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Lo sciopero dei filosofi

diritto al pensiero

.. tratto da un pezzo di Ascanio Celestini

<<“Signor presidente”, dice il segretario, “oggi comincia lo sciopero dei filosofi”.

All’inizio nessuno se ne accorge. Come se scioperassero le pulci sui cani o le carie nella bocca. Poi i filosofi incrociano le braccia davanti ai libri nelle biblioteche, nelle scuole e nelle università. Scioperano davanti al pensiero. Senza i filosofi non si può pensare. Gli operai di Torino al funerale dei loro compagni non riescono a capire. Se ne vanno dai filosofi, da Carlo Marx, gli chiedono: “Perché ’sti cinque so’ morti? Perché lavoriamo otto ore al giorno e non bastano e ce ne vogliono altre quattro per portare a casa lo stipendio?”. Marx gli potrebbe dire che c’è stato un tempo in cui il lavoratore se ne andava al bosco che era di tutti, a prendere un pezzo di legno che diventava il suo, per lavorarlo con gli strumenti che erano suoi, per farci una sedia che era la sua, per venderla a un prezzo che faceva lui ed era un prezzo giusto. Adesso l’operaio va in una fabbrica che non è la sua, lavora con macchine che non può comprare, costruisce qualcosa che non gli appartiene e spesso non sa manco cos’è. “Questa è l’alienazione”, gli direbbe Marx. Che non è una specie di tristezza come nei film degli anni sessanta, ma un trucco del mercato per arricchire i padroni. Gli direbbe che il loro presidente del consiglio era il presidente dell’Iri ai tempi in cui la Thyssen Krupp è venuta a fare la spesa in Italia, ai tempi in cui il governo si svendeva le fabbriche. Che si sono comprati la loro acciaieria per chiuderla, come il proprietario di una macelleria compra la macelleria di fronte alla sua solo per azzerare la concorrenza. Ma non glielo dice perché oggi è il giorno in cui scioperano i filosofi.

In Chiesa a metà della messa comincia lo sciopero. Il prete alza l’ostia e il calice e rimane con le braccia per aria. Pensa: “Che ci devo fare co’ ’sto pane e co’ ’sto vino?” Pure i cristiani non lo sanno e vanno tutti dal Papa. Quello gli dice “credete e basta!”, ma non lo sa il perché. Perché pure il papa ha bisogno dei filosofi. Pure lui senza il pensiero brancola nel buio della fede. Allora se ne va da Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino, ma pure da Socrate e i presocratici, da Hegel e Benedetto Croce. Loro glielo potrebbero spiegare che Dio non entra in un pezzo di pane come un manzo in una scatoletta di simmenthal. Potrebbero dirgli che “la fede è una scelta”, ma non lo fanno perché oggi è il giorno in cui scioperano i filosofi.

E pure il fornaio che fa i conti con la matita sulla carta del pane non è più capace di fare due più due perché la filosofia è anche pensiero matematico. E la gente per strada vede il sole che si muove nel cielo e non sa come fermarlo. E i filosofi glielo potrebbero dire che “non si può fermare perché il sole è già fermo!”, ma non lo fanno perché oggi è il giorno in cui scioperano i filosofi.

Allora il presidente col segretario se ne va dai filosofi. “Che volete per fermare questo sciopero?”, chiede.

“Vogliamo tutto, lo vogliamo subito e lo vogliamo per tutti”. E il presidente non glielo può negare.>>

Sarebbe bello eh?? Ma non è così ancora purtroppo ci siamo dentro, operai che lavorano solo per “comprasse la golf che sgarufa, !!!” Gente che viene sfruttata solo per la sua onestà intellettuale, contadini istruiti che mantengono le identità perché sanno che prima o poi saranno queste conoscenze a salvarci tutti, Artisti artigiani che creano con esperienza e creatività oggetti semplice frutto della voglia di esprimersi dell’uomo !

ANCHE QUESTI SONO FILOSOFI secondo me e dovrebbero ricomonciare ad essere rispettati di più !!!

Ho coniato un nuovo nome: “identitalizzazione”

globalizzazione

La globalizzazione è bellissima… un’idea meravigliosa sta prendendo piede nel mondo: basta con la guerra, basta con le barriere tra gli stati, un’unica legge valida in tutto il pianeta e interessi talmente intrecciati da rendere impossibile nel futuro lo scoppiare di una guerra. La globalizzazione è una rivoluzione straordinaria, resa possibile da internet…basta con i dazi e le dogane…”
Con il WTO vengono i nodi al pettine, perché “per le grandi multinazionali influenzare le scelte di un unico governo mondiale è più facile e più economico che aver a che fare con 150 autorità nazionali” (Dario Fo e Franca Rame).

Infatti se da una parte il fenomeno fa emergere l’apertura degli orizzonti di culture diverse dalla nostra, il policentrismo, lo scambio mondiale delle informazioni, la riduzione del principio di sovranità degli stati-nazione, la riscoperta della cultura locale, una ridefinizione di organizzazioni come l’O.N.U. e il crollo del “provincialismo”.

Tuttavia lo stesso considerato in tutte le sue sfaccettature comporta un mutamento sociale che racchiude aspetti negativi e problematici. Aumenta la concentrazione del potere; c’è una rischiosa tendenza di processi di massificazione ed omologazione culturale anche favorite del consumismo; aumenta il monopolio dei sistemi d’informazione e di comunicazione; ci sono fenomeni di perdita dell’identità, di sradicamento culturale di delocalizzazione; nuove forme di razzismo e di xenofobie in società come la nostra con un retaggio storico di tolleranza rispetto alle diverse etnie presenti sul territorio; l’idolatria del mercato ed un nuovo darwinismo sociale spingono verso l’incertezza della relazione tra individui che sembra favorire nuovi fondamentalismi di affidamento a capi carismatici per combattere il senso d’insicurezza che deriva da un individualismo esasperato. Credo proprio che di senso di insicurezza ne abbiamo molto tutti quanti perché se pensiamo ai nostri leader; Berlusconi, Prodi…e tutti i compari in parlamento, comuni e regioni e soprattutto a me viene il ribrezzo a vederli come fanno i leader.

Bando alle “ciance”, in fondo sono questi gli elementi principali che dovremme tenere tutti in considerazione anche se non lo facciamo quasi mai. La leva culturale di ognuno di noi sarà l’ago della bilancia di questa epoca secondo me.