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Il bel Tempo di Fiastra.

Il bel tempo di Fiastra lo noti dal sole che accende il lago di uno spicchio di cielo.

L’altro giorno mi contatta Agata una figlia dell’ormai famosa nonna d’Italia, Peppina Fattori dicendomi che Lunedì avrebbero iniziato le demolizioni dei palazzi inagibili a San Martino dove è tornata finalmente sua madre, per tutti, Nonna Peppina (ulteriori post qui e qui). 

 

Decido di partire perché seguire la questione solo quando tutti ne parlano è facile ma è bene interessarsi anche quando soprattutto quando i riflettori si spengono. 

 

Vado e la situazione che trovo, nei fatti è la stessa di quando nonna Peppina iniziò il suo calvario burocratico e mediatico, con l’unica differenza che l’ultra novantenne, succube di una delle strumentalizzazioni mediatico-politiche più grandi del dopo sisma, è tornata nella sua “casetta” e finalmente nella sua San Martino. 

 

Tuttavia le demolizioni lunedì le hanno rinviate, con ulteriore allungamento dei tempi, siamo a 3 anni dal sisma e questa gente ormai ci è abituata, queste foto sono quello che ho visto andando sul posto.

San Martino di Fiastra - La casetta di Legno di Nonna Peppina
San Martino di Fiastra - La casetta di Legno di Nonna Peppina
San Martino di Fiastra - Striscioni per la ricostruzione.
San Martino di Fiastra - Striscioni per la ricostruzione.
San Martino di Fiastra - L'ingresso alla "Zona Rossa"
San Martino di Fiastra - L'ingresso alla "Zona Rossa"

Decido di proseguire perché il tempo è buono, bella luce e bei colori, arrivo a Fiegni dove mi fermo dietro una piccola chiesetta chiusa perché inagibile anche se non vedo le impalcature di sostegno, comunque prendo un panino con la lonza locale e il pecorino di Cupi, un sapore fantastico, veloce da spettacolo puro.

 

Continuo verso il lago, sul belvedere che lo domina tutto, una meraviglia di acque limpide e calme, quiete e speranza, la natura immutata e spettacolare che mantiene intatto lo splendore di se stessa anzi lo esalta per chi sa coglierne la sua essenza. 

 

Qualcuno a riva con i piedi a bagno ma nessuno più in la della riva perché, si sa, le acque del lago sono calme e pericolose.

Lago di Fiastra - Punto Panoramico attrezzato.
Lago di Fiastra - Punto Panoramico attrezzato.
Lago di Fiastra - Panorama
Lago di Fiastra - Panorama
Lago di Fiastra - Azzurro delle acque contornate dalla Collina
Lago di Fiastra - Azzurro delle acque contornate dalla Collina

Arrivo fino a Fiastra, lo faccio seguendo la strada di Fiegni. 

 

Vedo una piccola abazia di campagna, curatissima, quasi fantastica, fiori, lavanda, edere ben tenute, una chiesetta di campagna fatta erigere intorno al 1200 un luogo di riferimento per la zona perché la struttura è importante,e chiaramente riconducibile a quel periodo, le due navate asimmetriche la rendono unica e particolare, anche se la mancanza di una terza navata sottrae parziale maestosità alla facciata, la presenza delle case abitate del Parroco e della “corte”, compensano l’idea romantica di un luogo dove ancora tutto esiste, è vitale e rigoglioso.

Quei cortili con le chiavi appese ai portoni ne sono la testimonianza, una spontaneità di accoglienza locale, viva e vegeta, il segno di un’italianità semplice ed elegante, che ancora è chiara in quei vasi e tra quei piccoli angoli suggestivi e ben curati da chi li abita. 

 

Quella chiesetta è intitolata al Beato Ugolino (maggiori Info in questo sito).

Lago di Fiastra - Beato Ugolino ed il lago sul fondo
Lago di Fiastra - Beato Ugolino ed il lago sul fondo
Fiastra - Chiesa del Beato Ugolino
Fiastra - Chiesa del Beato Ugolino
Fiastra - Chiesa del Beato Ugolino, interno

Continuo verso il lago, ma non mi fermo, proseguo su fino al paese di Fiastra, arrivo nella zona delle prime SAE, dei servizi, la caserma, i bar, una farmacia, la banca, tutti nei conteiners, la voglia di ricostruire affissa su striscioni immobili, pesanti dell’ormai troppa inconcludenza decisionale con cui si è gestita questa storia del sisma. 

Mi hanno colpito i sorrisi malinconici ma sinceri che ho visto, la gente che ci crede ancora. Incrocio per caso un mio amico che sta prendendo l’acqua da una fontanella, ci scambiamo due battute, e vado via. 

Per questo è importante che oggi ci sia stato bel tempo a Fiastra, perché la natura rimane la prima fonte di bellezza e di richiamo in queste terre e la gente che questi posti li abita, di sicuro lo sa, e quando c’è il sole, sorride lo stesso.

Fiastra - La natura e l'uomo formano un albero
Fiastra - La natura e l'uomo formano un albero
Fiastra - L'incrocio di entrata al paese con le attività e gli uffici sulle SAE
Fiastra - L'incrocio di entrata al paese con le attività e gli uffici sulle SAE

Maggiori Informazioni: Comune di Fiastra sito istituzionale

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Storie di eccellenze Sopravissane!

Le storie Sopravissane. In questi ultimi mesi si è parlato spesso dell’altopiano di Macereto. Il suo santuario, le sue genti rimaste, lo spirito di volontà resiliente di quel posto. In quest’anno trascorso dalle botte forti del sisma più violento di sempre, soprattutto per il livello di crudeltà burocratico/istituzionale, ha rischiato di sradicare del tutto, manco fossero erbacce, le persone dai propri luoghi, menefreghismi e passerelle, in questo anno di niente rivestito dal truciolare delle costosissime SAE, rimangono per fortuna le testimonianze di coraggio come Marco Scolastici, pastore tra Macereto e la Tuscia che insieme ad altri come lui, stanno dando dimostrazione di caparbietà, saggezza e salda tenuta della propria identità.

Con lo sguardo verso il Santuario di Macereto
Con lo sguardo verso il Santuario di Macereto

Sorridente, meditabondo, dagli sguardi eloquenti e la saggezza ereditata da chi il tempo non lo rincorre ma lo affianca, sa che va vissuto. Il tempo lui sa come trattarlo, un compagno da affiancare, mai avversario da sconfiggere. Sembra non toccarlo per niente questo momento di notorietà sbandierata sui giornali, lui è quello di sempre; la sua caparbia tranquillità dipinge i tratti di un carattere estremamente affabile ed equilibrato.

Stagionatura di forme. Sperimentare il tempo.
Stagionatura di forme grandi di pecorino di sopravissana. Sperimentare il tempo.

La prima cosa che mi porta a visitare è una piccola pineta nascosta nella sua tenuta che si apre su quella magnificenza di sacralità naturalistica, sdraiata, incorniciata dagli appennini più belli e duri, che tiene incastonato dentro al petto il Santuario della Madonna di Macereto, quel posto, dove si narra che un mulo volesse ad ogni costo lasciare l’immagine della Beata Vergine tanto da indurre gli abitanti e la chiesa ad erigerci intorno un tempio cristiano. Oggi, nonostante i danni subiti, ancora è un brillante fra queste alture fantastiche.

Marco mi confida che ultimamente ha iniziato a capire il valore di quella pineta, che è un posto dove riconciliarsi col mondo, in silenzio.  Forse anche per questo motivo ha scelto in modo ottimale di proporre una soluzione per le stalle di emergenza fatte in legno di Larice, molto meno “impattanti” ed inutili di quella specie di hangar che riempiono le colline da un po’ di tempo a questa parte.

E’ difficile per me descrivere in maniera adeguata una persona come lui, calma esemplare, saggio nei suoi tratti semplici, un ragazzo di 28 anni circa, da cui apprendere in molti lezioni di maturità, esperienza e cultura del vivere sul serio in armonia con la natura. Non ha mai mostrato eccessi o arrabbiature quando è stato dimenticato in mezzo alla neve quest’inverno, o quando il parco ha velatamente criticato l’eventuale impatto ambientale della tenda yurta con la quale ha potuto presidiare il gregge, oggi è simbolo di resistenza e coraggio. La faglia ha svuotato la sorgente d’acqua per via del terremoto ma nessuna pecora qui è morta, nessun animale si è assiderato, oggi le stalle in costruzione profumano di legno, gli animali quest’anno, grazie di sicuro al suo lavoro potranno rimanere sicuri fra quelle montagne.

Solaio di una stalla quasi completo
Solaio di una stalla quasi completo

Ecco perché è difficile parlare di Marco Scolastici, perché è esempio evidente di ambientalismo fattuale.

Il metodo di ricostruzione delle strutture di copertura per le stalle in legno è stato accettato dagli apparati burocratici e, molti altri piccoli allevatori, stanno seguendo questo esempio. Un ritorno alla vita, la volontà di esserci ancora accanto agli sbalzi d’umore di questa terra, aspra ma stupenda, per questo evidentemente Sibillina.

Verso Ussita incontro un altro esempio di tenacia, una donna, Michela, anche lei attaccata ai suoi animali, insieme al suo compagno Stefano ed ai suoi figli hanno la voglia di riavere una casa insieme ai loro cavalli, i loro bovini e le pecore, anche qui per la maggior parte sopravissane. Stefano mi porta a fare un giro dove a breve spera di vedere le stalle montate. Mi viene d’aggiungere che era ora da un pezzo.

Michela e Stefano e le foto di antichi pascoli.
Michela e Stefano e le foto di antichi pascoli.

Michela Paris guarda i figli, governa gli animali e studia come riuscire a centrare la possibilità di conquistare una tutela per gli allevamenti e farlo insieme ad altri pastori. Un ragazzo di vicino Sorbo, frazione di Ussita, da dove con tutta probabilità, deriva il nome di questa razza di “sopra Visso”, mi racconta della sua famiglia, di quando era piccolo, i ricordi del nonno, la transumanza fra quelle terre che oggi definiscono come “il cratere”. Mostra delle foto antiche, dove si scorrono paesaggi puliti, ben tenuti, arbusti ripuliti di quel tempo in cui l’uomo viveva a contatto con la natura, ne rispettava i suoi ritmi e non era invasivo come oggi.

Ho visto da questa gente la voglia di ricominciare dalla consapevolezza delle proprie radici, il terremoto li ha scossi dentro, li ha uniti, li ha resi orgogliosi di un passato, di certo povero e faticoso, ma ricco di rispetto verso il mondo. Li ho visti voler ricominciare da qui, con l’obiettivo di tornare a condividere il giusto legame con la natura, desiderosi di far conoscere le origini, rinnovando metodi e tradizioni, coscienti che questo è l’unico metodo per far tornare a vivere l’economia reale di queste montagne.

Esempi di volontà, gente che crede in se stessa, coraggio e grinta, speranze di rinascita.

info: Tenuta Scolastici

Da Vallinfante a Visso, un gattino fra il silenzio delle fate.

Da Vallinfante a Visso, fra ricordi, sorrisi, malinconie e un gatto.

“Museo dell’acqua” recita un cartello ad indicare le sorgenti del fiume Nera a pochi passi da Vallinfante, frazione di Castel Sant’Angelo sul Nera. Una paesino piccolo, ai piedi del Monte Prata, poco distante dal “Passo Cattivo” sul parco nazionale dei “Monti Sibillini”. Di fronte a quel cartello, vicino alla sorgente, un gattino (in foto) spaesato ma non randagio, abituato come solito far dei gatti al luogo, forse più che alle persone.

Ho trovato quel gatto spaesato nel significato letterale del termine, cioè senza il suo paese che non c’è più. Non so perché ma in pochi secondi il pensiero vola a quella lezione di scuola elementare sugli antichi egizi che li adoravano come divinità ai gatti, poi mi torna in mente un mio amico, un grande artista che li dipinge e, dai suoi quadri, escono addirittura con l’anima di acuti osservatori i gatti, mi esce un sorriso, pensare che sono anche allergico al pelo di gatto, ma lo riguardo quel felino e mi convinco che, se lui sta li a scrutarmi con quegli occhi che raccontano sensazioni, evidentemente gli antichi egizi un motivo valido per arrivare ad adorarli lo avevano per forza e che, inoltre, loro non siano animali parlanti solo nelle fiabe, ma ti offrono uno sguardo diverso sul mondo come i quadri di Mauro.

E’ passato un anno dalle scosse, qui il silenzio è rotto soltanto da un motociclista fermo ad osservare la skyline delle macerie ammucchiate, delle trasparenze non volute sulle stanze delle case, immobili da tempo, squarci di aperture sui saloni, un lampadario appeso sopra una tavola, che nessuno apparecchierà più.

un lampadario, una tavola, una casa che fu
un lampadario, una tavola, una casa che fu

Trasparenze non volute ma rese tali dalle mura cadute sopra i sentimenti di una società spezzata, che non piange vite umane, ma la morte della speranza in questi luoghi di silenzio, rifugi naturali dallo stress quotidiano, momenti di calma ricercati prima delle scosse, mai però così obbligati come ora.

Vallinfante, circola voce che non verrà nemmeno rimessa in piedi.

Quella processione per San Rocco così amata dai suoi abitanti, forse troverà l’inerzia clericale per andare avanti, senza l’anima però di chi, questi posti, li ha sentiti propri, magari tornando anche solo in estate, magari scappandoci per qualche giorno, per rimaner tranquilli a riflettere fra le montagne. Probabilmente quei momenti di vita paesana, fatti di ricordi, dialetto, usanze contadine, fiaschi di vino e ciauscolo, verranno pure relegati dentro l’ennesimo “Museo della civiltà contadina”, ma non so se potranno mai ritrovare la forza di rivivere con le suggestioni che emanano, insieme a quello spirito vivo del dialogo con la natura, ancora splendida, nonostante l’uomo e le sue istituzioni, spesso farlocche nell’intraprendere le azioni di sviluppo delle aree interne, oggi più che mai insensate, dietro questa interminabile emergenza.

Quel gatto arruffato osserva, non mi toglie lo sguardo di dosso, si avvicina, struscia sulla caviglia, cerca le persone che non ci sono più. Non è eccessivamente smagrito, sembra più disorientato, forse depresso, non so se un gatto possa o meno essere depresso. Forse, mi viene da pensare, sarà rassegnato anche lui. Nei suoi movimenti c’è un qualcosa di molto simile alla rassegnazione, lo percepisco, lui lì solo in mezzo ad un silenzio assordante.

una porta dietro al niente o al tutto
una porta dietro al niente o al tutto

Decidiamo di riprendere la strada per tornare a Visso, o quel che ne rimane di un paese grazioso nella sua ruvidità di montagna, un’architettura elegante, sfregiata, oggi dalla natura e, nel passato, da una fobia cieca nel costruire cose, troppo spesso senza senso. La zona rossa delimita tutto il centro storico.

Vissosteniamo, è il titolo della festa organizzata dai resilienti rimasti in paese. Mangio un panino al “Vissuscolo” di Giorgio, si perché il nome “Ciauscolo” qualcuno se lo aveva già portato via prima del terremoto, compro anche un pezzo di lardo speziato, noto che almeno quei profumi di un tempo, sono rimasti intatti anche se, inevitabilmente, si sono spostati i luoghi dove li si poteva percepire. La festa di sabato è al laghetto, ce ne sono state altre prima, una serie di prefabbricati in legno circondano il campetto li vicino. Qualche attività artigianale è li per dichiarare di esistere ancora, nonostante tutto. Quei sapori rimangono sempre gli stessi, qualche nuovo progetto si vede all’orizzonte, Stefano che con la sua frutta ha preparato sangria per la festa, mi fa conoscere una nuova rete di piccole aziende che hanno come obiettivo l’idea di voler abbinare la creazione di oggetti in lana di pecora ‘sopravissana’ ai prodotti caseari ed ai salumi; iniziativa interessante, da tenere d’occhio. Incrocio Christian, indaffarato, tiene duro da sempre per il suo paese, un ciao detto di corsa, un sorriso e chissà se non gli sia tornata in mente quella mattinata in cui avevamo “salato” (si dice così da noi quando si fa tappa) a scuola nel ’97 e una “scossa” la prendemmo proprio sotto “la rocca” di Camerino.

vissosteniamo, le bancarelle, fra tenacia e speranza
vissosteniamo, le bancarelle, fra tenacia e speranza

Poco più in la sotto un gazebo Giovanni prepara la griglia per le salsicce, lui è l’instancabile presidente della Croce Rossa di Visso, pur di stare in mezzo alla sua gente, è da oltre un anno che dorme in quello che dovrebbe essere un “ufficio di emergenza”, ovviamente provvisorio, poco più di un gazebo in legno.

Decidiamo di tornare a casa prima del tramonto; nelle buste il mix di odori di qualche piccolo acquisto, due pezzi di formaggio, una ricotta salata, un pezzo di Ciauscolo e uno di lardo aromatizzato mi fanno pensare a quando c’era il centro a Visso, tornando per la Valnerina (ancora chiusa oggi per la frana che ha deviato il Nera) non vedevo l’ora di arrivare per sera a far scorta di prodotti, che avevano l’essenza di un territorio genuino, negli ultimi anni già sfrattato da una burocrazia che li ha oppressi e oggi tende a dividerli ciecamente, sembra che ci si diverta a volerli rendere abusivi a casa loro, in senno a metodi che si sono dimostrati assolutamente fallimentari in passato, rei di possedere sapienza agricola e artigianale, di privilegiare in maniera spontanea e con coscienza, i ritmi di un equilibrio perfetto con la natura.

Mi piacerebbe poter dare un senso magico a questa storia; il senso di quegli artigiani resilienti, quel gatto che fa da guardiano alla sorgente, vorrei che fosse il messaggero delle fate dei Sibillini, che nell’operosità stanno compiendo la magia di rimanere, nonostante tutto, intatte nella loro anima, fatta di vite che le ascoltano ancora, che seguono i loro ritmi scanditi dalle stagioni, che non hanno paura della terra che trema, ma restano ruvidi e ruvide, nonostante le pretese degli uomini ‘altri’, quelli che, nella tempesta burocratica, stanno facendo carte false con le loro speculazioni per riuscire a rovinare tutto ma non ci riusciranno!

Nella speranza di poter concludere la fiaba con un … e vissero felici e contenti, mi auguro che continui questa resistenza!

Fronzi. Ripartenza e via! A Pievetorina.

Quando ci metti la voglia di rimanere, il coraggio, quando imponi la volontà e la condisci con tenace dolcezza, sforni il pane migliore.

Hanno inaugurato due giorni fa ma sono punto di riferimento per per tutto il paese. Pievetorina ha la prima attività rinnovata dopo questo tremendo sisma. Bar, pasticceria, generi alimentari e, ovviamente forno. Un luogo dove poter ricominciare a sperare. Il panificio Fronzi, forno storico del paese è, da sedici anni proprietà di Daniele e Cristina Pascoli, domenica 25 giugno ha avuto finalmente la sua inaugurazione nei nuovi locali di via Valnerina. Finalmente, perché il loro trasloco era già programmato da tempo, purtroppo però, anche per una buona dose di burocrazia, dovuta a norme di apparati sovracomunali spesso assurdi, l’inaugurazione è avvenuta solo due giorni fa.

Ricordo vivido lo sguardo del sindaco nell’impegno di voler mantenere attivo il forno subito dopo le scosse, per assicurare la sopravvivenza di uno dei borghi più bersagliati da questa tragedia. Non si contano gli epicentri di cui è costellata Pievetorina. La resilienza, la tenacia e la voglia di mantenere salde le proprie identità, il coraggio nell’affrontare a viso aperto tutti gli ostacoli, in un primo momento imposti dalla natura e poi da una burocrazia infinita che lega tutto e tutti. Questa volta però, la volontà di esserci ancora, di mantenere viva la propria identità ha prevalso e quindi non si possono fermare quei gesti semplici ma fondamentali, quelle crostate di crema alla ricotta rigorosamente di pecora “sopra vissana” addolcita da frutti di bosco, cioccolato o altre fresche prelibatezze dei Sibillini, la costanza di tirare fuori ogni giorno le ciambelline di Vernaccia di Serrapetrona, o quel pane croccante che ha un sapore unico se mangiato lì ancora caldo, magari con una bella spalmata di Ciauscolo.

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Le crostate con la crema di “sopra vissana” da provare!

Cristina con quel sorriso pieno e spontaneo, mi fa vedere il suo bancone e mi fa notare orgogliosa che la parte dei generi alimentari è piena di prodotti del territorio, formaggi e salumi di tutte le altre realtà limitrofe, solidali tra loro, portano avanti tradizioni uniche, esempi di cultura centenaria di rapporti proficui e rispettosi della natura e dei suoi tempi. Dai loro sorrisi, dove puoi leggerci la voglia di rinascita e la speranza, si svela quel bisogno di riscatto, la caparbietà di voler essere artefici della propria vita, la consapevolezza di fare un’opera sociale, che in fin dei conti è utile a tutti, quella di esserci ancora a ricordare chi siamo e da dove veniamo e continuare a crederci. Nonostante le strampalate missive, le leggi e i decreti che non danno le sicurezze dovute ma ne sembrano aumentare l’isolamento, nonostante tutto, loro caparbi investono sul proprio territorio, ci tengono a ricostruirlo per quello che era, e se possibile, ancora più sicuro; ne è la prova il fatto che i nuovi locali di questo panificio sono frutto di un recupero ben fatto dall’altro terremoto del 1997 e non sono venuti giù, nonostante gli epicentri sotto al sedere.

Questa gente è esempio di speranza anche quando compra e si installa da soli i due container per continuare a vivere. Li paga circa 30 mila euro senza sapere nemmeno se quei soldi li riprenderanno mai, o peggio vivere nella paura di essere abusivi di quelle lettere strampalate della Regione Marche che in piena emergenza ne intimavano addirittura la rimozione da parte dei sindaci. In molti hanno fatto così per inefficacia di uno Stato che a parole è vicino a tutti ma a fatti paga le casette solo ai soliti noti, quelle si, pagate profumatamente ancora prima della posa in opera. Allora quel sorriso sincero di gente onesta, diviene esemplare due volte, perché da una parte ricorda la beffa di Iannacci e Dario Fo “sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re al ricco e al cardinale” e dall’altra, protegge quel bambino che Cristina tiene in grembo e che aspetta di nascere in un futuro migliore di questo presente mediocre.

Bravi ragazzi siete coraggio e volontà voglia e capacità di saper fare bene le cose in un mondo dominato dall’apparire siete una costante lezione sull’ESSERE!

Info e contatti: www.panificiofronzi.it

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Un benvenuto a tutti speciale – foto Marco Costarelli

Il cinema e il territorio, dal pianeta “Pandora” ai “Monti Sibillini”

In questo periodo alterno lavoro e cinema (ci sono produzioni meritevoli in questi giorni nelle sale). Infatti da quando con Luca ci siamo messi in testa di scrivere un qualcosa in grado di poter raccontare la nostra terra, spesso giriamo alla scoperta di luoghi fortunatamente incontaminati e splendidi a due passi da casa.

 

 

Ieri si è fatto un vero e proprio tuffo nella natura, la nostra meta è stata il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Sicuramente la scelta della giornata non è stata vincente visto il tempo, tuttavia il fascino misterioso dell’appennino in questa riserva naturale resta sempre entusiasmante.

"La brina sui Sibillini verso Macereto"

Il santuario di Macereto e la sua zona circostante è uno spettacolo anche con un tempo sciocco come quello che è capitato a noi. Uomo e natura, una convivenza importante anche se ricca di virtuosi e paurosi contrasti. Viaggiando per la parte maceratese del Parco e prendendo notizie da una responsabile, Maria Laura Talamè che ringrazio per la sua competenza e la gentilezza con cui ci ha fornito notizie interessanti, appare evidente quanto sia importante convivere in connessione con un sistema naturale che deve essere vissuto e rispettato allo stesso tempo. Il misterioso fascino della natura dei Sibillini, quei monti descritti da Leopardi come “Monti Azzurri”, tracce lasciate da una storica convivenza con l’uomo che oggi sembra ancora volerli abbandonare nonostante le tecnologie possano renderne sicuramente più facile la vita rispetto a un tempo, la stupidità di chi ancora non riesce a capire cosa voglia dire vivere la montagna, in contrasto alla gentilezza rozza ma speciale di quei marchigiani che vivono queste zone, innamorati di tutte le leggende o le tradizioni di cui trabocca ogni pendio, mi ha dato modo di vivere una giornata ricca di piacevoli contrasti.

"colori lucenti sotto un leggero velo di ghiaccio"
“colori lucenti sotto un leggero velo di ghiaccio”

Da una parte sono rimasto un po’ affranto per le potenzialità e le economie sociali possibili proprio scavando dentro al sogno evocato da questi luoghi e dall’altra orgoglioso per questa terra e la sua straordinarietà. Mi viene in mente l’ultimo film di James Cameron, forse perchè l’ho visto l’altro giorno in 3D? Oppure perchè in effetti mi sono sentito un po’ come un avatar che impersonalmente (e questa è un’autocritica) si aggirava a cercare notizie di quei luoghi. Vai a sapere come ti prendono certi flash! Comunque per me ci sta tutto il messaggio “new age” del film. Pandora è un pianeta dove i suoi abitanti vivono in stretto contatto con la natura, un intero nuovo mondo di piante incredibili, giganteschi animali simil preistorici, montagne sospese, alberi che raggiungono il cielo, esseri viventi di colore blu e alti tre metri, a metà tra gli alieni e gli indigeni, tutti tra loro in grado di comunicare con una “connessione biologica”, tutti inseriti in questa evidente rete creata dalla loro ” Madre Natura” che permette di scambiare flussi di energia. Il rapporto con la natura per i NaVì (questo è il nome degli abitanti di Pandora) è chiaro a tutti ed assoluto grazie a queste “lacci biologici”. Gli umani risultano invece continuamente irrispettosi ed ignoranti, vanno su Pandora a saccheggiare risorse senza lasciare nulla in cambio. Alla fine però vengono sconfitti e ricacciati sulla Terra. Io nel mistero della “Sibilla”, su quei “Monti Azzurri” ho scorto la necessità di una “connessione” terrestre fra l’uomo e la natura, un legame da rinsaldare anche al di fuori dei confini di queste nostre meraviglie, in prima persona, non come degli avatar.

Vi sembra un legame forzato?  Per me assolutamente no!

La locandina del film "AVATAR"
La locandina del film “AVATAR”