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Boville Ernica … altro che il paese dei buoi!

Facciata della chiesa di San Michele Arcangelo e la piazza
Facciata della chiesa di San Michele Arcangelo e la piazza

Una bella scoperta della ciociaria.

Boville Ernica, veduta del paese
Boville Ernica, veduta del paese

 

Un paese con poco meno di 9000 abitanti, tra Frosinone e Cassino, dentro la Ciociaria.
Un posto di quelli che raccontano l’italia nascosta, ma sicuramente la più vera.

Boville (dal latino “Bovis Villae”, “cittadina del dio bove”) è il nome che il paese acquisì nei primi del novecento, prima era chiamata Bauco.

Boville a mio avviso, passeggiado sui vicoli di sampietrini dove si affacciano le insegne retrò e ben messe dei non tanti locali del centro storico, richiama alla mente, quei paesi bohemien, non solo per il nome che suona come un francesismo, ma per quella certa aria di calma ed eleganza che le mura riescono a trattenere.

Mosaico di Giotto
Mosaico di Giotto

Scoprendola infatti la cittadina mostra una sorta di eleganza genuina, la piazza è particolare e tiene affiancate due forme di chiese, di cui una oggi ospita, nella facciata, il monumento ai caduti della grande guerra e l’altra, è la chiesa di Michele Arcangelo. Poco lontano merita assolutamente una visita la chiesa di San Pietro Ispano con la bella cappella Simoncelli dove si trova addirittura un mosaico che raffigura un mezzo busto di angelo eseguito da Giotto.

Tornando nella piazzetta centrale del paese, all’ombra dei campanili, ad angolo con l’imbocco della via per il Comune, c’è la bottega di alta sartoria di Roberto Cervoni.

Un artigiano che merita veramente di essere raccontato per la grande accuratezza che opera nel confezionare le sue creazioni su misura prevalentemente da uomo.

Cervoni con un capo appena realizzato, dove ho lasciato gli occhi
Cervoni con un capo appena realizzato, dove ho lasciato gli occhi

Una bottega di alta scuola sartoriale, must di eleganza immersa nel centro della catena dei monti Ernici. I tanti passaggi per creare un prodotto di alta scuola artigianale, che vede committenze di altissimo profilo, ma per motivi di privacy non posso elencarle.

Molto interessante e non eccessiva anche la proposta gastronomica del territorio, dove non mancano riferimenti culinari propri della Ciociaria; merita una citazione particolare l’olio extravergine di oliva che qui si produce, Boville infatti, fa parte dell’associazione nazionale “Città dell’olio“. Vino interessante è il “Cesanese del Piglio”.
Insomma Boville Ernica è sicuramente una bella scoperta ed una tappa immancabile in un viaggio dentro la Ciociaria, oltre ad essere anche “Uno dei Borghi più belli d’Italia”
Luogo inaspettato e senza dubbio piacevole, dove si respira ancora il vento di un’Italia calma che viaggia ancora, e per fortuna, al ritmo delle sue stagioni.

p.s. ringrazio di cuore il vice Sindaco Antony Astolfi per aver contribuito con interessanti informazioni e con alcune foto.

Informazoni:

Comune, Pro Loco

Se delle varie realtà particolari, non frega più niente a nessuno, …perché indignarsi per il TTIP ?

Era il 1974, Pasolini parla di regime della civiltà dei consumi, vedete il video poi leggete il pezzo se avete finito di struccarvi da “zombie idioti”. Questa intervista sembra fatta oggi! Ecco perché me ne frego del TTIP e di tutte le puttanate che sparano i politici. Tanto sono tutte strategie per far ingerire la pillola e far in modo che niente possa cambiare in meglio. Oggi paradossalmente occorrebbe essere “tradizionalmente anticonformisti”. 

Quella omologazione che il fascismo non è riuscito ad ottenere, il potere della civiltà dei consumi, riesce ad ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini, che l’Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato. Questa acculturazione sta distruggendo l’Italia. Quello che posso dire è che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi.

Pier Paolo Pasolini a Sabaudia, Febbraio – 1974 –

La gente che ha fatto ore di fila per vedere un padiglione dell’Expò dove ci stanno pezzi di plastica a forma di cibo, è lo specchio di una civiltà inutile. Mi domando ma un giro per i paesi vi da proprio fastidio? Parlare con i contadini, respirare l’odore delle case di un borgo, i primi camini accesi, si scopre sempre qualcosa di nuovo e trovi sicuramente una sorpresa più genuina dietro un sorriso di un anziano o di un bambino.

Dopo aver sparato 4 miccette per Halloween ed essersi tolti il trucco da “zombie rincretinito”, mi piacerebbe fare quattro passi all’aria aperta. Tanto per respirare un po’ di aria fresca e, magari, capire che la vera bellezza sta dentro i luoghi che snobbiamo di più. Un piccolo borgo, un centro storico, un pezzo di natura ancora in equilibrio con gli uomini.

Camminando per i vicoli dei paesi, non rimane quasi più nulla delle varie “realtà particolari”, le realtà che hanno caratterizzato da sempre l’Italia, sono sempre più assottigliate, e più le istituzioni e la politica parlano di agire per salvaguardarle, sempre più spesso, per colpa di ignoranze e superficialità, si scrivono normative o leggi che ne favoriscono l’effetto opposto, quindi la scomparsa. Se avete tempo, cercate di leggere cosa ci sia scritto nei disciplinari di produzione  IGP, DOP, DOCG ecc. di diversi prodotti.

La stragrande maggioranza di queste sigle sono regolate da norme che ne ammettono spesso l’utilizzo di conservanti per l’esigenza, dicono loro, di sostenere il mercato. Allora mi domando se esiste una Denominazione di Origine Protetta perché la tendenza è quella di affrontare il mercato? Tanto varrebbe scrivere “Promozionale” invece che “Protetta”. Viceversa se si vuol “proteggere” un determinato prodotto, lo stesso andrebbe reso puro dall’aggiunta di “roba chimica”.

Bisogna capire che ci sono prodotti di eccellenza e alta manualità che non devono essere fatti per il mercato ma andrebbero tutelati proprio dal mercato stesso. Andrebbero trattati al pari delle opere d’arte di un museo.

Ecco perché, in fondo, diviene ovvio che l’Organismo Mondiale della Sanità lanci l’allarme sulle carni e sugli insaccati. Quindi, da una parte le lobby della soia e multinazionali come la Monsanto che premono per una omologazione che ci porta a marcire, dall’altra le istituzioni regionali e locali che permettono di vagliare disciplinari per insaccati estremamente discutibili, dove si ammette ad esempio l’uso del salnitro o di altri conservanti, quando tradizionalmente questi non c’erano, quindi la conseguenza è che, anche il prodotto alimentare che lo contiene, per la proprietà transitiva, diventi potenzialmente cancerogeno.

Il problema non ci sarebbe se ricominciassimo a riconsiderare “le varie realtà particolari”, la straordinaria varietà dei nostri prodotti territoriali, le manualità che forse ancora sopravvivono nei piccoli borghi. Tutti questi allarmi non ci sarebbero se invece di andare al centro commerciale a stressarci tra gli scaffali, iniziassimo a camminare per le strade provinciali e per le colline e/o andassimo nei caseifici, o nelle salumerie di campagna, parlassimo ai contadini o vivessimo più a contatto con la realtà.

Se invece, tolto il trucco da zombie per Halloween, preferiamo far 50 km di autostrada per vedere l’ultimo mobile da montare all’IKEA, mangiando per pranzo un Hamburger e una bibita fresca, fanno bene a far passare il TTIP, non avremo più barriere per marcire tutto l’anno da zombie rincoglioniti e spenderemo ancora meno per comprare stronzate, mangiare schifezze e decontestualizzare completamente le nostre identità.

Buona domenica a tutti bella gente!

Una delle strade di provincia dove scorgi paesaggi che la civiltà dei consumi riduce in un poster
Una delle strade di provincia dove scorgi paesaggi che la civiltà dei consumi riduce in un poster

Rifiuto la scheda e vado avanti. Perché le scarpe me le faccio fare da chi dico io!

Le mie scarpe fatte interamente da Stefano Minetti (hanno due anni e vi assicuro che non le tratto bene per niente ma guardate che belle che sono)
Le mie scarpe fatte interamente da Stefano Minetti (hanno due anni e vi assicuro che non le tratto bene per niente ma guardate che belle che sono)

Al termine di una campagna elettorale caratterizzata dal peggio del peggio, porchette varie e programmi zero da parte di tutti i gruppi che si presentano (per onor di cronaca nel paesello, solo il movimento 5 stelle non ha offerto la porchetta), ho deciso che se proprio devo farmi fare le scarpe da qualcuno, me le faccio fare, come ho fatto quasi due anni fa, da un amico vero.

Stefano Minetti fa anche accessori su misura ma dovete corteggiarlo perché lui odia stare al centro dell'attenzione.
Stefano Minetti fa anche accessori su misura ma dovete corteggiarlo perché lui odia stare al centro dell’attenzione.

Stefano Minetti, un calzolaio Matelicese, uno di quegli artisti che creano da “zero” prodotti reali a “km zero” e, udite udite… interamente con le sue mani!

Prima di essere un grande artigiano è una persona di un’estrema levatura culturale ed è anche uno dei pochi che il suo mestiere lo sa fare bene! (le scarpe in foto hanno quasi due anni di maltrattamenti e sono ancora “IperComode”). Mi viene anche lo slogan.

“Solo da Stefano Minetti farsi fare le scarpe diventa un piacere.” 

Comunque cerchiamo di tornare seri (cosa che mi riesce spesso male). Franco Battiato in un dichiarazione di oggi al Messaggero (link) ha detto:

“Spesso chi fa andare avanti il Paese non vota, gli altri sono solo ladri (…) Grillo è una delle novità più interessanti, ma c’è una percentuale di oscuro che mi lascia perplesso”  

Franco Battiato - Fonte Internet
Franco Battiato – Fonte Internet

Stando a questa dichiarazione riportata sul giornale, posso tranquillamente affermare di condividerla appieno. Nessuno in questa campagna elettorale ha mostrato un minimo accenno ai problemi reali. Solo chiacchiere e slogan di marketing elettorale a tutti i livelli, con alle spalle un Paese ridotto ai minimi termini.

Quindi rifiuto la scheda e vado avanti, faccio astensionismo attivo perché ho cercato di pre-occuparmi, cioè “occuparmene prima” della “Politica”, prima che i giochi fossero fatti per non sentirmi un qualunquista, mi sono accorto di aver trovato un vuoto di argomenti pneumatico; da una parte chi si lamenta senza fare nulla e, dall’altra, chi fa proposte così tanto per farle.

Ho concluso pensando che forse il problema è che fa schifo la gente ma non ci voglio credere, nonostante tutto.

Vivo in un paese di 10 mila abitanti, con un centro storico spettacolare, e un bel clima, ma ci pisciamo sopra. Siamo lascivi, accogliamo chi ci prende per il culo e cacciamo via chi ci stima. Forse è nel DNA di un matelicese essere così.

Comunque i veterani della politichetta locale, per la maggior parte galoppini dei partiti, quando proponevo incontri tematici per costruire un programma condiviso e argomentato sui contenuti, mi rispondevano insultando e dopo avermi insultato, dicendomi che ero io il provocatore e che gli argomenti da scrivere sul programma si potevano scaricare da internet senza farla troppo lunga. Quando ho ribattuto che qualcosa l’ho anche scritta qui sul blog e, se qualora ne avessero avuto desiderio, avrebbero potuto copiare tranquillamente da qui, sono divenuto “quello da evitare” ad ogni costo più della lebbra.

Per fortuna che qualcuno si ricorda ancora che cosa abbiamo fatto insieme ad un gruppetto di amici (link) (link) (link), anni indietro per cercare di dare un minimo di slancio turistico e di apertura mentale alla cittadina in cui, anche se scomodo, ci vivo ancora. La partitocrazia, gli speculatori e gli egoisti oggi hanno depresso, “scoglionato” e di fatto, bandito questa parte buona, oscurandola, tenendola rilegata dietro ad un telo di plastica fatto di manifesti elettorali, di leva su paure varie, fregandosene, sembra sia in voga la proposta esclusiva del loro “Egocentrismo” fatto di nullità e nessuna aspettativa di interesse sociale, comunitario ed umano.

Allora come ho già fatto da tempo, visto che chi ha idee e le mette in pratica, qui viene preso a calci in culo a tutto vantaggio degli speculatori e dei ruffiani di turno e, visto che non mi faccio ora, e tanto meno mi farò comprare (MAI!!!)  dal primo politicante di turno con la porchetta, decido il mio rifiuto della scheda applicando l’astensionismo attivo (potete vedere cosa ho fatto e come si attua leggendo qui, qui e qui). Se sarò il solo a farlo non me ne potrà fregar di meno!

Nella mia casella di fianco al numero della tessera elettorale ci sarà scritto “Nessuno dei candidati mi rappresenta”.

Ho rammarico perché avrei voluto votare Movimento a 5 Stelle perché su Grillo e sulla volontà di costruire contenuti insieme alle persone e, per le persone, ci credo, ma non è stata chiara la composizione della lista civica e tutto il processo di composizione del programma e anche loro non hanno, almeno in questa zona, fatto niente nel verso della costruzione di idee necessarie e realizzabili. Rimangono comunque i “meno peggio”. Per questo, a maggior ragione si rafforza il mio rifiuto della scheda di voto.

Sono convinto che non ci sarà crescita se non si inizia ad aprire un processo di dialogo vero su forma, sostanza e contenuti, partecipazione sociale e soprattutto offrendo spazio ad idee innovative e competenze reali e non sbandierate, sotto ogni punto di vista.

Non vedo nulla di tutto questo. Vedo solo autoreferenzialità.

Quindi la morale è che le scarpe, quelle fatte bene, io me le faccio fare solo Stefano Minetti.

A proposito, lo trovate nella sua bottega davanti alla chiesa di Santa Maria a Matelica.

“A Matelica la chiacchiera uccide solo d’estate”, ma anche d’inverno…. PARTE PRIMA

Parafrasando il bellissimo film di PIF “La mafia uccide solo d’estate” che reputo molto divertente e riflessivo, e considerando che proprio per i siciliani il termine “matelica” nel loro dialetto è sinonimo di “antipatia”, “rozzezza” e “leziosaggine”. Se la loro maledizione è la mafia, la nostra è vera e propria, quella scagliataci da San Giacomo della Marca che predisse di essere sempre mal governati. Ad oggi credo fortemente, che una buona soluzione sarebbe proprio quella di un rapimento della salma, come prospettato dal mio amico Filippo Mosciatti. In sostanza, una condivisione di sofferenza postuma.

Siccome questo clima portato in auge dai soliti noti mi da il voltastomaco, elencherò in questa rubrica tutto quello che, a mio avviso può essere di fondamentale importanza per la ripresa di Matelica, città in cui vivo, divenuta così aspramente degradata, finta e piena di subdole ipocrisie.

I punti che elencherò non sono obiettivi di programmi elettorali ma basi di partenza, forse anche abbastanza ovvi, contenenti concetti completamente diversi da quelli del “tiramo a campà” seguiti fino ad oggi da tutti!!!

Lo scrivo qui perché spero che la mia perdita di tempo nel seguire questi vari protagonisti del nulla fino ad oggi, non sia stata del tutto vana.

Spero vivamente che gli argomenti MAI potuti argomentare alle varie riunioni in cui ho partecipato, perché intesi quasi come blasfemi, possano essere almeno rubati dai vari consiglieri intoccabili che oggi sono tornati in auge grazie al “coniglio tirato fuori dal cilindro”. In merito al coniglio, spero che gli stessi astuti politicanti non lo condiscano per farlo alla cacciatora (ogni riferimento a sindaci attuali sia puramente casuale) e lo dico perché nutro il massimo rispetto e dignità nella persona.

Siccome però “scripta manent” le promesse che gli eventuali eletti saranno tenuti a mantenere nell’arco del mandato elettorale, io le posto a seguire cosicché domani non mi si venisse a dire che il cittadino non ci mette mai del suo e non sia pre-occupato (occupato prima) della politica (prima che la stessa continui a far danno).

Siamo tutti preoccupati della politica ma non ce ne pre-occupiamo mai “prima”, arriviamo ad occuparcene sempre dopo. I più furbi salendo sul carro del vincitore, i più deboli pagando le bollette.

Sia chiaro che non è ASSOLUTAMENTE mia intenzione aver pretese di candidature come non lo è mai stato, dato che inoltre, non si è mai vista la mia faccia in un cartello elettorale!

Leggendo i programmi della scorsa tornata elettorale locale viene da sorridere. I programmi sono stati il deterrente per gli eletti che li potranno sempre rivendicare con la frasona “non era in programma”. Quindi se in questi ultimi 5 anni non c’erano alibi, perché abbiamo visto tutti cosa ha combinato la maggioranza attuale, vorrei che sinceramente la proposta delle opposizioni non possa risultare addirittura peggio.

Di lasciarli con l’alibi del “nientismo” tirando fuori che in giro c’è arroganza e paura anche stavolta, io non ci sto.

Sarà che ancora ci credo in certi matelicesi, sarà che sono innamorato della bellezza di questo territorio, sarà che ho potuto avere l’onore di toccare con mano quali grandi e possibili potenzialità di sviluppo turistico abbia in mano questo territorio. Spero di non essere solo.

Uno dei punti di fondamentale importanza per la ripresa del tessuto sociale del territorio, Matelica in cui spero di invecchiare serenamente e felicemente è questo.

1. Riqualificazione di emergenza del centro storico, ripresa, ripristino e sostegno concreto delle attività che possano essere riconsiderate produttori di “marcatori territoriali”, cioè tutte quelle produzioni artigianali che abbiano una forte attinenza territoriale, vini oli e formaggi, manufatti di alto artigianato con connotazioni storico/valoriali ovviamente riadattate alla contemporaneità.

– Le forze partitocratiche che intendessero sostenere la presente proposta, possono farlo esclusivamente individuando e canalizzando ogni forma di sussidio extra bilancio a favore dell’istituzione di contributi a fondo perduto NON a tasso agevolato per la riqualificazione ed il ripristino di tali realtà economiche, che saranno presentate dietro business plan e/o con verifica puntuale da parte dell’Amministrazione Comunale.

Motivazione relativa al punto citato sopra.

La rivitalizzazione con contributi a fondo perduto (non a tasso agevolato come finora fatto addirittura per le calamità naturali) dei cosiddetti “marcatori territoriali”, attività artigianali piccole e con forte connotazione territoriale, è indispensabile per intraprendere un percorso di riqualificazione identitaria e pluriennale dell’intero centro storico.

Tutte le attività che potranno godere dei benefici economici di cui sopra dovranno mantenere i seguenti requisiti: forte richiamo territoriale e valoriale locale, originalità del prodotto, manualità e creatività artistica e un possibile posizionamento in mercati di nicchia.

Stesso discorso vale per l’agricoltura che viene intesa su canoni oggettivi di valutazione qualitativa.

Personalmente credo questa la migliore ed unica alternativa possibile in termini di sviluppo sostenibile mai messa in atto ne scritta da nessuno.

In questo punto andrebbe dibattuta e coordinata l’analisi di quali possano essere i criteri di scelta delle attività, che nonostante la crisi, (escludendo ogni forma di franchising) ancora sono aperti proprio sul corso di Matelica. Merletti o ricami, calzolai e salumieri di alta abilità norcina. Evitare “la cacciata” di artigiani come fatto dalla vecchia amministrazione e passati sotto il silenzio più assordante da parte delle opposizioni attuali!

Qui i cittadini, andrebbero coinvolti e spronati a tirar fuori idee e progetti, e non impauriti con “la chiacchiera di aver paura della paura” che è propedeutica solo ai più furbi e l’unica certezza che ho io personalmente è quella di non aver paura di nessuno di voi.

La pagina delle eccellenze: Fabrizio Savi

Ecco Fabrizio nella sua Bottega. (questa bella foto l'ho presa dal suo profilo)
Ecco Fabrizio nella sua Bottega. (questa bella foto l'ho presa dal suo profilo)

…e le sue sculture luminose

Un filo sottile che unisce l’artigiano all’artista. Ho avuto occasione di scambiare due parole con Fabrizio poco fa su Facebook, lui mi raccontava di voler far emergere più la sua natura artistica che quella di semplice artigiano. Voglio dirgli qui, anche se io non son nessuno per permettermi una critica, che fa bene a sviluppare, come ha sempre fatto fra l’altro, la sua creatività artistica. D’altronde non a caso l’artigiano e l’artista hanno in comune la radice del nome (ars = arte). Tempo fa scrivemmo più o meno questo assieme ad Eleonora Ciaralli sul manualino edito da Confartigianato Turismo “Terra di Protagonisti”. Oggi proprio lui dice, “…mi do di più all’arte!”  risposta mia “Bravo fai bene, hai coraggio, t’invidio! In bocca al lupo!”

Una sua lampada di marmo.
Una sua lampada di pasta di marmo.
Evanescenti Luci della Ribalta
Evanescenti Luci della Ribalta

Quando entri nella sua bottega di San Severino Marche balzano all’occhio le lampade filigranate. Scopri che quella “filigrana” in realtà è polvere di marmo. Stupefacente è la grazia nei giochi di luce che si riescono ad intravedere in quei pezzi sottilissimi e fatti uno ad uno da lui.  Già a parlare con Fabrizio scopri la sua passione per l’arte scultorea, riempiva casa da piccolo, mi ha raccontato, con enormi figure di cavalli e cavalieri che in certi casi non uscivano dalla porta. Senti di professori che gli chiedevano “per avere successo” di abbandonare la sua passione per il figurativo. Ma lui da vero artista ha inventato uno stile ispirato alla mimica di Decroux. Alla faccia di abbandonare il figurativo… Inizia i primi lavori nelle fabbriche che producevano oggetti in argento, e poi in proprio, nel 1994, con l’apertura della sua Bottega. Tanti gli oggetti creati, dalle piastrelle in metallo, ai complementi di arredo, alle lampade in pasta di marmo. Fra le sue sculture intessute di luce spuntano sinuose figure di donna dal volto velato, modellate con la creta. “Quelle fanno parte del mio essere artista!” Ultime creazioni le “Evanescenti luci della ribalta” una serie ispirata appunto all’attore francese Decroux, considerato il padre del mimo moderno.

Fabrizio Savi lavora a San Severino Marche via Garibaldi, 12

www.fabriziosavi.com – Tel. 0733.638975

Da Macerata a Lanzo, artigiani in mostra.

La bella sensazione di fare qualcosa di utile.

Lampade in pasta di marmo di Fabrizio Savi

Lanzo Torinese – Sai quei giorni in cui lavori contento? Quando vedi la gente felice di creare qualcosa di armonioso con le proprie mani. Succede di captare queste sensazioni se vedi chi ti stupisce per capacità e consapevolezza nel riuscire a “creare”. Qualche volta ancora succede. Sensazioni e armonie che escono dal lavoro degli artigiani e degli artisti. Come le Lampade di Fabrizio che sono “filigrane” di marmo, dolci contrasti, giochi di luce nei pezzi unici che crea dalla polvere. Il vetro che non bolle mai di Mauro Puccitelli. Uno che facendo conto sul proprio lume (fiammella ultra silenziosa, suo ovviamente il brevetto e anche la fattura) e soprattutto sulle proprie mani, da un’espressione umana o comunque artistica ai vetri colorati che modella, e che soffia, ognuno con un effetto diverso, unico. Le “rinate” ceramiche antiche del piccolo e fantastico borgo di Esanatoglia elaborate e modellate dalle mani di una giovane artista artigiana che nel centro storico del paese ha una bottega di nome “Atipico”, giusto contrasto, almeno nel nome, alla oramai disorientante omogeneità “tipica” (questa si) della globalizzazione. 

Il maggiordomo e la scala di Mimmo Laganà

Pezzi che richiamano in parte la sintesi della ricca produzione artigianale presente nella Provincia di Macerata. Pezzi unici della produzione artigianale ma anche di quella enogastronomica. Farine di granturco quarantino del Cav. Bertini, Verdicchio di Matelica e olii di finissima qualità, dall’extravergine agli unici monovarietali di piccole aziende come “La Collina Incantata” di San Severino Marche. Questa è stata la selezione di “pezzi” della nostra tradizione.

Creazioni in vetro soffiato di Mauro Puccitelli

Lassù a Lanzo vicino alla reggia di Venaria, sontuosa e da poco riaperta al pubblico, ci sono ancora gli intagliatori del legno, artigiani che creano con le loro mani vere e proprie opere d’arte usando tecniche di scultura tramandate da generazioni per risultati comunque sorprendenti. Poi capita che conosci un artista, uno che, usando rispetto e un carisma semplice e naturale, dato dalla sua spontanea propensione al prossimo, ti racconta che comunque ognuno di noi trova vero relax sopra la tazza del cesso, detentrice di vero potere, poiché tutti abbiamo bisogno di lei. Come dargli torto.

La "bicicletta sidecar" di Mimmo Laganà

 Un artista che ti parla così schietto va ascoltato e approfondito. Siamo stati parecchio del tempo in fiera a parlare di arte. Ho visitato il suo atelier. Mi è piaciuto moltissimo. Lui mi ha raccontato che “Gianni” (così chiamava lui l’Avvocato) ha lasciato parecchi dei suoi pezzi in eredità a Lapo, Luca, Jhon ecc. Ogni tanto Gianni andava, a bottega a trovarlo, naturalmente  in incognito e provavano anche a fare qualcosa insieme. “Era un uomo estremamente affabile e, quando si stava insieme non faceva mai pesare la sua notorietà.”

Una lezione sugli uomini le loro aspettative, la libertà, l’umiltà come valore intrinseco al rispetto umano, al di la dei soldi o altro. Mimmo Laganà è così, un artista vero, un uomo umile, alla ricerca di un nuovo senso da dare ad oggetti che a prima vista, sembrerebbero non avere più senso.

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