Archivi tag: cultura

Macerata Underground

Macerata il classico contrasta l'underground...

stemmapavimentopiazza
Lo stemma in piazza della Libertà.

Devo ammettere che è qualche tempo che non faccio più un giro per il centro di Macerata e fino a poco tempo fa non sarei nemmeno voluto più tornare anche se si trova a meno di tre quarti d’ora di macchina da dove vivo. 

Sono stato preso dallo sconforto che penso abbia attraversato parecchi maceratesi di provincia, che vedendola sempre così tranquilla come cittadina hanno pensato che non solo il terremoto ma anche “tutto il resto” doveva accanirsi in poco tempo.

In realtà la cronaca l’ha tragicamente resa nota in tutta Italia modificandone enormemente lo status di “paesotto di provincia”, spesso con alcuni amici ci si domandava perché fosse divenuta popolare solo “la casalinga di Voghera” e non altrettanto la “Vergara di Macerata”. 

La cosa più estrema di Macerata stava nella comicità di Max Giusti con MC Silvano e la sua “Magerata violenda” che ogni volta che ne risento o ne rivedo spezzoni, mi piego dalle risate, anche se è stata  profetica questa comicità per il capoluogo di Provincia.

Hanno ricordato la tremenda strage avvenuta tempo fa ancora irrisolta e io l’altro giorno, quando passeggiavo per il centro ho respirato quel sapore un po’ underground di una comunità che vorrebbe rinascere col proprio orgoglio e di un paese che nonostante questi contrasti, fra paura e passione, ancora vive in una distesa calma, spero non solo apparente.

Insomma, tragedie a parte, controllo dell’immigrazione di cui tralascio opinioni per evitare strumentalizzazioni, Macerata col suo sapore underground, o meglio “andergraunde” (in inglese maccheronico dialettale) contrasta col classico anche nello stile delle sue forme architettoniche, ma diviene intrigante agli occhi dei forestieri. 

La crisi l’ha toccata a fondo, si vedono anche al centro locali, anche storici con su il cartello “vendesi” o “affittasi” e questo è abbastanza avvilente. Ma l’aria era pulita e ho visto sorrisi.

Macerata futurista, con le opere del maestro Ivo Pannaggi, Macerata cinquecentesca della storia di Padre Matteo Ricci il più grande missionario in Cina, Macerata di chi spara e chi ha paura, fascista-antifascista, democristiana, devota a Maria. Macerata dei contrasti andrebbe vissuta e analizzata a fondo perché molto più profonda di un accento dialettale.

Il sottopasso dei "Cancelli" che sorpassa i "confini"
L'ingresso dello storico caffè Venanzetti

Questa cittadina in fondo è un mix di bellezza, dentro ai suoi contrasti, sbattuta fra la politica inconcludente degli slogan e la voglia di fare tipica dei marchigiani ruvidi e solidi che vivono qui.

L’impressione underground ce l’hai imboccando la strada per il centro passando proprio dal sottopasso dei Cancelli come un contrasto di quelli potenti e strutture dei palazzi antichi e le geometrie impattanti del sottosuolo. 

Da li capisci che non è più soltanto un paese ma diviene centro multiculturale, che sta aprendo le porte al mondo mentre fa il lavoro più difficile, quello di rimanere autentica nella sua identità. 

Forse sta tutta qui la sfida di questa gente, che sa di stare sul filo di un’emancipazione confusa dalla globalizzazione e la consapevolezza che senza mantenere autenticità e tradizione si rischia di diventare nulli o al massimo rimanere solamente un capro espiatorio per l’Italia.

Ieri Macerata era così, tranquilla ed elegante. Aveva quel suo contrasto underground con tutti quei murales (ne ho contati davvero molti in giro tra il centro storico e la periferia) che sembra una “vergara con i tatuaggi”. Sacro e profano, classico e moderno. 

Bianco e nero, nobile e plebea, elegante e grezza, le mie sensazioni a pelle.

Come i marchigiani quelli veri, a cui occorrono più di cinque minuti per farsi la prima impressione dove loro non sorridono ma ti guardano spesso diffidenti per poi però scoprire un grande altruismo. 

Forse a volte anche troppo esagerato, ma sinonimo di persone dall’aspetto ruvido ma con il cuore buono. 

In piazza l’orologio dei tempi al posto della lapide a Vittorio Emanuele II. La fattura è del 1571 dei maestri orologiai Giulio Lorenzo Maria e Ippolito Ranieri. Sotto la supervisione scientifica del museo Galileo di Firenze è stato di fatto ricostruito dal maestro orologiaio Alberto Gorla mentre le statue dell’edicola e del quadrante sono state realizzate da Opera Laboratori Fiorentini. 

Un bel colpo d’occhio, e di certo un’attrattiva azzeccata per chi la visita. 

Spulla un wine bar interessante perché abbinato alla vendita di materiale per belle arti, ci ho comprato alcuni acrilici e bevuto un caffè.
La torre civica e l'ingresso del teatro Lauro Rossi

Lo Sferisterio nato per l’antico gioco del Pallone col Bracciale ed oggi, grazie anche a quel muro eretto per il rimbalzo della palla, è uno dei teatri lirici con l’acustica migliore e, sicuramente fra i più grandi ed affascinanti d’Europa; ma per gli appassionati di teatro  merita una visita anche il Lauro Rossi, di Piazza della Libertà.

Fra un paio di pizze e qualche pausa in questo mio pomeriggio lento, passo avanti al caffè Venanzetti, senza dubbio storico per questa città. 

Mi stupisco della bella selezione di arte moderna nella galleria Ferretti, torno verso i cancelli e mi fermo poco prima, un piccolo locale con alcuni dischi in vinile in buon ordine su un contenitore, sicuramente un luogo vintage, aperto da pochissimo, al massimo una settimana. 

Mi lascio ispirare dalla gentilezza del proprietario, mi consiglia un 33 giri di Candi Staton del 1980, un Rhythm and Blues un po’ funky. 

Ecco quel suono li a casa mi ha ricordato questo pomeriggio di bei contrasti inaspettati.

Il negozio dei vinili

Alcune foto fugaci del pomeriggio, spero che vi piacciano.

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

La solidarietà che non fa notizia.

Solidarietà, questa sconosciuta. I barconi, i baracconi, i politici e gli scrittori che fanno bagarre per far parlare di loro stessi, in Italia questi sono i cialtroni che fanno notizia. La polemica sta tutta dentro al quadro generale dei barconi, delle ONG della legge sugli sbarchi, dell’Europa egoista dei razzisti e dei solidali a parole.

Aprendo i social oppure i “grandi canali d’informazione”, apprendo della bagarre tra Saviano e Salvini (e penso, ora che scrivo i loro nomi una strana assonanza…). Ascolto una serie interminabile di frasi fatte condite da insulti da entrambe le sponde, il tema gli sbarchi, le ONG e la legge sull’immigrazione e ripenso al 2015 a quando sono stato in Camerun da Padre Sergio Ianeselli, per me un’esperienza di vita importante, di cui ho parlato anche in questo blog. Un periodo in cui ho potuto conoscere una realtà completamente diversa da quella che viene filtrata e descritta dai media qui in Italia. Non ho visto nessun Bello Figo a cantare stronzate su YouTube utili solo ad enfatizzare odio di pancia nel popolino credulone.

Non ho visto nemmeno nessun Salvini, Saviano o Renzi, Berlusconi e compagnia bella a casa di quel frate che vive in modo semplice, che ha fatto la sua scelta e ha realizzato una serie interminabile di progetti culturali per cercare di emancipare un popolo, arricchirlo di cultura e altruismo senza fare il fenomeno. Grazie a quel breve periodo laggiù, ho visto che gli stronzi ci sono anche lì e pensare che un negro sia stronzo, non è un fenomeno razziale ma una costatazione identica a come accade fra i bianchi. Ho visto anche tanti bambini sordo ciechi che sapevano scrivere e leggere in francese. Ho visto il vocabolario prodotto dallo stesso Padre Sergio dal Bulu la lingua indigena, al francese e all’italiano, e questo l’ho considerato il più grande ponte fra culture diverse, questo da solo azzitterebbe in un mondo normale tutta la questione sugli scafisti. Ho visto i Pigmei e la loro vicinanza allo “spirito della foresta”, il timore nei confronti dell’uomo bianco, ho ascoltato Padre Sergio desiderare di voler rimanere con loro, nei loro villaggi, essenziali ma in fondo completi per loro se non fossero gli interessi multinazionali a deturpare la loro quiete.

Sono pochissimi 20 giorni laggiù, ma quel poco tempo mi è bastato per capire che sono le persone a far la differenza e che si, sono razzista nei confronti degli stronzi siano essi bianchi neri o di altri colori. Questo Saviano non lo dice e nemmeno Salvini. Entrambi omettono di tirare fuori la notizia che ci ha raccontato lo stesso Padre Sergio che proprio una parte deviata del WWF sta facendo la guerra ai pigmei perché vanno a caccia di specie protette e fanno così per far strada alle multinazionali che deforestano.

Ho cercato al ritorno dal viaggio di trovare qualche aiuto per aiutare i bambini di Ebolowa (i sordomuti che non hanno gli apparecchi aucustici) non ho sentito nessuno appoggiare questa idea, eppure il desiderio di portarla a termine ancora me lo tengo dentro.

Però le stronzate di Saviano e Salvini quelle ti bombardano le tempie ogni volta che torno a casa, e su quelle stronzate la gente si affanna a rispondere, commentare, i media tradizionali danno pagine su pagine.

Allora se quelli la sono due importanti, due influenti facessero loro lo stesso mio viaggio, così magari parlerebbero di altro invece che di queste stupidaggini insensate, o forse no, forse sarebbero costretti a parlare di queste stronzate lo stesso, perché altrimenti il popolo coglione non li seguirebbe, forse rimarrebbero con un pugno di mosche se iniziassero a parlare di cose serie invece che di bagarre da due lire.

Altri articoli sullo stesso tema: link

informazioni sull’attività di Padre Sergio: http://www.promhandicam.org/

Ripartendo dai MESTIERI.

– ‘Giorgio ce l’hai una bella fiorentina che stasera non vedo l’ora d’accenne lu focu e scallà la griglia’
– ‘oh Marco non me roppe che lo sai che non ce l’ho!’ –
– ‘Si mbriacu, quella che è….?’
– ‘Questa mica è la fiorentina, è la marchigiana, te la fo una fetta da un chilo e due….?’
– ‘Giorgio fai cacà …questa è marchigiana vera o finta?’
– ‘è estera …vene da la Pieve!’ –
– ‘Beh Pievebovigliana mica è Visso so dieci chilometri ohhh ….Ahahahaha!’
-‘Oh Marco vattela a pià nder saccu, damme retta senti che robba che è!’-

Questi sono più o meno i dialoghi tra me e lui quando passo a Visso.

Giorgio Calabrò è uno dei migliori norcini d’Italia.
Uno che con estrema semplicità, quasi tiene celata la sua maestria, la passione, l’attaccamento alla propria terra, anche una certa dose di furbizia da montanaro, ma soprattutto la sapienza e la caparbietà di chi vuole migliorarsi per rendere, da sempre, e molto prima del terremoto, vivibile e migliore un paesaggio stupendo come quello di Visso, nella tutela di quei valori semplici ma fondamentali, specchio di una diversità che, oggi più che mai, dobbiamo salvaguardare. Valori culturali, d’identità gastronomiche, chiavi fondamentali per iniziare a ricostruire questi luoghi, e lui lo faceva molto prima di una catastrofe come questa.

Io riparto da Giorgio perché in quei locali dove stagionava i ciauscoli, insaccati senza tutti quei nitrati consentiti e, affumicati a legna, si trovava ad essere bersaglio, di disciplinari di produzione fatti in maniera criminale che hanno esteso la zona di produzione di una identità dei Sibillini, fino al mare, (cercate l’igp del ciauscolo), che per compiacere i metodi industriali, quasi dovevano essere bandite le antiche cantine di stagionatura, come se tutti conservanti ammessi, avessero effetti minori sulla salute dei consumatori.
Riparto da Giorgio che nonostante tutto utilizza solo sale e maestria per mantenere i suoi prodotti, e ha resistito a quella catastrofe prima della catastrofe, reinventandosi il “Vissuscolo” per rimarcare costanza identitaria ad un patrimonio comune di tutti i vissani e tutti i marchigiani.
Voglio ripartire da Giorgio perché ha ridato nome al ciauscolo, lui come pochi altri norcini di quelle zone, senza perdersi d’animo, cercando di spiegare come si fa un prodotto della tradizione anche quando, gli organi competenti, con l’introduzione del marchio di qualità hanno fallito clamorosamente nell’istituzione di quel tipo di tutela che ha fatto danni molto prima del sisma.
Vorrei che sia lui l’esempio di come rialzarsi oggi, che non ha più niente, ma che il mestiere, quello non glielo toglie nessuno, ha retto i colpi, tanti anche prima del sisma, è stato un elemento di promozione per il territorio, citato dal Financial Times, oltre che dalle migliori guide gastronomiche italiane. Lui sta li con la semplicità furba di chi riesce con orgoglio a vivere con un territorio stupendo quanto insidioso. Io sto con Calabrò perché è simpatico, semplice e, dopo avermi detto che non aveva più niente per lavorare, sorridendo ha aggiunto, che però quel cartello col maiale che avevo disegnato è rimasto li. Sto con lui e anche con Renato, un salumiere macellaio di Matelica che lo ha subito ospitato per segno di rispetto della grande manualità di questo artigiano.

Era una questione quasi morale per me andare a Visso proprio in questo periodo e passare da lui, minimo per un paio di salami, la bistecca o un pezzo di lonza oppure per le sue novità. Era Visso e, respiravo l’aria fresca degli odori della montagna d’autunno, quel profumo dolce e acre dei camini accesi con davanti i ciauscoli a stagionare. Giorgio oggi li, come altri, non ha più niente. Tutto è zona rossa.

L’Italia è il popolo dei mestieri e oggi dobbiamo ricominciare a mettercelo in testa, per forza, non fosse altro che per contrastare gli effetti più insensati della globalizzazione che sta rendendo impossibile la salvaguardia di quanto, ancora riesca a dare senso identitario al nostro vivere.
Allora sono esempi da seguire sia Giorgio che Renato, che lo ha ospitato a casa sua perché quel mestiere lo condividono nonostante le macerie o la concorrenza, continuano a lavorare per migliorare sempre di più la loro qualità artigianale, dimostrando una solidarietà nei fatti e non nelle chiacchiere.

Per questi motivi l’assurdità più cieca ed insensata della politica di oggi è quella di lasciar morire nell’apatia queste economie di montagna, già devastate ancora prima del terremoto. I marchi, le illusioni di tranquillità fittizie della casa perfetta in stile “mulino” ci dovrebbero far riflettere invece su quanto sia importante ritrovare, viceversa, il senso della conoscenza delle persone e della fiducia nel loro ‘saper fare’.
Da una tragedia come il terremoto infatti, stanno rinascendo fra le macerie, cose fantastiche proprio tra chi questo senso del fare ce l’ha dentro e quindi se ne frega di sbandierarlo ai 4 venti.

Giorgio Calabrò è uno dei maestri della norcineria delle marche e oggi a pieno titolo, dopo il terremoto, dell’Italia intera. Cerca una cantina a mattoni, per continuare la tradizione, nonostante abbia perso la casa, la macelleria, i locali di stagionatura ed è ospitato a Matelica dal suo amico salumiere Renato. Una cantina di quelle di una volta oggi stra bersagliate dalle varie normative sanitarie con cui poi compongono disciplinari di produzione che fatti così stabilizzano la produzione industriale dei prodotti, ma non la loro qualità intrinseca. La “qualità”, quella parola non quantificabile a pieno da nessuno slogan, ma colma di umanità perché permeata di un sapore vero e genuino, quello della creatività umana e della continua ricerca nel migliorarsi.

Allora oggi dovremmo essere tutti come loro, Giorgio e Renato, due persone che nell’umiltà della produzione artigianale ancora sono attaccati alla sostanza dei valori, quelli veri, quelli che sono evidenti in un sorriso avanti ad una fetta di ciauscolo ed un bicchiere di verdicchio.

Vi lascio i recapiti per acquistare i loro prodotti, non ne rimarrete delusi.
Macelleria Fantasy di Bartocci Renato Tel. 0737.83348
Orario dal Lun. al Sab. dalle 8:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00

Riorganizzare i propri pensieri

Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense
Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense

Ci sono quei momenti dove occorre riorganizzarsi dentro.

Vedere cosa si ha, cosa si sente e poi proseguire.

Certamente sarebbe tutto più facile se la società permettesse interscambi di interessi culturali più agevoli e meno ipocriti, ma più si va avanti e più viene mercificato tutto, anche la cultura è presa come pretesto del “saper bene comunicare per vendere meglio”.

Anche gli africani del Camerun nelle città (baraccopoli più o meno organizzate da strade e viottoli) corrono tutti, hanno il cellulare macchina (sfasciata ma marciante) e girano, corrono a loro modo, vivono in baracche e si stressano, mentre io pensavo e riflettevo sul concetto di tempo circolare africano che porta l’individuo ad una interconnessione, dove vale più il viaggio rispetto alla destinazione, sinceramente quando li vedo in moto o in macchina girare attorno una rotatoria, costruita dai coloni occidentali anni addietro, penso e non li capisco, corrono verso una maniera di essere occidentali, che è la peggiore, quella del vivere per consumare, una mentalità fasulla ed anche in declino.

Evidenti note di contrasto in una civiltà come quella ho visto ne denotano l’arretratezza di pensiero in generale, che in fin dei conti è un’arretratezza mentale di origine controllata dal liberismo occidentale.

Quindi tutti, in qualche modo siamo portati a venderci o svenderci, senza sapere, spesso, per cosa oppure per chi…ma l’importante è correre, senza fiato, vendere, tutti a programmare il domani senza mai vivere oggi.

Correre forte? No…in realtà quel che cerco io è sicuramente un’altra storia.

…a Sangmelima ….quando i bambini fanno ooooh!

Camerun, Sangmelima, 13 maggio 2015

 

Iniziata dall’opera dell’instancabile ‘mon pére’ Sergio Ianeselli, a Sangmelima i volontari di Agape sostengono un orfanotrofio. Suor Christine è la coordinatrice anziana. Una donna che ha iniziato il suo cammino spirituale aiutando i piccoli bambini abbandonati dentro la propria casa oramai 30 anni or sono.

Riguardo l’abbandono dei minori, bisogna sottolineare che, la tradizione animista di questi paesi dell’Africa nera, non lo concepiva.

Nei villaggi infatti, avevano la tradizione della ‘famiglia allargata’ per cui la solidarietà di sostegno ai più piccoli in caso di necessità, era dovuta per religione e legge. Poi agli inizi dell’ottocento sono arrivati i coloni, per lo più, tedeschi e francesi, hanno impiantato i grandi agglomerati urbani, con i loro problemi conosciuti anche nei cosiddetti paesi evoluti, compreso l’abbandono.
Oggi sono quasi 50 i bambini ospitati completamente presso la struttura di Sangmelima.

Qui Daniele Ortolani e Cristiana Consalvi fanno un grande lavoro di supervisione dall’Italia con Agape, attraverso viaggi costanti in Africa, cercando donazioni, istituendo adozioni a distanza e iniziative di propaganda diretta in Italia, per l’ausilio e il sostegno alla casa di accoglienza.
Sangmelima trasferisce l’allegria consapevole di una sofferenza passata da piccoli esseri umani.

Giornata della terra! …e Google mi ha detto che sono un drago di Komodo

Questo slideshow richiede JavaScript.

Google ha linkato un test veloce e simpatico sull’home page del portale. E’ venuto fuori che sono un Drago di Komodo.

Ora, sul fatto che sia affamato di vita, non ho niente da eccepire, ma che mangi capre intere, dovremmo metterci d’accordo.

Sicuramente però se prendiamo l’aspetto metaforico della frase, devo ammettere che quello ci sta tutto. Ultimamente infatti sono propenso a fare figure da “capra” senza rendermene conto e, per fortuna, ancora in occasioni non lavorative.

Inoltre è palese che ci siano capre che mangerei vive, intendo tutti quegli esseri che, senza cognizione di causa parlano ed esprimono considerazioni proprie senza sapere nemmeno di cosa dicono. Di quelle ce ne sono fin troppe.

Comunque l’evento si celebra da moltissimi anni. All’inizio era il 21 marzo di ogni anno, giorno d’ingresso della primavera ma ormai da parecchi anni (credo intorno agli anni ’70, poi se cercate su internet vedete con precisione) è stata ufficializzata la data al 22 aprile. La giornata della terra è una ricorrenza istituita per far riflettere sulle tematiche ambientali e sui modi in cui poter inquinare meno. Comunque maggiori informazioni potrete trovarle qui.

http://www.earthdayitalia.org/

P.S: Dovrebbe essere ogni giorno la “Giornata della Terra”. Parola di ….Drago di Komodo… Vedi te sto faccia da Google!

Il problema non è il risultato del voto, ma l’ipocrisia.

Piazza che vai, vita che trovi
Con la curiosità di un bambino – foto di Marco Costarelli

Ho scritto un pezzo riguardo gli esiti delle elezioni, una risposta a chi per strada mi ferma e mi critica riguardo al mio rifiuto della scheda elettorale.

Ho scritto di un popolo che non ha il coraggio di protestare, di alzare la testa perché troppo coinvolto dentro le sue false debolezze.

Ho scritto di un trentasettenne capo del Governo che ha la fiducia di chi è oramai artefatto in usi, costumi e gesti, ed al quale fa specchio una serie di sindaci eletti con lo stesso suo modo di infondere (in)sicurezze virtuali.

Volevo far passare la colpa al mondo, sulla scia della frase di George Orwell “Un popolo che elegge corrotti, impostori ladri e traditori non è vittima. E’ complice”.

Poi mi sono visto allo specchio ed ho riflettuto sulla mia vita, le mie scelte passate. Poi ho risposto al cellulare, ho visto la PlayStation spenta in sala di fianco al tv a led 3D e mi sono detto. “Ma che cazzo scrivo? Alla fine sono come tutti gli altri, magari solo un po’ più masochista.” Mi sono chiesto che senso avesse riportare una lamentela come se io fossi qualcos’altro rispetto al sistema.

Io faccio parte di questo ordine di cose, quindi che cambia se critico ma non faccio più niente per cambiarle? Che senso ha se non cambio io per primo?

Ho cancellato tutto!

Ho ripensato a quando, qualche anno fa, arrancavo per arrivare alla fine del mese, però mi sentivo ripagato dal sorriso di un gruppo di bambini e di ragazzi in cui ci vedevo la voglia di esserci, di esprimere le proprie convinzioni, incanalare nel verso giusto le emozioni. Riuscivo quasi a sentire i loro animi, mi sentivo parte di un processo di crescita sana. Nutrivano una freschezza contagiosa. Sentivo che quel ruolo conquistato a forza, era utile ed poteva essere esemplare per migliorare gli altri. Oggi no. Per carità sono più tranquillo economicamente, ho il posto e lo stipendio (finché dura) a fine mese e forse, anche 80 euro in più, ma posso dire onestamente con me stesso di essere felice? Dico che campo nel costante tentativo, a volte mal riuscito di frenare le emozioni. Ma forse la felicità è qualcosa di altro. E’ nella dolce freschezza di un abbraccio, un sentimento del cuore, un gesto che ti scalda l’anima che proviene da una frase, da uno sguardo di affetto, da una risata.

Forse ho solo paura che quella freschezza la stia perdendo piano piano per rincorrere una sicurezza “beffarda” anche io come gli altri.

Poi però ti capitano delle magie inaspettate, qualcuno che quel colore acceso negli occhi ancora ce l’ha, identico a quello che vedevo negli sguardi di quei bambini tempo fa, quella brillantezza iridescente che hai solo quando fai le cose in cui credi.

Per un attimo sono tornato a crederci, a credere nella possibilità di riconquistare più umanità, di riprendermi la voglia di dimostrare che cambiare il mondo in meglio in fondo non sia poi così impossibile.

Forse la vera rivoluzione sta nell’abbattere il potere dell’ipocrisia.

 

“A Matelica la chiacchiera uccide solo d’estate” -PARTE SECONDA- Turismo

Dedico la rubrica a chi continua ad affermare che “i programmi si scaricano da internet” e che per vincere servono i voti, alla faccia della partecipazione civica.

Questa seconda parte attiene anche a personali esperienze avute nel campo della comunicazione turistica.

Nella speranza che in futuro, i nuovi amministratori locali non siano più complici di spese pazze per progetti assurdi tipo grandi incompiute come l’albergo Agorà, la campagna di promozione turistica della Regione Marche, circa 2 milioni di euro o in ambiente locale mostre o parchi tematici fatti come noto)

Premessa.

La capacità di attrattiva di un territorio è direttamente proporzionale alle capacità dello stesso a coordinarsi nel migliore dei modi affinché possano essere messi a sistema tutti gli elementi utili al fine di valorizzare, tutelare e rendere fruibili le proprie identità.

Prendere atto che è necessario rendere attrattivo il territorio perché ad oggi non lo è. Creazione di un appeal identitario. Vanno evitate le spese pazze per piani di comunicazione non motivati nel dettaglio, così come le stesse per concerti, show o mostre sovra esposti mediaticamente. Ho provato a sintetizzare il tutto nel modo seguente.

2. C’è turismo se un territorio risulta appetibile. La messa in disponibilità di alloggi ne sono esclusivamente la conseguenza. Avere più “camere” non vuol dire creare flussi.

Il turismo è inteso come la naturale conseguenza di uno “stimolo di condivisione” che nasce da un interesse di natura culturale in ogni campo. Questo territorio esige la messa in opera di un professionale ed ottimizzato coordinamento di attività, servizi ed eventi utili alla crescita costante dell’intera società.

L’attività di programmazione turistico/culturale viene coordinata in seno a 3 fattori fondamentali: “identità”, “specificità” e “qualità” che sommati danno il concetto di unicità del territorio, inteso come sostanziale principio del marketing territoriale, con particolare riferimento ai valori di unicità territoriale.

La programmazione turistica deve assolutamente essere adeguatamente coordinata dalla struttura pubblica, (perché il “prodotto territorio” è l’unico prodotto ad essere indivisibile) e soprattutto messo in programmazione con budget, finalità ed obiettivi chiari, e almeno “l’anno prima per il seguente”.

Occorre una chiara e netta identificazione dei soggetti utili alla restaurazione complessiva degli eventi di interesse pubblico, insieme all’organizzazione contestuale di un coordinamento della ricettività esclusivamente agli eventi creati anche “ex novo” che soddisfino tali motivazioni. Gli amministratori hanno il dovere di verificare i fattori di successo specifici di ogni attività oltre all’obbligo morale di promuoverli nelle sedi opportune senza l’arroganza e la presunzione di “creare” ognuno il proprio evento.

Spiegazione

Su questo punto posso portare almeno 3 progetti che ho dovuto abbandonare per via di avversità della più becera politica. In base alla mia esigua esperienza, posso dire che se l’amministrazione (di qualunque genere essa sia) fosse in grado di anteporre a qualsiasi evento sostenuto, un piano di fattibilità (secondo i principi di cui sopra) che lo anticipi di un anno, forse si potrebbero evitare situazioni surreali come successo finora. La nuova amministrazione comunale (opposizione SILENTE compresa) eviterebbe inoltre figure di merda nazionali come questa link.

L’impostazione di almeno 4 eventi nell’arco dell’anno organizzati in linea con i principi di cui sopra, potrebbero assolvere alla mancanza di attrattiva o “appeal” del territorio e dare una stabilità in termini di “riempimenti di posti letto”  presso le strutture ricettive, che ricordo, sono passate da 30 posti scarsi a inizio del 2000 ad oltre 300 con i finanziamenti su agriturismi ecc. negli ultimi anni.

Se dobbiamo proporre alternative di sviluppo, questa è la strada principale in termini occupazionali! In questo se non ci sono ipocrisie, metto le mie esperienze a disposizione di chiunque (in maniera GRATUITA, e assolutamente NON partitocratica).

Non faccio politica …cerco di ragionare!

L'Albero di Ghiaccio di Enea Francia
L'Albero di Ghiaccio di Enea Francia

Ragiono per non cadere in assurde ideologie.

Ragiono perché oggi non esiste più alcun tipo di politica qui oggi.

Ragiono perché sono stufo di vedere solo gossip.

Ragiono perché voglio un futuro certo per me e gli altri giovani di questo Paese.

Ragiono perché non è politica parlare un anziano ricco signore accusato per induzione alla prostituzione e concussione.

Ragiono perché è ora di azzerare la classe politica italiana e ricominciare da capo.

Ragiono per sopravvivere.

Ragiono perché l’Italia è stata la culla del Rinascimento.

Ragiono perché non voglio credere di avere come interlocutori solo “veline” e “tronisti”.

Ragiono perché l’Italia deve tornare un paese di Santi, Poeti e Navigatori.

Ragiono perché non esistono più Democristiani e Comunisti.

Ragiono perché vedo che ancora ci sono persone appassionate nonostante tutto.

Ragiono perché non c’è nessuna destra e nessuna sinistra oggi.

Ragiono perché cerco di rendermi utile alla società.

Ragiono perché ne ho diritto e non voglio essere etichettato.

Ragiono perché mi piace far scaturire dibattiti costruttivi.

Ragiono perché voglio approfondire gli argomenti.

Ragiono perché mi sono un po’ rotto i c… di sentire sempre e solo i soliti idioti parlare.

Ragiono per un senso di ilarità.

Ragiono perché vorrei tanto che la gente tornasse a votare con orgoglio.

Ragiono perché vorrei che anche tutta l’altra gente tornasse a ragionare.

La Pagina delle Eccellenze: Il Forno di Sandro Allegretto

Sandro Allegretto nel suo forno
Sandro Allegretto nel suo forno

L’odore del pane, la fragranza di un prodotto che è anche sintesi del territorio di San Severino.

Sandro ti accoglie con la sapiente semplicità di un artigiano che è quasi un artista. Diversi tipi di pane. Più di 20. Pane ciabatta, Tipo Toscano, Pugliese, pane all’orzo, ai 4 cereali, il solidale “Pane del Panda” un mix di semi di girasole e fibra il cui ricavato va in parte a favore del WWF, ancora, il Kamut, e la stravaganza del pane alla frutta secca. Sandro nella sua bottega artigiana rinnova ogni giorno la tradizione gastronomica settempedana, adducendo una serena innovazione e contaminazione di generi.

Oltre ai pani la sua sapienza tramandata da tre generazioni di fornai si sposta ai dolci da forno. A seconda delle stagioni puoi assaggiare le Pizze di Pasqua, le crostate farcite con marmellate anche biologiche. La biscotteria è quella classica del forno rude nella forma ma delicatissima nel gusto. Biscotti di mosto, biscotti col mistrà Varnelli, con la Vernaccia di Serrapetrona, e anche al vino cotto o al Passito Toscano.

L'ingresso del forno, l'antica insegna e le porte massicce ed eleganti
L'ingresso del forno, l'antica insegna e le porte massicce ed eleganti

Oltre all’odore del forno, dei dolci caldi, da Allegretto respiri l’arte dei suoi amici pittori e scultori come Paolo Gobbi professore di accademia d’arte o Adriano Crocenzi, o ancora Fabrizio Savi che espone affianco al forno e, non da ultimo Pasquale Torchia.

Dietro l’antica insegna di quella bottega, con le porte imponenti ed eleganti che racchiudono la bottega come dentro ad uno scrigno e la impreziosiscono, si respira il profumo di un’innata e consapevole sapienza artigiana, essenza della semplice e nobile artigianalità. Un mix di sensazioni che non coprono solo il gusto e l’olfatto. Una dolce contaminazione Veneto-Marchigiana che oramai ha solcato un segno importante nella storia gastronomica locale. Il forno è

Antico diploma al merito di artigiano
Antico diploma al merito di artigiano

nato nel 1924. Il fondatore Galliano lasciò Venezia e per amore si trasferì a San Severino, Ivo il figlio ha proseguì questa missione consegnatagli dal padre. Oggi Sandro Allegretto da oltre 20 anni, detiene il testimone di questo cammino, regalando, ogni giorno, alla splendida piazza ovale del centro settempedano, il caldo profumo del forno sciolto nella fresca brezza mattutina.

Antico Forno Allegretto Sandro

via G. Garibaldi, 15 – C.A.P. 62027 – San Severino Marche (MC) – tel: 0733.638618