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La gente solida!

Era una giornata calda di settembre dello scorso anno. L’aria frizzante dei pomeriggi di inizio autunno nelle zone di alta collina. Stavo a Pievebovigliana presso il Convento di San Francesco che adesso, credo, abbia più di qualche crepa, ma che presto, spero, torni a rivivere per quel bellissimo luogo che è stato.

In quella bella occasione ho conosciuto Alberta Paggi assessore del comune, con il piglio di una mamma più che di un politico. Un bellissimo evento, mi avevano chiamato per fare da speaker e reinventarmi una sorta di “Show Cooking” che poi è diventata una grande risata collettiva.

Ricordo il coro del Trentino che era in trasferta proprio lì, qualche turista, e un calore come quello di casa anche se non conoscevo nessuno.

Io li a parlare e cercando di strappare sorrisi alla gente, con la speranza di riuscire a far passare anche qualche contenuto d’identità culinaria, reinventando, insieme a Dino Casoni i piatti con gli ingredienti della tradizione antica di queste zone. A colpi di battute, nel descrivere cosa fosse la “Finocchiella” piuttosto che il “Ciauscolo” ai trentini che erano li, ho conosciuto un cuoco che oggi meriterebbe l’appellativo di Chef con la “C” maiuscola, non fosse altro che per la sua tenacia. Dino è il cuoco del Ristorante Hotel Carnevali di Muccia. Lo stabile è un pezzo di storia recente, la struttura è quella di un vecchio Motel Agip, tra i primi fatti costruire da un grande mio concittadino, Enrico Mattei. Oggi, quel luogo degli anni sessanta, ha seri problemi legati alle fortissime scosse di fine ottobre.

Ho rivisto Dino poco meno di una settimana fa e, la prima cosa che ha fatto è stata quella di sorridermi, con un uno di quei sorrisi spontanei, sinceri e diretti che fa la gente che ti vuole bene, quando ti incontra inaspettatamente. Muccia è un luogo fantasma, le persone rimaste sono pochissime, Dino ha preso in affitto un tendone davanti al suo locale, lì ha spostato provvisoriamente il bar per mantenere un minimo di servizio a chi si ferma in zona. Quel sorriso mi ha descritto oggettivamente la forza del suo carattere.

La caparbietà di voler ripartire nonostante oggi supplisca ad un’esigenza di carattere sociale, civile e morale, quella di ridare una “piazza provvisoria” a chi è rimasto in quel paese ferito. I sopralluoghi, per lo meno in via ufficiale, ancora non ci sono stati, assurdo mi è parso il vedere cosi tante pattuglie attorno a quella stazione di servizio, nessuna pattuglia però assegnata ad un sopralluogo sulla struttura per dichiararne lo stato effettivo di inagibilità, per accelerare la ripartenza di un punto nevralgico per la gente di questi luoghi. Non mi interessa montar polemica sui tempi e i modi lenti di un “ricominciare” così affannato, anzi ne vorrei cogliere gli aspetti involontariamente positivi rispetto ad apparati istituzionali inconcludenti, e soffermarmi solo a dire che, per fortuna qualcuno, un’anima ancora ce l’ha.

Per tutto il resto, questo è il terremoto dell’abbandono a se stessi, dove l’unico vanto in una catastrofe così grande, lo si può scovare proprio dietro il sorriso della gente come Dino, che, sono sicuro, ripartirà anche più forte di prima. Con queste due righe, per testimonianza e voglia di speranza, mando a lui e a quelli come lui un abbraccio grande, perché nonostante tutto, la voglia di ripartire è veemente.

Possiamo rinfrancare la voglia di rialzarsi grazie ad un sorriso di speranza come quello dello Chef Dino Casoni e della sua famiglia.

p.s. nella foto un selfie che ci siamo fatti quella bella giornata. Io Dino, Stefano, Alberta e tutta l’altra gente.

Una luce nel buio!…esistere

Una luce nel buio... di un vicolo qualunque a Ceprano (FR) - Marco Costarelli
Una luce nel buio… di un vicolo qualunque a Ceprano (FR) – Marco Costarelli

 

La notte delle luci stanche di un centro storico deserto,

un silenzio assordante, rotto dal fruscio delle foglie mosse dal vento.

Una sera di febbraio, passeggio, solo, rifletto, sorrido e,

mi accorgo di essere tornato a stupirmi delle piccole cose.

Attorno a me qualche gatto che attraversa la strada, furtivo,

un gruppetto di amici, si fumano il domani di fronte ad un bar.

Cammino a passo lento, una serranda si chiude, ripenso al mio ieri;

ripercorro i miei ricordi, galleggio nel passato, chiudo gli occhi.

Mi scruto dentro, un flash di un bacio rubato, un sorriso sincero,

una donna innamorata, la cheesecake al limone, un coniglietto nano.

Sorrido alla mia realtà di oggi, cerco di prendere la pazzia dei saggi,

a passo lungo, torno nella mia stanza, in questa sera calda d’inverno.

Solo, scrivo, un sorso d’acqua e una sigaretta, mi addormento e…

inizio a comprendere che si esiste sempre oppure non si esiste mai!

Marco Costarelli

“SENZA COSTANZA!”

Alla fine la cosa più costante è l'alba e il tramonto. Questa è una delle due cose a Sperlonga.
Alla fine la cosa più costante è l’alba e il tramonto. Questa è una delle due cose a Sperlonga.

Sei incostante!” Sapete quante volte mi è capitato di sentirmi dire sta frase? …una marea di volte.

Da piccolo, a scuola, la professoressa: “Il ragazzo è intelligente ma non si applica. Soprattutto non lo fa in maniera costante!”

Mia mamma da adolescente, quando non volevo andare agli allenamenti di pallacanestro o di tennis: “Dai, ma ti sembra possibile che dici di voler fare una cosa, poi non la porti a termine mai? Mi dispiace ma lo sai come la penso… non sei costante!

Tutte le ragazze che ho avuto (mo sembra chissà quante… ma saranno state una o due al massimo) …quando rimango a casa e non esco: “Ma possibile che non ti va di vedermi nemmeno oggi, che ti ho fatto?” – e, io – “Non mi hai fatto niente, solo che non mi va di vederti, sto a giocare a PES con un mio amico!” – “Ma avevamo detto che dovevamo andare li oggi, e invece…!” -“invece no!”- “Certo che non cresci mai tu! Sei incostante!”

Potrei farne mille di esempi del genere, la verità è la mia incostanza, forse è data dalla pigrizia. Mi rilasso e mi adagio spesso su cose per cui dico…“vabbè le farò”.

Anche qui sul blog molti di quelli che passano a leggere quelle 4 stronzate che scrivo, mi mandano addirittura e-mail per dirmi, “…ma perché non scrivi con costanza ?”

… a volte rispondo che con Costanza non ci sono mai uscito…!

In effetti è vero, mi manca Costanza!     😀

…se stessi

 

ulivi dietro al recinto - foto di Marco Costarelli
Ulivi dietro al recinto – foto di Marco Costarelli –

Provare per un attimo a rileggersi dentro.

Trovare sentimenti in se stessi, ritrovarsi affascinati dalle piccole cose.

La bellezza della semplicità in tutta questa confusione.

Se rinasco sarò folle e caparbio,

farò dei miei sogni le mie spade e,

dei miei incubi, i miei scudi.

Mentre osservo il cielo,

il vento dei ricordi stabilizza i miei pensieri.

Osservo la tranquilla e contorta sopravvivenza degli ulivi,

quando respiro la mia terra, mi ricordo chi sono.

 

La vita che non ti aspetti

 

"La gatta sul tetto che osserva" di Marco Costarelli
“La gatta sul tetto che osserva” di Marco Costarelli

 

Trovare una ragione dentro se stessi è tutt’altro che semplice. Capire cosa siamo e dove indirizzare la propria vita è tremendo ma essenziale; me ne rendo conto adesso di quanto lo sia. Mi guardo dentro e sembro un gatto che osserva un uomo da dietro le persiane della finestra. Curioso ed allo stesso tempo intimorito.

Troppo spesso la merda della società in cui siamo sommersi ci viene apparecchiata e riproposta a ciclo continuo, finché quel modo errato, deviato, consumista e sterile di osservare il mondo, tramuta in un becero “modus operandi” usato come metro di lettura per intendere i rapporti interpersonali e gli affetti. Così l’ipocrisia è la tendenza più diffusa, disfa interi popoli, ricambia assetti societari, elegge governi, controlla i popoli.

Nella generazione dei “social network” tutti comunicano ma nessuno dialoga più.

A volte capita, soprattutto per questi motivi, di voler essere soli a tutti i costi, a volte capita di stare soli anche in mezzo a tutta questa gente.  Troppo spesso si perdono attimi infiniti alla ricerca di una felicità illusoria. Intanto il mondo crolla sotto il peso di quattro stronzate. Alla fine rimani a combattere i mostri che hai dentro da solo, perché questo diviene l’unico modo per sperare di tornare ad essere qualcosa più di prima.

E’ una guerra con me stesso che ho sempre rinviato, ma che ora, la stessa inizia a dar segnali di un arrivo imminente.

Sorrisi rivolti al cielo, cercano una stella cadente. Messaggi mai scritti che inondano l’Universo di passioni, desideri e buone intenzioni. La felicità di andare “contro corrente”, avendo la sicurezza di trovare qualcuno disposto ad ascoltarti, un’amicizia gratuita, senza tornaconto, che ti sta a sentire anche quando divento logorroico.

Quella vita che non ti aspetti, prima o poi sboccerà e in tutta la sua  radiosa bellezza!!

Frastuono arido

Raffaello in maschera
Raffaello in maschera

Circondati dagli stupri della bellezza, dall’assordante peso dei rapporti umani, dai social network, dalla comunicazione di massa,

ci si ritrova a rinnegare il senso leggero di un sorriso, di una risata, di quattro chiacchiere, del riflesso inestimabile di un’opera d’arte, della manualità di un mestiere, delle radici del passato.

Affannati ed in corsa per un traguardo che non c’è, si generano vizi come cancri imbevuti di malaffare,

ipocrisie nefaste che sciupano la parte buona dell’anima.

Certi di un’autorità maturata su questo terreno arido, ci si autoalimenta nella convinzione di una via falsamente giusta, come viziati da una sempre più incolmabile lacuna dell’anima.

Soffocati dalla comunicazione indotta del peggio del nostro tempo.

Rimessi a lustro da anni di inefficaci guerre di potere fra chi logora e chi si fa logorare.

Inermi in tutto ciò gli uomini divengono i nuovi schiavi dei tempi moderni.

Trovare il senso…

Solitudine bianco e nero
Solitudine bianco e nero – foto di Enea Francia

Trovare il senso delle cose,verificare se tutto può essere allineato.

Pensare, tacere, parlare, ridere, soffrire poi rinascere.

Essere qualcosa di diverso, di irripetibile, decidere se tutto fa parte di noi stessi.

 

Riposto in un cassetto dei ricordi, quell’oggetto che ti dice chi eri, non si muove,

ti guarda in silenzio, aspetta di essere raccolto, usato, attende il tuo coraggio di bambino.

 

Fregarsene delle opinioni della gente che ti osserva

come cornacchie appese al filo della pubblica ipocrisia,

gracchianti e avide, mentre tu sei il contadino che

sta seminando al meglio il campo della vita.

 

Sentirsi un seme di quel campo, in attesa di germogliare di nuovo,

apparentemente sordo al fastidioso e stridente gracchiare degli uccellacci.

In solitudine, nell’attesa inerme che qualcosa possa sbocciare di nuovo.

Qualcosa che riesca a dare un senso al tutto.

Qualcosa che sia in grado di tracciare il solco,

per tornare a sorridere e a capire chi sono.

 

Per rabbia e per passione!

E’ più di un anno che non scrivo in questo mio blog. Qualcosa è cambiato. Per lo più d’aspetto. Anche io sono cambiato. Mi accorgo di essere più arido di prima. Più egoista, forse anche più brutto. Inizio a innamorarmi di frivolezze, non mi sento più profondo di come invece ero prima.

Forse il problema è proprio quello di non riuscire più ad innamorarmi delle piccole cose. Forse la tragedia è proprio  quella di lasciarsi vivere invece di vivere sul serio.

Mentre la società è alla deriva il mio delirio risulta incomprensibile. Sogno più onestà d’animo, la cerco negli altri ma non la trovo in me.

Derido me stesso a volte perché mi sento disarmato e sormontato da tanti, più egoisti di me.

Alcuni dicono che il problema è che oggi inizia a fare schifo proprio la gente. Probabilmente se non voglio far parte anche io di questa merda, devo reagire mettendoci tutta la rabbia e la passione che ho!

…sperare di ritornare a respirare la vita.

"Urban Love" di Enea Francia
"Urban Love" di Enea Francia

Ogni volta che si affrontano argomenti, siano essi di politica, che di costume o riguardanti la società, alla fine le conclusione sono sempre e solo le stesse. Quando va bene si fanno spallucce. Sembra oramai imperante una inevitabile leggerezza nel considerare opinioni frammentarie e per lo più inutili. Si va avanti per inerzia, si corre senza un motivo in balia di una fobia ideologica di sviluppo esasperante. Il sapere delle circostanze, la volgarità dei ricchi, la povertà intellettuale di chi ha in mano il potere del denaro, contro la brillantezza negli occhi di chi quel potere non ce l’ha. La felicità irresponsbile dei poveri. La speranza di chi vive contando gli spicci. E’ un periodo in cui sono povero. A 31 anni dopo avere aperto una cooperativa, un hotel in gesione per 3 anni torno ad essere, di fatto senza lavoro, non che prima sia stato ricco, anzi. La maggior parte dei miei progetti realizzati, sono stati spesso copiati anche malamente. Rimango con l’orgoglio di avere una coscienza creativa dismessa a forza dai prepotenti, arroganti ed ignoranti uomini di potere. Sono felice di vivere con la lucentezza negli occhi di chi spera in un domani migliore. Con la stessa luce di quella gente, oggi la maggior parte, che riesce a tirare avanti nonostante tutto, che si accontenta di un raggio di sole, gente che quando vede uno squarcio di sereno torna a sorridere e sperare. Io sono con loro. Assieme a queste persone umili ma ricche per contribuire a ricostruire la società del domani. Mi sento ricco anche io quando mi fermano per strada, mi chiedono cose, ci pensate le chiedono a me! Uno che  è un poveraccio! Uno che se continua così rimane isolato dicono i politici di professione! Uno che oggi però ha scoperto di essere ricco perché riesce ancora a pensare, a differenza di molti altri, ad un mondo migliore e ad una vita dignitosa per tutti. Ad una democrazia partecipata, che non sia solo schiavitù asservita al potere del denaro. Voglio un Rinascimento moderno, di cui molti hanno parlato tempo fa, ma che oggi sembra volere essere messo in sordina per forza. Voglio respirarla questa vita.

A volte…

"A volte sax" è strano il tempo. A volte non basta una vita per fare qualcosa che apprezzi, altre volte basta un quarto d'ora.
"A volte sax" è strano il tempo. A volte non basta una vita per fare qualcosa che apprezzi, altre volte basta un quarto d'ora.

A volte spero, spero che svanisca questa voglia del tutto ad ogni costo.

A volte esigo che se la smettano certe persone a cercare ovunque soddisfazioni agli egoismi propri.

A volte sono egoista.

A volte credo, anche se alla fine poi, non ci credo neanche più.

A volte capisco che il cuore sobbalza ed è piacevole quel rincoglionimento.

A volte se fosse un infarto?

A volte rischio di rimanere instabile nella terra umida.

A volte non passo da un’altra parte.

A volte sono in hotel e non c’è via di mezzo, o sono contento, o mi frantumo i coglioni.

A volte faccio le tre con gli amici e qualcuno urla dalla finestra “E’ tardi, chiamo i carabinieri!!!”

A volte qualcuno che non c’entra nulla, da un’altra finestra risponde “…come?”

A volte mi incazzo con chi mi ruba le idee e soprattutto quando lo vengo a scoprire da solo.

A volte capita che credo in un’amicizia ma quell’amicizia è fasulla.

A volte è il contrario.

A volte sembra che è come se il mondo girasse al contrario.

A volte mi accorgo che il mondo gira davvero al contrario e io ci ho le prove!

A volte sono estremamente convinto di essere il più importante.

A volte dico ” Io so io !!!” e concludo “io … nun so’ un cazzo!”

A volte però…

… solo a volte. M. Costarelli

Questo invece è Biagio Antonacci