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Fronzi. Ripartenza e via! A Pievetorina.

Quando ci metti la voglia di rimanere, il coraggio, quando imponi la volontà e la condisci con tenace dolcezza, sforni il pane migliore.

Hanno inaugurato due giorni fa ma sono punto di riferimento per per tutto il paese. Pievetorina ha la prima attività rinnovata dopo questo tremendo sisma. Bar, pasticceria, generi alimentari e, ovviamente forno. Un luogo dove poter ricominciare a sperare. Il panificio Fronzi, forno storico del paese è, da sedici anni proprietà di Daniele e Cristina Pascoli, domenica 25 giugno ha avuto finalmente la sua inaugurazione nei nuovi locali di via Valnerina. Finalmente, perché il loro trasloco era già programmato da tempo, purtroppo però, anche per una buona dose di burocrazia, dovuta a norme di apparati sovracomunali spesso assurdi, l’inaugurazione è avvenuta solo due giorni fa.

Ricordo vivido lo sguardo del sindaco nell’impegno di voler mantenere attivo il forno subito dopo le scosse, per assicurare la sopravvivenza di uno dei borghi più bersagliati da questa tragedia. Non si contano gli epicentri di cui è costellata Pievetorina. La resilienza, la tenacia e la voglia di mantenere salde le proprie identità, il coraggio nell’affrontare a viso aperto tutti gli ostacoli, in un primo momento imposti dalla natura e poi da una burocrazia infinita che lega tutto e tutti. Questa volta però, la volontà di esserci ancora, di mantenere viva la propria identità ha prevalso e quindi non si possono fermare quei gesti semplici ma fondamentali, quelle crostate di crema alla ricotta rigorosamente di pecora “sopra vissana” addolcita da frutti di bosco, cioccolato o altre fresche prelibatezze dei Sibillini, la costanza di tirare fuori ogni giorno le ciambelline di Vernaccia di Serrapetrona, o quel pane croccante che ha un sapore unico se mangiato lì ancora caldo, magari con una bella spalmata di Ciauscolo.

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Le crostate con la crema di “sopra vissana” da provare!

Cristina con quel sorriso pieno e spontaneo, mi fa vedere il suo bancone e mi fa notare orgogliosa che la parte dei generi alimentari è piena di prodotti del territorio, formaggi e salumi di tutte le altre realtà limitrofe, solidali tra loro, portano avanti tradizioni uniche, esempi di cultura centenaria di rapporti proficui e rispettosi della natura e dei suoi tempi. Dai loro sorrisi, dove puoi leggerci la voglia di rinascita e la speranza, si svela quel bisogno di riscatto, la caparbietà di voler essere artefici della propria vita, la consapevolezza di fare un’opera sociale, che in fin dei conti è utile a tutti, quella di esserci ancora a ricordare chi siamo e da dove veniamo e continuare a crederci. Nonostante le strampalate missive, le leggi e i decreti che non danno le sicurezze dovute ma ne sembrano aumentare l’isolamento, nonostante tutto, loro caparbi investono sul proprio territorio, ci tengono a ricostruirlo per quello che era, e se possibile, ancora più sicuro; ne è la prova il fatto che i nuovi locali di questo panificio sono frutto di un recupero ben fatto dall’altro terremoto del 1997 e non sono venuti giù, nonostante gli epicentri sotto al sedere.

Questa gente è esempio di speranza anche quando compra e si installa da soli i due container per continuare a vivere. Li paga circa 30 mila euro senza sapere nemmeno se quei soldi li riprenderanno mai, o peggio vivere nella paura di essere abusivi di quelle lettere strampalate della Regione Marche che in piena emergenza ne intimavano addirittura la rimozione da parte dei sindaci. In molti hanno fatto così per inefficacia di uno Stato che a parole è vicino a tutti ma a fatti paga le casette solo ai soliti noti, quelle si, pagate profumatamente ancora prima della posa in opera. Allora quel sorriso sincero di gente onesta, diviene esemplare due volte, perché da una parte ricorda la beffa di Iannacci e Dario Fo “sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re al ricco e al cardinale” e dall’altra, protegge quel bambino che Cristina tiene in grembo e che aspetta di nascere in un futuro migliore di questo presente mediocre.

Bravi ragazzi siete coraggio e volontà voglia e capacità di saper fare bene le cose in un mondo dominato dall’apparire siete una costante lezione sull’ESSERE!

Info e contatti: www.panificiofronzi.it

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Un benvenuto a tutti speciale – foto Marco Costarelli

I miei tagliolini tra Matelica e Cetara.

ingredienti che ho utilizzato
gli ingredienti che ho utilizzato

Tagliolini con la colatura di alici, a metà tra Matelica e Cetara. Qualcuno mi ha chiesto di postare una ricetta. Giusto l’altra sera ne ho reinventata una dopo essere tornato dalla costiera amalfitana. Ho visitato Cetara, magari in un prossimo pezzo racconto anche le tante cose interessanti che ho visto in quelle zone. In questo pezzo invece racconto come ho cercato di reinterpretare e coniugare i gusti di due zone d’Italia, Cetara e Matelica. Non esistono motivazioni storiche o particolari, li accosto solo perché in un posto ci vivo, mentre l’altro è davvero affascinante. Gli ingredienti sono semplici e facilmente reperibili, forse la colatura di alici se non siete di Cetara avrete difficoltà a reperirla anche se si trova su internet, comunque io l’ho presa sul posto, e comunque qualche negozio specializzato la tiene anche in altre zone fuori dalla “Costiera”. Apparte questo ho utilizzato una pasta lunga all’uovo, di solito a casa mi preparo da solo le tagliatelle ma siccome ho promesso facilità, ho utilizzato le caserecce all’uovo Mosconi, per due motivi, buon rapporto qualità prezzo, soprattutto per la loro rugosità, aggrappano molto bene il sapore del sugo e poi sono matelicesi. Poi ho usato pomodorini freschi, meglio se Pachino, germogli di Vitalbe o Viticchi, rubati dietro la fratta della Tipografia Francia, che poi, siccome lì sono terminati perché li ho presi tutti io, vi posto la foto così potete raccoglierli dove volete senza disturbare il tipografo, che lui deve stampare. Poi occorre, l’olio extravergine di oliva, possibilmente italiano e di produttore fidato, peperoncino fresco, se diavolicchio calabrese o jalapeno meglio ancora; il peperoncino non deve essere estremamente piccante, altrimenti rovinate tutto. Alla fine deve venire fuori un piatto delicato e le sfumature di sapore, se si eccede in piccantezza, se ne andrebbero a quel paese. Non da ultimo, il prezzemolo e, appunto, queste vitalbe.

vitalbe o viticchi germogli
vitalbe o viticchi, germogli

A proposito, per chi non avesse ancora capito che cosa siano questi strani germogli, chiedete ai vostri genitori o comunque a qualcuno che era adolescente tra gli anni 60 e 70, fate proprio questa domanda “dove stanno le (“vitalle” – per quelli del centro Italia) piante rampicanti (per gli altri) che vi fumavate?”.

Sono sicuro che in questo modo non avrete problemi a riconoscerle, tra l’altro sono buone anche nella frittata, mentre la parte del tronchetto era utile per l’altro scopo sessantottino… Tornando alla ricetta, ho utilizzato anche qualche mandorla e una schiacciata di un forno locale.

Adesso che avete l’occorrente togliete l’animella all’aglio, tagliatelo a pezzettini e fatelo soffriggere a fuoco bassissimo con l’olio, nel frattempo mettete a bollire l’acqua senza salarla. Tagliate a pezzetti o a spicchi i pomodorini e appena inizia a soffriggere l’aglio aggiungeteli insieme al trito di prezzemolo e viticchi per 4 o 5 minuti, il tempo di cottura della pasta che nel frattempo avrete gettato in pentola perché l’acqua è arrivata a bollitura.

Scolate la pasta e fatela saltare nella padella calda non più di un minuto, se occorre aggiungete acqua di cottura. Mi raccomando aggiungete la colatura di alici solo alla fine, senza fuoco sotto la padella perché “altrimenti il sapore del mare se ne scappa” come dicono a Cetara. Alla fine si può aggiungere la sbriciolatura grossolana di mandorle e la schiacciata del forno. Un filo di olio a crudo che sta sempre bene e buon appetito.

Di vino io ho bevuto un rosso Canovaccio dell’azienda agricola Colpaola, che è stata una piacevole scoperta, ma andrebbe benissimo un verdicchio o un buon bianco campano non eccessivamente corposo, e soprattutto che sia fatto… solo …con l’uva.

Per questo pezzo ringrazio Gianluca D’uva ed il suo chef Stefano Cavaliere un grandissimo in bocca a lupo per la nuova bottega del gusto ‘Alici come prima’ proprio a Cetara, hanno aperto solo da qualche giorno. Bravi e simpaticissimi i loro spaghettoni alla colatura coi taralli quaresimali e cavolfiori, mi hanno ispirato il pezzo.

Una sfumatura ‘italiana’ a Greenwich!

Una bella camminata verso Greenwich village.

Con alle spalle il Washington square park, attraversando la sesta strada, arrivo fino a Bleecker Street, al n.305, mentre New York cambia aspetto. I grattacieli diventano palazzi, la città si abbassa e sicuramente assume un aspetto più a misura d’uomo. Una punteggiatura di piccoli negozi e ristoranti adorna i viali abbastanza ben tenuti di questo villaggio che in passato, come ora, è stato la casa degli artisti come Bob Dylan oltre che la culla del movimento hippy degli anni sessanta e settanta.

Proprio al ‘Village’, mi cadono gli occhi su una vetrina che a primo impatto mi sembra essere una specie di minimarket.

Leggo tra gli scaffali Campofilone,

italianità americana
italianità americana

il rimando diretto va alla pasta di Enzo Rossi, l’imprenditore che ha fatto notizia in Italia per aver aumentato lo stipendio a tutti i suoi dipendenti di qualche centinaia di euro, alcuni anni fa. Anche se non sono una novità i maccheroncini di Campofilone a New York, mi viene da pensare a quanto, invece, quelli di Enzo per un certo periodo di tempo, abbiano dato un’aria rinnovata, non tanto e non solo al sapore della pasta, ma soprattutto al concetto d’impresa etico-sociale, un sentore certamente non decifrabile di solidarietà, quasi un tentativo di riaccostamento fra classi sociali. Ritrovarli in America, la patria del liberismo assoluto, mi ha fatto un certo effetto. Ho subito pensato che chi avesse fatto quella ricerca di materie prime da vendere, in un tutt’uno con le motivazioni immateriali di un senso d’italianità troppo spesso falsato in quei luoghi, avesse conosciuto l’Italia o, per lo meno quello che ne rimane del Paese più bello del mondo. Entro in quella bottega per curiosità, per quel paniere di prodotti ben selezionati che non enfatizzavano solamente i nomi degli ingredienti italiani, nessun ‘ravioli tricolore’ o ‘italian’s pizza’ per capirci. Niente ‘Amatriciana per Amatrice’ come ad ‘Eataly’ dove viceversa, non ho trovato alcun cameriere che avesse il benché minimo lontano accento sforzato che ricordasse l’Italia. Dentro quella bottega gestita da Steve, credo un americano di famiglia, invece, ho conosciuto Luigi, un immigrato siciliano che Greenwich la conosce bene come l’italiano, e l’Italia si vede che la tiene con se, nel cuore. Luigi sentendomi chiedere del cibo nel mio inglese …’italico’, mi risponde senza tanti giri di parole con un ‘vuoi mangiare qualche cosa?’. Inizia a descrivermi i prodotti e farmeli assaggiare, scelgo un bel panino e prendo l’occasione per chiedergli del posto mentre lui farcisce il pane con prosciutto di Parma, vero, poi inizia a parlarmi della sua avventura in America, di quando lo stile della bottega lo aveva importato trent’anni fa proprio nella New York difficile di quei tempi. Mentre affetta un san marzano e una mozzarella, mi racconta di come le cose avessero avuto alti e bassi per lui come per molti immigrati italiani, mi dice che New York è cambiata come d’altronde anche l’Italia, parla della sua vita nella grande mela Luigi. A più di sessantanni a reinventarsi un’italianità troppo spesso scippata da una guerra tra poveri, diversi immigrati che svendono un finto belpaese pur di lavorare. Ha ancora la luce dell’avventura americana negli occhi Luigi. Quella foglia di basilico a chiudere quel pezzo di pane ripieno e quel cartoccio semplice ed elegante sono stati per me una grande sintesi di cosa significasse essere italiani nel mondo. L’autenticità delle cose fatte col cuore nonostante tutto.

Se passate per il Greenwich village, in quella bottega l’Italia lì la trovate!

Sito Internet e contatti: Suprema Provisions

il bancone
il bancone

-Errata Corrige- Il marchio La Campofilone (link) a New York lo trovate ad Eataly nelle sedi del World Trade Center (link) e nel Flatiron (link). Il marchio che ho trovato da Suprema Provisions è L’Antica Pasta di Campofilone (link). Mi scuso con le aziende e spero che questo frainteso contribuisca a rendere sempre più appetibile il nome di un territorio nella sua interezza che sa ancora fare prodotti di ottima qualità grazie alla grande sapienza artigiana.

Per quanto riguarda la mia impressione su Eataly specifico che, nonostante l’indiscussa qualità di selezione dei prodotti proposti, la sensazione che ho avuto rispetto all’iniziativa di amatriciana solidale rimane la stessa.

“A” come Affile….scorcio dell’Italia

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Il primo miracolo di San Benedetto è avvenuto proprio qui, nell’antica Eufide, oggi Affile.

Il miracolo sarebbe, secondo le cronache di San Gregorio, quello di aver riparato un “vaglio” (probabilmente un setaccio di coccio) rotto accidentalmente dalla sua nutrice Cirilla. Il gesto è avvenuto presumibilmente nei locali di questa chiesa dalle origini paleocristiane, come testimoniato anche da alcuni affreschi che ritraggono il santo con la nutrice, Cirilla appunto, originaria secondo Gregorio Magno Proprio di Affile (anticamente, Eufide o Effide – maggiori informazioni le avete in questo testo -link- inviatomi dal Vice Sindaco del Comune)

Sembra un miracolo, invece, che, in questo borgo, interessante sotto molti aspetti, arroccato in posizione dominante sopra la valle dell’Aniene e con le tipiche caratteristiche di un piccolo paesino dell’italia centrale, si sia riusciti a ripristinare, dopo anni, la coltivazione di un vino raro ed unico, prodotto con uve dell’omonimo vitigno autoctono, il Cesanese di Affile.

In questo luogo infatti, accade che nel 2001 per opera di questa cantina Vini Raimondo, vengono reimpiantati e messi a dimora due ettari di Cesanese di Affile e negli anni successivi viene creata la prima etichetta. Dopo oltre trent’anni dall’avvenuto riconoscimento della DOC (1973 c.a.) ed anche a seguito di una tradizione millenaria di questa uva a bacca nera, unica, sicuramente coltivata con la metodicità monastica della “regola” Benedettina fra le colline di alberi tagliati, le “Caese” di Affile, viene “salvato”, da una probabile estinzione, un pezzo importante dell’identità di questi territori ai confini con la Capitale. Oggi le cantine che producono vino Cesanese di Affile sono tre (le altre due sono Formiconi e “Colline di Affile”), oltre sicuramente a chi lo produce ancora in casa, da sempre e per tradizione delle famiglie del posto.

Ho assaggiato il “Cisinianum” di Formiconi e devo dire che ne sono rimasto piacevolmente soddisfatto.

Tuttavia di Affile si può dire che appena si entra nella parte antica del borgo, si rimane pervasi di quella spontanea autenticità delle cose semplici, dove trovi un’atmosfera di genuina coscienza di un tempo che scorre lento, in un ambiente abbastanza accogliente, fatto da gente semplice ma non ingenua.

Con le premesse di essere un evento molto interessante, a seguito di una prima edizione molto riuscita nel 2014 a fine luglio, una manifestazione chiamata “AFFILando… il Gusto”; in sintesi, una rassegna di aziende artigiane di gastronomia, e di cantine, provenienti da gran parte della Penisola, per un weekend nelle piazze e nelle vie di questo Borgo accogliente e fresco d’estate; inoltre un’occasione costruita intelligentemente sulle basi reali del marketing territoriale, caso raro in Italia, oltre al riacceso interesse verso il Cesanese di Affile.

In sintesi un scorcio vero dell’Italia, sicuramente tutto da scoprire.

P.s. Per questo pezzo ringrazio il vice Sindaco Giampiero Frosoni per le foto, la passione che mette lavorando per l’interesse comune e, per la bella idea avuta insieme ad Alessandro Gemmellaro e le associazioni del posto, Proloco, consiglio giovani, Fisar ecc, con cui, insieme, sono riusciti ad organizzare l’evento “AFFILando… il Gusto”

Cinepanettonizzati … per fortuna o purtroppo!…è politica?

L'Italia disegnata dagli alberi a Castelluccio di Norcia, sprazzi di BelPaese - foto MarcoCoastarelli-politica
L’Italia disegnata dagli alberi a Castelluccio di Norcia, sprazzi di BelPaese – foto MarcoCostarelli

La Korea del Nord qualche giorno fa ha testato una bomba nucleare miniaturizzata (leggi notizia ANSA). Il motivo dichiarato sembra essere di difesa verso eventuali attacchi degli Stati Uniti o di vari altri oppressori. Obama ha dichiarato che, questa è una prova di forza inaccettabile da parte della Corea del Nord e ha chiesto un coinvolgimento internazionale per circondarli.

Il Presidente del Consiglio italiano invece, ha affermato di aver riso dall’inizio alla fine durante la proiezione del film di Zalone. (articolo)….in tema di politica quindi…..

A dirla tutta questa dichiarazione è la risposta finale di un’intervista uscita sul quotidiano “La Stampa” che vi invito a leggere (link), e che, siccome sulle altre considerazioni di politica non ci ho capito una mazza, perché io sono ignorante, ho riportato solo quello di cui ho capito, quindi che Checco fa ridere; ma leggete l’intervista anche voi che poi si fa la conta di tutti gli ignoranti come me che non capiscono le risposte.

Da quel poco che capisco però, per fortuna o purtroppo, l’Italia non mi sembra aver preso posizioni particolari riguardo le varie guerre in corso, tranne quella solita, che per ovvi motivi non sto qui a spiegare (se non la capite da soli togliete la “s” a “spiegare”, se ancora non l’avete capita, andate aff… e poi non venite a dire – “ahhh ecco cosa voleva dire!” -).

Spero tanto che, con la ripartenza del campionato, i politici tornino a parlare di calcio, almeno forse, siamo salvi, invece che …Salvini.

Tanto la politica estera ce la fa Papa Francesco, unico serio e “libero pensatore” (virgolettato per ovvi motivi religiosi, i suoi) che ci sia rimasto in Italia, con lui  siamo sicuri che nei posti dove si prendono le decisioni, divulga e predica la Pace. Pensandoci bene però, tecnicamente è estero anche lui, è argentino (anche se di origini italiane), vive e lavora presso lo stato della Città del Vaticano.

Comunque io da ignorante laico, gli darei carta bianca nel parlare con i rappresentanti degli altri Stati per conto dell’Italia. Si dai, l’Italia quello stato di simpaticoni, tutto mezzo sgarrupato che sta intorno al Vaticano.

Buona ragione a tutti!