Il tesoro di Alarico tra Matelica e Affile

il sacco di roma di Alarico - fonte internet

Ancora è fitto il mistero sul tesoro del re dei Visigoti, Alarico, tanto che in Italia ci sono state amministrazioni comunali intente (link), addirittura da programma elettorale, a cercare fra i reperti archeologici, una qualche traccia di quel leggendario bottino usurpato all’Impero Romano di Onorio e Stilicone intorno al 400.

Fra le cittadine di Matelica ed Affile, quel tesoro, o forse la sua essenza leggendaria, potranno trovarlo nella tutela e nella costante ricerca delle loro identità enologiche. Fra i due paesi esiste una serie interessante di similitudini e giacimenti enologici. La prima è la terra del Verdicchio, vino bianco in continua ascesa nelle classifiche nazionali ed estere per la qualità delle sue fragranze uniche e con una forte connotazione territoriale. Sul verdicchio, narra lo storico Cimarelli che proprio il re dei Visigoti Alarico, “nell’anno del Signore 410, diretto al Sacco di Roma, portò via con sé da queste terre quaranta muli con gerle cariche di barili di vino perché nulla rendeva i suoi guerrieri più bellicosi e più coraggiosi.” La prodigiosa bevanda che li aiutò nel saccheggio dell’Impero romano, retto allora da Onorio, mi piace pensare che fosse Verdicchio. Che sia storia o pura leggenda, nel Verdicchio ci sono oggi caratteristiche di forza ed eleganza, sapidità e bevibilità, maturità e, allo stesso tempo freschezza, che lo colmano di elementi distintivi.

Sono fiero di aver contribuito ad accostare questa leggenda di Alarico alla cantina Maraviglia oramai più di dieci anni fa, un nome che racconta di un periodo storico suggestivo e particolare, e per certi aspetti con qualche analogia coi nostri tempi.

Sullo stesso percorso storico, trova spazio in quel di Affile questa volta un vino rosso come la porpora romana con la rotondità di un carattere unico, un vino identitario; la cittadina posta tra Subiaco e Roma, era ai tempi, uno dei terreni sicuramente più ricchi del prezioso nettare purpureo. Questa è la terra dello storico Cesanese di Affile, nato, sembra proprio per opera dei coloni romani; in questo percorso fra storia, storie e vino, il rosso potrebbe rappresentare la potenza dell’Impero Romano in un fantomatico duello del gusto, e nell’immaginario di due realtà contrapposte, nel contempo, dalla passione nella tutela dei loro orgogli enologici.

Il Cesanese di Affile ed il Verdicchio di Matelica. Due Denominazioni di Origine Controllata importanti anche se non estese, due realtà vicine ad altre Doc di vitigni similari ma non uguali, Affile ha vicino la DOC del Cesanese del Piglio e Matelica il Verdicchio dei Castelli di Jesi, due storie antiche, soprattutto quella di Affile dove si annoverano testimonianze che la rendono uno dei luoghi del vino fra i più antichi d’Italia, addirittura si parla della coltura di quelle viti arrampicate sulle “cesae”, gli alberi troncati, sin dai tempi dei romani e, successivamente elevata dall’opera dei Benedettini, figli spirituali di quel santo patrono d’Europa, San Benedetto appunto, che proprio in Affile, compì il suo primo miracolo.

Due territori che si possono incontrare per contrasto e similitudine, nella caparbietà di credere con forza alle loro storie identitarie, alla loro qualità nel saper fare e, nell’utilizzo degli strumenti moderni per poter rafforzare i sentori di gusti autentici e antichi come i lustri di storia importanti che hanno vissuto.

Chiacchierando e fantasticando su questi corsi e ricorsi storici, con Giampiero Frosoni, grande culture di storia ed identità locale, oltre che esperto gourmet e vice sindaco di Affile, ci è saltata in mente l’idea, di legare in qualche modo queste due realtà di una grande tradizione enologica con una serie di sinergie atte a rinforzare i concetti comuni di tutela identitaria fra le cantine di Verdicchio e quelle di Cesanese.

Già dallo scorso anno ho potuto partecipare, in veste di ospite alla manifestazione di punta per l’enogastronomia nel suo paese alle porte di Roma, Affilando il Gusto, ne ho parlato qui sul blog.

Visto il cinquantesimo compleanno della DOC del Verdicchio, sarebbe straordinario, a mio avviso ripercorrere le vicende storiche colorate di leggenda e mito, avvenute intorno al 400 dopo cristo, come pretesto per momenti di scambio e crescita fra produzioni di alta qualità in questi due territori, così diversi e così affini nel valorizzare e promuovere con tenacia la propria diversità identitaria e produttiva, ergendo entrambi i paesi in quel cerchio qualitativo di chi, con attenzione, controllo e rispetto delle tradizioni, riesce ancora a far percepire sfumature uniche tra sapori e sentori.

Ad oltre 1500 anni di distanza dal sacco di Roma di Alarico si potrebbe costruire un “fil rouge” fra due cittadine con obiettivi comuni nell’elevare le produzioni enologiche ad una qualità percettibile, frutto di percorsi storici che le avvicendano nelle rispettive vocazioni identitarie e, perché no, anche nella leggenda.

La speranza è quella di far si che possa iniziare un dialogo, fatto magari di partecipazioni incrociate agli eventi, cene a tema o show-cooking nei vigneti di Matelica e in quelli di Affile e, visti i recenti accadimenti, ripercorrere questa leggenda del “Sacco di Roma” sguainando, in “singolar tenzone” i ciauscoli di Visso piuttosto che le spade. Spero che questa idea possa mettere le ali e spiccare il volo.

Comunque vada, buon vino a tutti.

 

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4 commenti su “Il tesoro di Alarico tra Matelica e Affile

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