Archivi tag: camerino

Pomeriggio a Camerino

Sabato è stato un giorno insolito ma particolarmente emozionante.
Ho potuto assistere ad una bella inaugurazione di un gruppo di gente che, subito dopo le scosse, si è data da fare con coraggio e senza tregua nel soccorrere chi era rimasto senza niente da un minuto all’altro.

Dopo le scosse di quell’ottobre tremendo, tutto il centro storico del paese è stato reso inagibile ed è ancora zona rossa presidiata dall’esercito. 
Tuttavia per quel centro storico deserto si è accesa una piccola fiammella di speranza grazie a questa gente piena di tenacia, alla voglia di voler tornare ad essere una comunità coesa nei valori sociali dello stare insieme e nella tutela delle proprie identità culturali.
 
Poco fuori dalla zona rossa si è inaugurata a Camerino la nuova sede dell’associazione “Io non crollo”, erano presenti il parroco, gli associati, alcuni simpatizzanti e qualche giornalista.
Il momento dell'inaugurazione dei nuovi locali in centro.
Il momento dell'inaugurazione dei nuovi locali in centro.

Ho potuto parlare con Andrea uno dei fondatori oltre che amico e vecchio compagno di liceo, mi ha raccontato di quanto lavoro hanno dovuto affrontare dopo le scosse, quanta tenacia sia occorsa per andare incontro alle prime emergenze, le prime riunioni fatte tra le brandine nelle stanze messe a disposizione dal Comitato Universitario Sportivo, oppure nella sede del Consorzio dei trasporti Contram che ospita ancora il comune. 
La sua compagna Caterina, da subito dopo le scosse ha organizzato un coordinamento per sostenere ed aiutare gli allevatori, perché nei mesi successivi al sisma erano quelli che avevano più bisogno di aiuto e di presidio, gli animali non sarebbero potuti sopravvivere se lasciati a loro stessi; inoltre tutto il gruppo si è attivato nell’affiancamento alla protezione civile e nelle varie raccolte fondi in giro per l’Italia. Mi hanno raccontato anche dell’idea in via di realizzazione di un polo che possa essere anche centro di aggregazione per tutte le associazioni del paese, ho percepito nei loro racconti la voglia di tornare ad essere comunità unica via utile per tentare di rimarginare le crepe portate dal terremoto e da una conseguente burocrazia asfissiante. 

Speranza e senso di comunità sono state richiamate anche dal presidente Claudio Enrico Cingolani durante l’inaugurazione benedetta dal parroco. Un paio di ore felici, trascorse con la voglia di riaccendere la speranza per un futuro ritorno in quel bel centro storico ferito gravemente, oggi ancora deserto, impraticabile e vuoto. Andrea e Caterina in questo futuro ci credono sul serio e trasmettono grande forza d’animo. In mezzo a tutto quel trambusto hanno concepito un bambino stupendo di tre mesi, con un nome che richiama la voglia di volare. 

In tutta questa gente ho visto tenacia e speranza, la voglia di tornare ad esserci, non arrendersi e comunque ripartire. 
Inizio della "zona rossa" verso la piazza dietro al duomo
Inizio della "zona rossa" verso la piazza dietro al duomo
Foto e maglietta autografata, alcuni momenti dell'associazione "Io non Crollo"
Foto e maglietta autografata, alcuni momenti dell'associazione "Io non Crollo"
Scendendo verso valle quasi a sera, si accendevano verso valle luci di quartieri nuovi, alcuni con le Soluzioni Abitative di Emergenza ed altri invece veri e propri quartieri in costruzione. E’ il segno chiaro che i camerinesi vogliono rimanere nel loro paese, mantenere le proprie identità, consapevoli che quella storia centenaria, può fare la differenza anche per il futuro.

La curiosità mi ha fatto decidere di fermarmi un attimo al “Sottocorte Village”, un luogo costruito in pochissimo tempo, fortemente voluto dal Sindaco, dove si sono trasferiti, pochi mesi fa, tutti i commercianti del centro, la struttura che prende il nome dalla corte dei Da Varano, sita nella piazza del duomo di Camerino, approssimata in un nome solo “SOTTOCORTE” da tutti gli studenti che li si trovavano dopo lezione, o per semplice cazzeggio  con l’affaccio di un balcone, che nelle giornate limpide offre una vista spettacolare.

Oggi in quella struttura che sostituisce il centro, anche se mancano richiami di storia e di panorami, c’è ancora quella genuina ospitalità dei negozianti, che mi ha colpito favorevolmente. Anche se è evidente la nostalgia per il loro centro storico, perché l’aspetto è quello di un centro commerciale moderno, dentro è completamente diverso, non c’è un supermercato, ma l’insieme di tutti i piccoli artigiani, commercianti e bottegai del centro, un insieme di identità locali.
 
Curioso di alcune bottiglie di vetro, di bella fattura, scorse dalla vetrina, entro in una di queste botteghe, il proprietario mi dice che le ha trovate nel suo magazzino in centro che ora è inagibile, hanno ancora il prezzo in lire, decido di acquistarle, penso tra me e me che questi vetri sono intatti nonostante due terremoti nel corso di 20 anni, oggetti sopravvissuti, li porto via avendone cura, saluto ed esco.
Il negozio di fiori, piante e altro all'ingresso del "Sottocorte Village"
Il negozio di fiori, piante e altro all'ingresso del "Sottocorte Village"
Le bottiglie di vetro che ho acquistato già profumano di ricordi.
Più avanti vedo una bella esposizione di piantine, un negozio di fiori, piante ed altro come recita il biglietto da visita, al bancone Giorgio con un sorriso sincero, la simpatia generosa e tipica di queste genti è pronto a descrivere tutto quello che espone, è di fatto impossibile uscire da li senza sorridere. Con semplicità e naturalezza, scambiamo due battute, sullo scaffale vedo che in un angolo c’è anche lo scaffale con la pasta e altri generi alimentari, allora compro la maggiorana, il basilico ma anche la pasta di Camerino Hammurabi, un grano molto pregiato, selezionato da un gruppo di biologi locali. Il richiamo alla biodiversità è diretto, al lavoro e alla volontà di mantenere le caratteristiche proprie di questi territori.
 
Quel luogo che a prima vista sembra essere un centro commerciale, dentro conserva ancora il cuore della piazza di Paese.
Questo pomeriggio mi ha fatto vedere un paese mutato nel suo aspetto, che ha ancora molte ferite da ricucire ma che può contare ancora nello spirito di comunità dei suoi abitanti.
Sarebbe bello tornarci più spesso.
Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Il sogno di Barbara

Il sogno di Barbara è il sogno delle sue radici, la sua famiglia. Il sogno di Barbara è non arrendersi nonostante tutto, è la caparbietà di una giovane donna che non vuol mollare. Lei sa che mantenere viva la propria identità significa essere perseveranti nel rispettare da dove veniamo per capire meglio dove andare.

Papà ALberto con uno dei suoi vitelli

Papà ALberto con uno dei suoi vitelli

Sogna lavorando duro Barbara, la sua azienda agricola, colpita duramente dal terremoto ha ferite profonde, spesso rese più evidenti da un sistema di burocrazie inutili che sembrano tutelare solo chi specula. Ma lei è caparbia, vi assicuro che è difficile incontrare persone con la sua forza d’animo, soprattutto donne così attive nella dedizione ad un lavoro duro come quello dei campi. Geologa con la passione per l’agricoltura quella del vero chilometro zero perché i suoi animali sono nutriti quasi esclusivamente di prodotti coltivati nei propri campi limitrofi. Voglio parlare di lei perché gestisce l’azienda agricola di famiglia con tenacia e serietà. Raccontare quanto ho visto qualche giorno fa andandola a trovare a Sellano di Camerino forse può servire ad infondere un po’ più di speranza ad un popolo di genti lasciate troppo spesso in balia del proprio destino. Barbara è una di quelle persone che ha compreso, a mio avviso, la direzione giusta dove andare, rifondando una vera economia reale partendo dall’agricoltura di base; non a caso la sua Azienda Agricola si chiama “La Rinascita”.

Il sogno di Barbara è ricominciare con la chiarezza visibile in quel che si alleva, senza tanti fronzoli o operazioni di marketing che troppo spesso, specialmente in agricoltura, hanno provocato e provocano ancora più danni rispetto ai benefici su larga scala di consumo. Barbara e la sua famiglia ti fanno capire l’autenticità del podere agricolo, la volontà di tirare fuori il meglio dal territorio che hanno, che fu la terra dei nonni, dalle storie che dentro quei cortili si rievocano ancora, nonostante il passar del tempo.

Ironia della sorte. Pergamena della 2' guerra mondiale fatta in onore alla Madonna per aver lasciata illeso il territorio circostante dai copiosi bombardamenti. Pergamena del 1945
Ironia della sorte. Pergamena della 2′ guerra mondiale fatta in onore alla Madonna per aver lasciata illeso il territorio circostante dai copiosi bombardamenti. Anno 1945

Insieme recuperiamo un manoscritto della seconda guerra mondiale con attaccato sopra un pezzo di bomba esplosa in quel periodo buio. Stava dentro una vecchia chiesa. Lei mi dice che i paesani di Sellano ne sono molto affezionati a quel manoscritto, prima del terremoto quella chiesetta nel suo podere era aperta a qualche anziano rimasto nella campagna Camerte. Qui i bombardamenti della guerra, tutto sommato non hanno provocato gli stessi danni del terremoto. Certamente, non lo spopolamento di oggi. Ma il terremoto è una causa naturale, la guerra invece è distruzione pensata dall’uomo.

Agire in armonia vera con le esigenze delle persone come Barbara, vorrebbe dire anche ricollocare la società verso binari più umani e meno utopici, economie reali e non solo di alta finanza, o partitocrazia, forse seguendo l’esempio di gente umile, ma consapevole ed onesta come lei, non avremmo tanti ricordi di guerra alle spalle, ma di certo avremmo maggiori conoscenze e qualche capacità in più di saper vivere in simbiosi con la natura. Allontaneremmo di certo lo stress di fine settimana nei corridoi dei supermarket o dietro le vetrine di negozi inarrivabili.

Barbara, già da prima del terremoto aveva questa passione e, nonostante le pressioni a lasciare la campagna per qualcos’altro di meglio, ha deciso di voler rimanere, investire le proprie capacità in quel lembo di terra, a dimostrazione che questa è la via giusta. La giornata di Barbara è piena dall’alba al tramonto, gli animali da custodire non sono pochi e di fatto a governarli sono lei e il padre Alberto; hanno mucche, vitelli, maiali, cinghiali, pecore, qualche pollo e quando è periodo smielano anche qualche alveare da miele posto in punti migliori per le api qua e là nella fattoria. Un lavoro che delinea i tratti di una passione vera, la cosa bella è che sono sorridenti per davvero quando li vai a trovare. Il lavoro è tanto ma loro non si abbattono mai. La franchezza è il loro miglior biglietto da visita e questa è la notizia migliore da raccontare.

Bellezza ed utopia, decidete voi dove sta l'utopia in questa foto.
Bellezza ed utopia, decidete voi dove sta l’utopia in questa foto.

Intravedi in questa famiglia il sogno di una realtà che può essere speciale se vissuta con la consapevolezza dei suoi ritmi lenti ma reali. Andando a Sellano, (come certamente anche in altre zone del cratere) è possibile vedere quanto possano stridere i sussidi delle istituzioni con le esigenze reali di questa gente, quanta burocratica utopia si vuole per stupidità gettare sopra come un tappo a qualcosa che di suo, crepe a parte, risulta essere ancora di una bellezza straordinaria, perché intriso di autenticità e di storie vissute.

Andando in giro per quelle colline di Camerino, nonostante le crepe e le spallucce dei burocrati avvezzi a discolparsi o a dire che hanno fatto il possibile, senza mai citare per chi o perché fanno le cose, in mezzo a tutta questa burocrazia della stupidità trovi ancora, nonostante tutto, quel rapporto di fiducia con l’agricoltore, per via della consapevole ragionevolezza di chi fa le cose che hanno ancora senso.


Info e Contatti: Società Agricola “La Rinascita” di Bonifazi Barbara e C. – Loc. Sellano, 2 – Tel. 3489703422 – Email: larinascita17@tiscali.it

Benvenuti nel Pulp Sisma!

‘Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.’

In questo periodo è la frase che ci diciamo sempre quando ci incontriamo con un mio amico. Un pezzo di Bibbia reinventato e fatto pronunciare da Quentin Tarantino a uno dei suoi personaggi di ‘Pulp Fiction’ prima di premere il grilletto. Tutti ricorderanno questi passaggi del film.

Inequivocabili mi tornano in mente queste scene nel rivedere le immagini in tv o le notizie dei tg, perché oggi più che mai, danno spazi esagerati a questioni futili o di riflesso; per contro, scorgo quello stato di incertezza tra tutta la gente che vedo intorno a me. È una situazione ‘pulp’ corollata di zone rosse, avamposti di pattuglia in paesi devastati e resi deserti dalle scosse di giorni fa ma che ancora continuano, con tanto di autoblindo delle forze dell’ordine, che almeno ci sono, in assetto antisciacallaggio.

È una caotica routine su come far ripartire l’economia stracciata di una zona prevalentemente agricola e artigianale. È una corsa a rimettere al loro posto le chiese e forse, anche le case, dimenticando, forse troppo, di ricucire nel frattempo, le società identitarie che quasi abbandonate, ancora resistono in questi luoghi. Il sentore è che, sopra alle difficoltà di chi imperterrito continua a far quel che può in questi posti disgraziati, ci sia uno Stato che non vede l’ora che i montanari testardi abbandonino tutto per regalare il territorio a lobby di comodo, allora si che la tragedia avrà il suo effetto conclusivo. Tra le foto degli ori e gli affreschi chic negli interni della Trump tower, non vedo nessuna allegoria al pastore che cerca in ogni modo di rimanere vicino al suo gregge di pecore sopravissane, già minacciate da tempo da problemi di estinzione, mentre è questo che accade oggi sulle alture di Cupi o di Castelsantangelo sul Nera. Non vedo, nei discorsi delle varie o avariate domeniche di spettacolo, nessuno come quei norcini che, anche se rimasti senza niente, stanno cercando in tutti i modi di riparare il prima possibile (trovandone di simili nel frattempo) le cantine di stagionatura dei ciauscoli per cercare di garantire una continuità a pezzi di cultura che valgono quanto un’opera d’arte. Vedo tanta finzione negli occhi impauriti dei miei compaesani che troppo spesso vacillano, io compreso dietro un’insensata routine.

In questa situazione pulp, nel frattempo che i vari cuochi stellati o Farinetti imbacuccati si sono riempiti la bocca di amatriciane solidali, non ho mai notato alcuno citare Giampiero, l’unico a cucinare la Griscia a Grisciano la frazione di Accumoli dove è nata questa tradizione. Lui in mezzo alle macerie ci si è trovato a lottare ed il giorno dopo quel 24 agosto, aiutava la protezione civile a montare le tende nel giardino del suo ristorante. Chissà se oggi ha ancora la forza di combattere per quel pezzo di identità. In questo ‘pulp sisma’ di enunciazioni paradossali di Errani che sembra aver detto che se fossimo giapponesi saremmo tutti evacuati, c’è per fortuna qualche sindaco che spera almeno di riuscire a far continuare a vivere il forno del paese o che allestisce i campi per ospitare i moduli abitativi provvisori, che fino a ieri non erano sicuri. A Gagliole, sotto le crepe della rocca medievale, l’ultimo sindaco comunista d’italia urla al mondo che quel paesino ce la farà a risorgere.

Ai proclami del ‘ricostruiremo tutto com’era’, in questa situazione paradossale è la tigna di montagna degli allevatori, contadini, norcini e artigiani l’unica a non essere deviata e distorta dalla… ‘tirannia degli uomini malvagi e potenti’. Solo loro col coraggio delle azioni intelligenti stanno reggendo le botte della burocrazia dopo le scosse. Per fortuna che esistono perché altrimenti grosse fette di identità territoriale sparirebbero e rimarrebbe solo ‘il grandissimo sdegno’ continuando con pulp fiction, qui oggi c’è un mare di gente che ‘non è mai stata così lontano dallo stare bene!’