paese sotto la loggia di piazza Mattei in restauro
L'ingresso del supermercato di paese sotto la loggia di piazza Mattei in restauro

Sarà l’odore dei salumi nostrani veri, quelli messi in mostra appena arrivi, oppure l’accoglienza fatta di tanta genuinità ancora tipica per fortuna in queste zone dell’entroterra, ma dentro quel supermercato io respiro ancora il profumo della tradizione.

Quella che un tempo era chiamata “Cooperativa di consumo Avanti”, di stampo sicuramente socialista e probabilmente in auge dai primi anni del novecento, rimase tale a Matelica fino agli anni ’60 quando Antonio Palombi un norcino, un artigiano che in quell’epoca si diede anche al commercio, come fecero in tanti a quei tempi, rilevò la piccola cooperativa per aprire un piccolo negozio di circa 70 metri quadri, dove principalmente si vendevano alimentari sfusi.

Antonio col passar del tempo, fece crescere quella piccola attività la ingrandì e divenne addirittura insignito dell’attestazione di “Cavaliere della Repubblica”, i suoi salumi furono apprezzati anche da Papa Giovanni Paolo Secondo.

Antonio Palombi mentre tagliava un prosciutto e l'attestato di Cavaliere della Repubblica
Antonio Palombi mentre tagliava un prosciutto e l'attestato di Cavaliere della Repubblica

Insaccati locali, formaggi, vini, e prodotti del territorio, la “cooperativa de piazza”, che oggi mantiene ancora quella conoscenza antica del “Saper Fare”, ha una buonissima selezione enogastronomica, questo la rende, a mio avviso un piccolo baluardo di difesa della tradizione.

Il punto vendita oggi fa parte della catena Coal, i prodotti esposti al bancone evidenziano una qualità selezionata in maniera accurata e sapiente.

Tuttavia a mio avviso è la salumeria che la fa da padrona, ed è anche uno dei motivi per cui ci tengo a parlare di questa realtà, è infatti negli insaccati che ritrovi il sapore ed il profumo delle case di una volta, i salumi morbidi del territorio maceratese, i ciauscoli che non usano più quel nome perché, come si sa, l’adesione all’IGP oggi per chi produce qualità risulta essere sconveniente, c’è una devianza del concetto di “terroir” da molti anni, ma quei prodotti sono senza conservanti e si mantengono con solo sale, vino che nello specifico, vista la zona, è verdicchio di Matelica.

Soprattutto però quel che è rimasta è la stagionatura antica, con l’affumicatura al camino, fra muri di locali antichi che danno “respiro” durante la maturazione degli insaccati.

Questo aspetto è molto importante dal punto di vista dell’unicità territoriale soprattutto a seguito delle scosse del terremoto del 2016, quando i muri di pietra, magari arenaria e di stanze col camino risultano essercene sempre meno, ma è quell’ambiente di tradizione e autenticità che arricchisce il prodotto con una serie di valori che lo fanno allacciare in maniera inequivocabile al territorio in cui viene prodotto, e questo risulta evidente poi al palato.

La macelleria dove ci sono Patrizia e Marcello, espone un’eccellente selezione di carni con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Meritano nota le salsicce nostrane con l’aglio e i tagli di carne bovina da fare alla fiorentina da 3 o 4 dita di spessore (T-bone) che sono a volte sapientemente frollate, e di cui sono un consumatore abitudinario, anche se, c’è da dire che in questa zona la clientela generalmente non sia ancora propensa ad una lunga frollatura della carne bovina, purtroppo. Il livello di selezione delle carni però risulta è davvero elevato e tutte provengono da allevamenti italiani. L’auspicio che faccio sempre è quello di riuscire a ripristinare una filiera corta, mantenendo la qualità delle carni, rinsaldando e ricucendo una cultura di territorio autentica anche se oggi, questo sembra esser sempre più difficile.

I salumi Morbidi sottovuoto, i soli conservanti sono sale e vino, fatti alla vecchia maniera.
I salumi Morbidi sottovuoto, i soli conservanti sono sale e vino, fatti alla vecchia maniera.

La cosa che colpisce di più quando faccio spesa in quel negozio è il fatto che in realtà non abbia nulla del supermercato perché quello che si respira è lo spirito di paese. Un senso di coinvolgimento che rievoca lo stare insieme, certo non mancano le chiacchiere, anche quelle sono di casa, soprattutto in un luogo dove gli abitanti si conoscono più o meno tutti. Un sapore di autenticità locale tramandato oggi da tutta la famiglia Palombi, da Maurizio a sua moglie Lara sino ai figli Michele e Riccardo e tutto lo staff: Emanuele, Aldo, Caterina, Isabella, Marcellino e Patrizia. Il simbolo di appartenenza a certi luoghi si nota anche quando si insegue la tradizione, nonostante tutto ed è una forma di cultura viva anche questa.

Lara mentre mi sta servendo il pane che sembra un "giocoliere"
Lara mentre mi sta servendo il pane che sembra un "giocoliere"

Info: Alimentari “Palombi Antonio” – piazza E. Mattei 11 – 62024 – Matelica – tel. 0737.86323

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Il Viaggio di Poli: grappa, sogno e cuore.

A proposito di sogni, qualche giorno fa ne ho visitato uno che si è realizzato, è il sogno di Poli.

Poco prima di Natale sono stato in visita alla distilleria Poli a Schiavon (VI) e di certo le parole che mi sono rimaste impresse sono state quelle di Leonardo che è stato un’ottima guida per le sale della distilleria raccontando la storia di come è nata questa tradizione agricola ed artigianale che oggi è un orgoglio per l’Italia.

Mi ha detto questo Lorenzo alla fine del giro in distilleria. “Sono stato in Sud Africa fino a un paio di anni fa, avevo aperto un locale laggiù, sono ritornato perché mi sono reso conto che c’è tanto da fare qui in Italia e se ci rendessimo conto della straordinaria ricchezza del nostro Paese non avremmo timore di nessuna crisi.”

E’ questa la cosa che mi rimbalza in mente da quando sono uscito da lì ed è per questo che oggi voglio fare un piccolo regalo ad una famiglia di mastri distillatori che sono un esempio di produzione di eccellenza in Italia e di una esatta comunicazione, che avviene attraverso il racconto sincero e semplice di quel che sono.

La mia curiosità per questa azienda deriva da due fattori, il primo è che mi piace la grappa, il secondo, che mi ha dato lo spunto ad andare proprio da Poli è stata la fiction “Di Padre in figlia”, trasmessa lo scorso anno in RAI (link).

Una scena della fiction RAI "Di padre in figlia". Fonte Internet.
Una scena della fiction RAI "Di padre in figlia". Fonte Internet.
Dentro la distilleria Poli, in visita alle caldaie. Qui la foto è mia.
Dentro la distilleria Poli, in visita alle caldaie. Qui la foto è mia.

Mi affascinava, come a molti certamente, l’idea di visitare una location reale di un set televisivo, sperando di raggiungere suggestioni simili a quella della TV. Accade che da Poli la realtà sia più interessante della finzione, infatti nella fiction si racconta di un viaggio in moto, fatto da una ragazza e quel viaggio in moto è stato fatto davvero, ma da uno dei figli di Giovanni Poli, Toni. L’azienda racconta molto di lui; padre di Jacopo ed Andrea, mi hanno colpito le caratteristiche di un uomo del fare, non molto avvezzo agli affari, ma di certo molto indirizzato verso il rispetto dell’identità, un uomo che seguiva i suoi sogni. Scelse di andare controcorrente e fregarsene della moda, degli impianti di distillazione a ciclo continuo e aumentare invece il numero delle caldaiette in distilleria (creando quel set spettacolare usato anche nella fiction) e mantenendo alta la qualità della grappa di famiglia, inseguendo un traguardo effimero che la costanza, la caparbietà di tutta la famiglia ha reso reale e fruibile. Solo una persona piena di un’eccezionale curiosità ed ingegno, a mio avviso, avrebbe potuto lasciare questa eredità. Intraprese un viaggio attraverso l’Europa, in moto per giorni e dopo aver solcato le strade delle principali città europee, si spinse fino a Capo Nord, arrivandoci nel 1951 in sella ad una Moto Guzzi Airone, con quei pochi strumenti di emergenza che c’erano all’epoca riassumibili in poco più di qualche cacciavite e 317 mila Lire. Il viaggio durò più di un anno ed al ritorno, (come succede nella fiction, per chi l’ha vista), il padre Giovanni che di fatto non ebbe più notizie dal momento della partenza, non c’erano i social a quel tempo, decise di organizzare una festa coinvolgendo tutto il paese di Schiavon.

Il cappello di paglia ricorda il primo lavoro di Giobatta, il capostipite di Poli, fondatore della DIstilleria.
Il cappello di paglia ricorda il primo lavoro di Giobatta, il capostipite di Poli, fondatore della DIstilleria.
Moto Guzzi "Airone" usata per il grand Tour di Toni in Europa., nel 1951 e nel 1953.
Moto Guzzi "Airone" usata per il grand Tour di Toni in Europa., nel 1951 e nel 1953.

Visitare Poli insomma non è solo andare a vedere una storia di una famiglia di distillatori, ma anche respirare uno spaccato di vita Italiana, fatto di persone, un distillato del cuore di questo territorio.

In quell’azienda non respiri solo i profumi ottimi di un distillato eccezionale, dove “testa e coda” sono assolutamente scartati per imbottigliare solo il cuore, soprattutto si resta inebriati da spaccati di vita vissuta, storie di operai e collaboratori, feste e perché no, anche sbronze, momenti di vita e di lavoro, ma anche e soprattutto la voglia di esserci per mantenere e rilanciare la propria identità.

Uscendo dalla visita, dopo l’assaggio di tutte le grappe nella sala degustazione (la visita vale, credetemi), ho pensato che Leonardo, riguardo alla straordinaria ricchezza da valorizzare che abbiamo in Italia, ha decisamente ragione da vendere.

 

Ho voluto parlare di Poli, per questo, per la straordinaria semplicità, l’accuratezza comunicativa che c’è in azienda, non ci sono particolari espedienti di fantasia o di scenografia, tutto è messo al posto giusto, con eleganza e senso di utilità.

Poli è una fantastica realtà, fatta di perseveranza, è un sogno condiviso in primo luogo col territorio e poi con chi lo visita. Il più grande valore aggiunto di quel posto, è il senso del viaggio, come ha fatto Toni, partire per ritornare ad essere consapevoli di come rendere migliore la propria terra.

 

 

Maggiori informazioni – poligrappa.com

Una parte dell'immensa collezione delle grappe mignon all'interno del Museo della Grappa Poli a Bassano.
Una parte dell'immensa collezione delle grappe mignon all'interno del Museo della Grappa Poli a Bassano.
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L’identità non è (solo) questione di documenti.

L’identità non è questione di documenti.

L’identità non si raggiunge solo perseguendo la logica imposta dal pensiero unico che sembra dominare tutto e tutti. Non si raggiunge parlando sempre dello stesso argomento.

Tutelare l’identità non è tornare ad essere razzisti, ma viceversa è l’idea di preservare “le piccole realtà particolari” come diceva Pasolini, distrutte dall’omologazione imposta dalla “società dei consumi”.

Un video di Pasolini trovato in rete molto tempo fa e che mi diede uno spunto per scrivere.

Guardiamoci attorno nei piccoli paesi desertificati con l’avvento dei grandi centri di consumo.

Nelle zone dove vivo, ho visto che oramai sono 3 inverni che tutto è rimasto più o meno immobile. Una gestione “post terremoto” che vede ancora tutto fermo o quasi. Casette provvisorie che marciscono, silenzi e paura, chi ci riesce fa come può e per se stesso.

Intanto le piccole identità muoiono, non solo per catastrofi naturali, ma per un sistema che distrugge tradizioni lunghe centinaia di anni, insieme a quelli che non hanno la forza di reagire, sono costretti a trovare altri luoghi in cui vivere dove essere sradicati anche per convenienza volontaria, ma non so fino a che punto sia per volontà propria.

Interi territori presi sempre e solo come mega spot pubblicitari per propagande elettorali permanenti.

Chi persevera e rimane al passo con lo stile di vita dominante, diventa qualcuno, chi non lo è, viene calpestato. Non si accendono mai i riflettori sulla tutela ben fatta di una buona economia locale, si cercano sempre spot su noncuranza e menefreghismo.

E’ per questo che mi hanno molto toccato le parole di Camille Relvas che anche se vive dall’altra parte del mondo, proprio ieri mi ha mandato un suo piccolo scritto che tratta di stile di vita.

Evidentemente non è solo una questione di catastrofi naturali, ma anche e soprattutto, di un’idea totalitaria di gestione economica, politica e sociale.

Camille Relvas, è traduttrice, ha una passione per le scienze sociali e sta raggiungendo l’abilitazione professionale per l’insegnamento della sociologia nei licei brasiliani.

Mi ha mandato queste righe che parlano di stile di vita. Parole che condivido e sono felice di mettere a disposizione di quanti vorranno leggerle. Camille ha già scritto qualcosa per il mio blog in passato (link qui e qui)e trovo molto positivo avere punti di vista comuni anche se si è distanti geograficamente.

Di seguito inserisco il suo scritto.

"Stile di Vita?"

Lo stile di vita, il vecchio ed il nuovo ‘American Way of Life’, è un’offesa alle culture dei differenti soggetti, è cancellare le loro identità. Quell’espressione è mondialista, intenzionale e causa innumerevoli danni.

Nella misura in cui l’individuo non adotta un determinato stile di vita, il così detto: della ‘società dello spettacolo’, lo stesso non è considerato una “buona persona”, addirittura, nemmeno un “buon cittadino”. Quel imperativo è totalitario, con finalità di omogeneizzare i popoli. Il perfetto culto al consumismo, all’individualismo ed all’alienazione.

Togliere la cultura di una persona e/o di un popolo, li rende xenofobi, toglie la possibilità della stranezza e della curiosità costruttiva.

Toglie l’interesse di conoscere realtà diverse e rispettarle.

Toglie l’interesse di assaggiare nuovi colori e sapori, di provare nuovi pensieri ed idee, altri modi di essere e di agire.

Occorre che ciascuno possa riflettere sul perché e com’è assurdo l’abbandono di sé stesso, dimenticando le proprie radici, le proprie origini, le proprie abitudini, la propria cucina, il proprio modo di vestirsi “non imposto dal mercato”, le proprie caratteristiche, anche fisiche, senza modificarle con l’intervento chirurgico che va di moda.

E’ imperativo accettare se stessi. Siamo persone, non merci.

Camille Relvas.

Camille nei pressi di un area archeologica in Italia

Inserisco di seguito anche il testo originale in Portoghese, perché richiamo identitario e segno di rispetto per la sua terra.

"Estilo de vida?"

“Estilo de vida”, o velho e o novo “American Way of Life”, é uma ofensa às culturas dos diversos sujeitos, é roubar suas identidades. Essa expressão é mundialista, intencional e causa inúmeros danos.

Na medida em que tal indivíduo não adota determinado estilo de vida, imperativo, da assim dita: ‘sociedade do espetáculo’, o mesmo não é visto como uma “boa pessoa” ou, até mesmo, um “bom cidadão”. Esses determinismos são totalitários, a fim de homogeneizar os povos. Um perfeito culto ao consumismo, ao individualismo e à alienação de massa.

Tolher a cultura de uma pessoa e/ou povo, faz deles xenófobos, tolhe a possibilidade do estranhamento e curiosidade construtiva. Tolhe o interesse em conhecer realidades diferentes e de respeitá-las. Tolhe, em acréscimo, o interesse em experimentar cores e sabores, de experimentar novos pensamentos e ideias, outros modos de ser, de existir e de agir.

Cabe a cada um, refletir por que e quão absurdo é o abandono de si mesmo, em esquecer as próprias raízes, origens, os próprios costumes, culinária, o modo “fora da moda” de se vestir, as próprias características, que sejam elas físicas, sem modificá-las com o intervento cirúrgico da vez.

Aceite-se. Somos pessoas, não mercadorias.

Camille Relvas.

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Solstizio d’Inverno in percentuale

Oggi è il solstizio d’inverno ma le percentuali sono molto basse. Sembra quasi che il Padreterno, Madre Natura o chi per loro dovessero verificare come sia lo spread per far cambiare stagione. Il mondo non vive in base ad esigenze economiche, gira finché non si stanca di sopportarci senza tenere conto del deficit delle democrazie o di altri regimi più o meno popolari o populisti che cercano di orientare gli scenari economici.

Questa storia delle percentuali del 2,4% e del 2.04% mi ha stancato sul serio.

Nella fattispecie ho paura che dietro a tutto questo ci sia, da una parte la solita politichetta italiana che gioca a dadi con l’Europa e, dall’altra, una serie di gruppi finanziari affamati di speculazioni. 
In mezzo, incastrata come in una morsa da meccanico, c’è l’economia reale, fatta di piccole e piccolissime realtà che fanno fatica a decollare come le startup, o che continuano a scomparire come le botteghe artigiane, perché prese in giro in modo incessante da un sistema sempre più convinto di poter fare a meno di tutto e tutti.
Facciamo un giro nei piccoli paesi morenti per renderci conto di come continuano a spopolarsi, poi andiamo a vedere come ‘scoppiano’ in tutti i sensi le grandi città. 

Quante iniziative inutili vengono finanziate alla carlona, in special modo se parlano di salvaguardia dei piccoli territori, quanti sono i progetti di rilancio che funzionano in tutta la penisola…? 

A furia di chiacchierare di Europa, di Pil, di deficit e di crescita, stiamo perdendo ‘valore reale’ ogni giorno, e questo valore perso non si recupera più, perché si chiama “abilità manuale” e si declina nella sapienza di “saper fare prodotti di qualità”. Ma a forza di fasciarci la testa per imparare ad usare una stampante 3d, non si trovano più prodotti durevoli e soprattutto Mestieri (con la M maiuscola) come i tornitori, gli stagnini, i sarti oppure i muratori professionisti che non vengono nemmeno considerati (su questi ultimi, vedi ricostruzione post “PulpSisma”). Tutto diventa sempre più approssimativo, fatto di corsa, fatto male, deve durare poco, dobbiamo correre. 
 

Il paradosso è che tutto quello che ci danno a bere, alla maggior parte della massa sta bene, perché è ammaestrata ormai, oppure demotivata e compra tutto quello che fa tendenza anche se non vale un cazzo. 

La stessa cosa vale per il cibo. Guardate la miriade di cultivar che stiamo perdendo, siamo sicuri di averne così tante ancora?

Ho paura quando vedo un prodotto ‘di nicchia’ in un supermercato perché, anche se costa come l’oro, non può reggere il sistema elevato di produzione in numeri da scaffale.

Da qualche tempo mi sono preso la briga di leggermi alcuni disciplinari di produzione DOP, IGP ecc… (chi mi conosce sa bene la mia estrema criticità all’IGP del Ciauscolo, metto il link ad un mio articolo di molto tempo fa), dopo un po’ che vado avanti a leggerne gli articoli, mi prende sul serio la voglia di bere il detersivo per i piatti e, vi assicuro, che non sono autolesionista, quindi magari opto per una “coca cola” almeno so di non sapere cosa bevo….

Oggi tutto viene reso estremamente immateriale e liquido da un capitalismo fatto di soli utili e da una politica che guarda esclusivamente l’immagine. 
Sembra che non ci sia più spazio per chi tenta di essere pragmatico nel risolvere questioni in molti casi anche estremamente semplici da sistemare, che magari, aiuterebbero a sopravvivere senza debiti o ansie. 

Cazzo oggi sono andato da un artigiano, uno bravo che il suo lavoro lo sa fare, sembrava fosse esaurito dietro una serie interminabile di questioni burocratiche. 
Per me è da questa stupida corsa all’immagine inutile ed utopica che derivano tutti i problemi di Pil deficit e di altra economia che non riguarda la sopravvivenza dignitosa delle persone ma solo il loro apparire belli fuori e vuoti dentro, per galleggiare in una società omologata e omologante.

Spesso quando finisco a pensare a queste cose qui, alzo lo sguardo, vedo la mattera in cucina che è di fine ottocento e mi rendo conto che è il mobile più antico della stanza e che però il suo lavoro di mobile lo fa meglio di tutti gli altri arredi più giovani e anche ‘componibili’. 
Non sono un economista e non voglio neanche esserlo, ma sono convinto che il consumo a tutti i costi sia l’unica delle ideologie che continuiamo a perseguire, di sicuro è anche l’unica più catastrofica ed inattuabile. Smettiamo di correre senza motivo prima che sia troppo tardi. Intanto il Natale arriva lo stesso insieme con la corsa accorata allo shopping, mentre dentro al significato di quella “Grotta” non ci guarda più nessuno, se non per farci speculazione di bassa politica.
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche giorno fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche giorno fa
Alberi stroncati dal vento in Val di Sella (TN), ci sono stato qualche tempo fa
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Viareggio, il Carnevale, non solo cartapesta.

Il carnevale di Viareggio non è solo cartapesta, è creatività artistica. E’ qualcosa che si prepara durante tutto l’anno. 

Cultura artigianale reale; la cartapesta la puoi modellare attraverso il calco oppure “in diretta” sul telaio come si faceva una volta.


Nato a fine ‘800 il periodo che oltralpe definirono della “Bell’Epoque”, la sua maschera di riferimento è il “Burlamacco”, il carnevale di Viareggio è importante in Italia anche e soprattutto a mio avviso, per aver dato lustro all’altissima sapienza artigianale ed artistica di mettere in pratica la capacità di sviluppo, anche in grandezza di bozzetti che si trasformano in grandi sculture in movimento, prendono vita, sono manufatti che, muovendosi descrivono storie e raccontano la società. 

Oggi per Viareggio il carnevale è simbolo della propria identità e lo custodisce in uno scrigno di saperi unici al mondo, che si chiama “La cittadella”. Luce negli occhi dei bambini, riflessione di pensiero per i più grandi. 

Tutto è artistico, tutto è fatto a mano e straordinariamente curato direttamente dagli artisti che producono le opere. Ecco cosa mi ha colpito e perché questo “fuori stagione” per me è stato molto interessante.

 

Viareggio il Carnevale; Burlamacco e il cartellone del Carnevale 2019

Qualche giorno fa sono stato proprio a Viareggio con un paio di amici Fabio e Silvio che ringrazio per l’ospitalità e per alcuni segreti che mi ha dato proprio Silvio sulla cucina di mare.

Due giorni per me al quanto inaspettati, visto il periodo ed il luogo. Mi sono trovato a visitare la cittadella del Carnevale con una guida d’eccezione, Giuseppe Baglini, un fotografo per passione, e nel contempo, una persona davvero disponibile, amante della sua Viareggio, ci ha spiegato come sia nato il Carnevale più spettacolare d’Italia, alla fine del 1800 da un gruppo di amici in un bar che erano stanchi delle eccessive imposte dell’epoca.

Abbiamo fatto visita ai cantieri dove sono già in preparazione i carri, un’immersione nell’arte e nel pensiero, Giuseppe ci ha raccontato la formula di questo evento storico. 

I carri che partecipano al concorso sono divisi in gruppi di “Prima categoria” quelli più grandi che vanno fino a 40 mt di altezza, e poi ci sono quelli di “Seconda Categoria” di dimensioni ridotte rispetto ai primi; inoltre, sfilano in concorso i gruppi mascherati e le maschere isolate, che possono essere anche fuori concorso (maggiori informazioni sul sito ufficiale, ecco il link). 

Abbiamo fatto il giro delle opere in costruzione, alcune abbiamo potuto visitarle fortunatamente grazie al consenso degli artisti e degli operatori. Penso che andare da soli in “Cittadella” non sia un buon consiglio.

Ho fatto il pieno di emozioni. Sarebbe da ritornarci a Viareggio tra febbraio e marzo, quando apriranno le sfilate dei carri. Grazie a Giuseppe ho potuto conoscere in maniera del tutto casuale, Jacopo Allegrucci, uno degli artisti dei carri di Prima Categoria. Mi ha descritto e spiegato l’idea che sta allestendo sul suo carro. 

Una rappresentazione in chiave fiabesca del possibile collasso della natura. “L’ultima Biancaneve” si chiama l’opera che sfilerà nella via del carnevale il prossimo anno. Di questo carro mi ha fatto riflettere sia il titolo che tutto il tema ambientale raccontato dal progetto. La strega è sintesi della meschinità del genere umano che si sta avvelenando da solo, la mela, più che avvelenata l’ho intesa proprio marcita sotto i veleni del consumo a tutti i costi. 

Un messaggio chiaramente d’impatto dal titolo fiabesco ma che fa riflettere anche se non è ottimista perché la strega brutta e cattiva, questa volta uccide a suon di rifiuti una “Biancaneve-Madre Natura” bellissima ma purtroppo morente.

Descrivo questo carro perché ne ho potuto vedere l’allestimento ed ho incontrato una grande disponibilità, che mi ha stupito sul serio, da parte dell’artista Jacopo Allegrucci, e spero anche che possa portare a casa un ottimo risultato anche perché il fatto che stesse proprio dentro al cantiere a fare i pezzi per la sua opera, è segno di una grande cultura artigianale del lavoro. 

Queste vere e proprie opere d’arte sono il frutto di saperi e maestrie artistiche ed artigianali da tutelare perché rappresentano il cuore e l’anima del Carnevale, dove ognuno fa la sua parte in maniera coesa e coerente col resto del gruppo. 

Inoltre le opere in cantiere a leggerle dal sito, sono tutte molto interessanti. Ho dato un’occhiata ai temi proposti dei carri già pubblicati dalla Fondazione del Carnevale, sono diversi e permeati a far riflettere sul senso di comunità e di società si premette una grande edizione. 

Davvero un percorso interessante, un grande senso di apertura culturale e mentale, avere l’opportunità di lavorare nell’arte, di far riflettere la gente, farla pensare è motivo di dialogo, apertura ed approfondimento dei temi, discussione e stimolo a migliorare la società e a capire dove stiamo andando.

La sera Viareggio è stata interessante anche se era novembre. Alcuni locali aperti con buona musica dal vivo ci hanno fatto fare le ore piccole. Un bel fine settimana. Sopratutto una gran voglia di tornare per la sfilata dei carri del prossimo anno. I corsi del 2019 sfileranno nelle giornate di 9, 17 e 23 Febbraio e 3 e 5 marzo 2019. 

La cittadella del Carnevale è animata di eventi e descrizioni anche durante il periodo dei preparativi per il Carnevale ed hanno una pagina FB dove si possono trovare video ed eventi. Un bel lavoro, ecco il link Carnevale di Viareggio.

Maggiori informazioni:sito ufficiale del CARNEVALE DI VIAREGGIO

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