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“Felici sono quelli”

Quando Camille dal Brasile mi invia una sua poesia io sono sempre contentissimo per due motivi: il primo è che scrive in italiano meglio di me, il secondo è che le sue frasi sono leggere come il vento. Grazie.

Felici sono quelli che amano ancora.
che sanno amare per amare,
Senza pretese, 
Con buone intenzioni.

Felici sono quelli
Che donano la loro compagnia,
E si approfittano di questa, 
Per i sorrisi e gli abbracci scambiati.

Felici sono quelli,
Che non sarebbero mai rimasti al telefono in compagnia,
Non sarebbero mai scortesi,
Perché conoscono il dolce sapore di essere gentili. 

Felici sono quelli che sanno condividere. 
Che rispettano la parte dell’altro,
Che rispettano lo spazio dell’altro,
E sono consapevoli di ciò. 

Felici sono coloro che tengono in considerazione 
le parole ascoltate e quelle dette, 
Anche se in una stupida conversazione.

Felici sono quelli che sbagliano. 
Comunque, va bene… 
Riconoscono i loro errori
Con dignità.

Felici sono quelli che insegnano,
E hanno sete di imparare. 
Che “decostruiscono”, che costruiscono, 
Che ricostruiscono. 
 
Felici sono quelli,
Quelli, siamo noi.
Noi, siamo felici. 
 
Camille Relvas.

Di seguito il testo in Portoghese.

“Felizes são Aqueles”.
 
Felizes são aqueles que ainda amam. 
Que sabem amar por amar,
Despretensiosamente, 
Com boas intenções. 
 
Felizes são aqueles 
Que doam sua companhia, 
E que se aproveitam desta, 
Pelos sorrisos e abraços trocados. 
 
Felizes são aqueles, 
Que jamais ficariam ao celular em companhia, 
Jamais seriam indelicados para tanto,
Pois conhecem o doce sabor da gentileza. 
 
Felizes são aqueles que sabem dividir, 
Respeitam a parte do outro, 
Que respeitam o espaço do outro,
E sabem a importância disso. 
 
Felizes são aqueles que têm consideração
pelas palavras escutadas
E as ditas, 
Mesmo que, em uma conversa boba. 
 
Felizes são aqueles que erram, 
Mas tudo bem… 
Eles reconhecem seus erros
Com dignidade. 
 
Felizes são aqueles que ensinam, 
E têm sede de aprender 
Que desconstroem, que constroem, 
Que reconstroem. 
 
Felizes,
São aqueles,
Aqueles, somos nós
Nós, somos felizes. 
 
Camille Relvas.
La felicità sono quei bambini che giocano con tutto.
La felicità sono quei bambini che giocano con tutto.

Economia impazzita e banchieri che …soffrono!

banche e prestiti - fonte internet
banche e prestiti – fonte internet- Centro studi Unimpresa –

bank-economia

Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma la situazione è seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male. Se alla Borsa si guarda come a una istituzione la cui funzione sociale appropriata è orientare i nuovi investimenti verso i canali più profittevoli in termini di rendimenti futuri, il successo conquistato da Wall Street non può proprio essere vantato tra gli straordinari trionfi di un capitalismo del laissez faire. Il che non dovrebbe meravigliare, se ho ragione quando sostengo che i migliori cervelli di Wall Street sono in verità orientati a tutt’altri obiettivi. 

(J.M. Keynes, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, 1936)

Una morte annunciata? Non sono un economista, semplicemente nutro curiosità verso le cose che accadono. Cose che accadono perché intellettuali del secolo scorso hanno predetto cosa accade se gli speculatori superano l’economia reale.

Succede che, in due parole, il vortice porta via tutto.

Per capirlo non serve essere grandi pensatori o chissà quanto intelligenti. Basta saper osservare. Guardate lo specchietto che ho inserito sopra sui dati delle sofferenze bancarie. Poi, magari perdete altro tempo per capire a chi tolgono i soldi e, tirate le somme. Il risultato sarà tanto eclatante quanto, disperatamente scontato. La classe media sparisce, i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi ma anche sempre più stupidi, oppure sempre più in malafede.

Provo a spiegare il perché.

Se è vero questo specchietto dove le sofferenze bancarie sono relative, per il 70 % a chi si fa prestare oltre 500 mila euro, è ovvio che i tassi d’interesse e le “coperture necessarie” dovrebbero essere molto maggiori se dovessero riguardare alti investimenti. La domanda che mi pongo è quindi la seguente; se il sistema bancario italiano si trova ad avere sofferenze elevate su cifre importanti, chi decide queste grandi operazioni, li fa mai due conti sulla bontà dell’investimento che mette in atto?

Se ci giriamo intorno e ci limitiamo ad osservare il territorio in cui viviamo, credo, che ognuno di noi non farà sforzi a trovare investimenti milionari fatti a dir poco con i piedi (perché dire “alla cazzo di cane” sta brutto se parli di economia), e se vai a cercare informazioni, escono sempre fuori, banchieri, famiglie blasonate e loro camerieri, cioè i politichetti del momento.

Quindi da una parte esiste il vortice della speculazione descritta da Kaynes, e questo vale per Wall Street o per i potentati globali, dall’altra, nel nostro Paese abbiamo una classe dirigente di idioti che ha giocato all’allegro imprenditorone fino adesso con i soldi delle piccole imprese italiane, per lo più artigiani o agricoltori, colpevoli solamente di essersi prostrati troppo

(perché dire “aver leccato il culo” non sta bene in un testo del genere per gli stessi motivi di cui sopra) al ragioniere scribacchino di turno che per 100 mila euro chiedeva obbligazioni o addirittura azioni (e si è visto con Banca Etruria e Banca Marche la fine che hanno fatto i piccoli azionisti); oppure se devi accendere un mutuo di 50 mila euro, comunque hai mille carte da presentare e perizie da mostrare sull’appartamento che acquisti; infine se sei un autotrasportatore o un piccolo artigiano, non ti concedono il fido ma sullo scoperto di poche centinaia di euro ti bombardano di chiamate per farti rientrare e togliendo dalle 3 alle 5 euro al giorno direttamente dal conto che nemmeno gli strozzini, quelli veri fanno così.

Poi però, sul lungo mare, vedi lo scheletro di villette che non si completeranno mai, oppure centri commerciali che spuntano come funghi con negozi semi chiusi dentro, e altre cattedrali nel deserto che nemmeno la fantasia drammatica di un bombardamento potrebbe rendere più spettrali.

Poi fallita anche la banca arrivano i decreti legge delle “new bank” (che tradotto in italiano vuol dire “salva culo”) e si ricomincia di nuovo a far girare la giostra, finché non si calmano le acque, sembra di essersi salvati, invece i segnali sono quelli della calma apparente prima dell’arrivo del vortice che, incontenibile, nel frattempo si è allargato fino a qui e porta via tutto! e poi… il buio! …come una partita di poker “il buio” dell’economia!

Una bella giornata … anche per scegliere.

(Bug’s Life di Enea Francia)

Svegliarsi col sole.

Sentire l’aria fresca invaderti appena esci dalla tua casa.

Vedere come l’ape, mentre si posa, sembra baciare il fiore.

Capire che la vita rinasce ogni mattina.

Chi prepara la sua giornata al mare.

Gente contenta a passeggio e, in bici.

Il volto sorridente di una mamma con in braccio il suo bambino.

L’odore caldo del pane appena sfornato fra le mani.

Non avere paura del futuro.

Rendersi conto e prepararsi al fatto che oggi, nonostante tutto, sarà una bella giornata.

…anche per trovare il coraggio di fare scete col cuore.

Posto un articolo che ho visto girando su internet.

(E’ un pensiero del fondatore di Apple)

“Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione”. Questa frase mi colpì molto e da allora, negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che abbiamo sempre qualcosa da perdere. Siamo già nudi. Non c’è ragione, quindi, per non seguire il nostro cuore.