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“A Matelica la chiacchiera uccide solo d’estate” -PARTE SECONDA- Turismo

Dedico la rubrica a chi continua ad affermare che “i programmi si scaricano da internet” e che per vincere servono i voti, alla faccia della partecipazione civica.

Questa seconda parte attiene anche a personali esperienze avute nel campo della comunicazione turistica.

Nella speranza che in futuro, i nuovi amministratori locali non siano più complici di spese pazze per progetti assurdi tipo grandi incompiute come l’albergo Agorà, la campagna di promozione turistica della Regione Marche, circa 2 milioni di euro o in ambiente locale mostre o parchi tematici fatti come noto)

Premessa.

La capacità di attrattiva di un territorio è direttamente proporzionale alle capacità dello stesso a coordinarsi nel migliore dei modi affinché possano essere messi a sistema tutti gli elementi utili al fine di valorizzare, tutelare e rendere fruibili le proprie identità.

Prendere atto che è necessario rendere attrattivo il territorio perché ad oggi non lo è. Creazione di un appeal identitario. Vanno evitate le spese pazze per piani di comunicazione non motivati nel dettaglio, così come le stesse per concerti, show o mostre sovra esposti mediaticamente. Ho provato a sintetizzare il tutto nel modo seguente.

2. C’è turismo se un territorio risulta appetibile. La messa in disponibilità di alloggi ne sono esclusivamente la conseguenza. Avere più “camere” non vuol dire creare flussi.

Il turismo è inteso come la naturale conseguenza di uno “stimolo di condivisione” che nasce da un interesse di natura culturale in ogni campo. Questo territorio esige la messa in opera di un professionale ed ottimizzato coordinamento di attività, servizi ed eventi utili alla crescita costante dell’intera società.

L’attività di programmazione turistico/culturale viene coordinata in seno a 3 fattori fondamentali: “identità”, “specificità” e “qualità” che sommati danno il concetto di unicità del territorio, inteso come sostanziale principio del marketing territoriale, con particolare riferimento ai valori di unicità territoriale.

La programmazione turistica deve assolutamente essere adeguatamente coordinata dalla struttura pubblica, (perché il “prodotto territorio” è l’unico prodotto ad essere indivisibile) e soprattutto messo in programmazione con budget, finalità ed obiettivi chiari, e almeno “l’anno prima per il seguente”.

Occorre una chiara e netta identificazione dei soggetti utili alla restaurazione complessiva degli eventi di interesse pubblico, insieme all’organizzazione contestuale di un coordinamento della ricettività esclusivamente agli eventi creati anche “ex novo” che soddisfino tali motivazioni. Gli amministratori hanno il dovere di verificare i fattori di successo specifici di ogni attività oltre all’obbligo morale di promuoverli nelle sedi opportune senza l’arroganza e la presunzione di “creare” ognuno il proprio evento.

Spiegazione

Su questo punto posso portare almeno 3 progetti che ho dovuto abbandonare per via di avversità della più becera politica. In base alla mia esigua esperienza, posso dire che se l’amministrazione (di qualunque genere essa sia) fosse in grado di anteporre a qualsiasi evento sostenuto, un piano di fattibilità (secondo i principi di cui sopra) che lo anticipi di un anno, forse si potrebbero evitare situazioni surreali come successo finora. La nuova amministrazione comunale (opposizione SILENTE compresa) eviterebbe inoltre figure di merda nazionali come questa link.

L’impostazione di almeno 4 eventi nell’arco dell’anno organizzati in linea con i principi di cui sopra, potrebbero assolvere alla mancanza di attrattiva o “appeal” del territorio e dare una stabilità in termini di “riempimenti di posti letto”  presso le strutture ricettive, che ricordo, sono passate da 30 posti scarsi a inizio del 2000 ad oltre 300 con i finanziamenti su agriturismi ecc. negli ultimi anni.

Se dobbiamo proporre alternative di sviluppo, questa è la strada principale in termini occupazionali! In questo se non ci sono ipocrisie, metto le mie esperienze a disposizione di chiunque (in maniera GRATUITA, e assolutamente NON partitocratica).

“A Matelica la chiacchiera uccide solo d’estate”, ma anche d’inverno…. PARTE PRIMA

Parafrasando il bellissimo film di PIF “La mafia uccide solo d’estate” che reputo molto divertente e riflessivo, e considerando che proprio per i siciliani il termine “matelica” nel loro dialetto è sinonimo di “antipatia”, “rozzezza” e “leziosaggine”. Se la loro maledizione è la mafia, la nostra è vera e propria, quella scagliataci da San Giacomo della Marca che predisse di essere sempre mal governati. Ad oggi credo fortemente, che una buona soluzione sarebbe proprio quella di un rapimento della salma, come prospettato dal mio amico Filippo Mosciatti. In sostanza, una condivisione di sofferenza postuma.

Siccome questo clima portato in auge dai soliti noti mi da il voltastomaco, elencherò in questa rubrica tutto quello che, a mio avviso può essere di fondamentale importanza per la ripresa di Matelica, città in cui vivo, divenuta così aspramente degradata, finta e piena di subdole ipocrisie.

I punti che elencherò non sono obiettivi di programmi elettorali ma basi di partenza, forse anche abbastanza ovvi, contenenti concetti completamente diversi da quelli del “tiramo a campà” seguiti fino ad oggi da tutti!!!

Lo scrivo qui perché spero che la mia perdita di tempo nel seguire questi vari protagonisti del nulla fino ad oggi, non sia stata del tutto vana.

Spero vivamente che gli argomenti MAI potuti argomentare alle varie riunioni in cui ho partecipato, perché intesi quasi come blasfemi, possano essere almeno rubati dai vari consiglieri intoccabili che oggi sono tornati in auge grazie al “coniglio tirato fuori dal cilindro”. In merito al coniglio, spero che gli stessi astuti politicanti non lo condiscano per farlo alla cacciatora (ogni riferimento a sindaci attuali sia puramente casuale) e lo dico perché nutro il massimo rispetto e dignità nella persona.

Siccome però “scripta manent” le promesse che gli eventuali eletti saranno tenuti a mantenere nell’arco del mandato elettorale, io le posto a seguire cosicché domani non mi si venisse a dire che il cittadino non ci mette mai del suo e non sia pre-occupato (occupato prima) della politica (prima che la stessa continui a far danno).

Siamo tutti preoccupati della politica ma non ce ne pre-occupiamo mai “prima”, arriviamo ad occuparcene sempre dopo. I più furbi salendo sul carro del vincitore, i più deboli pagando le bollette.

Sia chiaro che non è ASSOLUTAMENTE mia intenzione aver pretese di candidature come non lo è mai stato, dato che inoltre, non si è mai vista la mia faccia in un cartello elettorale!

Leggendo i programmi della scorsa tornata elettorale locale viene da sorridere. I programmi sono stati il deterrente per gli eletti che li potranno sempre rivendicare con la frasona “non era in programma”. Quindi se in questi ultimi 5 anni non c’erano alibi, perché abbiamo visto tutti cosa ha combinato la maggioranza attuale, vorrei che sinceramente la proposta delle opposizioni non possa risultare addirittura peggio.

Di lasciarli con l’alibi del “nientismo” tirando fuori che in giro c’è arroganza e paura anche stavolta, io non ci sto.

Sarà che ancora ci credo in certi matelicesi, sarà che sono innamorato della bellezza di questo territorio, sarà che ho potuto avere l’onore di toccare con mano quali grandi e possibili potenzialità di sviluppo turistico abbia in mano questo territorio. Spero di non essere solo.

Uno dei punti di fondamentale importanza per la ripresa del tessuto sociale del territorio, Matelica in cui spero di invecchiare serenamente e felicemente è questo.

1. Riqualificazione di emergenza del centro storico, ripresa, ripristino e sostegno concreto delle attività che possano essere riconsiderate produttori di “marcatori territoriali”, cioè tutte quelle produzioni artigianali che abbiano una forte attinenza territoriale, vini oli e formaggi, manufatti di alto artigianato con connotazioni storico/valoriali ovviamente riadattate alla contemporaneità.

– Le forze partitocratiche che intendessero sostenere la presente proposta, possono farlo esclusivamente individuando e canalizzando ogni forma di sussidio extra bilancio a favore dell’istituzione di contributi a fondo perduto NON a tasso agevolato per la riqualificazione ed il ripristino di tali realtà economiche, che saranno presentate dietro business plan e/o con verifica puntuale da parte dell’Amministrazione Comunale.

Motivazione relativa al punto citato sopra.

La rivitalizzazione con contributi a fondo perduto (non a tasso agevolato come finora fatto addirittura per le calamità naturali) dei cosiddetti “marcatori territoriali”, attività artigianali piccole e con forte connotazione territoriale, è indispensabile per intraprendere un percorso di riqualificazione identitaria e pluriennale dell’intero centro storico.

Tutte le attività che potranno godere dei benefici economici di cui sopra dovranno mantenere i seguenti requisiti: forte richiamo territoriale e valoriale locale, originalità del prodotto, manualità e creatività artistica e un possibile posizionamento in mercati di nicchia.

Stesso discorso vale per l’agricoltura che viene intesa su canoni oggettivi di valutazione qualitativa.

Personalmente credo questa la migliore ed unica alternativa possibile in termini di sviluppo sostenibile mai messa in atto ne scritta da nessuno.

In questo punto andrebbe dibattuta e coordinata l’analisi di quali possano essere i criteri di scelta delle attività, che nonostante la crisi, (escludendo ogni forma di franchising) ancora sono aperti proprio sul corso di Matelica. Merletti o ricami, calzolai e salumieri di alta abilità norcina. Evitare “la cacciata” di artigiani come fatto dalla vecchia amministrazione e passati sotto il silenzio più assordante da parte delle opposizioni attuali!

Qui i cittadini, andrebbero coinvolti e spronati a tirar fuori idee e progetti, e non impauriti con “la chiacchiera di aver paura della paura” che è propedeutica solo ai più furbi e l’unica certezza che ho io personalmente è quella di non aver paura di nessuno di voi.

La rivoluzione è la bellezza, la sconsolazione è pubblica!

(Ho inserito questa canzone di Adriano Celentano con un video fatto da un genio anonimo di internet con sottotitoli in RUSSO!)

Mi sono occupato di promozione del territorio fino al 2009.  Ho gestito una cooperativa che ho chiuso per lutto appunto 3 anni fa. Tante iniziative fatte, bei successi sia in termini di riscontro economico sul territorio che a livello umano. Ancora oggi sostengo che questo tipo di attività creativa sia utile come l’acqua pulita. Ma serve se fatto bene e con professionalità. Nella creazione degli eventi che ambiscono a suscitare appetibilità turistica, ad esempio, un fattore fondamentale oltre all’analisi dei punti di forza rispetto ai contenuti, che si vogliono trasmettere, è fondamentale l’adeguata pianificazione ed il budget a disposizione.

Fino al 2009 il sottoscritto ha coordinato una manifestazione di carattere nazionale per l’accrescimento in ambito musicale dei bambini. Con un gruppo di professionisti musicisti, artisti ed insegnanti di caratura nazionale, la manifestazione è cresciuta fino a raggiungere oltre 1500 partecipanti da tutta Italia (isole comprese) che, per essere presenti all’evento, programmavano la loro gita scolastica qui a Matelica e nelle zone circostanti.

Da un evento di carattere puramente culturale, ci siamo resi conto in pochi anni dei risvolti turistico/economici che la stessa iniziativa procurava al nostro entroterra. Certamente non saranno stati milioni di euro ma erano pur sempre l’introito maggiormente verificabile in termini di pernotti direttamente riscontrabili che ci sia mai stato in zona. Basti pensare che gli stessi partecipanti all’iniziativa solo di pernotto e prima colazione spendevano presso le strutture del nostro territorio circa 25 euro cadauno e che la permanenza era di 2, 3 o 4 giorni. A questo vanno aggiunti i pasti da 7 euro in convenzione, in su.

Il problema più grande a cui si doveva far fronte era sempre la pianificazione, cioè il poter avere il benestare al progetto da parte degli enti preposti al finanziamento nei tempi utili ad una adeguata programmazione, altrimenti risultavano inutili  stanziamenti importanti se fatti ad evento concluso. Mille rivoli burocratici, soldi anticipati e lavori fatti gratuitamente dal sottoscritto e da chi, soprattutto con passione, collaborava all’iniziativa. Le soddisfazioni che avevamo a livello nazionale erano perfettamente controbilanciate dai muri di gomma e dalle delusioni che arrivavano dalle istituzioni coinvolte. Primo in classifica il Comune di Matelica da cui ricevetti una diffida nel 2009/10 perché mi permisi senza comunicazione formale a “sua maestà” di andare a descrivere il progetto all’onorevole Luigi Berlinguer Presidente del Comitato nazionale per l’apprendimento della Musica. Da quella visita scaturì, lo stesso anno, un patrocinio dal Ministero della Pubblica Istruzione, udite udite, indirizzato al diffidato, …io.

La cosa buffa fu che ricevetti le due lettere contemporaneamente. Dopo questa cosa e altre che non descrivo perché rischierei di annoiare chi legge, persi sinceramente le speranze e rinunciai all’iniziativa chiudendo baracca e burattini.

Ovviamente chi vive qui oggi può ben notare come l’iniziativa non esista più e, soprattutto, come paradossalmente, si possano “(s)valorizzare” determinate aree per insediamenti ad alto rischio di incidente rilevante perché, dice il sindaco, altrimenti quei lotti rimarrebbero fermi e non si venderebbero. Vogliamo chiamarlo masochismo politico questo atteggiamento? Ignoranza burocratica? Non saprei dire. Parafrasando Adriano potremmo chiamarla “Pubblica Ottusità”

Di una cosa sono certo. Oggi è tremendamente difficoltoso aprire e mantenere un piccolo albergo o un agriturismo con “tutto in regola” oppure una piccola bottega artigianale, mentre altre attività sembra che abbiano quasi un lascia passare contro cui non si possa far nulla.

Il futuro è tornare ad una dimensione umana più lenta, meno inquinata e fatta dei valori artistici della manualità, e della bellezza. La vera rivoluzione è questa. Cambiamo rotta se siamo ancora in tempo!

Eventi, marketing territoriale e… marchette.

vietato molestare prima di aver pagato... - fonte internet -
"vietato molestare prima di aver pagato la marchetta" -fonte internet-

 

Quando facevo il “Promotore del Territorio” a tempo pieno, per onestà professionale tendevo a scrivere progetti alquanto particolareggiati per poter svolgere o pianificare al meglio il contenuto dell’iniziativa progettata. Se mi accorgevo che l’iniziativa, nonostante tutto, non aveva alcun contenuto valido (in poche parole, scusate il francesismo, faceva cagare), abbandonavo la progettazione passando ad altre iniziative che, invece potevano avere nel medio, lungo termine, un riscontro interessante soprattutto in termini di “partecipanti” che provenivano, almeno, da fuori Regione.

Per fare una buona “Promozione del Territorio”, infatti, risulta indispensabile conoscere quale riscontro può avere, sul pubblico che richiama a se, il contenuto espresso dall’evento. Se questi dati oggettivi non ci sono o, risultano negativi, il tutto diviene inutile in termini di valorizzazione turistico culturale, se non spesso estremamente provinciale o addirittura dannoso per il territorio stesso.

Durante queste feste natalizie, nonostante io vivo nel “Bel Paese” mi sono accorto che in tanti piccoli paesi o medie città, ci sono state una serie di iniziative, troppo spesso, identiche fra loro: notti bianche di ogni genere, piste di pattinaggio sul ghiaccio, concerti, presepi viventi come se … nevicasse, mercatini di Natale. Non intendo addentrarmi nell’analisi delle singole iniziative, anzi mi sento di elogiare addirittura i volontari veri che “hanno dato una mano in buona fede” ma credo che sia ora di fare di meglio, soprattutto se in mezzo, quasi sempre ci vanno finire i soldi pubblici.

La situazione economica internazionale, profondamente mutata negli ultimi decenni, ha visto aumentare la competizione tra aree geografiche, non più solo a livello locale, ma anche internazionale, dando origine ad una specifica disciplina: il marketing territoriale. Gli strumenti del marketing territoriale sono gli stessi del marketing aziendale: prodotto, prezzo, distribuzione e comunicazione. E’ indispensabile chiarire che in Italia in maniera generale e nelle Marche in particolare non si conosca assolutamente il significato reale di un piano di marketing territoriale, basta prendere le date di approvazione delle delibere del piano di Promozione Turistica passate sempre a stagione estiva praticamente conclusa, e vedere poi come si spendono i soldi, un milione di Euro circa per spot oggettivamente criticabili. Nei paesi che ho avuto modo di visitare la situazione non è migliore per niente. Le iniziative spesso vengono messe in piedi all’ultimo secondo, e i risultati anche se negativi vengono comunque resi positivi da comunicati stampa che rivolgono i loro messaggi a un pubblico ignorante e assopito, che autogiustifica il tutto con un demoralizzante “beh almeno si è fatto qualcosa!”

In realtà risulta di fondamentale importanza la creatività e la professionalità, nell’affrontare i contenuti più o meno interessanti, nella pianificazione dei tempi, dei gradi o step di comunicazione, nella loro SERIA programmazione insomma, anche se si dovesse trattare paradossalmente di un “Festival dei Matti” o di “Comici Emergenti” (per fare esempi).

Chi pianifica date, modalità e strumenti di comunicazione, organizza il tutto in un progetto, lo presenta l’anno prima agli enti coinvolti, dovrebbe ricevere una risposta tecnica e sostanziata sia nel caso di un “si” o di un “no” senza uscire con un improbabile “vedremo” anche nel caso di una ennesima riedizione di qualcosa che funziona da anni, sentendosi di fatto trattato come un semplice “rompipalle” per aver richiesto “sicurezze” nelle condizioni di realizzazione della manifestazione. Ho scritto questo perché ho avvertito troppe volte questa sensazione in passato, e spesso proprio trovandomi di fronte amministratori pubblici sui quali vorrei evitare commenti.

Purtroppo invece la buona organizzazione degli eventi, risulta fondamentale per quei territori che aspirano ad affacciarsi ai mercati turistici. Gli eventi vanno inquadrati all’interno delle strategie di marketing volte a promuovere un territorio attraverso l’implementazione di progetti innovatori (affiancata da strategie di valorizzazione dell’esistente e di sviluppo delle opportunità di cambiamento).

Un evento bene organizzato, infatti, può svolgere diverse funzioni: attrarre turisti, diffondere e migliorare l’immagine del territorio ospitante, attirare nuovi investimenti e finanziamenti, creare meccanismi moltiplicativi degli effetti economici dell’evento in sé. In sintesi se questi elementi non sono evidenti, …per me sono marchette e un tempo erano anche legali nelle case di tolleranza.

Lezione Lituana di ferragosto …

Treia – E’ la sera del 12 agosto 2008 arriva un fax alle 22 in hotel. Una prenotazione dalla Lituania per la notte stessa. Pensiamo tutti “questa è una bufala”. Un’ora dopo una famigliola giovanissima arriva avanti al portone dell’hotel, sono i Lituani della prenotazione davvero. Una famiglia bella, di quelle che potreste vedere protagonisti di una fiction. Mamma, papà e bimbo, biondissimo. Erano nelle vicinanze in auto e non avendo internet hanno chiamato parenti “in Lituania ovviamente” per prenotare “un buon hotel da casa”, e hanno beccato l’Hotel Grimaldi (… e so’ soddisfazioni !!! n.d.a.). Parliamo delle vacanze, qui arriva la loro lezione Lituana, mi chiedono: “Come mai le spiagge sono affollate in questa settimana ?” e “…come mai nei paesi e nelle città è tutto chiuso?” Rispondo dicendo “è la settimana di ferragosto, tutti vanno in vacanza.” Loro mi chiedono di spiegare meglio, non so perchè ma inizio a credere sul serio che siamo 54 milioni di cretini ad andare in vacanza assieme, spendere una vagonata di soldi e, per giunta, tutti in una settimana. Chiedo loro se anche in Lituania esistesse il Ferragosto, ovviamente la loro risposta è no, col contorno di una motivazione tanto banale quanto pungente “non ci sono periodi standard in cui andare in ferie da noi”.

Allora attacco con la motivazione storica e culturale <<Il termine Ferragosto, indica una festa popolare, dalle radici antichissime, che si svolgeva il 15 agosto per festeggiare la fine dei principali lavori agricoli. Nell’antica Roma, tali “ferie” vennero ribattezzate come “Augustali”, in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto, da cui deriva l’attuale denominazione di ferragosto.>>

Non so perchè, nonostante tutto ho iniziato a dubitare fortemente sulla reale condizione mentale di tutta la popolazione italiana che costretta dal capo, o peggio, per seguire la corrente, la moda, o la tradizione o semplicemente perchè “…così è sempre stato!” si ritrova ammucchiata per strada, in hotel, in campeggio, in discoteca, in autobus, in spiaggia, ecc.

Ovunque si decida di andare in questa settimana c’è o il deserto o, il mucchio. Ovviamente le piccole cittadine d’arte come Treia, hanno poca gente oggi, tutti s’ammucchiano altrove per il Ferragosto.

Quindi diciamolo piano che oggi il paese è calmissimo e si sta da meraviglia, non fatelo sapere al mucchio, altrimenti arriva e c’invade.

Comunque termino di spiegare alla bella famigliola i significati e i motivi del Ferragosto italiano (ma ci sono motivi o significati oltre la ricorrenza di derivazione storica a questa che oramai non è più una festa, ma un’anomalia italiana? bah !?). Loro mi guardano sbigottiti, con l’espressione di chi vuol farti capire che si sta esagerando e che tutto ha comunque un limite da rispettare, …anche la storia. Raccolgo la lezione e saluto.

Mi torna in mente una frase di una canzone di G. Gaber: “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono!”

Buon FerrAgosto.

la metto qui sotto ascolatate se volete

….si viaggiare

“Si viaggiare, evitando le buche più dure….”

Si potrà più viaggiare? Beh visti i prezzi che circolano dei carburanti ecc… sta diventando difficile la cosa. Ma che differenze ci sono fra chi viaggia e chi fa il turista. Posto alcune considerazioni sparse colte dal web e da chi ho visto venire qui a Treia (meta sicuramente adatta più a viaggiatori che ai turisti).

Il turismo è la pratica, l’azione svolta da coloro che viaggiano e visitano luoghi a scopo di svago, conoscenza e istruzione; secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (World Tourism Organization, un dipartimento delle Nazioni Unite), un turista è chiunque viaggi in paesi diversi da quello in cui ha la sua residenza abituale, al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno e il cui scopo abituale sia diverso dall’esercizio di ogni attività remunerata all’interno del paese visitato. In questo termine sono inclusi coloro che viaggiano per: svago, riposo e vacanza; per visitare amici e parenti; per motivi di affari e professionali, per motivi di salute, religiosi/pellegrinaggio e altro. (fonte wikipedia)

Svelare se stessi attraverso il viaggio
Nel ventesimo secolo l’immagine del viaggiatore ha acquistato una connotazione sociologica di “estraneo”, una definizione, questa, che contiene ancora quelle caratteristiche cui pensavano gli antichi quando definivano il viaggiatore come “filosofo” e anche quelle idee che all’inizio dell’età moderna portarono all’attribuzione di una particolare dignità al viaggiatore che si comportava come osservatore oggettivo e “descrittore del mondo”.
In virtù della mobilità e della lontananza con cui valuta e giudica, l’”estraneo” può cogliere la generalità dei rapporti indipendentemente dalla situazione locale.
Le caratteristiche del viaggiatore sono, secondo Rimmel: la libertà, l’oggettività, la generalità e l’astrazione. Il viaggiatore osserva e registra. Egli può descrivere la realtà che osserva e conosce in modo maggiore o minore a seconda del suo livello di cultura. Ma “estraneo” significa anche “straniero” e lo straniero viene visto come estraneo dalla comunità che lo riceve e viceversa, un confronto dal quale  scaturiscono conflitti o elementi positivi.
Questo tipo di contatto, di rapporto con la comunità locale dev’essere analizzato, valutato, per poter interpretare lo stato mentale del viaggiatore, le sue inibizioni, le sue potenzialità di crescita.

Ci sono diversi tipi di viaggiatori

Chi interpreta il viaggio come penitenza. Viaggi di fede verso luoghi sacri per devozione. Questo tipo di viaggi oggi sono più o meno corrotti dal consumismo e dalle strategie di comunicazione effettuate che a mio parere risultano tutte più o meno stridenti. La fede va sentita e non mercificata.

Chi interpreta il viaggio per studio o ricerca. L’idea che il viaggio potenzi l’intelligenza di chi lo intraprende è antica. E lo stesso Ulisse, per Dante, viaggiò per seguire «virtude e conoscenza».

Si può poi viaggiare per imitazione, perché altri lo fanno e bisogna seguire le mode, per consumismo. Seguire le tendenze e le mode. Dove fa leva più di altro il marketing territoriale. Creare la tendenza appetibile da seguire. E’ la forma di turismo che può essere costruita. E’ quella che “rende” ma anche quella più sterile se non resa “sostenibile”.

Oggi ho voluto fare delle considerazioni sui vari modi di interpretare i vari modi di viaggiare (d’altronde da gestore di albergo dovrò pure capire cosa vuole chi mi viene a trovare o no ?).

D’altronde questo è il periodo in cui si pensa a viaggiare (… o almeno si dovrebbe avendone le possibilità vista l’aria di crisi che si respira)